Fabrizio De André e i piccoli animali randagi-Biblioteca DEA SABINA

Biblioteca DEA SABINA

Fabrizio De André
Fabrizio De Andrè

Fabrizio De André e i piccoli animali randagi

Si racconta che fin da ragazzo Fabrizio De André si prendeva cura di i, erano le premesse di una cura rivolta verso gli ultimi, gli emarginati, i non allineati.“Il fannullone” compare come singolo nel 1963 e in seguito nel 1969 sul disco 33 giri “Nuvole barocche” , al testo collabora Paolo Villaggio.

Più tardi il tema venne ripreso nella Antologia di Spoon River con “Un matto”. Questa è la coerenza del poeta della “pietas” , indagare le piaghe umane, le debolezze dei diseredati e a volte la ribellione di chi non ha nulla da perdere.
“Il fannullone” è tale poiché non si riconosce negli affanni quotidiani di tutti e pigramente agisce sotto altri stimoli. Perde tempo certamente oppure se lo riprende come un bene da dedicare all’ozio, al provvisorio ma anche all’amore. Egli è fuori posto in un formicaio di gente laboriosa e spesso si chiede se i matti non siano loro.
 
https://youtu.be/5XgPDfKosNk
Senza pretesa di volere strafare
io dormo al giorno quattordici ore
anche per questo nel mio rione
godo la fama di fannullone
ma non si sdegni la brava gente
se nella vita non riesco a far niente.
Tu vaghi per le strade quasi tutta la notte
sognando mille favole di gloria e di vendette
racconti le tue storie a pochi uomini ormai stanchi
che ridono fissandoti con vuoti sguardi bianchi
tu reciti una parte fastidiosa alla gente
facendo della vita una commedia divertente.
-Ho anche provato a lavorare
senza risparmio mi diedi da fare
ma il sol risultato dell’esperimento
fu della fame un tragico aumento
non si risenta la gente per bene
se non mi adatto a portar le catene.
Ti diedero lavoro in un grande ristorante
a lavare gli avanzi della gente elegante
ma tu dicevi -il cielo è la mia unica fortuna
e l’acqua dei piatti non rispecchia la luna
tornasti a cantar storie lungo strade di notte
sfidando il buon umore delle tue scarpe rotte.
-Non sono poi quel cagnaccio malvagio
senza morale straccione e randagio
che si accontenta di un osso bucato
con affettuoso disprezzo gettato
al fannullone sa battere il cuore
il cane randagio ha trovato il suo amore.
Pensasti al matrimonio come al giro di una danza
amasti la tua donna come un giorno di vacanza
hai preso la tua casa per rifugio alla tua fiacca
per un attaccapanni a cui appendere la giacca
e la tua dolce sposa consolò la sua tristezza
cercando tra la gente chi le offrisse tenerezza.
È andata via senza fare rumore
forse cantando una storia d’amore
la raccontava ad un mondo ormai stanco
che camminava distratto al suo fianco
lei tornerà in una notte d’estate
l’applaudiranno le stelle incantate
rischiareranno dall’alto i lampioni
la strana danza di due fannulloni
la luna avrà dell’argento il colore

sopra la schiena dei gatti in amore.

 Fabrizio De André
Fabrizio De André

Fabrizio De André -Cantautore italiano (Genova 1940 – Milano 1999). È stato il primo artista italiano a introdurre nelle sue canzoni tematiche nuove, diverse da quelle sentimentali che fino ad allora avevano contraddistinto la musica leggera nazionale. Autore di testi ricchi di riferimenti letterari, nella sua produzione confluiscono svariate influenze, dal folk-blues alla musica popolare italiana.

Vita e opere

Dopo aver compiuto gli studi classici nella sua città, cominciò a suonare la chitarra in un gruppo jazz, entrando al tempo stesso in contatto con cantautori come L. Tenco, G. Paoli e altri, con i quali contribuì a delineare all’inizio degli anni Sessanta la cosiddetta scuola genovese. Per molto tempo evitò di esibirsi in pubblico preferendo rivolgersi, con la sua produzione discografica, a un uditorio selezionato, in grado di apprezzare la delicata ispirazione e insieme gli umori polemici delle sue ballate. Dopo l’esordio con Nuvole barocche (1958) e il primo importante successo con La canzone di Marinella (1962), tutta la produzione di De A. è stata caratterizzata da un costante rinvio alla storia sociale e politica del paese, ma anche da riferimenti letterari: l’album Tutti morimmo a stento (1968) è ispirato alla poetica di F. Villon e quello de La buona novella (1970) ai Vangeli apocrifi, mentre Non al denaro non all’amore né al cielo (1971) è composto sui testi dell’Antologia di Spoon River di E.L. Masters. La denuncia dell’ingiustizia, dell’ipocrisia del potere, della guerra, le vicende delle minoranze emarginate e perseguitate, i destini collettivi dei popoli rom, dei nativi americani, dei Palestinesi, così come una vasta galleria di singoli personaggi costituiscono il centro di queste e altre opere. La morte, pensata e cantata nelle sue varie accezioni, rappresenta un altro tema ricorrente. Le strutture musicali sono sempre subordinate alla resa del testo: irregolarità metriche e libertà poetiche di ogni genere implicano un linguaggio musicale e un supporto strumentale non invadente, elastico, capace di lasciare spazio alle peculiari qualità interpretative della voce di De A., particolarmente ricca nel registro grave. I riferimenti musicali si estendono dal classico al folk, con poche concessioni ai tratti tipici del rock; dai modelli folclorici e dal blues, così come dalla musica medievale e rinascimentale, De A. ricava le armonie prevalentemente modali che caratterizzano molti suoi brani. Nel 1979 la vita familiare del cantautore viene scossa da un avvenimento eclatante: il rapimento suo e della compagna Dori Ghezzi in Sardegna ad opera dell’anonima sequestri, che li rilascerà dietro pagamento di un riscatto e una prigionia di circa quattro mesi. Da un intenso ricorso al dialetto (genovese, sardo, napoletano) sono caratterizzati gli ultimi tre album di De A., Creuza de mä (1984), Le nuvole (1990) e Anime salve (1996), che hanno visto la collaborazione di M. Pagani e I. Fossati. De A. ha inoltre creato interessanti versioni italiane di alcune canzoni di G. Brassens (Il gorilla, Marcia nuziale, Delitto di paese) e tradotto brani di B. Dylan e L. Cohen. È stato autore con A. Gennari del romanzo Un destino ridicolo (1996). Nel 2016 è stato edito il testo Sotto le ciglia chissà, raccolta di appunti e riflessioni che costituiscono un diario inedito e privato del cantautore, mentre nel 2018 la fondazione Fabrizio De André ha curato la pubblicazione del volume Anche le parole sono nomadi in cui è raccolta una selezione di testi delle sue canzoni; nel 2020 W. Veltroni ha ricostruito nel docufilm Il concerto ritrovato lo storico concerto tenuto nel 1979 a Genova dal cantautore e dalla Premiata Forneria Marconi. -Istituto della Enciclopedia Italiana