È stato su una spiaggia di Malibu, nel 1988, che Peter Lindbergh ha scattato la serie White Shirts, ora nota in tutto il mondo. Semplici eppure fondamentali, quelle fotografie ci hanno fatto scoprire Linda Evangelista, Christy Turlington, Rachel Williams, Karen Alexander, Tatjana Patitz ed Estelle Lefébure segnando l’inizio di un’epoca che ha ridefinito il concetto di bellezza, mentre Lindbergh sarebbe passato a modificare la scena della fotografia di moda nei decenni successivi.
Peter Lindbergh. On Fashion Photography
Questa edizione, che riunisce più di 300 immagini scattate da Lindbergh in 40 anni di carriera, illustra le inflessioni cinematografiche e l’approccio umanista del fotografo tedesco, che ha realizzato immagini al contempo seducenti e introspettive.
Peter Lindbergh. On Fashion Photography
Nel 1980, Rei Kawakubo chiese a Lindbergh di realizzare gli scatti per una campagna di Commes des Garçons, una delle sue prime sortite nella fotografia pubblicitaria. Kawakubo gli diede carta bianca. Negli anni a venire seguirono collaborazioni con i nomi più venerati della moda, che sfociarono in rapporti di grande stima reciproca: nei suoi ritratti, il rispetto di Lindbergh per alcuni dei più grandi stilisti del nostro tempo è evidente. Tra gli altri, Lindbergh ha fotografato Azzedine Alaïa, Giorgio Armani, Alber Elbaz, John Galliano, Jean Paul Gaultier, Karl Lagerfeld, Thierry Mugler, Yves Saint Laurent, Jil Sander e Yohji Yamamoto.
Peter Lindbergh. On Fashion Photography
Da molti considerato un pioniere nel suo campo, Lindbergh si è sottratto agli standard di bellezza dell’industria, celebrando invece l’essenza e la personalità dei suoi soggetti. Il suo contributo è stato inoltre fondamentale per l’ascesa di modelle come Kate Moss, Naomi Campbell, Linda Evangelista, Cindy Crawford, Mariacarla Boscono, Lara Stone, Claudia Schiffer, Amber Valletta, Nadja Auermann e Kristen McMenamy.
Peter Lindbergh. On Fashion Photography
Ma il campo d’azione di Lindbergh si è esteso anche fino a Hollywood e oltre: ad apparire nei suoi scatti sono, tra gli altri, Cate Blanchett, Charlotte Rampling, Richard Gere, Isabelle Huppert, Nicole Kidman, Madonna, Brad Pitt, Catherine Deneuve e Jeanne Moreau. Dalla foto scelta da Anna Wintour per la copertina del suo primo numero di Vogue allo scatto leggendario di Tina Turner sulla Torre Eiffel, nelle fotografie di Lindbergh il centro della scena non sono mai gli abiti, la celebrità o il glamour. Ogni immagine comunica l’umanità del suo soggetto con una malinconia serena che è il tratto unico e inconfondibile di Lindbergh.
Peter Lindbergh. On Fashion Photography
Fin dall’inizio della sua carriera, Lindbergh ha avuto successo nel mondo dell’arte contemporanea, e le sue fotografie sono state esposte nelle gallerie molto prima di apparire sulle riviste. Questa edizione contiene un’introduzione aggiornata, ricavata da un’intervista del 2016, che permette di sbirciare dietro l’obiettivo di Lindbergh e nella quale il fotografo racconta delle sue prime collaborazioni, del sottile rapporto tra arte e pubblicità e del potere della narrazione.
Peter Lindbergh. On Fashion Photography
TASCHEN ha 40 anni! Da quando nel 1980 ha iniziato la sua attività come archeologo culturale, TASCHEN è sinonimo di pubblicazioni accessibili a tutti, grazie alle quali bibliofili appassionati di tutto il mondo possono crearsi la propria biblioteca di testi d’arte, antropologia ed erotismo a prezzi imbattibili. Oggi celebriamo 40 anni di libri incredibili mantenendoci fedeli al credo aziendale. La serie 40 presenta nuove edizioni di alcuni dei best-seller del nostro catalogo: in un formato più compatto, a prezzi ridotti ma realizzate come sempre con la garanzia di una qualità impeccabile.
