Roma-Pinacoteca dei Musei Capitolini-Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva-
Roma-La Pinacoteca dei Musei Capitolini presenta la mostra Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva, un percorso dedicato al processo creativo e al valore estetico dell’incompiuto. L’esposizione vi invita a entrare “dietro le quinte” dell’opera d’arte, là dove il gesto dell’artista si interrompe, si trasforma o viene ripensato. Attraverso indagini diagnostiche non invasive, emergono pentimenti, modifiche e scelte tecniche che normalmente restano invisibili.
Guido Reni, Silvio, Dorinda e Linco, (Allegoria dell’amore rifiutato)
Le opere esposte sono state sottoposte a un programma di analisi scientifiche – tra cui riflettografia infrarossa, radiografia, imaging multispettrale e spettroscopia – che consente di ricostruire le diverse fasi esecutive. Tra i casi più significativi figurano il Cristo e l’adultera di Jacopo Palma il Vecchio e l’Anima beata di Guido Reni, opere segnate da profondi ripensamenti compositivi.
La mostra è curata da Costanza Barbieri e Claudio Seccaroni ed è realizzata nell’ambito del progetto europeo EAR – Enacting Artistic Research. Il progetto propone una lettura inedita di alcuni dipinti incompiuti della Pinacoteca Capitolina, restituendo l’idea di opere ancora in divenire, come se l’artista fosse sul punto di riprendere il lavoro.
Il percorso espositivo si apre con installazioni multimediali che introducono alle metodologie di indagine adottate dal team di ricerca, con l’obiettivo di “mostrare l’opera mentre accade”.
Nella Sala II il tema dell’incompiuto è affrontato attraverso il confronto tra un dipinto di Garofalo e un’opera analoga proveniente dalla Galleria Cantore di Modena, supportato da strumenti digitali interattivi che permettono di seguire l’avanzamento del lavoro.
Nella Sala III il Cristo e l’adultera di Palma il Vecchio rappresenta un caso di studio complesso, poiché l’opera rimase incompiuta alla morte dell’artista e fu successivamente parzialmente ridipinta. Le immagini diagnostiche consentono di osservare le modifiche apportate nel tempo e le parti lasciate irrisolte.
Il fulcro della mostra è la Sala VI, interamente dedicata a Guido Reni, che conserva il nucleo più consistente di opere non finite della Pinacoteca. Qui, potete seguire le fasi di lavorazione di dipinti come Silvio, Dorinda e Linco e l’Anima beata, di cui eccezionalmente si conserva anche il bozzetto. Il confronto con un disegno preparatorio per un Crocifisso suggerisce una possibile origine comune delle figure, mentre una ricostruzione 3D dell’Anima beata consente una fruizione accessibile anche a persone con disabilità visiva.
Il percorso si conclude con una selezione di macrofotografie che mette in evidenza l’energia della pennellata di Guido Reni, rapida e materica. Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva offre così una rara opportunità per comprendere il processo artistico attraverso strumenti solitamente riservati al restauro, riconoscendo all’incompiuto un ruolo centrale nella storia dell’arte e nel rapporto attivo con l’osservatore.
In copertina: Guido Reni, Silvio, Dorinda e Linco, (Allegoria dell’amore rifiutato)
Roma, Museo dell’Ara Pacis Capolavori dal Detroit Institute of Arts –
IMPRESSIONISMO e oltre.
Roma Capitale-Dal Detroit Institute of Arts arriva al Museo dell’Ara Pacis una selezione straordinaria di cinquantadue capolavori, dei grandi maestri dell’arte europea dal XIX al XX secolo. In mostra i pionieri dell’impressionismo Degas e Renoir, i protagonisti delle avanguardie parigine Matisse e Picasso, passando per le innovazioni di Van Gogh e infine arrivando agli sperimentatori dell’arte tedesca come Kandinsky e Beckmann.
Matisse, The Window
Da giovedì 4 dicembre 2025 a domenica 3 maggio 2026, il Museo dell’Ara Pacis ospita la grande mostra Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Radio Partner Dimensione Suono Soft, Mobility Partner Atac e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
L’esposizione, curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, presenta gli straordinari dipinti provenienti dal Detroit Institute of Arts, una delle maggiori istituzioni museali degli Stati Uniti.
Kandinsky, Study for Painting with White Form_800
La selezione riunita al Museo dell’Ara Pacis comprende un insieme di capolavori europei realizzati tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, alcuni dei quali entrati nelle collezioni del museo statunitense già poco dopo la loro esecuzione e oggi finalmente in Italia, che documentano una fase cruciale della storia dell’arte, attraversata da trasformazioni profonde che contribuirono a ridefinire il linguaggio pittorico moderno. Attraverso il dialogo tra luce e colore, natura e città, realtà e astrazione, la mostra ripercorre un arco temporale in cui la pittura europea mette in discussione i modelli accademici e, sperimentando nuove modalità di osservazione, apre la strada alle rivoluzioni artistiche del Novecento.
Cezanne, Five Bathers
«Da domani 4 dicembre al Museo dell’Ara Pacis si apre la grande mostra “Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts”, uno dei musei più prestigiosi degli Stati Uniti. Un’occasione unica per apprezzare uno degli snodi artistici più importanti della storia pittorica. Ci sono passaggi della storia delle arti figurative che hanno cambiato per sempre il nostro modo di intendere la raffigurazione, la luce, i colori, l’irrompere del paesaggio cosiddetto ‘en plein air’. L’impressionismo è stato questo: un’evoluzione pittorica, una piccola rivoluzione, che ha sfidato convenzioni e canoni, dando corpo con la sua pittura ad un movimento composto da artisti da una sensibilità visiva fino ad allora sconosciuta: da Pierre-Auguste Renoir a Edgar Degas, da Paul Cézanne a Camille Pissarro.
L’esposizione riunisce 52 opere provenienti dal Detroit Institute of Arts e c’è tempo fino al 3 maggio per godere di questa opportunità che ci racconta anche come, per la prima volta, è cambiato il rapporto pittorico tra natura e città», così l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio.
La mostra si apre con il rinnovamento dell’arte francese a partire dalla metà del XIX secolo, quando realisti e impressionisti si concentrano sulla rappresentazione della vita moderna, sulla verità del quotidiano e sulla resa immediata della percezione della luce. È il momento in cui la pittura europea comincia a mettere in discussione i codici tradizionali e a interrogare il rapporto tra percezione e realtà, inaugurando una trasformazione profonda che porterà, nel giro di pochi decenni, alle avanguardie del primo Novecento. Seguendo l’invito di Charles Baudelaire, a rivolgere lo sguardo alla vita contemporanea, i pittori francesi trovano nella modernità urbana e nella luce naturale la materia nuova della loro ricerca.
La prima sezione, ricca di opere emblematiche, restituisce con chiarezza questo passaggio epocale attraverso cinque dipinti di Edgar Degas, il celebre Bagnanti di Paul Cézanne e il raffinato Donna in poltrona (1874) di Pierre-Auguste Renoir, scelto come visual della mostra, ai quali si affiancano due opere più tarde di Pissarro e Alfred Sisley e un dipinto di Max Liebermann che, pur realizzato nel 1916, testimonia la persistenza e la vitalità della poetica impressionista oltre i confini della Francia.
