ARMAGEDDON-La fotografia ha sempre avuto il potere di catturare l’essenza della realtà, ma quando si avventura nel regno del metafisico e del surreale, diventa uno strumento per esplorare dimensioni invisibili e simbolismi profondi. In un mondo segnato dalle catastrofi delle guerre mondiali, la ricerca fotografica che intreccia queste tematiche offre uno sguardo unico sulla storia umana, una narrazione visiva capace di provocare emozioni e riflessioni. Le mie ultime fotografie trascendono il semplice atto di scattare immagini; si tratta di un viaggio nell’anima delle persone, un tentativo di catturare l’invisibile che si cela dietro gli eventi storici.
Opera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surreale
Le cicatrici lasciate dai conflitti globali sono evidenti, ma ci sono anche le ombre e i silenzi, le storie non raccontate di chi ha subito e di chi ha combattuto. Attraverso i filtri dell’arte, si esplorano l’essenza delle emozioni umane, utilizzando elementi surreali per evidenziare il dolore e la speranza. Ogni immagine scattata in questo contesto è carica di simboli. Questi simboli non solo evocano la memoria collettiva delle guerre, ma invitano anche lo spettatore a confrontarsi con la propria interpretazione della sofferenza e della rinascita. La scelta delle forme, la composizione e l’illuminazione diventano strumenti per raccontare storie che vanno oltre il visibile. La componente surreale nella mia ricerca fotografica entra in gioco quando la realtà viene “distorta”, creando immagini che sembrano uscire da un sogno. In questo contesto, il surreale non vuole negare il dolore, ma amplificarlo, portando lo spettatore a una dimensione di comprensione più profonda, scenari onirici, ricchi di significati nascosti. Questo approccio sfida l’osservatore a riflettere su quale sia il confine tra la realtà e l’immaginazione, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. Questo lavoro fotografico surreale e simbolico sulle catastrofi delle guerre mondiali non è solo un documento, ma un invito a vedere oltre le immagini superficiali. È un richiamo a esplorare le emozioni e le esperienze umane, a confrontarsi con il passato e a trovare un significato profondo nella bellezza e nel dolore. Attraverso l’arte, le storie di milioni di vite perdute e trasformate continuano a vivere, incoraggiandoci a mantenere viva la memoria e a guardare al futuro con occhi nuovi.
Opera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surreale
Biografia dell’Autore
Augusto De Luca, (Napoli, 1 luglio 1955) è un fotografo e performer. Ha ritratto molti personaggi celebri. Studi classici, laureato in giurisprudenza. E’ diventato fotografo professionista nella metà degli anni ’70. Si è dedicato alla fotografia tradizionale e alla sperimentazione utilizzando diversi materiali fotografici . Il suo stile è caratterizzato da un’attenzione particolare per le inquadrature e per le minime unità espressive dell’oggetto inquadrato. Immagini di netto realismo sono affiancate da altre nelle quali forme e segni correlandosi ricordano la lezione della metafisica. E’ conosciuto a livello internazionale, ha esposto in molte gallerie italiane ed estere. Le sue fotografie compaiono in collezioni pubbliche e private come quelle della International Polaroid Collection (USA), della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma, della Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino), del Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio).
Opera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surrealeOpera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surrealeOpera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surrealeOpera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surrealeOpera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surrealeOpera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surrealeOpera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surrealeOpera del Fotografo -Augusto De Luca-ARMAGEDDON:avventura nel regno del metafisico e del surreale
Redazione DEA SABINA
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Per i Giovani autori: età dai 18 ai 28 anni, biografia, tre testi o più e breve presentazione.
Riceverete una risposta nel più breve tempo possibile. Daremo spazio solo alle raccolte, agli autori o alle poesie che riterremo interessanti e in linea con la nostra attività.
Scriveteci anche per segnalazioni o collaborazioni.
Questi versi tratti da una raccolta poetica ancora inedita di Giada Giordano poeta romana, classe 1989, si configurano come un’intensa esplorazione dei territori dell’anima, dove la dimensione biografica si intreccia con una riflessione più ampia sul senso dell’appartenenza e del tempo.
Giada Giordano poeta romana
Lascia che vada incontro la mia voce che chiarifichi sulla soglia, faccia giorno sui nostri corpi, come nelle mani in cui siamo stati, ci ritroverà forse, per distese che neanche io conosco velate di malinconia, lì dove vivono i miei sogni, terra altra che mi abita, parlerà oltre confine di te e sarà apparente questo fingersi esuli sulla Terra questo eterno peregrinare che potrai dirmi di non conoscere o credere vicini questi passi oppure lasciare che gli vada incontro e amarmi come ti amo e perdonarmi ancora questa evanescenza carezzevole questo lascito che in pochi leggeranno con il tuo nome e sarà uno scoprirsi fragili, un dirsi unicamente figli di questi anni.
Forse ci rincontreremo ancora là sulla riva del mare e ci ricorderà questo mio averti veduta come in sogno, di che pasta sono fatti i destini: miriadi di fili intrecciati tra le dita, che sembrerà non sia passato un solo giorno da questo nostro incontro, ma tu non fingere di non avermi avuto accanto, di non sapere cosa significhi l’attesa del giorno, l’odore del buon mirto invecchiato, come di un amico lontano che tende la mano per salutarci, lì dove il maestrale è di casa e il Megonio saprà di attese di anni e speranze incustodite in fondo al cuore che parleranno di te come a me ai figli di domani, di questa terra, la tua, questa resa che dà colore ai giorni, che ci illumina forte sul viso tra i capelli e gli occhi scuri verrà come vieni tu dal mare e sarà il vociare indistinto dei bambini il gridore dei gabbiani al primo sole il risolino nei paraggi dei vicini di ombrellone e sarà inverno con la mareggiata, le prime nebbie di umidità al mattino la luce offuscata e tu in penombra, che vieni nel cammino, come di stella che si eclissa dietro al sole, o una speranza timida nel ricordarci.
Casa avrà il sapore di una terra lontana forse un’isola, nel crocevia di strade, vedrà un manipolo di attese colte ieri come colsi l’eco dei nostri passi in una terra di confine questo eterno dirottare verso altre gravità il mondo, su assi sparsi, e come immagine, sogno, l’ombra delle luminarie tra i cipressi della legna arsa nel camino il crepitio del fuoco e l’odore della resina lavata nel mattino sotto la pioggia un gomitolo di case tra le prime nebbie e il sole crepuscolare sarà come la quiete la radura che tinteggia a notte Roma che illumina te che mi osservi e questo dirsi nudi, questo raccontarti di me, di questo nostro viaggio.
Qui giace l’ora della vendemmia, del grano non più maturo, le sementa. Qui è dove ti trovo e scrivo di te, di questi non troppi anni. Altrove ho lasciato questi passi si accavallassero e scrivo di questo lungo lascito che è la vita, dell’uomo non più maturo, di chi con lui cammina, ricurvo, come all’alba dei suoi anni. Rivedere così nelle molte primavere così simili questo nostro giorno e sapere di ogni piccola specie ogni habitat, così coglierne la poesia che segue; ma tu vieni un giorno che ti aspetto e abbraccia persino questo mondo che a tratti ignoro, chi pure non conosco, e guardalo tornare a casa, alla semina che altrove, più avanti, rincontreremo, e alle altre vie che non conosco, che non comprendo.
Giada Giordano poeta romana
A te vengo come posso nelle sere in cui meravigliosamente attendi quasi un cenno che faccia strada su per il mondo in cui siamo stati prima di scoprirci così simili nei pressi di piazze di alabastro e vicoli marmorei, tra guglie e campanili di chiese e città disseminate per il mondo tra le più sparse o strettoie di case, strade di periferia, per quartieri vicini e vie che scalpitano di ricordi bambini, tra i contorni vividi, non più attigui, di luoghi che ho lasciato mentre fuori al crepuscolo scrivo ancora pregna del sentore di qualcosa da lasciare forte come fosse qui ora a rischiarare l’aria o a spingerla a risollevare l’immagine di un viaggio che ancora si compie e parla con questi passi di figlia di questa loro poesia che è Duemila anni che ti aspetta.
