Roma Capitale-Nella Sala dei Lecci del Bioparco di Roma,domenica 8 marzo ore 18:30, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Camera Musicale Romana ospita un concerto interamente dedicato alle compositrici del Seicento italiano, protagoniste di una stagione musicale straordinaria e per lungo tempo rimasta ai margini della narrazione storica.L’iniziativa nasce dalla collaborazione con le Associazioni I Concerti nel Parco, Recercare e Ibimus, unite nel progetto di valorizzazione del patrimonio musicale femminile.
Roma-Giornata Internazionale della Donna- Concerto Compositrici del Barocco Italiano
Il programma propone musiche di Chiara Margarita Cozzolani Assandra, Barbara Strozzi, Luzzasco Luzzaschi, Maria Xaveria Peruchona, Francesca Caccini, Benedetto Re e Isabella Leonarda.
Roma-Giornata Internazionale della Donna- Concerto Compositrici del Barocco Italiano
Il Seicento rappresenta un momento di profonda trasformazione del linguaggio musicale: si afferma una nuova estetica espressiva in cui la musica diventa veicolo di spiritualità e intensa comunicazione emotiva. Nei monasteri dell’Italia settentrionale – in particolare tra Emilia-Romagna e Lombardia – fiorisce un vivace ambiente musicale femminile: le religiose, dotate di solida formazione e straordinaria perizia compositiva, scrivono pagine di grande raffinatezza destinate alla liturgia e alla vita conventuale.
Roma-Giornata Internazionale della Donna- Concerto Compositrici del Barocco Italiano
Parallelamente, alcune compositrici laiche riescono ad affermarsi nonostante le difficoltà legate alla committenza e al riconoscimento pubblico. Figure come Barbara Strozzi e Francesca Caccini testimoniano un’autorialità consapevole e innovativa, capace di confrontarsi con i linguaggi più moderni del tempo.
Esegue: Xaveria Ensemble, Irene Morelli, soprano, Beatrice Mercuri, mezzosoprano, Antonello Dorigo, controtenore e arpa barocca, Fabio Catania, viola da gamba, Pierluigi Morelli, spinetta,
Programma: C. Assandra – Veni dilecte mi B. Strozzi – Che si può fare C. Assandra – Duo Seraphim L. Luzzaschi – Toccata del quarto tono B. Strozzi – Amor dormiglione M. X. Peruchona – Vos Aure suavis F. Caccini – Non so se quel sorriso B. Strozzi – I baci B. Re – Canzone a doi cori I. Leonarda – Nive Puer B. Strozzi – La mia donna perché canta B. Strozzi – Le tre grazie a Venere
A cura di Associazione Camera Musicale Romana ETS Direttore Artistico:Elvira Maria Iannuzzi
in collaborazione con Fondazione Bioparco di Roma, “Luogo Arte Accademia Musicale” e CMR Project
Indicazioni per raggiungerci:
Sala dei Lecci – Bioparco di Roma Tram: n° 19 – fermata ‘Bioparco’ – Bus: n° 3, 52, 53, 926, 217, 360, 910* Metropolitana: linea rossa, stazione ‘Flaminio’ e ‘Spagna’
Chi viene in macchina può usufruire dell’ampio parcheggio lungo il viale del giardino zoologico n.1
BIGLIETTERIA IN LOCO
I biglietti si acquistano esclusivamente in loco al botteghino allestito dall’organizzazione e aperto al pubblico a partire da 90 minuti prima di ogni evento fino all’inizio delle performance.
COSTI BIGLIETTI
Intero € 18,00. – Ridotto € 12,00 (riservato ai soci, ai minori di anni 18, agli over 65 e agli studenti universitari e di conservatorio).
Latina-Allo Spazio COMEL: Wilde Mood Swings, personale di Gabriele Casale
Latina-Spazio COMEL: Wilde Mood Swings, personale di Gabriele Casale
Città di Latina- Spazio COMEL Arte Contemporanea personale di Gabriele Casale-In esposizione tele di grande formato e dipinti inediti che riprendono alcuni scorci del territorio pontino, articolandosi in tre cicli principali: Paesaggi, Isole e Boschi. Il paesaggio è però un mero spunto per raccontare un’interiorità fatta di “sbalzi di umore selvaggi”, come suggerisce il titolo, che richiama il celebre album dei Cure.
Il riferimento musicale non è casuale: come evidenzia il curatore Vincenzo Scozzarella, Casale costruisce vere e proprie partiture del colore, in cui il ritmo si genera attraverso luce, segno e spazio. Ci troviamo in bilico tra lo sfavillio dei toni e una sottesa malinconia che attraversa l’intera ricerca.
“Wild Mood Swings – afferma Scozzarella – ci consegna un artista capace di abitare il contrasto, trasformando ogni pennellata in un atto di resistenza poetica contro l’ovvietà del visibile. Un’opera totale che invita a riscoprire il paesaggio non come scenario esterno, ma come specchio delle nostre più profonde oscillazioni interiori”.
A presentare la mostra sabato 14 marzo alle 18.00 il giornalista pontino Fabrizio Giona. L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 29 marzo, tutti i giorni dalle 17 alle 20.
Latina-Spazio COMEL: Wilde Mood Swings, personale di Gabriele Casale
Cenni biografici: Gabriele Casale nasce a Latina il 5 gennaio 1982. Dopo la maturità scientifica, presso il liceo “E. Majorana” di Latina, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2005 consegue la laurea in pittura, con lode, discutendo una tesi sull’Iperrealismo. Dal 2001 al 2009 collabora, nel campo del mosaico, con l’Atelier d’arte spirituale del Centro Aletti di Roma. Nel suo lavoro il confine tra figurazione e astrazione resta volutamente aperto: ciò che interessa non è l’immagine riconoscibile, ma la possibilità di evocare una presenza, un ritmo, un equilibrio instabile. La pittura è per Casale uno spazio di ascolto e di tempo, in cui l’immagine si costruisce per sottrazione, accettando l’imprevisto come parte integrante del processo.
Latina-Spazio COMEL: Wilde Mood Swings, personale di Gabriele Casale
INFO:
Wild Mood Swings
Mostra antologica di Gabriele Casale
Evento promosso da Maria Gabriella e Adriano Mazzola
A cura di Vincenzo Scozzarella
Presentazione di Fabrizio Giona
Dal 14 al 29 marzo 2026
Tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00
Spazio COMEL Arte Contemporanea, Via Neghelli 68 – Latina
Inediti: Poesie minimo Tre testi con un massimo di 10 (dieci)
Libro Edito: Foto Copertina( formato Jpg) e Breve Sinossi-
Opere di Pittura e Scultura almeno tre foto-Breve biografia dell’Artista
Fotoreportage – Almeno dieci foto con didascalia e un articolo di presentazione Marca Fotocamera-Obiettivo utilizzato
Concorsi-Bandi completi
Gallerie d’Arte mostre -Inviare Comunicato Stampa e Locandina
A questi fare seguire sempre:
Breve presentazione / Sinossi dell’opera.
Biografia dell’Autore (in terza persona).
Fotografia dell’Autore (non selfie e rinominata con nome e cognome, in formato Jpg o Png).
Immagine copertina per libro edito (Rinominata con titolo e autore in Jpg, Png).
Per i Giovani autori: età dai 18 ai 28 anni, biografia, tre testi o più e breve presentazione.
Riceverete una risposta nel più breve tempo possibile. Daremo spazio solo alle raccolte, agli autori o alle poesie che riterremo interessanti e in linea con la nostra attività.
Scriveteci anche per segnalazioni o collaborazioni.
Annamaria Ferramosca è nata nel 1946 a Tricase (Lecce) e dal 1970 vive a Roma. Ha pubblicato: Il versante vero (Fermenti, 1999, Premio Opera Prima Aldo Contini Bonacossi, in e-book su LaRecherche.it), Porte di terra dormo (DialogoLibri, 2001), Porte/Doors (Edizioni del Leone, 2002, prefazione di Paolo Ruffilli, Premio Internazionale Forum-Den Haag), Curve di livello (Marsilio 2006, Premio Astrolabio, in e-book su LaRecherche.it), Paso Doble – Dual poems (coautrice Anamaria Crowe Serrano, Empiria, 2006, traduzione di Riccardo Duranti), La Poesia Anima Mundi (monografia a cura di Gianmario Lucini, con la silloge Canti della prossimità, Puntoacapo, 2011), Other Signs, Other Circles-A Selection of Poems 1990-2009 (traduzione e introduzione di Anamaría Crowe Serrano, Series Contemporary Italian Poets in Translation, Chelsea Editions, 2009, Premio Città di Cattolica), Ciclica (La Vita Felice, 2014, introduzione di Manuel Cohen), Trittici – Il segno e la parola (Dot.comPress, 2016), Andare per salti (Arcipelago Itaca, 2017, introduzione di Caterina Davinio, Premio Arcipelago Itaca). Fa parte della redazione del portale poesia2punto0, dove dal 2011 cura la rubrica di poesia internazionale Poesia Condivisa di cui è ideatrice. Ha curato la versione poetica italiana dell’antologia di percorso del poeta rumeno Gheorghe Vidican 3D–Poesie 2003-2013, CFR, 2015). È presente in varie antologie e su riviste italiane e straniere. È voce inclusa nell’Archivio della voce dei Poeti, Multimedia, Firenze.