Il racconto espositivo prosegue con le ricerche sviluppate dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, quando la pittura francese si avvia verso una crescente solidificazione della visione, una costruzione più stabile della forma e una trasformazione del colore in elemento espressivo autonomo. La Sainte-Victoire di Cézanne esposta, databile ai primi Novecento, mostra con evidenza questa evoluzione; mentre, le opere di Renoir restituiscono un artista profondamente trasformato dalla rilettura della tradizione. I due dipinti di Vincent Van Gogh interpretano la realtà attraverso una pennellata ritmica e vibrante, comunicando con forza lo stato emotivo dell’artista. In questi anni, come osservava il critico inglese Roger Fry coniando il termine “postimpressionismo”, l’opera d’arte si emancipa dal rapporto diretto con il reale e si configura come un’armonia autonoma, parallela al mondo visibile.
La parte centrale del percorso è dedicata alla Parigi dei primi due decenni del Novecento, quando la capitale francese si afferma come centro artistico mondiale e vede emergere figure decisive come Pablo Picasso e Henri Matisse. Le sei opere di Picasso esposte in mostra restituiscono la complessità del suo percorso: un dipinto del periodo rosa, due della fase cubista e tre ritratti di donne sedute, dipinti dopo il 1920, segnano tappe fondamentali della sua maturità. I tre dipinti di Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, testimoniano invece un’evoluzione sorprendente, dal rigore geometrico delle prime ricerche a una pennellata più sensuale e dilatata, influenzata dall’opera di Renoir. Completano questo panorama parigino le opere cubiste di María Blanchard, unica artista donna presente nella selezione proveniente dal DIA, e di Juan Gris, insieme ai dipinti espressionisti di Amedeo Modigliani e Chaïm Soutine, figure centrali della Scuola di Parigi.
Camille Pissarro, The Path_800
In chiusura una ricca selezione dedicata all’avanguardia tedesca, acquisita dal Detroit Institute of Arts grazie alla lungimiranza del suo direttore Wilhelm R. Valentiner, in carica tra il 1924 e il 1945, e al sostegno di importanti mecenati. Tre dipinti — di Max Pechstein, Wassily Kandinsky e Lyonel Feininger — appartengono ai grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter. La maggior parte delle opere risale infatti al dopoguerra e restituisce la drammaticità della Germania sconfitta, raccontata attraverso la durezza delle figure di Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, e attraverso i lavori intensi di Emil Nolde, Oskar Kokoschka e Max Beckmann, il cui Autoritratto del 1945 riflette l’incertezza profonda dell’artista e del suo Paese nel difficile momento successivo al conflitto.
Con Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts, Roma accoglie un nucleo di opere che raramente lascia gli Stati Uniti, un viaggio attraverso cinquant’anni di creatività europea che riunisce i protagonisti della modernità. Una mostra che non solo restituisce la ricchezza delle collezioni americane, ma ricostruisce l’intreccio di visioni, sperimentazioni e rivoluzioni che hanno definito la pittura tra Ottocento e Novecento europeo.
Nell’ottica di rendere i musei luoghi aperti per tutti e nell’intento di favorire l’inclusione e la partecipazione alla vita culturale della città, la Sovrintendenza Capitolina prosegue nel suo impegno di dotare anche le mostre temporanee di servizi che rispondano alle diverse esigenze della cittadinanza, attraverso un potenziamento continuo degli strumenti di accessibilità. La mostra Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts è progettata pertanto per essere accessibile attraverso percorsi multisensoriali, visite integrate, laboratori creativi. I dispositivi di accessibilità e i video LIS sottotitolati, posizionati all’interno del percorso mostra, sono stati realizzati in collaborazione con l’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza e Rai Pubblica Utilità. Per tutto il periodo di apertura dell’esposizione è inoltre previsto un servizio di visite tattilie visitecon interpreti LIS gratuite, in collaborazione con il Dipartimento Politiche sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale, la Cooperativa Segni d’Integrazione Lazio e Zètema Progetto Cultura.
INFO
DEGAS – MATISSE – PICASSO – RENOIR – VAN GOGH IMPRESSIONISMO e oltre.
Capolavori dal Detroit Institute of Arts
A cura di Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi
4 dicembre 2025 – 3 maggio 2026
Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli) – 00186 Roma
Roma- Le Gallerie Nazionali di Arte Antica la grande mostra Bernini e i Barberini-
Roma-Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano nelle sale di Palazzo Barberini la grande mostra Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, che pone l’accento sul rapporto straordinario tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, suo primo e più importante committente, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII.
Roma-la grande mostra Bernini e i Barberin
L’esposizione offre un’occasione per riflettere sulla nascita e lo sviluppo del Barocco attraverso il dialogo artistico, politico e personale che si sviluppò tra Bernini e Papa Urbano VIII, figure fondamentali nell’affermazione del linguaggio barocco. La mostra inoltre si apre in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana. La mostra quindi, mette in luce come l’ambizione di un Papa e il genio di un artista abbiano riscritto l’estetica di un’intera epoca.
Il percorso, articolato in sei sezioni, ognuna dedicata a un aspetto importante del rapporto tra Bernini e i Barberini, documenta la carriera di Bernini dagli esordi alla piena maturità, sottolineando il passaggio dal tardo manierismo appreso nella bottega del padre, Pietro Bernini, fino ad arrivare a un linguaggio personale di grande potenza espressiva.
Roma Palazzo Barberini- Ph. Alberto Novelli
Presenti in mostra opere fondamentali come il San Sebastiano del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Putto con drago del Getty Museum, che testimoniano il momento in cui la scultura barocca nasce e si sviluppa, insieme a prestiti eccezionali quali Le Quattro Stagioni dalla collezione Aldobrandini, che permettono di approfondire il confronto tra il padre Pietro Bernini, scultore e artista, e il figlio Gian Lorenzo.
Per la prima volta, inoltre, torna a Palazzo Barberini la Galleria dei ritratti degli antenati Barberini, capolavori in marmo firmati da Bernini, Giuliano Finelli e Francesco Mochi, oggi dispersi in numerose collezioni, mentre un’attenzione particolare è riservata alle immagini di Urbano VIII. Ampio spazio viene dato inoltre al Bernini pittore, rappresentato anche da tele esposte per la prima volta, mentre disegni, incisioni e modelli evidenziano il ruolo dell’artista nei grandi cantieri di San Pietro, dal Baldacchino alla rimodellazione della crociera, fino al monumento funebre di Urbano VIII. A conclusione del percorso, le opere di Bernini vengono poste a confronto con altri grandi artisti del suo tempo, tra cui Guido Reni, in un percorso che attraversa il gustodel XVII secolo e dei Barberini, una dinastia che rinnovò completamente il volto di Roma durante l’età del Barocco.
La mostra è realizzata con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo e con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro.
Roma-Teatro degli Assaggi al TEATRO FURIO CAMILLO-
Roma-Inaugura al Teatro Furio Camillo, dal 13 al 23 febbraio, “Teatro degli assaggi”, rassegna di teatro multidisciplinare per tutte le età e tutti i generi teatrali. Una programmazione variegata che spazia dalla comicità, al racconto al circo contemporaneo, la musica. Ancora spettacoli, illustrazioni, racconti per bambini, presentazioni di libri, acrobatica aerea, racconto di storie di donne e uomini straordinari. Una rassegna per rinnamorarsi del teatro, un luogo magico dove ogni cosa ha un gusto unico, magico, tanto intimo quanto universale.
Roma- Teatro Furio Camillo, dal 13 al 23 febbraio, “Teatro degli assaggi
Il teatro degli assaggi è una rassegna tutta da scoprire, per tutti i gusti!