Camminare come se del giorno poco importi che seguire un guizzo verso sera un contorno che balugina tra le carte per la strada dove conducono certe notti, tra le segrete e le stanze, tra lo scrittoio e il tavolo della cucina. Tuo figlio dorme e Roma è sospesa e fuori è un manipolo di carte, una luce sul comodino rischiara un domani che possa illuminarti, rendere chiara persino l’idea di ciò che incontreremo noi che camminiamo ancora ancorati ad un viaggio che vogliono terreno contiamo sul palmo delle dita cosa rimane alla fine, per chi crede, sapremo raccontarlo anche a chi appena venuto si accinge a compierlo.
Vivere così in una terra di confine, quasi le attese di gioventù, sull’uscio, gli anni e un diario a custodirne, troppo pochi forse se oggi, madre, tieni a cuore una manciata di poesie nei vani di una casa, lì nell’ombra.
Da una finestra che dall’alto guarda, vigile, il nespolo, la cycas, le piante in fiore, ed annota la mano su un foglio come le impressioni da scrivere per non morire.
Crescono le speranze, la natura intorno e un profumo inebria di più odori ed agita le palme al vento, te che lo respiri, mentre torna a casa come l’immagine, un sogno di te, di ieri
Tutta la strada si apre, i giorni si compiono ti sorprende guardare dall’alto della finestra della tua camera di bambina la donna che sei, traccia come una linea il contorno, l’ellittica attorno la tua figura. Fuori piove. Fine maggio di sorprese e calda gravità, e l’aria si fa uno scroscio, una gnagnarella leggera che cade.
Non conosci del domani le attese meno gravide, le domande. Alle volte ti sorprende come il sottrarre il peso ai giorni, all’ipocrisia degli altri, alla poesia che sei, se non altro, anche se non lo sai.
Ti ricorderai dei tuoi otto anni, su quella scrivania, la sera illuminava l’abat-jour, faceva capolino la mancanza, un sogno. Dille, raccontale di lei, fa che non dimentichi, la strada è tracciata, il destino compiuto.
Giada Giordano poeta romana
L’AUTRICE
Giada Giordano nasce a Roma nel 1989.
A tredici anni vince la Menzione d’Onore al Concorso Nazionale di Poesia “Un fiore per voi”, indetto dal Comune di Cervia.
Nel 2014 viene selezionata per il corso di scrittura creativa indetto da Rai Eri.
Nel 2015 vince il Poetry Slam al Roma Fringe Festival. Suoi testi sono apparsi sulle riviste online e cartacee “Atelier online”, “Voce Romana”, “Euterpe”, “Patria e Letteratura”, “Poetarum Silva”, “Our Poetry Archive”, “Galaktica Poetike Atunis”, su “Arcipelago Itaca blo-mag”, su “L’Astero Rosso, luogo di attenzione e poesia”, su “Fara Poesia”, su “Poetrydream” di Antonio Spagnuolo, sul “Journal of Italian Translation” dell’Università di New York, sul “Periodico de Poesia” dell’Università del Messico, su “Gradiva. International Journal of Italian Poetry” con sede a New
York e su “La Repubblica” di Bari. Un ulteriore componimento poetico figura negli Archivi del Centro Nazionale Studi Leopardiani. Alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo dal Centro Culturale T. Modotti. Un suo testo è apparso in occasione dell’Anniversario di Verso Libero. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati sulla Rivista Internazionale “Il Convivio”. Ulteriori suoi testi sono apparsi su riviste estere: in Germania, Egitto, Bangladesh, Tagikistan, India, America. “A mio figlio”, una selezione di poesie dedicate al figlio, è apparsa anche su testate giornalistiche online. È risultata finalista in vari premi di poesia: Tea Poetry 2015, Premio Belli 2016, Premio Mario dell’Arco 2017, Premio Versus Sulmona 2017 e Premio Arcipelago Itaca 2017. È autrice anche di racconti. Per la narrativa un suo testo figura sul Periodico di Informazione e di Attualità di Teramo “Navuus”. Si dedica inoltre alla stesura di saggi e di un romanzo. Ha ricevuto Menzione di Merito per essere tra i migliori Laureati Italiani in Camera dei Deputati dalla Fondazione Italia USA.
Questi versi tratti da una raccolta poetica ancora inedita di Giada Giordano si configurano come un’intensa esplorazione dei territori dell’anima, dove la dimensione biografica si intreccia con una riflessione più ampia sul senso dell’appartenenza e del tempo. La poeta romana, classe 1989, costruisce attraverso questi versi una cartografia emotiva che oscilla tra il ricordo e l’anticipazione, tra la concretezza dei luoghi e l’evanescenza del sogno.
Il registro linguistico di Giordano si distingue per una sostanziale fluidità narrativa che non rinuncia mai alla densità lirica. La sua è una voce che procede per accumuli e digressioni, seguendo il ritmo naturale del pensiero che si dipana tra presente e memoria. Non stupisce che molti componimenti si aprano con formule di attesa o di invocazione (“Lascia che vada incontro la mia voce”, “Forse ci rincontreremo ancora”), quasi a sottolineare la natura dialogica di una poesia che costantemente si rivolge a un tu sfuggente ma necessario.
Particolarmente significativa appare la ricorrente presenza di paesaggi marini e mediterranei, che fungono da correlativo oggettivo di stati d’animo complessi. Il mare, la riva, il maestrale non sono semplici elementi descrittivi, ma divengono spazi simbolici dove si consuma l’incontro tra il sé e l’altro, tra la solitudine dell’io poetico e la ricerca di una comunione impossibile. In questo senso, la geografia di Giordano è sempre anche una topografia sentimentale.
La struttura compositiva rivela una predilezione per il verso lungo e la stanza ampia, che permettono alla poeta di sviluppare un discorso articolato senza frammentazioni eccessive. È una scelta che tradisce l’influenza di una certa tradizione novecentesca, da Luzi a Bertolucci, ma filtrata attraverso una sensibilità contemporanea che non teme di affrontare temi universali come la maternità, l’attesa, la nostalgia con un linguaggio al tempo stesso diretto e metaforicamente ricco.
Merita particolare attenzione la sezione finale, dove l’elemento autobiografico si fa più esplicito attraverso il ricordo dell’infanzia e della formazione poetica precoce. Qui Giordano compie un’operazione di meta-riflessione sulla propria vocazione letteraria, guardando alla bambina di otto anni che scriveva illuminata dall’abat-jour come a una figura già segnata dal destino poetico. È un topos antico, quello della vocazione precoce, ma reso con freschezza e senza compiacimenti retorici.
Gli inediti nel loro complesso testimoniano una maturità espressiva notevole per un’autrice ancora giovane, capace di coniugare l’urgenza del dire con la pazienza della forma, l’immediatezza dell’emozione con la costruzione di un universo poetico coerente e riconoscibile. Giada Giordano si propone così come una delle voci più promettenti del panorama poetico italiano contemporaneo, portando nella sua scrittura quella tensione tra radici e ricerca che contraddistingue le esperienze letterarie più autentiche.
La Bucovina della nascita, l’America dell’emigrazione, la Romania del ritorno, la Germania dell’epilogo: in nessuna di queste terre Rose Ausländer (Czernowitz 1901 – Düsseldorf, 1988) riconosce la sua terra madre. Nel 1939 il suo primo volume di poesie, Der Regenbogen (L’arcobaleno), pubblicato per l’interessamento di Alfred Margul-Sperber.
Nel 1941, per sfuggire alla deportazione, si rifugia con la madre nel ghetto di Czernowitz. Lì incontra Paul Celan, la cui amicizia avrà grande influsso sullo stile della Ausländer, che riuscirà finalmente a liberarsi del suo tono classicheggiante ed espressionista.
Rose Ausländer
Nella primavera del 1944 l’armata rossa marcia su Czernowitz e Rose Ausländer lascia di nuovo il paese alla volta dell’America, si stabilisce a New York. Le vessazioni e la dura vita di quegli anni di conflitto e persecuzione antisemita hanno sortiscono un influsso molto negativo sulla vita pubblica e privata della poetessa che, delusa dalla storia e turbata nella psiche, prende a scrivere in lingua inglese per tornare al tedesco solo nel 1956, un anno prima di incontrare nuovamente Paul Celan, a Parigi.
Il suo secondo volume di poesie Blinder Sommer viene pubblicato nel 1965, questa volta con grande successo. Nel 1966 Rose Ausländer ritorna in Germania e, pur non conoscendo la lingua italiana, si reca più volte in Italia, in particolar modo a Venezia, che la affascina per la sua atmosfera.
