Poesie di Vladímir Majakóvskij il grande poeta russo-Biblioteca DEA SABINA
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Poesie di Vladímir Majakóvskij il grande poeta russo
Vladímir Majakóvskij, ignaro della sua identica sorte funesta, gli aveva dedicato un famoso componimento, che recitava: “In questa vita non è difficile morire. Vivere è di gran lunga più difficile…Ci fosse stato inchiostro all’Angleterre, non avreste avuto ragione di tagliarvi le vene.”
Il poeta futurista manifestò nei suoi versi un tormento continuo sul mistero di Dio e della fede religiosa, talvolta con un approccio problematico, altre, con un drastico atteggiamento di sacrilega sfida, come nelle seguenti prime due poesie.

NOTTE DI LUNA
(Vladímir Vladímirovič Majakóvskij)
Ci sarà la luna.
Ce ne sta già un po’.
Eccola che penda piena nell’aria.
È Dio, probabilmente,
che con un meraviglioso
cucchiaio d’argento
rimesta la zuppa di pesce delle stelle.
NON HO BISOGNO DI TE
Tanto lo so,
tra breve creperò,
se davvero tu esisti,
o dio,
o mio dio,
se fossi tu a tessere il tappeto stellato,
se questo tormento ogni giorno moltiplicato
è per me un tuo esperimento,
indossa la toga curiale.
La mia visita attendi,
sarò puntuale,
non tarderò ventiquattr’ore.
Ascoltami,
altissimo inquisitore!
CONCLUSIONE
Niente cancellerà via l’amore,
né i litigi
né i chilometri.
È meditato,
provato,
controllato.
Alzando solennemente i versi, dita di righe,
lo giuro:
amo
d’un amore immutabile e fedele.
ALLE INSEGNE
Leggete libri di ferro!
Sotto il flauto d’una lettera indorata
si arrampicheranno marene affumicate
e navoni dai riccioli d’oro.
E se con allegra cagnara
turbineranno le stelle “Maggi”,
anche l’ufficio di pompe funebri
moverà i propri sarcofaghi.
Quando poi, tetra e lamentevole,
spegnerà i segnali dei lampioni,
innamoratevi sotto il cielo delle bettole
dei papaveri sui bricchi di maiolica.

<Quando si è ucciso Majakovskij, è morto un grande poeta. Ma quando è morto Osip, sono morta io.>>
*Confidenza dell’attrice Lilia Brik resa pubblica dopo la morte del marito Osip, che rivela come la sfrenata passione nutrita nei suoi confronti da Vladímir Majakóvskij (Bagdati, 1893 – Mosca, 1930) non fosse da lei corrisposta.
Secondo i biografi, fu proprio questo amore disperato, assieme alla campagna condotta contro di lui dalla critica di partito, la causa del suicidio del ‘cantore della Rivoluzione russa’, che si tolse la vita con un colpo di pistola al cuore all’età di soli 37 anni.
Così scriveva il celebre poeta, giornalista e drammaturgo nella sua lettera- testamento, in cui citava anche la donna divenuta sua compagna da pochi mesi, Veronica Polonskaja ma, soprattutto, la sua musa ispiratrice Lilia: “A tutti. Del fatto che muoio non incolpate nessuno e, vi prego, non fate pettegolezzi. Il defunto non lo sopportava assolutamente. Mamma, sorelle e compagni, perdonate, questa non è una soluzione (agli altri non lo consiglio) ma io non avevo vie d’uscita. Lilia, amami. Compagno governo, la mia famiglia è Lilia Brik, la mamma, le sorelle e Veronica Vitol’dova Polonskaja. Se riuscirai a procurar loro una vita tranquilla, grazie. Date i versi iniziati ai Brik, loro li distruggeranno. Come si dice, l’incidente è chiuso, la barca dell’amore si è infranta contro la vita quotidiana. Sono in pari con la vita e non ho con nessuno conti in sospeso di reciproci dolori, sciagure e offese.

Siate felici, voi che restate. Vladimir Majakovskij”
Venti anni dopo, il 27 agosto 1950, Cesare Pavese riprenderà nel suo ultimo messaggio le parole dell’autore georgiano: “Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”
Lo scrittore sovietico aveva legato peraltro il suo tragico destino ad un altro mito letterario mondiale, Sergéj Esénin, che cinque anni prima di lui aveva posto fine alla sua romanzesca esistenza all’Hotel Angleterre di Leningrado, tagliandosi le vene e scrivendo col sangue una poesia di addio.
Majakóvskij, ignaro della sua identica sorte funesta, gli aveva dedicato un famoso componimento, che recitava: “In questa vita non è difficile morire. Vivere è di gran lunga più difficile…Ci fosse stato inchiostro all’Angleterre, non avreste avuto ragione di tagliarvi le vene.”
Il poeta futurista manifestò nei suoi versi un tormento continuo sul mistero di Dio e della fede religiosa, talvolta con un approccio problematico, altre, con un drastico atteggiamento di sacrilega sfida, come nelle seguenti prime due poesie.
