Poesie di Adriana Signorelli-Poetessa siciliana

 

Biblioteca DEA SABINA

ADRIANA SIGNORELLI
ADRIANA SIGNORELLI

Poesie di Adriana Signorelli-Poetessa siciliana

Sognando due Ali

<Tutte le cose sono belle,

e lo diventano ancora di più

quando non abbiamo paura

di conoscerle e provarle.

L’esperienza

è la Vita con le ali. >>

(K.Gibran,”Lettere d’Amore del Profeta”)

Non avevo aperto neanche gli occhi quando il mio cuore cominciò a battere.

Per la verità non sapevo neanche che quell’affare lì si chiamasse “cuore”, ma imparai presto.

Avevo però già sentito parlare della “Luce” e dicevano che con quella si potevano vedere tante cose belle.

<<Chi me lo aveva detto?>>. Beh! Adesso non ricordo. E’ passato così tanto tempo!

Però lui, il mio cuore, lo sapeva bene e, a giudicare dai battiti, sembrava che non vedesse l’ora di incontrarla, la Luce.

Non so neanche come facesse a sapere quando sarebbe avvenuto il momento della “scoperta”, però mi avvisò: cominciò a gridare così forte che, più che battiti, i suoi sembravano scosse di terremoto!

Io, comunque, capii cosa stava cercando di comunicarmi e mi preparai per l’avvento.

<<Anch’io ero ansiosa di sapere!>>.

Passarono delle ore: qualcuno dice otto, qualcun’ altro nove. A me sembrò un’eternità.

<<Ecco, ci siamo!>>. Sentii gridare. Ma non era il mio cuore che urlava!

<<E allora chi era? >>. Non ricordo neanche questo: i miei occhi erano ancora chiusi.

<<Magari altri cuori che parlano!>>. Pensai.

Sì, doveva essere per forza così.

Uno di loro disse: <<È venuta alla luce!>>.

Ma io non capivo, per me era ancora buio.

<<E va bene, aspettiamo!>>. E pazientai.

Passarono dei giorni.

******

Una notte mi svegliai di soprassalto, per la paura aprii gli occhi e per tranquillizzarmi dissi a me stessa: <<Sarà stato solo un incubo. Qui è tutto così bello!>>. Avevo appena visto la luce.

<<Allora era vero quello che dicevano di lei!>>, dissi gioendo. Era tutto così bello!

Non sapevo cosa fossero quelle cose che si muovevano e perché ce ne fossero tante altre che invece stavano ferme, però, mi piaceva guardarle. E poi, sembravano tutti così contenti.

Beh! Se erano così felici doveva pur esserci un motivo e io dovevo scoprirlo: <<Anche io volevo essere

così!>>.

******

Passarono gli anni, e io imparavo in fretta.

Pensate, non avevo neanche l’età da scolaretta quando entrai in prima elementare.

<<Ero un genio!>>. E sì, proprio così.

Non lo dicevo per presunzione, non sapevo neanche cosa fosse.

Però, io sapevo di esserlo e anche gli altri lo sapevano. Era tutto così bello!

<<Ora capisco perché tutte quelle facce contente!>>. Finalmente realizzai.

Ma certo, come si fa a non essere contenti: <<È cosi bello vivere!>>.

Pensavo di avere capito tutto della vita, se no … che “genio” ero?

E invece – ahimè! – non avevo ancora capito niente!

******

Arrivò il giorno in cui tutti i visi che ricordavo sorridenti si spensero e ancora una volta non capivo il perché.

Ero troppo piccola, non potevo capire i cosiddetti “grandi”.

Ma vi dirò di più: <<Non volevo neanche capirli!>>.

Preferivo restare piccola e ignorante e se essere grande significava diventare triste, beh, <<Allora non voglio crescere!>>. Mi ripetevo.

E per saziare questo desiderio, mi convinsi che i vecchi nascessero vecchi, i genitori nascessero già genitori e i bambini nascessero bambini e che ognuno di questi moriva così come nasceva.

Ma certo. Doveva essere per forza così: <<Se io non volevo diventare triste, allora non potevo neanche diventare grande!>>.

Tutto filava, ma … ahimè! Non era così.

