Cinque Poesie di Nuno Júdice, poeta portoghese

Cinque Poesie di Nuno Júdice, poeta portoghese

UNA RIFLESSIONE SUL BELLO ETERNO,INTERROTTA DALLA VISIONE DELL’EFFIMERO

L’armonia che, per i classici, esprimeva il rapporto
delle parti con il tutto, ha attraversato i millenni senza alterare
l’equilibrio dell’uomo nel centro della sua sfera. Codesto
uomo, con la sua rappresentazione simmetrica, si definisce
a partire da un universo che ha un limite
nella comprensione divina della materia
e dello spirito. E potrei continuare così, se
non udissi rompersi un bicchiere in fondo
alla casa – qualcuno che si è distratto, e che ha rotto,
di colpo, il mio ragionamento. Al tempo stesso,
però, ho scoperto che nulla di ciò che io pensavo
era originale; e soltanto prendendo dal pavimento i vetri
rotti, un luccichio breve nel loro contatto con
la luce mi ha fatto pensare che, in fin dei conti, anche
l’armonia nasce dalla distruzione, e il centro della sfera
si sposta nel frammento che mantengo con
le dita, prima di gettarlo nella spazzatura.

I PROBLEMI MATERIALI NON COLPISCONO LA COMPOSIZIONE DELL’OPERA

C’è un passaggio del 1° concerto brandeburghese
di johann sebastian bach in cui il ritmo diventa
malinconico, come se il compositore volesse
fare una pausa in ciò che, apparentemente,
descriveva la gioia e la festa di una corte. Ma
in codesto adagio, è come se bach obbligasse
chi lo udiva a fare una sosta; e, tutt’a un
tratto, una desolazione entra nella musica, senza
distruggere la sua perfezione, così come anche
l’autunno può recare un’altra bellezza alle
campagne, quando il cielo si copre di nuvole
e le foglie acquistano una tonalità rossastra,
annunciando l’inverno. Però, questo cambiamento
non dura a lungo; e subito il paesaggio
riprende la sua vita, attraverso l’allegro in
cui risuona uno splendore di grandi saloni
illuminati. La musica si limita a riflettere
i sentimenti dell’uomo; e se il compositore
indugia nella tristezza, è perché essa è necessaria
per vincere il disanimo dell’anima. Ma non tutti
lo compresero; e ciò che è certo è che il principe
di brandeburgo non gli pagò la commissione.

SUL SEDILE DI UN TRENO

Sul sedile anteriore della carrozza del treno
che mi portava alla spiaggia, di tra le scintille della
macchina e il vento, lei manteneva la tesa del cappello
e guardava la campagna, lasciandomi senza sapere
cosa pensare. Ma era proprio ciò che lei voleva: che io
non sapessi di stare senza sapere cosa pensare,
quando lasciava il cappello e il vento lo lanciava
verso il sedile posteriore, dove dovevo andare a recuperarlo. Allora,
la sua mano manteneva i capelli; e io lasciavo che
il tempo passasse, fra il recuperare il cappello e il restituirlo,
affinché la sua mano lottasse contro il vento che le
scioglieva i capelli. Ma quando il cappello tornava al suo posto,
e lei mi guardava, era come se i suoi occhi fossero
pieni del luccichio delle scintille che saltavano dalla macchina
a vapore, e incendiavano la mattina in cui io stavo andando al mare,
in codesta carrozza di legno dove lei mi lasciò senza
sapere cosa pensare, fino a oggi, quando un vento improvviso
le ha strappato il cappello dalla mia memoria di lei,
e i suoi capelli hanno danzato nell’aria senza
che nessuna mano li mantenesse.

 

L’EFFETTO DEL CINEMA NELLA TESTA DI CHI NON VA AL CINEMA

jean seberg vendeva lo herald tribune nei film
di godard, e io cercavo gli spiccioli nel portafoglio
per comprare da lei il giornale. Lei mi diceva che
non c’era bisogno di dar spiccioli, e io le davo una banconota
affinché lei mi desse il giornale, ed era come se l’avessi
già letto nei suoi occhi. jean seberg
si era tagliata i capelli per comparire nei film
di godard come un efebo, e quando io compravo da lei
il giornale era come se lei mi dicesse che stavo
comprando un’ambiguità di sessi, che
non c’era sulla prima pagina del giornale, ma
che io potevo leggere sulle sue labbra quando lei
mi pregava di non darle spiccioli, e io mi limitavo
a darle una banconota per non dover andare ulteriormente
alla ricerca di monete, il che mi impediva di
guardare i suoi occhi dove potevo leggere la
previsione meteorologica per il prossimo millennio,
come se jean seberg fosse il cielo senza stagioni
e nel suo volto si fissasse l’eternità di una
bellezza senza principio né fine. Ma tutto ciò era
quando jean seberg compariva nei film di godard,
e quando smise di comparire il tempo tornò
al suo ritmo normale, lo herald tribune smise
di interessarmi, e non avevo più bisogno di cercare
spiccioli per comprare giornali che non avrei mai letto,
perché ciò che io volevo leggere stava negli occhi
di jean seberg, ed essi si erano spenti.

