Poesie inedite di Zahira Ziello pubblicate dal blog L’Altrove-
Zahira Ziello è nata in provincia di Caserta, ha frequentato il liceo classico ed è diplomata all’accademia di recitazione, si occupa di teatro e drammaturgia. Ha pubblicato Sibilla (Terra d’ulivi Edizioni).
GEOMETRIE I
Era dolce baciare la verticale della tua schiena, poggiare su di te la mia guancia stanca e, affamati capire che non c’era amore, solo poca voglia e pelle sudata, Nessuna cura ma la ricerca di un centro che sapesse stringerci voglioso, non come facevamo noi.
Era dolce baciare il centro della tua schiena.
GEOMETRIE II
Non mi manca il tuo amore Mi manca raschiarmi cuore e vene per permetterti di entrare. Ritrovarti la notte lì, steso a gemere lento Rannicchiato e placito a otturare lo spazio dove prima scorreva forte il sangue. E poi scoprirmi entusiasta e piena Di un’euforia che non mi apparterrà Perché ogni tua cura tornerà a te E a me resterà il vuoto che avevo scavato per permetterti entrare.
GEOMETRIE VII
Sapessi frazionare in cerchi la realtà, mi libererei dei rigidi assiomi di questa folle ellisse, che carceriera, trattiene in sé un dramma ripetitivo e indolente ma mai menzognero.
Sapessi sedermici su e impormi, renderei torchio il cerchio e le assi e muovendolo deciderei io cosa stringere (almeno in questa tra le ripetizioni)
E il torchio cosa maciullerebbe? L’area del cerchio? I resti del contorno? O i resti miei?
L’AUTRICE
Zahira Ziello è nata in provincia di Caserta, ha frequentato il liceo classico ed è diplomata all’accademia di recitazione, si occupa di teatro e drammaturgia. Ha pubblicato Sibilla (Terra d’ulivi Edizioni).
L’Altrove è un Blog di poesia contemporanea italiana e straniera
“La poesia non cerca seguaci, cerca amanti”. (Federico García Lorca)
Con questo presupposto, L’Altrove intende ripercorrere insieme a voi la storia della poesia fino ai giorni nostri.
Si propone, inoltre, di restituire alla poesia quel ruolo di supremazia che ultimamente ha perso e, allo stesso tempo, di farla conoscere ad un pubblico sempre più vasto.
Troverete, infatti, qui tutto quello che riguarda la poesia: eventi, poesie scelte, appuntamenti di reading, interviste ai poeti, concorsi di poesia, uno spazio dedicato ai giovani autori e tanto altro.
Noi de L’Altrove crediamo che la poesia possa ancora portare chi legge a sperimentare nuove emozioni. Per questo ci auguriamo che possiate riscoprirvi amanti e non semplici seguaci di una così grande arte.
Poesie inedite di Martina Maria Maria Mancassola pubblicate dal blog L’Altrove
Martina Maria Mancassola è una scrittrice, poetessa e operatrice certificata di scrittura terapeutica, oltre che insegnante di Yoga Nidra e facilitatrice di mindfulness. La sua scrittura esplora l’introspezione emotiva, la ricerca interiore e la bellezza nascosta nei dettagli quotidiani, utilizzando un linguaggio evocativo e metafore potenti. Ha pubblicato Diario delle Fragilità con New Book Edizioni (2024) e le sue poesie sono apparse su Bottega della poesia – La Repubblica di Bari, L’incendiario, e L’Altrove. Martina è anche la creatrice del podcast “A Cuore Aperto” su Spotify e gestisce il canale YouTube “Yoga con Martina”, dove condivide pratiche di Yoga Nidra e meditazione, aiutando le persone a trovare equilibrio e consapevolezza interiore.