******

Potevo decidere di rimanere “piccola” dentro, ma fuori ero già grande.

E anche per me arrivò l’odiato giorno della trasformazione.

“Metamorfosi”: è così che la chiamava qualcuno più grande e più famoso di me. Parlava di un uomo e di uno scarafaggio, credo.

Adesso non ricordo: <<Non mi piaceva imparare l’arte di essere triste!>>.

Preferivo concentrarmi sulle cose che, al di là dell’età biologica, continuavano a trasmettermi la gioia di vivere.

<<Cosa erano queste cose?>>. Ma i sogni, ovviamente.

Non so perché gli altri non li usassero, eppure ce li abbiamo tutti. Mah!

<<Forse che agli altri piace essere tristi? Chissà!>>.

Forse a loro sì, ma a me <<No!>>.

Io non li capivo proprio: prima ti insegnano che la vita è bella, che devi ritenerti fortunata perché ci sono tanti altri bambini che hanno meno di te – o, peggio ancora, non hanno niente -, che devi essere buona ed ubbidiente – e fino a qui, a me stava bene tutto! – e poi …

Così, all’improvviso, ti costringono a credere che non è vero niente, o quasi.

Diciamo che ti cambiano le regole del gioco: devi continuare ad essere ubbidiente e fare la brava, ma la vita è brutta e non c’è spazio per i sogni.

E come se non bastasse: gli altri sono cattivi, ma tu devi essere buona. <<Ma come??!!>>.

Ma, allora, tutte quelle brave persone che finora mi avevano amorevolmente cresciuto in realtà mi avevano preso solo in giro!

Allora, la vita è un inganno!!!

Scusate se parlo, ma almeno avvertitemi prima; così, anziché morire avrei preferito non nascere mai. Ma oramai ero lì, viva e vegeta.

E come si fa a rinunciare ad un dono che ti viene dato con tanto amore?

E poi, come si fa a rinnegare chi si era preso cura di te? E di fatti, non si può.

Così mi rassegnai, e feci come mi dissero o ordinarono – fate voi, per me era uguale! –.

******

<<Che dire? >>. Avrò pure fatto felice Lui, e loro… Ma io stavo morendo lo stesso.

Con l’unica differenza che: mentre la “Morte” vera dura un attimo, la mia stava durando un’eternità.

Ma presto mi rassegnai anche a questo.

<<Forse è proprio così che doveva andare! >>.

E poi, io avevo tutto – o almeno così sembrava – mentre il mondo era pieno di gente che non ha niente e non per questo stava male.

<<Avrei preferito nascere povera, se è la povertà che rende felici>>. Mi ripetevo, e ripetevo… e ripetevo.

Ma neanche questo era vero, non del tutto.

<<Allora siamo tutti destinati a soffrire!!!>>. Esclamai con tanta ferocia.

Eppure c’era tanta gente che rideva intorno a me.

<<Ma come fanno?>>, mi domandavo.

<<Forse sono io che chiedo troppo!>>, rispondevo.

Ma neanche questo era vero.

E nel silenzio della mia morte, mi rassegnai.

E poi, se questo rende felici almeno loro, così sia!

******

Mi avevano tolto tutti i sogni, ma non mi avevano ancora tolto tutto.

La “speranza”, quella, non te la può togliere nessuno.

E mi rassegnai a sperare.

Passavano i giorni, niente di nuovo. Io, però, dovevo resistere.

Non sapevo ancora come sarebbe finita, ma – come si suol dire – l’avrei scoperto solo vivendo.

O meglio, facendo finta di vivere.

Non so come facevo a respirare dato che il mio cuore non batteva più oramai da tempo. E non capivo neanche come facesse il mio cuore a soffrire dato che non vivevo più.

Ma ci fu un momento in cui cominciai a capire una cosa: la vera Luce, quella bella di cui tanto avevo sentito parlare ancor prima di nascere, era proprio quella che non si vedeva. E che l’incubo, quello vero, era iniziato proprio nell’istante in cui aprii gli occhi.

<<Povera bimba ingenua, altro che genio!>>. Il “genio dell’invisibile”, forse.

Ma che bello c’è ad essere genio di qualcosa che nessun’altro vede?

