Viterbo-Giorgio Capitani apre i Pomeriggi Touring-
Viterbo-Giorgio Capitani raccontato dalla moglie Simona Tartaglia. Il regista (1927-2017), ben noto per la serie televisiva sul maresciallo Rocca ambientata a Viterbo, è il primo dei cinque personaggi della XVI dizione dei Pomeriggi Touring che quest’anno punta sul tema “Tuscia Grandi Firme”. L’appuntamento è per venerdì 30 gennaio 2026 alle ore 16,30 presso la sede della Fondazione Carivit (Viterbo, palazzo Brugiotti, sala Assemblee, 1° piano, via Cavour 67).
Giorgio Capitani
Capitani ha stretto con Viterbo fin dal 1995 un rapporto di cordiale amicizia, avendo trascorso l’ultima stagione della sua vita nel capoluogo della Tuscia dove ha acquistato una casa nel centro storico preso il santuario di Santa Rosa cui era particolarmente legato. Il Touring Club si interessò nel 2022 di apporre una targa sulla facciata della sua abitazione in collaborazione con la Fondazione Carivit.
“Per lo storico sceneggiato con Gigi Proietti – disse Capitani in una intervista – abbiamo scelto la città dopo una accurata serie di ricognizioni e ci ha portato fortuna”. È rimasto alla storia l’episodio in cui è stata coinvolta, in una puntata della seconda serie, la “Macchina di Santa Rosa” (modello “Sinfonia d’archi” 1998 di Angelo Russo) che dette una forte spinta alla sua popolarità e alla nomina di Capitani a cittadino onorario di Viterbo.
Ma non solo “Rocca” (1996-2005). Capitani ha scelto Viterbo per varie sequenze in altri sceneggiati di successo come Un prete fra noi (1997), Papa Giovanni (2002), Rita da Cascia (2004), Callas ed Onassis (2005), Edda (2005), Papa Luciani (2006), Il generale dalla Chiesa (2007), Puccini (2009), Enrico Mattei (2009). Riguardo alla filmografia, la sua prima regia risale al 1954 con il film “strappacore” Piscatore ‘e Pusilleco con Giacomo Rondinella. Tra gli altri lavori cinematografici ricordiamo Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili (1964) e le commedie Pane, burro e marmellata (1977), Io tigro, tu tigri, egli tigra (1978), Vai avanti tu che mi vien da ridere (1982), Missione eroica – I pompieri 2 (1987), Rimini Rimini – Un anno dopo (1988).
Giorgio Capitani
Simona Tartaglia, che ha seguito Giorgio Capitani dal 1985 (diventerà sua moglie) nella attività cinematografica e televisiva, ha svolto i ruoli di casting director, regista e aiuto regista. E’ inoltre docente di recitazione cinematografica, sceneggiatrice e organizzatrice di festival. Dal 2022 è referente della Film Commission Comunale di Viterbo. Nella conversazione su Giorgio Capitani si avvarrà di alcune clip di interviste e sceneggiati.
I “Pomeriggi Touring” sono organizzati dal Club di Territorio di Viterbo del Touring Club Italiano (Console Vincenzo Ceniti) con il patrocinio della Fondazione Carivit e la collaborazione di Fidapa, Inner Wheel, Serra Club Viterbo e associazione culturale “Nimpha”. Ingresso libero, non è necessaria la prenotazione.
Descrizione-L’Archivio di Stato di Viterbo è un organo dell’Amministrazione archivistica del Ministero della cultura. Le sue funzioni ‒ come quelle degli altri istituti archivistici italiani, uno per provincia ‒ sono la tutela, la conservazione e la valorizzazione della documentazione storica preunitaria e postunitaria di natura territoriale.
Viterbo-Archivio di Stato -Privilegio imperiale Privilegio con il quale Federico II concede agli abitanti di Tuscania, suoi alleati durante l’assedio di Viterbo, il diritto di “carricare et scarricare vasella cum frumento et aliis rebus in porto Murelle… Novembre 1243-
Per la parte preunitaria l’Archivio di Stato di Viterbo tutela e conserva la documentazione degli organi territoriali dello Stato pontificio riferiti a Viterbo e alla sua attuale provincia, la documentazione notarile a partire dal Medioevo e gli archivi delle corporazioni religiose soppresse dopo l’Unità. Per la parte postunitaria conserva parimenti la documentazione degli organi territoriali dello Stato unitario e inoltre la documentazione notarile anteriore agli ultimi cento anni.