Martina Maria Mancassola
Quando inizio a danzare
Sposto il mondo di un centimetro
In là
Tu vieni vicino
E mi tendi la mano
Ma io cerco – nelle mani di un uomo –
La verità
Una storia mai narrata a nessuno
Una virgola che cambia senso alla frase
Un verbo infinito entro cui stare
Senza dover sottostare a coniugazioni
Che trasformano i miei confini in limiti
E i tuoi occhi in diavoli
Voglio poter ballare nelle tue mani
Sopra il tuo corpo
Sentirmi cielo che non scompare
All’orizzonte
Essere pioggia che cade
Nella notte
E bagna chi incontra
Mescolarmi al passato della gente
Camminare sul profilo delle montagne
Entrare nei boschi a cercare gemme
O stelle
Addormentarmi nella rugiada dell’erba
E quando avrò fatto tutto questo
Ripartirò
Perché chi non vuole ricominciare
Perde tutte le vite che non ha.
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Se saprai abbracciarmi
Senza schiacciarmi
Sfiorarmi senza toccarmi
Le nostre anime riveleranno
L’una all’altra
Le forme di chi siamo stati
Prima di noi
Tu lo sai che chi incontriamo
Cambia il nostro dna
In una parte così infinitesimale
Che gli scienziati non se ne sono accorti
Ma io si
Perché quando ti ho toccato
Non ero più
Sono diventata il tempo che cambia
Che ha aspettato me.
________________________________________
Mi troverai dietro un’ombra che balla
O forse dietro una porta
Sempre occupata a nascondermi
Perché la vita non mi colpisca
Arriverai per amarmi
O per ferirmi?
Non sono un pezzo di pane
Che spezzi, mangi o butti via
Sono un bocciolo in fioritura
E ho bisogno di luce
Ancor di più di vento dell’est
Che mi porti al mare
Per trasformarmi in una barca
E imparare a nuotare
Mi tufferò per raccogliere perle
Da portare alla donna del mare
Che vive contando conchiglie
E costruendo nuovi mari sul fondale
Mi chiederà di restare
Tu puoi diventare amore e arrivare
E se non verrai
Sarò la fanciulla del regno
Senza qualcuno da amare.
Biografia-Sono Martina Maria Mancassola, ho 28 anni e vivo a Verona.
Sono laureata in giurisprudenza con 110/110 ed attualmente sono specializzanda presso la Scuola di Specializzazione Per Le Professioni Legali delle Università di Verona e Trento. Nel 2009 ho conseguito il diploma di quinto anno di pianoforte e triennale di solfeggio presso il Conservatorio Dall’Abaco di Verona.
Nel tempo libero curo i miei due blog letterari – su Instagram @jane_austen_92 e @stoleggendo.mancassolamartina – in cui diffondo le mie poesie del cuore, i passaggi di classici e contemporanei che hanno rappresentato per me occasione di riflessione e di crescita.
Ho un grandissimo difetto: non smetto mai di acquistare libri! Mi perdo nelle librerie della città e nei mercatini dell’usato, in cui trovo sempre una vecchia edizione da custodire ed abbracciare. Amo sognare e leggendo libri ho vissuto tantissime altre vite!
Sono follemente innamorata del Sud Italia ed appena posso mi reco da nonna a Catanzaro Lido per ritrovare la pace contemplando il mare ed ammirando il volo dei gabbiani.
Il mezzo attraverso cui esprimo pienamente me stessa è la scrittura. Ho pubblicato varie raccolte di poesia e brevi scritti in prosa. Amo le parole perché nulla chiedono e tutto donano!
Amo la musica, i miei cantautori del cuore sono De André e Guccini. Ammiro e ricerco l’arte in tutte le sue forme, che sia pittura, scultura o letteratura.
D’estate lavoro come corifea – comparsa donna – presso la Fondazione Arena di Verona; l’opera lirica è un’altra mia grande passione.
Organizzo gruppi di lettura mensili tramite il mio canale Telegram Gruppo di lettura con Jane, sono green friendly, amo viaggiare, camminare in mezzo alla natura e meditare… il resto lo scoprirete curiosando nei miei blog
Rivista L’Altrove
“La poesia non cerca seguaci, cerca amanti”. (Federico García Lorca)
Con questo presupposto, L’Altrove intende ripercorrere insieme a voi la storia della poesia fino ai giorni nostri.
Si propone, inoltre, di restituire alla poesia quel ruolo di supremazia che ultimamente ha perso e, allo stesso tempo, di farla conoscere ad un pubblico sempre più vasto.