Eppure io ne ero certa: ero un genio! Forse un genio solitario, ma pur sempre un genio.

E sapevo pure che un giorno lo avrei dimostrato. Non sapevo ancora come, ma anche di questo ne ero certa.

E di lì, a poco, le cose cominciarono a cambiare.

******

Un giorno, non ricordo se mattina o sera – per me era sempre notte! –, comunque…

Un giorno, bussò un angelo alla mia porta: non aveva le ali, ma aveva un cuore ed era venuto a fare luce sul mio.

Mi portò una brutta notizia, almeno così sembrava.

Mi disse che il mio Babbo, quello vero, era morto ancor prima che io fossi stata concepita e che quelli che mi avevano cresciuto non erano i miei veri genitori. <<Ero stata adottata, dunque>>.

Dovevo molto a quelle persone e non avrei mai voluto far loro del male, ma loro stessi mi avevano insegnato che l’obbedienza verso i genitori è d’obbligo per i figli. Pertanto, mi capirete quando vi dico che ho cominciato ad obbedire al mio Babbo. Quello vero, però!

Forse voi sì, ma loro non mi capirono.

L’angelo mi disse pure che il mio Papino caro, prima di morire, mi lasciò una grande eredità, ma dovevo andarmela a cercare da sola.

<<Ero ricca, quindi>>.

E magari finalmente avrei potuto realizzare tanti sogni. Forse.

Beh! Non so cosa intendesse quell’angelo con il termine “eredità”, ma ad essere sincera non me ne fregava poi così tanto.

Io volevo solo ciò che era mio e mi era stato tolto: << Io volevo il mio Papino!>>.

Partii lo stesso, dunque, ma alla sua ricerca.

Sapevo che un giorno avrei trovato quello che cercavo, anche se ancora non sapevo neanche io cosa cercassi.

Prima di partire dissi: <<Vado a cercare il mio Babbo, e poi ritorno!>>.

Ma erano tutti così impegnati a pensare a loro stessi che nessuno ascoltò le mie parole. E, nel silenzio del mio cuore, me ne andai.

******

Dicono che ai grandi, alla “gente adulta”, – così si fanno chiamare! – non bastano le parole: loro vogliono i fatti!

Ebbene! Finalmente avevamo trovato un punto d’incontro: <<Loro vogliono i fatti, e io non sarei tornata se non prima di aver trovato il mio tesoro. Quello vero, però!>>.

Passarono gli anni e, nonostante le fatiche, la solitudine e l’umiliazione, la mia ricerca non si fermò.

Continuavo ad ignorare ciò che cercavo, ma più andavo avanti e più sentivo che doveva essere qualcosa di veramente grande. E meno avevo desiderio di tornare indietro!

Non avevo ancora trovato il mio tesoro, però, – senza saperlo! – lo stavo seminando, e da lì avrei raccolto. <<Cosa ho raccolto?>>.

I miei sogni, ovviamente!

Ah! Scusate, ma non vi ho ancora detto quali erano. Lo faccio adesso: <<Pace, Amore … e Libertà!>>.

E non vi ho ancora detto la fine. Lo faccio ora.

Il mio Papino è vivo! E sapete cosa mi ha detto? Ve lo dico io: <<I sogni esistono, basta crederci!>>.

E mentre lo diceva, mi porgeva in dono la mia eredità: due Ali!

******

<<Ora si che i conti tornano!>>

Non c’è vita senza sogni, e non c’è sogno che non può realizzarsi. E se lo dice Lui potete crederci.

<<Chi è Lui?>>. Ma come?!

Tutti ne parlano, tanti professano la sua parola, altri fanno propria la sua legge, ma solo gli Angeli ci credono. Quelli veri, però!

Comunque, chiamatelo Dio, o Signore, o Spirito Santo se volete: <<Io l’ho chiamato Babbo, e lui mi ha risposto!>>.

Ah! Ve lo avevo detto, io, che ero un genio!

 

 

Ora l’Anima Mia Piange

 

Dal dolor mi chiudo il petto,

abbasso il capo, sento tutto.

Questo cuore disperato

soffre tanto perché ha sentito.

Solo spine conficcate,

grida forte, ma non guardate!

Un dolor ancor più netto

si dispiega sotto il petto.