Viterbo-Archivio di Stato -Carte da gioco artigianali Carte di età incerta usate come segnalibri all’interno di antichi protocolli notarili. Si tratta del due e del fante di spade e del cavallo e del re di bastoni.
Custodisce quindi la documentazione degli uffici giudiziari e amministrativi dello Stato, che sono tenuti a versare agli istituti competenti per territorio le carte relative ad attività esaurite da oltre trenta anni o, secondo accordi, documentazione più recente.
Viterbo-Archivio di Stato -Catasto Piano – pianta topografica del terreno detto “il giardino di Bisenzo”Proprietà composta di terreni fertili, paludosi e di arenili, sita nei pressi dell’antica città di Bisenzo, posta sulle sponde del lago di Bolsena e destinata ad essere abbandonata a causa della malaria1777.
Conserva inoltre documentazione di valore storico di enti pubblici non statali e di soggetti privati (famiglie, persone, imprese). Nell’ambito di una valorizzazione sempre più aperta alle esigenze dell’utenza e per una maggiore diffusione della conoscenza del patrimonio documentario, l’Archivio di Stato di Viterbo organizza convegni, mostre, presentazioni di libri, visite guidate, attività didattica dell’Istituto e nell’Istituto.
Viterbo-Archivio di Stato -Manifestino risorgimentale inneggiante a Vittorio Emanuele II, re d’Italia (1861)
Viterbo -La “Settimana Barocca” dal 10 settembre nella di Santa Maria della Verità-
Viterbo- “Settimana Barocca” dal 10 settembre 2025 nella chiesa di Santa Maria della Verità con ingresso libero. I musicisti se li contendevano i “cardinali big” della Roma papalina del primo Seicento, da Ippolito Aldobrandini, ad Odoardo Farnese, Maffeo Barberini ed altri, sempre alla ricerca di giovani talenti per oratori e musiche sacre da eseguire nelle solenni liturgie nei primi anni di Controriforma. Nel contempo. nei salotti-bene, principi e nobili si facevano promoter delle loro musiche che venivano eseguite negli aristocratici palazzi da complessi barocchi e voci “femminili” spesso di uomini evirati. Alle donne non era consentito di esibirsi in pubblico, specialmente in chiesa.
Viterbo-chiesa Santa Maria della Verità
In questo fecondo clima musicale, i fratelli Mazzocchi (Domenico e Virgilio) originari di Civita Castellana godevano di stima e prestigio per le loro apprezzate composizioni. Virgilio, maestro di cappella della Cattedrale civitonica di Santa Maria Maggiore, è stato addirittura per alcuni anni alla direzione della Cappella Giulia di Roma.
Molto richiesti i loro mottetti, madrigali, operine, tanto da essere ricordati come gli antesignani nell’uso del semitono enarmonico, dai “crescendi” ai “piano e forte” poi diffuso dai maestri del tempo .Ne avremo una ghiotta dimostrazione al concerto della “Settimana Barocca” del 10 settembre 2025 nella chiesa di Santa Maria della Verità a Viterbo alle ore 21,00 con ingresso libero.
All’Orchestra barocca “Furiosi affetti” di Roma, fondata da Giorgio Bottiglioni, si unisce la voce del mezzosoprano Sonya Yuneeva che si esibirà nella Cappella Mazzatosta. Oltre a due brani dei fratelli Mazzocchi, ascolteremo musiche di alcuni compositori di quel periodo (Biagio Marini, Tarquinio Merula, Nicola Matteis, Franz Biber ed altri), che ricreeranno le atmosfere del Barocco romano con Erica Scheri al violino, Ulrike Pranter violoncello, Olena Kurkina tiorba e Paolo Tagliapietra al clavicembalo.
“Il successo di pubblico e di esecuzione del concerto inaugurale della Settimana Barocca del 31 agosto scorso al Gonfalone di Viterbo – ha detto il console del Touring Club Vincenzo Ceniti cui si deve l’iniziativa curata sul piano artistico dall’Associazione ‘Le Triolè” – è stata la dimostrazione che le manifestazioni di qualità vengono sempre seguite e apprezzate”.
