Regione Lazio ;al via oggi a Cerveteri il Festival
“Campus Etruria – Festival di Cultura, Musica e Futuri Possibili”-
Roma- Cerveteri il Festival -E’ iniziato questa mattina, alla presenza delle scuole del territorio e dei rappresentanti delle Istituzioni locali e regionali, il Festival “Campus Etruria – Festival di Cultura, Musica e Futuri Possibili”.
Cerveteri il Festival
Quattro giorni di eventi culturali (11-12 e 15-16 dicembre) nella storica piazza Aldo Moro, dedicati all’orientamento universitario e lavorativo rivolti ai giovani studenti che attraverso talk, laboratori pratici ed esperienze interattive potranno confrontarsi e conoscere dal vivo le figure professionali del futuro legate all’Intelligenza Artificiale e alle nuove tecnologie. Ad organizzare la kermesse è il Comune di Cerveteri, cittadina laziale a pochi chilometri dalla Capitale, patrimonio UNESCO, grazie ai fondi stanziati da un bando regionale di Disco Lazio.
Elena Gubetti sindaca di Cerveteri (Roma)
La giornata odierna è dedicata ad orientamento, nuove tecnologie e AI, venerdì 12 si parlerà di cinema, musica e gaming. La settimana successiva, lunedì 15 verrà dedicato al giornalismo e alla microeditoria e la giornata conclusiva del Festival, il 16 dicembre, all’arte e all’innovazione museale.
Come ha sottolineato la sindaca Elena Gubetti, “il festival promosso dal Comune di Cerveteri vuole mettere al centro le nuove generazioni, integrando cultura, inclusione, orientamento e intrattenimento. Avvicinare i nostri giovani alle nuove professioni digitali è la sfida abbiamo deciso di portare oltre le scuole e le Università per promuovere la formazione direttamente nelle piazze cittadine. Il nostro obiettivo – ha concluso la Gubetti – è fare di Cerveteri il polo storico-culturale dell’Etruria meridionale“.
Per Roberta della Casa consigliera della Regione Lazio, “questa iniziativa dimostra come la Regione Lazio scelga di investire concretamente sui giovani. Siamo felici di partecipare a questa giornata di orientamento per i ragazzi, perché pensiamo sia importante sviluppare nuove competenze per essere pronti alle future opportunità professionali che si creeranno con le nuove tecnologie e con l’Ai. Questo festival può diventare un modello per altri comuni del Lazio, con l’obiettivo di valorizzare i nostri ragazzi”.
Roma-Parco Archeologico dell’Appia Antica -Villa di Sette Bassi-
Roma, nel cuore del Parco Archeologico dell’Appia Antica, sono stati presentati al pubblico i risultati delle nuove indagini condotte nell’area delle cosiddette Terme dei Tritoni della Villa di Sette Bassi, uno dei complessi archeologici più affascinanti del suburbio sud-orientale della Capitale. L’appuntamento si è tenuto venerdì 5 dicembre davanti a un pubblico attento e numeroso, riunito per conoscere gli sviluppi di un progetto che unisce ricerca, tutela e valorizzazione grazie ai fondi del PNRR Caput Mundi. All’evento erano presenti il Direttore Generale Musei, Massimo Osanna, il dirigente delegato Luana Toniolo, e, a seguire, il già direttore del Parco dell’Appia Antica e attuale Direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Simone Quilici, insieme a Raffaella Giuliani, segretaria della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Una squadra di nomi di primo piano che testimonia l’importanza dell’intervento e l’interesse crescente verso questo straordinario sito archeologico. Nel corso della presentazione, Luana Toniolo ha sottolineato come questi scavi aprano “un nuovo racconto della storia del settore sud-orientale del suburbio romano”, offrendo elementi fondamentali per comprendere l’evoluzione della villa, dalle strutture di età imperiale alle trasformazioni tardo-antiche. Il progetto prevede ora il restauro dell’imponente mosaico con thiasos marino, uno dei più estesi e meglio conservati della zona, oltre alla realizzazione di nuove coperture per garantirne la conservazione.
Roma-Parco Archeologico dell’Appia Antica -Villa di Sette Bassi-
Anche il Direttore Generale Musei, Massimo Osanna, ha messo in evidenza la portata scientifica della scoperta: un complesso termale di età medio-imperiale trasformato, tra IV e V secolo, in un edificio cristiano dotato di un raffinato fonte battesimale. Una trasformazione che arricchisce significativamente la conoscenza della Campagna Romana tardoantica, dimostrando l’efficacia di una ricerca fondata su metodologie solide e competenze integrate.
