Fabiola Gianotti -La Signora che scoprì la “particella di Dio”
Articolo dell’Ing.Andrea Natile
Fabiola Gianotti -La Signora che scoprì la “particella di Dio”«Il bosone di Higgs è una particella molto speciale che non appartiene alle due classi in cui si suddividono le altre particelle: quelle di materia, […] che sono i costituenti fondamentali dell’atomo, e quelle di interazione, che trasmettono l’Interazione elettromagnetica, quella debole e quella forte.
Il bosone di Higgs è diverso perché ha il compito di dare massa a tutte le altre particelle e, se così non fosse, il nostro universo non esisterebbe e ovviamente non esisteremmo neppure noi»
Non ci potrebbe essere spiegazione più semplice: per questo l’hanno chiamata “la particella di Dio”.
Fabiola Gianotti, nata a Roma, classe 1960, si trasferisce presto a Milano.. Liceo classico alle Orsoline, diplomata in pianoforte al Giuseppe Verdi, è una esperta ballerina.
La lettura della biografia di Marie Curie e la spiegazione di Einstein dell’effetto fotoelettrico la avvicinarono alla fisica.
Si laureò con indirizzo fisica sub-nucleare nel 1984 presso la Statale di Milano.
Intraprese un dottorato di ricerca sulle particelle elementari. La tesi di dottorato riguardò l’analisi dei dati dell’esperimento UA2.
È entrata a far parte del CERN (Centro Europeo Ricerche Nucleari) nel 1987 lavorando su vari esperimenti.
Se vi parlo di SPS (Super Proton Synchrotron) di ALEPH, ATLAS e di LEP (Large Electron-Positron Collider), il precursore dell’LHC (Large Hadron Collider), voi l’abbozzate di leggere questo Post.
Arriviamo quindi al punto. La particella di Dio.
Tutti la cercano da quando Peter Higgs la ipotizzò nel 1964.
Solo al CERN la cercano in oltre 3.000, sono in gran parte fisici provenienti da 38 paesi di tutto il mondo, è considerato il più grande esperimento scientifico mai realizzato dai tempi di Galileo.
E lei dopo esserne stata coordinatrice dal 1999 al 2003 eletta dai propri colleghi ha ricoperto tale carica dal 2009 al 2013. Proprio in qualità di portavoce di ATLAS, il 4 luglio 2012 ha annunciato presso l’auditorium del CERN, unitamente a Joseph Incandela, portavoce dell’esperimento CMS, la prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs.
Così lei stessa illustra la scoperta:
«Il meccanismo di Higgs entrò in azione dopo un centesimo di miliardesimo di secondo dalla esplosione del Big Bang e diede massa ad alcune particelle lasciandone altre senza massa. Dal Modello Standard, che è l’insieme delle nostre conoscenze che finora meglio descrivono la composizione della materia e le forze che fanno interagire le particelle, sapevamo che ci sono particelle come il fotone che non hanno massa ma sono pura energia e viaggiano alla velocità della luce e altre invece che hanno massa. La ragione era un mistero. Adesso abbiamo capito che questo fatto dipendeva dalle differenti interazioni che queste particelle avevano con il bosone.»
Come a dire: “E luce fu”.
Ci avevano insegnato che il Creatore ci mise sei giorni a creare il Mondo e che stanco il settimo si riposò. Sembra non ce l’abbiano contata tutta giusta. Peccato, quel piccolo dettaglio: non sapere cosa sia successo un centesimo di miliardesimo di secondo prima.
Ma la signora non demorde, è sempre li che cerca, l’hanno appena rieletta per la seconda volta a dirigere il CERN. Non era mai successo: prima donna a dirigere quell’istituzione, prima rielezione di un direttore ad secondo mandato.
Beh…direi che non è un risultato tanto male.