Annie Leibovitz-The early years 1970 – 1983-Editore Taschen
Descrizione del libro di Annie Leibovitz-For more than half a century, Annie Leibovitz has been taking culture-defining photographs. Her portraits of politicians, performers, athletes, businesspeople, and royalty make up a gallery of our time, imprinted on our collective consciousness by both the singularity of their subjects and Leibovitz’s inimitable style.
The catalogue to an installation at the LUMA Foundation in Arles, France, Annie Leibovitz: The Early Years, 1970–1983 returns to Leibovitz’s origins. It begins with a moment of artistic revelation: the spontaneous shot that made Leibovitz think she could transition from painting to photography as her area of study at the San Francisco Art Institute. The meticulously and personally curated collection, including contact sheets and Polaroids, provides a vivid document both of Leibovitz’s development as a young artist and of a pivotal era.
Leibovitz’s reportage-like photo stories for Rolling Stone, which she began working for when she was still a student, record such heady political, cultural, and counter-cultural developments as the Vietnam War protests, the launch of Apollo 17, the presidential campaign of 1972, Richard Nixon’s resignation in 1974, and the Rolling Stones on tour in 1975. Then, as now, Leibovitz won the trust of the prominent and famous, and the book’s pages are animated by many familiar faces, among them Muhammad Ali, Mick Jagger, Keith Richards, Ken Kesey, Patti Smith, Bruce Springsteen, Joan Didion, and Debbie Harry, as well as John Lennon and Yoko Ono, captured in their now iconic embrace just hours before Lennon was assassinated.
Throughout the book, the portraits and reportage are linked to images of cars, driving, and even a series on California highway patrolmen. In many ways, it’s a celebration of life on the road―the frenetic rhythms, the chance encounters, the meditative opportunities. And with its rich archival aspects, it is also a tribute to an earlier time and a young photographer enmeshed in a culture that was itself in transition.
Annie Leibovitz-The early years 1970 – 1983-Annie Leibovitz-The early years 1970 – 1983-Annie Leibovitz-The early years 1970 – 1983-Annie Leibovitz-The early years 1970 – 1983-Annie Leibovitz-The early years 1970 – 1983-Annie Leibovitz-The early years 1970 – 1983-
Ritrattista affermata, Leibovitz ha uno stile caratterizzato dalla stretta collaborazione tra fotografo e modello.
Origini e formazione
Di discendenze ebraiche, Annie Leibovitz nasce a Waterbury, nel Connecticut, terza di sei figli. Suo padre era un ufficiale dell’Aeronautica USA, e molto spesso doveva spostarsi per seguire diversi incarichi, questo portò Anne a numerosi trasferimenti e ad un’infanzia molto movimentata tra una base militare e l’altra. Durante uno di questi viaggi, la Leibovitz scopre la fotografia e si appassiona fin da subito.[1] La madre di Annie, invece, è un’istruttrice di danza classica, ed è proprio l’influenza di questa figura che trasmetterà alla fotografa l’amore per l’arte in generale e per il bello.[2] La donna era solita documentare la vita della famiglia, producendo filmati ricordo e scattando diverse fotografie.
Le prime foto scattate da Annie sono state scattate nella base militare delle Filippine, dove il padre era impegnato nella guerra del Vietnam. Questa esperienza e il contatto con la guerra nei primi anni di vita segneranno non solo la personalità della Leibovitz ma anche il suo lavoro e le sue convinzioni future. Crescendo e rientrando negli Stati Uniti la ragazza rifiuterà il mondo in cui è cresciuta per dedicarsi al suo opposto: l’arte, al punto da intraprendere un corso di pittura, per poi proseguire gli studi universitari presso l’Istituto d’Arte di San Francisco. La fotografia continua ad essere una passione, portata avanti in parallelo a tutte le altre questioni della sua vita. Grazie ai suoi studi conosce i celebri fotografi Robert Frank ed Henri Cartier Bresson, si appassiona sempre di più all’arte della fotografia e ne apprende le varie tecniche ed i segreti del mestiere, decidendo di farla diventare la sua strada e abbandonando il corso di pittura.