La rassegna si apre venerdì 13 febbraio (ore 17:00) con la mostra “Il Circo Sfigato” dell’artista Alessia Muntoni. Le sue opere raggruppate nella mostra “IL CIRCO SFIGATO sembrano chiedersi “Cosa accade alle relazioni quando le differenze invece di creare condivisione creano distanza e conflitto?” Le illustrazioni affrontano in chiave ironica il tema delle relazioni, amicizie, famiglia, lavoro, guerre, dispute, amori e punti di vista da vari sguardi sotto il fantastico tendone del Circo Sfigato. Per ogni illustrazione un racconto che dal conflitto e dal disagio si trasforma in armonia. Dalle differenze nasce qualcosa di più bello, che da soli non saremmo in grado di fare, questo il tema ricorrente di tutti i racconti per ritornare ad una comunità di condivisione, accettazione del diverso e la bellezza di ognuno di noi. La mostra resterà aperta fino al 23 febbraio
Roma- Teatro Furio Camillo, dal 13 al 23 febbraio, “Teatro degli assaggi
A seguire venerdì 13 febbraio (ore 18 e ore 21) va in scena lo spettacolo “Monsieur Momo – Varietà” di e con Timo Lesniewski. Con la sua personalità affascinante e accattivante e una visione sognante del mondo, Momo conquista il suo pubblico in men che non si dica in una physical comedy poetica e senza età. Narratore poetico e spiritoso, sorprende non solo gli spettatori, ma a volte persino se stesso! Sempre all’altezza del suo pubblico, Momo delizia con umorismo, magia e una fantasia sconfinata. Le sue espressioni facciali e i suoi gesti ricordano i grandi clown di un tempo, conferendo alle sue performance una comicità visiva unica. Che si tratti di affrontare i propri demoni interiori, di interagire giocosamente con un membro del pubblico o di aggiungere un tocco di magia, Momo incanta con il suo stile fresco e impertinente. Noto per il suo speciale legame con il pubblico, è sempre una garanzia di lacrime di risate indimenticabili.
Sabato 14 febbraio (17:00) appuntamento con le letture animate per bambini “Storie per incontrarci”. Un appuntamento dedicato ai più piccoli con letture animate di libri per bambini sul tema delle migrazioni e dei viaggi. Sarà un momento di racconto e condivisione, un momento per i bambini e le loro famiglie, da vivere assieme per lasciare ai più piccoli spunti di riflessione sulle migrazioni, sulla bellezza di conoscere ed accogliere, sull’incontro tra popoli e sul valore che si può costruire “incontrandosi”
Roma- Teatro Furio Camillo, dal 13 al 23 febbraio, “Teatro degli assaggi
Sempre nella stessa giornata alle ore 18 e alle ore 21 va in scena “IRISH PUBLIC HOUSE” – di e con Clover Danze Irlandesi. un viaggio nella danza irlandese e nelle sue evoluzioni, attraverso la storia dei suoi spazi tipici: le public houses, ovvero quei luoghi di incontro che siamo soliti chiamare pub. Lo spettacolo racconta con parole e suggestioni le varie specialità di danza irlandese fino ai suoi sviluppi dovuti alle migrazioni oltreoceano del popolo irlandese. Un’affascinante esperienza nella cultura dell’Isola Verde! Uno spettacolo energico adatto a tutte le età. Inoltre, sabato 14 febbraio alle ore 19:00 si terrrà la presentazione del numero 171 del periodico culturale Leggendaria, che ospita il tema “Le clown” diMaria Vittoria Vittoriin collaborazione con l’Associazione Giocolieri e Dintorni. Lo speciale, che indaga sulle ragioni e gli sviluppi di una realtà sempre più estesa e coinvolgente come quella delle clown, è costituito in massima parte dai loro racconti intorno alle proprie esperienze in campo sociale e artistico. Si viene così delineando un universo estremamente ricco e articolato, in cui le arti del circo-clownesche e acrobatiche-dimostrano tutta la loro efficacia terapeutica all’interno di contesti relazionali e sociali problematici; in cui le artiste fanno rete tra loro, aprendosi a nuove opportunità, e costruendo -come dimostra l’esperienza di Virginia Imaz- nuove aree di consapevolezza e pratica femministe. L’incontro è mediato da Adolfo Rossomando, direttore del periodico Jugglin Magazine, e presidente dell’Associazione Giocolieri e Dintorni, realtà attiva nel settore del circo contemporaneo con progetti nazionale e internazionali di formazione, divulgazione, networking, ricerca, edutainment, coinvolgimento del pubblico. La presentazione è tradotta in LIS
Roma- Teatro Furio Camillo, dal 13 al 23 febbraio, “Teatro degli assaggi
Si continua, domenica 15 febbraio (ore 11.00 – ore 12,30) con “Connessione Radio” della Compagnia I Musicullanti, uno spettacolo musicale per bambini, un concerto interattivo tra le frequenze di una radio dispettosa con l’Ensemble Musicullanti 2.0 della Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia. Una Radio che prima non si trova, poi non si accende, anzi che si accende soltanto con la partecipazione sonora e ritmica delle bambine e dei bambini.
Su che stazione si fermerà? Dove ci porterà? Quale musica racconterà? La narrazione di un viaggio che si trasforma e si sintonizza su stazioni diverse, musiche, giochi, generi che cambiano di volta in volta accompagnando le bambine e i bambini alla scoperta di contesti, sonorità e repertori sempre differenti in un’alternanza di musica pop, classica, jazz, colonne sonore e canzoni di benvenuto. Un viaggio musicale da fare insieme e da scoprire per offrire alle bambine e ai bambini tante esperienze diverse, sempre caratterizzate da qualità, coinvolgimento e spirito di comunità nella musica.
Roma- Teatro Furio Camillo, dal 13 al 23 febbraio, “Teatro degli assaggi
Alle ore 18 va in scena, invece, “Madri d’Europa” con Alessandra Evangelisti e Serena Sansoni.
Un reading teatrale che intreccia voce, memoria e musica per dare parola alle grandi donne che hanno costruito l’Europa e che fino ad oggi sono state troppo spesso dimenticate. “Madri d’Europa” è un viaggio emozionante attraverso le biografie di cinque figure femminili che, con coraggio e determinazione, hanno segnato il cammino verso un’Europa più giusta, libera e unita. Sophie Scholl, Ursula Hirschmann, Eliane Vogel-Polsky, Louise Weiss, Simone Veil: donne visionarie, ribelli, resistenti. Le loro storie si intrecciano in un racconto corale che restituisce profondità e anima alla narrazione storica del Novecento europeo. Ogni monologo rappresenta la voce di una di queste donne in un momento cruciale della propria vita. Raccontare le loro vita ci fa capire da dove nasce il loro impegno fondato sui valori della pace, della libertà, della giustizia e della solidarietà. La performance dà vita a questi personaggi complessi e straordinari, restituendo loro una dignità che va oltre la loro singola esistenza, elevandole a icone di una storia collettiva che ha segnato l’evoluzione dell’Europa. La scelta musicale, che spazia da Tracy Chapman a David Bowie, dai canti delle suffragette americane a suoni contemporanei, contribuisce a rendere la performance contemporanea, mantenendo un tono pop capace di coinvolgere un pubblico trasversale per età e sensibilità.