Dimenticavo. Nel frattempo è diventata membro del comitato consultivo per la Fisica al Fermilab negli Stati Uniti, è membro dell’Accademia dei Lincei ed è professore onorario presso l’Università di Edimburgo, stesso incarico di Peter Higgs dove insegna pure lui, che così l’ha ringraziata di avergli fatto vincere il Nobel per la Fisica nel 2013.
Il 29 settembre 2020 è stata nominata da papa Francesco come membro ordinario della Pontificia accademia delle scienze.
Scienziate che avrebbero dovuto vincere il Premio Nobel: Hertha Ayrton -Articolo di Rinaldo Cervellati.
I primi di gennaio del 1902 il Segretario della Royal Society ricevette una breve lettera dal membro John Perry[1], contenente in allegato la proposta di nomina a membro di Mrs. Hertha Marks Ayrton.
Scienziate che avrebbero dovuto vincere il PPremio Nobel Hertha Ayrton (1854-1923) La Chimica e la Società
Era la prima volta che veniva richiesta l’elezione di una donna alla Royal Society. Nonostante il supporto di nove membri, la nomina venne rifiutata dopo un lungo iter che è stato poi definito “un episodio imbarazzante nella storia della Royal Society” [1].
Ma, chi è stata e cosa ha fatto Hertha Marks Ayrton ?
Nasce Phoebe Sarah Marks il 28 aprile 1854 a Portsea (contea di Hampshire, Inghilterra) terza figlia di Levi Marks, immigrato giudaico polacco di professione orologiaio e di Alice Teresa Moss, sarta, figlia di un commerciante di vetro. Nel 1861 la madre divenne vedova con sette figli e un ottavo in arrivo, due anni dopo la piccola Phoebe Sarah fu invitata dagli zii, Marion e Alphonse Hartog, a andare a vivere con loro e i suoi cugini a Londra. La famiglia Hartog, che gestiva una scuola nel nord-ovest di Londra, le assicurò una ampia educazione comprendente lingue antiche e moderne e musica. I cugini la introdussero alla matematica e alle scienze. Alla scuola degli Hartogs, Sarah si fece conoscere sia come eccellente negli studi, sia come combattente per la causa dei diritti civili alle donne. Furono questi principi che in seguito portarono al suo coinvolgimento nel movimento delle “suffragette”.
A 16 anni iniziò a lavorare come istitutrice, potendo così aiutare anche economicamente madre e fratelli. E’ probabilmente in questo periodo che l’amica Ottilie Blind Hancock[2], cominciò a chiamarla Hertha (dal nome della protagonista di un poema di Swinburne[3] sulla dea scandinava della Terra, Erda), forse a causa della sua vitalità. Fatto è che Phoebe Sarah Marks mantenne questo nome per tutto il resto della vita. Cominciò anche a studiare per l’esame per donne dell’università di Cambridge, aspirando a frequentare il College femminile fondato da Emily Davies, trasferitosi nel 1873 a Girton (Cambridge) come Girton College. In questo fu aiutata da Barbara Bodichon[4], co-fondatrice del Girton College che divenne sua amica e benefattrice. Attraverso Bodichon conobbe George Eliot[5] che in quel momento era impegnata a scrivere il suo ultimo romanzo Daniel Deronda. I biografi sono concordi nell’affermare che molte caratteristiche di Mirah, personaggio principale del romanzo, siano comuni a quelle di Hertha. Superato l’esame con onori, Hertha fu ammessa al College nel 1877 e sostenne l’esame del Progetto Scientifico Tripos nel 1880, ma l’Università di Cambridge non le rilasciò un diploma accademico perchè all’epoca concedeva alle donne solo certificati. Durante il college Hertha ideò e costruì un apparecchio per misurare la pressione del sangue (sfigmomanometro) e uno strumento per disegno tecnico in grado di dividere una linea in un numero qualsiasi di parti uguali e per ingrandire o ridurre le figure, quest’ultimo fu molto utilizzato da ingegneri, architetti e artisti. I due strumenti ottennero il brevetto nel 1884. I suoi biografi sostengono che Hertha ereditò queste capacità manuali dal padre, costruttore di orologi.
