In memoria di Anna Toscano, poeta e tessitrice di memorie | L’Altrove-Biblioteca DEA SABINA
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In memoria di Anna Toscano, poeta e tessitrice di memorie | L’Altrove
Anna Toscano, trevigiana d’origine e veneziana d’adozione, si è spenta l’8 dicembre 2025 all’età di cinquantacinque anni, lasciando un vuoto incolmabile nella comunità letteraria italiana. La sua figura incarnava quella di intellettuale completa: poeta, docente universitaria, critica letteraria, fotografa, giornalista, curatrice editoriale e organizzatrice culturale.

Docente di Lingua Italiana presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Toscano ha dedicato la propria vita accademica all’insegnamento e alla ricerca nell’ambito dell’interculturalità, della mediazione culturale e della glottodidattica. La sua formazione linguistica testimonia un interesse per la parola come strumento di inclusione e dialogo, tema che attraversa tutta la sua produzione.
Viveva a Venezia da sette anni con il marito Gianni Montieri, poeta napoletano, in una casa dietro Campo Santo Stefano. La città lagunare rappresentava per lei fonte inesauribile di ispirazione: luogo dove si consumava quotidianamente il suo amore per la parola, per l’immagine fotografica, per quella liquidità esistenziale che permea la sua opera.
L’opera poetica: un percorso tra memoria e quotidianità
Il percorso poetico di Anna Toscano attraversa oltre vent’anni di scrittura. Le sue prime raccolte furono Controsole (LietoColle, 2004) e All’ora dei pasti (LietoColle, 2007), cui seguirono Only distance (2011), Doso la polvere (2012), Una telefonata di mattina (2016), Al buffet con la morte (La Vita Felice, 2018), fino all’ultima silloge Cartografie (Samuele Editore, 2024).
Questa produzione rivela una straordinaria coerenza tematica e stilistica. La scrittrice costruisce un universo lirico dove la quotidianità domestica e urbana diventa epifania del senso profondo dell’esistenza. Non si tratta di poesia crepuscolare nel senso gozzaniano, ma di una lirica che sa estrarre dalla materialità delle cose – le teiere, le colazioni, le piastrelle della cucina, i mercati – una dimensione metafisica.

Al buffet con la morte: la meditatio vitae attraverso la meditatio mortis
L’opera forse più significativa rimane Al buffet con la morte (2018), libro che si presenta già dal titolo come una meditatio mortis, ma che rovescia il monito tragico in riflessione dolente e pacata. La morte non viene colta nel suo aspetto sublime o terrifico, ma nella sua presenza familiare, quasi domestica.
Come ha scritto la critica, Toscano aveva di recente banchettato con la morte “in punta di penna”, anticipando forse inconsapevolmente il proprio destino. In una delle poesie più emblematiche del volume, la morte diventa commensale abituale:
C’era sempre la morte
a tavola con noi
stesa sul tavolo
col suo dito ossuto
faceva cadere qualcosa
sempre sul tovagliolo
di mio papà.
La specificità della sua scrittura risiede in questa capacità di guardare la morte con occhi infantili – l’espressione “mio papà” non è casuale – cogliendo nella decadenza fisica dei familiari la presenza di quella che con pudore chiama “la grande mietitrice”. Come ha notato Nadia Terranova nella postfazione, leggendo le poesie di Toscano si torna lettori bambini, si vedono le proprie colazioni, le proprie briciole, i propri tortellini in brodo.
Il libro diventa così, attraverso ventisei brevi movimenti, una sonata dove la presenza di un basso continuo – la morte – accompagna temi che si alternano in primo piano. L’autrice costruisce una galleria di persone familiari colte sulla soglia del nulla, restituendo dignità letteraria a quello che Terranova definisce “il tabù massimo”, reso però naturale e limpido come l’acqua.
In un’altra serie di testi la morte viene colta nel momento del morire, quando il soffio vitale lascia il corpo. È la visione del corpo inanimato che sembra ossessionare lo sguardo dell’autrice, quel restare immobile in assenza di vita che racchiude il mistero dell’esistenza e che può essere evocato nel suo trasformarsi attraverso la parola:
Porto i miei ricordi
al forno crematorio
bruceranno un poco
alla volta
mi restituiranno
ceneri di parole:
il mio nuovo corpo.