La piazza delle vinte tarantole Abbiamo altre parole questa notte:
un corpo musicale,
a vendicare il tempo
passato senza fuochi
Abbiamo l’alba
che batte su pelli tese in sarabanda,
furore d’argento sugli olivi,
fino al mare – l’eco
ingelosisce le grotte –
Piedi
a scandire colpi d’amore sulla terra
E tuoni
a dissipare tutte le aracnitudini
In piazza l’aria
è disegnata di spade con le braccia
Le ragazze scintillano la terra
dove ballano
Volano i cerchi delle gonne alla luna
S’incendiano i tamburi. Fino a sangue
(A sciogliere i cani ritmici, all’unisono,
si sfianca la paura)
Nota: questa è una piazza del Salento, dove in una notte d’agosto il suono dei tamburellisti coinvolge la popolazione in un ballo liberatorio collettivo, retaggio di antichi riti dionisiaci.
da PORTE/DOORS
Ragno in goccia d’ambra Se è vero
che la parola vera nasce dal silenzio
voglio tacere. Fino
ad un silenzio compulsivo
Dopo
Dopo lo sperpero dei segni, dopo
la purificazione delle stanze, spenta
l’ultima scintilla sullo schermo
soltanto pietre
da interrogare
Dure. Come irremovibili
speranze. Dure
come disperazioni
Scoprire l’atteggiarsi possibile
della bocca a grido
nel contagio dell’ambra che rafferma
un minimo urlo di Munch
Era
stella viva tra i rami
immobile nel possesso della ragnatela
signore dell’equilibrio nella fragilità
stratega del fulmineo, fulminato
Urlo nel tuo silenzio, taccio
nel tuo grido
ragno in goccia d’ambra
da CURVE DI LIVELLO
Forse con una donna Forse con una donna
disperata di te, del tuo mondo
non serve dividere corone
meglio farsi esuli insieme
navigare con lei navicella lunare
approdare su placide ginecosfere
dove lei è dispensiera
di pane e parole
Forse con una donna
sentire più spesso stupore
che istupidimento, soprattutto
quando dalle macerie risorgono
lentamente i villaggi
illimpiditi dal pianto e lei
ricomincia a parlare alle rose
Forse con una donna
ridere insieme
della tua enfasi e imperfezione
lei complice custode
di pienezza e inquietudine
del riso e del pathos
che non debordi
nel suo patimento
Ti immerge
nella morbida offerta
tu colmo di lei le correnti
inverti al tuo mare, dissenti
dal banditore che eri
(ora più aperte sul mondo le porte)
Annamaria Ferramosca-Poetessa
da LA POESIA ANIMA MUNDI
di voce attesa una specie di lamento sottile
un gemito piccolo di gioia
come un timbro distorto per l’iridescenza delle acque
è la voce embrionale che attraversa la bolla salina
risuona nelle vene alla madre
e preme e le canta la sua elementare infanzia
chiede di sfolgorare in concerto nel giorno
dell’uscita luminosa quando
il minuscolo corpo verrà adagiato
sull’addomepianeta che riconosce
l’emissione di onde alla madre si compie
per distacco di corone vocali sottili come aureole
e lei interpreta e trema e costruisce
un paesaggio di case-alberi-strade
divinazione al primo cammino
lei avvia un’assertiva preghiera salute prima poi bellezza e buona sorte ex aequo
tutto accadrà dovrà accadere
per volontà- rito-destino
o solo
per un in-cantamento
da OTHER SIGNS, OTHER CIRCLES
una linguasilenzio felice larga piove una linguasilenzio felice larga piove
penetra cantapetali dentro nel
dentro innocente sanguelinfahumus
permea senso senza
metallo che risuoni
da muro a muro da spina a spina
i dispersi al tocco sussultano si stringono
di fronte è la gelida notte
lontane le due torri come mammuth
emersi domani dalle nevi
ecco che galleggia sopra di me un Atlante
di sperdimento avvampa
così intensa la musica
ha forma d’arpa il telaio
tutti quei pesi di terracotta
a piombo come ghigliottine
ora stanno in levità di vibrafoni
nel primitivo piegarsi delle spighe
spose che vanno, culle
luce sul confine tra carezza e lama
abbiamo consegnato le ferite
insieme alle armi, preferito la festa
le lunghissime tavole sonore
il miele delle nozze diffuso
tornare nudi su terra nuda
farsi gola d’agnello mille volte
se occorre ancora sangue
per il gocciolio della fine
porte del mondo che ritornano alberi
città come campi da seminare
illuminati a regno piove
un silenzio-beatitudo
sonno infantile, lava che pietrifica
una fila di pietre da riscrivere
da CICLICA
urti gentili mi manca la lingua mi manca
quella timidezza di vocali aperte
di zeta dolce nel grazie
un incurvarsi della voce in gola
come a piegarla fossero le pietre
salentine del ricordo o forse
una malinconia residua della nascita
ingorgo che resiste
allo sperpero del vivere
furore dei cieli di una volta
grida bianche dei dolmen che insistono
nel vedere il mattino sorgere
sulle rovine ogni volta
qualunque sia l’inclinazione della luce
mi manca quella strana paura
prima di ogni viaggio
come un sottile rifiuto della distanza
come di albero che impone alle radici
un limite all’espandersi e si concentra
sulla cura dei frutti
pure amo
tutto questo calpestio di genti nella città
l’impasto lento di animelingue
il rompersi dei meridiani l’inarcarsi dei ponti per
———–urti gentili
questo annodarci annodando
i cesti della fiducia con antiche dita
Annamaria Ferramosca-Poetessa
da TRITTICI-IL SEGNO E LA PAROLA
Amedeo Modigliani-Bambina in abito azzurro, olio su tela forse non è ancora mattina
forse è un sogno scuro che ancora morde
o è voce destinata che cade sul mio capo
maman mi sveglia
mi stringe i capelli col nastrino rosso
mi fa indossare l’abito azzurro-calmo oggi andiamo da Amedeo ma tu vedi come dentro scalpito
come resisto e stringo le labbra
(lupi dal futuro già s’avventano)
mi hai sistemato in posa – bambola-nell’angolo –
raccomandato resta così ferma mi stringo le mani una sull’altra come
mi stessi da sola dicendo addio
non so se intera e vera
sto trasmigrando sulla tela
sento gli occhi staccarsi dal loro cielo
così a lungo ho fissato la fronte inquieta
le tue dita febbrili cosa mi vuoi strappare?
ho solo questo mio blu spaurito
e tutta l’incertezza del mondo
dal tuo respiro una pena segreta
continua a soffiare m’incendia il viso
ma tu dipingimi ti prego le pupille
fammi occhi chiari ben fissi nei tuoi
dovranno dire a infiniti occhi in stupore
di te di me
nel lunghissimo tempo
da ANDARE PER SALTI
esterno con pioggia interno con acquario è l’ora delle prove distratte di attraversamento
senza attenzione a strisce pedonali
zigzag sul bagnato senza ombrello
senza documenti né borsa né portafoglio
schizzo via dalla giunglamercato
obliquando rallento prendo fiato
rispondo alla domanda muta
del venditore ambulante
– è da un po’ che mi fissa perplesso –
sai la fine mi tiene d’occhio e voglio
andare senza direzione
come un bambino fare splash nelle pozzanghere
se vuoi se hai tempo appena
il tiglio smette di gocciolare
ti racconto una stupida vita
come stupisce come istupidisce
sai non si vede non si vede nessuno
nessuno è reale piove sempre
nella pioggia sbavano i segni
ma le pagine accidenti quelle sono
insperate di bellezza
disperante bellezza irraggiungibile
poi i lampi i lampi
dall’oltre indecifrabili martellano le tempie
e l’umano l’umano nausea fa barcollare
ma non mi arrendo
calpesto limiti recinti codici
e non mi perdono ché anch’io sono umana
così mi lascio vivere
un vivere piccolo semplice che almeno
un po’faccia coesione
un rimpicciolirmi come
di seme tra i semi
zoom su tutte le città ferite a morte nella polvere scompaiono le scene come fossero
bagliori di una notte mai trascorsa se mi abbracci anche una sola volta
la guerra scompare
abbracciati fuggiamo dagli scannatoi
da chi sogna di farsi cadavere tra cadaveri
abbracciati fuggiamo dall’empietà
di ricondurre i corpi negli spazi della prenascita
ci guardiamo nel fondo nero del bosco
confusi abitanti del caos
boia e animali sacrificali
mentre il fiotto soffoca il respiro
dei boschi dei nidi
di ciò che resta delle case
dove avevamo in mente di ritornare
come spiegheremo ai figli l’allarme ininterrotto
se non sotto una maschera di vergogna?
chi ritirerà la posta dalle cassette
mentre le arance rotolano dal cesto?
Nota: l’espressione in corsivo è tratta da Il cieco canta alla sua città, in Poesia al femminile, Abdulah Sidran, Ed. Saraj, 2006.
Annamaria Ferramosca-Poetessa
ENGLISH
da OTHER SIGNS, OTHER CIRCLES
Villageworld ————A village called Cocumola is
————like having your hands covered in flour
————and a green lemon-colored wicket door.
