Officina Gio Ponti- Quodlibet-Biblioteca DEA SABINA

Biblioteca DEA SABINAOfficina Gio Ponti

Officina Gio Ponti- Scrittura, grafica, architettura, design

A cura di Manfredo di Robilant e Manuel Orazi

Quodlibet- Macerata-Roma

 

Il libro

«Di fronte alle preferenze italiane del primo quarto del secolo, l’attività di Ponti rappresenta la responsabilità del gusto europeo e la sua necessità di essere moderno ad ogni costo».

Edoardo Persico

Il volume raccoglie otto saggi inediti sulla multiforme attività di Gio Ponti distribuiti in quattro aree tematiche, dedicate alla scrittura per le riviste che ha fondato («Domus», «Stile», «Bellezza») o per altri giornali («Corriere della Sera»), alla grafica e all’illustrazione editoriale, al progetto di architettura e, infine, al progetto di design. È certo arduo scomporre l’opera di una personalità poliedrica come quella di Ponti, che non a caso si è costantemente servito di pseudonimi. Il suo lavoro, del resto, va considerato il prodotto di un’officina di progetto, composta di volta in volta di collaboratori e discipline differenti, che deve la sua coerenza all’adozione di un metodo unitario, teso a far prevalere l’intenzione progettuale sul processo attraverso cui essa si realizza. La sua impronta non è mai standardizzata, anche se sempre riconoscibile, come nel caso degli artigiani che Ponti ha costantemente frequentato, promosso e amato per la loro semplicità, «cioè sincerità, ordine, il che vuol dire in sintesi essenzialità». I contributi qui riuniti dunque cercano di leggere disegni, pubblicazioni, edifici decisivi per la sua carriera (Palazzo Montecatini, Torre Pirelli), progetti di oggetti diversissimi tra loro, dal cucchiaio all’automobile, nonché il suo impegno pubblicistico specie all’estero in virtù del quale, secondo Alessandro Mendini, Ponti va considerato come il «generoso moltiplicatore della cultura dei designer italiani». Seguendo le diverse tipologie di prodotto che escono dall’officina di Ponti, questo libro offre dunque nuove interpretazioni corredate da fotografie e documenti spesso inediti, in collaborazione con i Gio Ponti Archives.

 

Recensioni- I libri di architettura, arte e design da leggere a novembre scelti da Elle decor

 

Nel ventre dell’architetto

Marco Filoni

«il Venerdì – la Repubblica»

10 novembre 2023

Il gesto. dell’architetto, l’eleganza della postura. Lo sguardo di Gio Ponti è rivolto al cielo, perché tutto ciò che è solido svanisce nell’aria. Lo guarda la moglie Giulia, sullo sfondo i figli Giulio e Letizia. È la sua casa milanese, il ventre dell’architetto, in una foto del 1957. Compare in un libro sontuoso, Officina Gio Ponti curato da Manfredo di Robilant e Manuel Orazi per le edizioni Quodlibet.
Raccoglie saggi che ci portano dentro quel cantiere di idee, discipline e avventure dello spirito che possono esser accolte sotto il nome di Gio Ponti – ripercorse qui attraverso la scrittura, la grafica, l’architettura e il design. Un libro che insegna moltissimo, arricchito da una conversazione tra Paolo Rosselli e Joseph Rykwert. Imperdibile.

 

Nel laboratorio infinito di Gio Ponti

Roberto Dulio

«Domenica – Il Sole 24 Ore»

