Una poesia e brani vari di Franco Leggeri da Murales Castelnuovesi-Castelnuovo di Farfa -Il Sabato Castelnuovese-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Una poesia e brani vari di Franco Leggeri da Murales Castelnuovesi-Castelnuovo di Farfa -Il Sabato Castelnuovese-

Castelnuovo di Farfa,Il Sabato Castelnuovese- (1976)
Il dolore cronico di un’opera senza citazioni,
ma, per fortuna, sono gli zuccheri
a indicarmi la luna .
Non più incubi illustrati,
ma solo semplici foto di una luce debole,
Fragile.
Debole come il probabile ,ammirando, di viziati ritratti,
ora
è sempre più fragile dipingere il desiderio in modo godibile
nel “mentre”, gli affreschi dei miei sogni non hanno illustrazioni patinate.
è tutto inutile so già che il foglio bianco
è di un nero brillante .
Castelnuovo , a volte aristocratico e dominante
È una nave pregiata , visibile e bella, che naviga in formazione
Dentro la flotta dei Borghi sabini.
Castelnuovo non prenderà il largo
In quell’oceano del futuro,
Castelnuovo
Un colore diverso della schizofrenia tracciata da un sismografo impazzito.
Castelnuovo il borgo delle decapitazioni delle idee e tomba dei sogni.
Le illusioni di un sabato castelnuovese
È una comicità tragica di un copione senza parole.
Ombre,
si ,ombre cinesi
sono adagiate sul mio foglio bianco
e
dal nero volano gialle farfalle
esse
“PARLANO PAROLE DENTRO LE BOLLE DI SAPONE”
Raccontano , elevandosi in un vortice,
di un Castelnuovo disperso all’interno di mura ciclopiche.
E’ forse l’ora
Che torni alla montagna,
Alla roccia,
Alla neve,
Alla nebbia di questo sabato di novembre
Ho ora l’inchiostro nelle mie mani
Per dipingere cerchi senza misura,
e senza diametro.
Come sono lontani dal mare questi sabati castelnuovesi.
Come disse James: “non so in che ordine vanno le parole”.
Allora che senso ha scolpire in forma dedalica una pagina bianca?
Certamente Castelnuovo non è una scultura greca, ma ha , possiede, un’anima : “ossessiva, assordante.”
Castelnuovo, il mio Castelnuovo, è un libro raro per pochi eletti.
Castelnuovo di Farfa-Metti un pomeriggio di ricordi.
Castelnuovo di Farfa-“Se un Castelnuovese abita a Roma, ve ne sono moltissimi, nei fine settimana o per qualsiasi altro motivo decide di lasciarsi alle spalle rumori, stress e cemento dove andare se non in Sabina . E innegabile che la mente e il corpo si distendono immergendosi nel “morbido” paesaggio collinare , ma come descrivere , trovare le parole, il piacere di “affogare” gli occhi e l’anima tra gli uliveti . Tornando in Sabina , a Castelnuovo, ritrovi sepolti sotto uno strato spesso di fogli polverosi, migliaia di immagini archiviate nella memoria. Questi fogli si sono stratificati e appiccicati l’uno all’altro, ma è ancora leggibile lo scritto. Qui a Castelnuovo ritrovi i volti del passato vedendo i giovani che corrono per la piazza. Certo a Castelnuovo , tappa intermedia tra passato e futuro, scopri che puoi ancora incontrare un sorriso e chi crede ancora nella stretta di mano. Si , qui a Castelnuovo puoi incontrare ancora un sorriso che si allarga e ti viene incontro per una stretta di mano per dimostrare , a me, che esistono ancora ricordi e voci che hanno segnato , inciso, le notti castelnuovesi senza lampioni. Disperdi l’ansia quotidiana, ma ricordi e rivivi l’ansia di guadagnarsi il futuro , proprio qui dove hai costruito il timbro della rabbia e lo slancio per la lotta. E’ qui che mi chiedevo cosa ci fosse oltre l’orizzonte, ma non è questo il giorno, oggi, per essere l’archeologo del ricordo. Ormai, forse, solo la Poesia ha un effetto tellurico e carnale che sa trasformare il mio tempo. Il “tempo differente” in tempo di