Troverete, infatti, qui tutto quello che riguarda la poesia: eventi, poesie scelte, appuntamenti di reading, interviste ai poeti, concorsi di poesia, uno spazio dedicato ai giovani autori e tanto altro.
Noi de L’Altrove crediamo che la poesia possa ancora portare chi legge a sperimentare nuove emozioni. Per questo ci auguriamo che possiate riscoprirvi amanti e non semplici seguaci di una così grande arte.
Dalila e Daniela, le fondatrici.
Per informazioni: laltrovepoet@outlook.it
Andrea Figari -Poesie Inedite pubblicate dal Blog L’Altrove
Andrea Figari è nato a Torino nel 1983 e ha conseguito la Laurea specialistica in Giurisprudenza presso la Facoltà di Torino. È autore fin qui di quattro raccolte, tutte pubblicate con Carta e Penna Editore: “Sentieri d’Esperanza” (2009), “Schegge di Rwanda” (2010), “ChiScac? Ovvero scacchi inVersi” (2013), “POeLITICA, Schegge di Poesia” (2020). Partecipa attivamente ad iniziative, incontri letterari oltre che aver ottenuto riconoscimenti in concorsi. Gestisce il blog: https://scheggedipoesia.wordpress.com/
Intreccio di colori
Vessillo di pace. La sua bandiera, i suoi colori, un intreccio di pensieri, arcobaleno di immagini. Il rosso è il primo scalino, il colore del sangue, quel sangue che scorre nelle vene e fino al cuore, al suo battito giunge. Rosso che si intreccia con l’arancione, il colore della buccia di molti agrumi, frutti di alberi, prezioso cibo per gli inverni freddi. Arancione che si intreccia con il giallo, il colore del grano nei campi da raccogliere e far divenire pane; un raggio di sole a riscaldare il suolo. Giallo che si intreccia con il verde, il colore della speranza, dell’erba e di un albero le sue foglie; un prato su cui correre. Verde che si intreccia con l’azzurro, il colore del cielo limpido, schiarito dopo il passaggio delle nuvole; in una favola il nome di un principe. Azzurro che si intreccia con il blu, il colore del mare, sguardo verso l’orizzonte a scrutare terre lontane. Blu che si intreccia con il viola, il suono dolce di uno strumento musicale, il nome di un fiore, per concludere il percorso.
La grolla dell’amicizia
Si narra una storia tra le case in pietra della Valle d’Aosta. Si tramanda il tempo che fu seduti davanti ad un camino, in una baita di montagna. Occasione preziosa a conclusione di una fredda giornata, al calare della sera, con le impronte di vita lasciate ormai sulla neve. Intorno al fuoco si ripercorrono i momenti, gli attimi trascorsi insieme. Si ripercorrono i ricordi, emozioni che si imprimono dentro. Gli sguardi si incrociano, le mani attendono la presa i legami si rafforzano. Il dolce profumo nell’aria inebria gli animi, riscalda i cuori. Giunge il momento del passaggio. Un grazie, un prego, un tesoro al suo interno, la bevanda è da sorseggiare, il rito, il calore della convivialità, la grolla dell’amicizia.
Sarebbe tempo
Sarebbe tempo di pace, sarebbe il tempo di seminare il grano nei campi d’Ucraina. Sarebbe tempo di pace, sarebbe il tempo di raccogliere il cibo di una terra coltivata. Sarebbe il tempo di dare spazio, alle stagioni, il loro trascorrere, lento e inesorabile. Sarebbe il tempo della natura, scende la neve in inverno, il sole scalda i germogli in primavera. Sarebbe tempo di pace, sarebbe il tempo di non dimenticare, di ricordare. Di costruire, di ricostruire, di risollevare. Sarebbe il tempo di mani, occhi e volti, sguardi che si intrecciano, diritti che si fondono, si infondano in luoghi dove sono ancora negati. Sarebbe il tempo della gente comune, di Russia e Ucraina. Di Iran, di chi ogni giorno è in lotta.
