Poesie di Andrea Visone-Poeta di Torre del Greco-Biblioteca DEA SABINA

Biblioteca DEA SABINA

Poesie di Andrea Visone-Poeta di Torre del Greco-

Descrizione-«I poeti saranno pure brutte persone, ma credono nelle fate ed è quello che basta!» dice Andrea Visone. Ecco allora che le sue poesie sono evocazioni vere e proprie. Dell’ottobre romano con la Villa Borghese dalle aiuole sabbiose, degli gnommeri gaddiani, delle estati pavesiane di un’anima in pena, della ‘ubris’ stronza di cambiare il mondo. C’è anche un diario segreto tra fratelli e un diario dei morti. E delle divagazioni esotiche su una Piazza Rossa gozzaniana e in una Russia sentimentale e spietata; e in un’altrettanto spietata Latinoamerica. Prefazione del critico d’arte Claudio Strinati.

Andrea Visone

 

Nel riflesso di un’onda sulla pietra il destino

ha posto la sua marca ondivaga e fissa al tempo stesso

[…] qualcosa di ciò che è andato via respira

ripetendo a memoria la formula del silenzio

 

«Così adesso, prendendo su di me il mistero delle cose»

mi sono messa a lucidare la scogliera delle distanze

e quello che tu sei, sarai, non era già scritto

né l’ho scritto ancora. è un’attesa.

 

provare teoremi, misurare le frasi accanto alle foglie

fosche dell’albero di parole

calcolare ciò che è stato perso e ritrovato

è una festa del corpo e delle prose. e quello che sono

accanto a te

non è forse ora un solstizio, la tenacia delle verità

fuori dal giudizio universale? ah! vieni e fammi

compagnia amore in questo esercizio del reale

 

 

quasi tutto (laggiù e tempo addietro)

sembra ora di ritorno […] anche le parole

con la fiducia posta nel silenzio a salvare

la mandorla delle ore che ci disfano

e così nell’imminenza timida dell’amore

esiliati da noi stessi, restiamo muti, sospesi

al non poter dire nulla di quel che più amiamo

[e allora scriviamo]

 

(da Esercizio del reale, Edizioni La Gru, 2025)

 

 

Scrittura dell’assente

 

                                            […] to a long stranger; or not; schimmer & disappear

                                             […] Berryman, Omaggio a Mistress Bradstreet

 

Il giorno scrive di sé col suo senso notturno

nascosto. con la precisa dilatazione calligrafica

d’un volo d’aironi. l’occhio infrange il silenzio del foglio

oceanico (onda, acqua, custodia d’addio)

 

[…] accanto ai suoni stretti delle solitudini

vi sono uccelli che temono l’ampiezza interiore

dei mondi articolati alle contraddizioni

di frutti spolpati. ai perdoni. ceneri e scorze di foglie

presagi. crisalidi d’essenze d’un incedere silente

 

la ruggine sconfessa le catastrofi del sambuco

attorno al corpo estremo del ramo. il reale

manifesta la sua materia di buco. alcuni esseri

allora prendono fuoco. altri assumono una forma

d’azzurro alla Cezanne. le composizioni sillabiche

toccano qualcosa, lo toccano come se non esistesse

 

comincia qui la tempesta del verbo che afferra

l’inchiostro, semina scorie, arranca lungo

la sua andatura. ciò che poi avviene lo impari

dal niente. la traccia alterata che solca lo spazio

è un effetto della stesura e sei tu

quest’essere che sta come d’assente

 

 

Barcarola

 

Nemmeno studiando a memoria la domanda

ti salverà trovare la teoria d’una lingua cieca

o affinare la proiezione dell’anima

sulle macchie di Rorschach. né ti sanerà l’astratto

concetto della cinciallegra che tutti i pomeriggi

l’aria compone senza parola la barcarola

nella Belle nuit di Jacques Hoffenbach

 

 

Corrispondenze [mancanti]

 

Esala un’alta alba rosseggiante

ebbra di sole

l’ortensia incapricciata sopra

nudità indocilite ai soffi

d’insetti mansueti

 

corrispondenze vuote

di poeti spossati spolpati

squassati da squassati irresistibili

formicolii d’addio

 

il gesto afono la parola monca […]

carme e carne effemeridi

in un rosso che solfeggia accanto

a un volto volo d’animale

e albeggia sui coralli d’una cicala

il suono d’osso delle desinenze

 

(dalla raccolta inedita Scrittura dell’assente)

Un’eco biblica nei versi di Andrea E. Visone

10 Dicembre 2025

di Giuliano Bascetto

Una silloge di poesie di recente pubblicazione

 

 «Le poesie/ sono come vasche di saline:/ le parole inutili evaporano/ nell’aria marina,/ mentre nel fondo/ i versi maturano/ e bruciano l’animo/ che fruga ansioso/ come un uccello nel fango» (“Saline”). Processi fisici dunque, passaggi di stato della materia, dalla volatilità delle parole al coagulo delle poche degne, il verso, quel verso «che oggi il cristallo del tempo/| ha indurito» (“Miele”). Questa la definizione di opera poetica che Andrea Edoardo Visone – membro della chiesa valdese di via Quattro Novembre in Roma – ci offre in Al riparo dall’ombra, silloge da poco pubblicata per i tipi di Fefè Editore e arricchita dalla prefazione del prof. Claudio Strinati*.