Nelle ultime poesie del libro vi è una prefigurazione della propria morte, quasi un gioco infantile ma serissimo sul senso del proprio finire. È in questo passaggio che il libro di Toscano diventa da meditatio mortis una meditatio vitae, sul senso profondo della fine che rende autentica l’esistenza. La speranza infantile, al tempo stesso tenera e terribile, di immaginare la scena della propria fine emerge con forza in una delle poesie più commoventi della raccolta:
Talvolta immagino come sarà per me
immagino di scendere dal letto
infilare le pantofole e
mentre vado al buio
nell’altra stanza
per prendere gli occhiali
una sagoma di luce tenue
l’immagine di mia madre
che mi avvolge.
Ed è finita lì.
Oppure mentre vado al lavoro
salendo un ponte volti
fermi che mi guardano
gradino dopo gradino
volto dopo volto
rallento
scendo il ponte
e lungo la calle
ai lati file di persone che
mi sorridono con tratti noti
occhi bocche nasi ciglia
come uscissero da cornici su mensole
inizio a capire ed ecco
dal fondo avanzare mia nonna
mio nonno mio padre la Maria
mia madre che si stacca dagli altri
per venire verso me
io torno quattrenne e con
le mie scarpette con gli occhi
le corro incontro
lei mi solleva in braccio e
tutto ricomincia, finalmente
tutto diversamente.
O non sarà così,
sarà un attimo e poi niente.
Questa poesia rappresenta forse il culmine della raccolta: la morte come ritorno all’infanzia, come ricongiungimento con i familiari scomparsi, ma anche la lucida consapevolezza che tutto potrebbe essere semplicemente nulla. L’oscillazione tra speranza e disperazione, tra credenza e scetticismo, tra desiderio infantile e razionalità adulta, costituisce il nucleo emotivo dell’intera opera.
Ma la morte si manifesta anche negli oggetti lasciati, nel quotidiano interrotto:
Morirò lasciando
il bollitore rosso sul fuoco
le pantofole di velluto spaiate
morirò lasciando
progetti iniziati
progetti sempre pensati
idee da portare avanti
grazie non detti?
Lascerò i cani?
Fiori potati.
L’elenco di oggetti e progetti incompiuti diventa una meditazione sull’essenza stessa della vita umana: sempre in fieri, sempre interrotta, sempre incompiuta. La morte non conclude nulla, semplicemente interrompe.

Cartografie: luoghi e relazioni
La sua ultima raccolta, Cartografie (2024), si muove tra luoghi e relazioni umane. Composta da testi inediti e da editi revisionati, nasce dal bisogno di amalgamare in una storia in versi i temi ricorrenti della sua opera. Particolarmente significativa è la dimensione veneziana, ma anche la riflessione più ampia sui luoghi abitati, sui corpi amati, sulle vite attraversate.
In una delle poesie più rappresentative della raccolta, Toscano traccia un bilancio esistenziale che è insieme topografico e sentimentale:
QUI, DOVE VIVO
In queste due dozzine di anni
ho calpestato
queste migliaia di pietre,
a due piedi
a quattro piedi
a decine di piedi,
ho baciato sotto quell’unico lampione
cinque bocche
venti bocche
quante bocche,
ho dormito in questo letto
con quante persone
tante persone,
i sogni? I sogni
li ho infranti tutti
con una lancia sola.
Questa poesia rappresenta una vera e propria cartografia affettiva ed esistenziale. Le pietre calpestate diventano misura del tempo vissuto, i baci sotto il lampione segnano le tappe sentimentali, il letto è il luogo dell’intimità e della solitudine. La progressione numerica (cinque bocche, venti bocche, quante bocche) traduce l’impossibilità di contare, di misurare, di circoscrivere l’esperienza vissuta. E infine, il verso conclusivo – “i sogni li ho infranti tutti / con una lancia sola” – introduce una nota di disillusione, di consapevolezza dolorosa che contrasta con l’accumulo vitale dei versi precedenti.
L’occhio fotografico di Toscano – aspetto fondamentale della sua scrittura – scatta continuamente foto che sprigionano storie, attese, amori, evocando figure assenti ma anche apparizioni letterarie: Brodskij con la giacca a scacchi al mercato di Rialto, Daniele Del Giudice, Susan Sontag col ciuffo bianco, Mariano Fortuny col tabarro.
Come osserva la critica, la parola morte non compare in nessuna poesia di Cartografie, ma i morti sono vive assenze che segnano i giorni. La precarietà esistenziale viene controbilanciata dal desiderio di tenere insieme persone e cose, avvolte dalla pelle delle parole.
