FARA in SABINA-Inaugurazione di “THROUGH THE KEYHOLE – ATTRAVERSO IL BUCO DELLA SERRATURA”-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
FARA in SABINA-Inaugurazione di “THROUGH THE KEYHOLE – ATTRAVERSO IL BUCO DELLA SERRATURA”
Fara in Sabina, 20 giugno 2025-ForcinArt, con il patrocinio della Pro Loco di Fara in Sabina APS, è lieta di annunciare l’inaugurazione di “THROUGH THE KEYHOLE – ATTRAVERSO IL BUCO DELLA SERRATURA”, un’esposizione che promette di coinvolgere i visitatori in un’esperienza unica, unendo arte visiva e narrazione letteraria. Da domani, sabato 21 giugno, a sabato 29 giugno lo spaccio espositivo ForcinArt – situato in piazza Garibaldi 15 a Fara in Sabina – apre infatti al pubblico con la mostra “Through the Keyhole”, un’esposizione collettiva di sette artisti legati al territorio: Antonietta Aulicino, Claudio Consumati, Valeria D’Ascenzi, Roberto Giacomello, Tanino G. Infantino, Protonico e Antonio Vastano. ForcinArt nasce dal desiderio di condividere uno spazio familiare e domestico, dandogli così un nuovo significato. Situato all’interno di un palazzo della fine del 1700, precisamente la Vecchia Procura, nel centro storico di Fara in Sabina, ForcinArt ospita, per la prima volta, questo gruppo di artisti con connessioni sabine per scelta e/o per nascita, per amore e/o per caso ma comunque presenti e vigili e uniti dal desiderio di esprimere la loro creatività, il loro talento. Un team di otto artisti, legati al territorio sabino, dà infatti nuova vita a un antico palazzo del borgo con il progetto ForcinArt, da un’idea di Piero Izzolino, inspirato da un racconto di Francis Picabia e René Claire: lo spettatore è guidato in un percorso attraverso le stanze dello Spaccio Espositivo alla scoperta di emozioni e colori. All’interno, un cinematografo evoca curiose situazioni appartenenti al primo cinema sperimentale di Melies, alludendo all’importanza di magia e sorpresa nelle arti visive.
Il progetto ForcinArt sostiene inoltre il lavoro dell’associazione Pasqualina & Friends, che gestisce un piccolo rifugio nella città di Poggio Mirteto dove i randagi possono vivere liberi e felici fino al momento dell’adozione.
Orari di apertura della mostra:
- Anteprima: Giovedì 20 giugno 2025, ore 18:30
- Apertura mostra: Dal 21 al 29 giugno 2025
- Venerdì: 10-13, 17-21
- Sabato e Domenica: 11-21
- Dal lunedì al giovedì su prenotazione.
Informazioni e prenotazioni: Piazza Giuseppe Garibaldi, 15 – Fara in Sabina (RI) Email: forcinart@gmail.com Telefono: 333.46.79217

Fara in Sabina è un borgo di origini medievali arroccato su Colle Buzio, situato tra i Monti Sabini e la Valle del Tevere, in provincia di Rieti. La sua area risultava abitata già in epoca preistorica, come testimoniano alcuni reperti archeologici ritrovati in zona. Un primo insediamento, risalente alla fine del VI secolo ad opera di un distaccamento militare longobardo, doveva essersi già stabilito nell’area dove poi sorgerà, nel X secolo, il castello medievale.
L’area del comune fu popolata già in epoca preistorica (sono stati rinvenuti resti del Paleolitico medio e dell’età del bronzo medio, recente e finale).
Di fronte al Colle di Fara sorge l’altura di Monte San Martino, abitata in epoca protostorica da un esteso ed articolato insediamento risalente all’età del Bronzo finale (la maggior parte del materiale è venuto alla luce presso le pendici orientali del monte, in località Quattro Venti). Le ricerche hanno evidenziato la presenza di alcune opere di terrazzamento con recinti di mura realizzati in pietrame a secco, di cui si ipotizzò in alcuni casi una datazione ad epoca protostorica. È stato possibile ricostruire l’andamento di almeno tre cinte murarie, irregolarmente ellissoidali, che seguivano le curve di livello[4]. Oggi questo abitato protostorico è stato identificato con Mefula,[5] antica città degli Aborigeni (mitologia), che secondo Dionigi di Alicarnasso sorgeva ad appena 5 km di distanza da Suna (Toffia)[6]. Dionigi riferisce inoltre della presenza di mura, unico caso a riguardo del popolo aborigeno, un dato che trova conferma dall’effettiva presenza sul monte di murature a secco attribuibili ad epoca protostorica (peraltro rare in questo periodo).
L’insediamento aborigeno di Mefula scompare già durante la prima età del Ferro (forse in relazione alla contemporanea nascita dei centri sabini in pianura, come la vicina Cures).
Tra il IX secolo a.C. e il VI secolo a.C. nella località di Santa Maria in Arci si era stabilito un insediamento sabino, identificato con la città di Cures, che continuò a vivere in età romana (resti di terme e di un piccolo teatro e necropoli). Il territorio era sfruttato dal punto di vista agricolo con una fitta rete di ville, costruite su terrazzamenti in opera poligonale nel II secolo a.C. e in opera quasi reticolata nel I secolo a.C. (“villa di Grotte di Torri” e ancora di Fonteluna, di Mirteto, di Cagnani e di San Lorenzo a Canneto, di Sant’Andrea e di San Pietro presso Borgo Salario, di Grottaglie, di Piano San Giovanni, di Grotta Scura, di Monte San Martino, di Fonte Vecchia).
Le origini dell’attuale abitato sembrano risalire ad epoca longobarda, alla fine del VI secolo, come sembra indicare il toponimo, derivante dal termine longobardo fara, con il significato di “clan familiare”. Il castello è attestato dal 1006 e dal 1050 fu sotto il controllo dell’abbazia di Farfa. Fu quindi feudo degli Orsini. Dal 1400 è divenuto sede dell’abate commendatario di Farfa e si sono succedute le varie famiglie proprio a partire dagli Orsini fino alla famiglia Barberini, con il cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, che nel 1678 ha fondato, con sede nell’antico castello, il monastero delle Clarisse Eremite.
Nel 1867 fu toccata con la frazione di Coltodino dalla Campagna garibaldina dell’Agro Romano per la liberazione di Roma. Giuseppe Garibaldi dopo la sconfitta di Mentana raggiunse con i suoi Volontari la stazione ferroviaria di Passo Corese in comune di Fara dove partì in direzione del nord. Sempre da Fara sulla riva del Tevere partì con alcune barche la sfortunata spedizione dei Fratelli Cairoli conclusa tragicamente a Villa Glori. Testimonianze della Campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma (1867) sono conservate nel Museo nazionale di Mentana.
Il 10 dicembre 1920 la frazione di Canneto Sabino fu teatro di un eccidio, il più cruento, quanto a numero di morti del cosiddetto Biennio rosso. Durante una manifestazione organizzata dai braccianti nel tentativo di ottenere migliori condizioni di lavoro un gruppo di Carabinieri ne uccise 11 in località Colle San Lorenzo.




