Latino Malabranca Orsini- Chiesa e pudicizia- intervenne nel “De habitu mulierum” -Biblioteca DEA SABINA

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Latino Malabranca Orsini- Chiesa e pudicizia- intervenne nel “De habitu mulierum” –

Chiesa e pudicizia-Latino Malabranca OrsiniIn prima linea nella lotta per il decoro c’era la chiesa cattolica la quale, rifacendosi agli antichi valori di austerità e sobrietà, auspicava comportamenti e costumi morigerati da parte dei fedeli, facendo così il gioco delle élite politiche. Ad esempio, nel 1279 il cardinal Latino Malabranca Orsini intervenne nel De habitu mulierum (Sull’abito delle donne) sulla lunghezza dello strascico che non doveva superare il palmo. Non solo: in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana veniva intimato ai sacerdoti di non assolvere durante la confessione le dame che trasgredivano a questo principio di umiltà, dal momento che disobbedendo dimostravano di preferire il plauso del mondo all’approvazione di Dio. Lo stesso Latino Malabranca Orsini favorì la pratica del velo sul capo delle donne per coprire le acconciature elaborate e dare un’immagine di moderazione, ma il tentativo fallì, in quanto le signore della buona società presto sostituirono veli semplici con tessuti ricercati e pizzi di grande valore.

Latino Malabranca Orsini- Chiesa e pudicizia

Cathopedia-Cenni biografici-

Latino Malabranca Orsini (Roma, 1235 ca.; † Perugia, 10 agosto 1294) è stato un cardinale, vescovo e inquisitore italiano. Latino nacque probabilmente a Roma attorno al 1235. Era figlio del senatore romano Angelo Malabranca e di Mabilia nata Orsini, figlia di Matteo Rosso Orsini Il Grande[1] e sorella di Giovanni Gaetano Orsini (futuro papa Niccolò III) e del cardinal Giordano Orsini e di altri otto fratelli.

Formazione

Entrato nell’Ordine domenicano in giovane età studiò presso l’Università di Parigi addottorandosi in utroque iure. Fu poi anche magister in teologia. Tornato in patria divenne lector della provincia romana del suo Ordine, e successivamente priore del convento romano di santa Sabina. Fu nominato Inquisitore da papa Urbano IV.

Il conclave del 1277 era gravemente diviso in due fazioni composta da tre porporati, uno, del partito romano, composto dai cardinali diaconi: Giovanni Gaetano Orsini, Jacomo Savelli e Matteo Rosso Orsini, l’altro, del partito francese, dai cardinali presbiteri: Anchero Pantaleone, Goffredo d’Alatri e Guillaume de Bray. L’unico cardinale vescovo, Bertrand de Saint-Martin, tenne un profilo neutrale tra le due fazioni. Il problema principale era se Carlo d’Angiò fosse, dal nuovo pontefice, autorizzate a continuare nel controllo di Roma e del Patrimonio di San Pietro. Alla fine del conclave il partito romano prevalse con l’elezione dell’Orsini,[2] determinando un importante cambiamento nella politica papale nei confronti degli angioini.

Cardinalato e nunziatura

Fu creato cardinale nel primo concistoro tenuto da suo zio il 12 marzo 1278, con il titolo di cardinale vescovo di Ostia e Velletri.

Il 27 luglio 1278 il nuovo pontefice incaricò il cardinal nepote, Latino congiuntamente al cardinale Giacomo Colonna, di preparare la città di Roma alla fine del senatorato romano di Carlo I d’Angiò, concessagli da Clemente IV e che Niccolò III non aveva intenzione di prorogare. I due cardinali giunti a Roma resero pubblico il contenuto della bolla Fundamentis militantis Ecclesie del 18 luglio, con la quale il papa intendeva regolare su nuove basi i rapporti tra il Papato e il popolo romano. Latino fu pure nominato vicario e governatore di Roma durante l’assenza del pontefice dall’urbe dal luglio al novembre 1279.

