Edna St.Vincent Millay-Poetry poetessa statunitense Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Edna St.Vincent Millay-Poetry poetessa statunitense
Edna St. Vincent Millay è stata l’eroina dell’età del jazz, la poetessa più amata e più letta nell’America degli anni venti. Il suo sex appeal aveva “l’effetto di una droga sulle persone”. Thomas Hardy disse che c’erano soltanto due grandi cose negli Stati Uniti: i grattacieli e la poesia di Edna. Tra i letterati anglofoni non c’era chi non conoscesse i suoi versi, i suoi libri vendevano milioni di copie, e i suoi appassionati sonetti d’amore, grondanti lirismo e sentimento, ma anche ironia e rivalsa femminista, erano ammirati e imitati da tutti gli aspiranti poeti. Interpretò una femminilità libera e spregiudicata e raccontò l’amore romantico ma senza illusioni, la precarietà della vita e la tristezza senza rassegnazione. Le poesie di Edna conservano una forza che il tempo non ha scalfito.

Poesie
Tu no, non sei più bello dei lillà,
del caprifoglio, né più fascinoso
di un papavero candido; io posso sopportare
la tua bellezza, e benché a te m’inchini,
benché a sinistra e a destra volga gli occhi,
in nessun luogo da te trovo scampo —
lo giuro — nella nebbia o al chiar di luna.
Come chi la sua dose di veleno
di giorno in giorno a goccia a goccia aumenta
finché dosi letali per decine
di uomini può bere senza danno,
anch’io, assuefatta alla bellezza, bevo
ogni volta di più, ma sopravvivo
al danno che in alcuni casi uccide.
Edna St.Vincent Millay
(Trad. di Silvio Raffo)
—–

Thou art not lovelier than lilacs,—no,
Nor honeysuckle; thou art not more fair
Than small white single poppies,—I can bear
Thy beauty; though I bend before thee, though
From left to right, not knowing where to go,
I turn my troubled eyes, nor here nor there
Find any refuge from thee, yet I swear
So has it been with mist,—with moonlight so.
Like him who day by day unto his draught
Of delicate poison adds him one drop more
Till he may drink unharmed the death of ten,
Even so, inured to beauty, who have quaffed
Each hour more deeply than the hour before,
I drink—and live—what has destroyed some men.
*****

Proponiamo di seguito alcune liriche, tratte dall’edizione con traduzione italiana a cura di Silvio Raffo per Crocetti Editore (2020)[1].
Moglie-Strega (da Rinascita, 1917)
Ella non è né pallida né rosa,
e mia non sarà mai;
le sue mani, le ha prese da una favola,
la bocca, da un Valentino.
Ha più capelli, sì del necessario;
al sole questa è per me una ferita!
È la sua voce un nastro di perle colorate,
passo che lento scivola nel mare.
Ella mi ama quanto può, i suoi modi
son quelli che discordano dai miei;
non c’è alcun uomo, no, che fa per lei.
e neanche mia sarà mai.
*

A Kathleen (da Qualche fico dai cardi, 1920)
Come un tempo anche oggi il poeta
in una buia, gelida e misera soffitta
deve patire fame, freddo e scrivere
su cose come i fiori, il canto e te;
e come un tempo dare la sua vita
in dono alla Bellezza, per farla sopravvivere,
quella Bellezza che non può morire
finché ci sono i fiori, il canto e te.
*

Da Secondo Aprile (1921)
Nel dorato bacile d’un gran canto
versiamo tutta la nostra passione;
si giacciano abbracciati gli altri amanti
nel riposo d’amore noi parliamo
con la lingua di tutto il mondo: il sangue
che s’agita, la lunga inerzia, i fremiti,
le calde palme supplici all’ospite che fugge,
ed un’anima sola, indifesa, ma forte.
Il desiderio solo canta al liuto;
nell’aperto sospiro, fra le ortiche
s’acquieti il menestrello, ozioso e muto
anche lui – sia l’amore alto e lontano:
tradisce il ramo più alto quel frutto
che ogni passante può trovare a terra.

Da Il tessitore d’arpa (1922)
Ti prego, se mi ami, sopporta la mia gioia
o lascia che io pianga le tue lacrime:
il Fato che ansimante distruggeva
del tuo destino la lucida tela
anch’io l’ho visto — le forbici dure
senza grazia straziavano il tuo filo —
così pure tu sai che come l’oro
splende e resiste la mia buona stella.
Ti prego, per quest’oggi almeno, caro,
di scortarmi nel mio viaggio di luce.
Anche a me toccherà di congedarmi
dall’anno in fiore e coglier la tua pena.
Viaggia con me verso la primavera:
l’amore, se è qualcosa, è forse questo.
*
Da Intervista fatale (1931)
Io non ti do il mio amore come fanno
le altre ragazze, in uno scrigno freddo
d’argento e perle, né ricco di gemme
rosse e turchesi, chiuso, senza chiave;
né in un nodo, e nemmeno in un anello
lavorato alla moda, con la scritta
“semper fidelis”, dove si nasconde
un’insidia che ottenebra il cervello.
L’Amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo:
come se ti portassi in un cappello
primule smosse, o mele nella gonna,
e ti chiamassi al modo dei bambini:
– Guarda che cos’ho qui! – Tutto per te -.
*

Il coraggio che aveva mia madre (da Il mio raccolto, 1954, opera postuma)
Il coraggio che aveva mia madre
se ne andò insieme a lei per non tornare:
una roccia scavata nel New England,
ora granito in colle di granito.
La spilla d’oro al seno di mia madre
A me la lasciò indossare:
non ho possesso più prezioso, eppure
è un dono di cui a meno potrei fare.
Oh se invece mi avesse lasciato
quello che nella tomba si portò! –
quel coraggio di roccia, di cui lei
non ha ora bisogno, e io ne ho.