La cifra stilistica: essenzialità e sguardo fotografico
La scrittura di Anna Toscano si caratterizza per un minimalismo verbale che non è riduzionismo ma essenzializzazione. È capace di vedere la poesia nei semplici gesti quotidiani e di raccontarla con brevità efficace, senza parole superflue. Questa economia espressiva arricchisce il testo di densità semantica.
L’uso sapiente dei verbi all’infinito, l’attenzione alla materialità degli oggetti, il dosaggio preciso degli aggettivi rivelano una consapevolezza artigianale della parola. Toscano appartiene a quella tradizione italiana che da Saba arriva a Bertolucci e Patrizia Cavalli, dove la chiarezza non è banalizzazione ma conquista di verità.
La sua poesia rifugge l’oscurità ermetica senza cadere nel prosaico. Ogni componimento è costruito come una natura morta fiamminga: oggetti comuni disposti con cura, illuminati da una luce particolare che ne rivela l’essenza. Le colazioni, le stoviglie, i mercati non sono mai decorativismo ma luoghi epifanici dove si manifesta il senso ultimo dell’esistenza.
L’attività fotografica di Toscano non è separabile dalla sua scrittura poetica. I suoi scatti sono apparsi in riviste, manifesti, copertine di libri, mostre. Come lei stessa affermava, poesia e fotografia nascevano dalla stessa fonte: guardare le cose, la quotidianità. Questo sguardo fotografico informa profondamente la sua scrittura: le poesie sono istantanee verbali, momenti colti con la precisione dell’obiettivo, ma che restituiscono anche il prima e il dopo, la memoria che precede e l’assenza che segue.

L’impegno critico e curatoriale: Goliarda Sapienza
Se come poeta Anna Toscano ha lasciato un’opera di notevole spessore, il suo contributo più significativo alla cultura italiana contemporanea risiede nel lavoro critico dedicato a Goliarda Sapienza.
Nel 2023 pubblicò Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza per la collana Electa dedicata alle protagoniste femminili del Novecento italiano. Quest’opera rappresenta il coronamento di oltre quindici anni di studio appassionato. Come raccontava lei stessa, il suo amore per Goliarda nacque nel 2008, quando ricevette in dono L’arte della gioia, all’epoca firmato da una scrittrice pressoché sconosciuta.
Da quel momento iniziò una ricerca ostinata: negozi dell’usato, biblioteche, siti internet, prime edizioni reperite a un euro sulle bancarelle. Quando seppe dell’esistenza di poesie inedite di Sapienza, come lei stessa raccontò, “impazzì all’idea” perché aveva pensato fin da subito che l’autrice dovesse aver scritto in versi.
Il suo contributo critico all’opera di Sapienza è stato fondamentale. Scrisse la postfazione all’edizione delle poesie Ancestrale (2013), opera che Sapienza aveva composto negli anni Cinquanta dopo la morte della madre e che era rimasta per mezzo secolo chiusa in una cassapanca. Come notato dalla critica, Toscano fu la prima a mettere mani con strumenti critici e sensibilità nell’opera nascosta da cinquant’anni.
Nelle sue analisi riuscì a dimostrare che in Ancestrale c’era intera la ragione poetica di Sapienza, l’idea di letteratura che avrebbe informato successivamente i suoi romanzi. Identificò le radici profonde della scrittura sapienziana: la madre Maria Giudice, la Sicilia dell’infanzia, il padre Peppino Sapienza, il senso e il ritmo della parola che l’avrebbe definita anche nella narrazione.
Toscano sottolineò come Ancestrale fosse il romanzo personale di questa scrittrice, la testimonianza di come la poesia e la scrittura fossero sì un’arte e un bisogno di bellezza a cui rispondere, ma anche un dono ereditato dagli antenati da non smarrire nonostante l’assedio della vita.
L’impegno per Sapienza si concretizzò anche in forme performative. Realizzò lo spettacolo teatrale “Voce di donna Voce di Goliarda Sapienza”, dando voce fisica ai testi dell’autrice siciliana. Questa dimensione orale era centrale per Toscano, che aveva ideato e condotto la trasmissione radiofonica “Virgole di poesia” per Radio Ca’ Foscari e racconti per “Le Meraviglie” di Rai Radio 3.
Chiamami col mio nome: l’antologia della poesia femminile
Dal lavoro di curatela per la rubrica “Venerdì in versi” sulla testata online “La Rivista Intelligente” nacque l’antologia Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne (La Vita Felice, 2019), cui seguì un secondo volume. Quest’opera rappresenta un contributo significativo alla riscoperta della poesia italiana al femminile.
