Kiki Dimoulà- La più grande poetessa greca dopo Saffo-Biblioteca DEA SABINA

Biblioteca DEA SABINA

Kiki Dimoulà- La più grande poetessa greca dopo Saffo

Poesie di Kiki Dimoulà, pseudonimo di Vassichilì Radu- La critica Carla Saracino la definisce “la poetessa dei fotogrammi, delle cose immobili, del passato che rinasce” e spiega: “Cosa ha senso nella poesia di Dimulà? L’essere passati.

Artefice di 14 raccolte poetiche tradotte in sette lingue, tra cui il francese, l’inglese, il tedesco e l’italiano, l’autrice ateniese ha vinto nel 2009 il premio dell’Unione Europea per la letteratura ed è stata la prima donna vivente inserita nella prestigiosa pubblicazione francese ‘Gallimard’s poetry series’. Era sposata con il poeta Athos Dimoulas ed ha lavorato per tutta la vita come impiegata alla Banca nazionale greca.

Kiki Dimoulà-Poetessa greca

 

ESTATE

 

Quest’estate

è entrata come il disegno di bambinetto,

che per la prima volta mette in scena

paesaggi e stagioni

e non sa

che posizione, che distanza,

soprattutto che risalto dare

ai colori e alle cose.

E per imaginifica ignoranza

ha messo tutto quanto in primo piano,

in una confusione epica,

in un’improvvisa abbondanza, come se

un paesaggio vagabondo

fosse venuto ridendo a vuotarsi senz’ordine alcuno

dentro un altro paesaggio.

Lune sonnambule sul margine dei sogni,

lentischi malati del loro stesso odore,

piante di granoturco impettite e turgide

quasi ignare o quasi eroiche,

uliveti in preghiera

per tutta la lunghezza e la paura dello sguardo

– Dio mio, libera nos da lui –,

candide chiesette volanti,

con dietro crepuscoli lenti

come sacerdoti stanchi di suonare vespri,

mare adulatore

attorno all’ostinata asimmetria delle montagne

e mezzogiorni ritti

che si mettono sull’attenti davanti al sole.

E in alto

nuvole di calore innamorato.

 

Quest’estate

non se l’aspettava nessuno;

è arrivata come qualcuno che credevamo morto.

E ha portato anche un imbarazzo,

una tensione dimenticata

e un’insonnia

per cose che pensavamo anch’esse

morte.

(Faceva cosí caldo negli occhi,

c’erano certi bar svaporati,

certi canti infiammabili notturni,

certe mani ubriache che ballavano

e dicevano una cosa per un’altra ad altre mani.

In alto

scrivevano notti poetesse).

 

Quest’estate,

come un disegno di bambinetto,

completato da qualcuno

con cose che credeva morte

come poesia poggiata su poesia.

 

Adesso

quest’estate

sangue rappreso sopra i giorni.

L’abbiamo trovata morta

in qualche monologo carico di munizioni.

 

 

Kiki Dimoulà nata nel giugno 1931 ad Atene[2] con il nome da nubile di Vasiliki Radou e chiamata “Kiki”, nel 1952 sposò il poeta e ingegnere civile Athos Dimoulas, dal quale ebbe due figli, Dimitris (1955) ed Elsi (1957).

Carriera

Ha lavorato come impiegata presso la Banca di Grecia dal 1949 al 1973. È stata presidente della Fondazione Kostas ed Elenis Ourani (NPID di pubblica utilità sotto gli auspici dell’Accademia di Atene).

Fece la sua comparsa nel mondo delle lettere nel 1952, all’età di 19 anni, con la raccolta di poesie “Poesie”, ma dopo un po’ ripudiò quella prima raccolta. Il suo ingresso ufficiale nella poesia avviene nel 1956, con la raccolta “Erevos”. Successivamente sono usciti “Erimin”, “Epi ta ichni” e la raccolta “Un po’ di mondo” per la quale è stato insignita del 2º Premio di Stato per la poesia. Il Premio di Stato per la poesia è stato vinto dalla sua raccolta “Haire moti”, mentre le è stato assegnato il “Premio della Fondazione Ourani” per “Adolescence of Oblivion”, che include la poesia “Come se scegliessi”, dove la poetessa collega una passeggiata nel mercato pubblico con la fatalità della morte: “Faccio raramente acquisti. Perché lì ti dicono di scegliere./ È una comodità o un problema? Tu scegli e poi/ come porti il fardello/ che ha la tua scelta. […] Al massimo comprerò della terra. Non per fiori./ Per familiarità./ Lì non ha scelto. Lì con gli occhi chiusi”.

Seguono le raccolte “One Minute Together”, “Sound of Removals”, “Outside the Plan”, “Greenhouse Grass”, “Transported to the Side”, “The Euretra”, “Public Weather” e “Ano dot”.

In uno dei suoi discorsi sulla poesia, Dimoulà l’ha definita così:

«”Stai camminando in un deserto. Senti il cinguettio di un uccellino. Improbabile come un uccello sospeso nel deserto, sei obbligato a costruirgli un albero. Questa è la poesia”.»

Proposta per il Nobel per la Letteratura

Il 16 gennaio 2020, il Ministro della Cultura Lina Mendoni ha nominato Kiki Dimoulà, in una lettera ufficiale al Comitato, per il Premio Nobel per la Letteratura.[3]

Morte

Il 2 febbraio 2020, Kiki Dimoulà è entrata nell’unità di terapia intensiva di Atene a causa dell’insufficienza respiratoria cronica di cui soffriva.[4] Morì 20 giorni dopo, il 22 febbraio,[5][6], a causa di un arresto cardiaco dovuto a una grave broncopneumopatia cronica ostruttiva e insufficienza cardiaca.[7]

Fu sepolta il 25 febbraio nel Primo Cimitero di Atene, spese pubbliche, alla presenza di parenti, rappresentanti delle arti e del mondo politico, tra cui il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro[8][9]