L’AUTORE
Andrea Figari è nato a Torino nel 1983 e ha conseguito la Laurea specialistica in Giurisprudenza presso la Facoltà di Torino. È autore fin qui di quattro raccolte, tutte pubblicate con Carta e Penna Editore: “Sentieri d’Esperanza” (2009), “Schegge di Rwanda” (2010), “ChiScac? Ovvero scacchi inVersi” (2013), “POeLITICA, Schegge di Poesia” (2020). Partecipa attivamente ad iniziative, incontri letterari oltre che aver ottenuto riconoscimenti in concorsi. Gestisce il blog: https://scheggedipoesia.wordpress.com/
L’Altrove -Chi siamo
“La poesia non cerca seguaci, cerca amanti”. (Federico García Lorca)
Con questo presupposto, L’Altrove intende ripercorrere insieme a voi la storia della poesia fino ai giorni nostri.
Si propone, inoltre, di restituire alla poesia quel ruolo di supremazia che ultimamente ha perso e, allo stesso tempo, di farla conoscere ad un pubblico sempre più vasto.
Troverete, infatti, qui tutto quello che riguarda la poesia: eventi, poesie scelte, appuntamenti di reading, interviste ai poeti, concorsi di poesia, uno spazio dedicato ai giovani autori e tanto altro.
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L’introspezione poetica di Francesco Scarabicchi |Blog L’Altrove-
Francesco SCARABICCHI
Francesco SCARABICCHI (Ancona, 10 febbraio 1951 – Ancona, 22 aprile 2021),ha pubblicato, in versi: La porta murata (Residenza, 1982), Il viale d’inverno (L’obliquo, 1989), Il prato bianco (L’obliquo, 1997), l’auto-antologia Il cancello (Pequod, 2001), con una nota di Pier Vincenzo Mengaldo, che raccoglie una scelta dai tre libri precedenti e copre un arco di tempo dal 1980 al 1999. In collaborazione con il pittore bresciano Giorgio Bertelli ha realizzato, fra l’altro, Via Crucis (Sestante, 1994) e Diario di Càlena (Stamperia dell’Arancio, 1995). Ha tradotto da Machado e da Lorca raccogliendo una selezione di brani in Taccuino spagnolo (L’obliquo, 2000). Si occupava di arti figurative. Alcune delle sue cronache d’arte (1974-2006) sono state edite in L’attimo terrestre (Affinità elettive, 2006). Ha ideato e coordinato la rivista semestrale di scritture, immagini e voci «nostro lunedì». Per i tipi della Donzelli ha pubblicato nel 2003 L’esperienza della neve, con cui ha vinto il Premio Crati e il Premio Metauro nel 2004.
Francesco Scarabicchi è stato un poeta la cui opera merita sicuramente un’analisi. La sua poesia si distingue per una profonda introspezione e una raffinata ricerca stilistica, elementi che riflettono una sensibilità unica nel panorama della letteratura italiana contemporanea.
Nato nel 1951 ad Ancona, Scarabicchi ha iniziato la sua carriera letteraria in un contesto culturale ricco e complesso, che ha influenzato notevolmente il suo sviluppo artistico. La sua produzione poetica si caratterizza per l’uso di un linguaggio preciso e evocativo, in grado di trasmettere emozioni e riflessioni profonde. Le sue opere esplorano temi universali come l’identità, la memoria e il rapporto tra l’individuo e il mondo circostante.
Un aspetto distintivo della poesia di Scarabicchi è la sua capacità di fondere elementi autobiografici con riferimenti culturali e storici. Questa fusione conferisce alle sue poesie una dimensione di universalità, permettendo al lettore di identificarsi con le esperienze e le emozioni espresse. La sua scrittura, pur mantenendo una forte personalità, si apre a una pluralità di significati, invitando a una lettura critica e riflessiva.
Scarabicchi ha pubblicato numerose raccolte di poesia, ognuna delle quali contribuisce a delineare il suo percorso artistico. Tra le opere più significative si possono citare Il prato bianco (Einaudi), L’esperienza della neve (Donzelli) e La figlia che non piange (Einaudi), le quali esplorano temi di memoria, perdita e identità.