Il titolo stesso è programmatico: chiamare per nome significa riconoscere l’identità, restituire dignità e visibilità. Toscano si batteva per far uscire le autrici dai “piccoli box a pié di pagina dei manuali scolastici” per collocarle nel mainstream della letteratura italiana.
Come affermava, parlare delle donne come autrici oggi non è solo una postura, come poteva essere vent’anni fa. C’era maggior consapevolezza da parte di lettori, editori e operatori culturali. Il suo lavoro si inseriva in un movimento più ampio di rivalutazione delle scrittrici del Novecento, da Goliarda Sapienza a Magda Szabó, da Janet Frame ad Anna Maria Ortese.
L’ultima stagione: progetti e impegno civile
Negli ultimi anni Toscano aveva allargato il suo raggio d’azione alla saggistica divulgativa. Nel 2023 pubblicò, con Gianni Montieri, 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire e collaborò a The Passenger Venezia. Non si trattava di guide convenzionali ma di mappe affettive, dove la topografia urbana si intrecciava con la biografia personale e la storia letteraria.
Nel 2023 pubblicò anche Con amore e con amicizia. Lisetta Carmi (Electa), ulteriore tassello del suo impegno per le figure femminili della cultura italiana. Lisetta Carmi, fotografa genovese di straordinaria sensibilità, rappresentava un’anima affine: anche lei aveva saputo guardare il reale con occhi capaci di cogliere l’invisibile, di restituire dignità agli emarginati.
Toscano aveva fondato “Lo Squero della parola”, laboratorio di scrittura a Venezia. Il nome richiama il cantiere dove si costruiscono e riparano le gondole: analogamente, il suo laboratorio era il luogo dove si costruivano e riparavano le parole. Questa attività rivela una concezione democratica della letteratura: la scrittura come diritto e possibilità per tutti, non privilegio elitario.
Toscano era nel direttivo scientifico di Balthazar Journal ed era stata nel direttivo della Società Italiana delle Letterate (SIL), istituzione fondamentale per lo studio e la promozione della scrittura femminile in Italia. Il suo impegno non era formale ma sostanziale: pubblicava saggi, organizzava convegni, faceva rete tra studiose, scrittrici e lettrici.
Come scriveva sul Sole 24 Ore, l’impegno letterario è anche impegno civile. Dare voce alle scrittrici dimenticate, valorizzare la produzione letteraria femminile, costruire reti di solidarietà culturale: tutto questo faceva parte di un progetto più ampio di giustizia culturale.
Toscano scriveva per testate prestigiose come Il Sole 24 Ore, Doppiozero, minima&moralia, Nazione Indiana, Artribune, Leggendaria. I suoi articoli spaziavano dalla critica letteraria alla fotografia, dall’urbanistica alle riflessioni sulla lingua italiana, rivelando una molteplicità di interessi e competenze.
La poetica della soglia: morte come presenza
Uno degli aspetti più originali della scrittura toscana è la capacità di collocare la morte non nell’aldilà ma nell’aldiqua, non nella trascendenza ma nell’immanenza. La morte non è l’evento terminale che conclude la vita ma la presenza costante che accompagna l’esistenza quotidiana.
Questo approccio ricorda certe intuizioni della fenomenologia esistenziale: la morte non è qualcosa che ci attende alla fine ma la struttura stessa del nostro essere-nel-mondo. Toscano traduce questa intuizione filosofica in immagini domestiche di straordinaria efficacia. La morte che fa cadere la forchetta al padre, che rovescia l’acqua alla madre, è la finitudine che abita ogni gesto.
Eppure questa consapevolezza non genera angoscia esistenziale ma, paradossalmente, un più intenso amore per la vita. Come notato dalla critica, nelle ultime poesie di Al buffet con la morte vi è una prefigurazione della propria morte che trasforma il libro da meditatio mortis in meditatio vitae. È il senso profondo della fine che rende autentica l’esistenza.
Un altro tema centrale è il rapporto con gli oggetti dei morti. Come scrive Antonella Cilento nella postfazione a Al buffet con la morte, da qualche parte deve esistere un unico, lungo fiume fatto degli oggetti dei nostri vecchi, delle pelli consumate delle vite passate, non ancora lisci e marmorei per l’antichità ma fastidiosi, odierni, con dentro ancora il sangue.
Gli oggetti per Toscano sono reliquie laiche, tracce materiali di presenze svanite. Le tazze, i cucchiaini, le sedie, i vestiti non sono semplici cose ma depositari di memoria, portatori di assenza. La sua poesia si colloca nella grande tradizione che da Proust arriva alla poesia oggettuale contemporanea: l’oggetto come epifania dell’assente.