Carriera fotografica
Nei primi anni dopo gli studi, Annie Leibovitz inizia diverse collaborazioni saltuarie con riviste minori, venendo però sempre più apprezzata per il suo approccio alla fotografia e per la qualità degli scatti. Fin da subito si specializza nei soggetti umani, ritratti per lo più, e inizia a ritagliarsi una buona fetta di popolarità. Nel 1969 si reca nel kibbutz israeliano Amir, per documentare la vita dei volontari, creando così il portfolio che le permetterà di fare il salto e approdare alla rivista Rolling Stone. Terrà questo impiego per 13 anni, dal 1970 al 1983, in cui affinerà la sua tecnica e produrrà scatti sempre più ricercati e riconoscibili, accrescendo la sua fama e popolarità. Celebre la copertina con Meryl Streep che sembra staccarsi un viso particolarmente plastico. Nel 1975, occupò il ruolo di fotografa della tournée di concerti del gruppo rock dei The Rolling Stones, voluta e assoldata dalla band stessa.[3] Negli anni 1980 la Leibovitz fotografò delle celebrità per una campagna pubblicitaria internazionale della American Express. Dal 1983 ha lavorato come fotografa ritrattista per Vanity Fair. Nel 1990 viene premiata col Infinity Awards per la Applied photography. Nel 1991 ha tenuto un’esposizione alla National Portrait Gallery. Annie Leibovitz ha inoltre pubblicato cinque libri di sue fotografie, Photographs, Photographs 1970-1990, American Olympians, Women, e American Music. Nel 1998 e ha realizzato il Calendario Pirelli 1999. Nel 2008 ha realizzato il calendario Lavazza 2009. Infine è stata scelta come fotografa per il Calendario Pirelli 2016 che vede ritratte 12 donne tra cui Yoko Ono, Tavi Gevinson e Patti Smith.
Vita privata
La sua compagna di vita è stata Susan Sontag, fino alla morte di quest’ultima, avvenuta nel 2004.[4]
Helmut Newton- Legacy Autori Matthias Harder e Philippe Garner-Editore Taschen
Descrizione del libro di Helmut Newton-Un’eredità permanente L’estesa opera omnia di Helmut Newton Abbracciando un periodo di più di cinquant’anni e coprendo una quantità di ambiti impareggiabile, la fotografia del visionario Helmut Newton (1920–2004) ha raggiunto milioni di persone grazie alla pubblicazione su riviste del calibro di Vogue e Elle. La sua opera ha trasceso i generi, portando eleganza, stile e voyerismo nella fotografia di moda e nel ritratto, configurandosi in un corpus che resta inimitabile e insuperato. La padronanza dell’arte della fotografia di moda raggiunta all’inizio della sua carriera, ha fatto sì che, nei suoi scatti, Newton andasse regolarmente oltre la pratica comune, sfumando i confini fra realtà e illusione e spesso infondendo in essi una vena di surrealismo o la suspense di un film di Alfred Hitchcock. Un’estetica pulita pervade ogni ambito del suo lavoro, in particolare la fotografia di moda, di nudo e i ritratti. Le donne occupano una posizione centrale e fra i suoi soggetti figurano Catherine Deneuve, Liz Taylor, e Charlotte Rampling. Superando gli approcci narrativi tradizionali, la fotografia di moda di Newton è permeata non solo da un’eleganza sfarzosa e una sottile seduzione, ma anche da riferimenti culturali e un sorprendente senso dell’umorismo. Negli anni ’90 Newton ha pubblicato le sue fotografie nelle edizioni tedesca, americana, italiana, francese e russa di Vogue, scattandole prevalentemente a Monte Caldo e nei dintorni, dove si era trasferito nel 1981. Era solito trasformare locali, come il suo garage, in veri e propri palcoscenici teatrali dai particolari fortemente contrastanti o decisamente minimalisti, e in queste ambientazioni insoliti ritraeva spesso le vite eccentriche di personaggi ricchi e belli in scatti traboccanti di erotismo ed eleganza. Usava, e allo stesso tempo metteva in discussione, cliché visivi, talvolta con autoironia o una certa dose di parodia, ma sempre mostrando empatia. Coniugava con estrema sobrietà nudità e moda, trasformando così il suo lavoro in una testimonianza e un’analisi dei cambiamenti nel ruolo della