————Men wearing silent shirts
————tie a knot in their handkerchief
————so as to remember the heart
——————————————Vittorio Bodini
I return as a pilgrim
to a place of equilibrium
submerged in eastern light
my protected home-village protecting
without fences
crossing it means penetrating
cosy coherence
a living story that never ends
that transcends walls
going away means leaving a world behind
with watchmen alert at every doorstep
no land of giants instills fear
every siren’s song is faint
our piazza is a hub that expands
circles of words, simple knocks
to unravel life, keep the fires burning
those photos in the courtyard, us as kids
with our vivid black eyes
the frenzy of games never interrupted
tig in the four corners of the earth.
tattooed home-village that walks with us
everywhere, under the one sky inscribed with stars
villageworld
to live in, love in
Song of Confirmation What if
purely coincidental parameters
had drawn
the innocent bow of life
Just a youthful breeze
the scent of the first algae
the turbulence of mud
still confused
between the humus of stars and the tufa of shells
What if
just one biotope perfectly sunlit
could confirm
the dignity of the living
in oblivious waves sinuously evolving
What if
love were just a parallel echo
a harmony of two helixes embraced
punctuating
the sea with lights of intercourse
like the diffused foam of desire
over this jungle of antennae
a ubiquitous voice:
– I saw you, you saw me
your belly arches
and I know myself to be a father
sailing fully unfurled into this bravery
My son
must settle confidently
into the slow ritual of lineage –
What if
fatherhood were only
the automatic pride of genes
– me ready for my lean imprinting –
me, in any case, teaching him
the extreme dignity of words
What if
only the imbalance of parameters
the insolent shortage of water or oil
were blurring
peaceful borders
mixing
new profiles with new events
like the dialogue your hybridized face offers
What if
this imperfect way of living
were pure coincidence
even your amazement
confirming
the dignity of the encircled circle
The earth
an innocent wheel
along our suffering meridians
a mother who pours wine swallows blood
is startled raped disembowelled
The earth
soothed by the chant of circular lullabies
rises steadily, towards the sun
perfectly poised in the east
confirming
that she waits at each dawn
for her ship to come in
Great Mothers of Malta the fertile aspect of time
is equivalent to this mother
a happyobese guardian of Tarxien
curvilinear with hugs
the simplicity of her body needs no writing
like the sated sacred word
pointing out the soft innocent path
gifts of hooneywheat and semen
curve her thighs
her wombtemple imitates the sky
the nine moons go by
in a long slumber of encounters
sleeping mother wakeful to the newborn’s cry, even
to our lament
Today a Woman From above, the queen of voices
reunites the hills
fills the valleys with new earth
lights new hybrid fires
from which the forest is reborn, innocent
She wears disobedient Antigone’s
white robe
she writes to say no
to death inflicted by man
she writes to plead
Vulnerable and strong
at a pace the moon decrees
she begins again from ground zero, wherever
she is she returns to lift the amphora
– maybe a round of words can quench thirst –
she writes to plead
insisting that time respond
Silence Waiting for answers
Becoming a stone lizard
in the sun. Becoming clay
clinging to the ground
stretched out
following the natural arrangement
of the limbs – like Leonardo’s man –
splayed
in the solemn directions
life-death
and past-future
(always going through the heart)
All along
letting osmosis run its course
Silence
The sound of minimal growth
from these blades of grass that my body flattens
where clay and light plot alchemies
The slow sound of fog
that would wish
to put out those wretched
residual fires of mine
spinning a yarn
out of its seasonal tales of water
Silence
Waiting for fusion
Or for another mystery, seeing
as we are already
a claywatery shadow
Until dawn breaks
Annamaria Ferramosca-Poetessa
Increasingly I Forget increasingly I forget
where I’ve parked the car
the streets all look the same
with their sense of the sea encroaching
with the confusing call of stones
from the last riverbed a familiar
buzzing blows on the nape of my neck
on full sails that protect
my crossing
that’s where this land of mine breathes
with its wild motion, waiting,
it detaches from the continent, in silence
like Saramago’s raft
that’s where I must accompany
everyone who is gone from me
save the voices the maps
the travel advice the contagions of light
this is why somewhere out there
my car is patiently waiting (traduzione di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti)
Annamaria Ferramosca, Luoghi sospesi, nota di Elio Grasso, ed. puntoacapo 2023, pp. 102
Un inno alla terra con i suoi abitanti, tutti: animati e inanimati, animati del fiato della vita, inanimati ma vivi nel ciclo di cui sono e fanno parte. E, nel canto di Luoghi sospesi, ultima pubblicazione poetica di Annamaria Ferramosca, si snodano le interrogazioni, le domande sul vivere, sull’amore che fa agire le creature tutte (anche i fili di erba, i granelli di sabbia, le gocce del mare: “un’onda, un fiore, un’ala, una conchiglia”, p. 45), sul come non portarle a distruzione e alla morte, sulla necessità della loro conservazione, sul desiderio di una immortalità di questa aiola che pure ci vede feroci.
E, riprendendo i titoli delle sezioni del libro, in cui si fa teatro, si scruta di là dal vetro, si guarda fuori della finestra, ci si ritrova con un nulla d’amore. Eppure alla fine sarà come vincere. Se, naturalmente e nel profondo, lo avremo desiderato e voluto nel filo unito tra corpo e mente, mente e animo, persone e cose, se questi luoghi sospesi troveranno il loro stare e uno stare per avere il quale il genere consapevole avrà usato discernimento e, appunto, consapevolezza.
Questa dinamica poetica va ricercata, ma la cosa è ovvia almeno secondo la mia lettura trattandosi di scrittura e di poesia, in versi e in parole composte e ri-composte, scomposte e riprese, direi ri-compitate (“iniziofineiniziofineinizio”, “d-io”, “re-ale”, “dis-ordinata”, “dis-orientata”, “dis-turbata”, “r-esistere”: qualche esempio, talora al limite di una sperimentazione azzardata) quasi alla ricerca di significati più profondi, di estensioni semantiche, come ad afferrare un’essenza vitale ed esistenziale sfuggente o che chiede di essere chiarita per amore della sua intrinsecità, per il mistero di inizio e di fine che l’avvolge. (Leopardi docet: e Ferramosca lo richiama a p. 28).
Il libro, che ha vinto il Premio Voci Città di Roma 2021, si pone sulla linea dei precedenti che conosco (Ciclica, 2014; Per segni accesi, 2021), ampliando la voce interiore così come amplia l’orizzonte che la raccoglie e la proietta all’esterno per una durata oltre il presente e oltre il dicibile (“scrivo perché resti dell’umano / almeno un seme / minuscola meteora / graffito vagante nelle galassia / per un domani traccia chissà se traducibile / di homo – il nome deriva da humus / umile materia terrestre –”, p. 59): con una fiducia nella poesia giusto il suo etimo.
Questo moto-movimento è ravvisabile nel movimento stilistico calato anche nel corsivo, quasi il riflesso, un’eco, uno specchio cui affidare la risposta alle domande, alla memoria, alla ferialità, al proprio passato (quando i luoghi erano, per innocenza, sospesi: p. 46), alla relazione interumana (“sentiamoci in cerchio”, p. 79), al pensiero sconvolto dagli avvenimenti e portato alla chiarezza: per la vivenza e la continuità anche sua, del pensiero stesso.
vita o come
chiamarla con altro nome?
moto imperfetto che s’incarna
di bellezza e miseria?
per quale oscura ragione?
segreto senso senza direzione
fuori dal tempo?
il tempo sa come dissolvere i corpi
modificare il soma addensare
vocabolari coi nomi del paesaggio
il tempo vede l’armonioso concerto
tutto questo felice dispiegarsi di
fisica chimica biologia
ho letto cento libri di scienza della vita
oh natura quanta buona invidia
dei tuoi segni natura
ovunque protesa
verso arcani di bellezza natura
arca inspiegata
***
se fosse pura coincidenza di parametri a tendere l’arco innocente della vicenda solo un’aria giovane profumo d’alga iniziale turbolenza di fango confuso ancora tra humus di stelle e tufo di conchiglie
se fosse amore solo un’eco parallela armonia di due eliche abbracciate a punteggiare di luci-amplesso il mare diffusa spuma di desiderio su questo territorio selvatico di antenne ubiqua voce – ti ho vista, tu mi hai visto il tuo ventre si inarca e mi conosco padre n questo coraggio largo dispiegato in vela mio figlio sicuro deve adagiarsi nel rito lento della discendenza io pronto al mio scarno imprinting io accanto a insegnargli l’estrema dignità delle parole
***
fuori dalla finestra
dove si mostra il mondo
guardo in ginocchio ascolto
accade a volte
che irrompano (non le sentite?)
note di musica ineffabile
la stessa perfezione armonica
di un’onda un fiore un’ala una conchiglia
e riconosco e imparo
il duro limite della parola
gli scogli miei su cui s’infrange si ritrae
il grande mare euritmico
che pure mi lambisce
perchè non siamo quel bambino
che al ritmo si dondola felice?
essere solo puro movimento
un’onda dei suoi riccioli al vento
leggeri farci trascinare
verso indicibili
luoghi sospesi
questo il segreto senso della musica?