È la lingua tedesca, quella che non ha mai abbandonato – anche se nel periodo vissuto a New York scrive in inglese – la sua vera casa nonostante la miseria, nonostante la persecuzione (è di famiglia ebrea), nonostante la malattia fisica e psichica che la colpisce presto e che negli ultimi anni della sua vita la costringe a letto.
Nonostante tutto, Rose Ausländer è la poeta della speranza che canta, a voce bassa, la vita in tutta la sua bellezza e terribilità. Disse di sé: Mi scrivo nel nulla. «Esso mi conserverà per sempre.»
Stefanie Golisch, scrittrice e traduttrice è nata nel 1961 in Germania e vive dal 1988 in Italia. Ultime pubblicazioni in Italia: Luoghi incerti, 2010. Terrence Des Pres: Il sopravvivente. Anatomia della vita nei campi di morte. A cura di Adelmina Albini e Stefanie Golisch, 2013. Ferite. Storie di Berlino, 2014. Nove sue poesie sono presenti nella Antologia cura di Giorgio Linguaglossa Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Roma, Progetto Cultura, 2016)
Paul Delvaux, Landscape with Lanterns, 1958
Bekenntnis
Ich bekenne mich
zur Erde und ihren
gefährlichen Geheimnissen
zu Regen Schnee
Baum und Berg
Zur mütterlichen mörderischen
Sonne zum Wasser und
seiner Flucht
zu Milch und Brot
zur Poesie
die das Märchen vom Menschen
spinnt
zum Menschen
bekenne ich mich
mit allen Worten
die mich erschaffen
Confessione
Confesso
la terra e i suoi
segreti pericolosi
pioggia neve
montagna albero
il sole materno assassino
l’acqua e
la sua fuga
latte e pane
la poesia
che ordisce la fiaba
dell’uomo
confesso
l’uomo
con tutte le parole
che mi creano
Versöhnung
Wieder ein Morgen
ohne Gespenster
im Tau funkelt der Regenbogen
als Zeichen der Versöhnung
Du darfst dich freuen
über den vollkommenen Bau der Rose
darfst dich im grünen Labyrinth
verlieren und wiederfinden
in klarerer Gestalt
Du darfst ein Mensch sein
arglos
Der Morgentraum erzählt dir
Märchen du darfst
die Dinge neu ordnen
Farben verteilen
und wieder
schön sagen
an diesem Morgen
du Schöpfer und Geschöpf
Riconciliazione
Ancora una mattina
senza spettri
nella rugiada scintilla l’arcobaleno
come segno di riconciliazione
Puoi gioire
della fattura perfetta della rosa,
puoi perderti nel verde labirinto
e ritrovarti
in una veste più chiara
Puoi essere umano
senza sospetto
Il sogno mattutino ti racconta
favole tu puoi
riordinare le cose
spargere colori
e dire ancora
bello
stamani
tu creatore e creato
Mutterland
Mein Vaterland ist tot
sie haben es begraben
im Feuer
Ich lebe
in meinem Mutterland
Wort
Rose Ausländer
Patria madre
La mia patria è morta
l’hanno seppellita
nel fuoco
Io vivo
nella mia patria madre
parola
rose-auslander
Nicht fertig werden
Die Herzschläge nicht zählen
Delphine tanzen lassen
Länder aufstöbern
aus Worten Welten rufen
horchen was Bach
zu sagen hat
Tolstoi bewundern
sich freuen
trauernd
höher leben
tiefer leben
noch und noch
nicht fertig werden
. Non finire
Non contare i battiti del cuore
fare danzare i delfini
scoprire paesi
dalle parole chiamare mondi
ascoltare quello
che Bach ha da dire
ammirare Tolstoj
gioire
tristemente
vivere più in alto
vivere più in basso
ancora e ancora
non finire
. Nachtzauber
Der Mond errötet
Kühle durchweht die Nacht
am Himmel
Zauberstrahlen aus Kristall
. Ein Poem besucht den Dichter
Ein stiller Gott
schenkt Schlaf
eine verirrte Lerche
singt im Traum
auch Fische singen mit
denn es ist Brauch
in solcher Nacht
Unmögliches zu tun
Magia notturna
La luna arrossisce
l’aria fresca attraversa la notte
nel cielo
raggi magici di cristallo
Rose Ausländer
Una poesia fa visita a un poeta
Un dio silenzioso
dona il sonno
una allodola smarrita
canta nel sogno
anche i pesci cantano insieme
perché si usa
fare cose impossibili
in una notte come questa
. Noch bist du da
Wirf deine Angst
in die Luft
Bald
ist deine Zeit um
bald
wächst der Himmel
unter dem Gras
fallen deine Träume
ins Nirgends
Noch
duftet die Nelke
singt die Drossel
noch darfst du lieben
Worte verschenken
noch bist du da
Sei was du bist
Gib was du hast
. Ancora ci sei
Butta la tua paura
nell’aria
Presto
il tuo tempo finirà
presto
il cielo crescerà
sotto l’erba
i tuoi sogni
cadranno nel nulla
Ancora
profuma il garofano
canta il tordo
ancora puoi amare
regalare parole
ancora ci sei
sii ciò che sei
dai ciò che hai
*
Neue Zeichen
brennen
am Firmament
doch
sie zu deuten
kommt kein Seher
und
meine Toten
schweigen tief
*
Nuovi segni
bruciano
al firmamento
ma
non c’è veggente
per interpretarli
e
i miei morti
tacciono profondamente
Rose Ausländer
Das Weißeste
Nicht Schnee
Weißer die Zeichen
die der Einsiedler
auf die Tafel der Einsamkeit
schreibt
Das Weißeste
Zeit
. Il più bianco
Non la neve
Più bianchi i segni
che l’eremita
scrive sulla tavola
della solitudine
Il più bianco
il tempo
Wer
Wer wird sich meiner erinnern
wenn ich gehe
Nicht die Spatzen
die ich füttere
nicht die Pappeln
vor meinem Fenster
der Nordpark nicht
mein grüner Nachbar
Meine Freunde werden
ein Stündchen traurig sein
und mich vergessen
Ich werde ruhen
im Leib der Erde
sie wird mich verwandeln
und vergessen
Chi
Chi si ricorderà di me
quando me ne andrò
Non i passeri
che cibo
non i pioppi
davanti alla mia finestra
non il parco nord
mio verde vicino
I miei amici saranno
tristi per un’oretta
e mi dimenticheranno
Riposerò
nel grembo della terra
mi trasformerà
mi dimenticherà
Hoffnung II
Wer hofft
ist jung
Wer könnte atmen
ohne Hoffnung
daß auch in Zukunft
Rosen sich öffnen
ein Liebeswort
die Angst überlebt
. Speranza II
Chi spera
è giovane
Chi potrebbe respirare
senza la speranza
che anche in futuro
le rose si apriranno
una parola d’amore
sopravvivrà la paura
rose-auslander
Gib mir
Gib mir
den Blick
auf das Bild
unsrer Zeit
Gib mir
Worte
es nachzubilden
Worte
stark
wie der Atem
der Erde
. Dammi
Dammi
lo sguardo
sull’immagine
del nostro tempo
Dammi
le parole
per riprodurlo
Parole
forti
come il respiro
della terra
.
Wo sich verbergen
Wo
wenn der Regen abspringt
von schmutzigen Ziegeln
wo
wenn der Damm reißt im
Gedächtnis und die
gestauten Wasser hervorbrechen
wo
sich verbergen
wenn sie dich anfallen
ungestüm
und sich verbünden mit
stürzenden Himmeln
Rose Ausländer
.