La rassegna riprende poi venerdì 20 febbraio alle ore 17:00 con la presentazione del libro “Zazel” di Francesca De Sanctis. Zazel, la prima donna-proiettile della Storia, ha ispirato l’amata canzone di Francesco De Gregori, ma anche poesie, racconti e, in generale, tutto un immaginario su chi potesse essere quella donna così coraggiosa e spericolata da farsi sparare in aria da un cannone per svariati metri, indossando abiti succinti, in epoca vittoriana! Era una donna che amava la libertà e che non si sarebbe fermata davanti a niente pur di inseguire il sogno di fare l’acrobata per il circo e di vivere a modo proprio. Quest’albo la racconta con una lingua semplice e vivida e con ricche tavole a matita e pennello, e senza trascurare George, quel bambino che la capiva e che lei avrebbe amato per tutta la vita. Questa è una storia stupefacente e avventurosa, quella di Rosa Maria Richter, in arte Zazel, la prima vera “donna cannone”. La presentazione del libro sarà un momento dedicato a famiglie con bambini con la possibilità di per genitori e bambini di trascorrere insieme un momento per ascoltare una storia straordinaria.
L’incontro sarà realizzato in collaborazione con la libreria per ragazzi L’ora di Libertà, una realtà storica romana che si occupa di formazione e sensibilizzazione dei giovanissimi alla lettura con attività stabili quali laboratori per bambini e famiglie ed incontri di sensibilizzazione alla lettura.
Roma- Teatro Furio Camillo, dal 13 al 23 febbraio, “Teatro degli assaggi
A seguire, alle ore 18 e ore 21, ci si immerge in “Storie di Viaggio”, spettacolo di circo contemporaneo della Compagnia Materiaviva con la regia di Alessandra Lanciotti. Acrobatica aerea, magia, contact juggling, contorsionismo e racconto, sono gli ingredienti di un viaggio surreale e magico. Attraverso un racconto delicato che ricorda i toni delle fiabe, e attraverso la metafora del viaggio, si affrontano i temi del senso di non appartenenza, della solitudine, della migrazione e della violenza sulle donne. Uno spettacolo adatto a tutte le età, una sequenza di storie che incantano e lasciano sognare e riflettere, senza mai appesantire, senza mai perdere la patina fiabesca e poetica. Ogni piccola storia racchiude un mondo, si apre e si chiude sfiorando il pubblico con poche parole tradotte in scena in LIS
Sabato 21 febbraio (ore 17:00) appuntamento con le letture animate per bambini “Storie per incontrarci”. Un appuntamento dedicato ai più piccoli con letture animate di libri per bambini sul tema delle migrazioni e dei viaggi. Sarà un momento di racconto e condivisione, un momento per i bambini e le loro famiglie, da vivere assieme per lasciare ai più piccoli spunti di riflessione sulle migrazioni, sulla bellezza di conoscere ed accogliere, sull’incontro tra popoli e sul valore che si può costruire “incontrandosi”. L’incontro ha la durata di un’ora ed è particolarmente adatto a bambini tra i 3 ed i 6 anni, assieme ai genitori. Alle ore 18:00 e 21:00 si prosegue con “Sarò io” di e con Collettivo Karabòa, uno spettacolo di circo teatro che intreccia la storia personale alla riflessione sul contemporaneo. Le artiste in scena si chiedono il senso dell’arte nel mondo del lavoro, si affacciano davanti al baratro del “voler essere” e portano nei loro corpi acrobatici il contrasto tra il sentire e il volere. Uno spettacolo che unisce acrobatica e parola, danza e sapiente uso della luce come parte di un racconto emotivo. Un racconto che intreccia via via la storia personale a quella di una generazione. Acrobatica aerea, contorsionismo, contact juggling e racconto, sono le tecniche con cui le cinque artiste raccontano un mondo interiore e magico
Infine, domenica 22 febbraio (ore 11:00 e 12:30) va in scena Sulle Orme del Serpente della Compagnia Circoenxame, spettacolo poetico e coinvolgente che segue il viaggio di un serpente curioso attraverso gli ecosistemi del brasile. In cerca di un luogo da chiamare casa, Safira attraversa paesaggi diversi, incontra amici sorprendenti e affronta sfide inaspettate, finché non si accorge che il mondo intorno a lei sta cambiando, e anche dentro di sé qualcosa si trasforma. Una narrazione per riflettere su appartenenza, cambiamenti climatici e responsabilità del vivere come parte della natura
Roma- Teatro Furio Camillo, dal 13 al 23 febbraio, “Teatro degli assaggi
Alle ore 18 è la volta dello spettacolo La banda del Gobbo di e con Emiliano Valente. Analizzando la vita di un personaggio leggendario della periferia romana, il Gobbo del Quarticciolo, ho ripercorso le vicende di una Roma sotto assedio, invasa dai Tedeschi, bombardata dagli Americani, abbandonata dagli uomini di potere. Dall’otto settembre del 1943, fino al 4 giugno 1944, Roma vive nove mesi di dominazione tedesca, nove mesi di repressione, disperazione, fame; nove mesi di stragi e massacri: 335 uomini trucidati alle Fosse Ardeatine, più di 900 deportati dal Quadraro. E’ nella Roma più povera e popolare delle borgate come il Quarticciolo, che uomini e donne, combattono contro l’ingiustizia e l’oppressione. E’ lì che nascono gli eroi involontari di questa storia: sora Cettina, Giggetto, zio Franchino, Er Pigna, Neganè, Er Carota……uomini e bambini di borgata, trasformati in combattenti dagli eventi tragici che li colpiscono. Una storia narrata in prima persona. Il linguaggio scelto è la lingua di borgata; chi le racconta, è un ragazzetto, uno strillone soprannominato Riccetto, un ragazzo ingenuo a cui tutto sembra un po’ accadere per caso. Riccetto viene arruolato nella banda del gobbo e racconta quello che lui, dodicenne, ha vissuto in quei mesi di terrore e di dominazione, fino all’arrivo degli Americani. Tra giochi da bambino e assalti da adulto, la vita del Riccetto è semplicemente la vita di un ragazzo di borgata durante una guerra.
Non mancheranno, inoltre, gli incontri-laboratori come – Ar-The – Assaggi d’arte condotto da Giorgia Ricciardello, lunedì 16 e 23 febbraio alle ore 18:00. Prendere un the insieme e parlare dell’arte negli allestimenti teatrali. Gli allestimenti e gli studi per la scenografia, sono di fatto delle opere che vengono studiate e create spesso da artisti che attraverso il loro contributo hanno nei secoli trasformato il nostro stesso modo di concepire lo spazio scenico. In collaborazione con gli studenti dell’Accademia delle belle arti si realizzeranno incontri dedicati ai giovanissimi per stimolare alla riflessione su un aspetto del lavoro teatrale in equilibrio tra maestranze ed arte, uno spaccato che darà impulso ad una nuova visione di un ambito professionale ancora troppo poco conosciuto.
L’incontro è dedicato in particolare ai giovani di scuole medie e superiori ma è aperto a chiunque voglia curiosare sul tema davvero affascinante. L’incontro verrà moderato da Giorgia Ricciardello, Illustratrice e grafica, lavora sulle tecniche del disegno, della pittura, scultoree e modellato
Programma:
venerdì 13 febbraio 2026 ore 17:00
inaugurazione mostra “Il Circo Sfigato” – opere dell’artista Alessia Muntoni
Ingresso libero – non è necessaria la prenotazione
venerdì 13 febbraio 2026 ore 18 e ore 21
SPETTACOLO “Monsieur Momo – Varietà” di e con Timo Lesniewski
Piero Gobetti, una vita fatta di intransigenza morale -Articolo di Cesare Piaciola-
Nel febbraio 2026 cade un centenario gobettiano.Piero Gobetti morì in esilio a Parigi nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926 e fu sepolto al cimitero Père-Lachaise. Non aveva nemmeno venticinque anni, che avrebbe compiuto il 19 giugno di quell’anno. Gobetti fondò a diciassette anni la sua prima rivista, Energie nove, alla fine del 1918; aveva vent’anni quando fece uscire nel febbraio 1922 il primo numero de La Rivoluzione Liberale, ventitré quando le affiancò Il Baretti. 1918-1926: è il tempo del tormentato dopoguerra, delle speranze rivoluzionarie, anche nella “rivoluzione liberale” sognata da Gobetti, e della brutale vittoria del fascismo che una classe dirigente liberale ristretta e oligarchica aveva pensato di cooptare e di addomesticare.