universale accordoincontro
mai urto solo morbido contatto
come dentro gli spazi caldi
della prenascita
***
forse è nel sentire il senso sentire benevolenza salire dalla terra sentire come largo l’amore scorre come plasma corpomenteparola come emoziona perfino l’acqua l’aria come muove la pietra
sentire prossimità in ogni creatura sentire il suo sfolgorio il suo declino sentire tutta la mite materia terrestre ogni volta rinascere mite
e tu sentirti il nativo appena uscito dalla foresta ne conservi il profumo serrati gli occhi a fermare all’orizzonte tutto quell’oro che lampeggia
*
Annamaria Ferramosca-Poetessa
Annamaria Ferramosca è biologa e autrice e divulgatrice di poesia. Ha pubblicato: Luoghi Sospesi (Puntoacapo 2023, nota di Elio Grasso), Per segni accesi (Ladolfi 2021, introd.ne di M.Grazia Calandrone), Andare per salti (Arcipelago Itaca 2017), Trittici-Il segno e la parola (DotcomPress 2016), Ciclica ( La Vita Felice 2014, pref.ne di Manuel Cohen), Other Signs, Other Circles – Selected Poems 1990-2009 (Chelsea Editions 2009, trad.ne di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti), Curve di livello (Marsilio 2006, Paso Doble (Empiria 2006, coautrice A. Crowe Serrano), La Poesia Anima Mundi (Puntoacapo 2011), Porte/Doors (Edizioni del Leone 2002, pref.ne di Paolo Ruffilli), Il versante vero (Fermenti 1999, introd.ne di Plinio Perilli). E’ presente nelle antologie: Aria di casa, a cura di Donato Valli (Congedo 2005), Blanc de ta nuque I e II vol.(Le Voci della Luna 2011 e 2016), Poeti e Poetiche, a cura di Gianmario Lucini (CFR 2012), Il fiore della Poesia Italiana – I Contemporanei (Puntoacapo 2016), Fuochi Complici, a cura di Marco Ercolani (Il Leggio 2019), Anni di Poesia 1985-2019, a cura di Elio Grasso (Puntoacapo 2020), Sud I Poeti vol.13, monografico, a cura di Bonifacio Vincenzi (Macabor 2022). Ha al suo attivo collaborazioni e contributi creativi e critici con vari siti e riviste nazionali e internazionali di poesia. È stata ideatrice e per molti anni curatrice della rubrica Poesia Condivisa nel portale poesia2 punto0, da cui ha diffuso poesia di autori noti da tutto il mondo. Ambasciatrice di Poetry Sound Library (mappa sonora mondiale delle voci poetiche nel web) per Italia e Puglia, è curatrice di progetti sinestetici di poesia con musica, danza, pittura. Più volte finalista e selezionata in premi per la poesia edita (Camaiore, Pagliarani, Pascoli, LericiPea, Montano, Europa in Versi, è vincitrice dei premi Guido Gozzano, Renato Giorgi, Astrolabio, Voci Città di Roma. Nel 2022 le viene assegnato il Premio alla Carriera “Paesaggio Interiore”. Suoi testi sono stati tradotti in inglese, rumeno, spagnolo, greco, turco e arabo per riviste straniere e sono di recente pubblicazione il volume di poesie:Volver a escribir la vida per Abisinia Editorial, BuenosAires,2023 (trad.ne di Antonio Nazzaro) e la plaquette Va veni Oceanul per Editura Cosmopoli 2023 (trad.ne in romeno di Eliza Macadan). Website: www.annamariaferramosca.it
Inediti: Poesie minimo Tre testi con un massimo di 10 (dieci)
Libro Edito: Foto Copertina( formato Jpg) e Breve Sinossi-
Opere di Pittura e Scultura almeno tre foto-Breve biografia dell’Artista
Fotoreportage – Almeno dieci foto con didascalia e un articolo di presentazione Marca Fotocamera-Obiettivo utilizzato
Concorsi-Bandi completi
Gallerie d’Arte mostre -Inviare Comunicato Stampa e Locandina
A questi fare seguire sempre:
Breve presentazione / Sinossi dell’opera.
Biografia dell’Autore (in terza persona).
Fotografia dell’Autore (non selfie e rinominata con nome e cognome, in formato Jpg o Png).
Immagine copertina per libro edito (Rinominata con titolo e autore in Jpg, Png).
Per i Giovani autori: età dai 18 ai 28 anni, biografia, tre testi o più e breve presentazione.
Riceverete una risposta nel più breve tempo possibile. Daremo spazio solo alle raccolte, agli autori o alle poesie che riterremo interessanti e in linea con la nostra attività.
Scriveteci anche per segnalazioni o collaborazioni.
Città di Fermo-Cinéma mon amour ,scatti inediti di Mario Dondero
La città di Fermo rende omaggio a Mario Dondero con la mostra Cinéma mon amour, a cura di Cristina Iacoponi e Francesco Pascali, con la supervisione di Pacifico D’Ercoli e Laura Strappa.
Attraverso un centinaio di fotografie verranno raccontati gli incontri di Dondero con il cinema, evocativa testimonianza di uno sguardo in grado di immortalare la vita del set e i suoi protagonisti come forme della storia in atto.
Mostra: Cinéma mon amour-scatti inediti di Mario Dondero-Claudia Cardinale(Ph 1961)
Nel suo intenso bianco e nero, Dondero racconta la fitta trama di relazioni umane alla base della realizzazione di ogni buon film. La sua passione per il mondo appare anche nelle foto scattate a registi e attori poco conosciuti, provenienti da paesi al di fuori dei circuiti consacrati. Saranno esposte insieme a quelle fatte ai divi, che vengono colti nella loro umanità, senza alcuna traccia di glamour. Volti che sul grande schermo sembrano irraggiungibili diventano quasi familiari.
La selezione include grandissimi cineasti, da Maselli a Tarkovskij, da Varda a Bellocchio. Celebri interpreti che hanno ammaliato generazioni di spettatrici e spettatori, da Isabelle Huppert a Gian Maria Volonté, fino a Eva Marie Saint, Jean-Louis Trintignant, Claudia Cardinale.
L’Associazione Altidona Belvedere – Fototeca Provinciale di Fermo si è posta l’obiettivo di presentare al pubblico foto inedite, compresa una serie di scatti a colori, realizzate in epoche diverse della vita di Mario Dondero. Sarà un’occasione per scoprire nuove prospettive sul lavoro svolto dal fotografo, ritrovando film meno noti e grandi capolavori tra cui Il mare di Giuseppe Patroni Griffi, 8 ½ di Federico Fellini, Francesco d’Assisi di Liliana Cavani, Grand Prix di John Frankenheimer.
Più che il mondo del cinema, a Mario interessa il cinema del mondo, nelle sue varie declinazioni, mostrato con la consueta gentilezza.
Saranno dedicate monografie a quattro set fotografati da Dondero: Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci, Yankee di Tinto Brass, Molière di Ariane Mnouchkine e la preparazione de La Bibbia di John Huston. Non mancherà un omaggio a Pier Paolo Pasolini e uno alla Mostra del Cinema di Venezia del 1966.
L’evento inaugura una serie di incontri che accompagneranno il pubblico fino al finissage del 12 aprile 2026, in occasione del quale verrà presentato il catalogo.
La mostra rientra nelle iniziative per ricordare il decennale della morte di Mario Dondero, avviate con la presentazione del libro Mille parole. Scritti sparsi (affinità elettive, 2025).
INFORMAZIONI
Mostra: Cinéma mon amour scatti inediti di Mario Dondero
Fermo-Terminal Dondero
Apertura: 14/02/2026
Conclusione: 12/04/2026
Organizzazione: Centro di Documentazione e Cultura Fotografica APS
Curatore: Cristina Iacoponi e Francesco Pascali
Indirizzo: Via Espedito Tomassini – 63900 Fermo (FM)
Inaugurazione: sabato 14 febbraio 2026, ore 17:00
Evento collegato: domenica 15 febbraio 2026, ore 10:00, proiezione del film La ricotta con introduzione di Marco Tullio Giordana
Fara in Sabine -Museo Civico Archeologico della Sabina Tiberina –
Il Ratto delle Sabina, ritratti ed encausto di Paolo Fundarò-
Fara in Sabina-Il 7 marzo, presso il Museo Civico Archeologico della Sabina Tiberina, si inaugura la mostra IlRatto delle Sabine, un progetto espositivo promosso dalla Direttrice del Museo Civico Archeologico e dalla Pro Loco Fara in Sabina APS, nonché curato da Paolo Fundarò. L’artista è esperto di tecniche pittoriche antiche, specializzato in particolare nell’encausto, preziosa e quasi dimenticata eredità del mondo classico.
Museo Civico Archeologico della Sabina Tiberina -Il Ratto delle Sabine
La mostra prende le mosse da uno degli episodi più emblematici e complessi della mitologia romana: il ratto delle Sabine, evento fondativo che si intreccia con la storia dell’insediamento e dell’abitato di Cures, traendo ispirazione dalle fonti letterarie classiche.
Narrato da Tito Livio nel primo libro dell’Ab Urbe Condita e ripreso da Plutarco nelle ViteParallele dedicate a Romolo e Teseo, il racconto del rapimento delle Sabine si trasforma in un momento cruciale e risolutivo. Durante il conflitto armato tra le due opposte fazioni, l’intervento delle donne— ormai divenute mogli e madri — cambiò il corso della storia: ponendosi tra i due eserciti e invocando la fine della guerra, imposero la pace in nome dei legami familiari ormai intrecciati.
L’autore delle opere rilegge questo celebre episodio con uno sguardo contemporaneo, rievocando le suggestioni dell’immaginario antico e instaurando un dialogo con i reperti e le tematiche presenti nella sede espositiva.
L’insieme dei ritratti proposti si presenta come una sorta di galleria del mito: un continuo plasmarsi della memoria che mira a restituire la ricchezza del tema narrativo attraverso un linguaggio visivo radicato nell’eco della classicità. Al centro di questo processo si colloca la pittura ad encausto,leggendaria tecnica di matrice greca celebrata dalle fonti letterarie, ripresa nella sua formula e resa materica attraverso lo studio e l’esame accurato dei ritratti di mummie del Fayyum, capace di riportare alla luce la densità simbolica del passato e di offrire un momento di riflessione sul carattere e sul ruolo delle singole figure, in un connubio tra racconto mitico, invenzione artistica e testimonianza storica.
A completamento del percorso, sarà possibile ascoltare brevi composizioni musicali ispirate ai dipinti, accessibili tramite la scansione di un codice QR.
Luogo: Museo Civico Archeologico della Sabina Tiberina
indirizzo: piazza del Duomo, 3
durata: dal 7 al 21 marzo 2026
data di apertura: 7 marzo 2026
intervento musicale: Miriam de Vero (Flauto), Stefano Notarangelo (Pianoforte), Raffaello
Giardino (Clarinetto) Christine Lundquist (Soprano) Fabio Esta (Pianoforte)
Poetessa e scrittrice cinese Yin Xiaoyuan -“Pulcinella di mare”-
Traduzione e cura di Gabriella Sica-Rivista Atelier-.
Pulcinella di mare –“Holtasóley”. È così che gli islandesi chiamano i fiori d’avena di montagna che sbocciano ai tuoi piedi palmati proprio in questo momento. Il tuo colore arancione corallo fu creato dopo l’ultima glaciazione, per questo si dice che riesci a udire la circolazione di ghiaccio e sale tra la corrente del Nord Atlantico e la corrente della Groenlandia orientale quando si spezza contro una stalattite sul fondo del mare
Sei indaffarata a raccogliere aria fresca sopra le scogliere: lupini, timo islandese “Blóðberg” e ranuncoli di cristalli di ghiaccio. I venti precipitavano qui dentro come vortici di petali. Provocati dai fulmini di regioni d’alta quota.