05 novembre 2023

Gio Ponti — rigorosamente senza accento sulla o — non era solo un architetto. Anzi, come ci fa intuire già dal titolo il volume Officina Gio Ponti, nella sua non breve esistenza (1891- 1979) l’istrionico protagonista della vita culturale milanese, e non solo, è stato disegnatore, illustratore (lo spiega il saggio di Francesco Parisi e via via quelli degli altri autori), grafico (Mario Piazza), pittore, decoratore, direttore artistico, scrittore (Cecilia Rostagni), poeta, redattore, editore, designer e imprenditore (Elena Dellapiana), visionario progettista di automobili (Gabriele Neri), talent scout, urbanista, costumista, scenografo, stilista, consulente, collezionista, docente, fotografo… E si potrebbe continuare.
Anche architetto, certo, e lo diventa senza dubbio, dopo l’esordio in collaborazione con Emilio Lancia, con due sostanziali capolavori: l’Istituto di Matematica (1932-35) alla Città Universitaria di Roma — sotto la regia di Marcello Piacentini — e la sede della Montecatini (1935-38) a Milano (della quale si occupa Manfredo di Robilant). Il celeberrimo grattacielo Pirelli (1952-61) a Milano (sul quale scrive Fulvio Irace, principale fautore della riscoperta di Ponti a partire dalla fine degli anni 8o), conferma il talento dell’architetto milanese e la sua fama internazionale.
Per quanto celebre in vita — del resto autolegittimato dalla imponente attività editoriale inventata e praticata durante tutta la sua attività — Ponti sconterà dopo la morte, più che una rimozione, impossibile (della fortuna critica si occupa Manuel Orazi), una sorta di riduzione ad architetto volage, quasi bricoleur. Le multiple sfaccettature della sua personalità non erano amate né dall’accademia, della quale comunque faceva parte — era docente al Politecnico di Milano — né dalla critica militante degli architetti più engagés: nel 1955 sarà clamorosamente rifiutata Ia sua richiesta di adesione all’MSA (Movimento Studi di Architettura). «Una volta ero con Rogers; a un certo punto guardo l’orologio e dico: Devo andarmene perché ho un appuntamento. Dove vai? Vado da Gio Ponti. Come Puoi parlare con quel fascistone?» (ricorda Joseph Rykwert intervistato da Paolo Rosselli, pure autore dell’itinerario pontiano per immagini che accompagna e chiude il volume).
Del resto, la strumentale, più che ideologica, vicinanza al Fascismo aveva permesso a Ponti la riforma produttiva ed espressiva del comparto delle arti decorative, in parallelo al ruolo che Piacentini stava giocando per l’architettura, portandolo nel Dopoguerra a scontare l’esplicita diffidenza dei più giovani colleghi, spesso suoi ex allievi.
Ma a differenza di Piacentini, Ponti nel Dopoguerra maturerà una palingenesi creativa sorprendente. Il grattacielo Pirelli testimonia il magistrale compimento della sua ambizione a essere moderno, anzi modernissimo, grazie a quella complessa relazione tra i saperi, tra la pratica delle arti, dell’architettura, e delle imprese — di differente natura e segno — che aveva del resto alimentato la sua vena creativa negli anni tra le due guerre. Il romano Istituto di Matematica, sorta di Giano bifronte tra il connubio piacentiniano di avanguardia e tradizione e l’esplicita assonanza all’immaginario Iecorbusieriano e costruttivista, anticipala milanese sede della Montecatini, che lungi dall’essere una dichiarazione di fede banalmente avanguardista, si rivela come un dispositivo dal raffinato equilibrio tra innovazione e tradizione. Genialmente ambigua — come la quasi coeva Stazione di Santa Maria Novella a Firenze (1932-35)di Giovanni Michelucci e del Gruppo Toscano — la Montecatini invera l’immagine di un clamoroso rinnovamento della scena urbana, con le sue forme stereometriche e l’estetizzazione degli impianti, ma al tempo stesso testimonia il carsico legame che Ponti mantiene con la classicità. In fondo la pianta ad H dell’edificio potrebbe rimandare a certe soluzioni di aggregazioni planimetriche dell’amato Palladio, iI rivestimento è in prezioso marmo, mentre l’immagine monolitica del corpo edilizio, bucato dalla regolare sequenza delle aperture, pare memore di certe periferie sironiane, deprivate certo dell’aura tragica e ricondotte verso una rigorosa fiducia nel futuro.
L’amicizia e l’interesse per Mario Sironi, o il forte legame con Arturo Martini — che per la Montecatini doveva realizzare una monumentale scultura da porre all’esterno dell’edificio — nonché l’empatia per un progetto di rinnovamento espressivo realisticamente radicato nelle condizioni del proprio tempo, testimoniano la naturale prossimità di Ponti alla temperie del Novecento sarfattiano, ormai sfaldatosi alla fine degli anni 3o, ma assai vivo nella memoria dei suoi protagonisti. Uno straordinario paesaggio urbano di Sironi campeggerà sempre nella casa milanese di Ponti in via Dezza (il soggiorno della quale compare sulla copertina del volume, in una fotografia del 1957 con l’architetto, la moglie Giulia Vimercati e figli Giulio e Letizia), insieme alle opere dell’altro grande artista suo sodale, Massimo Campigli, che lo aveva ritratto con la famiglia nel 1934 (insieme anche le altre figlie: Lisa e Giovanna). Architettura e arte: i due poli tra i quali prende corpo la mutevole e coerente officina pontiana.

