Poesie di MASSIMO LIPPI

Poesie di MASSIMO LIPPI

MASSIMO LIPPI
MASSIMO LIPPI

Da Non popolo mio, 1976-1981

 

Increato àugure bene domestico
oscuro dedalo di bisogni
piuma irredenta del mio corpo
orda libertaria filamenti di rammarico
e d’ozono svenano anch’oggi a Pluto
perenne latrocinio di banca
acido monoteista davvero
se la bandiera rossa sterro piccionato
fisima di quando partì co’ gesuiti
in multiple cose si radduce
soffici mimose d’incantatori
doppia fascia da noi ai Capetingi
Boccadoro stese le chiarine
sui muri a Gerico il rematore
in contumacia scagliona le acque sul fiume de’ morti
trovato per caso in tasca di Togliatti
PASSI IL MONDO E VENGA LA GRAZIA
giorno tremendo e amaro sarà Quello
specie pel tordo e la ghiandaia.

 

* * *

 

Canto le finezze del boscaiolo e gli amori
dell’orsa che le rame dell’olmo scoscia
e il gracile nibbio che solo per morire
plana vincoli infrange il socio del pilano
in santificazione e scandalo viene con stringhe
sigilla verità in documento quant’è rivelato
puntualmente adora non che ci aspetti lepido
mago al balzello dei tassi granturco che Guidino
scròna ma dolce e festevole pegno che ride.
A che mi valse dunque precorrere il giudizio
se come la lepre ho a debito la vita
patire fiero e austero e inveisce sordo
censura sarchia l’orto e il giardino dell’odalisca
che quando ha figliato per legge non è più schiava
incauto designa i migliori gobboni ne le grotte
d’Altamira quand’era elegante ribellarsi
frasi ellittiche cannonate di segatura
sappiatelo enòrmi fa la Rinuncia
sincretismo scettico odierno al massimo
grado l’eco e il rintrono dell’eco
e il dubbio metodico e il biriuntume dei distinguo
passerà non essendoci più la materia del contendere
difatti deficienza di bene è il male eppure
anch’io ero giovane come l’acqua.
Traluce fin qui Zita Pepi e questo cartoccino
di lievito benevolenza non priva d’assempri manda.

* * *

 

Ancora una giornata di libeccio!
da dove si scatenerà il vento?
draghi proclivi all’azione in una poderosa
fuga svaporano da mare a mare
tempeste alte anelli rutilanti
e raffiche nei grani verdi e bassi
gualcati da colonne impalpabili d’aria
tenaci fino a quando i fossi rabbrividiscono
nell’ora del tramonto allora dai campi
a schiere, non visti, riescono pattuglie
e singoli Animali grandi Animali
di proiezioni paranoidi e belli più dei soliti
recinti cari a la zoologia una bizzarra indomita
geometria li scova e li compone a sparute
famiglie dal bosco ispido al suono dei Forti,
alzano le imprese filiformi esseri aguzzi
denti, vampe d’occhi sul muso lacerato
da un diadema pensile di penne:
fiat dei giardini cinesi.
Al secondo segnale convenuto
calandosi dai rami nodosi babbuini
con serbatoi di viola e terra d’ombra
e lanceolate eruzioni a limitar del cranio
orrendo e ricadenti in due distinti lobi
spugnosi giravano intanto che altri
a rotelle di cinque o sei tréscano col muso lungo
nel fondone de le Caggiòle podere sfitto
terre sode ormai in mano ai pastori
diresti una teoria spregiosa di quest’italianissima
primavera, tutta boccucce e complimenti per
i meglio equipaggiati; di là il mondo soffre
col suo pietoso e protervo spudorato campionario
di pazzi furiosi che lasciano al monaco
il suo fruire del Padre e del Figlio
e degli Innumeri canti del Santo Spirito
Corona inaspettata di èsili e rimarciti
successi portano da sole a sole il barbaglio
e la clamide di ciò che in solido eravamo
prima di smarrirci in un dedalo
di promesse dannive.