I tuoni che rotolano verso Vatnajökull o Kleifarvatn suonano finendo. Anche la peluria sulla tua pancia te lo dice:
Il Circolo Polare Artico era inghirlandato di piccole pozze di luce giallo limone, da Ofotfjord a Svolvær a Aurlandsfjord e alle Lofoten
La fauna e la flora prosperano nella Sua mite grazia: stercorari artici, gabbiani dalla coda nera e lepri artiche che lasciano in eredità misteriose tane tra loro collegate ai loro discendenti
Le isole Westman sono come un fungo degli alberi: strati di colori sfumati. Ti allontani dalla costa e i riflessi delle tue piume impermeabili diventano una tentazione per le anguille di sabbia su un fondale marino
Sarebbe un appuntamento che infrange la barriera in molte dimensioni: le anime che vivono in silenzio e solitudine sul fondo dell’oceano non sanno come il tuo becco fluorescente che brilla sotto la luce ultravioletta pettina i loro sottili fantasmi, quasi invisibili agli occhi umani
200 piedi sott’acqua. Battito d’ali 400 volte al minuto. Dall’alto ti tuffi nella profondità più oscura: come un imbuto di onde sonore. Sembra che non capiscano tutto questo: come un clown dalla faccia tinta di oshiroi con coccarde gialle rugose agli angoli della bocca sta sfondando la superficie dell’acqua morta, troppo veloce per percepirne lo scopo
Non c’è niente come il sensuale contatto visivo nei poster di “Forma dell’acqua”. L’intruso rimane qui solo 20 secondi sotto l’alta pressione dell’acqua, lasciando una traccia il cui punto di partenza viene presto cancellato mentre il punto finale continua ad allungarsi
I tuoi compagni affondano nella sabbia come rossetti ruotanti, che rifiutano di prodigare i loro colori.
Pendono su entrambi i lati del becco una specie di piccole nappe: fili di luci colorate. I pesci d’acqua fredda con rastrelli branchiali e spine dorsali diventano lisci come la seta quando escono dall’acqua. L’oceano diventa un calice
quando lo strato di fluido fluorescente sul suo fondo viene aspirato, il livello dell’acqua scende. Ma ora c’è una nuova pellicola trasparente all’orizzonte: come stami o antenne di insetti galleggianti
Tutto ciò che c’è tra il cielo e la terra scorre in una clessidra, che viene capovolta a intervalli prestabiliti, quando la luce sconfigge l’estasi
la ghiandola lacrimale sanguina nella cavità nasale. Così è il sale, come una rosa recisa risucchiata nell’oceano di fiori, lasciando solo increspature concentriche nell’aria.
*
[28] Fratercula Arctica 大西洋角嘴海雀
(Atlantic Puffin)
“Holtasóley”. That is what the Icelanders call the mountain avens flowers blooming by your webbed feet this very moment. Your coral orange color was created during the Last Deglaciation, so it is said you can hear the circulation of ice and salt between North Atlantic Drift and East Greenland Current snapping on a brinicle on the sea floor
You are busy collecting cool air over the cliffs: lupins, Icelandic thymes “Blóðberg” and crystal glacier buttercups. The winds fell into here like whirlpools of petals. Lightning of high altitude regions has activated them
Thunder rolling towards Vatnajökull or Kleifarvatn sound sleepy. Even the fuzz on your belly can tell it:
The Arctic Circle was garlanded with small pools of lemon yellow light, from Ofotfjord to Svolvær to Aurlandsfjord to Lofoten
All fauna and flora are thriving in His balmy grace here: Arctic skuas, black-tailed gulls and polar rabbits who leave mysterious chained holes as a heritage to their descendants
Westman Islands are like crab-of-the-woods: layers of gradient colors. You take off from the coast and the reflections of your waterproof feathers become a temptation to the sand eels standing on a seabed
That would be a rendezvous that shatters barriers between dimensions: souls living in silence and solitude at the bottom of the ocean do not know: how your fluorescent beak that glows under UV light combs through their slender ghosts—which are almost invisible to human eyes
200 feet underwater. Wings flapping 400 times per minute. You are diving to the darkest depth from on high: like a funnel of sound waves. They do not seem to understand all this: how an oshiroi-faced clown with yellow wrinkled rosettes on the corners of his mouth is breaking through the surface of dead water, too swift for you to perceive its purpose
There is nothing like the amorous eye contact in “The Shape of Water” posters. The intruder stays only 20s here under high water pressure–leaving a track whose starting point is soon erased while the ending point kept stretching
Your companions sink into the sand like lipsticks twisted back, refusing to lavish their colors
They hang on both sides of your beak like tassels: strings of colored lights. Cold-water fishes with gill rakers and spines become as smooth as silk when coming out of water. The ocean becomes a goblet
when the layer of fluorescent fluid on its bottom is suctioned, the water level falls. But there is a new transparent film on its horizon now: like floating stamens or antennae
Everything between heaven and earth flows in a sandglass, which is turned upside-down at set intervals, and when light defeats ecstasy
the lacrimal gland bleeds into the nasal cavity. So is salt, like a cut rose drawn back into the ocean of flowers, leaving only concentric ripples out in the air.
Yin Xiaoyuan (“殷晓媛” in cinese), poetessa e scrittrice cinese
Yin Xiaoyuan (“殷晓媛” in cinese), poetessa e scrittrice, è fondatrice di una Scuola Enciclopedica di Poesia (2007), è membro di un’Associazione degli Scrittori in Cina, di un’Associazione dei Traduttori della Cina e di un Istituto di Poesia. Ha pubblicato undici libri tra cui cinque raccolte di poesia: Ephemeral Memories (Dazhong literature & art Publishing, 2010), Beyond the Tzolk’in (China Federation of Literary and Art Publishing House, 2013), Avant-garde Trilogy (Tuanjie Publishing House, 2015), Agent d’ensemencement des nuages (Encyclopedic Poetry School’10th Anniversary Series) e Cloud Seeding Agent (Pinyon Publishing USA, 2023). La poesia Pulcinella di mare è la n. 28 da The Ornithological Atlas e “Fratercula arctica” è il nome scientifico dell’uccello secondo la classificazione di Linneo riportata anche da Wikipedia. In traduzione italiana Yin Xiaoyuan ha pubblicato su alcune riviste, tra cui “Poesia. Nuova serie”, n. 11 e “larecherche.it”.
Gabriella Sica – Premio Strega Poesia
Gabriella Sica, originaria della Tuscia, vive a Roma. Ha ideato e diretto “Prato Pagano” (1979-1987). Ha pubblicato libri in versi da La famosa vita (1986) ai recenti Tu io e Montale a cena (2019), Poesie d’aria (2022) e, in via di pubblicazione, La fabouleuse vie (2024). Ha pubblicato anche libri in prosa da Sia datocredito all’invisibile. Prose e saggi (2000) a Cara Europa che ci guardi. 1915-2015 (2015). Sono visibili sulla piattaforma RaiPlay sei docufilm realizzati sui poeti del Novecento. Ha tradotto poesie di Saffo, Archia, Virgilio, Emily Dickinson, John Keats, Costantin Kavafis, Patrick Kavanagh.
Rivista Atelier
La rivista «Atelier» ha periodicità trimestrale (marzo, giugno, settembre, dicembre) e si occupa di letteratura contemporanea. Ha due redazioni: una che lavora per la rivista cartacea trimestrale e una che cura il sito Online e i suoi contenuti. Il nome (in origine “laboratorio dove si lavora il legno”) allude a un luogo di confronto e impegno operativo, aperto alla realtà. Si è distinta in questi anni, conquistandosi un posto preminente fra i periodici militanti, per il rigore critico e l’accurato scandaglio delle voci contemporanee. In particolare, si è resa levatrice di una generazione di poeti (si veda, per esempio, la pubblicazione dell’antologia L’Opera comune, la prima antologia dedicata ai poeti nati negli anni Settanta, cui hanno fatto seguito molte pubblicazioni analoghe). Si ricordano anche diversi numeri monografici: un Omaggio alla poesia contemporanea con i poeti italiani delle ultime generazioni (n. 10), gli atti di un convegno che ha radunato “la generazione dei nati negli anni Settanta” (La responsabilità della poesia, n. 24), un omaggio alla poesia europea con testi di poeti giovani e interventi di autori già affermati (Giovane poesia europea, n. 30), un’antologia di racconti di scrittori italiani emergenti (Racconti italiani, n. 38), un numero dedicato al tema “Poesia e conoscenza” (Che ne sanno i poeti?, n. 50).
Direttore generale e responsabile: Giuliano Ladolfi Coordinatore delle redazioni: Luca Ariano
Redazione Online
Direttore: Giovanni Ibello Caporedattrice: Valentina Furlotti Redazione: Giovanna Rosadini, Gisella Blanco, Sarah Talita Silvestri, Massimo D’Arcangelo, Piero Toto, Emanuele Canzaniello, Giovanni Di Benedetto, Silvia Patrizio, Mattia Tarantino. Collaboratori ed ex collaboratori: Michele Bordoni, Gerardo Masuccio, Antonio Fiori, Matteo Pupillo, Giulio Maffii, Daniele Costantini, Francesca Coppola, Mario Famularo, Paola Mancinelli, Lucrezia Lombardo.
Redazione Cartaceo
Direttore: Giovanna Rosadini Redazione: Mario Famularo, Giulio Greco, Alessio Zanichelli, Giuseppe Carracchia, Carlo Ragliani, Eleonora Rimolo.