Dove nascondersi
Dove
quando la pioggia
si stacca dalle tegole sporche
dove
quando la diga si rompe nella
memoria e le acque stivate
irrompono
dove
nascondersi
quando ti assaltano
impetuosi
e s’uniscono con
i cieli cadenti
rose-auslander
Denn
Denn ich hab dir
nichts versprochen
nur den Docht für die Lampe
und das Kännchen Öl
für gedämpftes Licht
auf dem Tisch
mit den Blutflecken
Den Teppich
kann ich nicht weben
mit diesen Fäden aus Draht
Sag nicht Gute Nacht
die Nacht ist nicht gut
die fremde vergessliche Nacht
Poiché
Poiché non ti ho
promesso nulla
solo lo stoppino per la lampada
e il bricco d’olio
per una luce bassa
sul tavolo
macchiato di sangue
Non posso tessere
il tappeto
con questi fili di ferro
Non dire Buona notte
la notte non è buona
notte estranea senza memoria
Raum II
Noch ist Raum
für ein Gedicht
Noch ist das Gedicht
ein Raum
wo man atmen kann
Stanza II
Ancora c´è spazio
per una poesia
Ancora la poesia
è uno spazio
dove si può respirare
Weil
du ein Mensch bist
weil
ein Mensch eine Muschel ist
die manchmal tönt
weil
du in mir tönst
als wär ich eine Muschel
weil
wir uns kennen
ohne Namen und Samen
weil
das Wort Welle ist
weil
du Wort und Welle bist
weil
wir strömen
weil
wir manchmal
zusammenströmen
Wort Welle Muschel Mensch
. Perché
tu sei un uomo
perché
un uomo è una conchiglia
che a volte suona
perché
tu suoni in me
come se fossi una conchiglia
perché
ci conosciamo
senza nome né seme
perché
la parola è onda
perché
tu sei parola e onda
perché
noi scorriamo
perché
a volte scorriamo
insieme
parola onda conchiglia uomo
Hoffnung IV
Mein
aus der Verzweiflung
geborenes Wort
aus der verzweifelten Hoffnung
daß Dichten
noch möglich sei
. Speranza IV
La mia parola
nata dalla
disperazione
dalla disperata speranza
che è ancora possibile
fare poesia
. Bukowina II
Landschaft die mich
erfand
wasserarmig
waldhaarig
die Heidelbeerhügel
honigschwarz
Viersprachig verbrüderte
Lieder
in entzweiter Zeit
Aufgelöst
strömen die Jahre
ans verflossene Ufer
. Bukovina II
Paesaggio che mi
inventò
braccia di acqua
capelli di bosco
le colline di mirtilli
nere di miele
Canzoni fratelli
in quattro lingue
in tempi disuniti
Dissolti
scorrono gli anni
alla riva di una volta
. Dichten
Sieben Höllen
durchwandern
Der Himmel sieht
es gern
geh sagt er
du hast nichts
zu verlieren
Fare poesia
Attraversare
sette inferni
Il cielo
è d’accordo
vai dice
non hai nulla
da perdere
Stefanie Golisch
Stefanie Golisch, scrittrice e traduttrice è nata nel 1961 in Germania e vive dal 1988 in Italia. Ultime pubblicazioni in Italia: Luoghi incerti, 2010. Terrence Des Pres: Il sopravvivente. Anatomia della vita nei campi di morte. A cura di Adelmina Albini e Stefanie Golisch, 2013. Ferite. Storie di Berlino, 2014. Nove sue poesie sono presenti nella Antologia cura di Giorgio Linguaglossa Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Roma, Progetto Cultura, 2016)
Gianmauro Maria Barchiesi-Agricoltura a km zero nella Roma Antica “Le Villae Rusticae”-
Gianmauro Maria Barchiesi-Ingegnere meccanico
L’Autore – –Laureato in Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Milano,ho ricoperto ruoli di responsabilità nel mondo delle case automobilistiche tedesche (Volkswagen, Audi, Mercedes Benz, Porsche).Per alcuni anni sono stato anche responsabile tecnico delle macchine agricole New Holland, e delle attrezzature agricole Maschio Gaspardo per le provincie di Milano, Pavia, Lodi e Piacenza. Nel ricoprire questo ruolo, ho maturato la passione di approfondire l’evoluzione delle attrezzature di lavorazione della terra in Italia nel corso dei secoli.Trasferitomi da pochi anni da Cremona, dove sono nato, a Roma, sono rimasto incantato dalla bellezza della Campagna Romana.
Roma Antica “Le Villae Rusticae”
Marco Vitruvio Pollione (Formia 80 a.C., Roma 23 a.C.), nel suo “De Architectura” così definisce le caratteristiche della Villa Rustica:
“In primo luogo riguardo alla salubrità, come è stato scritto nel primo volume sulla disposizione delle mura di una città, si osservino gli orientamenti e così si dispongano le ville… Sulla corte la cucina sia sistemata nella posizione più calda, abbia inoltre congiunte le stalle per i buoi, e le loro mangiatoie guardino verso il focolare e la zona orientale del cielo, per il fatto che i buoi, se vedono la luce e il fuoco non diventino selvaggi … Analogamente i bagni siano congiunti alla cucina, poiché in tal modo il servizio per il bagno rustico non sarà distante. Pure il frantoio sia prossimo alla cucina, poiché in tal modo il servizio per i prodotti oleari sarà comodo, e abbia congiunta la cella vinaria, dotata delle luci delle finestre rivolte a nord, poiché se le avrà da un’altra parte che il sole può riscaldare, il vino che si troverà in tale cella, intorbidato dal calore, diverrà senza vigore.
Invece la cella olearia deve essere disposta in modo da ricevere luce da sud e dagli orientamenti caldi. Poiché l’olio deve non congelarsi ma raffinarsi con il clima caldo….
I granai siano disposti col fondo rivestito e guardanti verso nord e l’aquilone, poiché in tal modo le granaglie non possano riscaldarsi in fretta, ma rinfrescate dall’aria si conservino a lungo. E infatti gli altri orientamenti danno vita al gorgoglione e alle altre bestiole che sogliono nuocere alle granaglie. Alle scuderie siano riservate le sedi più calde nella villa, purché non guardino verso il focolare. Poiché i giumenti quando stalleggiano presso un fuoco, diventano selvaggi.
Sembra opportuno che si debbano fare magazzini, fienili, depositi per il farro e pistrini al di fuori della villa, affinché le ville siano più protette dal pericolo del fuoco”.
Sebbene la Villa Rustica meglio conservata sia la cosiddetta “Settefinestre” di Ansedonia (GR), nella Campagna Romana sono tutt’ora visibili le strutture di alcune Villae Rusticae.
LA VILLA RUSTICA DI VIA TOGLIATTI
La più famosa si trova lungo la Via P.Togliatti, nei pressi di Cinecittà Due.
Gli scavi eseguiti negli anni 2000/2002 sul sito dove già negli anni ’80 erano stati rilevati alcuni ruderi, hanno riportato alla luce un sito archeologico di notevole importanza, le cui strutture sono riferibili ad un periodo di tempo che va dall’età arcaica (VI-V sec. a.C.) all’alto medioevo.
Della fase più antica sono presenti i resti, purtroppo esigui, di un edificio di forma quadrangolare realizzato con grossi blocchi di tufo a secco.
In epoca successiva ( dal II secolo a.C. fino al I secolo d.C.), la parte centro – settentrionale dell’edificio venne interessata dalla realizzazione di una grande Villa Rustica, della quale sono oggi ancora visibili parte dei muri in opera semireticolata ed in opera reticolata (tecnica costruttiva con cortina in blocchetti di tufo di forma piramidale con la base disposta a vista).
I resti oggi visibili appartengono alla pars rustica (parte agricola), della quale sono evidenti due torcularia (torchi dedicati alla premitura del vino) affiancati dalla vasca per la fermentazione del mosto. Visibile inoltre il mortarium (macina per la spremitura delle olive), con relativa vasca di raccolta ed il doliarium (magazzino con grandi vasi di coccio per lo stivaggio delle derrate alimentari).
Una strada di basoli di selce in leggera salita (parallela a Via P.Togliatti), costituiva l’accesso alla Villa, almeno fino alla fine del I sec. a.C. inizi I sec. d.C. Successivamente venne realizzato un portico sul lato nord, dove si può ammirare un affresco del II secolo a. C., con riquadri riportanti pregevoli decorazioni a soggetto floreale e animale, dove i colori ocra e rosso ancora risaltano.
Di questo periodo non è stato possibile individuare la pars dominica (gli alloggi del proprietario) probabilmente demolita ed inglobata in costruzioni di epoche successive.
A cavallo tra la fine del II° e l’inizio del III° secolo d.C. venne realizzato, sul lato Ovest, un portico quadrangolare retto da colonne intonacate recante in posizione centrale un impluvium (apertura rettangolare nel tetto) per la raccolta dell’acqua piovana all’interno di un compluvium (vasca di raccolta). Dal lato opposto si trovano due cubicula (camere da letto oppure di servizio ) ed un triclinium (sala conviviale) con pavimento in cocciopesto. In epoca severiana (fine III sec. d.C.), in area Nord-Est, venne eretto un Mausoleum in laterizi, per il quale si rese necessaria la rasatura di alcuni muri in opera reticolati o semireticolati. Di questa costruzione sono visibili il nucleo della gradinata di accesso ed i muri perimetrali della camera ipogea nella quale sono conservati pochi resti del mosaico bicromo del pavimento.