Eredità e lascito culturale
La morte prematura di Anna Toscano a cinquantacinque anni lascia inevitabilmente un’opera incompiuta. Ci domandiamo quali altre raccolte avrebbe scritto, quali altre autrici avrebbe salvato dall’oblio. In un video per la Biennale Teatro del 2022, aveva dichiarato: “Il mio timore più grande è la malattia, ovviamente”. Quelle parole assumono oggi un significato profetico.
Eppure, quello che ci ha lasciato è sufficiente per collocarla tra le voci più autentiche della poesia italiana contemporanea. La sua opera rappresenta un modello di come sia possibile fare poesia della quotidianità senza cadere nel prosastico, di come si possa guardare la morte senza retorica né esorcismi.
Forse ancora più importante è il lascito critico. Toscano ha svolto un ruolo fondamentale nella riscoperta di Goliarda Sapienza, contribuendo a trasformare un’autrice marginale in un classico della letteratura italiana contemporanea. Il suo lavoro – dalla postfazione a Ancestrale al libro per Electa, dagli articoli agli spettacoli teatrali – ha creato gli strumenti critici per una comprensione profonda di un’opera complessa.
Ma l’eredità va oltre Sapienza. Ha contribuito a costruire una rete di studiose, scrittrici e lettrici impegnate nella valorizzazione della letteratura femminile. Ha dimostrato che l’impegno civile e l’eccellenza letteraria non sono incompatibili, che si può essere militanti senza rinunciare al rigore.
La comunità intellettuale italiana ha perso una voce originale e necessaria. Come è stato scritto, era capace, volitiva, fantasiosa, una poeta di grande valore. Ma era anche molto di più: una studiosa rigorosa, un’organizzatrice culturale instancabile, una fotografa sensibile, una docente appassionata.
Anna Toscano ci ha insegnato a guardare la morte senza paura, a cercare la poesia nella quotidianità, a dare voce alle voci dimenticate. Ci ha mostrato che la letteratura è anche impegno civile, che la bellezza è responsabilità, che la parola è sempre scelta etica prima che estetica. La sua eredità continuerà a vivere nei suoi libri, negli autori che ha contribuito a riscoprire, nelle persone che ha formato.
Foto di Grazia Fiore.

Dedicato a Anna Toscano. Un coro di voci e parole
Limina ricorda con affetto la scrittrice e poeta attraverso i pensieri e le memorie di chi l’ha conosciuta
Anna Toscano ha saputo creare ponti attraverso le parole, ne ha fatto un tratto d’unione, metafora visibile e tenace di “amore e amicizia”. Lei che con le parole viveva e attraverso le parole ha stretto alleanze durature. Le sue analisi critiche erano sempre puntuali, attente, meticolose, tanto quanto le sue poesie erano impalpabili, astratte, eppure saldamente ancorate alla meraviglia effimera di ogni istante. Per Limina ha scritto di Anne Carson, Patti Smith, Grace Paley, tutte donne rivoluzionarie e in anticipo sul proprio tempo, che lei ci ha restituito attraverso «colpi di fulmine, silenziosi e fatali». Anna Toscano sapeva dialogare con la morte, perché ne aveva intuito la sostanza spirituale, e nutriva da sempre un profondo debito di gratitudine nei confronti delle «antenate»: quel coro di voci femminili ancestrali che lei ha sempre mantenuto vive, come se le parlassero sussurrando dalla stanza accanto. Tra le sue opere ricordiamo l’antologia in due volumi Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne edita da La Vita Felice, Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza, Con amore e con amicizia. Lisetta Carmi, entrambi pubblicati da Mondadori Electa, e le raccolte di poesie Al buffet con la morte, Doso la polvere, Una telefonata di mattina e l’ultima Cartografie (Samuele Editore, 2024), che ci restituiscono intatto il suo sguardo acuto e sensibile, capace di cogliere le cose visibili e invisibili. Legata alla sua città d’elezione, Venezia, le aveva dedicato una guida singolare 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, scritta insieme al marito Gianni Montieri – che abbracciamo con tutto il nostro affetto.
La redazione di Limina propone un coro di voci e parole dedicate ad Anna, perché è proprio nella scrittura che lei tanto amava che continua a vivere e a essere presente. Raccogliere questi pensieri è stato come tessere le trame di un canto intorno alla sua figura. Le parole per Anna Toscano sono state magia e queste voci tentano di restituirgliele, compiendo il sortilegio che solo la scrittura può fare.