Al Girton, Hertha formò, insieme alla compagna Charlotte Scott un club matematico per “trovare problemi da risolvere e discutere eventuali questioni matematiche che possono sorgere”. Formò anche la Girton Fire Brigade, un gruppo di ragazze addestrate come vigili del fuoco e fu tra le leader del locale Coro.
Indispettita dall’atteggiamento antifemminista dell’Università di Cambridge, superò con successo un esame esterno ottenendo il B.Sc. dall’Università di Londra nel 1881.
A Londra Hertha lavorò come insegnante privata di matematica e altre materie fino al 1883. Fu anche attiva nel progettare e risolvere problemi matematici, molti dei quali furono pubblicati nella rubrica “Mathematical Questions” e “Their Solutions” dell’ Educational Times. J. Tattersall e S. McMurran [2] scrivono: Le sue numerose soluzioni indicano indubbiamente che possedeva una notevole intuizione geometrica ed era un’eccellente studentessa di matematica.
Continuò a studiare scienze, nel 1884 seguì il corso serale sull’elettricità al Finsbury Technical College[6], avendo come docente il professor William (Bill) Ayrton[7]. L’anno successivo sposò il professore diventando così Hertha Ayrton. Per qualche tempo dopo il matrimonio, le responsabilità domestiche assorbirono gran parte delle energie di Hertha, tuttavia mantenne vivo l’interesse per le scienze e nel 1888 tenne una serie di conferenze per donne sull’elettricità.
Il testamento di Barbara Bodichon, morta nel 1891, contemplava un generoso lascito a Hertha, ciò che le permise di assumere una governante e dedicare la sua attenzione in modo più completo alla ricerca scientifica. Tuttavia un altro episodio fu determinante a convincere Hertha a approfondire le indagini sperimentali sull’arco elettrico. Infatti Bill Ayrton che si occupava di questo tipo di ricerca non collaborava con la moglie, consapevole del fatto che lavori in collaborazione sarebbero comunque stati attribuiti solo a lui dalla comunità scientifica. Ma nel 1893 il testo in copia unica di una sua conferenza tenuta a Chicago sulla dipendenza della differenza di potenziale dell’arco elettrico da diversi fattori andò accidentalmente distrutto, da quel momento Bill Ayrton decise di occuparsi di altri problemi. Quindi Hertha potè proseguire le indagini sull’arco elettrico con sue proprie ricerche.
Verso la fine del diciannovesimo secolo, l’arco elettrico era ampiamente utilizzato per l’illuminazione pubblica. La tendenza degli archi elettrici a tremolare e sibilare era però un grosso problema. Nel 1895, Hertha Ayrton scrisse una serie di articoli per la rivista The Electrician, stabilendo che questi fenomeni erano il risultato dell’ossigeno che veniva a contatto con le barre di carbonio usate per l’arco. Nel 1899 fu la prima donna a esporre il proprio lavoro all’Institute of Electrical Engineers (IEE, attualmente IET, Institute of Engineering and Technology).
Scienziate che avrebbero dovuto vincere il PPremio Nobel Hertha Ayrton (1854-1923) La Chimica e la Società
Il suo articolo, intitolato “The Hissing of Electric Arc” [3] fu determinante per il miglioramento della tecnologia degli archi. Poco dopo, Ayrton fu eletta membro dell’IEE, prima donna a ottenere quel riconoscimento. Come detto all’inizio non andò così con la Royal Society a causa del suo sesso[8] e la sua comunicazione “The Mechanism of the Electric Arc” [4] fu letta in sua vece da John Perry nel 1901.