 

I libri di architettura, arte e design da leggere a novembre scelti da Elle decor

Silvia Airoldi

«Elle decor»

04 novembre 2023

Architetto, pittore, docente universitario, costumista, scenografo, arredatore, disegnatore per l’industria, scrittore. La parola poliedricità può forse sintetizzare l’attività svolta da Gio Ponti, nei molteplici ambiti e discipline, nel corso della sua lunga carriera. E proprio l’idea interessante di restituire quella “programmatica poliedricità” è il focus del libro, edito da Quodlibet, attraverso la proposta di otto saggi articolati su scrittura, grafica per libri e riviste, progetto di architettura e progetto di design, ovvero quattro delle diverse sfere di interesse di Ponti. Il suo lavoro è pensato come il prodotto di una officina di progetto, in cui i materiali lavorati possono variare, ma gli strumenti e il metodo di lavoro sono comuni e hanno un luogo di svolgimento fisso, che è Milano, si legge nell’introduzione. La metafora dell’officina suggerisce anche come l’obiettivo costante dell’attività di Ponti progettista sia stato quello di far prevalere l’intenzione progettuale sul processo attraverso cui essa si realizza, preservando sempre il suo ruolo autoriale. Guardando al catalogo dei lavori alle diverse scale di Ponti, edifici costruiti e oggetti prodotti, sembra fatto di tanti microcosmi; l’opera a cui Ponti pensa è un’opera chiusa, non aperta (come espresso nel libro, pubblicato nel 1945, dal titolo emblematico, “L’architettura è un cristallo”: il cristallo è una forma perfetta, che non può e non deve essere modificata, e il cui valore compete alla sfera estetica, dunque simbolica, prima che utilitaria). La forma, definita una volta per tutte, è attributo fondamentale dell’architettura nell’ideale di Ponti e, nella sua concezione, “ante litteram rispetto alla postmodernità”, l’architettura diventa mezzo per la comunicazione e la spettacolarizzazione del paesaggio. Lungo tutta la sua carriera, Ponti rivendica il mestiere dell’architettura come disciplina basata sulla libertà creativa del professionista messa al servizio della committenza, per lui quasi sempre definita da privati o da imprese. E in questo senso è determinante il rapporto con la Montecatini e la Pirelli, alla base dei progetti milanesi del Palazzo della Montecatini e del Grattacielo Pirelli, edifici con un ruolo chiave nella sua carriera. In cinquant’anni di professione l’architetto milanese è stato anche fondatore e direttore di riviste come ‘Domus’, ‘Stile’ e ‘Bellezza’ e ha collaborato con quotidiani e testate importanti, come ‘Il corriere della Sera’; autore di tantissimi testi e di una decina di libri, dove sono ‘sedimentate le sue idee, si è rivelato uno scrittore prolifico, come dimostrano anche i diversi pseudonimi utilizzati. Ponti ha ampliato il suo campo d’indagine, ovvero il territorio dell’architettura, esplorando o rivalutando settori dell’artigianato o industriali che erano stati ignorati o bistrattati dalla cultura architettonica ufficiale, come l’arredo navale o ferroviario; ha progettato oggetti di design, dal cucchiaio all’automobile, riflettendo il suo ruolo di «generoso moltiplicatore della cultura dei designer italiani», secondo le parole di Alessandro Mendini. Nel volume, i saggi degli autori interpretano disegni, testi e pubblicazioni di Ponti, analizzano i progetti degli edifici come Palazzo Montecatini, Grattacielo Pirelli, quelli degli oggetti di design, dal cucchiaio all’automobile, approfondendo alcune tematiche, anche con l’aiuto di fonti inedite tratte da Gio Ponti Archives, per offrire nuovi spunti e letture dell’attività di Ponti che, “di fronte alle preferenze italiane del primo quarto del secolo, rappresenta la responsabilità del gusto europeo e la sua necessità di essere moderno ad ogni costo”. Gli autori dei saggi sono: Elena Dellapiana, Manfredo di Robilant, Fulvio Irace, Gabriele Neri, Manuel Orazi, Francesco Parisi, Mario Piazza, Paolo Rosselli e Cecilia Rostagni.