Lo scavo è stato diretto da Stefano Roascio, archeologo responsabile della Villa di Sette Bassi, che con la sua équipe ha documentato in modo estensivo l’antico complesso termale risalente alla metà del II secolo d.C. Le terme conservano un articolato impianto musivo in tessere bianche e nere che si estende per circa 60 metri quadrati, raffigurando un corteo marino di sorprendente qualità artistica.
Il dato più rilevante riguarda però la nascita, tra IV e V secolo, di un vero e proprio edificio liturgico, dotato di un fonte battesimale con due fasi costruttive. La presenza di rivestimenti marmorei, di un probabile tiburio e di un avanzato sistema idraulico testimonia un livello costruttivo paragonabile alle fondazioni urbane coeve. Particolarmente significativo il ritrovamento di una fistula plumbea in pressione, indizio di un apparato tecnico complesso e non comune in contesti rurali.
Le indagini stanno inoltre approfondendo l’ipotesi che la chiesa battesimale potesse ospitare la sede di una diocesi suffraganea di Roma, denominata Subaugusta o Subaugustana, finora conosciuta soltanto tramite scarse fonti documentarie. Una prospettiva che apre nuovi scenari per lo studio della cristianizzazione della Campagna Romana.
Roma-Parco Archeologico dell’Appia Antica -Villa di Sette Bassi-
La Villa di Sette Bassi, la cui imponenza emerge tra l’antica via Latina, l’acquedotto e le strutture rurali sopravvissute, conferma così il proprio ruolo centrale nella ricostruzione della storia archeologica della Capitale. Gli scavi, uniti al progetto di valorizzazione, stanno restituendo un sito vivo, capace di raccontare intrecci di storia, fede e architettura con un fascino che conquista studiosi e visitatori.
Per visitare l’area è necessario prenotare attraverso il portale Musei Italiani o l’App dedicata, oppure utilizzare il biglietto cumulativo settimanale o la Mia Appia Card, con accesso contingentato secondo le fasce orarie disponibili.
Fonte- Redazione giornale Anagnina- direttore responsabile: dott. Ivan Quiselli.
A cura di Marina Moretti-Introduzione di Valerij Sokolov-Zecchini Editore
Pёtr Il’ič Čajkovskij viaggiò molto nell’Europa occidentale, alla ricerca di luoghi dove svolgere serenamente la sua attività di compositore, e l’Italia occupò un posto unico tra i paesi stranieri in cui egli visse.
Dal 1874 fino al 1890 furono numerosi i soggiorni a Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Sanremo, oltre a brevi soste a Milano, Genova, Pisa. Immergendosi in un’atmosfera di bellezza e di cultura, imparando a conoscere e ad amare i capolavori di cui è ricca l’Italia, il compositore cercava l’equilibrio interiore e la concentrazione che gli consentivano di creare la sua musica, in cui non di rado risuonavano le melodie ascoltate nelle strade o ispirate dalla natura e dalla cultura italiane. Dall’Italia Čajkovskij scrisse ai suoi numerosi corrispondenti moltissime lettere nelle quali raccontava ciò che vedeva, le sue impressioni, i suoi stati d’animo, il modo in cui si svolgevano la sua vita e il suo lavoro, i suoi progetti.
Ora tutte le lettere dall’Italia, finora accessibili soltanto in russo (e in piccola parte in inglese), sono per la prima volta tradotte e pubblicate in italiano. È un’occasione straordinaria e unica per penetrare nel mondo interiore di un grande musicista e seguirlo durante 16 anni di vita, in cui furono composte opere mirabili, entrate per sempre nel novero dei grandi capolavori mondiali.
Ed ecco la seconda novità di ottobre 2024.
Pёtr Il’ič Čajkovskij è stato definito “un genio sempre giovane la cui musica è piena di fuoco genuino e di ispirazione”. Ampliando il progetto realizzato con le “Lettere da Sanremo”, questa volta Marina Moretti traduce (per la prima volta) tutte le lettere scritte dall’Italia dal compositore: risalenti agli anni tra 1874 e 1890, offrono uno spaccato fondamentale dell’arte e della psicologia di Čajkovskij, e sono assolutamente imperdibili per ogni appassionato di musica.
Archeologia, completato il restauro sul villaggio sommerso del Gran Carro di Bolsena-
Bolsena-Si è concluso l’intervento di restauro e valorizzazione dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena, realizzato grazie ai finanziamenti del Ministero della Cultura e del Ministero del Turismo nell’ambito del PNRR – Caput Mundi.
