Roma-FOROF presenta INFRASUPRA percorso espositivo site-specific di Alicja Kwade-
Roma-Per la sua quinta Stagione, FOROF presenta INFRASUPRA, un percorso espositivo site-specific di Alicja Kwade (Katowice, Polonia, 1979), a cura di Valentino Catricalà. Si tratta della prima grande installazione dell’artista in un ambiente non convenzionale che si snoda tra il piano terra, l’area ipogea e il sito della Basilica Ulpia, nel cuore del Foro di Traiano.
Alicja Kwade trasforma FOROF in un ambiente immersivo in cui passato e presente si intrecciano. Le opere dialogano con l’architettura storica e i resti marmorei dell’antica basilica, invitando il pubblico a un’esperienza sensoriale e contemplativa unica.
Infra / Supra
Il titolo INFRASUPRA richiama l’idea di trovarsi “infra” e “supra” una storia, attraversando soglie percettive dove le opere appaiono come nuove reliquie o artefatti di un futuro parallelo. L’intervento valorizza la stratificazione temporale e materica del sito, che diventa parte integrante del linguaggio artistico.
Il percorso
Il percorso inizia al piano strada con Uranus e Jupiter, due sedute-scultura che accolgono i visitatori. Nelle stanze sotterranee è presente Ghost (2025), una scultura in bronzo realizzata con una scansione 3D, rappresentazione ironica dell’artista-fantasma. Seguono i lavori della serie MalusMultiplex e la monumentale Sfera, collocata nell’area archeologica in dialogo con The Heavy Light (2021).
Intervento sui pavimenti
L’artista interviene anche sui pavimenti: nelle zone prive di lastre marmoree, un rivestimento in feltro nero opaco crea un effetto di sospensione e mette in risalto le superfici originali, rinnovando la percezione del sito e intensificando il dialogo tra antico e contemporaneo.
Parola all’artista
“Il mio lavoro nasce dal desiderio di osservare il mondo da prospettive differenti, immaginando altri modi di percepire la realtà. In un luogo come FOROF, carico di memoria e di stratificazioni, questo dialogo diventa ancora più vivo.” — Alicja Kwade
Alicja Kwade
Nota del curatore
“Con INFRASUPRA Alicja Kwade aggiunge un ulteriore tassello al suo lavoro sul tempo, intrecciando la temporalità archeologica unica di FOROF con la temporalità geologica della sua pratica poetica e la temporalità umana dello spettatore. L’installazione si erge come un portale concettuale intitolato INFRASUPRA. È in questo contesto archeologico che l’artista trova l’ambiente ideale per una riflessione tridimensionale sul concetto di tempo. Le sue opere, spesso sculture e installazioni che giocano con simmetria, copia e rifrazione, entrano in dialogo diretto con la pesantezza storica. La percezione dello spettatore è inevitabilmente filtrata dalla consapevolezza di trovarsi infra / supra una storia, con gli oggetti d’arte che appaiono come nuove reliquie o artefatti di un futuro parallelo, amplificando l’eco delle rovine.” — Valentino Catricalà
Public Program
Il progetto è accompagnato da un ciclo di cinque Episodi con la partecipazione del sound artist e performer Simone Pappalardo, della poetessa Jonida Prifti e dell’etichetta musicale Grzegorzki Records (Alicja Kwade e Gregor Hildebrand).
Alicja Kwade
Alicja Kwade vive e lavora a Berlino. È attualmente residente all’Accademia Tedesca Villa Massimo, tra i vincitori del Premio Roma 2025/2026. È considerata una delle voci più significative della scena artistica contemporanea internazionale. La sua pratica si concentra sull’indagine della percezione, della materia e del tempo attraverso sculture, installazioni e opere site-specific che mettono in discussione i sistemi di riferimento e le convenzioni della realtà. Ha esposto al Metropolitan Museum of Art di New York, alla Biennale di Venezia, al LACMA di Los Angeles e alla Whitechapel Gallery di Londra.
Valentino Catricalà
Valentino Catricalà ha curato mostre in musei e gallerie internazionali tra cui Grand Palais (Parigi), Fondazione Prada (Milano, Tokyo), Minnesota Street Project (San Francisco), Ermitage (San Pietroburgo), Palazzo delle Esposizioni e MAXXI (Roma). Attualmente dirige un nuovo progetto per il Ministero della Cultura in Arabia Saudita con il ruolo di direttore museale. È co-curatore, con Barbara London, del progetto D’Oro D’Art in collaborazione con Marian Goodman Gallery. Fa parte del comitato consultivo del Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe e di Esea Contemporary a Manchester.
