Neige Sinno-La Realidad- Traduzione di Luciana Cisbani- Neri Pozza Editore-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Neige Sinno-La Realidad- Traduzione di Luciana Cisbani- Neri Pozza Editore-
Con La Realidad, Neige Sinno si immerge nel mondo messicano, dove ha vissuto per tantissimi anni. «L’esperienza di essere una straniera, abitata dal desiderio profondo di trovare un posto nella lingua e nella cultura messicane, un grandissimo desiderio d’integrazione unito alla consapevolezza dei limiti di tale integrazione. Il libro nasce da lì», spiega in una recente intervista francese.

Questo passa, tra altri episodi, attraverso il racconto del suo primo viaggio in Messico, nel 2003: una spedizione epica e avventurosa in Chiapas sulle tracce del subcomandante Marcos e dei movimenti zapatisti. E attraverso la descrizione della sua partecipazione agli Incontri internazionali delle donne in lotta, manifestazioni organizzate in Chiapas da femministe zapatiste, alle quali è stata invitata più volte.
«La Realidad e Triste Tigre sono stati scritti in completa continuità: quando ho finito il primo, ho iniziato il secondo», prosegue. Sottolinea, però, una differenza fondamentale tra i due: «La Realidad, l’avevo pensato, preparato. Quando ho iniziato a scriverlo, avevo un’idea molto chiara, che partiva dalla sua fine: quegli incontri tra donne che volevo raccontare. E ciò che mi entusiasmava soprattutto era la sua forma: una narrazione in prima persona, che integra nel racconto riflessione, critica, commenti. Era la prima volta per me, che fino ad allora avevo scritto solo saggi critici e narrativa. È anche questa la forma ibrida, impura, che ha poi assunto Triste Tigre, portata da una voce narrativa molto simile. Ma a differenza di La Realidad, quel libro non avevo previsto di scriverlo. È successo qualcosa…»
Qualcosa come un movimento interiore, furtivo, avvenuto al termine di uno di quegli incontri femministi in Chiapas, dove si parlò delle violenze maschiliste e dei tremila femminicidi annui in Messico. Di quel momento resta traccia nell’epilogo di La Realidad: la scrittrice vi evoca «un libro che non voglio scrivere, perché non voglio credere che la mia unica risposta possa essere questa, questa risposta di nulla davanti alla violenza del mondo […] È un libro che inizierà nel mezzo di una frase, nel mezzo di un pensiero, nel mezzo di una rabbia…» – è proprio l’incipit di Triste Tigre.
La Realidad racconta la metamorfosi della sua narratrice, «una sorta di Tintin in Messico all’inizio del racconto», come la descrive Neige Sinno: una viaggiatrice candida e piena d’ignoranza, che si spoglia a poco a poco delle sue paure, illusioni, pregiudizi, cambiando sguardo sul mondo che la circonda. In riferimento anche alla forma stessa, questa letteratura del reale nella quale l’autrice ha trovato il luogo ideale dove «mettere in tensione [la sua] tendenza all’astrazione, la necessità di una riflessione filosofica costante, e la convinzione che la narrazione sia [il suo] modo di espressione». E forse anche, più segretamente, per significare la «riconciliazione» dell’autrice con quella sensazione di «essere fuori dal mondo, fuori dalla realtà» che l’ha abitata a lungo, come un disagio: «Ho studiato lettere e ho sempre scritto, anche se vengo da un mondo in cui non si leggeva e in cui gli studi e i libri erano considerati un mondo a parte, da privilegiati. Per questo, mi sono a lungo percepita come se vivessi in una bolla, in disparte, lontano dall’azione, prima di capire che scrivere è anche agire, ma in un altro luogo, su un altro piano.»
Non ha un messaggio da trasmettere, insiste, e spesso nemmeno opinioni nette sulle cose. Politico, La Realidad lo è tuttavia, indiscutibilmente, tra le sue righe scorrono e interagiscono le nozioni di apertura all’altro, fraternità, decolonizzazione dello sguardo e dello spirito…
Nell’agosto 2023, Triste Tigre ha rappresentato, per la stragrande maggioranza dei suoi lettori, la scoperta di una nuova autrice. Ma per Neige Sinno, questo racconto è arrivato a coronamento di un percorso già lungo e di «quasi vent’anni di scelte, talvolta difficili, a volte dolorose, in favore della scrittura», come riassume lei stessa. Il rifiuto di un impiego fisso da ricercatrice in un’università messicana dodici anni fa, la sospensione completa delle lezioni nel 2016… «Grazie al sostegno del mio compagno, vado avanti così, sapendo che è comunque molto raro poter vivere di scrittura e che forse non ci riuscirò. Abbiamo organizzato tutta la nostra vita in funzione di questo. Oggi continuo a fare qualche traduzione, per non mollare del tutto, nel caso in cui… So che è possibile che dopo il successo di Triste Tigre il mio lavoro non interessi più a nessuno – anche perché, pur cercando di restare leggibile, tengo molto alla sua dimensione sperimentale, che passa soprattutto per il lavoro sulla struttura del testo. E non sarebbe così grave. Ho ormai un editore che, quello sì, continuerà a seguirmi. E tante idee per i libri futuri. Ho la fortuna di non conoscere, come altri autori, l’angoscia di non avere nulla da dire. È già così difficile scrivere e mantenere viva la propria ambizione.»