PIERO GOBETTI
A Parigi Gobetti intendeva essere quell’ideale editore europeo che non gli si permetteva di essere in patria. «Parto per Parigi – scriveva a Giustino Fortunato – dove farò l’editore francese, ossia il mio mestiere che in Italia mi è interdetto. A Parigi non intendo fare del libellismo e della polemica spicciola, come i granduchi spodestati in Russia. Vorrei fare un’opera di cultura nel senso del liberalismo europeo e della democrazia moderna». E la moglie Ada ricorda la sua «idea fondamentale di un centro di cultura europea: un centro da cui irraggiare fervore di ricerche nuove, concezioni di libertà e di modernità: un passo importante verso gli Stati Uniti d’Europa».
PIERO GOBETTI
Com’è noto, Gobetti pensò il fascismo come «autobiografia della nazione», come concentrato di abitudini radicate nella cultura italiana dal trasformismo all’opportunismo, alla demagogia, ai falsi unanimismi, alla retorica, abitudini che affondano nella tradizione controriformistica di un Paese che non aveva conosciuto una rivoluzione borghese radicale e in cui la Riforma religiosa era stata soffocata e perseguitata.
Piero e Ada Gobetti
Il valore dell’intransigenza diventò la divisa di Gobetti e un aspetto essenziale del suo antifascismo etico, fondato sul tener fermo ai princìpi, costi quel che costi: un atteggiamento che alla lunga, pensava, avrebbe prodotto effetti politici più duraturi di qualsiasi compromesso in vista di risultati immediati. La sua fu una «religione della libertà» – espressione che usò, molto prima di Croce nella sua tesi su Vittorio Alfieri –, per cui subì arresti, persecuzioni, continui sequestri della rivista, un brutale pestaggio fascista dopo il delitto Matteotti e infine la morte in esilio.
Piero Gobetti, la tomba
I protestanti hanno molte ragioni per ricordare Gobetti, che dal 1923 collaborò a Conscientia, diretta a Roma dal battista calabrese Giuseppe Gangale, riconoscendovi «una esigenza di protestantesimo come noviziato di libertà, di serietà morale, di educazione moderna». Gangale nel necrologio su Conscientia scrisse: «Gobetti che errò per l’Italia inquieto inquietando le coscienze nostre: che veniva qui a Roma in terza classe, frettoloso, arruffato, con la grossa valigia carica dei suoi libri e dei suoi giornali che egli stesso distribuiva ai librai e collocava dai giornalai; che a casa sua […] aveva impiantato una casa editrice in cui egli era tutto: autore, editore, contabile, spedizioniere, incollatore di fascette. E i giovani sentirono il fascino e il contagio di questa ascesi febbrile e operosa». Nel corso degli anni il rapporto tra Gobetti e la cultura protestante è stato oggetto di convegni e approfondimenti. Tra gli studi recenti si segnala Piero Gobetti e la Riforma in Italia, a cura di Marta Vicari (Aras, Fano, 2018), con prefazione di Valdo Spini e i saggi – tra gli altri – di Davide Dalmas e Anna Strumia che da anni lavorano su questo tema.
Piero e Ada Gobetti
Gobetti sperava che anche in Italia si diffondesse, grazie allo sviluppo dell’industria e delle aristocrazie imprenditoriali e operaie, un’etica moderna della responsabilità personale, della dignità del lavoro, della positività del conflitto sociale e politico: è questa – scrisse – «la religiosità dell’uomo moderno, la religiosità della democrazia come forza autonoma, liberamente operante dal basso, senza limiti che la predeterminino fuori della volontaria disciplina che essa stessa si pone». Come sottolineò Carlo Levi in un bellissimo saggio uscito nel 1933 nei Quaderni di Giustizia e Libertà, c’era in Gobetti l’idea di una democrazia radicale, forse utopica ma ispiratrice di lotte e conquiste reali, e impegno per suscitare “energie nove” di iniziativa dal basso tese a realizzare – scrisse Levi a Piero Calamandrei – «una società molteplice, libera, articolata, viva per l’interna dialettica delle sue forze, realizzantesi contro ogni paternalismo in infinite autonomie».
In questo, Piero Gobetti sta sì in un passato centenario ma ci indica un futuro possibile, per il quale vale la pena di riprendere il filo del suo discorso interrotto.
Articolo di Cesare Piaciola-
Fonte Riforma.il- Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
Città del Vaticano-Lontano da secoli, un antico codice ritorna in Vaticano
Città del Vaticano-Al di là di ogni luogo comune, la Biblioteca Apostolica Vaticana non è solo un luogo di studio e conservazione di libri. È una comunità viva, mai statica. Un polo in cui confluiscono persone di varia provenienza, geografica e storica in un intreccio di vita e sapere. Chi opera in questo ambito ne è ben consapevole, ma ci sono circostanze ed eventi che rendono tale fecondità visibile anche ai non addetti ai lavori. È il caso dell’incredibile rientro in Biblioteca Apostolica Vaticana (BAV) di un antico manoscritto scomparso dagli scaffali da almeno tre secoli.
Lontano da secoli un antico codice ritorna in Vaticano – Vatican News
Si tratta del Pal. lat. 851, riemerso sul mercato antiquario, di inestimabile valore per i testi veicolati e per la sua appartenenza al fondo storico dei Palatini conservati nelle collezioni pontificie.
Piena sinergia
A ridosso delle trascorse festività natalizie la presenza del volume nella libreria Inlibris di Vienna ha richiamato l’attenzione del direttore dell’Universitätsbibliothek di Heidelberg, Jochen Apel. Insieme a Karin Zimmermann, direttrice della sezione manoscritti, si è subito messo in contatto con la BAV nella persona del prefetto, don Mauro Mantovani e della direttrice del Dipartimento Manoscritti Claudia Montuschi. «Una comunicazione rapida, in piena sinergia che ha messo in moto subito lo staff scientifico», commenta quest’ultima. Ci accoglie nella Sala degli scriptores che anticamente costituiva l’ingresso dell’antica biblioteca fatta costruire da Sisto V.
Un manoscritto cinquecentesco
Fin dalle sue origini questo è «un luogo di apertura e servizio allo studio». Nel solco di questa vocazione si inserisce la recente acquisizione: «È un manoscritto cartaceo del XVI secolo. Il primo testo ha un colophon del 1501». Una datazione confermata anche dalle filigrane della carta. «È stato trascritto da più copisti» e consta di 115 fogli, più due “fogli di guardia” moderni, ovvero i fogli messi a protezione tra la legatura e il corpus del testo. Questi risalgono all’Ottocento ma si rivelano preziosi. per le informazioni che tramandano rispetto a chi ha studiato e posseduto il volume.
Lontano da secoli un antico codice ritorna in Vaticano – Vatican News
Un testo agiografico rarissimo
Il contenuto è nella prima parte agiografico, con le vite dei Santi Ciriaco, Gallo, Mauro abate, Goar, Burcardo; la seconda parte contiene invece l’Historia Langobardorum di Paolo Diacono. «Salta subito agli occhi la selezione dei testi agiografici per i quali il testo si presenta, da una prima occhiata ai repertori, rarissimo; la raccolta riconduce a un’area precisa tedesca, probabilmente Worms», diocesi retta da Burcardo. A Lorch farebbe invece pensare San Ciriaco.