Anna Toscano fotografata da Gianni Montieri
«Anna appariva. Ogni tanto da sola, ma quasi sempre con Gianni, aggiungo “quasi” solo perché si deve aggiungere, perché non si sa mai, ma in realtà Anna era con Gianni anche le pochissime volte in cui devo averla vista senza. Li ho conosciuti assieme e assieme li pensavo, disgiungendoli solo quando leggevo le poesie dell’uno e dell’altra. A una raccolta di Anna ho scritto la prefazione, nel 2018, si chiama Al buffet con la morte e a leggerla adesso non riuscirei, so che erano belle, bellissime, e avevo cercato di scriverlo ai lettori scegliendo con cura le parole. Sulla pagina e anche nella realtà Anna dunque appariva, sul fondo della stanza di una presentazione di libri, nel corridoio di una fiera. Lunare e notturna, con quella sua riconoscibilissima voce, le frasi che diceva sembravano poesia musicata, anche se era solo: buongiorno, come stai? Era naturale che si fosse innamorata di un altro poeta. Un paio di volte abbiamo riso su come ci eravamo conosciute in modo sfalsato: le avevo mandato un messaggio perché mi era piaciuta una antologia che aveva curato, e lei non mi aveva mai risposto. Io me n’ero dimenticata. Anni dopo, era stata lei a cercarmi e in quel vecchio sistema di messaggistica aveva trovato le mie parole che in realtà non aveva mai letto. Per anni eravamo rimaste dunque incastrate nel tempo, e così torniamo a essere ora in una distanza di cui devo ancora prendere le misure. Leggetela. Leggete tutte le poesie di Anna Toscano. Non solo perché era brava e una persona splendida. Ma perché sapeva le magie, e credetemi: leggetela e apparirà».
Nadia Terranova
«Oggi girando per Sofia in Bulgaria ho visto una donna dal caschetto nero attraversare la strada e ho pensato: “Anna”. E poi la donna ha girato l’angolo ed è sparita, ma il ricordo di Anna no. Ci siamo conosciute grazie alla SIL la società italiana delle letterate. Si era unita alla Società perché voleva fare progetti con altre donne, fare comunità. Aveva infatti la capacità di entrare in contatto con le altre donne e diventare subito fattiva, operativa e progettuale. Diceva “facciamo questo”, “ci vediamo qui”, “ci pensiamo” sempre con questo plurale inclusivo. Metteva a disposizione le sue doti e fantasie, le sue fotografie, le sue poesie e il pensiero critico. “Se non siamo qui per fare qualcosa assieme, che ci stiamo a fare?”. Aveva una grande cura, ricordo un suo anello fatto da un bottone azzurro che mi regalò a Ivrea, ricordo come si era preoccupata quando dovevo prendere un treno da sola e come si sentiva sollevata a sapermi al sicuro. Un giorno, di qualche anno fa, quando le raccontai i miei drammi sentimentali di allora, lei mi disse “non è mai tardi, guarda me e Gianni” e a me parve davvero impossibile essere negli anni come loro due, anime affini e creative che camminano fianco a fianco. Dove c’era Anna c’era Gianni e viceversa, morbidi, sorridenti, viaggiatori accaniti, poeti sodali. A pensarci bene infatti, quella donna in Bulgaria non poteva proprio essere lei: non c’era Gianni al suo fianco nell’imprevedibile e fiero cammino».
Giulia Caminito

«Questa poesia tanto onesta, così semplice, lieve e densa, questa poesia che non dispensa consigli né precetti, ma è come un lungo pomeriggio di domenica, quando può accadere di tutto – o in ore minori schiuse tra silenzio e meraviglia, le quattro le cinque del mattino, quand’anche può accadere di tutto. Questa poesia che ci parla dentro, rimestando la polvere dei suoi/dei nostri ricordi. Questa poesia di oggetti e di creature, donne bambini cani e future ombre di città passate, chissà quante volte traversate; questa poesia che si offre disarmata e fortissima, che parla della vita-vita senza infingimenti, che si fa voce che sussurra, come se già la conoscessimo, la voce di Anna Toscano, come se in culla ci avesse cantato ninnenanne al passo d’infanzia, di giovinezza, di vecchiaia tutto insieme. Questa poesia che non teme sgomenti – un ragionare che non teme resa -, presente in chi legge come l’acqua sotto Venezia. Genealogia portentosa, solidissima, discreta: Dickinson, ma balzando di parecchio in avanti alla nostra contemporaneità anche Cascella (lei pure Anna in battesimo), Tarozzi Bianca, Carpi Anna Maria – in rigoroso cognome anteposto, come gli appelli in classe di una volta. Questa poeta che risponderà ancora ‘presente’ per ogni sua poesia che continueremo a leggere, Anna Toscano che tanto amavi le donne che scrivono e ne hai difeso arte e memoria, Anna che pensarti mette allegria e dolcezza (ho visto le tue braccia di affetto e protezione chiudere in abbracci più di un’amica comune), perché fa sentire sicuri chi riesce a toccare il cuore con parole che sono gesti e gesti che sono simboli. Questa poesia che è “la grazia prima dello spavento”. Ma anche dopo, anche dopo».
