Hilda Doolittle -Poesie-

Biblioteca DEA SABINA

Hilda Doolittle
Hilda Doolittle

Hilda Doolittle -Poesie-

Euridice

I

Così mi hai riportata indietro,
io che avrei potuto camminare con i vivi
sulla terra,
io che avrei potuto dormire tra i fiori vivi
finalmente;

così per la tua arroganza
e la tua spietatezza
sono riportata indietro
dove i licheni morti grondano
ceneri morte sul muschio del frassino;

così per la tua arroganza
io sono distrutta infine,
io che avevo vissuto incosciente,
che ero stata quasi dimenticata;

se tu mi avessi lasciata aspettare
sarei passata dall’apatia
alla pace,
se tu mi avessi lasciata riposare con i morti,
avrei dimenticato te
e il passato.

 

Giglio di mare

(da Sea Garden, 1916)

Giunco,
squarciato e strappato
ma doppiamente ricco –
le tue grandi cime
fluttuano sui gradini del tempio,
ma tu sei spezzato dal vento.

La corteccia del mirto
è punteggiata da te,
le squame sono distrutte
dal tuo stelo,
la sabbia spezza i tuoi petali,
lo solca con lamina dura,
come selce
su pietra brillante.

Eppure benché il vento
frusti la tua corteccia,
sei sollevato,
sì – benché sibili
per ricoprirti di schiuma.

Euridice (VII)

(da The God, 1913-17)

Almeno io ho i fiori per me stessa,
e i miei pensieri, nessun dio
me li può prendere,
ho il fervore di me stessa per presenza
e il mio stesso spirito per luce;

e il mio spirito con la sua perdita
sa questo;
benché piccola contro il buio,
piccola contro le rocce informi,
l’inferno deve spaccarsi prima che io sia perduta;
prima che io sia perduta,
l’inferno si deve aprire come una rosa rossa
per far passare i morti.

[31]

(The Walls Do Not Fall, in Trilogy, 1944)

Nostalgia, esaltazione,

nocciolo d’infuocate elucubrazioni,

appunti scritti in margine,

palinsesto indecifrabile, coperto di scarabocchi

con troppe emozioni in conflitto,

ricerca d’una definizione finita

dell’infinito, scivolando

in vaghe asserzioni cosmiche,

in facili sentimenti,

pratica di conto corrente spirituale,

con il dare-avere troppo nettamente marcati,

ridda d’immagini incontrollate,

appunti numerici d’equazioni psichiche,

rune, superstizioni, evasioni,

invasione della super-anima in una coppa

troppo fragile, in un vaso troppo angusto,

in vaghe asserzioni cosmiche,

in facili sentimenti,

pratica di conto corrente spirituale,

con il dare-avere troppo nettamente marcati,

ridda d’immagini incontrollate,

appunti numerici d’equazioni psichiche,

rune, superstizioni, evasioni,

invasione della super-anima in una coppa

troppo fragile, in un vaso troppo angusto,

troppo poroso per contenere il traboccare

dell’acqua-che-sta-per-divenir-vino

alle nozze; ricerca sterile,

arroganza, certezza, penosa reticenza,

presunzione, intrusione d’allusioni

improprie, forzate;

illusioni di dei perduti, di démoni;

gioco d’azzardo con l’eternità,

iniziata alla saggezza segreta,

sposa del regno,

miraggi, ritorno d’antichi valori,

interessa perduta, pazzia.

[1]

(Tribute to the Angels, in Trilogy, 1945)

Ermete Trismegisto

è patrono degli alchimisti;

suo dominio è il pensiero;

scaltro, creativo, curioso,

suo metallo è il mercurio;

poeti, ladri e oratori sono i suoi clienti;

ruba, quindi, Oratore

e saccheggia, o Poeta,

prendi quel che l’antica chiesa

trovò nella tomba di Mitra,

candela, scritture, sonaglio,

prendi quel che la nuova chiesa ha disprezzato

rotto e frantumato;

raccogli i frammenti di vetro infranto

e col tuo soffio e il fuoco

fondi e integra,

re-invoca, ri-crea

opale, onice, ossidiana,

ora dispersi in schegge

calpestate da tutti.

[9]

(The Flowering of the Rod, in Trilogy, 1946)

Non è fantasia poetica

ma realtà biologica,

è un fatto: sono un’entità

come l’uccello, l’insetto, la pianta

o la cellula d’alga;

io vivo; io sono viva;

sta attento, ignorami,

rinnegami, non riconoscermi,

evitami; perché questa realtà

è contagiosa – estasi.

 

-Breve Biografia di Hilda Doolittle –

Hilda Doolittle Poetessa statunitense (Bethlehem, Pennsylvania, 1886 – Zurigo 1961), nota con le iniziali H. D. In Europa dal 1911. Aderì fin dall’inizio al movimento imagista, nel cui orientamento la sua arte è rimasta anche dopo che il movimento finì praticamente dissolto. Sposò nel 1913 R. Aldington, dal quale divorziò nel primo dopoguerra. Le sue prime poesie apparvero sulla rivista Poetry nel 1913. Pubblicò in seguito i volumi: Sea garden (1916), Hymen (1921), Heliodora and other poems (1924), Palimpsest (1926, romanzo), Hedylus (1928, romanzo), Hedgehog (1937), The walls do not fall (1944), Flowering of the rod (1946), By Avon river (1949), Tribute to Freud (1956, con alcune lettere inedite di Freud all’autrice), il madrigale Bid me to live (1960) e il poema Helen in Egypt (1961).

Fonte – Enciclopedia Treccani on line