L’ultima fase di frequentazione dell’area risale all’età alto medievale durante la quale, persa la sua funzione di produzione di alimenti per l’Urbe, il progressivo declino portò al successivo abbandono.
LA VILLA RUSTICA DELLA MARCIGLIANA
La Villa Rustica della Marcigliana è un sito archeologico romano scoperto nella riserva naturale della Marcigliana, a nord di Settebagni, a Roma. Si tratta di una villa romana di campagna, databile al III secolo a.C., con testimonianze di vita che si sono protratte fino al V-VI secolo d.C. La villa ha subito diverse fasi di ampliamento e ristrutturazione, tra cui l’aggiunta di un’area termale e di una grande cisterna.
La struttura, attiva in età imperiale, tra II e III sec. d.C., sorge nella zona di Acilia-Malafede e recentemente è stata oggetto di un importante restauro da parte della Soprintendenza Speciale di Roma.
Anche questa Villa era divisa in diversi settori: la pars dominica, area residenziale destinata al dominus e alla sua famiglia; la pars massaricia, a sua volta suddivisa in pars rustica, destinata alla servitù e ai lavoratori dell’azienda e in pars fructuaria, destinata alle lavorazioni e allo stoccaggio dei prodotti. A est degli ambienti a destinazione abitativa si sviluppava la pars fructuaria per la produzione di vino e olio, testimoniata dalla presenza di un grosso torcular (torchio vinario), incassato nel pavimento in opus spicatum, al quale in epoca tarda venne sovrapposto un rozzo pavimento in cocciopesto.
I muri, conservati solo parzialmente, presentano differenti tecniche costruttive in opus mixtum e in opera laterizia.
Fonte-Quaderni della Campagna Romana – Direttore Editoriale Franco Leggeri
Veroli (FR)-Personale di Massimo Terzini, mostra inaugurale sala d’arte Crystal
Veroli (Frosinone)La stagione 2026 di mostre della sala Crystal si apre con lo stesso protagonista della chiusura: Massimo Terzini. Stavolta, però, la mostra avrà come protagonista una sola opera che sarà presentata al pubblico con l’inaugurazione di sabato 21 marzo 2026 alle 17.00.
Veroli (FR)-Personale di Massimo Terzini
Il titolo dell’esposizione sarà “Vero” e vedrà la sala allestita con un unico lavoro realizzato in pastelli ad olio su tavola delle dimensioni di 150 per 80 centimetri, posizionato al centro dell’ambiente per richiamare completamente l’attenzione dei visitatori, che potranno ammirarlo anche dopo l’orario di chiusura, attraverso le vetrine del locale, grazie all’illuminazione serale.
Veroli (FR)-Personale di Massimo Terzini
Soggetto protagonista dell’opera è Veroli. Una Veroli vista dalla collina di Foiano, posta sul lato sud del territorio comunale, dalla quale contemplare l’intero profilo del centro urbano che declina morbidamente verso ovest alla sinistra del lavoro. Illuminata dall’uso dei colori giallo e rosso, istituzionali della municipalità ernica, la veduta della città segue la linea dei palazzi che la formano, lasciando anche spazio ai tanti ricordi.
Per questo il titolo dell’esposizione è “Vero”, richiamando la genuinità del vivere quotidiano, ma anche di chi torna dopo essersene allontanato per varie ragioni. Un quadro che richiama l’attenzione su uno stile di vita che sembra ormai lontano nel tempo, ma che a Veroli è ancora possibile, come spiega lo stesso artista nella frase dipinta sulla parte alta dell’opera: “Il vero è lì”.
Una mostra organizzata proprio nei giorni in cui la città, insieme ad Alatri, Anagni e Ferentino con il progetto Hernica Saxa, è entrata fra le dieci finaliste per la candidatura a capitale italiana della Cultura per il 2028. Un traguardo che rafforza e conferma le forti radici verolane anche con l’arte nelle varie forme che da circa tremila anni la accompagnano.
Inediti: Poesie minimo Tre testi con un massimo di 10 (dieci)
Libro Edito: Formato elettronico (Pdf).
Opere di Pittura e Scultura almeno tre foto-Breve biografia dell’Artista
Fotoreportage – Almeno dieci foto con didascalia e un articolo di presentazione Marca Fotocamera-Obiettivo utilizzato
Concorsi-Bandi completi
Gallerie d’Arte mostre -Inviare Comunicato Stampa e Locandina
A questi fare seguire sempre:
Breve presentazione / Sinossi dell’opera.
Biografia autore (in terza persona).
Fotografia autore (non selfie e rinominata con nome e cognome, in formato Jpg o Png).
Immagine copertina per libro edito (Rinonimata con titolo e autore in Jpg, Png).
Per i Giovani autori: età dai 18 ai 28 anni, biografia, tre testi o più e breve presentazione.
Riceverete una risposta nel più breve tempo possibile. Daremo spazio solo alle raccolte, agli autori o alle poesie che riterremo interessanti e in linea con la nostra attività.
Scriveteci anche per segnalazioni o collaborazioni.
Alejandra Pizarnik nasce ad Avellaneda (Buenos Aires) il 29 aprile 1936,Poesie scelte dalla Rivista AVAMPOSTO in una famiglia di emigrati ebrei di origine russa. Assieme alla sorella maggiore Myriam compie i primi studi in una scuola ebraica, dove impara a leggere e a scrivere in yiddish. Durante l’adolescenza comincia a fare uso di anfetamine per curare i disturbi fisici di origine nervosa che la affliggono. A 18 anni si iscrive alla facoltà di Filosofia, poi a quella di Lettere e infine alla Scuola di giornalismo, ma non porta a termine gli studi. Dal 1960 al 1964 vive a Parigi. Muore a Buenos Aires nella notte tra il 24 e il 25 settembre 1972 per un’overdose di barbiturici.
Testi selezionati da La figlia dell’insonnia (trad. di C. Cinti, Crocetti, 2004)
Poesia
Tu scegli il luogo della ferita
dove dicemmo il nostro silenzio.
Tu fai della mia vita
questa cerimonia troppo pura.
Anelli di cenere
a Cristina Campo
Stanno le mie voci al canto
perché non cantino loro,
i grigiamente imbavagliati nell’alba,
i camuffati da uccello desolato nella pioggia.
C’è, nell’attesa,
una voce di lillà che si spezza.
E c’è, quando si fa giorno,
una scissione del sole in piccoli soli neri.
E quando è notte, sempre,
una tribù di parole mutilate
cerca asilo nella mia gola,
perché non cantino loro,
i funesti, i padroni del silenzio.
La notte
Della notte so poco
ma di me la notte sembra sapere,
e più ancora, mi assiste come se mi amasse,
mi ammanta di stelle la coscienza.
Forse la notte è la vita e il sole la morte.
Forse la notte è nulla
e nulla le nostre congetture
e nulla gli esseri che la vivono.
Forse le parole sono l’unica cosa che esiste
nel vuoto enorme dei secoli
che ci graffiano l’anima coi ricordi.
Ma la notte conosce la miseria
che succhia il sangue e le idee.
Scaglia l’odio, la notte, sui nostri sguardi
che sa pieni di interessi, di incontri mancati.
Ma accade che la notte, ne senta il pianto nelle ossa.
Delira la sua lacrima immensa
e grida che qualcosa è partito per sempre.
Un giorno torneremo a esistere.
Le opere e le notti
per riconoscere nella sete il mio emblema
per significare l’unico sogno
per non aggrapparmi di nuovo all’amore
sono stata tutta un’offerta
un puro errare
di lupa nel bosco
nella notte dei corpi
per dire la parola innocente
Presenza
la tua voce
in questo non potersene uscire le cose
dal mio sguardo
mi spossessano
fanno di me un vascello in un fiume di pietre
se non è la tua voce
pioggia sola nel mio silenzio di febbri
tu mi liberi gli occhi
e per favore
parlami
sempre.
ALEJANDRA PIZARNIK
Gli occhi aperti
Qualcuno misura singhiozzando
l’estensione dell’alba.
Qualcuno pugnala il cuscino
in cerca del suo impossibile
spazio di quiete.
