Silvio Vitone , Poesie dalla raccolta“Florilegio Ladispolano”-Biblioteca DEA SABINA
DEA SABINA
Silvio Vitone , Poesie dalla raccolta“Florilegio Ladispolano”
Ad una prima lettura, solo formale, sembrano liriche le poesie “Florilegio Ladispolano”di Silvio Vitone. I suoni che ritornano in rime e assonanze interne e finali, rendono i testi musicalmente orecchiabili a un eventuale ascolto, facili da ricordare, se pure non così elementari – certo frutto di un attento studio di poeti rimatori ma anche di un orecchio molto fine ed allenato alla musica -. Il lirismo di Silvo Vitone, in questo lavoro, si rapporta spesso anche con le immagini che i versi propongono e che fungono da liaison al discorso d’insieme della sua poetica che tocca quasi sempre i temi più alti dell’interrogarsi sulla vita, sul perché delle cose, del rapportarsi con contesti locali o con status presi a spunto per raccontare l’importanza della vita, le problematiche sociali, gli ideali a volte sconfitti dal procedere degli eventi. Poeta di suoni e di metafore musicali, dai contenuti forti, a volte magari anche troppo esposte alla violenza e all’irruenza dei toni, di qualche parola che scappa dal coro, di qualche irriverenza certo voluta, ritenuta insostituibile, che può turbare la lettura perché spesso arriva inaspettata freccia nel tranquillo dondolio del ritmo.
Florilegio Ladispolano
P o e s i e di Silvio Vitone

INDICE
- Lucciole
- Fagottari
- Il campione
- Viandante
- Briganti
- Retro – vie
- Periferie
- Tempo di Natale
- Notte d’estate
- Ri salite
- Campagna di Cerveteri
Lucciole
2026
Quando la notte lo ammanta
Il bosco si fa impenetrabile
Muro di faggi e silenzi
Muro di rocce e paure
Ma c’è una luce
Minuscola e improvvisa
Solitaria purtroppo
E’ una fatina alata
Che ravviva le ombre del mistero
Sirenetta di notti stellate
Che tu viandante smarrito
Insegui tra il fitto fogliame
Giocosa creatura
Ed a tratti beffarda
Imprendibile
Animatrice di sogni e ricordi
Ma poi sparisce
Tra gli umidi anfratti
E ritornano le anime nere
Che incombono nel buio
Fagottari
Povera Luna
Che Je tocca vede
Sulla spiaggia
baciata
Dai suoi raggi
Quel fumo
E quella puzza
Di porco consumato
rivelano gli
Avanzi di un pasto
Trangugiato
Li chiamavano una volta fagottari
Figli di Mamma Roma
Figli delle Borgate
Tracotanti
Per disperazione
Alternativi
Senza averne l’aria
Orda ribalda
Con un se ne frega
Del fritto misto
E del servizio a tavola
Conquistatori effimeri
Armati di ombrellone
E del fagotto
Di umili vivande pieno zeppo
Segnati sempre
Dall’ emarginazione
Ma i tempi son cambiati ?
Mica tanto
C’è gente nuova
Per moda o per la crisi
Che si accampa col sole o con
La luna
E sfugge la balneazione borghesuccia
Cambia nome
alla mensa improvvisata
La chiama
street food
Ma stringi stringi
la monnezza è uguale
IL Campione
Impavido
Sul palco improvvisato
Sta il campione
Con l’armi rutilanti
E la barba fluente
Sfoggia
La sicurezza dell’età
E’ un po’ smargiasso
Ma noi lo perdoniamo
perchè a lui s’affida
la fede e l’ideale
Il popolo applaude
E sembra che ci creda
Ma… E’ l’ora della prova
il bel giovane
in cima alla salita
rotea la spada
e di colpire tenta
il ventre del dragone
Ma
Dopo fiotti di sangue
barriere di fumi
Spire di fuoco
il drago è ancora là
problemi di spada ?
uno studiato calcolo ?
o la lungimiranza
dell’osannato prode ?
Fafner sta ancora a guardia
dei tesori non suoi
i tesori agognati
che il popolo reclama
Viandante
Erto
Con la salita
Che ti mette angoscia
Sinuoso
Che di serpe
Malefica prende forma
E di pietre aguzze
È cosparso
Questo è il sentiero
Che ai padri transumanti
addusse la fatica ed il dolore
Ma io ci torno
Per consuete memorie
Per rivivere le gioie dell’infanzia
Per sentirmi vicino a questi cari
Dispersi sentieri dell’inconscio
Io che porto le scarpe di città
Briganti
tra rivoluzione e disperazione
La spada dei vincitori
Si macchiò del sangue
Dei diseredati
Durò poco la speranza
Nel monarca piemontese
Quell’esercito era straniero
E parlava un’altra lingua
Non di pace e di progresso
Sarà mai giustizia questa
Che riserva a noi cafoni solo tasse
E non tocca il latifondo ?
Chi sta sui monti
A governar con la verga d’avellana
Pecore e armenti
Che ne sa della rivoluzione
Di borghesi incipriati
E liberali ?
