Giuseppe VECCHI-Poesie di classe-

Giuseppe VECCHI-Poesie di classe-
Giuseppe VECCHI-Poesie di classe-

Giuseppe VECCHI-Poesie di classe-

GIANO BIFRONTE

Li abbiamo visti partire
dolenti e stravolti lungo la carretera
una ciambella infilata nel bastone
un fagotto di stracci sotto al braccio.
Volti persi nel nulla
alla ricerca di un impossibile sogno
del riscatto smarrito nel vuoto.
Ci siamo sorpresi e non riuscivamo a capire
anche perché nessuno
ci ha detto nulla di loro,
così come non ci avevano spiegato
di Manuel Zelaya e dell’ennesimo golpe
né mai ci dissero di Berta Caceras
e di tanti altri come lei
fragili foglie nel vento
spezzate col macete.
Ma ora che le frontiere si chiudono
e l’ipocrisia si riversa sull’ultimo male
non ci dicono che l’alternativa era peggiore
che proprio con lei si consumò
il primo affronto
alle madri in lacrime
ai fanciulli scalzi tra case di cartone.
Perché il sistema è un Giano bifronte
in cui la nuova frontiera
finì nella Baia dei Porci
o a fare guerra in Vietnam.
E poi scopri che Medgar, Malcolm e Martin
finirono tutti i loro giorni con governi liberal
mentre fu un uomo di nome Abraham
a ridare dignità al Riso nero di Sherwood
e anche lui gettò il sangue per questo,
mentre l’altra faccia del dio si chiama Richard
che sedeva con Augusto in macabri banchetti
e poi George che fece cadere le torri
trascinando nella loro rovina l’eco di una guerra infinita.
E mentre noi leggiamo e scriviamo parole
il mondo si avvita su sé stesso
prigioniero degli interessi di sempre,
perché l’importante è avere qualcosa in cui investire
siano anche multinazionali della frutta
o compagnie petrolifere e del rame.

Di una cosa mi rammarico:
che queste parole
non possano salire graffiando il cielo
a rigare quell’azzurro
con strie rosse di sangue,
che esso non goccioli sul mondo
a svegliare i troppi indifferenti
che Antonio odiava.

 

 

NUSAYBIN

Nusaybin,
nessuno parlerà di te
in Occidente
solo qualcuno aggrappato alle stelle
che ripete “venite
a vedere il sangue nelle strade”.
Nusaybin,
nessuno parlerà di te
in Occidente
ci assordano con parole auliche
ma è una maschera
che copre la serpe
Nusaybin,
nessuno parlerà di te
in Occidente
gli occhi sono chiusi
tutti sono stati comprati
per pochi denari
asserviti a un potere
che siede complice
ai tavoli sfarzosi
annegati nel sangue
e nel dolore.

ZTL

La geometria disegna le città
la storia le nutre del suo nettare
gli uomini le abitano
innalzati dalla ricchezza
in cima ai grattacieli
o respinti dalla povertà
nei dedali periferici cantati da Tracy.
Tra magnificenza e orrore
rimbalzano i loro giorni.

In ogni condizione umana
è naturale stringere alleanze
condividere i problemi
associarsi per migliorare
avere rappresentanti
che difendano legittimi bisogni
o scandalosi privilegi.

Una faccia del mondo
cerca nel lavoro
il pugno di grano quotidiano
ma anche il mezzo
dell’emancipazione e del riscatto.
L’altra gioca coi destini
costruisce o distrugge
a giorni alterni
secondo una convenienza spietata
che si nutre nei mercati
e cura soltanto sé stessa.

E tutto si muove sotto al sole
secondo apparenti logiche
che non prevedono l’inganno
né contemplano il tradimento.
Ma l’uno e l’altro
sono mostri in agguato
sempre pronti a materializzarsi
nei fatti dipinti di parole.

Per questo mi chiedo
se sia più importante il disagio sociale
un diritto negato
quel chicco di grano
essenziale come un dio
o la speculazione
che vive dei profitti puri del capitale
e gioca coi numeri
per nutrire se stessa.
E tutto si mescola
si confondono i ruoli
tanto che chi dovrebbe difendere
chi ne subisce le logiche
oggi ha issato la sua bandiera
nelle ZTL soltanto
e si è demandato a un ambiguo soldato
la giusta protesta nei luoghi del potere.

 

Fonte Ass. La Città Futura