Alla fine del XIX secolo, il lavoro di Hertha Ayrton nel campo dell’ingegneria elettrica fu ampiamente riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Al Congresso internazionale delle donne tenutosi a Londra nel 1899, presiedette la sezione di scienze fisiche. Ayrton intervenne anche all’International Electrical Congress tenutosi a Parigi nel 1900 con un comunicazione dal titolo: L’intensité lumineuse de l’arc à courant continu. Il suo successo ha portato l’Associazione Britannica per l’Avanzamento della Scienza a consentire alle donne di far parte a comitati generali e settoriali.
Nel 1902, Ayrton pubblicò il volume The Electric Arc [5], una sintesi delle sue ricerche e lavori sull’arco elettrico, comprendente le origini dei suoi primi articoli pubblicati su The Electrician tra il 1895 e il 1896. Con questo volume, il suo contributo nello sviluppo dell’ingegneria elettrica fu definitivamente riconosciuto. Scrivono Tattersall e McMurran [2] in proposito:
The text included descriptions and many illustrations of her experiments, succinct chapter reviews, a comprehensive index, an extensive bibliography, and a chapter devoted to tracing the history of the electric arc. Her historical account provided detailed explanations of previous experiments and results involving the arc and concluded with the most recent research of the author and her colleagues…The book was widely accepted as tour de force on the electrical arc and received favorable reviews on the continent where a German journal enthusiastically praised if for its clear exposition and relevant conclusions.
Dopo l’uscita e il successo del libro sull’arco elettrico, Hertha Ayrton rivolse la sua attenzione all’origine, alla forma e al movimento delle increspature nella sabbia e nell’acqua esposte al vento, compresa la formazione di vortici. Nel 1904 fu la prima donna a esporre una comunicazione alla Royal Society. In questo lavoro presentava evidenze sperimentali e interpretazioni teoriche per la forma di due differenti strutture per le increspature sabbiose, la pubblicazione del lavoro nei Proceedings Transactions fu posposta al 1910 su richiesta dell’autrice [6].
Nel 1906, fu insignita della prestigiosa Medaglia Hughes della Royal Society “per le sue indagini sperimentali sull’arco elettrico e anche sulle increspature di sabbia”. Fu la quinta persona (prima donna) a vincere questo premio, assegnato annualmente dal 1902 in riconoscimento di un scoperta originale nelle scienze fisiche, in particolare elettricità e magnetismo o loro applicazioni, per la seconda (Michele Dougherty) sono dovuti passare 102 anni. Dopo la morte del marito nel 1908, Ayrton proseguì le ricerche sulle increspature utilizzando apparecchiature costruite appositamente in proprio [7]. Una serie di esperimenti convalidò la teoria matematica dei vortici di Lord Rayleigh. Inventò anche un particolare ventilatore che avrebbe potuto creare vortici a spirale in grado di respingere gli attacchi coi gas [8]. Diventarono noti come ventilatori di Ayrton; secondo J. Mason [9] ne furono impiegati circa 100000 sul fronte occidentale, un altro biografo sostiene però che non furono praticamente impiegati [10].
Partecipò a tutte le principali marce per l’emancipazione femminile negli anni 1910, 1911 e 1912, fu malmenata e rischiò il carcere. Successivamente Ayrton contribuì a fondare l’International Federation of University Woman (1919) e la National Union of Scientific Workers (1920).
Muore per avvelenamento del sangue, causato da una puntura d’insetto, il 26 agosto 1923 a New Cottage, North Lancing, Sussex.
[6]Mrs. H. Ayrton, The Origin and Growth of Ripple Marks, Proceedings of the Royal Society of London. Series A, 1910, 84, 285-310.
[7]Mrs. H. Ayrton, Local Differences of Pressure Near an Obstacle in Oscillating Water., Proceedings of the Royal Society of London. Series A,1915, 91, 405-410.
[8] Mrs. H. Ayrton, On a New Method of Driving off Poisonous Gases., Proceedings of the Royal Society of London. Series A,1919, 96, 249-256.
[9] J. Mason, Hertha Ayrton (1854-1923) and the Admission of Woman to the Royal Society of Chemistry, Notes. Rec. R. Soc. Lond., 1991, 45, 201-220.
