Poesie di Simone Weil- filosofa, mistica e scrittrice francese-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Poesie di Simone Weil- filosofa, mistica e scrittrice francese-
Intellettuale di altissima statura morale, Simone Weil venne considerata dopo la morte quasi una beata, tanto che il Nobel André Gide la definì brillantemente “la santa degli esclusi”.
Nella sua breve ed intensa vita aveva unito l’attivismo sociale di insegnante, partigiana antifascista in Spagna, operaia volontaria e sindacalista alla Renault, ad una profonda e vasta opera di speculazione filosofica.
I suoi scritti furono divulgati postumi da un altro premio Nobel, Albert Camus, e comprendono saggi fondamentali per la Cultura del ventesimo secolo che spaziano dall’etica alla politica, dalla metafisica all’estetica.
Tra essi, anche una raccolta di liriche, considerata dall’accademica e critica letteraria Maura Del Serra “poesia cosmica, intima ed etica a un tempo, tesa nello slancio periglioso e trasparente che unisce il bello al bene, il sociale al metafisico, la necessità alla libertà, la pesantezza alla grazia, la geometria cartesiana alla metrica della passione romantica ed ‘impegnata’.”
A tal proposito, chiosa la stessa Weil nel suo diario di appunti, pubblicato col titolo ‘Cahiers’: “La poesia insegna a contemplare i pensieri invece di mutarli”.

LA PORTA
(Simone Adolphine Weil)
Aprite la porta, dunque, e vedremo i verzieri,
berremo la loro acqua fredda che la luna ha traversato.
Il lungo cammino arde ostile agli stranieri.
Erriamo senza sapere e non troviamo luogo.
Vogliamo vedere i fiori. Qui la sete ci sovrasta.
Sofferenti, in attesa, eccoci davanti alla porta.
Se occorre l’abbatteremo coi nostri colpi.
Incalziamo e spingiamo, ma la barriera è troppo forte.
Bisogna attendere, sfiniti, guardare invano.
Guardiamo la porta; è chiusa, intransitabile.
Vi fissiamo lo sguardo; nel tormento piangiamo;
noi la vediamo sempre, gravati dal peso del tempo.
La porta è davanti a noi; a che serve desiderare?
Meglio sarebbe andare senza più speranza.
Non entreremo mai. Siamo stanchi di vederla.
La porta aprendosi liberò tanto silenzio
che nessun fiore apparve, né i verzieri;
solo lo spazio immenso nel vuoto e nella luce
apparve d’improvviso da parte a parte, colmò il cuore,
lavò gli occhi quasi ciechi sotto la polvere.

A UN GIORNO
Dal filo di ogni esile
erba il silenzio salga.
E poi si unisca ai
deserti illuminati.
Anche il cuore ne trema:
se l’improvviso aspetto
atteso del mattino
eliminerà l’ombra!
LAMPO
Il cielo puro imprima sulla faccia,
il cielo dove nubi lunghe corrono,
un vento con l’odore della gioia,
e forte: e tutto nasca, senza sogno.
Nasceranno per me le città umane
che un soffio puro libera da brume;
e i tetti; i passi; i gridi, e ogni lume
e suono umano: ogni preda del tempo.
Nasceranno i mari e la barca bilanciata;
il colpo di remo e i fuochi di notte;
i campi, e il mannello che si lancia;
le sere e la sequenza delle stelle;
la luce accesa e la genuflessione
del corpo, e l’ombra, l’urto nelle viscere
della miniera; mani che lavorano
i metalli tranciati; il ferro morso
in un grido di macchine.
Il mondo è nato: e tu, vento, mantienilo.
Ma il mondo crolla, coperto da fumi.
Mi era nato il mondo in uno squarcio
di cielo verde e chiaro, tra le nubi.
GLI ASTRI
Astri di fuoco che occupate i cieli
lontani, astri muti e freddi, che girate
senza vedere, ci spogliate il cuore
dal tempo vecchio: ci date al futuro
senza che lo vogliamo. Un nostro pianto
o grido è poca cosa. Se si deve,
vi seguiremo, le braccia legate,
gli occhi volti al vostro puro lampo,
ma amaro. Noi tacciamo, e sul cammino
si oscilla, ma di colpo la vostra gloria è in cuore.
[ traduzione di massimo sannelli ]
IL MARE
Acqua docile al freno, sottomessa in silenzio,
Sparso mare dai flutti per sempre incatenati,
E massa offerta al cielo, specchio dell’obbedienza
Dove ogni notte tesse nuove pieghe
La lontana potenza senza sforzo degli astri.
.
Quando viene il mattino e di sé colma lo spazio,
Essa raccoglie e rende il dono della luce.
Si posa in superficie un brillìo lieve;
L’acqua, in attesa e senza desiderio,
Sotto il giorno che cresce risplende e si cancella.
.
Il riflesso serale darà all’ala sospesa
Fra cielo ed acqua un lucrore improvviso.
Trattiene in basso la legge sovrana
L’onde oscillanti, fisse alla distesa
Dove ogni goccia sale e scende alterna.
.
La bilancia dai bracci segreti e trasparenti
D’acqua si pesa, e pesa schiuma e ferro,
Di per sé giusta ad ogni barca errante.
Un filo azzurro traccia sulla nave un rapporto,
Esatto sulla sua linea apparente.
.
Sii propizio, ampio mare, agli infelici mortali,
Stretti ai tuoi bordi, persi nel tuo grande deserto.
A chi è per sprofondare parla, prima che muoia;
Éntraci fino all’anima, acqua, sorella nostra:
Degnati di lavarla dentro la tua giustizia.
.
da Le poesie di Simone Weil (a cura di Maura Del Serra, Editrice C.R.T. by Petite Plaisance — immagine d’apertura: fotografia di Mimmo Jodice, Figure del mare -10)
Simone Adolphine Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943) è stata una filosofa, mistica e scrittrice francese, la cui fama è legata, oltre che alla vasta produzione saggistico-letteraria, alle drammatiche vicende esistenziali che ella attraversò, dalla scelta di lasciare l’insegnamento per sperimentare la condizione operaia, fino all’impegno come attivista partigiana, nonostante i persistenti problemi di salute.
Sorella del matematico André Weil, fu vicina al pensiero anarchico e all’eterodossia marxista. Ebbe un contatto diretto, sebbene conflittuale, con Lev Trockij, e fu in rapporto con varie figure di rilievo della cultura francese dell’epoca. Nel corso del tempo, legò sé stessa all’esperienza della sequela cristiana, pur nel volontario distacco dalle forme istituzionali della religione, per fedeltà alla propria vocazione morale di presenziare fra gli esclusi. La strenua accettazione della sventura, tema centrale della sua riflessione matura, ebbe a essere, di pari passo con l’attivismo politico e sociale, una costante delle sue scelte di vita, mosse da una vivace dedizione solidaristica, spinta fino al sacrificio di sé.
Simone Weil La sua complessa figura, accostata in seguito a quelle dei santi, è divenuta celebre anche grazie allo zelo editoriale di Albert Camus, che dopo la morte di lei a soli 34 anni, ne ha divulgato e promosso le opere, i cui argomenti spaziano dall’etica alla filosofia politica, dalla metafisica all’estetica, comprendendo alcuni testi poetici.