* * *

 

Da Passi il mondo e venga la Grazia

 

Da ragazzi in campagna
e da per tutto
quando la fornace del giorno
è spalancata per noi
come un carcere di sterpi
che fiorisca
in un grido salutare
circolano umane parole
ed un silenzio vivace
assottiglia il cuore.
Quell’ora sbrecciata
e festevole e muta
cerco da sempre
come fosse il prencipio
del canto
e di ogni miseria.

Marzo 1991

 

D’inverno poi era un omone goffo
col male da ragazzi
la moglie lo portava all’aria
per riguardo gli metteva un gavòggiolo
di lana ‘ntorno al collo
la gente lo scansava da lontano.
Avrebbe portato la pappa al diavolo.
Una mattina rideva forte
non chiamò nessuno
perché era fatto strullo
sparì dai vincoli
prese da campione
una spettacolosa morte.

Settembre 1984

 

L’ANGELO DI GÓRGITI

A Lorenzo Bonechi,
in memoria

I
Se a notte albergando
in piedi
co’ la gòta al vetro
Giovannino di Lorenzo
da viva voce mosso
a indicarci a dito
venisse
con lieve tremito di stupore
venisse a indicare
per via di sangue e Rivelazione
il passaggio del luminoso pellegrino
in pochi allora vedrebbero
levarsi
una caverna di luce
camminante
nel buio ingordo
che quaggiù stringe
a la dimora.

 

II
A pochi sarebbe dato in sogno
vedere l’Angelo di Górgiti
salire
verso la sua chiamata
al guado
de la terribile volontà
e misericorde
salire frusciando l’alie
sui muri de le case
dove ancora resiste
il lumino a la Madonna.

 

III
Recide un’altra gioia
lo spasimo d’ombre
che la Fonte salutare
appiana.
Come per noi
come per noi
vedo salire e crescere
il solitario battistrada
fragile ostaggio
del fuoco dell’Amore
muto fiore
che invoca intatto
per dentro l’anima
che geme
dal trasparente
nostro gelo.

 

IV
Ma non è da morte
il cielo spaventoso de la morte
l’aria che nel giorno brilla
l’aria che d’ineffabile passo
con luce nutriente
sposa
l’aria che di porpora veste
ogni mattino
non è da morte.
L’aria del tuo atroce pianto
l’aria del muto cerchio
del cielo muto
l’aria che l’immane deserto
asciuga
non è da morte.
L’aria del pianto sordo
de la notte scura.
Non è da morte.

 

V
Vedo che il cielo buio
de la morte
cadrà in cenere
nel lento mormorìo
dell’Angelo
che noi sequestra
o in un tonfo solo
precipite
se ne andrà confusa
perché non è da morte.

 

VI
Nome per nome
da vero l’Angelo sequestra
ma non è da morte
se chi muore s’addorme
lieve
ne la verzura del candido Giardino.

 

VII
Verso l’ignoto
oltre i bastioni
invisibili del pianto
ne la Città Celeste
l’Angelo del Mistero
scorta l’anima di Lorenzo
lassù dove soltanto
di luce
risuona
il Verbo dell’Agnello
immacolato.

21 gennaio 1997

 

Da Dell’invincibile sogno

 

Che rimbalzo ha nella tempesta fragorosa
il martoriato canto del vostro cuore
eccolo nel mio quartiere acquarteriato
m’arriva
come a notte un lumicino
mi cammina dentro e sale come
vapore turchino che vada in cerca
de la mamma.
Lo sento in me
rugliare in corpo
come per voi
è una sillaba
dolce e asprigna come la mora
che dondola nei rovi
l’occhi acuti del settembre.
Distinguo meglio ora
un’ape da lo sciame
che ronza ammontinato al miele.
Un rusignolo distinguo da un agile pettière
entrambi già nella rosa del piombo fino
due capi salvati in extremis
da un vago moscerino
che fastidia tutto il cacciatore.
 