Nella sua opera, La figlia che non piange, la poesia di Francesco Scarabicchi riflette sulla fugacità del tempo e sull’esperienza umana, utilizzando immagini evocative di luoghi e momenti significativi. Attraverso dediche e riferimenti a figure letterarie, Scarabicchi esprime una sensibilità profonda verso il passato e l’assenza, evidenziando la fragilità della vita e l’importanza delle parole come unico legame con ciò che è stato. La sua scrittura, caratterizzata da una sobrietà lirica, si confronta con la fine della vita, offrendo uno sguardo contemplativo e malinconico sul mondo e sulle generazioni future. La raccolta, pubblicata postuma, rappresenta un testamento poetico che invita alla riflessione sulla condizione umana e sulla ricerca di significato in un’esistenza transitoria. Le poesie si caratterizzano per un lirismo essenziale e sobrio, riflettendo una profonda introspezione e una meditazione sulla condizione umana, il tempo e la memoria con una sensibilità acuta, evidenziando come il passato influisca sull’identità presente.
Francesco SCARABICCHI
La casa
Chissà chi era quella luce bassa che illuminava appena il tavolino, bagliore calmo tra la sponda e il libro, chissà se si chiamava come allora o dalle vele degli anni trasformava la voce in lume dell’inverno bianco?
La figura della “figlia che non piange”, (ripresa da un verso di Vittorio Sereni) simboleggia una perdita silenziosa, un’assenza che pesa sull’anima e sulla scrittura. La memoria diventa un luogo di rifugio, ma anche di dolore, poiché porta con sé il peso di ciò che è andato perduto. Versi come “Si decida il contabile del tempo a restituirci gli anni non vissuti” mettono in evidenza il desiderio di recuperare il passato, un’aspirazione che si scontra con la realtà dell’esistenza. L’epilogo e le dediche rappresentano una sorta di chiusura, ma anche un’apertura verso il dialogo con altre voci poetiche e letterarie, sottolineando l’importanza della comunità e dell’amicizia nella vita dell’autore.
Nel civile umanesimo
in memoria di Paolo Volponi
Cos’è l’Italia di questi anni e adesso, nell’ardere colpevole del niente? Un sogno infranto, un’utopia perduta e sempre la tua voce che pronuncia, nel civile umanesimo, la vita, i fiori sulla strada a illuminare.
«Porca – vociferando – porca» recita il Saba di Sereni e ancora è contro la Nazione il grido; il male non è in lei, ma in noi, nel disumano conquistarci la quotidiana miseria del dolore.
Il volume Il prato bianco, si caratterizza per un’atmosfera invernale e malinconica, in cui la natura e i suoi elementi diventano metafore di cura e accudimento. Le immagini di prati, serre e fiori riflettono una realtà coltivata, simbolo di un’umanità che si prende cura di ciò che è destinato a svanire. La scrittura di Scarabicchi è segnata da una malinconia composta, che affronta con intensità il tema della morte, rendendo le sue poesie tra le più toccanti del libro. Il prato bianco rappresenta una riflessione profonda sul tempo, la memoria e la solitudine, con un linguaggio che invita alla contemplazione e alla serenità, anche di fronte alla perdita.
La poesia che dà il titolo alla raccolta è dedicata a Franco Scataglini ed evoca un senso di protezione e cura nei confronti delle parole e dei ricordi. L’immagine del “prato bianco” diventa simbolo di un luogo di rifugio, dove il poeta conserva il nome di una persona amata, come un lume per affrontare l’inverno della vita. La luce notturna e l’ombra dell’erba suggeriscono un contrasto tra vita e morte, presenza e assenza. La cura per la natura e i ricordi si intrecciano, creando un’atmosfera di malinconia e speranza. La poesia trasmette una sensazione di attesa, suggerendo che, anche nei momenti più bui, ci sia sempre un barlume di luce che può guidarci.