[1] John Perry (1850-1920) ingegnere e matematico irlandese, allievo di Lord Kelvin, poi professore di ingegneria meccanica al Finsbury Technical College di Londra, è noto per la disputa con il suo vecchio maestro sulla valutazione dell’età della Terra. Fu Presidente dell’Institution of Electrical Engineers e della Physical Society of London.
[2] Ottilie Blind, poi sposata Hancock, figlia di Karl Blind (1826-1907) rivoluzionario tedesco dopo i moti del 1848 e un periodo di prigione rifugiatosi con la famiglia in Inghilterra nel 1852, divenne attivista del movimento femminista inglese. Il padre mantenne costanti rapporti di amicizia con Mazzini, Garibaldi e Louis Blanc.
[3] Algernon Charles Swinburne (1837-1909) poeta britannico di epoca vittoriana, rivoluzionario fustigatore dei costumi e dell’ipocrisia dei suoi tempi, più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura fra il 1906 e il 1909.
[4] Barbara Leigh Smith Bodichon (1827-1891) britannica, leader del movimento per i diritti civili alle donne co-fondò finanziandolo, il primo College femminile, insieme alla altrettanto famosa leader Emily Davies (1830-1921).
[5] Pseudonimo di Mary Anne (Marian) Evans (1819-1880), una delle principali scrittrici dell’epoca vittoriana. Come molte altre scelse uno pseudonimo maschile sia per “essere presa sul serio”, sia per la sua situazione di compagna di un uomo sposato (cosa scandalosa all’epoca). Mantenne lo pseudonimo anche dopo aver rivendicato di essere l’autrice dei romanzi.
[6] Nel 1926 il Finsbury Technical College è incorporato nell’Imperial College London (The Imperial College of Science, Technology and Medicine).
[7] William Edward Ayrton (1847-1908) fisico e ingegnere inglese, oltre ai suoi studi pionieristici sull’arco elettrico, ha inventato, insieme a John Perry diversi strumenti per misure elettriche fra i quali un amperometro e un wattmetro. Hanno contribuito all’elettrificazione della linea ferroviaria.
[8] In sintesi la motivazione fu: Married women could not be made eligible by Statutes (Una donna sposata non può essere eleggibile per Statuto) [1].
Hertha Ayrton
C’era una notte… Hertha Ayrton
LE INTERVISTE IMMAGINARIE ALLE DONNE DI SCIENZA A CURA DI FRANCESCA FRASSINO
L’ingegnera vestita di bianco
È una prima notte di primavera perfetta, si respira un’aria tiepida che profuma di fiori.
Esco in terrazzo, appoggio il bicchiere di rum sul muretto e mi fermo ad osservare la Luna piena, grande e rosata di fronte a me; il vento è leggero, si fa sentire ma non infastidisce. Non vedo luci nelle case colorate, sembra quasi non esserci respiro; nel frattempo, i cani randagi si stanno appropriando delle strade che noi umani, in queste notti, non stiamo vivendo.
Così, tra lo zampettìo rapido degli animali e il leggero fruscìo delle foglie dei pochi alberi nel cuore della città, Hertha Ayrton si sistema sul muretto affianco a me e mi trasporta in un’Inghilterra di fine ‘800.
Comincia nel raccontarmi della sua infanzia nell’Hampshire, della morte prematura di suo padre e della responsabilità di doversi occupare dei suoi altri sei fratelli prima di trasferirsi a nord di Londra per studiare in una scuola gestita da una zia materna.
Lì si appassiona alla matematica e – dopo aver lavorato come governante per mantenere economicamente la madre invalida – andò a studiarla al Girton College, esclusivamente riservato alle donne dell’Università di Cambridge.