EPISODIO DI CAFFE’

Mentre stavo aspettando il cameriere, allo châtelet, sentendo scorrere l’acqua
della senna nella mia testa (stavo cioè sentendo l’acqua picchiare contro
gli archi del ponte dello châtelet, mentre i battelli carichi
passavano con le luci tutte accese, nel pomeriggio ombroso dell’inverno)
si sedette davanti a me una ragazza vestita di nero che,
ricordandomi l’immagine della morte, mi fece alzare e
uscire dal caffè, senza aspettare che il cameriere venisse a domandarmi
cosa volevo. Già per strada, mentre l’aria gelida dell’inverno mi obbligava
a correre per arrivare rapidamente a un qualsiasi posto dove potessi
avere un poco di calore, sentii dietro di me i passi della ragazza
in nero, in corsa, come se la morte mi volesse acciuffare. Mi fermai,
affinché lei mi sfiorasse, superandomi; ma quando lei si fermò davanti
a me, per parlarmi, rimasi in attesa di ciò che la morte avesse da
dirmi. «Si è dimenticato dei libri», mi disse. E mi diede
la borsa di cui io mi ero dimenticato, uscendo dal caffè, dopo
averla confusa con la morte. «Perché è vestita di nero?» Ma
lei già non mi sentiva più; e quando attraversò la strada, e cominciò a
passare il ponte dello châtelet, fui io a correrle dietro, per accertarmi
che fosse la morte, o se si fosse soltanto vestita di nero per obbligarmi
a dimenticarmi dei libri, e poter dire, oggi, che la morte mi corse
dietro per liberarmi della sua immagine.

(traduzioni dal portoghese di Marco Bruno)

Nuno Júdice, poeta portoghese
Nuno Júdice, poeta portoghese

Nuno Júdice è nato nel 1949 a Mexilhoeira Grande (nella regione portoghese dell’Algarve), dove ha una bella casa colonica e ospita d’estate i suoi figli e nipoti. Ha un curriculum da Nobel. Laureato in Filologia Romanza presso la Facoltà di Lettere di Lisbona, e addottorato in Letterature Romanze Comparate presso la Facoltà di Scienze Sociali e Umane dell’Universidade Nova di Lisbona, dove è stato Professore dal 1976 al 2015. Ha pubblicato circa 33 libri di poesia, 13 di narrativa, 10 di saggistica e 5 di teatro, il primo dei quali è stato “A noção de poema” [La nozione di poesia], nel 1972. La sua poesia è stata integralmente raccolta due volte, nel 1991 dalla casa editrice Quetzal e nel 2001 dalla Dom Quixote. È stato tradotto in molte lingue, in particolare in spagnolo, francese e italiano. Svolge, altresì, con regolarità, un lavoro di traduttore di poesia, in cui risalta un’antologia di 100 anni di Poesia Colombiana, antologie di Álvaro Mutis, Pablo Neruda, Emily Dickinson, oltre a varie opere di teatro: Júdice ha tradotto, direttamente per la rappresentazione nel Teatro Nacional de D. Maria, a Lisbona, e nel Teatro di S. João a Porto, pièces di Corneille, Molière, Shakespeare e il “Cyrano de Bergerac”, fra le altre. È stato il coordinatore, per alcuni anni, dei Seminari di Traduzione Collettiva della Fondazione Casa de Mateus. Ha svolto diversi incarichi nella divulgazione della cultura e letteratura portoghesi, fra i quali spiccano il coordinamento per l’area della Lingua del Padiglione Portoghese dell’Esposizione Internazionale di Siviglia, nel 1992, l’incarico di Commissario della Letteratura quando il Portogallo è stato “paese invitato” alla Fiera del Libro di Francoforte, nel 1997, e, infine, le funzioni di Consigliere Culturale dell’Ambasciata di Portogallo in Francia, negli anni 1997-2004, e di direttore del Centro do Instituto Camões a Parigi, nello stesso periodo. Anche in Portogallo ha coordinato alcune azioni di divulgazione della poesia, fra cui risalta il primo Incontro Europeo di Poesia, all’epoca in cui Lisbona è stata Capitale Culturale Europea, nel 1994. È stato invitato a molteplici festival e incontri di poesia, risalta la partecipazione al Festival de Medellín, nel 2005, e al Festival di Poesia di Hong Kong, nel 2017, oltre agli Incontri di Poeti del Mondo Latino e Di/Verso, in Messico. La sua opera poetica è stata ampiamente premiata in Portogallo e all’estero: spicca il XXII Premio Reina Sofia de Poesia Iberoamericana, nel 2013, per l’insieme della sua opera. In Messico ha ricevuto nel 2014 il Premio Poetas do Mundo Latino e nel 2017 il Premio Juan Crisóstomo Doria às Humanidades, attribuito dall’Università Autonoma di Hidalgo. Nel 2016 gli viene attribuito in Italia il Premio Internazionale di Poesia Europa in Versi / Premio Carriera e nel 2017 il premio Camaiore.