Hannie Schaft, combattente della resistenza olandese, uccisa durante la Seconda Guerra Mondiale.Biblioteca DEA SABINA
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Hannie Schaft, combattente della resistenza olandese, uccisa durante la Seconda Guerra Mondiale.
Le spararono. Ma non morì subito. .Mentre il sangue le scorreva tra le dita e si mescolava alla sabbia fredda delle dune di Haarlem, Hannie Schaft alzò lo sguardo verso il suo boia nazista. Non tremava, non supplicava. Lo guardò dritto negli occhi e disse:
«Io sparavo meglio di te.»
Allora lui sparò di nuovo.

La ragazza dai capelli rossi che sparava meglio dei nazisti.
Era il 17 aprile 1945. Tre settimane più tardi, i Paesi Bassi sarebbero stati liberati. Ma Hannie non arrivò a vedere quel giorno. Aveva solo 24 anni.
Per due anni era stata il fantasma che la Gestapo non riusciva a catturare. La chiamavano “la ragazza dai capelli rossi”. Una leggenda sussurrata con rabbia e timore. Il volto più ricercato della Resistenza olandese. Giovane, intelligente, determinata. Un’umiliazione per l’intero regime.
La sua storia iniziò ad Amsterdam, nel 1940. Hannie era una studentessa di legge, appena ventenne. Aveva due migliori amiche ebree. Quando iniziarono le persecuzioni, non si girò dall’altra parte. Rubò documenti, aiutò a farle fuggire. Ma presto comprese che non era abbastanza.
Nel 1941 si rifiutò di giurare fedeltà ai nazisti: rinunciò agli studi, alla carriera, al suo futuro. Tornò a Haarlem. E decise: avrebbe combattuto. Se non con la legge, con l’azione.
Nel 1943 entrò nel Raad van Verzet, il Consiglio della Resistenza. Iniziò come corriere, poi sabotatrice, infine cecchina. Si avvicinava a ufficiali nazisti e collaborazionisti olandesi e li giustiziava.
Era giovane. Era donna. Era sottovalutata. Ma era implacabile.

La ragazza dai capelli rossi che sparava meglio dei nazisti.
Per sfuggire alla cattura, tinse i suoi capelli rosso fuoco e indossò occhiali spessi. Ma la leggenda cresceva. La Gestapo sapeva che là fuori c’era una ragazza che li stava eliminando uno dopo l’altro. Offrirono ricompense, diffusero ritratti, aumentarono le perquisizioni.
Ma Hannie era più veloce. Parlava tedesco alla perfezione, si infilava nei punti ciechi dell’occupazione, portava documenti falsi sotto il naso dei soldati. Operò spesso con Truus e Freddie Oversteegen, le chiamavano “le ragazze di Haarlem”. Insieme diventarono un incubo per l’oppressore.
Si stima che Hannie abbia partecipato ad almeno venti esecuzioni. Il numero reale non si saprà mai.
Nel marzo del 1945, un controllo a sorpresa la tradì. Portava con sé giornali clandestini. La perquisizione fu più accurata del solito. La arrestarono. Solo dopo capirono chi avevano davanti.
Il 17 aprile la portarono su quelle dune dove avevano già seppellito centinaia di altri resistenti. Le offrirono una benda sugli occhi. Lei la rifiutò.
Il primo proiettile non bastò.
E prima che il secondo la uccidesse, trovò la forza di pronunciare una frase che avrebbe inciso il suo nome nella storia:
«Io sparavo meglio di te.»
Fu sepolta in una fossa comune. Senza nome, senza croce. Quando anni dopo riesumarono i corpi, furono i suoi capelli — tornati rossi con il tempo — a rivelare chi fosse.
Oggi, Hannie Schaft è un’eroina nazionale. Una statua la ricorda a Haarlem. Scuole, vie e persino una nave della Marina portano il suo nome. Ogni anno, in silenzio, sulle dune dove fu uccisa, qualcuno la ricorda.
Perché Hannie non fu solo una ragazza coraggiosa. Fu un simbolo. Una scelta. Un esempio.
Scelse la giustizia, quando il mondo taceva.
Scelse la lotta, quando altri si voltavano.
Scelse il coraggio, anche davanti alla morte.

Hannie Schaft
16 settembre 1920 – 17 aprile 1945
Studentessa. Ribelle. Leggenda.
La ragazza dai capelli rossi che sparava meglio dei nazisti.