Si ringraziano Galleria Continua, Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, Istituto Polacco di Roma e Credem Euromobiliare Private Banking. In partnership con Rimessa Roscioli.
Poesie di Maria Luisa Spaziani, Poetessa italiana-
Poetessa di alta levatura, traduttrice di Proust, “amica amorosa” di Eugenio Montale, Maria Luisa Spaziani è stata una delle figure letterarie più affascinanti del Novecento italiano.
Maria Luisa SPAZIANI
POESIE
Un fresco castagneto Sarebbe, il mondo, un fresco castagneto
se tutto mi guardasse coi tuoi occhi.
Marroni, intensi, laghetti dorati
ai raggi dolcemente declinanti.
Così gli occhi degli angeli, castagne
che hanno perso il riccio. Il Paradiso
è quella svestizione, ogni segreto
è arrivare al cuore.
Nessuno dice mai Nei miei vent’anni non ero felice
e non vorrei che il tempo s’invertisse.
Un salice d’argento mi consolava a volte,
a volte ci riusciva con presagi e promesse.
Nessuno dice mai quant’è difficile
la giovinezza. Giunti in cima al cammino
teneramente la guardiamo. In due,
forse la prima volta.
La morsa del salto Il desiderio è scivolare in sé,
è un ombelico interno che concentra
ogni energia, la rapida che preme
sul pettine ruggente della diga.
È scrimolo infernale, il punto-crisi
dell’acqua che sprofonda verso i quieti
allegretti del fiume. Ma mi si stringe
crudelmente la morsa del salto.
Le parole oggi non bastano Non chiedermi parole oggi non bastano.
Stanno nei dizionari: sia pure imprevedibili
nei loro incastri, sono consunte voci.
È sempre un prevedibile dejà vu.
Vorrei parlare con te – è lo stesso con Dio –
tramite segni umbratili di nervi,
elettrici messaggi che la psiche
trae dal cuore dell’universo.
Un fremere d’antenne, un disegno di danza,
un infinitesimo battere di ciglia,
la musica-ultrasuono che nemmeno
immaginava Bach.
Nulla di nulla Strappami dal sospetto
di essere nulla, più nulla di nulla.
Non esiste nemmeno la memoria.
Non esistono cieli.
Davanti agli occhi un pianoro di neve,
giorni non numerabili, cristalli
di una neve che sfuma all’orizzonte
– e non c’è l’orizzonte -.
Le tue braccia Lo spirito ha bisogno del finito
per incarnare slanci d’infinito.
Parlo con l’angelo, e le tue braccia d’uomo
soltanto lo traducono ai miei sensi.
Dove comincia l’ala? Dove nascono
musiche di tamburi di tempesta?
Amarti è sprofondare, è una foresta
sfumante in cieli altissimi.
Volo sopra le Alpi Volo sopra le Alpi, il tuo ricordo copre
la pianura del Po fino alle nevi dell’Etna.
Sei il mio paesaggio, la mia patria,
il mio emblema, il respiro profondo.
Sei l’albero di cui sono la chioma,
fiorisco alta sui tuoi folti rami.
Le tue radici mandano la linfa
che sale e canta e nutre le mie cellule.
Chi le nutriva in quegli anni incredibili
quando di te ignoravo gli occhi e il nome?
Quella voce segreta che sussurra
nei giorni giovani le sillabe: “Aspetta!”.
Parigi dorme Parigi dorme. Un enorme silenzio
è sceso ad occupare ogni interstizio
di tegole e di muri. Gatti e uccelli
tacciono. Sono io di sentinella.
Agosto senza clacson. Sopravvivo
unica, forse. Tengo fra le braccia
come Sainte Geneviève la mia città
che spunta dal mantello, in fondo al quadro.
Una rosa che sboccia Ibernati, incoscienti, inesistenti,
proveniamo da infiniti deserti.
Fra poco altri infiniti ci apriranno
ali voraci per l’eternità.
Ma qui ora c’è l’oasi, catena
di delizie e tormenti. Le stagioni
colorate ci avvolgono, le mani
amate ci accarezzano.
Un punto infinitesimo nel vortice
che cieco ci avviluppa. C’è la musica
(altrove sconosciuta), c’è il miracolo
della rosa che sboccia, e c’è il mio cuore.