Il sito, in ottimo stato di conservazione e accessibilità, si trova a una profondità compresa tra i 2 e i 4 metri e a brevissima distanza dalla riva, condizione questa che consente un’esperienza di visita unica anche a chi non pratica attività subacquee. Si tratta di un unicum archeologico e un modello di valorizzazione sostenibile del patrimonio sommerso.
BOLSENA – CAPODIMONTE (Vt).
L’obiettivo raggiunto è la creazione di un vero e proprio parco archeologico attrezzato, concepito per accogliere sia il pubblico subacqueo sia i visitatori da terra, grazie anche a un nuovo polo ricettivo dotato di postazioni per la visione 3D del fondale in corrispondenza della palafitta e del tumulo sacro dell’Aiola.
I lavori hanno interessato due ambiti: l’area di cantiere continuo dedicata alle attività di scavo subacqueo della Soprintendenza e l’area destinata alla fruizione del pubblico. Tra gli interventi realizzati figurano la messa in sicurezza e il restauro dei reperti lignei e ceramici visibili nel sito; un percorso subacqueo accessibile anche ai non vedenti; un percorso in snorkeling osservabile anche da imbarcazioni a fondo trasparente; l’illuminazione del complesso per le aperture notturne; un plastico in resina dell’intero sito; un rilievo fotogrammetrico completo per la restituzione 3D e un tour virtuale, accessibile da qualsiasi dispositivo digitale, che connette il pubblico con l’esposizione a terra e con il Museo Territoriale del.
Museo delle Palafitte di Fiavé -ArcheoCinema in palafitta-
Il Museo delle Palafitte di Fiavé si appresta ad ospitare una nuova iniziativa, dedicata al cinema archeologico. Si tratta di “ArcheoCinema in palafitta” una rassegna che prevede quattro appuntamenti, il 16, 25 e 30 maggio e il 6 giugno, proposti dall’Ufficio beni archeologici dell’UMSt Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con RAM film festival (Rovereto Archeologia Memorie) e Comune di Fiavé. I documentari provengono dall’archivio della rassegna di Rovereto che ha curato le edizioni italiane delle opere straniere. Filo conduttore della rassegna è il patrimonio archeologico, la sua tutela, conservazione e valorizzazione, con un focus particolare sulle palafitte nell’antichità e sulla vita in ambienti lacustri durante l’età del Bronzo. Gli incontri saranno introdotti dagli esperti dell’Ufficio beni archeologici. La partecipazione è libera e gratuita.
Museo delle Palafitte di Fiavé
Apre la rassegna, venerdì 16 maggio alle ore 20.15, “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet. Il documentario mostra la vita quotidiana dei contadini del Neolitico e dell’età del Bronzo nel territorio alpino, che dovettero adattarsi stabilmente ai cambiamenti climatici del loro ambiente. In questi villaggi sommersi, ciò che è eccezionale è l’enorme conservazione delle vestigia, come oggetti domestici o i resti delle loro abitazioni, databili e ricostruibili con grande precisione. Nel 2011, 111 di questi siti archeologici, fra i quali Fiavé e Ledro, sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, nei sei Stati dell’arco alpino.
Il ciclo prosegue domenica 25 maggio alle ore 14.30 con due proiezioni: “La memoria di un filo” diretto da Franco Zaffanella e “Arachne. Non è una storia di ragni” della regista polacca Gabi Bania. “La memoria di un filo” è una proiezione per tutta la famiglia che ripercorre in maniera rigorosa e coinvolgente le fasi di realizzazione di un capo d’abbigliamento preistorico, dalla semina del lino alla tessitura al telaio. Questo progetto ha avuto come obiettivo principale la realizzazione di un capo d’abbigliamento con fibra vegetale ricavata dai gambi della pianta del lino, senza l’uso di apparecchiature elettroniche o meccaniche. Il progetto ha visto fra l’altro la costruzione di un telaio verticale a pesi, fusi, e altri attrezzi per lavorare le fibre, come pesi da telaio e fusaiole in argilla. “Arachne. Non è una storia di ragni” è l’adattamento cinematografico del mito di Aracne. Tuttavia offre un diverso aspetto del mito, con un contenuto profondo. Il mito di Aracne non è una semplice storia di ragni, ma un’immagine che mostra l’importante problema sociale dell’eccessiva competitività, della corsa al successo che spesso si osserva tra i giovani, e che può portare a tragedie irreversibili. Al termine verrà proposto un laboratorio di tessitura per grandi e piccoli con partecipazione gratuita, previa prenotazione presso la biglietteria del museo al numero telefonico 0465 735019 entro le ore 14.30 del giorno dell’iniziativa.