donna nella società occidentale. Helmut Newton. Legacy, pensato per accompagnare la mostra internazionale itinerante dei lavori di Helmut Newton, presenta le opere principali di uno dei corpus più pubblicati della storia della fotografia, unitamente a svariate immagini riscoperte di recente. Questo volume celebra l’intramontabile influenza sulla fotografia moderna e l’arte visiva di Helmut Newton, prolifico creatore di immagini e autentico visionario. “Sono un voyeur professionista.” — Helmut Newton Il fotografo: Helmut Newton (1920–2004) è stato uno dei fotografi più influenti di tutti i tempi. Raggiunse la fama internazionale negli anni ’70, quando lavorava principalmente per l’edizione francese di Vogue, dove si fece apprezzare per le ambientazioni controverse delle sue fotografie. La sua abilità più originale consisteva nel far sembrare spontanei e dinamici scatti che erano in realtà accuratamente pianificati. Fra i numerosi titoli e riconoscimenti che ottenne spicca quello di Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres. Il curatore e autore: Matthias Harder ha studiato storia dell’arte, archeologia classica e filosofia a Kiel e Berlino. È un membro della German Society of Photography e membro del comitato consultivo dello European Month of Photography. Curatore capo della Helmut Newton Foundation di Berlino dal 2004 e suo direttore dal 2019, ha scritto numerosi contributi per svariati libri e cataloghi di mostre. L’autore: Philippe Garner è un esperto di fotografia del XX secolo, design e arte decorativa. Ha scritto numerosi saggi e libri, spaziando dagli studi delle vite del designer Émile Gallé e dei fotografi Cecil Beaton e John Cowan, al volume Sixties Design pubblicato da TASCHEN. Ex dirigente di Christie’s, ha curato anche alcune mostre per musei di Londra, Parigi e Tokyo. HELMUT NEWTON. LEGACY sarà in mostra alla Helmut Newton Foundation, Jebensstraße 2, 10623 Berlino dal 31 ottobre 2021 al 22 maggio 2022
Helmut Newton. Legacy
Helmut Newton Nato a Berlino nel quartiere di Schöneberg da una famiglia ebrea, figlio di Klara “Claire” Marquis and Max Neustädter che erano proprietari di una fabbrica di bottoni, cresciuto nella buona borghesia berlinese degli anni venti-trenta, frequenta il Heinrich von Treitschke Realgymnasium e la Scuola Americana a Berlino. Interessato alla fotografia fin da piccolo già a 12 anni acquista la sua prima macchina fotografica, e dal 1936 inizia a lavorare con la fotografa tedesca Elsie Neulander Simon, conosciuta come Yva. A seguito delle leggi razziali naziste lascia la Germania nel 1938 imbarcandosi a Trieste sul piroscafo “Il Conte Rosso” e si rifugia a Singapore, lavorando come fotografo per il SingaporeStraits Times.
In seguito venne internato dalle autorità britanniche di Singapore e venne espulso in Australia con la RMS Queen Mary. Arrivò a Sydney il 27 novembre 1940 e venne portato al campo d’internamento di Tatura (Victoria) dove rimase fino al 1942 dopo aver lavorato brevemente come raccoglitore di frutta. Nell’aprile del 1942 entrò nell’esercito australiano dove si occupò di guidare camion dell’esercito. Nel 1946 diventò cittadino australiano[1] e cambiò il suo cognome da Neustädter a Newton[3], che è la quasi esatta traduzione in inglese del suo cognome tedesco.
Il 13 maggio 1948 sposa l’attrice australiana June Browne nota come fotografa con lo pseudonimo di “Alice Springs” (dal nome dell’omonima città australiana). Dopo la guerra lavora come fotografo freelance producendo scatti di moda e lavorando con riviste come Playboy. Dalla fine degli anni cinquanta in poi si concentra sulla fotografia di moda. Si stabilisce a Parigi nel 1961 e intraprende una carriera come fotografo di moda professionista. I suoi scatti appaiono su varie riviste tra cui i magazine di moda Vogue, L’Uomo Vogue, Harper’s Bazaar, Elle, GQ, Vanity Fair, Max e Marie Claire. Il suo particolare stile è caratterizzato dall’erotismo patinato, a volte con tratti sado-masochistici e feticistici.