Verrò in bicicletta come mio padre
che a Buonconvento in Val d’Arbia
trovò per strada Piero Bargellini
romèo dell’Anno Santo
Giovanni Scheiwiller come
un fanale che ne la notte cerca
tra orti segnalati qualcosa che combini
con lui, un barbaglio di Speranza
da uno strame
folto di verzure e un male
chiuso-bene a ceralacca
dove la voce che trapela
è di suo padre morto
sotto un tranvai
la notte gridolina di Natale.
 

Poesie tratte da
Nuovi poeti italiani, 2 ; a cura di Alfonso Berardinelli ; Torino : G. Einaudi, 1982 · Collezione di poesia ; 179
Massimo Lippi, Passi il mondo e venga la grazia ; prefazione di Giovanni Raboni ; Milano : All’insegna del pesce d’oro, 1999 · Acquario ; 265 · [ISBN] 88-444-1440-6
Massimo Lippi, Dell’ invincibile sogno ; Milano : s.n., 2004 · Stampato per i novant’anni di Paolo Franci ricordando Vanni Scheiwi-

 

MASSIMO LIPPI
MASSIMO LIPPI

Breve biografia di Massimo Lippi è nato il 14 Gennaio del 1951 a Ponte a Tressa, vicino a Siena, dove vive e lavora.

Sono essenziali alla sua formazione l’apprendistato presso lo zio Olinto, figura di ingegnoso artigiano, e l’insegnamento di Zita Pepi, che gli fa incontrare la poesia.

Frequenta l’Istituto d’Arte di Siena avendo fra i suoi insegnanti più cari Virgilio Carmigniani. Inizia a frequentare il maestro Albert Lassuer.

Si laurea in Storia dell’Arte con Giuliano Briganti con una tesi sullo scultore Alberto Sani.

Enzo Carli accompagna con un importante scritto di presentazione la sua personale a Empoli (1987).

Si sposa con Elisabetta da cui ha quattro figli.

Insegna per 10 anni scultura all’Istituto D’arte di Siena, e quindi all’Accademia di Carrara e Macerata.

Lascia l’insegnamento per dedicarsi interamente all’attività artistica che lo vede presente in Italia, in Europa e nelle Stati Uniti con opere monumentali. Viaggia per motivi di studio e di lavoro negli Stati Uniti, in Russia e Cina. Espone in Italia e all’estero.

E’del 1982 l’esordio poetico nell’antologia einaudiana dei Nuovi Poeti Italiani, con prefazione di Alfonso Berardinelli. Escono quindi presso Scheiwiller i suoi primi libri di poesia, Non popolo mio (1981) e Passi il mondo e venga la Grazia (1999, finalista al Premio di Viareggio), autorevolmente prefatti da Franco Fortini e da Giovanni Raboni, che lo segnalano tra i poeti più forti e originali della sua generazione. Seguono altri tre volumi di poesia, Nuziale (Giorgio Lucini,2003), Dell’invincible Sogno (Giorgio Lucini,2004), ed il recente Exilium (Cantagalli, 2008, finalista al Premio Viareggio-Rèpaci 2009).

Nel mese di marzo 2004 è Visiting Professor all’Università S.M.U. di Dallas, Texas.

Debutta come autore di teatro e regista con l’allestimento di una Sacra rappresentazione, Trasfigurazione, per la Chiesa di Abbadia Isola di Monteriggioni (5 Agosto 2006), a cui seguono Il Gommone messo in scena al Teatro dei Rozzi di Siena il 31 ottobre 2007, e ancora per la Chiesa di Abbadia Isola di Monteriggioni l’atto unico Marta e Maria (7 marzo 2008).

E’presente con una scultura in pietra di grandi dimensioni al IV Convegno Ecclesiale di Verona (ottobre 2006).

