Poesie di Silvio Ramat-Biblioteca DEA SABINA

Biblioteca DEA SABINA

Poesie di Silvio Ramat-

La poesia di Silvio Ramat incontra per “minimi strapiombi” una umanità che ha già conosciuto tutte le temperie: dalla storia alla fine delle illusioni, dalle tensioni acutamente attuali alle sollecitazioni più propriamente metafisiche. Nell’impossibilità di “scindere fuoco da fumo” tutto affiora allora, senza ulteriori spargimenti, nel “bianco e nero di un dormiveglia stanato”. La fluente scrittura di Ramat tende e sollecita a congiungere su se stessa la pluralità degli eventi che toccano il fulcro dell’esistenza, nella tensione religiosa che si fa carico di un destino collettivo e in una profonda vocazione al dialogo.

Silvio Ramat

POESIE

Silvio Ramat <Fare col verso come fanno i rari pittori del reale, che descrivono intero l’universo raffigurando una bottiglia, un panno poggiato su una sedia.>>

 

UNA FONTE

 

I poeti dicono la verità.

Una parte di essa duole in altri

ed è quella che dura.

Sto leggendo nella coppia di buoi

aggiogata alta sopra i binarî

una specie che il secolo ventunesimo estinguerà.

Dell’erba del pendio su cui poco procedono

dico che sarà presto sulla curva

del rimpianto.

Con altro, di paese in paese,

di fonte in fonte,

avendo lo stesso muro

opaco d’aria in fronte.

Silvio Ramat

UN RIO SOTTILE

Tra il non dimenticare e il ricordare

corre un rio sottile dove una barca

leggera, senza più vela né remi,

va lenta, incerta se una chiusa, presto,

le sbarrerà la via o se queste acque

avranno sbocco in un più largo fiume.

A bordo non un’ombra di pilota.

Tutto è rimesso alla grazia del vento.

 

LORO CHISSÀ

 

I morti di lungo corso chissà.

I nonni dei bisnonni fatti cenere

loro chissà se arrivano a parlarsi

se mai un filo di vento desti il filo

di voce che non tutti avranno perso.

Ma l’incertezza è su che cosa dirsi.

I cimiteri sono per i vivi.

Dichiarazione di poetica in versi di Silvio Ramat (Firenze, 1939).

 

Silvio Ramat

Silvio Ramat è nato a Firenze nel 1939. Titolare dal 1976 della cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova, ha affiancato l’attività di critico a quella di poeta. La prima, avviata nel 1965 con una monografia montaliana, è proseguita studiando alcune delle principali correnti della poesia del nostro secolo (L’ermetismo, La Nuova Italia, 1969), fino a tentarne una ricognizione sistematica (Storia della poesia italiana del Novecento, Mursia, 1976) a partire dalle sue origini (Protonovecento, Il Saggiatore, 1978). Pur nella ribadita fedeltà agli autori massimi (L’acacia ferita e altri saggi su Montale, Marsilio, 1986), la sua attenzione si è successivamente concentrata sui microcosmi testuali (I sogni di Costantino, Mursia, 1988; Particolari, Mursia, 1992) e su studi d’insieme, quali  La poesia italiana 1903-1943 (Marsilio 1997) e I passi della poesia (Interlinea 2002). Nel 2005 ha curato per Mondadori l’edizione di Tutte le poesie di Alfonso Gatto. Il suo esordio poetico risale al 1959, con Le feste di una città. Fra le sue numerose raccolte: Gli sproni ardenti (Mondadori, 1964);  Corpo e Cosmo (Scheiwiller, 1973); In parola (Guanda, 1977); L’inverno delle teorie (Mondadori, 1980); L’arte del primo sonno (San Marco dei Giustiniani, 1984); In piena prosa (Amadeus, 1987); Orto e nido (Garzanti, 1987); Una fonte (Crocetti, 1988); Serials (Biblioteca Cominiana, 1988); Pomerania (Crocetti, 1993); Origine e destino (Quaderni del Battello Ebbro, 1995). Numeri primi (Marsilio 1996); Il gioco e la candela (Crocetti 1997); Per more (Crocetti 2000). Il corpus della sua poesia 1958-2005, Tutte le poesie, è uscito presso Interlinea nel 2006.