Museo delle Palafitte di Fiavé
Museo delle Palafitte di Fiavé
Museo delle Palafitte di Fiavé
Venerdì 30 maggio alle ore 20.15 l’incontro è dedicato alla presentazione del cortometraggio in realtà virtuale “Antiche tracce. La vita in palafitta”, diretto da Federico Basso e ambientato presso il Parco Archeo Natura di Fiavé. Il video, realizzato nell’ambito del progetto “Le palafitte UNESCO. Sviluppo di progetti comuni per la promozione e la valorizzazione dei siti italiani” finanziato dal Ministero del Turismo, è nato per raccontare attraverso uno storytelling immersivo la vita di una delle comunità agricole preistoriche che, tra il 3.800 a.C. e il 1.350 a.C., ai piedi delle Alpi, costruirono e abitarono villaggi su palafitte. A seguire i partecipanti potranno indossare gli appositi visori e ritrovarsi, seppur virtualmente, nella vita quotidiana dei nostri antenati dell’età del Bronzo. I visori sono adatti a partire dai 13 anni di età.
La rassegna si conclude il 6 giugno alle ore 20.15 con il film “Das Mädchen von Egtved / La ragazza di Egtved”, diretto da Cassian von Salomon. Con i mezzi tecnologici del XXI secolo gli studiosi danesi cercano di svelare i misteri della Ragazza di Egtved, uno dei ritrovamenti più famosi e meglio conservati dell’età del Bronzo. La ragazza, che morì giovanissima nel 1370 a.C., consente di gettare nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne di quell’epoca.
Il programma
ARCHEOCINEMA IN PALAFITTA
Museo delle Palafitte di Fiavé
Venerdì 16 maggio 2025, ore 20.15
Memorie di un mondo sommerso
Regia di Philippe Nicolet, Svizzera 2021, 58′
Domenica 25 maggio 2025, ore 14.30
La memoria di un filo
Regia di Franco Zaffanella, Italia 2019, 30′
Arachne. Not a spider story / Arachne. Non è una storia di ragni
Regia di Gabi Bania, Polonia 2018, 5′
A seguire laboratorio di tessitura con partecipazione gratuita previa prenotazione presso la biglietteria tel. 0465 735019 entro le ore 14.30 del giorno dell’iniziativa (massimo 25 persone).
Venerdì 30 maggio 2025, ore 20.15
Antiche tracce. La vita in palafitta
Regia di Federico Basso, Italia 2024, 5′
Venerdì 6 giugno 2025, ore 20.15
Das Mädchen von Egtved / La ragazza di Egtved
Regia di Cassian von Salomon, Germania 2018, 53′
Ingresso gratuito
Informazioni
Provincia autonoma di Trento
UMSt Soprintendenza per i beni e le attività culturali
Parco archeologico di Veio: prima mappatura completa dei cunicoli dell’antica città etrusca –
Nuove indagini nel Parco archeologico di Veio grazie al Ministero della Cultura che sostiene la nuova stagione di ricerche nell’analisi e nella valorizzazione del Santuario del Portonaccio, uno dei più importanti complessi religiosi dell’Etruria antica. Le nuove indagini si sono concentrate sulla prima mappatura completa dei cunicoli dell’antica città etrusca di Veio, un articolato sistema sotterraneo composto da gallerie, opere idrauliche, canali, cisterne, pozzi e dalla grande vasca sacra collocata presso il tempio di Apollo. Le ricerche sono state rese possibili dall’inizio della collaborazione tra il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e la cattedra di Etruscologia del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma, nell’ambito del progetto “Scavi e ricerche nel Parco archeologico di Veio”. Le indagini vengono portate avanti attraverso un approccio multidisciplinare: la direzione scientifica è affidata a Luana Toniolo (Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia) e Laura Maria Michetti (Sapienza), mentre le prospezioni geofisiche sono curate dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni della Sapienza.
Un team di ricercatori ha esplorato i cunicoli che attraversano l’antico abitato e l’area del santuario impiegando rover dotati di sistemi tecnologici avanzati, in grado di muoversi in ambienti stretti e complessi. Si tratta di strumenti già utilizzati in ambito aerospaziale per operazioni in contesti ostili, ora applicati alla ricerca archeologica grazie a sistemi di navigazione e raccolta dei dati a distanza.