In Primo preludio l’autore esplora il tema della solitudine e dell’assenza. L’assenza di musica e la descrizione di un’inferno che non brucia evocano un senso di vuoto e di silenzio. La neve che copre la collina rappresenta un paesaggio inerte, ma al tempo stesso, la luce e il sguardo del poeta cercano di risvegliare una realtà che sembra distante. La riflessione sul tempo, sul sogno e sulla vita dei vivi si combina con immagini di un mondo che sembra trasparente e lontano. La poesia si chiude su un sentimento di eternità e di desolazione, dove il “nulla muto” diventa una presenza opprimente, ma anche una condizione inevitabile della vita.
Primo preludio
a Massimo Recalcati
Non la musica, non la sua rovina, ma un’assenza di niente che declina
come di neve bianca una collina senza il gelo del mese, senza inverno;
cosí è stato l’inferno che non brucia di anni votati al vetro che traspare
tutto il mondo di là che, in lontananza, è dato di vedere e non toccare,
vuoto di voce voce di sembianza persa nell’aria che non sa tornare.
Anni di fiume fermo, acqua nel sonno della pena che tace e che si insinua
dove il sogno finisce e in lui cammina la luce dello sguardo, il suo ritardo
sulla vita dei vivi che continua dominata dai passi del riguardo.
Seduto a lume spento, ho visitato il mondo senza me, quel nulla intero
nel mistero del nome che si stanca fino alla fine che non ha sentiero.
Il tempo chiede il tempo che gli manca nel perdono dei giorni, la distanza
che separa il dolore e lo cancella come gesso sul nero di lavagna.
Ecco cos’è, ogni volta, la vacanza nel lontano da sé, la strada bianca
su cui l’ombra di un’ombra un’ombra affianca al nulla muto che non ha speranza,
quel povero deserto d’ore insonni in cui tutto, per sempre, è eterno e niente.
Francesco Scarabicchi ha rappresentato un’importante voce nel panorama della letteratura italiana contemporanea. La sua opera, caratterizzata da una profonda introspezione e da un linguaggio ricercato, offre un contributo significativo alla comprensione delle complessità dell’esperienza umana. Una sua analisi non solo arricchisce il dibattito letterario, ma invita anche a una riflessione più ampia sulle questioni che ci riguardano come individui e come società.
La sua era definita una poesia realistica[7][8] e le sue tematiche furono concentrate sui temi del ricordo, del tempo e della morte[9]. Si occupò sempre di arti figurative. Una scelta delle sue Cronache d’arte 1974-2006 è in L’attimo terrestre (Affinità elettive, Ancona 2006). Per Donzelli, nella collezione di poesia, pubblicò L’esperienza della neve (2003) e L’ora felice (2010). Per Liberilibri nel 2010 curò lo scritto del libro di Fabian Negrin La via dell’acqua.
Ideò, diresse e coordinò con Francesca Di Giorgio, dal febbraio del 2002, la rivista periodica di scritture, immagini e voci “nostro lunedì“[10], dopo altre esperienze[11].
Tradusse da Federico García Lorca e da Antonio Machado[12].
Nel 2013 pubblicò Con ogni mio saper e diligentia. Stanze per Lorenzo Lotto (Liberilibri, Macerata 2013). Scrive Massimo Raffaeli nella nota introduttiva dell’opera: «Questi non sono versi di illustrazione a Lorenzo Lotto, un pittore a lungo vulnerato da incomprensione e oblìo, ma piuttosto sono i versi, legati in stanze e alla maniera di un poemetto, in cui Francesco Scarabicchi assume su di sé il destino di un artista “solitario e febbrile”, come lo definì una volta. Dunque non è tanto la voce del Lotto a parlare nei versi quanto, viceversa, è la parola della integrità esistenziale e della compiutezza artistica a manifestarsi per tramite loro»[13]. L’amore di Scarabicchi per Lorenzo Lotto parte da lontano, dall’adolescenza, e da almeno trent’anni si insinua nella sua scrittura. Ma l’esigenza di dare voce, attraverso la poesia, a quell’esistenza alquanto misteriosa (tranne quanto si legge nel Libro di spese diverse e in alcune lettere) nasce tra il 2008 e il 2011.