Tra i suoi lavori di maggior impegno si ricordano Il Presbiterio della Chiesa di S. Francesco a Pienza (2002), Il Portale in Bronzo della Chiesa di SS. Giusto e Donato di Monteroni D’Arbia (2003), della Chiesa di Cristo Redentore di Monsummano Terme (2004) e recentemente della Chiesa di S. Domenico Savio a Vittoria-Ragusa (2010).

Esegue il monumento Il canto del gallo risveglia la Pace tra Forte dei Marmi e Querceto (2008) e la statua in marmo di S. Bernardo Tolomei a Monte Oliveto Maggiore (2009).

Per la città di Siena ha dipinto il Palio del 2 luglio 1993, ha realizzato le sculture per il museo della Nobile Contrada dell’Oca (1995), Il Crocifisso della Madonna del Voto per il Duomo (2003), il ciborio in bronzo per la Basilica di S. Maria di Provenzano (2005), il Gavinone di Piazza del Campo (2006) e il portale bronzeo della Basilica di S. Domenico dedicato a S. Caterina (2000-2006).

Lascia l’insegnamento per dedicarsi interamente all’attività artistica che lo vede presente in Italia, in Europa e nelle Stati Uniti con opere monumentali. Viaggia per motivi di studio e di lavoro negli Stati Uniti, in Russia e Cina. Espone in Italia e all’estero.

E’del 1982 l’esordio poetico nell’antologia einaudiana dei Nuovi Poeti Italiani, con prefazione di Alfonso Berardinelli. Escono quindi presso Scheiwiller i suoi primi libri di poesia, Non popolo mio (1981) e Passi il mondo e venga la Grazia (1999, finalista al Premio di Viareggio), autorevolmente prefatti da Franco Fortini e da Giovanni Raboni, che lo segnalano tra i poeti più forti e originali della sua generazione. Seguono altri tre volumi di poesia, Nuziale (Giorgio Lucini,2003), Dell’invincible Sogno (Giorgio Lucini,2004), ed il recente Exilium (Cantagalli, 2008, finalista al Premio Viareggio-Rèpaci 2009).

Nel mese di marzo 2004 è Visiting Professor all’Università S.M.U. di Dallas, Texas.

Debutta come autore di teatro e regista con l’allestimento di una Sacra rappresentazione, Trasfigurazione, per la Chiesa di Abbadia Isola di Monteriggioni (5 Agosto 2006), a cui seguono Il Gommone messo in scena al Teatro dei Rozzi di Siena il 31 ottobre 2007, e ancora per la Chiesa di Abbadia Isola di Monteriggioni l’atto unico Marta e Maria (7 marzo 2008).

E’presente con una scultura in pietra di grandi dimensioni al IV Convegno Ecclesiale di Verona (ottobre 2006).

Tra i suoi lavori di maggior impegno si ricordano Il Presbiterio della Chiesa di S. Francesco a Pienza (2002), Il Portale in Bronzo della Chiesa di SS. Giusto e Donato di Monteroni D’Arbia (2003), della Chiesa di Cristo Redentore di Monsummano Terme (2004) e recentemente della Chiesa di S. Domenico Savio a Vittoria-Ragusa (2010).

Esegue il monumento Il canto del gallo risveglia la Pace tra Forte dei Marmi e Querceto (2008) e la statua in marmo di S. Bernardo Tolomei a Monte Oliveto Maggiore (2009).

Per la città di Siena ha dipinto il Palio del 2 luglio 1993, ha realizzato le sculture per il museo della Nobile Contrada dell’Oca (1995), Il Crocifisso della Madonna del Voto per il Duomo (2003), il ciborio in bronzo per la Basilica di S. Maria di Provenzano (2005), il Gavinone di Piazza del Campo (2006) e il portale bronzeo della Basilica di S. Domenico dedicato a S. Caterina (2000-2006).