Un attacco di cuore nel 1970 rallenta la sua produzione ma aumenta la sua fama, in particolare con la serie “Big Nudes” del 1980 che segna la vetta del suo stile erotico-urbano, sostenuto con un’eccellente tecnica fotografica. Crea inoltre molti ritratti e altri studi fotografici e incomincia a lavorare per Chanel, Gianni Versace, Blumarine, Yves Saint Laurent, Louis Vuitton, Borbonese e Dolce & Gabbana. Nel 1984 insieme a Peter Max realizza il video dei Missing PersonsSurrender your Heart. Nell’ottobre 2003 dona una collezione di foto alla fondazione Preußischer Kulturbesitz a Berlino. È attualmente esposta al Museo della Fotografia (Museum für Fotografie) vicino alla stazione di Berlino Giardino Zoologico nel quartiere di Charlottenburg.
Helmut Newtone’ una delle figure piu’ controverse della fotografia mondiale. Viene introdotto alla fotografia da Elsie Neulander Simon, fotografa berlinese specializzata in moda, ritratti e nudi.
Costretto ad emigrare in Australia dal regime nazista, vivra’ poi anche a Parigi, Montecarlo e Losa Angeles. Riscosse i primi successi scattando per la versione inglese di Vogue negli anni ‘50, per poi divenire uno dei piu’ importanti fotografi di moda di tutti i tempi. Raggiunse l’apice della sua carriera a cavallo fra gli anni ‘60 e ‘70, quando divenne una vera e propria celebrita’.
A parte le fotografie di moda, sono famosi i suoi ritratti ai grandi personaggi del ‘900.
Ha pubblicato decine di libri ed i suoi lavori sono stati pubblicati in tutto il mondo.
Il Fotografo
Su Helmut Newton girano le opinioni piu’ disparate. Per qualcuno e’ un genio che elevato la fotografia di moda ad arte; per altri e’ un misogino le cui fotografie hanno oltrepassato i limiti dell’accettabilita’.
Lui stesso era consapevole dei giudizi controversi che attirava, e su quell’immagine da cattivo ragazzo ci costrui’ buona parte del suo personaggio. Una sua frase, forse la piu’ famosa, spiega ben l’inclinazione di Newton: «Bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione».
La fama di Newton esplose nel mondo della fotografia alla fine degli anni ‘60, quando inizo’ ad introdurre nella fotografia di moda elementi di sado-masochismo, voyeurismo e omessessualita’. Le donne sono riprese in pose provocanti: si aggirano cariche di tensione erotica attraverso la camera di un albergo; si adagiano su un divano colme di soddisfazione post coitale.
La sua carriera e’ stata accompagnata dal gusto per la provocazione. Nel 1974, usci’ il suo primo libro White Women. che ottenne ottenne l’effetto desiderato: una bomba . A partire dal titolo, accusato di razzismo. «Ma quale razzismo» replicò, «è un bellissimo titolo, tantopiù che non c’è neanche una donna nera in tutto il volume…»
Le sue modelle sono alte, forti e muscolose, in pratica il prototipo di modella anni ‘80. Gli scenari che rappresenta riflettono le sue ossessioni repressoe e, comprensibilmente , non pochi ritengono il suo lavoro degradante per la dignita’ della donna. Al giorno d’oggi la fotografia di Newton non sembra piu’ cosi’ trasgressiva, in parte perche’ sono cambiati i tempi, in parte anche grazie proprio al suo contributo. Quello che una volta era considerato politicamente scorretto adesso e’ “porno-chic”. E’ stato copiato ed emulato cosi’ tante volte che i fotografi contemporanei di successo cercano di evitarlo in tutti i modi.
Helmut Newton aveva capito che piu’ le sue opere erano ambigue, piu’ riuscivano a disorientare l’osservatore, piu’ sarebbero rimaste nella sua memoria. Ha sempre sfidato le convenzioni e lo sguardo dell’osservatore, talvolta prendendolo in giro, ma sempre con stile ed eleganza.
Nonostante sia stata spesso oscurata dai contenuti, la sua tecnica fotografica e’ sopraffina: luci e composizione sono praticamente impeccabili.
Insomma, una cosa e’ certa : le foto di Newton sono impossibili da ignorare.