Giorgio Ghiotti
«Io non ti conoscevo davvero
Ma i tuoi occhi, i tuoi occhiali
Mi hanno scrutata in fondo, mi hanno voluta bene.
Le hai messe (anche per noi) tra parentesi le pene
E hai dato ali agli altri, alle parole ancora, ancora…
Per rendere ogni attimo qui, ora.
Che penso e mi sgomento che chi muore
Ha visto in faccia il volto dell’amore
L’ha speso, l’ha nutrito, ha fatto i voli,
Ha creduto di più di tutti i soli
E la rabbia il dolore l’ingiustizia
Ce li trasforma lì
Nella possibilità della carezza
Anche se non capiamo
Disperati il tuo sparire
Il furto orrendo del tuo sguardo che infiamma
Ci brucerai per sempre il cuore,
Anna
Grazie Anna Toscano della tua vita generosa, meravigliosa».
Federica Fracassi
«Anna, tu non scrivevi poesia, tu la poesia la incarnavi. Mi hai inseguita attraverso le parole e quando ti ho conosciuta ho pensato: ecco una vera Poeta. Di te rimane lo sguardo, acuto, che sapeva staccare le cose dallo sfondo, cogliere i particolari, i dettagli minimi, che nessun altro vedeva, ma tu sì – scattavi fotografie invisibili con quegli occhi. Anche con le persone valeva lo stesso: riuscivi a scorgere l’unicità di ciascuno e a portarla in primo piano, rendendola così preziosa. Ed era una cosa che si avvertiva standoti accanto, una sensazione rara. Avvolgevi gli altri con la tua “luminosità” e rendevi ogni persona un essere speciale – e il bene torna sempre indietro, oggi sono in tanti a riflettere quella luce. “Perché non vieni a Venezia?” mi avevi chiesto al nostro primo incontro. Ho sempre pensato che ci sarebbe stato tempo, ignoravo ne restasse così poco. Avrei tanto voluto camminare per Venezia con te, Gianni e le canette, ascoltarti ancora e vedere ogni cosa attraverso i tuoi occhi. Per me sarai sempre a Venezia, la città ideale che avevi scelto e catturato in ogni dettaglio in tutte le tue fotografie. Di te rimane la voce: alata, la sola voce che potesse interpretare la poesia e darle un senso. Scrivevi ancora a mano biglietti agli amici – ne conservo uno con la tua firma, il nome in corsivo, tondo tondo, con quella A iniziale che ci accomuna, come vorrei assomigliarti almeno un poco, affrontare la vita con la tua stessa grinta e sensibilità. Sono le parole che restano dopotutto, continui a vivere nella scrittura che è sempre in divenire, voglio sperare che ci hai lasciato ancora tante parole nascoste in un baule che deve solo essere aperto. Ora non riesco a pensare a te senza accostarti alla tua amata Goliarda Sapienza, che un paio di anni fa mi hai fatto conoscere, come se fosse un’amica; la tua passione la restituiva con un’intensità piena, vitale. Solo adesso capisco quanto di te ci fosse in lei. “Non lo dite forte la parola tradisce – non lo dite forte, ma pensate dentro di voi: è morta perché ha vissuto” . Proprio così. Sono felice perché hai vissuto e la tua vita ne ha contenute molte altre.
Cara Anna, grazie.
Sei stata luce, sei Poesia».