Questo nodo che mi stringe,

congela pure la faringe.

Le mie gambe piegate stanno

per difendermi dal mondo.

Poi un abbraccio caloroso

stringe forte il cuore ombroso.

Il mio capo resta chino

per parlargli da vicino.

Che questo cuore sofferente

tutto vede e tutto sente.

Stringo i pugni e mi rialzo,

faccio spazio al mio coraggio.

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Radici

 

Io son niente, io son tutto.

Ascolto il bello eppure il brutto.

Presto il male se ne andrà,

non ho smesso di sperar.

Tanti fiori qui per tutti,

raccogliete i vostri frutti.

Che la quercia si è piegata

e più forte poi rinata.

Ora i rami sono forti,

parla piano e dillo a tutti.

Questa quercia rigogliosa,

sta in piedi ora gioiosa.

Le sue foglie han patito

per il figlio disperato.

Sotto terra le radici,

non si mostran ai cuor nemici.

Ma nel buio han scavato,

il cammin vien preparato.

Poca acqua e poca luce,

trovan pur la lor pace.

Ora i fior stan per sbocciare,

taccion pur le bocche amare.

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Soffio

 

Ogni nome il suo destino,

sette doni dal padrino.

Colei che punge mi chiamasti,

ma il senso non spiegasti.

Benedetto questo nome,

sotto il segno della Croce.

Una guerra lo aspettava,

di trovarla non sapeva.

I suoi piani eran già fatti,

chiese aiuto a sordi e matti.

Che quest’opera un po’ folle

prima scuote e poi fa bolle!

Queste bolle trasparenti

ai bambini fan contenti.

Se le tocchi poi svaniscono

e nell’aria di disperdono.

Ma il bambino che tutto sa,

lui non smette di soffià.

Ecco il vento arriva piano

e soffiò nella sua mano.

Dolce e tenero il suo incanto

diede inizio a questo canto.

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Dov’è il mio bambino?

 

Ora lo sento, lo porto ancora,

lo tengo dentro.

È il dolor assai forte

che patisce ad ogni Morte.

È straziante, troppo dolente.

È un cuore andato in fiamme.

Ora piange e poi si espande,

ma nessuno lo comprende.

Allora grida e urla forte:

<<Fai arrivare la mia morte!>>.

Questo mondo pien d’orror

Io rinnego con rancor.

Ora Padre , per favor,

non lasciarmi tutto sol!

Ai bambini fan del male,

con fucili e pugnalate.

E col sorriso e poi l’inganno

ti denunciano il tuo danno.

C’è una bestia assai feroce

che li accolse nella brace.

Ma del fuoco, io, ho paura

e nascondo la mia tortura.

E il mio cuore s’incendiò

quando satana ritornò.

<<Non ti voglio brutta bestia,

solo tu la mia disgrazia!>>.

Ma la bestia intelligente

si è armata di tanta gente.

Bombe a mano alle sue truppe,

micidiali, ma mai brutte!

C’è una guerra qui nel mondo,

io la sento dal profondo.

Tanto male qui vicino,

<<Ma dov’è il mio bambino?>>.

Nel giardin stava giocando

e al sol poi mirando,

né con l’occhio né col dito,

ma di odio era fornito.

Quella bestia ha fatto centro:

la sua fiamma coce dentro!

Con orrore e ripugnanza,

faccio finta che lui danza.

Ma con occhio lacrimoso

ai miei piedi, ora, pietoso.

Fallo dunque scomparir

a quell’uomo assai incivil.

Che per opere d’orgoglio

ha ammazzato pure il figlio!

Usa l’Arma più grandiosa

e porta pace alla Tua Casa.

Fallo presto, per favor,

che dell’alito ho l’odor.

Fallo andà nella sua gabbia,

che da lì nessuno tocca.

Metti poi un gran sigillo

E <<Non aprite!>>, a tutti dillo.

Che quella bestia ora verace

possa crepar nella sua brace.

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L’inganno

 

Pien di colpe

è l’anima mia,

ma ecco un soffio

e se le porta via.

 

Le sue mani

benedette

col perdono

poi le accolse.

 

Nel peccato

son caduta,

ma pentita

e rialzata.