Rivista Atelier-Fotografia di Lena Leander Kaschnig
Luca Tommasi (Bari, 1991) è Architetto e Dottore di ricerca in Composizione Architettonica e Urbana. Cura l’identità visiva della libreria Millelibri – Poesia & altri mondi. Ha pubblicato una raccolta di haiku e piccole tirature di libri d’arte.
molti i semi molti i fiori morto il bel canto il culto continua ma fuori dalla finestra dentro le campane suonano in cella aorta ferrata trasporto ver sacro
*
La notte come un telo potrebb’esser ampio lenzuolo e non l’avvicendarsi delle piccole ombricole che nel suono si fanno uova nate
una macchina si è affranta sul marciapiede di mattina l’asfalto è tutto specchio
un vecchietto aveva forse scritto una carezza sul viso a una carcassa sembrava come dire il rosso a un uomo di fango.
*
Ocra essere un tubero come l’oro dal terriccio inavvicinabile quando vicino alla morte e coi corni viola senz’ossa diventare tutto frutto oppure come faceva il nonno a casa si chiama cucumarazzo farsi cibo senza pelle e figli superare acerbo la maturità, fresco.
*
COSÌ POTRÒ GUARDARTI LE FESSURE
Qualcuno avrebbe potuto mettere i fiori nel vaso della ricotta come a dire terra espungimi mostra fuori l’approvvigionamento
non si va dove una casa è come la casa la cintola ammira lo spazio cerimoniale appunta il trionfo sopra l’omero vittoria della vita rudimento.
*
Tra un po’ sarà finito il tempo della calendula la persiana rafferma un rettangolo spanciato quadro urbano dell’agosto fatto acqua il suono è lontano – lo si ascolta dalla schiena la finestra è aperta, guarda al mezzo: sarà smessa l’ora che noi in un poco avemmo in dote.
Luca Tommasi (Bari, 1991) è Architetto e Dottore di ricerca in Composizione Architettonica e Urbana. Cura l’identità visiva della libreria Millelibri – Poesia & altri mondi. Ha pubblicato una raccolta di haiku e piccole tirature di libri d’arte.
La rivista «Atelier»ha periodicità trimestrale (marzo, giugno, settembre, dicembre) e si occupa di letteratura contemporanea. Ha due redazioni: una che lavora per la rivista cartacea trimestrale e una che cura il sito Online e i suoi contenuti. Il nome (in origine “laboratorio dove si lavora il legno”) allude a un luogo di confronto e impegno operativo, aperto alla realtà. Si è distinta in questi anni, conquistandosi un posto preminente fra i periodici militanti, per il rigore critico e l’accurato scandaglio delle voci contemporanee. In particolare, si è resa levatrice di una generazione di poeti (si veda, per esempio, la pubblicazione dell’antologia L’Opera comune, la prima antologia dedicata ai poeti nati negli anni Settanta, cui hanno fatto seguito molte pubblicazioni analoghe). Si ricordano anche diversi numeri monografici: un Omaggio alla poesia contemporanea con i poeti italiani delle ultime generazioni (n. 10), gli atti di un convegno che ha radunato “la generazione dei nati negli anni Settanta” (La responsabilità della poesia, n. 24), un omaggio alla poesia europea con testi di poeti giovani e interventi di autori già affermati (Giovane poesia europea, n. 30), un’antologia di racconti di scrittori italiani emergenti (Racconti italiani, n. 38), un numero dedicato al tema “Poesia e conoscenza” (Che ne sanno i poeti?, n. 50).
Direttore responsabile: Giuliano Ladolfi Coordinatore delle redazioni: Luca Ariano
Redazione Online Direttori: Eleonora Rimolo, Giovanni Ibello Caporedattore: Carlo Ragliani Redazione: Mario Famularo, Michele Bordoni, Gerardo Masuccio, Paola Mancinelli, Matteo Pupillo, Antonio Fiori, Giulio Maffii, Giovanna Rosadini, Carlo Ragliani, Daniele Costantini, Francesca Coppola.
Redazione Cartaceo Direttore: Giovanna Rosadini Redazione: Mario Famularo, Giulio Greco, Alessio Zanichelli, Mattia Tarantino, Giuseppe Carracchia, Carlo Ragliani.
Contattaci
La rivista «Atelier» ha periodicità trimestrale e si occupa di letteratura contemporanea.
direzioneatelierpoesiaonline@gmail.com
Per tutte le comunicazioni e proposte per Atelier Online, sia di pubblicazione di inediti che di recensioni vi preghiamo di scrivere al seguente indirizzo mail di direzione: eleonorarimolo@gmail.com
LUIS CERNUDA-La poesia di C. si caratterizza agli inizî per l’aspirazione a una forma nitida, “pura”, sull’esempio di J. R. Jiménez, col concorso di un’esperienza metrica che guarda a modelli classici (“décimas, cuartetas”), ma si inquadra presto in una dimensione più precisa, “neoromantica”, per un’ansia di interrogare la propria coscienza, alimentata dal mito di una solitudine insormontabile, tutta percorsa da accenti nostalgici e cupi riflessi sentimentali. Vicino piuttosto all’opera di D. Alonso e V. Aleixandre in questo tentativo di sfuggire, in ultima analisi, alle soluzioni metafisiche di molta poesia pura (J. Guillén, G. Diego), C. si è andato lentamente disimpegnando dalle premesse estetizzanti della sua poesia (Las nubes, Buenos Aires 1943; Como quien espera el Alba, Buenos Aires 1947), dimostrando la propria inquietudine anche in tentativi di prosa poetica (Ocnos, Londra 1942, 2ª ed. accresciuta, Madrid 1949; Tres narraciones, Buenos Aires 1948; Variaciones sobre tema mexicano, Messico 1952) e continuando a esercitare il proprio influsso anche sulla più giovane poesia spagnola, tutta indirizzata verso esperienze realistiche e politico-sociali. C. ha scritto anche interessanti volumi di saggi (Estudios sobre poesía española contemporánea, Madrid 1957; Pensamiento poético en la lírica inglesa, Messico 1958; Poesia y literatura, Barcellona-Messico, 1960) e ha tradotto Hölderlin (Messico 1942) e il Troilo e Cressida di Shakespeare (Madrid 1953). In Spagna si è stampata recentemente un’opera di poesia di C., Poemas para un cuerpo, Malaga 1957, e nel Messico è apparsa nel 1958 una nuova ed. accresciuta di La realidad y el deseo. Poesie di C. tradotte in ital. da O. Macrì in Poesia spagnola del Novecento, Parma 1952.
Luis Cernuda
Poesie di LUIS CERNUDA
SE L’UOMO POTESSE DIRE
Se l’uomo potesse dire ciò che ama,
se l’uomo potesse levare al cielo il suo amore
come nube nella luce;
se come mura che crollano,
accogliendo la verità eretta in mezzo,
potesse abbattere il corpo, lasciando solo la verità del suo amore,
la verità di se stesso,
che non è gloria, fortuna o ambizione,
ma amore o desiderio,
io sarei quel che immaginavo;
quel che con la lingua, gli occhi, le mani
proclama agli uomini la verità che ignorano,
la verità del suo amore vero.
Libertà non conosco se non quella d’esser prigioniero in qualcuno
di cui non posso udire il nome senza brivido;
qualcuno per cui dimentico questa esistenza meschina,
con cui il giorno e la notte sono per me quel che vuole,
e il mio corpo e spirito navigano nel suo corpo e spirito
come legni perduti che il mare solleva o annega
liberamente, con la libertà dell’amore,
l’unica libertà che m’esalta,
l’unica libertà per cui muoio.
Tu giustifichi la mia esistenza:
se non ti conosco, non ho vissuto;
se muoio senza conoscerti, non muoio, perché non ho vissuto.
(da I piaceri proibiti, 1931)
—-
«Elegía anticipada»
Por la costa del sur, sobre una roca
alta junto a la mar, el cementerio
aquel descansa en codiciable olvido,
y el agua arrulla el sueño del pasado.
Desde el dintel, cerrado entre los muros,
huerto parecería, si no fuese
por las losas, posadas en la hierba
como un poco de nieve que no oprime.
Hay troncos a que asisten fuerza y gracia,
y entre el aire y las hojas buscan nido
pájaros a la sombra de la muerte;
hay paz contemplativa, calma entera.
Si el deseo de alguien que en el tiempo
dócil no halló la vida a sus deseos,
puede cumplirse luego, tras la muerte,
quieres estar allá solo y tranquilo.
Ardido el cuerpo, luego lo que es aire
al aire vaya, y a la tierra el polvo,
por obra del afecto de un amigo,
si un amigo tuviste entre los hombres.
Y no es el silencio solamente,
la quietud del lugar, quien así lleva
tu memoria hacia allá, mas la conciencia
de que tu vida allí tuvo su cima.
Fue en la estación cuando la mar y el cielo
dan una misma luz, la flor es fruto,
y el destino tan pleno que parece
cosa dulce adentrarse por la muerte.
Entonces el amor único quiso
en cuerpo amanecido sonreírte,
esbelto y rubio como espiga al viento.
Tú mirabas tu dicha sin creerla.
Cuando su cetro el día pasa luego
a su amada la noche, aún más hermosa
parece aquella tierra; un dios acaso
vela en eternidad sobre su sueño.
Entre las hojas fuisteis, descuidados
de una presencia intrusa, y ciegamente
un labio hallaba en otro ese embeleso
hijo de la sonrisa y del suspiro.
Al alba el mar pulía vuestros cuerpos,
puros aún, como de piedra oscura;
la música a la noche acariciaba
vuestras almas debajo de aquel chopo.
No fue breve esa dicha. ¿Quién pretende
que la dicha se mida por el tiempo?
Libres vosotros del espacio humano,
del tiempo quebrantasteis las prisiones.
El recuerdo por eso vuelve hoy
al cementerio aquel, al mar, la roca
en la costa del sur : el hombre quiere
caer donde el amor fue suyo un día.
Luis Cernuda
De: «La realidad y el deseo» – 1924- 1962
Recogido en su “poesía completa” Volumen I
Ed.Siruela 1993.
ISBN: 84-7844-185-5 (Del volumen I)
«…El destierro y la muerte para mi están adonde no estés tú.»