Mi racconta dell’amicizia con George Elliot e Barbara Bodichon – fondatrice del College, femminista, artista e scrittrice che incontrò per la prima volta ad un incontro del movimento delle suffragette e che le lasciò in eredità le sue battaglie femministe ma anche del denaro per poter realizzare le sue invenzioni e diventare una delle più geniali ingegnere del suo tempo; mi parla anche dell’amicizia con Marie Curie e delle lezioni di matematica che impartiva alla figlia – poi premio Nobel – Irène. Un circolo di amicizie fatto di donne determinate e intelligenti. Le immagino e non posso non pensare alla bellezza dei loro pensieri, alla passione che le guidava nel dimostrare di poter fare grandi cose, combattendo contro l’ostilità di una società pensata dal maschio per il maschio. Le dico che oggi si pensa che la sua persona abbia ispirato sia la protagonista Mirah del romanzo “Daniel Deronda” di Elliot sia, probabilmente, la scienziata protagonista del romanzo “The Call”, scritto dalla figliastra dopo la sua morte.
Sistemandosi i capelli ricci e neri passando una mano tra le ciocche scomposte, mi disse che la sua verve da inventrice si manifestò già dai tempi del college, quando realizzò lo sfigmomanometro – lo strumento per la misurazione della pressione arteriosa, precisa prima che io abbia il tempo di interromperla. E inventò anche il “divisore di linea” cioè uno strumento che divideva una linea in parti uguali e che artisti, architetti e ingegneri utilizzavano per ingrandire e rimpicciolire le figure – invenzione che venne poi esposta al Exhibition of Women’s Industries. E mi dice anche che in quegl’anni l’Università di Cambridge non rilasciava titoli alle donne ma solo attestati di partecipazione quindi, nonostante avesse superato il corso di matematica del Girton, per ottenere una laurea dovette superare un esame esterno all’Università di Londra.
Dopo la laurea insegnò matematica e frequentò corsi serali di fisica al Finsbury Technical College. Mi parla di quei corsi tenuti da William Ayrton, un importante ingegnere elettronico e membro della Royal Society che divenne suo marito nel 1885. Con lui ebbe una figlia che in età matura, seguendo l’esempio della madre e delle altre suffragette, partecipò attivamente alle proteste e divenne una delle fondatrici di United Suffragists – movimento aperto a donne e uomini che chiedevano e lottavano per il suffragio universale. Il sorriso sul viso di Hertha mi fa intendere la soddisfazione per i risultati di quelle proteste ma anche la fatica e le vessazioni subite per portarle avanti. Battaglie e storie che adesso si considerano risapute ma di cui, forse, si conosce ben poco. Non lasceremo che ci si dimentichi del loro coraggio, le dico.
Sorride e, un po’ divertita, mi racconta di quando gli scritti del marito sull’arco elettrico andarono distrutti e lei decise di aiutarlo a replicare i suoi esperimenti. Mi spiega che l’arco elettrico – una scarica elettrica seguita da un’emissione luminosa dovuta all’applicazione di una differenza di potenziale tra due elettrodi di carbonio aventi carica opposta – era un sistema utilizzato nell’illuminazione pubblica dell’epoca.
Con quegli esperimenti, il suo nome divenne noto nei circoli scientifici inglesi perché lei riuscì a capire che il sibilìo emesso dall’arco elettrico prima della stabilizzazione della luce emessa era dovuto alla presenza di aria a contatto con l’elettrodo di carbonio, causandone l’ossidazione. Sembra molto orgogliosa di quei risultati e continua parlando del suo libro “The Electric arc” in cui aveva racchiuso tutti i suoi lavori.
Lei riprende fiato sistemandosi l’abito un po’ sgualcito mentre io vado a prendere il computer per farglielo vedere, quel suo libro; il file digitale della versione originale. Scorriamo le pagine giallognole di quel grosso lavoro e mi dice che con quella sua ricerca divenne la prima donna a leggere un proprio articolo scientifico all’Istituto di Ingegneria Elettronica diventandone, ovviamente, anche la prima membra. Ancora oggi si parla fin troppo spesso di prime donne a fare cose, ad assumere una carica o a trovarsi in una posizione di estremo rilievo per la società; aspettiamo con trepidazione il momento in cui si smetterà di sentirlo, le dico mentre sposto il computer per farmi spazio sul muretto. Siamo nel cuore della notte ma ci pensa la Luna a renderla meno buia.