 

Cuore puro

e pien di grazia,

ora batte

la speranza.

 

Guardo avanti

e seguo dritto,

non mi ferma

il pregiudizio.

 

Pien d’inganni

questa terra,

resto muta

e resto ferma.

 

Ma la rabbia

mi assalì,

questo cuor

è pien di spin!

 

Solo odio

e vuoto intorno,

come ciechi

van vagando.

 

Del suo Giudizio

non interesse,

solo denaro

nelle  tasche.

 

Chiudo gli occhi,

scuoto il capo:

“Son caduti

nel peccato!”

 

 

Mi dispero

e grido forte:

“Hanno chiuso

le tue porte!”

 

Pien d’orgoglio

rigonfiati,

rinnegando

i lor peccati.

 

 

Ma il Tuo Cuore

così grande,

non pretese

le condanne.

 

Alla porta

ribussasti,

ma i cuor

come sassi.

 

Un grande muro

hanno innalzato

per nasconder

questo peccato.

 

Ma il tuo occhio

vede tutto

e il cuor ne soffre

il lutto.

 

Ora il figlio

disperato

vuole essere

salvato.

 

Prega sempre,

giorno e notte,

stringe i denti

e si fa forte.

 

 

Che quest’urlo

di salvezza,

rimbomba forte

nella stanza.

 

Di ingiustizie

siamo invasi,

quelle bestie

sono evase.

 

Invincibili

si mostrarono

e la guerra

dichiararono.

 

Tanto male

in giro fanno,

cercan fama

ma con l’inganno.

 

E il figlio

senza colpe

augurò

tante disgrazie.

 

Ma il mal

così aumenta

e fa perder

la speranza.

 

 

E se questa poi

si spegne

apre porte

alle sue fiamme.

 

Che il maligno

sempre in agguato

il suo male

ha sussurrato.

 

E l’orecchio

che lo accolse

della rovina

non si accorse.

 

Tanta pena

ora mi fanno,

han creduto

al suo inganno.

 

Ma la scelta

fu la loro

accecati

da quell’oro.

 

Ricoperti

d’arroganza,

persero pure

la coerenza.

 

 

Ma si sa che

l’ignoranza

porta, aimè,

la sofferenza.

 

Questo orrore

e questo mal,

non ho voglia

di guardà!

 

Giro il capo,

penso altro.

Alzo gli occhi

e guardo in Alto.

 

Mi vergogno

per il tutto,

lor non sanno

cosa han fatto!

 

Chiedo aiuto

e perdon per loro,

per l’ignoranza

e le coron d’alloro.

 

Una preghiera

disperata,

giacché mi sento

disarmata.

 

 

Il mio potere

così piccino

spera ancora

come bambino.

 

Che di lui

non ho paura,

io preferisco

la Tua Cura.

 

Assai più grande

è la Tua Forza,

lo dicesti

già in partenza.

 

L’uomo schiavo

qui non piacque,

l’amor proprio

fu più forte.

 

E l’Amore

rinnegato  

all’inferno

vi ha portato.

 

Non stupitevi

pertanto,

se il mondo

va a fondo.

 

 

Questa guerra

senza fine

prende forma

tra le rovine.

 

Ma la promessa

che Lui fece

è di portare

la Sua Pace.

 

Un progetto

aveva in mente,

poi svelato

dolcemente.

 

Il maligno

ora zittito

nella piega

mette il dito.

 

Il suo esercito

ha mollato,

perché ora

impaurito.

 

Che solo Uno

è il più forte

e chi ha creduto

non vedrà la Morte!

ADRIANA SIGNORELLI
ADRIANA SIGNORELLI

 

 

ADRIANA SIGNORELLI-Nata a Caltagirone, in Catania, è psicologa e psicoterapeuta in formazione presso l’Istituto di Gestalt di Siracusa. Utilizza la scrittura come canale espressivo privilegiato tanto nel privato, come passione, quanto nell’attività professionale. Esistenzialista di fondo, sempre alla ricerca del senso della vita e delle sue vicissitudini, affronta temi universali quali amore, dolore, solitudine, morte e fede. Trova nella capacità introspettiva e nell’incontro empatico con l’altro la chiave di ispirazione per i suoi testi.