Non sa, la barca, risalire il fiume Non sa, la barca, risalire il fiume.
Nessun vento contrasta la rapida.
Felicità, gonfiavi le mie vele.
Ora smorte ricadono in lamenti.
Ma sarebbero ancora le parole
l’essenziale energia. Quel silenzio
che sempre è il limo fertile del verso,
ora è puro veleno.
A sipario abbassato Quando ti amavo sognavo i tuoi sogni.
ti guardavo le palpebre dormire,
le ciglia in lieve tremito.
Talvolta
è a sipario abbassato che si snoda
con inauditi attori e luminarie
la meraviglia.
Come in una cattedrale Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.
Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.
Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.
Maria Luisa SPAZIANI
Voce
Natale è un flauto d’alba, un fervore di radici
che in nome tuo sprigionano acuti ultrasuono.
Anche le stelle ascoltano, gli azzurrognoli soli
in eterno ubriachi di pura solitudine.
Perché questo Tu sei, piccolo Dio che nasci
e muori e poi rinasci sul cielo delle foglie:
una voce che smuove e turba anche il cristallo,
il mare, il sasso, il nulla inconsapevole.
La cometa
Quel mio amore per lui aveva ali di cera
lunghe le ali sembravano eterne
battevano il cielo sicure, sfioravano picchi,
puntavano al sole con nervature nervine.
Fuse le ali ormai mi ricrescono dentro,
soltanto ora perdute mi diventano vere,
e ai cuori incauti grido: la passione è un fantasma
troppo importante, uomini, per potersi incarnare.
Chiomate vaganti comete di Halley, presagi
disastri prodigi che infiammano e gelano il sangue,
nessuno osi fissarvi, si arrischi a sfiorare
coaguli di pura lontananza – morgane.
Realtà e metafora
Tu, realtà e metafora, luminoso
corpo dal doppio segno. Tu moneta
d’inscindibile faccia, bianco cigno
che ingloba il suo riflesso.
Penso all’abbraccio, e all’improvviso scende
in acque buie il mio vascello ebbro.
Confluiscono oceani. L’energia,
duraturo arabesco di fulmine.
L’indifferenza
L’indifferenza è inferno senza fiamme,
ricordalo scegliendo fra mille tinte
il tuo fatale grigio.
Se il mondo è senza senso
tua solo è la colpa:
aspetta la tua impronta
questa palla di cera.
Italian poet Maria Luisa Spaziani (1922 – 2014) at her home, Rome, Italy, 1987. (Photo by Dino Ignani/Getty Images)
E lui mi aspetterà nell’ipertempo
E lui mi aspetterà nell’ipertempo,
sorridente e puntuale, con saluti
e storie che alle poverette orecchie
dell’arrivata parranno incredibili.
Ma riconoscerà, lui, ciò che gli dico?
In poche note o versi qui raccolgo
i messaggi essenziali. Un altro raggio,
aria diversa glieli tradurrà.
Sono venuta a Parigi per dimenticarti
Sono venuta a Parigi per dimenticarti
ma tu ostinato me ne intridi ogni spazio.
Sei la chimera orrida delle gronde di Notre-Dame,
sei l’angelo che invincibile sorride.
Veniamo a patti (il contadino e il diavolo):
lasciami il giorno per guardare, leggere,
sprecare il tempo, divertirmi, escluderti.
Notti e sogni, d’accordo, sono tuoi.
Quant’è difficile la giovinezza
Nei miei vent’anni non ero felice
e non vorrei che il tempo s’invertisse.
Un salice d’argento mi consolava a volte,
a volte ci riusciva con presagi e promesse.
Nessuno dice mai quant’è difficile
la giovinezza. Giunti in cima al cammino
teneramente la guardiamo. In due,
forse la prima volta.
Una rosa che sboccia
Ibernati, incoscienti, inesistenti,
proveniamo da infiniti deserti.
Fra poco altri infiniti ci apriranno
ali voraci per l’eternità.
Ma qui ora c’è l’oasi, catena
di delizie e tormenti. Le stagioni
colorate ci avvolgono, le mani
amate ci accarezzano.
Un punto infinitesimo nel vortice
che cieco ci avviluppa. C’è la musica
(altrove sconosciuta), c’è il miracolo
della rosa che sboccia, e c’è il mio cuore.
Maria Luisa SPAZIANI
Luna d’inverno
Luna d’inverno che dal melograno
per i vetri di casa filtri lenta
sui miei sonni veloci di ladro
sempre inseguito e sempre per partire.
