Poesie inedite di Francesco Zorzenon: Organizzare distanze mentre le favole diventano pubblicità-Biblioteca DEA SABINA
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Poesie inedite di Francesco Zorzenon:
Organizzare distanze mentre le favole diventano pubblicità-
Questi inediti di Francesco Zorzenon si affastellano tra le coste di scogliere remote mentre planano su schizzi di paesaggi ventosi di isole sconosciute; scrivono sulle onde; ritraggono mulini a vento e market d’annata; intavolano critiche sul consumismo e intessono preoccupazioni sul peso della benzina, inutile ma necessaria per tornare indietro. È uno scenario surrealista ma reale. D’altronde, come suggerisce il poeta si sta un attimo a “passare dai centri commerciali agli ospedali, con la sola preoccupazione di non trovare mai parcheggio.” Ci sono sàrago a motore pronti a sbranare la felicità o forse Itaca, che rappresenta le nostre ossessioni, le dipendenze o semplicemente l’idea di noi stessi. L’importante è prendere bene la rincorsa verso le onde che non tornano più indietro, mentre l’estate balla da sola, ipnotizzata ed esausta.

Ci sono spiagge turistiche, dove il DJ mette a palla Losing my religion ed “essenza e verità” se ne stanno rinchiuse “dentro a una gabbia per conigli.”
È questione di organizzare distanze, scambiare le favole con la pubblicità, spendere l’anno in un costante Black Friday dove si lavora solo il Primo Maggio e si passa il resto del tempo a fare acquisti e a ordinare ossessivamente pacchi Amazon.
In questo scenario, i cani annusano la strada per tornare a casa sotto la pioggia di un mondo che scompare; le spose hanno sogni di latta e un personaggio indefinito è in grado di abbracciare persone impossibili, aspettare la solitudine, sotterrare le ombre e dipingere la pioggia su commissione.
Zorzenon sembra fare proprio il motto del linguista Tullio De Mauro “tutti gli usi della lingua a tutti” e applicarlo alla poesia, trasformando i versi in un luogo di accoglienza con l’insegna luccicante che ci abbaglia le iridi: “la poesia è per tutti”. E difatti, la lingua usata è quella di ogni giorno, la sintassi è semplice e accessibile, la punteggiatura è presente e variegata, la lunghezza dei versi è variabile.
Organizzare distanze può significare tracciarle o ignorarle, sentirle o distanziarsene, il significato è aperto, l’invito detiene una certa soggettività, ognuno può sceglierne la lettura più risuonante. Chiediamo al DJ di selezionare il pezzo dei R.E.M, allora, rimetterlo a tutto volume, perché Zorzenon sembra avvicinarsi al testo della canzone e dirci: “Oh, la vita è più grande / è più grande di te / e tu non sei me / le lunghezze che percorrerò / la distanza dai tuoi occhi / oh no, ho detto fin troppo.”
Le lunghezze percorse stabiliscono distanze, pubblicità e acquisti ci controllano mentre cerchiamo disperati di disintossicarsi su un’isola greca, eppure, ci prega il poeta, cerchiamo di non dimenticarci delle favole.
Dai, raccontamene una.
***
Disintossicarsi a Mykonos
Seduto accanto a un mulino a vento, il mare avanti,
ho finito i soldi,
festeggio la liberazione.
Pane vecchio, essenza e verità
dentro una gabbia per conigli,
dietro al negozio del fornaio.
Il vino rosso dell’offerta in un market d’annata,
il suo commesso è l’ultimo anarchico dell’isola.
“Losing my religion” è un’eco distorta in queste spiagge da turisti.
La felicità in una filastrocca,
Itaca è l’ossessione condivisa.
Persa per sempre,
venduta ai banchi del mercato,
caduta in mare da un sàrago a motore.
E ora ho preso la rincorsa
verso le onde che non tornano più indietro,
la risacca ipnotizza e ammalia,
l’estate danza,
io organizzo le distanze.
*
Carpe diem
Istituirono un Black Friday per ogni settimana del mese.
Da allora, il Primo Maggio la gente rimase al lavoro per comperare di più.
A casa si aprivano i pacchi e si guardavano i video dei vecchi cortei,
con la nostalgia
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di tutto quel tempo sprecato a volare.
*
Passeremo dai centri commerciali agli ospedali,
con la sola preoccupazione di non trovare mai parcheggio,
e porteremo pesi inutili come la benzina per tornare indietro.
*
Che cosa annusano i cani sotto alla pioggia
come ritrovano la strada nel mondo che scompare?
Lo vorrei sapere per la mia sopravvivenza
mentre scorro mille schermi e mi domando:
chi ha scambiato le favole con la pubblicità?
*
Dipinse la pioggia su commissione,
aprì gli occhi alle spose sui loro sogni di latta.
Stampò cartamoneta,
inflazionò l’inferno,
liberò gli animali feroci,
abbracciò le persone impossibili.
Navigò tra le isole mobili,
si innamorò dei greti con un filo di voce,
aspettò assieme ad altri la solitudine.
Interrò l’ombra perché gli dava fastidio,
rianimò i cuori con bisogno d’aiuto,
confuse gli autisti dalla guida sicura.
E si inventò tracce che lui stesso seguiva,
uccideva l’eco aspirando la voce,
accarezzava gli uccelli prima del vento,
cancellava le impronte,
rovesciava clessidre:
imparò a scrivere sull’acqua del mare.
Disse che le vere poesie finivano male.
***
Francesco Zorzenon (1961), una vita da operaio metalmeccanico turnista, ora pensionato, è viaggiatore, maratoneta, scrittore di versi e brevi racconti sui social, attivista dove può. Prete spretato di una teologia della liberazione che ancora non arriva, ma che inevitabilmente arriverà.
Non ha ancora pubblicazioni in questo mondo di libri, ma giura e spergiura che ce la farà. Partecipa con il proprio scrivere a serate letterarie.
Vive in Friuli e fa parte del collettivo Nessun Giorno Sia Senza Poesia.
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