Questa notte, in questo mondo
a Martha Isabel Moya
questa notte in questo mondo
le parole del sogno dell’infanzia della morte
non è mai questo che si vuol dire
la lingua materna castra
la lingua è un organo di conoscenza
del fallimento di ogni poesia
castrata dalla sua stessa lingua
che è l’organo della ri-creazione
del ri-conoscimento
ma non della resurrezione
di qualcosa in forma di negazione
del mio orizzonte di maldoror col suo cane
e niente è promessa
tra il dicibile
che equivale a mentire
(tutto ciò che si può dire è menzogna)
il resto è silenzio
solo che il silenzio non esiste
no
le parole
non fanno l’amore
fanno l’assenza
se dico acqua berrò?
se dico pane mangerò?
questa notte in questo mondo
straordinario il silenzio di questa notte
con l’anima succede che non si vede
con la mente succede che non si vede
con lo spirito succede che non si vede
da dove viene questa cospirazione d’invisibilità?
nessuna parola è visibile
ombre
spazi viscosi dove si occulta
la pietra della follia
neri corridoi
li ho percorsi tutti
oh fermati un altro po’ tra di noi!
la mia persona è ferita
la mia prima persona singolare
scrivo come chi alza un coltello nel buio
scrivo come dico
la sincerità assoluta sarebbe sempre
l’impossibile
oh fermati un altro po’ tra di noi!
lo sfacelo delle parole
che sloggiano il palazzo del linguaggio
la conoscenza tra le gambe
che cosa hai fatto del dono del sesso?
oh miei morti
li ho mangiati mi sono strozzata
non ne posso più di non poterne più
parole camuffate
tutto scivola
verso la nera liquefazione
e il cane di maldoror
questa notte in questo mondo
dove tutto è possibile
tranne
la poesia
parlo
sapendo che non si tratta di ciò
sempre non si tratta di ciò
oh aiutami a scrivere la poesia più prescindibile
quella che non serva nemmeno
a essere inservibile
aiutami a scrivere parole
in questa notte in questo mondo
***
La poesia che non dico,
quella che non merito.
Paura di essere due
sulla via dello specchio:
qualcuno che dorme in me
mi mangia e mi beve.
***
no, la verità non è la musica
io, triste attesa di una parola
qual è il nome che cerco
e che cosa cerco?
non il nome della deità
non il nome dei nomi
ma i nomi precisi e preziosi
dei miei desideri nascosti
qualcosa in me mi punisce
da tutte le mie vite:
– Ti abbiamo dato tutto il necessario perché comprendessi
e hai preferito l’attesa,
come se tutto ti annunciasse la poesia
(quella che non scriverai mai perché è un giardino inaccessibile– sono solo venuta a vedere il giardino –)
ALEJANDRA PIZARNIK
Alejandra Pizarnik nasce ad Avellaneda (Buenos Aires) il 29 aprile 1936, in una famiglia di emigrati ebrei di origine russa. Assieme alla sorella maggiore Myriam compie i primi studi in una scuola ebraica, dove impara a leggere e a scrivere in yiddish. Durante l’adolescenza comincia a fare uso di anfetamine per curare i disturbi fisici di origine nervosa che la affliggono. A 18 anni si iscrive alla facoltà di Filosofia, poi a quella di Lettere e infine alla Scuola di giornalismo, ma non porta a termine gli studi. Dal 1960 al 1964 vive a Parigi. Muore a Buenos Aires nella notte tra il 24 e il 25 settembre 1972 per un’overdose di barbiturici.
Testi selezionati da La figlia dell’insonnia (trad. di C. Cinti, Crocetti, 2004)
Fonte-RIVISTA AVAMPOSTO
«Avamposto» è uno spazio di ricerca, articolato in rubriche di approfondimento, che si propone di realizzare un dialogo vivo rivolto allo studio della poesia attraverso un approccio multidisciplinare, nella consapevolezza che una pluralità di prospettive sia maggiormente capace di restituirne la valenza, senza mai sfociare in atteggiamenti statici e gerarchizzanti. Ma «Avamposto» è anche un luogo di riflessione sulla crisi del linguaggio. L’obiettivo è interrogarne le ragioni, opponendo alla tirannia dell’immediatezza – e alla sciatteria con la quale viene spesso liquidata l’esperienza del verso – un’etica dello scavo e dello sforzo (nella parola, per la parola). Tramite l’esaltazione della lentezza e del diritto alla diversità, la rivista intende suggerire un’alternativa al ritmo fagocitante e all’omologazione culturale (e linguistica) del presente, promuovendo la scoperta di autori dimenticati o ritenuti, forse a torto, marginali, provando a rileggere poeti noti (talvolta prigionieri di luoghi comuni) e a vedere cosa si muove al di là della frontiera del già detto, per accogliere voci nuove con la curiosità e l’amore che questo tempo non riesce più a esprimere.
CONTATTI
RIVISTA AVAMPOSTO
Via Lupardini 4, 89121 Reggio Calabria (c/o Sergio Bertolino)
Paola Lucarini Ha ideato e condotto da animatrice culturale per molti decenni l’associazione Sguardo e Sogno che ha ospitato poeti e scrittori. È stata nel direttivo PEN Club Italia.
Paola Lucarini, Poetessa
POESIE
da DEI FUOCHI LA NEVE ARDENTE
Dei fuochi la neve ardente
mentre passo passo
ancora ci accompagna la vita
Il bianco di cui porto il colore
crescerti dovrebbe chiarezze
mio cielo di ricerche inestinguibili
mentre la mano lucida il sasso
a conoscerlo, ferma,
e corrente lascio che scorra,
altra scelta non ho che questa
di pianto e tenerezza raggelati.
Sto fra ultima tenebra
e primo chiaro
Insondabile
tu.
Acqua oscura
un raggio
che ondulasse la superficie
mi aiuterebbe.
Il motivi
per cui ti ho subito amato
sotterranei
dove mi perdo
d’improvviso abbaglianti
miracolo d’un gesto
a rivelarti
da FIORI DALLO STAGNO D’INCHIOSTRO
Grazie, felicità,
basta il cancello serrato
da cui s’affonda un profondo viale
nel verde segreto
di chi sa quali svolte
inventa la vita
ne nasce un profilo di colle
a filo del tramonto
controrosso deserto di dune
e ancora-da sempre, forse-
sospende il plenilunio
un vortice di cose da dire
se l’amore è questo lo è
*
Chiuso per ferie: ho il cuore in vacanza.
S’imbandierino cieli e finestre
io passo per le vie, innamorata
Sapevo che esistevi
ti ho incontrato un attimo.
Ho incontrato l’attimo.
Saprò sempre che esisti
se non è amore
è il più grande amore non amore
che io conosca
*
Una voliera, il cuore.
Stridi trilli impazziti
pulsazioni elettriche
s’infrangono i colori alle sbarre
un’impennata e convergono lassù.
Sbattete pure e virate alto
ma non fuggite via,
gridi d’amore
Piuma dell’anima.
*
Conoscevi albe perlacee
tramonti roventi
nel te stesso più solitario
esaltato sofferto.
Conoscevi carne
nell’ ansito di amanti
amorose amabili amare
quando ti donavi.
Ero io tutto ciò
che provavi ogni giorno
nascendo e morendo.
Appena ti sono apparsa
mi hai riconosciuta.
E la vita è poco più di questa
rissosa accolta di detriti e frantumi
alle labbra del mare
e fu il tempo di quando
m’estasiavo- bambina-
ai limiti di quel bacio greggio
d’un subito mi prendeva
repulsione e fascinazione
né allora sapevo
che la vita sarebbe stata
poco più di questa
dall’odore e dalla vista acre
se un fuoco di sterpi
incendia la battigia
nella mattina più grigia.
Paola Lucarini, Poetessa
da DAL ROGO AL MELOGRANO
In quale punto attraversai la vita
e con lei il tuo sguardo?
Devastata anima, accenditi
a questa lente ustoria
del puro silenzio- nel rogo
degli eventi inconsumati.
Un passo ancora, o alto sole,
nella piazza del cuore illuminato,
poi la foglia d’addio nella mano
-già di lontano-
e la discesa tra le pietre d’ombre
tra i muri oscuri del non ritorno
Quando la siepe degli anni
si fa più fitta, nell’esile raggio
risplendono tutti i soli
il cuore verde di risvegli
all’onde dei cespugli nuovi sogni
sulla chiarità di uccelli canti
solo io-ascolta- manco
Ogni amore rifluisce
all’amore
sale dalle canne d’organo
si queste case umili-ma non povere-
il suono d’opere semplici
poco alterate dalle vicende del tempo
sì che gli invisibili ancora vi si riconoscono,
non sorpresi dagli annunzi del nuovo.