Parco archeologico di Veio-Santuario del portonaccio
La nuova campagna di ricerche include anche la mappatura completa delle infrastrutture idrauliche del sottosuolo dell’area sacra, un complesso reticolo di canali, pozzi e cisterne che collega il pianoro dei Campetti alla terrazza del Santuario del Portonaccio e alla valle di Cannetaccio. Tra gli elementi più significativi spicca la grande piscina sacra situata accanto al tempio di Apollo, testimonianza delle pratiche rituali etrusche e successivamente riutilizzata in epoca romana dopo la conquista di Veio (396 a.C.).
Tra le tecnologie utilizzate si distingue il rover Magellano, ideato per muoversi in autonomia in ambienti sotterranei. Il mezzo è dotato di un sistema di sospensioni che richiama la struttura “rocker-bogie” sviluppata dalla NASA per i rover delle missioni marziane Spirit, Opportunity e Curiosity. Durante le operazioni, Magellano invia in tempo reale immagini e dati tramite un collegamento radio, rendendo possibile così il monitoraggio costante dall’esterno delle zone oggetto di esplorazione.
“Ormai da un anno il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia gestisce l’area sacra di Portonaccio a Veio”, afferma la direttrice Luana Toniolo. “Abbiamo da subito avviato progetti di valorizzazione e fruizione del Parco, ma soprattutto, in collaborazione con l’Università La Sapienza e grazie al contributo della Direzione Generale Musei, abbiamo ripreso le indagini nell’area: scavi archeologici, ma anche ricerche che impiegano strumenti e metodologie completamente innovative come nell’importantissima e del tutto inedita mappatura dei cunicoli della città”.
“Il progetto di Veio”, afferma il Direttore generale Musei Massimo Osanna, “si inserisce pienamente nell’azione che la Direzione generale Musei sta portando avanti su tutto il territorio nazionale per sostenere programmi di ricerca nei nostri siti archeologici. Tornare a indagare il santuario del Portonaccio con scavi rigorosi e tecnologie d’avanguardia significa ampliare in modo decisivo la conoscenza di uno dei luoghi più significativi dell’Etruria. La mappatura dei cunicoli, resa possibile da metodologie non invasive e strumenti di ultima generazione, è una novità assoluta per questo sito e dimostra il valore della collaborazione tra musei, università e centri di ricerca”.
Monte Vidon Corrado(Fermo)-Osvaldo Licini – Erotismo sacro. Le Croci Viventi-
Il Centro Studi e Casa Museo Osvaldo Licini, in collaborazione con il Comune di Monte Vidon Corrado e con la Regione Marche, propone il primo progetto espositivo, di ricerca e approfondimento dedicato a un’opera emblematica dipinta da Osvaldo Licini nel 1954, Croci Viventi, e all’affascinante iconografia cui essa rimanda, alle sue stringenti consonanze con la produzione precedente e successiva del Maestro ripercorsa perlopiù attraverso una selezione di disegni – accanto ad alcuni dipinti – per ribadire l’importanza del disegno nello studio dell’opera liciniana e delle sue continue trasformazioni. Dal 30 novembre 2025 all’8 marzo 2026 la mostra Erotismo sacro. Le Croci viventi di Osvaldo Licini, a cura di Stefano Bracalente, sarà ospitata nella Casa Museo Licini per approfondire i temi dell’eros e del sacro indagati dall’artista in una prospettiva mitico-primordiale. La mostra rinnova il format dei focus già dedicati in passato dal Centro Studi a specifiche opere di particolare interesse nel percorso artistico di Licini, come quella del 2015 sull’Angelo di San Domingo e quella sul ritrovato Paesaggio n. 1 del 2021. In questo caso, si intende anche valorizzare la collezione permanente dei disegni conservati presso il Centro Studi, integrati da significativi prestiti concessi sia da collezionisti privati sia dalla Galleria d’Arte Contemporanea di Ascoli Piceno.