Sebastião Salgado:“In GENESI, la mia macchina fotografica ha permesso alla natura di parlarmi. E io ho avuto il privilegio di ascoltare”
DESCRIZIONE-Fu per puro caso che, nel 1970, un Sebastião Salgado ancora ventiseienne prese in mano per la prima volta una macchina fotografica. Guardare nel mirino fu una rivelazione: la vita aveva improvvisamente acquistato senso. Da quel giorno – sebbene ci siano voluti anni di duro lavoro prima di accumulare l’esperienza sufficiente a guadagnarsi da vivere come fotografo – la macchina fotografica divenne il suo strumento per interagire con il mondo. Salgado, che ha “sempre preferito il chiaroscuro delle immagini in bianco e nero”, fece qualche sparuto tentativo a colori all’inizio della sua carriera, per poi rinunciarvi del tutto.
Cresciuto in una fattoria del Brasile, Sebastião Salgado ha sempre nutrito un profondo rispetto e amore per la natura ed è sempre stato particolarmente sensibile alle ripercussioni sugli esseri umani delle loro (spesso terribili) condizioni socio-economiche. Tra le numerosissime opere che Salgado ha realizzato nel corso della sua prestigiosa carriera, spiccano tre grandi progetti di lungo periodo: Workers (1993), che documenta le vite invisibili dei braccianti di tutto il mondo; Migrations (2000), un tributo alle migrazioni di massa causate da carestia, disastri naturali, degrado ambientale e pressione demografica; e questa nuova opera, GENESI, il risultato di un’epica spedizione durata otto anni alla riscoperta di montagne, deserti, oceani, animali e popolazioni finora sfuggiti all’impatto della società moderna: la terra e la vita di un pianeta ancora incontaminato. “Circa il 46% del Pianeta è ancora com’era al momento della creazione”, ci ricorda Salgado. “Dobbiamo salvaguardare ciò che esiste”. Il progetto GENESI, così come l’Instituto Terra dei Salgado, si propone di far conoscere la bellezza del nostro pianeta, porre rimedio ai danni causati dall’uomo e preservarlo per le generazioni future.
Sebastião Salgado. GENESI-
Nel corso di 30 viaggi – a piedi, in aereo da turismo, su navi d’altura, in canoa e persino in mongolfiera, affrontando temperature estreme e situazioni talvolta pericolose – Salgado ha realizzato una serie di scatti che ci mostrano la natura, gli animali e le popolazioni indigene in tutta la loro sconvolgente bellezza. Padroneggiando il bianco e nero con tale maestria da poter competere con il grande Ansel Adams, Salgado porta la fotografia monocromatica a una nuova dimensione, al punto che le variazioni tonali e i contrasti di luce e ombra nelle sue immagini richiamano alla memoria le opere di grandi maestri come Rembrandt o Georges de la Tour.
Sebastião Salgado. GENESI-
Cosa scopriamo tra le pagine di GENESI? Le specie animali e i vulcani delle Galápagos; i pinguini, i leoni marini, i cormorani e le balene dell’Antartide e dell’Atlantico meridionale; gli alligatori e i giaguari brasiliani; i leoni, i leopardi e gli elefanti africani; la tribù isolata degli Zo’é nel profondo della giungla amazzonica; il popolo preistorico dei Korowai nell’area occidentale della Papua Nuova Guinea; i Dinka, allevatori nomadi del Sudan del Sud; i Nenci, popolo nomade della Russia artica, con le loro mandrie di renne; le comunità Mentawai nella giungla dell’arcipelago a ovest di Sumatra; gli iceberg in Antartide; i vulcani dell’Africa centrale e della penisola della Kamčatka; il deserto del Sahara; il Rio Negro e il Juruá in Amazzonia; le gole del Grand Canyon; i ghiacciai in Alaska… e molto altro. Dopo aver dedicato tanto tempo, energia e passione alla realizzazione di questo progetto, Salgado definisce GENESI “la mia lettera d’amore al pianeta”.
Sebastião Salgado. GENESI-
A differenza dell’edizione limitata da collezione, concepita come un portfolio di grande formato che si snoda attraverso tutto il pianeta, questa edizione per il commercio presenta una selezione di fotografie distribuite in cinque capitoli in base a un criterio geografico: Sud del Pianeta, Aree protette, Africa, il grande Nord, Amazzonia e Pantanal. Ciascuno a suo modo, i due libri – entrambi curati e progettati da Lélia Wanick Salgado – rendono omaggio all’imponente e impareggiabile progetto GENESI di Salgado.