Proprio l’onda verde dei campi
li conduce in visite non estranee a noi,
simili a farfalle tetticole
sui coppi calcinati di muschi
mentre si va ripetendo
il girasole dell’estate.
Anch’io mi volgo all’armonia
di ogni consolante ritorno
che prepara il nostro volo.
Adesso che non sei più
-o non sei soltanto tu
puoi scrivere una lettera all’assente.
Anche a colei che fosti
nella precedente vita, quando
nella casa turchina sul colle
un passo solo raggiungeva
aromi d’erbe e rosaio selvatico.
Crescevi a desideri: eventi avventure
lampeggianti saette di lepre
nel folto del mondo
attraversano il cuore
e la forma-pensiero divenne realtà.
Quella del rogo. Da cui
torni oggi al melograno
in pienezza d’essere.
Per chiudere in una sfera
vive fiamme
Sono stata una donna semplice
in un paese di rondini e girasoli
a una svolta, dai tornanti,
ecco apparire-la vedi?-
quella casa turchina, a pendio
su un pezzo d’infinito
attaccata alla roccia
Lo diresti, a valle, un Arno
cupo inselvatichito, dopo una strada
scalpellinata da operai
tanto da uscirne a caviglie bianche
in cerca d’acqua fonda
nella conca dei dirupi
neppure qui la vita
si chiama facile
c’è troppo sole da sopportare,
te lo trovi in sudore giù alla schiena.
Ma dal cavo della mano
puoi con gesto ancora sacro
bere trasparenze all’ombra
delle ciglia, al riparo d’una frasca.
Paola Lucarini, Poetessa
da LA CASA DEI QUATTRO EVENTI
La Fiaba delle sette rose Per ognuno di noi
gli agguati delle favole
e un dono: il tempo
di vivere per comprenderle
Come fu lontana, ieri, la bambina
che riconosceva l’alba
quando scalza lasciava
lo chalet fra cabine verticali
cerulee matite rosee
aste sul primo quaderno, la spiaggia-
com’è tornata vicina,
oggi, quella bambina
Sciamano schiamazzando
ridendo grida parole
in festosa fiera fuori di scuola
oggi i ragazzi di sempre
mi torna in gola
quel trillo di nido
e mi fa più male
il male, la distanza
Angeli vegliano su di te
finché tu muoia a te stesso
per nascere alla vita
e vegliare su altri.
…
Mille campanelli di ghiaccio
attraversano il vento
il ruscello taglia la gola d’argento
fora l’orecchio per un sonante pendaglio zingaro
la gonna s’intrina di neve
-infiorati,scialle!-
finché il cuore se ne va
sempre più nomade più lieve
lasciando un’apparenza di donna
al suo sole.
Stamani l’aria è lavata come un fresco lenzuolo
che il vento trapassa stirando a onde:
oh anima!
Acquisto un secchio azzurro come l’aria
per quei mattoni rudi da pulire, di terra-
m’inchino a una legge antica,
la fatica profonda e giusta delle nostre donne.
Così vecchia da aver capito
quasi tutti i trucchi e le magie
così violentemente giovane
da avere voglia di sperimentarli
…io la vidi, in segreto
fanciulla: al sole della finestra
le sopracciglie sottili arcuava di neretto
impiombava le palpebre viola-
poi, retrocedendo, più bambina ancora,
scioglieva trecce d’oro
alla fiaba dell’attesa
La finestra
fra stanza e campagna
due vetri a sinistra,
due venti a destra,
per la casa-inimitabile-
dei quattro eventi,
mentre le travi interne erompendo
dalle vernici si rifanno tronchi,
fulgidamente
foresta
Paola Lucarini, Poetessa
da UN INCENDIO VERSO IL MARE
Non chiedo quale dio sia in me
anche una foglia basta a fare cielo
mentre il fonte discende dal seno
-tutta m’imbibisce il fiotto dei rivi-
quando il calcare, lenzuolo
approntato sulla roccia, mi accoglie
non importa sapere dio chi sei-
Amo pianure e case
scialbate dalle nebbie
nel vagone sonnolento
amo la zolla che deve venire
ogni albero che nuovo si pone
nel furore del vento,
ogni minuto futuro
più vicino a te.
Paola Lucarini, Poetessa
Paola Lucariniè nata ad Ancona nel 1942 ed è vissuta a Firenze, dove è scomparsa nel 2024. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia tra cui: Seme di ulivo (Città di Vita, 1981), Dei fuochi la neve ardente (Hellas, 1981, prefazione di Mario Luzi, postfazione di Carmelo Mezzasalma), Fiori dallo stagno d’inchiostro (Lacaita, 1985, introduzione di Geno Pampaloni), Dal rogo al melograno (Passigli, 1992, prefazione di Mario Luzi), La casa dei quattro eventi (Nuova Compagnia Editrice, 1994, introduzione di Emerico Giachery), Un incendio verso il mare (Marsilio 2002, introduzione di Stefano Lanuzza), Alla vita (Masso delle Fate, 2007). Ha ideato e condotto da animatrice culturale per molti decenni l’associazione Sguardo e Sogno che ha ospitato poeti e scrittori. È stata nel direttivo PEN Club Italia.
Redazione DEA SABINA
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Città di Latina-Premio COMEL 2026: aperto il bando della 13° edizione-
Città di Latina-Prende il via la XIII edizione del Premio COMEL, il concorso internazionale che promuove l’utilizzo dell’alluminio in ambito artistico. Il tema scelto per il 2026 è “Alluminio. Intrecci di Futuro”, un invito a riflettere su come il domani si costruisca attraverso connessioni, relazioni e incroci di esperienze.
Città di Latina-Premio COMEL 13° edizione
Un traguardo significativo accompagna questa edizione: il numero 13, cifra identitaria del Premio COMEL. È il numero atomico dell’alluminio, il numero delle opere finaliste selezionate ogni anno e oggi coincide con la tredicesima edizione del concorso. Una cifra che racchiude il percorso compiuto finora e ne rilancia il senso, segnando una nuova tappa nel cammino del Premio. In questi anni l’alluminio è stato esplorato nelle sue molteplici potenzialità espressive, trasformandosi da materiale della quotidianità a linguaggio dell’arte contemporanea, in un dialogo costante tra materia, ricerca e visione.
Città di Latina-Premio COMEL 13° edizione
L’intreccio è gesto concreto e insieme metafora: intreccio di materiali, di linguaggi, di culture; intreccio tra tradizione e innovazione, tra memoria e visione, tra presente e possibilità future. In un’epoca attraversata da trasformazioni rapide e talvolta destabilizzanti, il futuro non è un punto distante e indefinito, ma una trama che prende forma giorno dopo giorno attraverso scelte, incontri e contaminazioni.
In questo scenario l’alluminio si configura come emblema di trasformazione e connessione. Già simbolo di modernità per le avanguardie del Novecento, oggi si conferma materia capace di unire tecnologia e immaginazione. Un metallo che può essere piegato, intrecciato, riflesso, stratificato, capace di incarnare l’idea stessa di futuro in costruzione.
Con “Intrecci di Futuro” gli artisti sono chiamati a confrontarsi con questa dimensione relazionale: a raccontare trasformazioni, dialoghi, possibilità inattese; a immaginare il futuro come spazio di crescita condivisa e non come orizzonte di incertezza.
Città di Latina-Premio COMEL 13° edizione
Il bando è aperto fino al 21 giugno 2026 ed è rivolto ad artisti maggiorenni che vivono o lavorano nei Paesi del continente europeo. Possono partecipare opere di pittura, scultura, fotografia e installazione in cui l’alluminio sia materiale fondante, necessario alla costruzione della forma e del significato.
Una giuria di esperti, presieduta dal Prof. Giorgio Agnisola, selezionerà 13 opere finaliste – come il numero atomico dell’alluminio, nonché di questa edizione – che saranno esposte presso lo Spazio COMEL di Latina dal 17 ottobre al 7 novembre 2026. Tra queste saranno assegnati il Premio della Critica e il Premio del Pubblico.
L’iscrizione è gratuita e deve essere effettuata online sul sito www.premiocomel.it entro il 21 giugno.