Poesia; di salvezza e di recupero di tutto ciò che l’uomo perde nel suo allontanarsi dall’infanzia, beata età dell’innocenza, che nella memoria poetica diventa un luogo di simboliche appartenenze. Qui a Castelnuovo, le fragili figure dei sogni rivivono , sono ferite, le più insanabili ferite, fatte di carne e di sangue. Ferite, sogni feriti che incontro nei vicoli di Dedalo (Castelnuovo) con un destino , un tragico destino di dolore, ma forse questa è una storia di ordinaria follia dove il pathos si genera in stigmatiche narrazioni che, poi, riesco sempre a diluirsi nella “retorica dei sentimenti”. Ai primi segni di pioggia va in frantumi, nel mio ricordo, il mondo arcadico, bucolico, ma fragile come un presepe di cartapesta. Ora a Castelnuovo regna la stirpe della “razza carnefici”, a Castelnuovo sono escluso, sono l’intellettuale-poeta, con la testa tra le nuvole e nel cuore i versi di una poesia. Si, è vero riesco ancora a sentire tra i vicoli di Dedalo le canzoni ingenue e sentimentali dell’anteguerra. E’ ora di andare ,ma resterò sempre col cuore castelnuovese. E ora lancio lo sguardo verso questo cielo carico di nubi e di spazi azzurri , sembra un cielo di Raffaello, dove le leggi della natura mescolano la vita e morte anche nel misto colore di un pomeriggio qualunque passato qui a Castelnuovo”.
Brano da Murales Castelnuovesi – Franco Leggeri
La nascita dell’ESTATE CASTELNUOVESE
LA FONTANA-
Noi vecchi Castelnuovesi nella storia? Lo siamo già, l’abbiamo già scritta .
Castelnuovo di Farfa- 22 agosto 2021-Castelnuovo è , a volte, un romanzo, un noir, ma anche un documentato reportage giornalistico. Ritrovarsi un detective story che entra dentro i fatti recenti e antichi della vita delle persone, oppure, narrare Castelnuovo alla vigilia della grande speranza del dopo guerra e poi gli anni della corsa verso Roma. Raccontare e ricordare le partenze delle famiglie per realizzare il sogno di una vita migliore, sognando un lavoro sicuro. E’ la cronaca di una navigazione verso la grande città, leggere questo “libro dei ricordi” scritto da lacrime ,rimpianti, amori sopiti , delusioni e speranze cresciute con i figli nati a Roma . Noi Castelnuovesi eravamo radici trapiantate in terra nuova, Roma come terra promessa. Da Castelnuovo eravamo partiti verso la periferia romana, sì quella narrata da Pasolini , dagli uliveti tranquilli alle vie trafficate della Roma del boom edilizio , della speculazione selvaggia , la Roma dei palazzinari. E’ questa la trama , il filo del racconto che fa scorrere la narrazione di un mese di agosto di tanti anni fa , un giorno lungo, inciso nella memoria dei Castelnuovesi, quello della festa della Madonna degli Angeli. Si tornava a Castelnuovo con lo “stordimento della modernità” e ci si immergeva con i racconti, magari seduti sui bordi della Fontana ,nella narrazione , dopo un prologo carico di nostalgia mal mascherata. Il racconto e i racconti a più voci, per rivivere e parlare con la tua gente, riascoltare e dialogare parlando il dialetto e gustando il caro vecchio sapore della “madrelingua”. Si raccontava di Roma , con la descrizione delle sue strade e dei suoi quartieri . Noi ci sentivamo, inconsapevolmente, reporter di viaggi e si snocciolava una narrazione da cronista della vita metropolitana, “navigatori” esperti della Capitale. A tratti i racconti erano interrotti dal passaggio della “ragazzina” che ora era diventata donna. Seduti sulla Fontana , con i nostri racconti , si percorrevano sentieri nascosti, riscoprendo la cultura e l’antica storia del nostro paese. Noi ragazzi eravamo le contraddizioni del nostro Castelnuovo e del suo futuro. Eravamo, inconsapevolmente, il