Come un velo di lacrime t’appanna
e presto l’ora suonerà…
Lontano
oltre le nostre sponde, oltre le magre
stagioni che con moto di marea
mortalmente stancandoci ci esaltano
e ci umiliano, poi splenderai lieta
tu, insegna d’oro all’ultima locanda
lampada sopra il desco incorruttibile
al cui chiarore ad uno ad uno
i visi in cerchio rivedrò che un turbine
vuoto e crudele mi cancella.
Biografia di Maria Luisa Spaziani
Maria Luisa SPAZIANI
Maria Luisa Spaziani– Nacque a Torino, in via Saluzzo 30, il 7 dicembre 1922, figlia di un facoltoso imprenditore, Ubaldo Spaziani, titolare di un’attività nel settore dolciario. La madre Adalgisa era originaria di Mongardino d’Asti.
Torino fu per lei la città degli studi e delle prime amicizie letterarie, mentre trascorreva le sue vacanze estive a Carcare, in Liguria, nel paese della nonna paterna. Il 7 marzo 1931 nacque sua sorella Bianca Maria e, l’anno successivo, il padre venne nominato direttore presso la Venchi Unica. Furono questi gli anni in cui lesse Carlo Collodi, Charles Dickens, il Don Chisciotte, le Confessioni di un italiano e più avanti la poesia: Giovanni Pascoli, Amalia Guglielminetti, Guido Gozzano, Ada Negri. A metà degli anni Trenta, il padre passò a lavorare ai Pastifici Triestini, costretto dunque a dividersi tra Torino e Trieste. Frequentò, per scelta paterna, il Circolo filologico di corso Valdocco. In questi anni, scrisse il suo primo articolo sul giornale di cronaca Pietro Micca, anche se il vero esordio avvenne sulle pagine della Gazzetta del Popolo. All’Istituto Bertola, dove recuperò un anno, conobbe Vincenzo Ciaffi che la avvicinò ai poeti latini – iniziò a tradurre Catullo – e alla poesia italiana contemporanea: Eugenio Montale, Sandro Penna, Mario Luzi, Leonardo Sinisgalli, Libero De Libero. Dopo diversi trasferimenti, la famiglia si stabilì nella villa di via Pesaro 26, la ‘casa dei ciliegi’ immortalata dai versi montaliani.
Il 7 luglio 1942, fondò insieme a un gruppo di intellettuali torinesi la rivista di poesia Quaderni del girasole che divenne poi, in omaggio a Mallarmé, Il dado. Quaderni di poesia letteratura filosofia, a cui collaborò un gruppo nutrito di intellettuali di spicco come Luzi, Umberto Saba, Penna, Vasco Pratolini e altri. Sul Dado uscì, inoltre, il primo capitolo di The waves di Virginia Woolf, ancora inedito in Italia. Conobbe, in questi anni, Leonardo Sinisgalli ed Ezra Pound che incontrò a Rapallo, altro luogo per lei importante insieme a Roma e Parigi.
Nel frattempo, si iscrisse alla facoltà di lingue presso l’Università di Torino, conseguendo la laurea con una tesi sulla Recherche proustiana, relatore Ferdinando Neri. La poesia e la cultura francese – Alexandre Dumas padre, Gustave Flaubert, Émile Zola, Voltaire, Victor Hugo – furono sempre un punto di riferimento costante per la poetessa, la quale visse per alcuni brevi periodi a Parigi. Nel dopoguerra, conobbe Elémire Zolla, con il quale iniziò un’intensa e tormentata storia sentimentale e intellettuale. Nel 1947 diede vita con molti dei compagni del Dado al premio Torino. Essenziale fu per lei l’incontro con Montale, avvenuto in occasione di una conferenza al teatro Carignano di Torino, il 14 gennaio 1949. Iniziò così una delle relazioni intellettuali e spirituali più intense della letteratura italiana, raccontata nelle lettere oggi conservate presso il Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.