Oltre a questa missione il cardinal nepote, prima di risolvere i problemi fiorentini, dovette impegnarsi nella soluzione di quelli in Romagna, nella ghibellina Forlì e a Bologna. Il papa ottenne dall’imperatore il riconoscimento della sovranità pontificia sulla Romagna e si impegnò al fine di avere analogo riconoscimento da parte delle comunità cittadine, inviando lettere e nunzi, ai quali era affidato anche il compito di pacificare l’intera provincia.

Nel 1279 fu nominato nunzio a Firenze per tentare una pacificazione tra guelfi e ghibellini. Entrò solennemente a Firenze l’8 ottobre bene accolto sia dalle autorità comunali che dal popolo, certamente con la speranza di riuscire là dove Gregorio X sei anni prima aveva fallito. Il clima politico italiano era mutato e, rispetto al suo predecessore, Niccolò III era favorito nei suoi disegni fiorentini dalla necessità di pace, qualunque essa fosse, sentita tanto dai vincitori guelfi che dai vinti ghibellini. Il 19 gennaio dell’anno seguente il nunzio apostolico emanò con la dovuta solennità la sua sentenza di pace, caratterizzata da un dispositivo molto dettagliato e in cui tutto era previsto per evitare il riaccendersi dei contrasti. La pace raggiunta ebbe effetti, anche se non fu integralmente rispettata, in parte per la sopravvenuta morte di Niccolò III e anche per l’oggettiva inferiorità numerica e di potere dei ghibellini.

Partecipò al conclave del 1280-1281[3] che vide la travagliata elezione di papa Martino IV (cardinal Simon de Brion). Martino IV non poté mai rientrare a Roma e visse i suoi anni di papato tra Orvieto, Montefiascone e Perugia, dove morì il 28 marzo 1285.

Latino Malabranca fu uno dei quindici cardinali che parteciparono a Perugia al conclave del 1285, che vide eletto papa Giacomo Savelli e prese il nome di Onorio IV. La sua elezione fu una delle più rapide nella storia del papato. Il 20 maggio venne consacrato vescovo dal cardinal Malabranca e incoronato papa nella basilica di San Pietro a Roma.

Alla morte di Onorio IV partecipò con altri tredici cardinali all’elezione papale del 1287-1288 che vide eletto pontefice Niccolò IV. Divenuto Decano del Collegio cardinalizio, fu tra i protagonisti del conclave che elesse Celestino V, nel quale l’opposizione tra i cardinali legati ai Colonna e gli Orsini portò a un lungo stallo. Come ben noto il re Carlo lo Zoppo sollecitò i Cardinali durante il Conclave di Perugia, ma anche il Cardinal Malabranca indusse gli elettori a scegliere Pietro da Morrone dato che era suo amico da lungo tempo.

Nel 1289, con i cardinali Pietro Peregrosso e Benedetto Caetani, fu incaricato di intervenire nel conflitto sorto tra il re scomunicato del Portogallo Dionigi e i vescovi della Chiesa portoghese, missione che ebbe pieno successo.

Morì a Perugia il 10 agosto 1294 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma.

Beatificazione

Le sue virtù lo fecero considerare un beato dagli autori domenicani.

Successione degli incarichi

Predecessore: Cardinale vescovo di Ostia-Velletri Successore:  
Pietro di Tarantasia O.P. 12 marzo 127810 agosto 1294 Ugo Aycelin de Billom O.P.  

 

Predecessore: Decano del Collegio cardinalizio Successore:  
Bentivegna de’ Bentivegni O.F.M. 128910 agosto 1294 Ugo Aycelin de Billom O.P.  

 

   
Note
 
  1. ·  Sede vacante 1280-1281 (Dr. JP Adams)
Bibliografia
  • Marco Vendittelli, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 67, 2006, online
  • Andrea Tilatti “Legatus de latere domini pape”. Il cardinale Latino e le costituzioni del 1279 online

Fonte- Cathopedia