E le falangi dei nuovi blasonati
Armate di cannoni e di moschetto
Tirano dritto
Chi non ci sta
Ha da passà ‘nu guaie
Ma fame
Miseria e disinganno
Sanno armare
Le mani più inesperte
Ed infiammare
Le coscienze oppresse
Al grido di “fora l’oppressore ! “
Ogni podere diventa un fortilizio
Ed ogni bosco una trappola mortale
Come finì
È cosa nota assai
Il regio esercito
Spara sui cafoni
Triste fine
Fine galeotta
Per chi alla propria terra
tenne tanto
Ed agli eroi
Con le cioce ai piedi
Non una prece
Una lapide , un sospiro
Solo un nomignolo
Che suona infamia e sprezzo
BRIGANTI
Retro – Vie
( avanguardie – retrò )
Prima linea
Prima linea di fuoco
Prima linea di fuochi fatui
Prima linea di vessilli e canzoni
Stonate
Prima linea di gente gagliarda
Prima linea di gente improvvisata
Io sto sulla collina
Senza binocolo
Io sto con le soldaderas
Guardo i caduti
Raccoglierò i feriti
Raccoglierò le idee buone
Venute dal fronte
Portate dal vento
E forse domani
Sarò in prima linea
Periferie
Ho dipinto un bar
A metà strada
Tra osteria di campagna
E caffè d’altri tempi
Mi scaldo
Tra volute aromatiche
Sorrisi : di circostanza
Di convenienza
E di frequentazione
Qui i miei i miei sogni
Son diventati merce inerte
Qui mentre cerco un altrove
Si attarda la mia vita
Di stanco combattente
Ma forse mi accontento
C’è pure un cielo terso
finchè dura…
Cameriere
lascia chiusa la finestra
Entra un’ aria malsana
Ed i rintocchi della chiesa vicina 35
Scandiscono un tempo monotono
Il tempo di periferia
Tempo di Natale
Questo tempo
Precipita verso la festa
Veloce
Inarrestabile
Inesorabile
E tu sei pronto ?
E ti stai preparando ?
Forse manca il silenzio
Il silenzio che ti fa meditare
A questo rito che si ripete
Manca il mito
In cui credere
E che gli faccia da sfondo
E il mito
Sono forse quelle statuette
Che ti fissano
Dall’oscurità
Dei ricordi ?
13
Notte d’estate
Piazza grande,
platea iridescente,
specchio per vanità modeste,
vetrina di sogni e d’apparenza,
mondo di fuggevoli riti
e di fulgori che si accendono
senza pubblicità
le pettinate chiome seducenti,
le audacie irriverenti
le stravaganze importate
dalla città vicina
fanno un po’ sorridere
e schiudono
inconfessati desideri
e questo è quanto espone
nel brulicar di gente
una notte d’agosto;
mode, che tornano
e mode che resistono,
la piazza si agghinda per la festa,
ed è già pronta dopo le ventuno,
come ogni sera;
lascia il mare, la luna,
le vaghe luci delle paranze
E qui il frutto
un po’ sfatto
dell’operosa gara per farti divertire.
In ogni angolo una luce
ogni angolo brilla,
il buio è ricacciato
verso il mare;
profumi di gelato,
Chiasso consolatorio
ma tanto poi mi basta
per farmi uscir di casa.
Da queste parti
Dopo ferragosto
L’estate
Accende i suoi ultimi bagliori.
Ed ora scendo verso questa festa
Come scendevo un tempo
Con meno foga e meno contentezza
Sperando in quel turbine
di vita vacanziera
ma la notte è più breve
e già sento quel gelo
che sa di autunno
Ri – salite
Laggiù
Un miscuglio di case
In fondo al tetro vallone
Aspetta lo sfaldarsi del giorno
Lassù
Nella luce bianca
Troneggiano i palazzi
Qualcuno ogni tanto
Con la valigia di cartone
Tenta la risalita
Campagna di Cerveteri
Le dolci ondulazioni
si sono tinte del verde di maggio,
sulla terra smossa e umida
il calpestio di greggi e di cinghiali
ha lasciato nuove tracce
nel solco di sentieri antichi.
Ai margini del vigneto
di foglie larghe
irrorate dal sole vivace,
dove le rocce porose e la macchia
contendono la fatica al contadino,
si apre uno squarcio tenebroso,
nel tufo,
antro che nasconde
segreti ancestrali,
passaggio per un incognito aldilà
occhio che ti scruta,
tomba etrusca negletta;
davanti alla grotta
una colonna spezzata,
e membra di una statua,
disperse tra le zolle:
frammenti di memoria,
frammenti della nostra coscienza.

Silvio Vitone, classe 1949, vive attualmente a Ladispoli(Roma), ma è nato in Molise, a Mafalda, in provincia di Campobasso.Laureato in Giurisprudenza, è stato funzionario del Ministero delle Finanze, prima a Parma e poi a Roma.E’ appassionato principalmente di storia ed archeologi Scrive anche racconti e poesie .Ha, al suo attivo, numerose pubblicazioni, sia di carattere scientifico – fiscale, sia di carattere saggistico.