A ottobre uscì la mondadoriana antologia Poeti scelti, curata da Giuseppe Ungaretti e Davide Lajolo, dove compaiono alcune sue poesie. Nel 1950 la poetessa trovò lavoro presso l’ufficio stampa di una ditta anglo-cinese a Milano, dove frequentò assiduamente Montale. Nello stesso periodo, iniziò a scrivere pezzi giornalistici per numerose testate, tra le quali Milano Sera, Il Tempo, La Stampa, Corriere della sera; collaborò poi anche a numerose riviste tra cui Lo smeraldo, Epoca, Tempo illustrato, Cenobio, L’Illustrazione italiana, Radiocorriere TV, Botteghe oscure e Nuovi argomenti. Nel 1953 vinse una borsa di studio alla Sorbona e, l’anno successivo, venne pubblicata presso Mondadori, nella prestigiosa collana Lo Specchio, la raccolta d’esordio Le acque del sabato – che recuperava al suo interno anche la plaquette apparsa nello stesso anno, Primavera a Parigi – in cui dominano il tema del tempo e molteplici risonanze di ascendenza francese.
Al 1955 risale il viaggio americano – durante il quale conobbe anche Ingeborg Bachmann – a Harvard, in occasione dei seminari estivi tenuti dal giovane Henry Kissinger. Il 1956 fu l’anno de La bufera di Montale che le dedicò, come è noto, un’intera sezione, Madrigali privati, dove è evocata con il nome di Volpe. Nello stesso anno, l’attività paterna ebbe una forte flessione economica e la giovane fu costretta a trovarsi un impiego stabile, che ottenne, presso il collegio Facchetti di Treviglio, come insegnante di francese. Le opere successive, dal titolo Luna lombarda (1959) – «piccolo romanzo che […] mi ricorda una violenta felicità» (M.L. Spaziani, Prefazione, in Ead., Poesie 1954-1996, Milano 2000, p. 8) – e Utilità della memoria (1966) – «diagramma di una seria crisi» (ibid.) – rispecchiano questo momento trascorso a contatto con gli studenti.
Nell’ottobre del 1957 si trasferì a Roma, una città per lei ricca di fascino, in via del Babuino 68. Nel 1958, sposò in Campidoglio Zolla – testimone di nozze fu l’amico e poeta Alfonso Gatto – ma il rapporto tra i coniugi si logorò velocemente e il matrimonio venne sciolto già nel 1960. Al 1961 risale la morte del padre, in seguito alla quale la madre e la sorella si trasferirono a Roma. Nel 1962 pubblicò Il gong e, nello stesso anno, tradusse per Feltrinelli due romanzi di Marguerite Yourcenar, Il colpo di grazia e Alexis. Il 25 giugno 1964 nacque la figlia Oriana Lorena. Nell’autunno del 1964 iniziò la carriera universitaria alla facoltà di magistero dell’Università di Messina come docente di lingua e letteratura tedesca, per poi passare all’insegnamento di lingua e letteratura francese ed essere chiamata successivamente, nel 1969, all’Università di Palermo.
Nell’aprile del 1966, uscì da Mondadori Utilità della memoria, dove si riduce la componente postermetica in nome di una «lucida passione esplorativa» (Lagazzi, 2012, p. XIX). Nel 1970 uscì da Mondadori L’occhio del ciclone, libro legato al periodo messinese e al mare della Sicilia, definito dalla poetessa «parzialmente monotematico». Nell’aprile del 1971 morì la madre. L’anno successivo pubblicò per la ERI il volume Ronsard fra gli astri della Pléiade, per poi tornare alla lingua tedesca, nel 1973, con la traduzione di un testo teatrale di Johann Wolfgang von Goethe, il Goetz von Berlichingen. Continuò a tradurre autori amati tra cui si ricordano Jean Racine, Michel Tournier, André Gide, ma anche Gustave Flaubert, Marceline Desbordes-Valmore, Francis Jammes. Intraprese, poi, in questi anni, numerosi viaggi: in Unione Sovietica, Cina, Giappone, Marocco, Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia. Negli anni Settanta pubblicò i saggi Il teatro francese del Settecento, cui seguirono Il teatro francese dell’Ottocento e Il teatro francese del Novecento.
