Patti Smith sulle biblioteche e su come l’amore per i libri ci trasforma.

Patti Smith sulle bibliotechee su come l’amore per i libri ci trasforma.

Articolo di Manuel Santangelo

Quando, nel 2010, Patti Smith vinseil prestigioso National Book Awardper il suo libro Just Kidsnessuno si sorprese: l’autrice di canzoni iconiche come Because the Night era già conosciuta come “la poetessa del rock” e nessuno aveva mai messo in dubbio la sua abilità di scrittrice, affinata negli anni leggendo sempre moltissimo. Nonostante Just Kids sia prima di tutto il resocontodella sua relazione con uno dei fotografi più importanti del Novecento, Robert Mapplethorpe, Patti Smith dedica molte pagine alla sua passione per la lettura.

Una passione divorante, al limite dell’ossessione, nata già da piccolissima, quando Smith osservava sua madre bere caffè e fumare con un libro aperto sulle ginocchia. La bambina era colpita dalla concentrazione con cui la donna si buttava nella lettura e, prima ancora di imparare davvero a leggere, era già affascinata dai volumi che trovava in casa: “Benché non andassi ancora all’asilo, mi piaceva dare un’occhiata ai suoi libri, toccare la carta e sollevare il foglio di velina dal frontespizio. Volevo sapere che cosa nascondessero, cosa fosse in grado di catturare così profondamente l’attenzione di mia madre”. Si deve a questa figura genitoriale la precoce nascita della Patti Smith lettrice: quando la madre scoprì che aveva nascostoIl libro dei martiri di Foxe sotto il cuscino, nella speranza di assorbirne il contenuto, decise di insegnarle a leggere, anche se era presto per farlo. Racconta Smith: “Con grandi sforzi passammo da Mamma Oca al Dr. Seuss. Quando progredii al punto di non avere più bisogno di ulteriori direttive mi fu permesso di unirmi a lei sul divano imbottito; lei leggeva Le scarpe del pescatore, io Le scarpette rosse”.

La famiglia era molto povera ma i genitori della ragazzina, avidi lettori, non fecero mai mancare la presenza libri in casa. Non sorprende sapere che Patti Smith alla fine risentì del fatto di essere cresciuta in un ambiente del genere: “Mi lasciai ossessionare dai libri. Desideravo leggerli tutti, e ciò che leggevo suscitava in me altre smanie. Magari sarei partita per l’Africa e avrei offerto i miei servigi ad Albert Schweitzer oppure, col cappello di procione calcato bene in testa e un corno di polvere da sparo, avrei difeso il mio popolo come David Crockett.”

n un’intervista del 2016, Smith confessò di non aver mai smesso di rileggere i classici della sua infanzia, da Peter Pan a Alice nel Paese delle Meraviglie fino alla sua favola preferita: Pinocchio. In Just Kids, si riporta un episodio divertente legato a questi libri: l’allora undicenne Patti Smith andava in giro per il suo quartiere senza troppo curarsi dei vestiti che portava addosso e, quando la madre provò a obbligarla a indossare una camicetta perché “stava diventando una ragazza”, si vide rispondere dalla bambina che lei, come tutti i membri del clan di Peter Pan, non sarebbe mai cresciuta.

Con l’andare degli anni, in realtà Patti Smith maturò e lo fece anche grazie ai libri: la ragazza iniziò a trovare sempre più conforto nelle pagine che leggeva e la prima grande svolta nella sua vita di lettrice avvenne quando si imbatté in quello che lei stessa considera il primo libro importante da lei letto: Piccole donne. Patti Smith si identificava soprattutto con un personaggio del capolavoro di Mary Louise Alcott, la risoluta Jo. Molti anni dopo, ricorderà: “Piuttosto stranamente, è stata Louisa May Alcott a fornirmi una visione positiva del mio destino di donna. Jo, il “maschiaccio” delle quattro sorelle March di “Piccole donne”, scrive per aiutare la famiglia, sforzandosi di far quadrare i conti durante la Guerra Civile. Lei mi regalò il coraggio di perseguire nuovi obiettivi”.

Ispirata da quanto aveva letto, Patti iniziò presto a raccontare sue storielle e a inventare lunghi racconti a beneficio di fratelli e sorelle. Fu in quel periodo che si rese conto di come l’atto di leggere nutrisse la sua creatività: “Fui totalmente incantata dal libro. Bramavo leggerli tutti, e tutto quanto leggessi produceva nuovo desiderio di leggere ancora. L’urgenza di esprimere me stessa era il mio desiderio più grande, e i miei fratelli furono i primi entusiasti cospiratori a prelevare dalla mia immaginazione. Ascoltavano assorti le storie che raccontavo, e le mettevano in scena.”

In quegli anni, quando la nutrita collezione di volumi presenti in casa non era abbastanza per soddisfare la sua fame di libri e di storie, Patti Smith si rivolgeva alla biblioteca locale. In Year of the Monkey Patti racconta di come questo luogo la aiutò, durante l’infanzia, a coltivare la sua interiorità, determinando in maniera significativa la persona che sarebbe poi diventata in futuro.

Ogni sabato, la ragazzina andava in biblioteca e sceglieva i libri che avrebbe preso in prestito per quella settimana. Una volta però, Patti si trovò a fronteggiare una situazione imprevista e rischiò quasi di ammalarsi seriamente pur di portare a casa le sue nuove letture. L’autrice stessa ricorda: “Una mattina di autunno inoltrato, nonostante le nuvole minacciose, mi incamminai come sempre, oltre i frutteti di pesche, l’allevamento di maiali e la pista di pattinaggio fino al bivio sulla strada che conduceva alla nostra unica biblioteca. Quel giorno avevo trascorso un’enorme quantità di tempo a scegliere la mia pila di libri, mentre fuori il cielo si faceva sempre più inquietante. All’inizio non ero preoccupata perché avevo le gambe lunghe e camminavo piuttosto veloce, ma poi divenne evidente che non avrei mai potuto evitare la tempesta imminente. Si fece più freddo, i venti aumentarono di intensità e vennero seguiti da forti piogge, poi arrivò la grandine”.

Con la tempesta che infuriava, Patti Smith mise i libri sotto il cappotto e, una volta protetto il suo tesoro, si incamminò faticosamente verso casa. Arrivò bagnata fradicia e, nei giorni seguenti, saltò la scuola per una bronchite. Poco male: la sua spedizione le aveva comunque permesso di apprezzare libri meravigliosi , che non avrebbe mai potuto leggere, se non ci fosse stata la biblioteca locale.

Oggi questi spazi, come i libri che contengono, vengono spesso sottovalutati In realtà, come dimostra Patti Smith, le biblioteche son

o luoghi pieni di ricchezza, da frequentare e valorizzare, templi in cui si pratica un’attività in grado di influenzarci e trasformarci in persone migliori: leggere. Perché, come dice Patti Smith stessa, non esiste un’altra occupazione in grado di liberare l’essere umano, al punto da fargli abbandonare la sua dimensione per guardare ciò che accade da una prospettiva diversa.

AUTORE: Manuel Santangelo

Patti Smith sulle biblioteche
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