Ingeborg Bachmann, Poetessa austriaca

una poesia di Ingeborg Bachmann, Poetessa austriaca

Invocazione all’Orsa Maggiore

Scendi, Orsa Maggiore, notte arruffata

fiera dal manto di nubi, dagli antichi occhi,

stelle occhi,

nella macchia affondano, scintillanti,

le tue zampe con gli artigli,

stelle artigli,

vigili noi pascoliamo gli armenti,

pur da te ammaliati, e diffidiamo

dei tuoi fianchi sfiniti, degli aguzzi

denti dischiusi,

vecchia orsa.

Un cono di pigna: il vostro mondo.

Voi: le sue squame.

Dagli abeti dell’inizio

agli abeti della fine

la rivolto, la sbalzo,

l’annuso, ne saggio il sapore

e l’abbranco.

Temete e non temete!

Gettate l’obolo nella borsa,

all’uomo cieco una buona parola,

perché tenga l’orsa al guinzaglio.

E condite gli agnelli di spezie.

Potrebbe quest’orsa

liberarsi, non più minacciando,

incalzando ogni pigna, dagli abeti

caduta, maestosi abeti alati,

precipitati dal paradiso.

Da: Invocazione all’Orsa Maggiore, trad. di Luigi Reitani. SE, Milano 1994

Ingeborg Bachmann, Poetessa austriaca
Ingeborg Bachmann, Poetessa austriaca

Breve biografia di Ingeborg Bachmann-Poetessa austriaca (Klagenfurt 1926 – Roma 1973). Ottenne il primo riconoscimento col premio conferitole dal “Gruppo 47” per le poesie riunite in Die gestundete Zeit (1953), nelle quali i motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) s’incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione d’un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico. Nella successiva raccolta, Anrufung des grossen Bären (1956), i nodi espressivi tendono a sciogliersi in un dettato più lucido (vi compare spesso, al posto del metro libero, la strofa rimata), pur senza perdere di profondità. Di singolare interesse (a parte alcuni testi minori, fra i quali ricorderemo i radiodrammi Die Zikaden, 1955 e Der gute Gott von Manhattan, 1958, in forma di ballata) sono altresì i volumi di racconti Das dreissigste Jahr (1961) e Simultan (1972) e il romanzo Malina (1971): pagine narrative caratterizzate da una intensa vibrazione poetica, anche se quasi sempre lontane dai moduli della “prosa lirica