Alla fine degli anni Settanta era ormai un’autrice affermata: la casa editrice Mondadori pubblicò così nel 1979 un’ampia antologia della sua attività poetica, curata da Luigi Baldacci. L’anno prima, nel 1978, aveva dato vita a Roma, insieme a Giorgio Caproni, Danilo Dolci, Mario Luzi, Giovanni Raboni e Giacinto Spagnoletti, al Movimento-Poesia, con l’obiettivo di diffondere la poesia tramite varie iniziative. Nel 1979 entrò a far parte della giuria del premio Mondello e, nel 1981, dopo la morte di Montale, per onorarne la memoria, trasformò il precedente Movimento-Poesia nel Centro internazionale Eugenio Montale, istituendo poi anche il premio Montale. Dopo Transito con catene (1977), «un libro impuro, ricco di suggestioni diverse e lontane» (M.L. Spaziani, Prefazione, in Ead., Poesie 1954-1996, Milano 2000, p. 8) in cui sono raccolti anche i versi della precedente Ultrasuoni, pubblicò Geometria del disordine (1981), con cui vinse il premio Viareggio. Riprese poi a tradurre Marguerite Yourcenar di cui uscirono le Novelle orientali (1983) e Fuochi (1984). Seguirono i versi de La stella del libero arbitrio (1986), I fasti dell’ortica (1996) – qui sono raccolti anche i versi di Torri di vedetta –, La radice del mare (1999), cui si aggiungono, oltre ai numerosi articoli apparsi su riviste e quotidiani, le interviste immaginarie di Donne in poesia (1992), una raccolta di racconti, La freccia (2000) e alcuni testi teatrali, tra cui, dopo Il dottore di vetro (musicato da Roman Vlad nel 1959), si ricordano La ninfa e il suo re (1986) e La vedova Goldoni (1997). Fra i riconoscimenti da lei ottenuti ci furono ben tre candidature al premio Nobel per la letteratura nel 1990, 1992 e 1997. Sempre per Mondadori uscì nel 2002 La traversata dell’oasi, moderno canzoniere dove si celebra «una storia d’amore niente affatto ideale, ma fiorita per quel miracolo che non ha età, come un inatteso dono di grazia, un albero fuori stagione» (Lagazzi, 2012, p. XLIV).
A coronare la sua attività poetica, l’opera dedicata all’eroina centrale negli anni della formazione: Giovanna d’Arco (1990), «una narrazione epico-romanzesca in versi» (p. XXXIX), da cui poi venne tratto lo spettacolo teatrale L’angelo e il fuoco, con la regia di Luca De Fusco. Nel 2000 si trasferì in una nuova casa nel quartiere Prati, in via Cola di Rienzo 44. Il 30 maggio 2002 morì Zolla e, nello stesso anno, venne presentato il volume Poesie dalla mano sinistra. Nel 2003 fu costretta a lasciare la presidenza del Centro Montale per dissensi interni. In quello stesso anno, venne insignita dell’alta onorificenza di cavaliere di Gran Croce della Repubblica. Nel 2006 pubblicò La luna è già alta e nel 2009 per San Marco dei Giustiniani L’incrocio delle mediane con l’introduzione di Stefano Verdino. Montale e la Volpe (2011) è il titolo del volume di scritti autobiografici, in cui la poetessa racconta il suo rapporto con Montale.
La Christian Society commemora i primi insorti polacchi ad Auschwitz-
Auschwitz
I fiori sulle tombe degli ex prigionieri dal primo trasporto dei polacchi al campo di Auschwitz tedesco saranno presentati mercoledì (11 giugno) dai membri dell’Associazione cristiana delle famiglie Owicim, ha detto il suo presidente Krzysztof Utkowski.
L’85esimo anniversario della prima deportazione dei polacchi ad Auschwitz sarà il 14 giugno. Quel giorno, il più grande campo di concentramento e sterminio tedesco iniziò a funzionare.
Dal 2014, prima delle celebrazioni per il prossimo anniversario (…) la delegazione ChSRO ha visitato i rioni dei fondatori dell’associazione, ex detenuti di Auschwitz, compresi i partecipanti al trasporto memorabile e il primo trasporto di donne polacche, che ha raggiunto il campo il 27 aprile 1942. È un’espressione di ricordo per i nostri amici, che fino agli ultimi giorni hanno combattuto per la memoria del 14 giugno, per non scomporre storie sulle vittime polacche di Auschwitz e di altri campi di concentramento. (…) per la Hanno combattuto quando si è nella coscienza sociale il 14 giugno o la figura del rtm. Witold Pilecki era praticamente inesistente”, ha detto Krzysztof Utkowski.
I membri dell’associazione visiteranno le tombe: Jàzef Szàs a Okocim, Kazimierz Zaj?c a Brzesko, Jerzy Bielecki in Nowy Targ, Jàzef Hordy?ski e Wincenty Galicy a Zakopane, W?adys?aw Szelak a Bielanka, Wanda Tarasiewicz, i prigionieri del primo trasporto di Tedere.