Descrizione del libro di Reuel Golden- London. Portrait of a City- Samuel Johnson famously said that: “When a man is tired of London, he is tired of life.” London’s remarkable history, architecture, landmarks, streets, style, cool, swagger, and stalwart residents are pictured in hundreds of compelling photographs sourced from a wide array of archives around the world. London is a vast sprawling metropolis, constantly evolving and growing, yet throughout its complex past and shifting present, the humor, unique character, and bulldog spirit of the people have stayed constant. This book salutes all those Londoners, their city, and its history. In addition to the wealth of images included in this book, many previously unpublished, London’s history is told through hundreds of quotations, lively essays, and references from key movies, books, and records.
From Victorian London to the Swinging ’60s; from the Battle of Britain to Punk; from the Festival of Britain to the 2012 Olympics; from the foggy cobbled streets to the architectural masterpieces of the millennium; from rough pubs to private drinking clubs; from royal weddings to raves, from the charm of the East End to the wonders of Westminster; from Chelsea girls to Hoxton hipsters; from the power to glory: in page after page of stunning photographs, reproduced big and bold like the city itself, London at last gets the photographic tribute it deserves.
Photographs by: Slim Aarons, Eve Arnold, David Bailey, Cecil Beaton, Bill Brandt, Alvin Langdon Coburn, Anton Corbijn, Terence Donovan, Roger Fenton, Bert Hardy, Evelyn Hofer, Frank Horvat, Tony Ray-Jones, Nadav Kander, Roger Mayne, Linda McCartney, Don McCullin, Norman Parkinson, Martin Parr, Rankin, Lord Snowdon, William Henry Fox Talbot, Juergen Teller, Mario Testino, Wolfgang Tillmans, and many, many others.
Iniziò la sua attività come Taschen Comics, pubblicando la grande collezione di comics del fondatore. Taschen ha avuto un ruolo considerevole nel rendere accessibili al pubblico dei grandi circuiti librari certe manifestazioni meno visibili dell’arte, incluse raffigurazioni feticiste, arte queer, immagini d’erotismo d’epoca, pornografia e riviste per adulti (inclusi libri a più mani con il magazinePlayboy). Taschen ha contribuito a portare queste forme di arte alla fruizione di un pubblico più ampio, pubblicando questi volumi potenzialmente controversi parallelamente alle più convenzionali ristampe di comics, fotografia artistica, pittura, design, moda, storia della pubblicità, cinema, e architettura.
Libri pubblicati da Taschen
Le sue pubblicazioni sono disponibili in una varietà di formati, dai voluminosi tomi che trattano in dettaglio l’opera omnia di Leonardo Da Vinci, a libri sorprendentemente insoliti di medio taglio, fino alla collana editorialeIcons, con i suoi volumetti “flexicover” che sintetizzano i temi più disparati, dalle vecchie pubblicità di Las Vegas fino al nudo maschile. La Taschen ha anche prodotto calendari, agende, e cartoline di soggetti popolari.
La mission esplicita della casa editrice è quella di pubblicare libri d’arte innovativi, splendidamente concepiti, a prezzi accessibili. La collana Icons, ad esempio, pubblica molti nuovi volumi all’anno che, con un prezzo di circa 10 dollari, sono a buon mercato nell’ambito della pubblicazione di collezioni d’arte. Dello stesso stile è la collana Taschen Basic Architecture, che comprende alcuni dei più eminenti architetti della storia, come Frank Lloyd Wright. Un’altra serie popolare è la Taschen Basic Art, che annovera circa 80 volumi, ciascuno dedicato a un diverso artista, spaziando da personaggi come Michelangelo fino ad artisti più recenti come Norman Rockwell.
Ha inoltre pubblicato il secondo tra i libri più costosi nella storia dell’editoria: il volume GOAT (Greatest of All Time), un tributo a Muhammad Ali, di 700 pagine e un prezzo di 12.500 dollari, che lo Spiegel ha definito «la cosa più grande, ponderosa, brillante mai pubblicata nella storia del mondo civilizzato». Ha anche pubblicato la retrospettiva di Helmut Newton, Sumo, da 1.500 dollari, e il volume Araki in edizione limitata da 2.500 dollari.
Librerie
Quartier generale della Taschen, Colonia, Germania.
Negozi della catena di librerie Taschen sono presenti
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