 

Un ricetto, appunto, nel quale farsi abbacinare da continui riverberi, ambigui come «i borghi etruschi/ delle terre di mezzo/ s’intrecciano/ di vicoli scuri/ che slargano/ in piazze senza respiro» (“Fugge la stagione”), struggenti a mo’ di «cerva/ tra le zampe dei grifi» (“Daunia”). Vere e proprie «foreste di immagini» che «si cercano» – apprendiamo, programmaticamente, nella lirica che battezza la raccolta – sulle labili piste della «polvere/ della materia/ che si scioglie tra le case» (“Entropia”).

 

L’ermetismo di Quasimodo intride queste pagine, il medesimo illustre traduttore del componimento della poetessa greca Saffo che balena in “Frammento tra i frammenti”. Al Quasimodo di Uomo del mio tempo occhieggia il nostro autore quando lo spauracchio dell’atomica lo fa tremare dentro (“La mia generazione”)? Una vena talora cupa, cruda, certo crepuscolare, ma meno pervasiva di quanto forse egli stesso supponga o tema, giacché si spalancano orizzonti di «una vita che ha nome di cieli e di giardini» (“Forse una nuova poesia”) o scopriamo che «il pianto di un neonato/ è come luce di perla/ prima dell’alba» (“La chiameranno Mila”). Aleggia un profumo di favola, come quella di Amore e Psiche eternata da Apuleio, allorché Andrea rassicura chi ha al proprio fianco, e chi legge: «anche se accendi il lume | non ti dirò i miei mostri» (“Non dormi”). E come in tutte le buone fiabe che si rispettino ecco imbatterci in orchi, ninfe, fauni e fate, soprattutto in fate, con il loro far capolino in ben quattro liriche.

 

A viste persino trascendenti – in antinomia con le religiose «inaridite nei chiostri/ e nell’orgoglio/ di una falsa fede» – scorge fate nelle infermiere, e vi crede, come crede nella Grazia, «senza volerlo» (“Amazing Grace”). Per la Lettera agli Efesini gli amanti diverranno una sola carne: per il nostro autore essi, egli stesso e la sua nipotina, sono «uniti dalla forma» (“Al riparo dall’ombra”), quasi un’unica sagoma delimitata da un tratto di matita. Il Vangelo di Giovanni e il Salterio di Davide trovano esplicita cittadinanza in “Cosa c’è tra noi?”, mentre affettuosa eco dell’inno 45 dell’Innario cristiano risuona in “Foglie di versi” là dove Andrea, ancora in riferimento alla piccola nipote, è una «grande quercia/ nodosa e storta/ che per te si finge “forte rocca”». Prenderà sonno «sulla scala del pulpito/ sotto la croce […] vuota» (“Ipno”) proprio nel tempio di Quattro Novembre? Ebbene, ciò è quanto lo riguarda, quanto riguarda il «bambino con un piede/ nella vita,/ fratello eretico,/ vecchio senza fede» che azzarda «un ultimo volo» (“Ascolta di nuovo”).

 

Così ha fine “Siccità”: «… lo sai che una volta/ ho visto la neve/ coprire la piazza?/ Chiude gli occhi/ ma non vede nulla./ Com’era nonno?, mi chiede./ Bianca come te/ e all’alba,/ quando aprivo la finestra,/ pura come il tuo corpo./ La bambina insegue/ un mulinello di sabbia e rifiuti/ tra le macchine ferme./ Poi il riflesso del sole/ l’acceca». A me ricorda il cieco Omero, che nel VI libro dell’Odissea dona all’Occidente la prima visione dell’Olimpo, la celebre sede dei numi che «non da venti è squassata, mai dalla pioggia/ è bagnata, non cade la neve, ma l’etere sempre/ si stende privo di nubi, candida scorre la luce».

 

* A. E. Visone, Al riparo dall’ombra. Roma, Fefè editore, 2025, pp. 110, euro 15,00.

Biografia di Giuseppe Visone è nato nel 1971 a Torre del Greco (Na), vive a Nocera Inferiore (Sa) dove insegna Filosofia e Storia al “G. B. Vico”. Laureato con lode in Filosofia all’Università di Napoli “L’Orientale”, consegue qui pure il dottorato in Filosofia e Politica; si è poi specializzato con borsa di studio all’IISF in “Storia Politica del Mediterraneo”. Ha insegnato dal 2005 al 2015 Semiotica e Filosofia del Linguaggio in qualità di cultore della materia; è stato docente di Filosofia Morale dal 2006 al 2009 in qualità di docente a contratto per il corso di Laurea “Scienze delle Professioni Sanitarie” alla facoltà di Medicina e Chirurgia della “Federico II”. Frequenta per la formazione psicoanalitica l’Istituto Freudiano di Roma. Nel 2005 ha contribuito a fondare e ha diretto la casa editrice Heimat. Ha pubblicato diversi saggi su riviste specialistiche. Del 1996 è la sua prima raccolta di poesie, vincitrice del premio selezione Ragusa. Esercizio del reale, Edizioni La Gru, Padova 2025 è il suo libro di poesie di recente pubblicazione. Attualmente sta lavorando alla raccolta inedita di poesie Scritture dell’assente, e alla traduzione dal tedesco all’italiano delle memorie di guerra dell’ambasciatore di Berlino a Mosca G. F. Pourtalès.

 

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