“Sulle tombe, metteremo candele bianche e rosse con triangoli rossi simbolici con la lettera + P+” – ha aggiunto Utkowski.
“I loro sforzi non sono stati vani. (…) per la Ci auguriamo che le iniziative sociali prese esercitino sempre più pressione sui decisori in questioni come il cambiamento postulato del nome attuale il 14 giugno (Giornata nazionale della memoria per le vittime dei campi di costanza nazisti tedeschi e campi di sterminio – PAP) per la Giornata nazionale della memoria delle vittime polacche di Auschwitz e di altri campi di concentramento tedeschi o il ritorno della messa nel cortile dell’undicesimo anniversario.
Utkowski ha riferito che il giorno dell’anniversario, i membri dell’associazione alle 10 del mattino renderanno omaggio alle vittime di Auschwitz di fronte alla costruzione dell’Università Statale di Masonska di nome rtm. – Witold Pilecki. Nel seminterrato di questo edificio, i tedeschi collocarono i primi deportati. Il campo non era pronto a riceverli. La camera di ricordo del Primo Trasporto dei Poli a KL Auschwitz, che è stato creato da ChSRO e dall’università, sarà aperta lì.
Un’ora dopo, i rappresentanti dell’associazione insieme a 728 motociclisti del raduno della memoria del primo trasporto dei polacchi a KL Auschwitz, deporranno candele e fiori davanti al Muro della Morte nell’ex campo di Auschwitz.
L’Associazione Cristiana delle Famiglie Owicim riunisce, tra gli altri, vicino agli ex prigionieri di Auschwitz e alle persone interessate alla storia del campo. Per molti anni ha organizzato celebrazioni per commemorare la prima deportazione. Su sua iniziativa, il 14 giugno, divenne una giornata nazionale di ricordo.
Le celebrazioni ufficiali dell’anniversario inizieranno il 14 giugno alle 11.30 nel monastero francescano di Harmày. – A un’ora. 13. ci sarà una deposizione di fiori sotto una lapide che commemora la deportazione dei primi polacchi ad Auschwitz presso l’Università Statale di Maopolska. Un’ora dopo, ci sarà una commemorazione al Muro della Morte con la partecipazione delle delegazioni ufficiali delle autorità statali.
Il 14 giugno 1940, il primo trasporto di 728 prigionieri politici polacchi arrivò al KL Auschwitz dalla prigione di Tarnaw. Tra i deportati c’erano, tra gli altri, soldati della campagna di settembre, che cercarono di sfondare l’Ungheria, membri di organizzazioni indipendentiste sotterranee, studenti delle scuole superiori junior, nonché diversi ebrei polacchi. Di questi, 325 sopravvissero alla guerra, 292, di cui 215 ad Auschwitz. 111 Il destino è sconosciuto. Lo storico Dr. Adam Cyra, associato al Museo di Auschwitz per molti anni, ha stabilito che l’ultimo – Layodzimierz Bujakowski, è morta l’11 ottobre 2020 a Cork, in Irlanda.
Nel campo, i tedeschi imprigionarono circa 150.000. I polacchi. La metà di loro è morta lì, e molti altri dopo essere stati trasferiti in altri campi. In totale, almeno 1,1 milioni di persone sono state uccise ad Auschwitz, che è un simbolo dell’Olocausto, tra cui circa 1 milione di ebrei. (PAP)
Mt/ marchio/
Chrześcijańskie stowarzyszenie upamiętni pierwszych polskich więźniów w Auschwitz
Auschwitz
Kwiaty na mogiłach byłych więźniów z pierwszego transportu Polaków do niemieckiego obozu Auschwitz złożą w środę (11 czerwca) członkowie Chrześcijańskiego Stowarzyszenia Rodzin Oświęcimskich – poinformował jego prezes Krzysztof Utkowski.
rocznica pierwszej deportacji Polaków do Auschwitz przypadnie 14 czerwca. Tego dnia zaczął funkcjonować największy niemiecki obóz koncentracyjny i zagłady.
“Od 2014 roku, przed kolejnymi obchodami rocznicowymi (…) delegacja ChSRO odwiedza groby założycieli stowarzyszenia, byłych więźniów Auschwitz, w tym uczestników pamiętnego transportu oraz pierwszego transportu Polek, który dotarł do obozu 27 kwietnia 1942 roku. Jest to wyraz pamięci wobec naszych przyjaciół, którzy do ostatnich dni walczyli o pamięć o 14 czerwca, o niezakłamywanie historii o polskich ofiarach Auschwitz i innych obozów koncentracyjnych. (…) Walczyli, kiedy w społecznej świadomości 14 czerwca czy postać rtm. Witolda Pileckiego praktycznie nie istniała” – powiedział Krzysztof Utkowski.