Il valore
«Il codice – prosegue Claudia Montuschi – non si presenta in modo lussuoso: non ha miniature, ma iniziali decorate». La sua importanza risiede nel valore storico e, circostanza rarissima, «nel poter essere ricollocato all’interno di una collezione storica, nella compagine in cui è stato pensato e consegnato alla Vaticana».
Il riconoscimento
Un elemento inequivocabile per il suo riconoscimento è la legatura con il ritratto dell’Elettore Palatino Ottheinrich, la data (1556) e il suo motto M(it) D(er) Z(eit). «I Palatini storicamente arrivano da Heidelberg e facevano parte di un sistema bibliotecario ante litteram, costituito da tre nuclei. Questo grande patrimonio viene donato da Massimiliano I di Baviera a Papa Gregorio XV durante la Guerra dei Trent’anni come segno di riconoscimento per il sostegno ricevuto».
Il dono a Gregorio XV e l’epigrafe di Urbano VIII
I volumi giungono a Roma dopo un impegnativo viaggio coordinato da Leone Allacci, Scriptor Graecus della Biblioteca Vaticana. Le casse con i libri arrivano nell’estate 1623, tra la morte del Papa Ludovisi l’elezione di Urbano VIII. È il Pontefice Barberini a riceverle, come ricorda un’epigrafe, oggi nel percorso di visita dei Musei Vaticani, che in poche righe riassume la vicenda storica, la consistenza della biblioteca, l’allestimento degli spazi per accogliere la donazione.
Foto epigrafe
L’indagine sulla scomparsa
Se il confronto tra gli inventari della Vaticana e della biblioteca di Heidelberg ha portato all’identificazione certa del volume, ancora in corso è lo studio di come questo abbia abbandonato la biblioteca pontificia. «Risulta assente dal 1798: un periodo storico segnato dalle requisizioni napoleoniche. Tuttavia il manoscritto non compare nelle liste di quei movimenti. Dobbiamo seguire altre strade. Possiamo già restringere la forbice temporale e affermare che il testimone si è allontanato dalla Biblioteca Vaticana dopo il 1751 e prima del 1798». Nessuna pista al momento può essere esclusa.
Lo stato di conservazione
Le buone condizioni conservative del volume lasciano intendere che chi lo ha preservato in questi ultimi secoli fosse ben consapevole del suo valore. «Conserva la sua legatura originale. La carta è ben conservata, naturalmente con i segni del tempo e dell’usura normale. È stato utilizzato, studiato, annotato. Il dorso, la parte più fragile del libro, come spesso succede, è rifatto».
L’emozione e la gioia
Il ritrovamento del Pal. lat. 851 ha sicuramente sconvolto l’agenda e le priorità di studio e ricerca di Claudia Montuschi e dei suoi colleghi in Vaticano e in Germania, ma l’impegno delle ultime settimane è stato ripagato. Ricollocare il volume nella collezione di appartenenza significa renderlo disponibile per lo studio, obiettivo condiviso dalle due Istituzioni: «È stata un’emozione grande che abbiamo provato insieme a tutti gli studiosi coinvolti. Abbiamo sperimentato una vera sinergia in cui ogni traguardo si consegue insieme e non per il merito di uno solo. Ed è una gioia vedere subito il frutto del nostro annuncio: nei repertori online vediamo scomparire la notizia “perduto”».
Il libro nella storia
Nel giro di due mesi, il tempo di mettere in atto il protocollo conservativo e la digitalizzazione, il manoscritto sarà messo a disposizione con tutti gli altri nelle sale di consultazione. La Biblioteca Apostolica Vaticana si conferma così un luogo di grande vitalità e dialogo interistituzionale in cui i libri oltre a tramandare cultura, sono – nel loro aspetto materiale – ambasciatori delle vicende dell’umanità.
Articolo di Paolo Ondarza – Città del Vaticano-Fonte VaticaNew
ROMA via delle Botteghe Oscure-Sede storica del PCI-
Francesco Riccio-Lo rifarei. Vita di partito da via Barberia a Botteghe Oscure –
prefazione di Gianni Cuperlo
Francesco Riccio-Lo rifarei
DESCRIZIONE- del libro di Francesco Riccio -Una serie di racconti, un viaggio nella vita del Partito, del Pci, con il dichiarato intento di rendere omaggio alle donne ed agli uomini, alle compagne e ai compagni con i quali l’autore ha trascorso (da militante-funzionario-dirigente) un importante trentennio. Un omaggio a quelle figure sconosciute al grande pubblico e spesso genericamente indicate come “apparato”, anche con un certo disprezzo. In realtà si trattava di una comunità che ha dedicato la propria vita agli ideali della solidarietà, della difesa dei più deboli, del progresso sociale. Donne e uomini che non avevano nulla di quel grigiore con il quale venivano descritti. Anzi, attraverso la caratterizzazione di ciascuno si disegna il quadro di un popolo che sapeva coniugare la massima serietà dell’impegno politico con lo spensierato divertimento. Certo, c’è nostalgia di quel tempo e di quel popolo. La storia ha assegnato a quella vicenda un esito ben noto. Ciò non può impedire che ciascuno di quelli che l’hanno vissuta avverta un sentimento di nostalgia e di rimpianto. Nella consapevolezza che i sentimenti possono sempre reinventarsi se non si nega il loro valore profondo.
Gianni Cuperlo, che ha curato la prefazione, coglie brillantemente gli aspetti principali del racconto. Bruno Magno, storico grafico del Pci, li sintetizza con maestria nella copertina. Due omaggi all’autore per tanti anni loro compagno in quel viaggio.
Partito Comunista Italiano
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ROMA via delle Botteghe OscureROMA via delle Botteghe Oscure-Sede storica del PCI-ROMA via delle Botteghe Oscure-Sede storica del PCI-ROMA via delle Botteghe Oscure-Sede storica del PCI-
Elenco in aggiornamento delle librerie
LIBRERIE COOP
EMILIA ROMAGNA:
Librerie.coop Esp – Ravenna Centro Commerciale ESP, Via Marco Bussato, 120 – 48100 Ravenna
Librerie.coop Lugo Centro Commerciale IL GLOBO, – Via FORO BOARIO 30 Interno 19, 48022, LUGO (RA)
Librerie.coop Nova Centro Commerciale CentroNova, Via Villanova 29 interno 10, 40055 VILLANOVA DI CASTENASO (BO)
Librerie.coop Ambasciatori via Orefici 19, 40124 Bologna
Roma -Palazzo Bonaparte- Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione
Roma-Retrospettiva Aperta fino 08/03/2026 a Palazzo Bonaparte – sede ormai imprescindibile per le grandi mostre d’arte in Italia – si trasforma nel tempio dell’Art Nouveau presentando la più ampia retrospettiva mai dedicata ad Alphonse Mucha (Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939), artista ceco, padre e maestro indiscusso di quello stile raffinato e sensuale che ha rivoluzionato l’immaginario visivo di ogni tempo.
La mostra, con una selezione di oltre 150 opere, è un viaggio nell’intera opera di Mucha attraverso l’esposizione di tutti i suoi capolavori (tra cui Gismonda, 1894; Médée, 1898; JOB, 1896; la serie The Stars del 1902 o quella sulle Pietre Preziose del 1900 o ancora gli studi sull’Epopea Slava) provenienti dal Mucha Museum di Praga, e allarga la visione all’importanza e alla centralità della bellezza nella storia dell’arte.