LC
«Cómo llenarte, soledad…»
Cómo llenarte, soledad,
sino contigo misma…
De niño, entre las pobres guaridas de la tierra,
quieto en ángulo oscuro,
buscaba en ti, encendida guirnalda,
mis auroras futuras y furtivos nocturnos,
y en ti los vislumbraba,
naturales y exactos, también libres y fieles,
a semejanza mía,
a semejanza tuya, eterna soledad.
Me perdí luego por la tierra injusta
como quien busca amigos o ignorados amantes;
diverso con el mundo,
fui luz serena y anhelo desbocado,
y en la lluvia sombría o en el sol evidente
quería una verdad que a ti te traicionase,
olvidando en mi afán
cómo las alas fugitivas su propia nube crean.
Y al velarse a mis ojos
con nubes sobre nubes de otoño desbordado
la luz de aquellos días en ti misma entrevistos,
te negué por bien poco;
por menudos amores ni ciertos ni fingidos,
por quietas amistades de sillón y de gesto,
por un nombre de reducida cola en un mundo fantasma,
por los viejos placeres prohibidos
como los permitidos nauseabundos,
útiles solamente para el elegante salón susurrado,
en bocas de mentira y palabras de hielo.
Por ti me encuentro ahora el eco de la antigua persona
que yo fui,
que yo mismo manché con aquellas juveniles traiciones;
por ti me encuentro ahora, constelados hallazgos,
limpios de otro deseo,
el sol, mi dios, la noche rumorosa,
la lluvia, intimidad de siempre,
el bosque y su alentar pagano,
el mar, el mar como su nombre hermoso;
y sobre todo ellos,
cuerpo oscuro y esbelto,
te encuentro a ti, tú, soledad tan mía,
y tú me das fuerza y debilidad
como el ave cansada los brazos de la piedra.
Acodado al balcón miro insaciable el oleaje,
oigo sus oscuras imprecaciones,
contemplo sus blancas caricias;
y erguido desde cuna vigilante
soy en la noche un diamante que gira advirtiendo a los hombres,
por quienes vivo, aún cuando no los vea;
y así, lejos de ellos,
ya olvidados sus nombres, los amo en muchedumbres,
roncas y violentas como el mar, mi morada,
puras ante la espera de una revolución ardiente
o rendidas y dóciles, como el mar sabe serlo
cuando toca la hora de reposo que su fuerza conquista.
Tú, verdad solitaria,
transparente pasión, mi soledad de siempre,
eres inmenso abrazo;
el sol, el mar,
la oscuridad, la estepa,
el hombre y su deseo,
la airada muchedumbre,
¿qué son sino tú misma?
Por ti, mi soledad, los busqué un día;
en ti, mi soledad, los amo ahora.
«…Perdidamente te alejas, dejando erguido al deseo con sus vagas ansias tercas.»
LC
«Deseo»
Por el campo tranquilo de septiembre,
del álamo amarillo alguna hoja,
como una estrella rota,
girando al suelo viene.
Si así el alma inconsciente,
Señor de las estrellas y las hojas,
fuese, encendida sombra,
de la vida a la muerte.
Luis Cernuda: Lamento y esperanza
«Contempla ahora a través de las lágrimas: Mira cuántos traidores, Mira cuántos cobardes…»
«Lamento y esperanza»
Soñábamos algunos cuando niños, caídos
En una vasta hora de ocio solitario
Bajo la lámpara, ante las estampas de un libro,
Con la revolución. Y vimos su ala fúlgida
Plegar como una mies los cuerpos poderosos.
Jóvenes luego, el sueño quedó lejos
De un mundo donde desorden e injusticia,
Hinchando oscuramente la ávidas ciudades,
Se alzaban hasta el aire absorto de los campos.
Y en la revolución pensábamos: un mar
Cuya ira azul tragase tanta fría miseria.
El hombre es una nube de la que el sueño es viento.
¿Quién podrá al pensamiento separarlo del sueño?
Sabedlo bien vosotros, los que envidiéis mañana
En la calma este soplo de muerte que nos lleva
Pisando entre ruinas un fango con rocío de sangre.
Un continente de mercaderes y de histriones,
Al acecho de este loco país, está esperando
Que vencido se hunda, solo ante su destino,
Para arrancar jirones de su esplendor antiguo.
Le alienta únicamente su propia gran historia dolorida.
Si con el dolor el alma se ha templado, es invencible;
Pero, como el amor, debe el dolor ser mudo:
No lo digáis, sufridlo en esperanza. Así este pueblo iluso
Agonizará antes, presa ya de la muerte,
Y vedle luego abierto, rosa eterna en los mares.»
«…Sabes bien, recuerdos de siglos, Como el amor el lucha Donde se muerden dos cuerpos iguales…»
LC
«Déjame esta voz»
Déjame esta voz que tengo,
Lo mismo que a la pampa le dejan
Sus matorrales de deseo,
Sus ríos secos colgando de las piedras.
Déjame vivir como acero mohoso
Sin puño, tirado en las nubes;
No quiero saber de la gloria envidiosa
Con rabo y cuernos de ceniza.
Un anillo tuve de luna
Tendida en la noche a comienzos de otoño;
Lo di a un mendigo tan joven
Que sus ojos parecían dos lagos.
Me ahogué en fin, amigos;
Ahora duermo donde nunca despierto.
No saber más de mí mismo es algo triste;
Dame la guitarra para guardar las lágrimas.
Luis Cernuda
CERNUDA, Luis Carmelo SAMONA’ (Siviglia 1902 – Città di Messico 1963)-Poeta spagnolo. Impostosi giovanissimo fra i poeti della “generazione del 1925” (Perfil del airex, Malaga 1927, Donde habite el olvido, Madrid 1934), C. visse a contatto dei maggiori maestri della “poesia pura” a Madrid, dove nel 1936 pubblicò un’intera raccolta dei suoi versi, col titolo La realidad y el deseo. Dopo la guerra civile è emigrato prima in Inghilterra (1938-1947) poi negli Stati Uniti (1947-1952), infine nel Messico, e ha continuato la sua attività di poeta e di saggista, insegnando anche in università inglesi ed americane.
– Rivista Collettivo R- POESIE pubblicate sul numero unico – 22/23- Febbraio-Settembre 1980-
Rivista Collettivo R- POESIE
Rivista Collettivo R-La casa editrice venne fondata nel dicembre 1970 su inizativa di Luca Rosi, Ubaldo Bardi e Franco Manescalchi all’interno del movimento dell’underground culturale ed editoriale fiorentino in stretto collegamento con l’associazionismo politico culturale e ricreativo (Arci, Circoli culturali, Case del popolo, partiti della sinistra storica, sindacati e movimento studentesco). Lo scopo era di collegare la contestazione politica con orizzonti culturali più ampi attraverso la proposta della riflessione di scrittori e poeti, in particolare italiani e latinoamericani, poco noti al grande pubblico. L’iniziativa si concretizzò nella pubblicazione della rivista «Collettivo R», un nome derivato dalle unioni spontanee di quegli anni e una lettera simbolica R ad indicare un triplice richiamo: Resistenza, Ricerca, Rivoluzione.
– Rivista Collettivo R- POESIE pubblicate sul numero unico – 22/23- Febbraio-Settembre 1980-Rivista Collettivo R- POESIE
La Rivista Collettivo R mosse i suoi primi passi come “rivista al ciclostile” e visse nei luoghi di cui si volle fare icona e portavoce. Si interessò e propose accanto alla poesia anche lavori grafici, critiche letterarie, racconti. A fianco della rivista uscirono le serie dei “Quaderni” con raccolte poetiche contemporanee. Nel 1980 fu pubblicata L’utopia consumata: Antologia 1970-1980 che riassume le iniziative e le proposte del primo decennio di esperienza di “poesia militante”. Nel 1981 con la Casa della Cultura e il Consiglio di Quartiere 7 diede vita al Centro Due Arti di documentazione poetica e grafica e affiancò all’attività editoriale la produzione di spettacoli culturali, recital poetici e incontri di divulgazione nelle scuole. Tradusse, pubblicò e introdusse in Italia numerosi poeti latinoamericani in collaborazione con le cattedre di ispanistica delle università di Firenze, Siena e Venezia, tra questi ricordiamo Ernesto Cardenal padre trappista e ministro della cultura del Nicaragua rivoluzionario. Il primo maggio del 1994 Luca Rosi, Franco Varano e Paolo Tassi diedero vita all’attuale configurazione societaria l’Associazione culturale Athaualpa finalizzata al perseguimento di soli obiettivi culturali con il sostegno e l’impegno pratico di numerosi soci che dedicano gratuitamente la loro attività professionale alla realizzazione delle edizioni.
IN RICORDO DI LUCA ROSI direttore della rivista di poesia “COLLETTIVO R- ATAHUALPA”
Sabato 21 settembre u.s. è morto Luca Rosi. Quanti l’abbiamo conosciuto abbiamo perso non solo il poeta, ma l’amico leale e sensibile, sempre vicino nei problemi di vita quotidiana; tutti noi dopo la sua morte siamo orfani di qualcosa,sentiamo la sua assenza come un vuoto e siamo affranti, questo vuoto era la sua dolcezza nei rapporti con tutti e il suo impegno tenace, di una persona forte e resistente moralmente, con la sua orientazione a portare a termine impegni di traduzione dei testi della rivista, di redazione dei “quaderni” di poesia o della preparazione dei diversi numeri della rivista. In questo impegno in cui si riconosceva pienamente e attraverso esso comunicava con tutti noi ed era felice quando inviava la rivista e spesso aggiungeva in un foglio allegato un caro saluto. Luca, con me, che abito a Roma, spesso era presente con una telefonata o con una lettera. Qualche volta veniva a Roma per i suoi impegni nel sindacato dell’editoria,ed era un’occasione di incontro e di riflessione, ugualmente avveniva nei miei ritorni a Firenze, anche dopo la conclusione del periodo universitario.