Mi racconta di essere stata, naturalmente, anche la prima donna ad essere candidata come membro della Royal Society per le sue ricerche sulle origini delle increspature della sabbia e gli studi di idrodinamica correlati. Però, continua, a quanto pare “la Royal Society non poteva accettare una donna sposata”. Sembra quasi divertita dalla mia espressione incredula mentre cerco di capire se il problema fosse lo stato civile o il genere d’appartenenza; forse l’uno e l’altro, risponde mentre ride prima di ricordarmi che, qualche anno più tardi, divenne la prima donna a leggere un proprio articolo scientifico anche alla stessa Royal Society che le consegnò la “Medaglia Hughes” per il suo importante contributo alla fisica dell’epoca con gli studi sull’arco elettrico e sull’origine delle increspature della sabbia. Una piccola rivincita, conveniamo.
La notte comincia a schiarirsi; le luci dell’alba che cominciano a farsi spazio dietro alle montagne mi ricordano che è tempo di tornare alla realtà prima che le case, i vicoli e i colori del giorno riprendano prepotentemente vita. Hertha Ayrton e le sue amiche geniali hanno dimostrato che risolutezza e ostinazione sono le armi vincenti per farsi spazio all’interno della società e per pretendere la considerazione che ci si merita, in quanto donne e in quanto scienziate. Dall’ingegnera suffragetta originale e perseverante, di cui avevo letto, ho ancora tanto da imparare e chiudo la porta alle mie spalle.
Laureata in chimica, considero la scienza l’espressione massima del genere umano e mi piace raccontarla. Appassionata di biografie per la sensazione che resta quando si concludono: aver vissuto in ogni epoca e in ogni strada ed aver creato un legame con il personaggio di turno. Per questo scrivo storie in prima persona.
L’espressione che maggiormente mi rappresenta è: “Sono io Paperino!”
Hertha Marks Ayrton
British physicist
Hertha Marks Ayrton (born April 28, 1854, Portsea, Eng.—died Aug. 26, 1923, North Lancing, Sussex) was a British physicist who was the first woman nominated to become a fellow of the Royal Society. In 1861 Marks’s father died, and two years later she went to live with her aunt, author Marion Moss Hartog, who ran a school in London. When she was a teenager, Marks changed her first name to Hertha, after the German earth goddess of Algernon Swinburne’s poem “Hertha” (1869), and renouncedJudaism to become an agnostic.
Scienziate che avrebbero dovuto vincere il PPremio Nobel Hertha Ayrton (1854-1923) La Chimica e la Società
In 1876 Marks entered Girton College at the University of Cambridge, where she studied mathematics. There she became a friend of Barbara Bodichon, who had cofounded Girton College, and the writer George Eliot, who based the character of Mirah Cohen in her novel Daniel Deronda (1876) on Marks. Cambridge did not offer degrees to women, but Marks did complete her education by taking Cambridge’s mathematics examinations, the tripos, in 1881. She then became a teacher of mathematics at high schools in London. In 1884 she invented a type of line divider for use in drafting.
Marks in 1884 attended classes in electricity at Finsbury Technical College that were taught by electrical engineer William Ayrton. They married in 1885. Aside from a series of lectures on electricity to women in 1888, she did not return to science until 1891. In 1893 William was attending a meeting on electricity in Chicago, and in his absence she continued her husband’s experiments with the electric arc, which was then used as a lighting source in arc lamps. Electric arcs had a tendency to hiss and sputter before settling down and delivering a consistent light. Ayrton discovered the origin of the hissing in the oxidation of the positive carbon electrode and proposed changes in the shape of the carbon electrodes that greatly reduced the period of hissing.