In mostra, infatti, anche straordinarie opere archeologiche e rinascimentali, passando a capolavori dell’Ottocento con l’eleganza de La contessa De Rasty (1879) di Boldini per giungere finalmente al Novecento con la sontuosa Semiramide (A Babilonia) del 1905 di Saccaggi.
Ad arricchire il percorso anche arredi, oggetti Art Nouveau e tantissimo altro: un dialogo inedito che illumina Mucha da prospettive nuove, rivelando la continuità dell’ideale di bellezza femminile nel tempo.
Ospite d’onore della mostra è la Venere di Botticelli (1485-1490), prestata in via del tutto eccezionale dai Musei Reali – Galleria Sabauda di Torino, perfetta sintesi del concetto di bellezza e seduzione.
La Venere, icona e testimonial mondiale del fascino senza tempo, stabilisce un ponte ideale tra l’arte rinascimentale e l’Art Nouveau. Il capolavoro quattrocentesco, recentemente oggetto di approfondite indagini diagnostiche, dialoga sorprendentemente con le figure femminili di Mucha, rivelando come l’ideale di bellezza attraversi i secoli con continuità straordinaria.
A Palazzo Bonaparte, Mucha viene raccontato attraverso i suoi celebri manifesti teatrali, pannelli decorativi, calendari e illustrazioni, testimoni di un’epoca in cui l’arte si fondeva con la vita quotidiana e ne impreziosiva ogni gesto.
Ma, su tutto, Mucha è colui che ha saputo reinventare l’immagine femminile nell’arte, trasformandola in icona di grazia e forza, protagonista indiscussa di un linguaggio decorativo – tra fiori, linee morbide e atmosfere oniriche – che ancora oggi ispira moda, grafica e design contemporaneo, fino ad influenzare il mondo dei più moderni tatuaggi dove i suoi soggetti sono diventati uno dei temi più ricorrenti e richiesti al mondo.
Mucha è stato molto più di un artista. È stato un innovatore, un comunicatore visivo capace di dare una forma seducente e riconoscibile all’immaginario della Belle Époque. I suoi celebri manifesti pubblicitari – come quelli dedicati a Sarah Bernhardt o ai profumi e ai liquori parigini – non solo resero popolare l’arte grafica, ma trasformarono il linguaggio visivo del suo tempo, anticipando i principi del design moderno.
La donna di Mucha, con le sue linee flessuose, i capelli fluenti, le vesti leggere e gli elementi naturali che la circondano, è diventata l’icona universale della femminilità Art Nouveau, movimento che ha rivoluzionato le arti applicate e la visione estetica tra fine Ottocento e inizio Novecento.
La mostra “Alphonse Mucha. Un trionfo di Bellezza e seduzione” non si limita a raccontare l’evoluzione dello stile di Mucha: invita il visitatore a entrare nel suo mondo, restituendo l’atmosfera vibrante della sua epoca.
L’allestimento sarà un’esperienza avvolgente, in cui ambienti, luci, profumi, musiche e cromie condurranno il pubblico in un vero e proprio passaggio temporale, riportandolo indietro nel tempo.
Accanto alle opere dell’artista, il pubblico potrà ammirare arredi, preziosi e oggetti di design, fotografie e materiali d’epoca, in un viaggio immersivo tra eleganza, natura e simbolismo, dove ogni dettaglio – visivo, sonoro, tattile – contribuirà a evocare l’incanto di un’epoca che ha reso l’arte parte integrante della vita.
“Nel celebrare il 25º anniversario di Arthemisia, sentivamo il dovere e il desiderio – dichiara Iole Siena, Presidente di Arthemisia – di rendere omaggio alle donne e alla bellezza femminile, temi che da sempre attraversano la storia dell’arte con grazia, forza e profondità. Abbiamo scelto di farlo in un luogo simbolico e ormai consacrato come il tempio delle grandi mostre d’arte, offrendo al pubblico un’esposizione inedita, intensa e ricca di emozione. Sono certa che questa mostra saprà toccare l’animo dei visitatori, lasciando un segno indelebile nei loro occhi e nei loro cuori. E guardando al futuro, ci avviamo verso il 2026 che vedrà Palazzo Bonaparte teatro di due mostre straordinarie: in primavera – in occasione dei 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone – la più completa mostra mai dedicata in Italia ad Hokusai, il più grande pittore e incisore giapponese e, in autunno, una eccezionale esposizione su Kandinskij, padre fondatore dell’astrattismo.”
Palazzo Bonaparte, nel cuore di Roma, si conferma ancora una volta come uno dei luoghi simbolo dell’arte internazionale.
Dopo mostre di straordinario successo come quelle dedicate a Monet, Escher, Van Gogh, e Munch, che hanno realizzato numeri record di visitatori, ospita ora un evento imperdibile che celebra la grazia e la forza di un artista capace di parlare ancora oggi al nostro tempo.
Con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, dell’Ambasciata della Repubblica Ceca e del Centro Ceco presso Ambasciata della Repubblica Ceca, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia, in collaborazione con la Mucha Foundation e i Musei Reali di Torino. La curatela è di Elizabeth Brooke e Annamaria Bava, con la direzione scientifica di Francesca Villanti.
La mostra è in partnership con Generali Valore Cultura.
Main partner della mostra la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e con Poema.
La mostra vede come special partner Ricola, radio partner Dimensione Suono Soft, media partner la Repubblica, hospitality partner Hotel de Russie e Hotel de la Ville, mobility partner Atac e Frecciarossa Treno Ufficiale, sponsor tecnico Ferrari Trento e con il supporto tecnico del Mucha Museum e di Prague City Tourism.
Il catalogo è edito da Moebius.
Mostra: Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione
ORARIO APERTURA
dal lunedì al giovedì 9.00 – 19.30
venerdì, sabato e domenica 9.00 – 21.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Aperture straordinarie
Sabato 1° novembre 9.00 – 21.00
Lunedì 8 dicembre 9.00 – 21.00
Mercoledì 24 dicembre 9.00 – 18.00
Giovedì 25 dicembre 12.00 – 21.00
Venerdì 26 dicembre 9.00 – 21.00
Mercoledì 31 dicembre 9.00 – 18.00
Giovedì 1° gennaio 12.00 – 21.00
Dal 2 al 6 gennaio 9.00 – 21.00
Dal 6 all’8 marzo 9.00 – 23.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
BIGLIETTI
Intero € 18,00
Ridotto € 17,00
70 anni compiuti (con documento); ragazzi da 11 a 18 anni non compiuti; appartenenti alle forze dell’ordine; diversamente abili; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti); possessori Card Arthemisia; possessori biglietto delle mostre in corso di Arthemisia
(per altre riduzioni e ingressi omaggio vedi il sito di Palazzo Bonaparte)
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
T. + 39 06 87 15 111
info@arthemisia.it
Massimiliano De Luca- Una Repubblica all’italiana-Casa Editrice Tra le righe Libri-
In questo libro di Massimiliano De Luca si parla di un intero popolo che non è riuscito a raccogliersi attorno a valori condivisi, cercando di ricostruirne cause e responsabilità e offrendo uno strumento di analisi a tutti coloro che sentono il dovere di contribuire a portare a termine quel processo di crescita interrotto che conferisce ad uno Stato la dignità etica di nazione, e a coloro che lo abitano, la percezione di essere parte di un tutto, realizzando quell’idea di cittadinanza che comprende e mette in relazione i diritti con i doveri.