Morì ad Ancona, dove era ricoverato, il 22 aprile 2021.[14][15]
Opere
La porta murata, Introduzione di Franco Scataglini, Ancona, Residenza, 1982.
Il viale d’inverno, postfazione di Massimo Raffaeli, Brescia, L’Obliquo, 1989.
Frammenti dei dodici mesi, con quattordici fotografie di Giorgio Cutini, con uno scritto di Goffredo Fofi, Brescia, L’Obliquo, 2010.
L’ora felice, Roma, Donzelli, 2010.
Nevicata, con incisioni di Nicola Montanari, Macerata, Liberilibri, 2013.
Con ogni mio saper e diligentia. Stanze per Lorenzo Lotto, con una nota di Massimo Raffaelie postfazione di Michele Polverari, Macerata, Liberilibri, 2013.
La figlia che non piange, Einaudi, Torino, Collezione di poesia, 2021, ISBN 978-88-06247997.
Traduzioni
Federico García Lorca, Gli istanti feriti, Ancona, Università degli Studi, 2000.
Francesco Scarabicchi, Taccuino spagnolo, Brescia, L’Obliquo, 2000.[16].
La notte di San Lorenzo e delle stelle cadenti. Poesie per il 10 agosto | L’Altrove-
Il 10 agosto, la notte di San Lorenzo, rappresenta da sempre uno dei momenti più suggestivi del calendario astronomico e letterario. La ricorrenza delle Perseidi, le celebri “lacrime di San Lorenzo”, ha attraversato i secoli ispirando poeti di ogni epoca e nazionalità, diventando un topos privilegiato della lirica occidentale.
La notte di San Lorenzo
La presente raccolta riunisce voci poetiche distanti nel tempo e nello spazio – da Pascoli a Szymborska, da Trilussa a Lawrence – accomunate dalla contemplazione di questo fenomeno celeste che da sempre interroga l’uomo sul proprio destino. Le stelle cadenti si configurano come simbolo polisemico: ora presagio di speranza e desiderio, ora memento di fragilità e caducità, sempre specchio delle inquietudini umane proiettate sulla volta celeste.
Ogni autore declina diversamente il tema: dalla dimensione elegiaca e memoriale di Pascoli, che trasforma il fenomeno astronomico in allegoria del dolore universale, alla riflessione metafisica di Szymborska sulla perdita dell’incanto in epoca moderna; dal registro ironico e popolaresco di Trilussa, che demistifica la superstizione attraverso l’esperienza vissuta, alla contemplazione intimista di Lawrence, dove le stelle riflesse nell’acqua diventano metafora della precarietà amorosa.
Questa costellazione di testi offre un percorso attraverso sensibilità poetiche diverse, unite dal fascino perenne di una notte che, nel suo ripetersi annuale, continua a suscitare meraviglia e interrogativi sull’esistenza umana e sui suoi significati più profondi.
Wisława Szymborska-Poetessa polacca Premio Nobel per la letteratura-
Cadenti dal cielo di Wisława Szymborska
La magia se ne va, benché le grandi forze
restino al loro posto. Nelle notti d’agosto
non sai se la cosa che cade sia una stella,
né se a dover cadere sia proprio quella.
E non sai se convenga bene augurare
o trarre vaticini. Da un equivoco astrale?
Quasi non fosse ancor giunta la modernità?
Quale lampo ti dirà: sono una scintilla,
davvero una scintilla d’una coda di cometa,
solo una scintilla che dolcemente muore –
non io sto cadendo sui giornali del pianeta,
è quell’altra, accanto, ha un guasto al motore.
Trilussa
Stella cadente di Trilussa
Quanno me godo da la loggia mia
quele sere d’agosto tanto belle
ch’er celo troppo carico de stelle
se pija er lusso de buttalle via,
ad ognuna che casca penso spesso
a le speranze che se porta appresso.
Perché la gente immagina sur serio
che chi se sbriga a chiede qualche cosa
finche la striscia resta luminosa,
la stella je soddisfa er desiderio;
ma, se se smorza prima, bonanotte:
la speranzella se ne va a fa’ fotte.