In 1899 Ayrton read her paper on the hissing of the electric arc to the Institution of Electrical Engineers (IEE). She was the first woman to do so and also became the first woman member of the IEE. That same year she demonstrated her arc experiments at the Conversazione, a public event sponsored by the Royal Society. In 1901, when William was recovering from exhaustion at the seaside town of Margate, Ayrton became interested in the patterns formed by ripples in the sand. She conducted experiments in hydrodynamics to explain the formation of sand ripples. She was nominated to become a fellow of the Royal Society in 1902; however, lawyers advised the Royal Society that its charter would not allow the admission of married women members. Ayrton became the first woman to read a scientific paper (“The Origin and Growth of Ripple-mark”) before the Royal Society in 1904. In 1906 the Royal Society awarded her the Hughes Medal, which is awarded for distinguished work in the physical sciences, for her arc and sand-ripple experiments.
Ayrton became active in the woman suffrage movement, and she joined the Women’s Social and Political Union (WSPU) in 1907. She became one of the WSPU’s largest contributors; in some years she donated more than £1,000. Suffragettes, such as Emmeline Pankhurst, who had gone on hunger strikes often recuperated at her home. In 1912 Ayrton received £7,000 from the WSPU to forestall government seizure of the WSPU’s account. That same year her friend Polish-born French physicist Marie Curie stayed with her as Curie recovered from a kidney operation.
During World War I Ayrton’s interest in hydrodynamics led her to invent a cotton fan that would disperse poison gas from trenches. About 100,000 of the “Ayrton fans” were produced, but they proved ineffective in actual combat conditions. After the war she worked on modified versions of the fan for use by workers in mines and sewers.
Hertha Ayrton
In un’epoca in cui la voce di una donna era a malapena udibile oltre le mura domestiche, Hertha Ayrton fece sì che il mondo ascoltasse con la forza della sua mente. Nata Phoebe Sarah Marks nel 1854 e rimasta orfana in tenera età, crebbe in condizioni modeste, ma la sua ambizione era tutt’altro. Contro ogni previsione, si guadagnò un posto al Girton College di Cambridge, dove studiò matematica in un’epoca in cui a poche donne era permesso entrare in classe. Non solo eccelleva, ma inventava. Il suo divisore di linea, uno strumento di precisione per artisti e ingegneri, segnò l’inizio di un viaggio straordinario.
La sua vera svolta arrivò quando affrontò uno dei problemi più enigmatici dell’ingegneria elettrica: l’arco elettrico. Sibilava, scoppiettava e sfidava ogni facile spiegazione, finché Ayrton non intervenne. Identificò la causa del suono imprevedibile dell’arco e sviluppò un’equazione per spiegarne il comportamento. Le sue scoperte cambiarono il campo e le portarono riconoscimenti, ma anche questo aveva dei limiti. Nel 1902 fu candidata a far parte della Royal Society. Il suo lavoro era impeccabile, la sua mente brillante. Eppure, la sua domanda fu respinta, non per motivi scientifici, ma perché era sposata.
Hertha non si fermò. Andò avanti. Nel 1906, divenne la prima donna a ricevere la Medaglia Hughes per il suo lavoro rivoluzionario. E quando il mondo entrò in guerra, mise il suo intelletto al servizio dei soldati. Inventò il ventilatore Ayrton, un dispositivo per eliminare i gas tossici dalle trincee, salvando vite non con le armi, ma con la conoscenza.
Fuori dal campo di battaglia, era altrettanto feroce. Amica leale di Marie Curie e suffragetta appassionata, Hertha Ayrton aprì la sua casa alle donne in sciopero della fame in fase di recupero e lottò per i diritti delle donne con la stessa determinazione che metteva in ogni invenzione.
Non era solo una donna nella scienza. Era una forza che si rifiutava di essere messa a tacere. Hertha Ayrton non aspettò di sedersi al tavolo delle trattative: costruì invece un futuro più luminoso.
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