Luca era nato settanta quattro anni fa. L’ho incontrato la prima volta a Firenze, nella sua abitazione, per una riunione della redazione della rivista “Collettivo R”, fondata da Franco Manescalchi insieme allo stesso Luca. Quella sera, ricordo ci fossero Silvano Guarducci, Ubaldo Bardi e Paolo Tassi. Ero stato invitato, dopo aver scritto una lettera alla redazione in seguito alla presa visione di uno dei primi numeri che era arrivato alla redazione dei “Quaderni Calabresi” di Vibo Valentia. Siamo nei primi anni ’70, molto ricchi di fermenti culturali, e io ero alla ricerca di un percorso personale, che coniugasse politica e poesia. Allora mi sembrò – e fu poi così – di averlo trovato nella rivista fiorentina e nel gruppo di persone che l’animava.
Quando i rapporti redazionali divennero più frequenti con Luca, si andava formando anche una sincera amicizia, che col tempo si è consolidata, diventando molto preziosa. Io lo apprezzavo molto e gli volevo bene, e lui non mancava di farmi sentire il suo affetto e la sua stima, giudicando positivamente non solo i miei primi testi poetici per la rivista, ma spesso mi incoraggiava tantissimo a continuare a scrivere durante i miei periodi di dubbi e di insicurezza nel trovare un mio percorso. Io intanto scorgevo in lui (anche in Franco e Silvano e Paolo) l’unione tra intelligenza e sforzo morale: cioè l’attenzione che riversava verso la storia coniugata con la poesia. Lui , figlio di emigranti italiani in Venezuela, ritornato in Italia per studiare all’Università, aveva cominciato con l’interesse per i problemi degli studenti stranieri in Italia, con la redazione di un giornale degli studenti immigrati. Nel frattempo aveva avviato con la scrittura di testi poetici una comprensione del mondo e della sua storia. Penso alle prime due raccolte: “TERRA CALCINATA” E “AMORE SENZA TEMPO”. Per la prima volta ho cominciato a sentire da lui ( e da Franco) l’espressione caratterizzante: la poesia comepoesia della tensione. Essa era il risultato di riflessioni sul giusto rapporto morale con il mondo di quella storia che allora era divisa tra oppressione e movimenti di rivolta e rivoluzione. In quella concezione della poesia mi sembrava abitasse qualcosa di spirituale unito al politico. Luca era così, racchiudeva l’uno e l’altro. Lo spirituale mi sembrava basato su ciò che chiamiamo scelta, responsabilità, disponibilità all’apertura al mondo della storia. Così era fatto il suo mondo di poeta e di intellettuale, di poeta-intellettuale. Lui proponeva una poesia fatta con la passione della politica e con una tensione spirituale verso le singole persone oltre che per i fatti storico-collettivi. In Luca era molto presente anche l’orizzonte esistenziale, credo per dare un senso maggiore alla storia e alla vita stessa. Luca, già nei primi numeri della rivista “Collettivo R” individuava il ruolo del poeta come politico, con una sensibilità e una “tensione” verso le classi sfruttate e oppresse. Lui pensava possibile una <<lunga marcia>> in cui i poeti avrebbero lasciato da parte le ambizioni piccolo-borghesi, ogni prestigio personale per identificarsi con i problemi storici dell’oppressione. Luca è stato un innovatore : attraverso i testi classici del marxismo, denunciava nei primi scritti l’alienazione del lavoro intellettuale nell’industria, tra cui quello del poeta, che avrebbe perso l’aureola, e proponeva l’uscita dall’editoria tradizionale, con l’esoeditoria e il ciclostile e la diffusione a braccio della poesia tra gli strati popolari (case del popolo, scuole, ecc), collegandosi con le forze sociali che agivano a livello di massa. Così individuava il ruolo del poeta come ruolo politico in senso lato, con una tensione verso le classi oppresse. La Sua presenza alle feste dell’Unità, in alcune scuole, presso le Case del Popolo, e altri luoghi pubblici era determinante e necessaria: lui non riservava le sue energie che a questa attività di pedagogo, di amante della poesia, per far altresì innamorare gli altri. Una sua grande gioia era quella di poter invitare in questi incontri il poeta Cardenal o Rafael Alberti, o di tradurre dallo spagnolo moltissimi poeti latino-americani, per poterli far conoscere ai lettori italiani, cominciando dall’ antologia collettivamente tradotta: “Poeti a Cuba”. Il suo amore intenso per la poesia lo portava spesso a organizzare cene di sottoscrizione per continuare la pubblicazione della rivista, o a passare giorni interi a correggere le bozze di più di 50 libri di poesia di altrettanti autori, o a interessarsi alla redazione dell’antologia “L’Utopia Consumata” (o Anti-Antologia),o a curare periodicamente e con assiduità la corrispondenza con i poeti della rivista , o a tener testa ai diversi progetti culturali, relativi alla fondazione del Centro Eielson per la conoscenza della poesia latino-americana, o alla fondazione dell’Associazione culturale “ATAHUALPA, o alla edizione della nuova serie della rivista a cominciare dal 2006, o a preparare presso la biblioteca Marucelliana di Firenze la mostra di tutti i materiali di “COLLETTIVO R” e i diversi incontri di presentazione di libri per il quarantesimo anniversario della rivista.In questo suo impegno tenace era sempre sostenuto da una famiglia molto generose e a lui vicina: dalla moglie Felis, dalle figlie e dai nipoti, a cui ha saputo trasmettere con molto affetto il valore della poesia. Ecco, quando prendiamo in mano o pensiamo un numero della rivista o uno dei libri editati da Colletttivo R, pensiamo a Luca, al suo grande amore perché la poesia giungesse a tantissimi, perciò pensiamo a Lui come poeta, intellettuale e pedagogo. Oraquesto suo mondo apparentemente trascorso vivrà nel futuro, nella misura in cui noi lo ricordiamo riproponendolo. (Luca un grazie infinito da parte mia e a nome anche di coloro che ti hanno conosciuto attraverso la Rivista).
Andrea Camilleri -La concessione del telefono-Sellerio Editore-
Andrea Camilleri -La concessione del telefono-Sellerio Editore-
Nota di Alessandro Barbero-«Andrea Camilleri scriveva perché si divertiva: ed è evidente che scrivendo La concessione del telefono si è divertito molto. E con lui si diverte il lettore, continuamente accompagnato dall’ironia dell’autore e dagli snodi via via più esilaranti di una classica commedia degli equivoci. Ma il divertissement non fa solo ridere, anzi, a un certo punto rischia di non far più ridere per nulla. Via via che si procede diventa fin troppo evidente che dietro c’è di peggio; c’è l’eterno dramma della burocrazia italiana, ma soprattutto un pessimismo millenario che dà per scontato che le cose cominciate male finiranno peggio, che chi prova a portare tra i pazzi un minimo di razionalità e di buon senso finirà stritolato, che ogni sistema premia i peggiori».
Alessandro Barbero
Nota di Raffaele La Capria-«Io credo che il romanzo italiano contemporaneo abbia in Andrea Camilleri uno dei suoi rappresentanti più notevoli ed originali, per la sua capacità di dominare con un colpo d’occhio tutta la commedia umana della sua Sicilia senza mai scadere nel bozzetto e nel costume; per le trame che sa far proliferare nel racconto mantenendo sempre la stessa tensione narrativa; per la implicita e mai superficiale critica sociale che si nasconde dietro le sue “storie naturali”. Si cominci a leggere questo suo romanzo semiepistolare per convincersene e sono sicuro che dopo averlo letto si cercheranno gli altri romanzi da lui scritti, soprattutto quelli legati a quest’ultimo, che si svolgono ognuno nello stesso paesino di Vigàta, nella Sicilia fine Ottocento, dando vita a una vera e propria saga isolana. E non si dimentichi che Camilleri è nato a Porto Empedocle, in zona Pirandello».
Raffaele La Capria
Autore
Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925-Roma, 2019), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia(1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata (1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005), Le pecore e il pastore (2007), Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009), La rizzagliata (2009), Il nipote del Negus (2010, anche in versione audiolibro), Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011), La setta degli angeli (2011), La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta (2012), La rivoluzione della luna (2013), La banda Sacco (2013), Inseguendo un’ombra (2014), Il quadro delle meraviglie. Scritti per teatro, radio, musica, cinema (2015), Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta (2015), La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta (2016), La mossa del cavallo (2017), La scomparsa di Patò (2018), Conversazione su Tiresia (2019), Autodifesa di Caino (2019), La Pensione Eva (2021), La guerra privata di Samuele e altre storie di Vigàta (2022), Il teatro certamente. Dialogo con Giuseppe Dipasquale (2023), Un sabato, con gli amici (2024); e inoltre i romanzi e racconti con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell’acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L’odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d’agosto (2006), Le ali della sfinge (2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio (2008), L’età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009), La caccia al tesoro (2010), Il sorriso di Angelica (2010), Il gioco degli specchi (2011), Una lama di luce (2012), Una voce di notte (2012), Un covo di vipere (2013), La piramide di fango (2014), Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano (2014), La giostra degli scambi (2015), L’altro capo del filo (2016), La rete di protezione (2017), Un mese con Montalbano (2017), Il metodo Catalanotti (2018), Gli arancini di Montalbano (2018), Il cuoco dell’Alcyon (2019), Riccardino (2020), La prima indagine di Montalbano (2021), La coscienza di Montalbano (2022), La paura di Montalbano (2023).
Premio Campiello 2011 alla Carriera, Premio Chandler 2011 alla Carriera, Premio Fregene Letteratura – Opera Complessiva 2013, Premio Pepe Carvalho 2014, Premio Gogol’ 2015.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza. Chiudendo questo banner o comunque proseguendo la navigazione nel sito acconsenti all'uso dei cookie. Accetto/AcceptCookie Policy
This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish.Accetto/AcceptCookie Policy
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.