contrasto, tuttora irrisolto, tra l’antico e il moderno. Eravamo stati partoriti da un dolore antico che aveva cercato, con la partenza, fortemente il riscatto, e la voglia di salire su quell’ascensore che portava ai piani alti di un grattacielo, forse, podio dove si ammirava un orizzonte lontano e impensabile, oltre la fantasia. In quei pomeriggi di agosto si smaltiva lo “stordimento della modernità” e si tornava ad essere cronisti di storie antiche, cronisti del passato dove ognuno di noi arricchiva il racconto con dettagli e incisi a volte piacevoli a volte tristi. Così era l’Estate di noi Castelnuovesi , carica e desiderosa di avvenire. Erano storie che cercavano anche il volto di un amore intenso. Castelnuovo era ed è il nostro paese, dove tutto è visibile affacciandosi, oppure restando dietro i vetri delle finestre per vivere i racconti corali di una piazza amica e fraterna. Cosa è rimasto, mi chiedo scrivendo questo articolo, di quelle Estati Castelnuovesi? Castelnuovo è forse morto? Non nei racconti, ma sicuramente è stato “ucciso” da un’arroganza bigotta, sì quella del perbenismo di facciata che ostenta e maschera la propria ignoranza e l’affoga , appunto,“nell’arroganza spocchiosa ” che dopo decenni è ancora in essere. Scrivo questa riflessione perché ho voglia di riaccendere la fiamma dei ricordi, non un ritorno al passato, ma un forte desiderio di modernizzare una stagione e ritrovare il pentagramma dov’è scritta la melodia che tutti, noi veri Castelnuovesi, abbiamo amato e amiamo e che , forse, molti, come me, rimpiangono .
Poesia dedicata a noi Castelnuovesi senza volto e senza diritto di parola –Dalla raccolta MURALES CASTELNUOVESI
Sulla vecchia cote dei ricordi affiliamo lame di impossibili rivolte. Abbiamo grattato terre incolte con il chiodo del primitivo, seminando speranze di poveri. Spartendo i raccolti con il padrone è rimasta la rabbia dei figli e l’aia deserta.
Anche in noi, questo furore taciuto riporta a scelte lontane, quando vita, giovinezza e volti di ragazzi inebriati di troppa ingenuità tutto bruciammo. Solo per amore. Bastasse questo pugno di anni (paura e speranza della sera) per ritoccare quella bilancia e non imbastire cupi silenzi su mani stanche,ma golose di sole.
A Castelnuovo mattini uguali e incerti come aste sul quaderno di stagioni incolori, quando il silenzio diventa eresia, e l’antico ripetersi scava sentieri tra le pietre scritte, e il rito del ritrovarsi tra il vuoto di assenze che pesano – già affiora il dire: questa è l’ultima volta – resta, ancora, da capire la somma dei perché, mentre la nebbia nasconde l’oblio.
Non ha senso la Storia . Anche quella che si scrive nel bronzo e le stagioni rigano di una patina verde (ora, che dissolti i cristalli di lacrime, alza soltanto steli di pietra e grovigli di lamiere), anche quello che è stato, e furono parole e musica e canti nati nei bivacchi e folla e bandiere, e tutti a premere l’erba sul cuore dei morti: anche l’amore di allora e le schegge di verità ( forse, anche i giuramenti), adesso, non hanno più senso.
Il tempo, con il volto di rigattiere, ha raccolto le cose vecchie districando dai rami brandelli incolori, lembi di aquiloni e frammenti di foglie stinte di speranza. Castelnuovo nel cuore, i ricordi, le speranze, le lotte vecchie e nuove e ancora giorni senza tregua ,bivacchi per nuove battaglie e strategie per nuovi obiettivi.
Brano da ” Il vecchio e il giovane nella storia , Castelnuovo per sempre. Castelnuovo nel cuore.”dalla raccolta di Poesie – “MURALES CASTELNUOVESI” di Franco Leggeri





La Piazza Comunale-Foto di Franco Leggeri


Via Roma Est

Via Roma