Członkowie stowarzyszenia odwiedzą mogiły: Józefa Stósa w Okocimiu, Kazimierza Zająca w Brzesku, Jerzego Bieleckiego w Nowym Targu, Józefa Hordyńskiego i Wincentego Galicy w Zakopanem, Władysława Szepelaka w Bielance, Wandy Tarasiewicz, więźniarki z pierwszego transportu Polek, która spoczywa w Nowym Targu, a także kuriera tatrzańskiego Stanisława Frączystego w Chochołowie.
“Na grobach postawimy biało-czerwone znicze z naklejonymi symbolicznymi czerwonymi trójkątami z literką +P+” – dodał Utkowski.
“Ich trud nie poszedł na marne. (…) Mamy nadzieję, że podejmowane inicjatywy społeczne coraz skuteczniej będą wywierały presję na decydentach w takich sprawach, jak postulowana zmiana obecnej nazwy 14 czerwca (Narodowy Dzień Pamięci o Ofiarach Niemieckich Nazistowskich Obozów Koncentracyjnych i Obozów Zagłady – PAP) na Narodowy Dzień Pamięci Polskich Ofiar KL Auschwitz i Innych Niemieckich Obozów Koncentracyjnych czy powrót mszy św. na dziedziniec bloku 11 podczas obchodów rocznicowych 14 czerwca” – powiedział prezes.
Utkowski podał, że w dniu rocznicy członkowie stowarzyszenia o godz. 10 oddadzą hołd ofiarom Auschwitz przed budynkiem Małopolskiej Uczelni Państwowej im. rtm. Witolda Pileckiego. W piwnicy tego budynku Niemcy umieścili pierwszych deportowanych. Obóz nie był jeszcze gotowy na ich przyjęcie. Otwarta tam zostanie izba pamięci Pierwszego Transportu Polaków do KL Auschwitz, którą stworzyły ChSRO i uczelnia.
Godzinę później przedstawiciele stowarzyszenia wraz z 728 motocyklistami z Rajdu Pamięci Pierwszego Transportu Polaków do KL Auschwitz, złożą znicze i kwiaty przed Ścianą Straceń w byłym obozie Auschwitz.
Chrześcijańskie Stowarzyszenie Rodzin Oświęcimskich skupia między innymi bliskich byłych więźniów Auschwitz oraz osoby zainteresowane historią obozu. Przez wiele lat organizowało uroczystości upamiętniające pierwszą deportację. Z jego inicjatywy 14 czerwca stał się narodowym dniem pamięci.
Oficjalne uroczystości rocznicowe rozpocznie 14 czerwca o godzinie 11.30 msza św. w klasztorze Franciszkanów w Harmężach. O godz. 13. nastąpi złożenie kwiatów pod tablicą upamiętniającą deportację pierwszych Polaków do Auschwitz na murze Małopolskiej Uczelnia Państwowej. Godzinę później odbędzie się upamiętnienie pod Ścianą Śmierci z udziałem oficjalnych delegacji władz państwowych.
14 czerwca 1940 r. do KL Auschwitz z więzienia w Tarnowie dotarł pierwszy transport 728 polskich więźniów politycznych. Wśród deportowanych byli między innymi żołnierze kampanii wrześniowej, którzy usiłowali przedrzeć się na Węgry, członkowie podziemnych organizacji niepodległościowych, gimnazjaliści i studenci, a także kilkoro polskich Żydów. Spośród nich wojnę przeżyło 325, zginęło 292, w tym 215 w Auschwitz. Los 111 los jest nieznany. Historyk dr Adam Cyra, związany przez wiele lat z Muzeum Auschwitz, ustalił, że ostatni – Włodzimierz Bujakowski, zmarł 11 października 2020 roku w Cork w Irlandii.
W obozie Niemcy uwięzili około 150 tys. Polaków. Połowa z nich tam zginęła, a wielu kolejnych po przeniesieniu do innych obozów. Ogółem w Auschwitz, który jest symbolem Holokaustu, zgładzonych zostało co najmniej 1,1 mln ludzi, w tym około 1 mln Żydów. (PAP)
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