Osvaldo Licini – Erotismo sacro. Le Croci Viventi
Il nucleo centrale della mostra, allestito nella cantina della Casa Museo, è costituito dal dipinto Croci Viventi di collezione privata e da alcuni disegni-studio che sottolineano le varianti e la ricchezza dell’elaborazione, nonché la derivazione delle Croci dalle Archipitture dei tardi anni Trenta. Ad affiancare il nucleo centrale è una selezione di opere di confronto con altre iconografie del Maestro riconducibili al tema dell’eros: da una parte i nudi degli anni Venti, alcune geometrie astratte del decennio successivo allusive alla sensualità erotica della bocca e alla dualità mano-piede/alto-basso/maschile-femminile, quindi le Amalassunte e gli Angeli ribelli erotizzati; dall’altra, le metamorfosi delle Croci viventi in Serpenti e Fiori fantastici, nelle ultime Marine astratte e nei tardi Angeli Aquilone degli anni Cinquanta, compreso un bozzetto per l’Angelo di San Domingo contrassegnato dai numeri della dualità androgina. Contestualmente alle opere allestite nella cantina, il percorso di mostra offre l’occasione di visitare anche gli altri spazi della Casa Museo messi per l’occasione in dialogo con il tema dell’erotismo sacro: la sala Fausto Paci al piano terreno (con i dipinti Amalassunta su fondo blu-verde, Amalassunta con Aureola rossa e Personaggio in particolare, affiancati da alcuni disegni in mostra) e la camera nuziale del Maestro decorata in stile suprematista da una Archipittura murale che richiama il mito della ierogamia sottesa al simbolismo della Croce e della montagna sacra. La mostra si inaugurerà sabato 30 novembre alle ore 17:00, presso il Teatro comunale di Monte Vidon Corrado, è accompagnata da un catalogo che costituirà il quaderno liciniano n. 14, edito da Amalassunta Edizioni.
Roma- all’Altrove Teatro Studio va in scena “QUANDO ARRIVA BRISEIDE” di Federico Malvaldi-
Roma-Debutta all’Altrove Teatro Studio, dal 5 al 7 dicembre, QUANDO ARRIVA BRISEIDE, spettacolo scritto dalla sensibile penna di Federico Malvaldi. Un ristorante in una piccola città universitaria. Tre ragazzi immobilizzati nel loro presente. Un tempo fatto di attese, sogni infranti e amori complicati: tutto avvolto dall’incertezza per un futuro che non promette punti di riferimento o ancore di salvezza. Gabriele gestisce l’ormai ex ristorante di famiglia. Andrea aspetta che Gabriele si accorga di lui. Giulia arriva, assunta dagli stessi ragazzi, a destabilizzare un equilibrio già molto precario. Un’amicizia morbosa, di tenerezze e violenza, la cui crisi viene innescata dall’arrivo di una Briseide contemporanea, schiava del suo tempo e delle paure che lo abitano. Le economie scarseggiano e la crisi sembra avere la meglio. È attraverso il vano tentativo di salvare un ristorante in caduta libera che i tre ragazzi stringono nuove relazioni, fortemente compromesse da un luogo di lavoro che vive di coordinate tutte sue, in cui la vita – come dice lo stesso Gabriele – rischia di apparire atrofizzata e irreale. Lo spettacolo narra la storia di chi non ha capito nulla di questa vita, perché tutto sembra andare nel verso contrario. E allora restiamo lì, immobilizzati in qualcosa che non ci appartiene ma che ci facciamo andare bene, cercando comunque di trovare un sorriso, almeno ogni tanto, in un modo o nell’altro.
QUANDO ARRIVA BRISEIDE Di Federico Malvaldi
Una struttura di tubi in PVC contorna l’interno e l’esterno del ristorante. Sul centro-sinistra del palco una cucina, approssimativa e traballante: un tavolo contornato dal cartone che funge da bancone e fornello (elettrico), una “cappa da cucina” sospesa ad un filo da pesca e un rubinetto anch’esso sospeso; delle cassette d’acqua che all’occorrenza diventano sedie dove poggiarsi e mangiare. Se l’interno è posticcio e caotico, l’esterno è vuoto diventando lo spazio in cui si innescano processi relazionali non strettamente legati al luogo di lavoro. La recitazione, così come i movimenti degli attori (cucinare davvero), pretendono di raccontare naturalisticamente le problematiche lavorative che si riversano nelle vite dei personaggi. La luce tende ai toni cupi: rappresentativa degli animi tormentati di Gabriele, Andrea e Giulia, i co-protagonisti dell’opera. I tagli di luce e i piombi enfatizzano allegoricamente i sentimenti travagliati dei tre in scena. Uno dei sensi protagonisti sarà l’olfatto che aiuta lo spettatore a immergersi nella cucina.
QUANDO ARRIVA BRISEIDE Di Federico Malvaldi
SPETTACOLI
Venerdì e sabato ore 20
Domenica ore 17
Biglietti: Intero 15€_ Ridotto 10€
Altrove Teatro Studio – Via Giorgio Scalia 53, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 3518700413, email ipensieridellaltrove@gmail.com
Roma- il nuovo spazio non profit dei Pieux Établissements de la France à Rome-
Nasce a Roma bocal, il nuovo spazio non profit dei Pieux Établissements de la France à Rome (Pii Stabilimenti della Francia a Roma) dedicato all’arte contemporanea. L’istituzione francese in Italia, amministrata da Fra Renaud Escande e già attivamente impegnata nella promozione e nel sostegno della ricerca artistica, amplia così il proprio raggio d’azione.