Massimiliano De Luca- Una Repubblica all’italiana
Un lungo viaggio che inizia dalle speranze suscitate dalla lotta di Liberazione, e prosegue attraverso l’imposizione di un modello di sviluppo che ha stravolto la vita di milioni di persone, la promozione di insostenibili stili di vita e consumo, la contestazione studentesca e l’autunno caldo degli operai culminati nei sanguinosi attentati che hanno paralizzato ogni ipotesi riformistica, quindi la mancata risposta sul piano politico alle esigenze di rinnovamento che ha aperto la strada agli Anni di piombo, sino alla pacificazione forzata degli anni Ottanta.
Tra le righe Libri è una casa editrice indipendente nata nel 2013 (il primo libro è uscito nel febbraio 2014) a Lucca con il preciso scopo di riannodare e intrecciare i fili con il passato. E’ dunque una casa editrice che pubblica libri di memorie, diari, saggi e documenti per mantenere inalterata e viva la ricerca storica e l’interesse per le radici della nostra società. Un continuo esercizio e lavoro di scandaglio alla ricerca di storie e mille rivoli che formano la tela del nostro paese. Tralerighe – e si legge nel nome – corre tra le pagine, incessantemente, in un lungo e paziente lavoro di proposta. Il compito dunque non è solamente quello di stimolare la lettura, ma di difendere e rinnovare le fondamenta della pietra d’angolo sulla quale ci siamo formati.
Tralerighe è curata dal suo direttore Andrea Giannasi, laureato in Storia contemporanea all’Università di Pisa.
FONTE- Toscanalibri.it, attivo dal 2008, è il primo portale interamente dedicato all’editoria e alla cultura toscana. Qui trovate tutto su libri, notizie, appuntamenti culturali, incontri con gli autori.
toscanalibri.it è il più grande catalogo on line di libri, e-book, cd musicali, dvd, editi e prodotti in Toscana o che parlano della nostra regione, che potete facilmente comprare e ricevere a casa. In rete le novità editoriali, i libri usati, le rarità della pubblicistica toscana. Ogni mese, poi, le offerte esclusive dal catalogo, con sconti e promozioni. Il personale garantisce serietà e professionalità nella vendita, spedizione e assistenza ai clienti.
Ma toscanalibri.it è anche un giornale online che si avvale delle news di sienalibri.it, testata giornalistica registrata, il cui direttore è Luigi Oliveto (Registrazione numero 8 del 8/04/2008 presso il Tribunale di Siena). Ogni giorno pubblichiamo i principali appuntamenti e incontri con gli autori, ma diamo anche notizia di eventi culturali di sicuro interesse.
Il portale è un’iniziativa editoriale di Primamedia, società di comunicazione, con sede a Siena, composta da un gruppo affiatato di giornalisti e professionisti ma anche di organizzatori di eventi e responsabili di progetto. In questi anni abbiamo ideato e realizzato prodotti culturali come “I colori del libro”, rassegna di incontri con gli autori, “I colori del libro-Mostra mercato”, rassegna di incontri ed esposizione e vendita di libri usati e rarità, “Passeggiate d’autore”, itinerari nelle città con gli scrittori sui luoghi della storia, e “Treno letterario”, tappe realizzate su temi e autori specifici.
Non vi resta, allora, che seguirci e buona navigazione.
Toscanalibri.it
Primamedia Srls
Via Dario Neri, 6
53100 Siena – Italy
Tel. +39 0577 39 22 56
Roma- Al Teatro Vascello va in scena” IL SEN(N)O “con Lucia Mascino-
Roma-In scena al Teatro Vascello “IL SEN(N)O” con Lucia Mascino 9 -10-11 febbraio lunedì, martedì e mercoledì h 21 Alla fine tutto si riduce a una sola domanda: pensiamo che il seno sia una cosa oscena oppure che sia quello che è e basta?
Una psicoterapeuta si trova a dover valutare un gesto mai compiuto prima. Una madre ha preso una decisione sul corpo di sua figlia e questa decisione scatena intorno a lei una serie di conseguenze e di reazioni sempre più fuori controllo.
Un monologo volutamente sfidante, Il Sen(n)o ci conduce nell’esplorazione di un tema terribilmente attuale: come l’esposizione precoce alla sessualizzazione e alla pornografia nell’era di internet abbiano inciso profondamente sulla nostra cultura.
Teatro Vascello di Roma-
Scritto da Monica Dolan e tradotto da Monica Capuani, dopo un enorme successo in Inghilterra Il Sen(n)o debutta per la prima volta in Italia interpretato da Lucia Mascino con la regia di Serena Sinigaglia.
Lucia Mascino attrice poliedrica e sui generis, la cui carriera spazia dal teatro, alla televisione, al cinema sia d’autore che popolare, ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi tra i quali: 4 candidature ai Nastri d’argento, il Premio Anna Magnani per il cinema nel 2018 come miglior attrice protagonista e il Premio Flaiano per il teatro nel 2023.
Lucia Mascino ” IL SEN(N)O “ in scena al Teatro Vascello di Roma-
“Quando ho letto il testo un anno fa, ho pensato che fosse urgente portarlo in scena. Abbiamo impiegato un anno con Serena per addentrarci in una materia così toccante, complessa e piena di riverberi come la manipolazione continua della nostra identità che viviamo, immersi come siamo, in modelli di marketing più che in situazioni reali, e come questa manipolazione sia ancora più violenta e fuori controllo nella zona dell’infanzia e dell’adolescenza” – Lucia Mascino
Serena Sinigaglia regista eclettica e trasversale, la cui carriera dura da più di 25 anni. Dirige opere liriche e prosa. Classici e contemporanei. Collabora coi più importanti drammaturghi italiani nella creazione di testi originali, tra questi Roberto Saviano, Fausto Paravidino, Letizia Russo, Emanuele Aldrovandi. Riceve numerosi riconoscimenti tra i quali «Donnediscena» come migliore regista dell’anno, premio «Hystrio» alla regia, e il premio Hystrio Twister 2023 per Supplici.
Lucia Mascino ” IL SEN(N)O “ in scena al Teatro Vascello di Roma-
“Cerco testi che sappiano cogliere le questioni più urgenti della contemporaneità. “Il Senno” apre uno squarcio, mai retorico, mai scontato, nelle contraddizioni profonde della nostra società. Il teatro per me è questo: un testo urgente, un’attrice straordinaria e un pubblico desideroso di vedere la realtà con limpidezza, capace di trovare un senso e una direzione autonoma e responsabile di vera umanità.” – Serena Sinigaglia
Teatro Vascello Via Giacinto Carini, 78, 00152 Roma
Info e prenotazioniesclusivamente tramite abbonamenti Zefiro , Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE, info promozioneteatrovascello@gmail.com – promozione@teatrovascello.it
Biglietti: Intero 25 euro – Ridotto over 65: 20 euro – Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro – Ridotto studenti, studenti universitari, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati,
acquista direttamente alla biglietteria
acquista tramite bonifico bancario SOLAMENTE PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE a favore di Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849
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le card libere a 6 spettacoli e le card love sono valide fino al 24 maggio 2026, ultima replica dell’ultimo spettacolo in cartellone. Gli abbonamenti e le card sono nominativi ma cedibili
Teatro Vascello Via Giacinto Carini, 78, 00152 Roma
Donaci il tuo 5×1000 con la prossima dichiarazione dei redditi basta indicare al tuo commercialista il nostro codice fiscale: 01340410586 – Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849
Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
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