Alice Figini
«Anna Toscano, Poeta. Sopra tutto e prima di tutto. Singolare femminile. Anna di parole, libere, negli spazi profumati dell’eternità come nelle pagine, sui foglietti, sugli schermi e nell’aria insieme alla tua voce esatta come il guizzo della mente e della penna. Anna alfabeto, lingua nuova, Anna ponte. Verso le tue amate maestre e compagne di viaggio, riunite con l’ordine anarchico delle urgenze del cuore. Quante porte hai dischiuso, Anna. E non più oltre la soglia ma sedute accanto, portavi Lisetta, Goliarda e le altre, quelle a cui si é tolto persino il nome. E – come ci si fida di un’amica che, con naturalezza, allarga il cerchio degli affetti – con la responsabilità di non far calare nuovo silenzio, ce le metti vicine, illuminate dalla luce del tuo sapere profondissimo e mai altezzoso, dalla tua grazia elegante e lucidissima. Ce le rendevi amiche, tutte. Persino lei, la morte, presenza garbata nei tuoi versi, dai gesti affettuosi come una madre, una nonna, che adesso mi piace pensare averti sollevato, di nuovo bambina ma con la saggezza che hai infuso al mondo. Per cominciare tutto, di nuovo “diversamente”. Anna mappa, o meglio, cartografia. Del mondo e di noi, che ti ascoltiamo, ti leggiamo e ti cerchiamo adesso e sempre, tra i versi e tra le calli. Anna sguardo. Quello fissato nelle tue foto, sempre altro, sempre oltre, in un taglio di luce solo tuo, dove gli occhi degli altri non arrivano, non scoprono. Ma innanzitutto, il tuo sguardo, Anna. Dietro gli occhiali tondi che ti precedevano come un’annunciazione. Lo sguardo che mi trovava sempre per prima. Dal fondo di una sala, di una strada, di una sorpresa. Che mi faceva sentire vista. Che ride. Anna corpo, libera e bellissima, bellissima proprio perché libera. Anna orecchio sempre in ascolto. Che ti fa esistere perché esisti per lei. Perché – per quanto breve – non eri, mai, di passaggio, mai un incidente. Sei, con lei. Anna mani che volteggiano in tutti i miei ricordi, Anna spalla a cui appoggiare sempre un sorriso e una guancia. Come facciamo, Anna, adesso, senza la tua spalla? Anna abbraccio. Dentro cui sapevi di essere a casa, perché ci si stava dentro tutte intere. Annaegianni, che per me sono sempre stati una parola sola senza che nessuna delle due parti dell’uno ne perdesse qualcosa. Anna che ti chiedeva sempre per prima quello per cui non c’è misura: “ma tu, TU, come stai?” E a cui non ho detto abbastanza spesso “ti voglio bene”. Continuerò a cercarti ovunque, per provare a rimediare, a ripeterlo in ognuna delle forme che mi hai regalato. Che non resti silenzio, neanche per te. E con quale nome chiamarti? Col tuo, che li contiene tutti. Con amore e con amicizia. E – visto che mi hai insegnato a non averne paura, adesso che, più che mai, il calendario non ti segue, lascia che impari a conversarci come facevi tu, e lo dica anche a lei, come farebbe Shakespeare: adesso, morte, puoi ben vantarti: hai in tuo possesso una ragazza senza pari. Ma tu Anna, rimani».
Chiara Palumbo

«Anna Toscano, poeta libera e coraggiosa che usava le parole per creare linguaggi nuovi, valicare le frontiere, aprire nuove porte. Una mano tesa verso il lettore, l’altra verso le autrici, guide lucenti, e le loro scie da seguire per spingersi verso un pensiero affollato di domande e di promesse d’amore gridate al mondo. Goliarda e la sua ribellione indomabile, Ágota e le orme che lasciano il segno tra assaggio terreno e sospensione cristallizzata in attesa. Ce le rendevi così vicine, sorelle di sentire, maestre di intenti. Quando ti si incontrava, Anna, tra le parole, in foto, in video, dal vivo ci si sentiva infinitamente grate, toccate dalla fortuna di poter accarezzare la tua leggiadra spensieratezza di eterna ragazzina curiosa, dallo sguardo vispo e attento, alla costante ricerca dei tesori che il mondo offre, anche nel quotidiano, anche nell’inesplorato. Elegantissima nella tua sobrietà, danzante oltre il tempo, lo spazio e le etichette. Anna, ora sei libera, eterna, scolpita dietro qualche angolo misterioso, fluttuante sul mare più calmo, nascosta tra le pieghe di un istante buffo mosso dal vento dell’ilarità. Grazie per essere stata, per essere una voce nel mio orecchio, una poesia nella mia mente, una dimostrazione di fiducia nel mio cuore».
Benedetta Pallavidino
In copertina: Anna Toscano, fotografia di Grazia Fiore