Palazzo Farnese-Pieux Établissements de la France à Rome
Sotto la direzione artistica di Isabella Vitale, storica dell’arte e curatrice, bocal si configura come un luogo di confronto, sperimentazione e dialogo, aperto ad artiste e artisti della scena francese e internazionale. Le autrici e gli autori invitati svilupperanno progetti e opere site-specific, concepiti in relazione diretta con gli spazi dell’istituzione.
bocal inaugura la sua attività con la mostra Preziosa, dal 20 novembre 2025 al 20 febbraio 2026, doppia personale di Alix Boillot e Mercedes Klausner a cura di Isabella Vitale: un’esplorazione del tema dell’acqua come elemento vitale e simbolico, principio generatore e trasformativo che unisce le due ricerche artistiche in un dialogo fluido e sensibile.
Pieux Établissements de la France à Rome
Il nome bocal – che evoca un contenitore trasparente, aperto alla visione e alla scoperta – riflette la vocazione del nuovo spazio: accogliere e rendere visibili le esperienze artistiche realizzate su commissione dei Pii stabilimenti della Francia a Roma e, al contempo, stimolare nuove collaborazioni e progetti nell’ambito dell’arte contemporanea. In questo contesto si inserisce, ad esempio, Giravolte (2025) di Alix Baillot, opera realizzata grazie al sostegno e al finanziamento dell’istituzione, e nata dall’utilizzo delle monete raccolte dalla Fontana di Trevi in collaborazione con Caritas Roma. Entrata a far parte della loro collezione, l’opera è installata sul pozzo al centro del chiostro del Palazzo di San Luigi dei Francesi, mentre un suo prototipo è attualmente esposto a Villa Medici nell’ambito della mostra Luoghi Sacri Condivisi, cui i Pii Stabilimenti della Francia a Roma partecipano come partner insieme ad altre istituzioni.
Pieux Établissements de la France à Rome
Pieux Établissements de la France à Rome
Alcune delle opere di Preziosa sono il risultato dei periodi di ricerca che le due artiste, Alix Boillot e Mercedes Klausner, hanno trascorso a Roma: esperienze che hanno dato origine a nuove riflessioni e sviluppi formali successivamente approfonditi all’interno della mostra.
Nel caso di Alix Boillot, il video che documenta la performance Grace, realizzata nel 2023 durante la sua borsa di studio all’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, testimonia la relazione tra corpo, voce e trasformazione, elementi centrali nella sua pratica performativa. L’artista presenta inoltre l’opera L’Éternité (collier), al tempo stesso oggetto e soggetto della performance L’Éternité (1), che sarà visibile il 21 novembre alle ore 15.30 nell’ambito della Fiera Arte in Nuvola. In questa azione, interpretata dalla performer Maria Piera Fusi, il canto si trasforma in gesto catartico: le lacrime, simbolo di emozione e purificazione, si cristallizzano dando vita alla collana che la performer indossa, in un continuo scambio tra materia e sentimento.
Pieux Établissements de la France à Rome-Beatrice Cenci
La ricerca di Mercedes Klausner si concentra invece sull’immagine dell’Acquedotto Felice e sulla memoria dei graffiti incisi nel 1973 su un frammento d’intonaco proveniente dalle baracche costruite lungo e all’interno dei suoi archi, demolite l’anno precedente. L’opera La maison de l’aqueduc, concepita presso lo Studio Wicar (in via del Vantaggio) durante la residenza dell’artista nel 2024 come vincitrice del Premio Wicar – promosso dalla Direzione delle Arti Visive della città di Lille – rielabora questi segni come testimonianza di una “città nella città”, stratificazione poetica di storie individuali e collettive.
Attraverso le opere di Boillot e Klausner, l’acqua diviene metafora della vita stessa: scorre, si trasforma, unisce e separa, conservando in sé una dimensione preziosa e irripetibile. Con Preziosa, bocal inaugura così la propria attività come un osservatorio sensibile sulla contemporaneità, luogo di incontro tra linguaggi, esperienze e visioni che, come l’acqua, si rinnovano incessantemente.