Jersera, ar Pincio, in via d’esperimento,
guardai la stella e chiesi: “Bramerei
de ritrovamme a tuppertù co’ lei
come trent’anni fa: per un momento.
Come starà Lullù? Dov’è finita
la donna ch’ho più amato ne la vita?”
Allora chiusi gli occhi e ripensai
a le gioje, a le pene, a li rimorsi,
ar primo giorno quanno ce discorsi,
a quela sera che ce liticai…
E rivedevo tutto a mano a mano,
in un nebbione piucchemmai lontano.
Ma ner ricordo debbole e confuso
ecco che m’è riapparsa la biondina
Quanno venne da me quela mattina,
giovene, bella, dritta come un fuso,
che me diceva sottovoce: “E’ tanto
che sospiravo de tornatte accanto!”
Er fatto me pareva così vero
che feci fra de me:- Questa è la prova
che la gioja passata se ritrova
solo nel labirinto der pensiero.
Qualunquesia speranza è un brutto tiro
de l’illusione che ce pija in giro – .
Però ce fu la mano der Destino:
perchè doppo nemmanco un quarto d’ora,
giro la testa e vedo una signora
ch’annava a spasso con un cagnolino.
Una de quelle bionde ossiggenate
che perloppiù ricicceno d’estate.
– Chissà – pensai – che pure ‘sta grassona
co’ quer po’ po’ de robba che je balla
nun sia stata carina? – E ner guardalla
trovai ch’assomigliava a ‘na persona…
Speciarmente er nasino pe’ l’insù
me ricordava quello de Lullù…
Era lei? Nu’ lo so. Da certe mosse,
da la maniera de guardà la gente,
avrei detto: – E’ Lullù sicuramente…-
Ma ner dubbio che fosse o che nun fosse
richiusi l’occhi e ritornai da quella
ch’avevo combinato co’ la stella.
Giovanni Pascoli
X Agosto di Giovanni Pascoli
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto :
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
Sera d’agosto di Leonardo Sinisgalli
a Gian Domenico Giagni
Son qui stasera dietro la ragnatela che difende il Tuo trono: ogni stella è meno di niente, una mosca lucana lucente.
Inbarca di David Herbert Lawrence
Vedi le stelle, amore, Ancor più chiare nell’acqua e splendenti Di quelle sopra a noi, e più bianche Come ninfee!
Ombre lucenti di stelle, amore: Quante stelle sono nella tua coppa? Quante riflesse nella tua anima? Solo le mie, amore, le mie soltanto?
Guarda, quando i remi muovo, Come deformate s’agitano Le stelle, e vengon disperse! Perfino le tue, lo vedi?
Rovesciano le stelle le acque Acque povere, inquiete, abbandonate…! Dici, amore, che non viene scosso il cielo E immobili son le sue stelle?
Là! hai visto Quella scintilla volare su di noi? Le stelle In cielo neanche son sicure. E di me, che sarà, amore, di me?
Cosa sarà, amore, se presto La tua stella fosse lanciata sopra un’onda? Sembrerebbero le tenebre un sepolcro? Svaniresti tu, amore, svaniresti?
L’Altrove è un Blog di poesia contemporanea italiana e straniera
L’Altrove -Chi siamo
“La poesia non cerca seguaci, cerca amanti”. (Federico García Lorca)
Con questo presupposto, L’Altrove intende ripercorrere insieme a voi la storia della poesia fino ai giorni nostri.
Si propone, inoltre, di restituire alla poesia quel ruolo di supremazia che ultimamente ha perso e, allo stesso tempo, di farla conoscere ad un pubblico sempre più vasto.
Troverete, infatti, qui tutto quello che riguarda la poesia: eventi, poesie scelte, appuntamenti di reading, interviste ai poeti, concorsi di poesia, uno spazio dedicato ai giovani autori e tanto altro.
Noi de L’Altrove crediamo che la poesia possa ancora portare chi legge a sperimentare nuove emozioni. Per questo ci auguriamo che possiate riscoprirvi amanti e non semplici seguaci di una così grande arte.
Dalila e Daniela, le fondatrici.
Per informazioni: laltrovepoet@outlook.it
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