Inediti: Poesie minimo Tre testi con un massimo di 10 (dieci)
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Breve biografia di Davide Corteseè nato nell’isola di Lipari nel 1974 e vive a Roma. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina con una tesi sulle “Figure meravigliose nelle credenze popolari eoliane”. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, titolata “ES” (Edizioni EDAS), alla quale sono seguite le sillogi: “Babylon Guest House” (Libroitaliano) “Storie del bimbo ciliegia” (Autoproduzione), “ANUDA” (Aletti. In seguito ripubblicato in versione e-book da Edizioni LaRecherche.it), “OSSARIO”(Arduino Sacco Editore), “MADREPERLA”(LietoColle), “Lettere da Eldorado”(Progetto Cultura) , “DARKANA” (LietoColle) , “VIENTU” (Poesie in dialetto eoliano – Edizioni Progetto Cultura) e “Zebù bambino” ( Terre d’ulivi edizioni). I suoi versi sono inclusi in numerose antologie e riviste cartacee e on-line, tra cui “Poeti e Poesia”, “Nazione Indiana”, “Poetarum Silva”, “Atelier”, “Inverso” e “Alma Poesia”. Nel 2004 le poesie di Davide Cortese sono state protagoniste del “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Il poeta eoliano, che nel 2015 ha ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “Don Luigi Di Liegro” per la Poesia, è anche autore di due raccolte di racconti: “Ikebana degli attimi” (Firenze Libri), “NUOVA OZ” (Escamontage), del romanzo “Tattoo Motel” (Lepisma), della monografia “I MORTICIEDDI – Morti e bambini in un’antica tradizione eoliana” ( Progetto Cultura), della fiaba “Piccolo re di un’isola di pietra pomice” (Progetto Cultura) e di un cortometraggio, “Mahara”, che è stato premiato dal Maestro Ettore Scola alla prima edizione di EOLIE IN VIDEO nel 2004 e all’EscaMontage Film Festival nel 2013. Ha inoltre curato l’antologia-evento “YOUNG POETS * Antologia vivente di giovani poeti”, “GIOIA – Antologia di poeti bambini” (Con fotografie di Dino Ignani. Edizioni Progetto Cultura) e “VOCE DEL VERBO VIVERE – Autobiografie di tredicenni” ( Escamontage ).
Sette fiammiferi
I
Io sono il balocco della bambina Inquietudine
II
Il buio è il guardiano del faro
III
C’è un angelo che mette zucchero
nella clessidra del mio tempo
La rivista «Atelier» ha periodicità trimestrale (marzo, giugno, settembre, dicembre) e si occupa di letteratura contemporanea. Ha due redazioni: una che lavora per la rivista cartacea trimestrale e una che cura il sito Online e i suoi contenuti. Il nome (in origine “laboratorio dove si lavora il legno”) allude a un luogo di confronto e impegno operativo, aperto alla realtà. Si è distinta in questi anni, conquistandosi un posto preminente fra i periodici militanti, per il rigore critico e l’accurato scandaglio delle voci contemporanee. In particolare, si è resa levatrice di una generazione di poeti (si veda, per esempio, la pubblicazione dell’antologia L’Opera comune, la prima antologia dedicata ai poeti nati negli anni Settanta, cui hanno fatto seguito molte pubblicazioni analoghe). Si ricordano anche diversi numeri monografici: un Omaggio alla poesia contemporanea con i poeti italiani delle ultime generazioni (n. 10), gli atti di un convegno che ha radunato “la generazione dei nati negli anni Settanta” (La responsabilità della poesia, n. 24), un omaggio alla poesia europea con testi di poeti giovani e interventi di autori già affermati (Giovane poesia europea, n. 30), un’antologia di racconti di scrittori italiani emergenti (Racconti italiani, n. 38), un numero dedicato al tema “Poesia e conoscenza” (Che ne sanno i poeti?, n. 50).
Direttore responsabile: Giuliano Ladolfi Coordinatore delle redazioni: Luca Ariano
Redazione Online Direttori: Eleonora Rimolo, Giovanni Ibello Caporedattore: Carlo Ragliani Redazione: Mario Famularo, Michele Bordoni, Gerardo Masuccio, Paola Mancinelli, Matteo Pupillo, Antonio Fiori, Giulio Maffii, Giovanna Rosadini, Carlo Ragliani, Daniele Costantini, Francesca Coppola.
Redazione Cartaceo Direttore: Giovanna Rosadini Redazione: Mario Famularo, Giulio Greco, Alessio Zanichelli, Mattia Tarantino, Giuseppe Carracchia, Carlo Ragliani.
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La rivista «Atelier» ha periodicità trimestrale e si occupa di letteratura contemporanea.
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Per tutte le comunicazioni e proposte per Atelier Online, sia di pubblicazione di inediti che di recensioni vi preghiamo di scrivere al seguente indirizzo mail di direzione: eleonorarimolo@gmail.com
Roma Capitale-Nella Sala dei Lecci del Bioparco di Roma,domenica 8 marzo ore 18:30, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Camera Musicale Romana ospita un concerto interamente dedicato alle compositrici del Seicento italiano, protagoniste di una stagione musicale straordinaria e per lungo tempo rimasta ai margini della narrazione storica.L’iniziativa nasce dalla collaborazione con le Associazioni I Concerti nel Parco, Recercare e Ibimus, unite nel progetto di valorizzazione del patrimonio musicale femminile.
Roma-Giornata Internazionale della Donna- Concerto Compositrici del Barocco Italiano
Il programma propone musiche di Chiara Margarita Cozzolani Assandra, Barbara Strozzi, Luzzasco Luzzaschi, Maria Xaveria Peruchona, Francesca Caccini, Benedetto Re e Isabella Leonarda.
Roma-Giornata Internazionale della Donna- Concerto Compositrici del Barocco Italiano
Il Seicento rappresenta un momento di profonda trasformazione del linguaggio musicale: si afferma una nuova estetica espressiva in cui la musica diventa veicolo di spiritualità e intensa comunicazione emotiva. Nei monasteri dell’Italia settentrionale – in particolare tra Emilia-Romagna e Lombardia – fiorisce un vivace ambiente musicale femminile: le religiose, dotate di solida formazione e straordinaria perizia compositiva, scrivono pagine di grande raffinatezza destinate alla liturgia e alla vita conventuale.
Roma-Giornata Internazionale della Donna- Concerto Compositrici del Barocco Italiano
Parallelamente, alcune compositrici laiche riescono ad affermarsi nonostante le difficoltà legate alla committenza e al riconoscimento pubblico. Figure come Barbara Strozzi e Francesca Caccini testimoniano un’autorialità consapevole e innovativa, capace di confrontarsi con i linguaggi più moderni del tempo.
Esegue: Xaveria Ensemble, Irene Morelli, soprano, Beatrice Mercuri, mezzosoprano, Antonello Dorigo, controtenore e arpa barocca, Fabio Catania, viola da gamba, Pierluigi Morelli, spinetta,
Programma: C. Assandra – Veni dilecte mi B. Strozzi – Che si può fare C. Assandra – Duo Seraphim L. Luzzaschi – Toccata del quarto tono B. Strozzi – Amor dormiglione M. X. Peruchona – Vos Aure suavis F. Caccini – Non so se quel sorriso B. Strozzi – I baci B. Re – Canzone a doi cori I. Leonarda – Nive Puer B. Strozzi – La mia donna perché canta B. Strozzi – Le tre grazie a Venere
A cura di Associazione Camera Musicale Romana ETS Direttore Artistico:Elvira Maria Iannuzzi
in collaborazione con Fondazione Bioparco di Roma, “Luogo Arte Accademia Musicale” e CMR Project
Indicazioni per raggiungerci:
Sala dei Lecci – Bioparco di Roma Tram: n° 19 – fermata ‘Bioparco’ – Bus: n° 3, 52, 53, 926, 217, 360, 910* Metropolitana: linea rossa, stazione ‘Flaminio’ e ‘Spagna’
Chi viene in macchina può usufruire dell’ampio parcheggio lungo il viale del giardino zoologico n.1
BIGLIETTERIA IN LOCO
I biglietti si acquistano esclusivamente in loco al botteghino allestito dall’organizzazione e aperto al pubblico a partire da 90 minuti prima di ogni evento fino all’inizio delle performance.
COSTI BIGLIETTI
Intero € 18,00. – Ridotto € 12,00 (riservato ai soci, ai minori di anni 18, agli over 65 e agli studenti universitari e di conservatorio).
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