Monte Compatri(Roma). Le ultime scoperte archeologiche nel parco archeologico di Gabii-
Monte Compatri(Roma)–Gabii, una delle più importanti città dell’antico Lazio (Latium vetus) e sito chiave per la comprensione della storia repubblicana di Roma, continua a restituire straordinarie evidenze archeologiche. Situata a circa 18 km a est di Roma, la città antica è al centro di un importante progetto di ricerca internazionale, il Gabii Project, che vede oggi il coinvolgimento attivo dei Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii – istituto autonomo del Ministero della Cultura, diretto da Martina Almonte – accanto all’Università del Missouri, sotto la direzione del Prof. Marcello Mogetta (Dipartimento di Studi Classici, Archeologia e Religione).
Monte Compatri(Roma)-Gabii
La più recente campagna di scavo del Gabii Project, conclusa con successo nell’estate 2025, si è concentrata presso l’area urbana dell’antico insediamento e ha messo in luce dati eccezionali per lo studio delle prime architetture pubbliche monumentali nel Lazio medio-repubblicano, fase cruciale della storia antica in cui Roma si affermava come potenza mediterranea.
Tra i rinvenimenti più significativi, spicca un complesso edilizio monumentale situato all’incrocio tra due arterie urbane principali — la via Gabina e la via Prenestina — che include una grande vasca realizzata in blocchi squadrati di pietra gabina (lapis gabinus), probabilmente di funzione sacra, collocata in un ampio spazio aperto pavimentato con lastre dello stesso materiale tufaceo. La vasca presenta ancora i riempimenti originari, in parte conservati in condizioni di ristagno idrico, a indicare un possibile approvvigionamento da sorgente naturale.
La scoperta si inserisce in un contesto urbano già noto e denominato area dell’Edificio F, riportato in luce negli anni precedenti dal Gabii Project sul lato opposto della via Gabina. L’edificio, organizzato in tre terrazze ascendenti scavate nel pendio del cratere vulcanico del lago di Castiglione, presenta un atrio cruciforme perfettamente allineato con la vasca appena rinvenuta. Entrambe le strutture, databili alla metà del III secolo a.C., rappresentano un esempio di pianificazione monumentale innovativa, finora senza precedenti noti nei centri urbani dell’Italia medio-repubblicana.
Nel 2026 prenderà avvio una nuova fase di scavo, con il sostegno della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, che permetterà di intraprendere lo studio approfondito dei depositi sotterranei della vasca monumentale e delle strutture a essa correlate. I risultati attesi promettono di ampliare la comprensione delle dinamiche urbane, sociali e culturali che caratterizzarono le origini dell’architettura romana.
Contestualmente alle indagini archeologiche, Gabii apre le porte ai pubblici, attraverso progetti di valorizzazione e formazione rivolta a operatori del settore, scuole e personale interno. Dal lunedì al venerdì, il sito ospita visite organizzate per gruppi scolastici, turisti e cittadini.
Dall’inizio del 2025, si sono susseguite una serie di iniziative di aperture straordinarie a ingresso gratuito: in occasione delle Domeniche al Museo, in linea con la politica di accessibilità promossa dal Ministero, e di iniziative nazionali ed europee, tra cui le Giornate Europee dell’Archeologia (JEA), la Giornata nazionale del Paesaggio, la Festa della Musica e le Giornate Europee del Patrimonio (EHD), riscontrando un crescente interesse da parte del pubblico.
La prospettiva è quella di rendere visitabile quotidianamente il Parco archeologico di Gabii prima dell’estate del 2026. A tal fine, sono in corso i lavori finalizzati a garantire una fruizione di qualità: percorsi accessibili, valorizzazione delle emergenze archeologiche, anche con nuovi scavi, e miglioramento complessivo dei servizi per il pubblico. Inoltre, il PNRR ha rappresentato una grande opportunità per intraprendere restauri sistematici e rifunzionalizzare il fienile che ospiterà i depositi visitabili di Gabii.
I Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii hanno costruito una rete virtuosa con il territorio, collaborando con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma e con le diverse istituzioni locali, in primis con la Città Metropolitana di Roma Capitale e con il Municipio VI. L’obiettivo è il coinvolgimento di studenti e cittadini delle aree limitrofe al quale si affianca il lavoro per la diversificazione dell’offerta turistica di Roma, anche attraverso il miglioramento dei trasporti pubblici nell’immediato futuro. In questa rete territoriale sono coinvolte anche l’Università di Tor Vergata, cooperative, associazioni culturali, di categoria e scuole.
Il Parco archeologico di Gabii si conferma così un punto di riferimento per la ricerca scientifica e la valorizzazione del patrimonio archeologico: un laboratorio esemplare di collaborazione tra istituzioni culturali, enti di ricerca, amministrazioni locali e comunità, capace di coniugare tutela e partecipazione in un modello condiviso di responsabilità pubblica.
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