La “Settimana Barocca” giunta alla quarta edizione, si avvale del sostegno della Provincia e del Comune di Viterbo e della Parrocchia di Santa Maria della Verità cui si riferiscono le celebrazioni per la ricorrenza della festività della Madonna addolorata. Per il programma completo digitare www.furiosiaffetti.it
Viterbo va in scena al Teatro dell’Unione “Italian Dire Straits Tribute Band”
Il Comune di Viterbo e ATCL – Circuito multidisciplinare del Lazio sostenuto da MIC – Ministero della Cultura e Regione Lazio, presentano, al Teatro dell’Unione, domenica 9 febbraio alle ore 18,00, Italian Dire Straits Tribute Band. Il progetto di quella che viene oggi definita la miglior tribute band dei Dire Straits nasce nel dicembre del 2008. Da allora ha suonato in tutta Europa in club, teatri, festival e location open air. Riprodurre le sonorità dei Dire Straits non viene preso alla leggera e la band lo fa con grande professionalità e rispetto, grazie a sonorità molto vicine a quelle di Mark Knopfler, con un pizzico di interpretazione originale. Il repertorio spazia su tutta la discografia dei Dire Straits, alternando i grandi classici quali “Sultans of Swing”, “Tunnel of Love”, “Telegraph Road”, “Romeo and Juliet”, “Brothers in Arms”, “Money for Nothing”, “Private Investigations” a pezzi più particolari come “News”.
Viterbo -Teatro dell’Unione “Italian Dire Straits Tribute Band”
il Teatro Unione (o Teatro dell’Unione) è il principale teatro della città di Viterbo. La sua costruzione ed il suo nome derivano dalla “unione” di un gruppo di cittadini viterbesi che nel 1844 formarono la “società dei palchettisti”, con a capo il conte Tommaso Fani Ciotti.[1]
In seguito ai gravi danni dovuti ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, vista la necessità di reperire ingenti somme per la sua ricostruzione, termina il condominio tra la Società dei Palchettisti ed il Comune, che fino a quel momento aveva amministrato il teatro. Dal 9 dicembre 1949, con decreto prefettizio, la proprietà è totalmente comunale.[5]
Foyer del Teatro Unione e Carrozza dei Priori (1700).
L’edificio è situato nel centro storico in piazza Verdi (comunemente detta piazza del Teatro).
Dopo un lungo periodo di chiusura di oltre sei anni dovuto a lavori di ristrutturazione, il Teatro è stato riaperto al pubblico il 13 giugno 2017 nell’occasione di un incontro con lo scrittore americano Jeffery Deaver.[6][7]
Dal dicembre 2017 la programmazione delle stagioni di prosa, danza e teatro ragazzi è curata dall’Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio.[8][9][10][11] Il teatro ospita inoltre il concorso internazionale di canto Premio Fausto Ricci che ha visto come Presidenti di Giuria personalità del mondo della lirica come Fiorenza Cossotto, Desirée Rancatore, Fiorenza Cedolins, Luciana Serra e Alfonso Antoniozzi nonché direttori e casting manager di importanti teatri d’opera italiani ed europei, e, per l’edizione 2020, il celebre tenore spagnolo José Carreras[12][13].
Viterbo -Teatro dell’Unione
Storia
Soffitto del Teatro Unione.
Fino alla seconda metà dell’Ottocento, il teatro principale di Viterbo era il Teatro del Genio, ma era ormai ritenuto non più adeguato, sia per la capienza che per la sua scarsa connotazione sul tessuto urbano.[1]
Il Teatro dell’Unione divenne nell’Ottocento il primo per importanza e prestigio poiché l’impulso che ne permise l’edificazione fu la passione, comune a quasi tutte le principali città italiane, per l’opera lirica.
Il progetto prevedeva una nutrita partecipazione sia da parte della società dei palchettisti che da parte dello stesso Comune, il quale garantì l’acquisto di almeno cinque palchi. Il primo atto della società fu l’elezione della Deputazione Teatrale, composta dal Delegato Apostolico Mons. Orlandini e da sei deputati: Tommaso Fani, Antonio Calandrelli, Domenico Liberati, Giuseppe Signorelli, Cesare Calabresi e Vincenzo Federici, ingegnere comunale.[5]
La scelta della località dove erigere il Teatro ricadde sulla Contrada San Marco, dopo aver scartato l’idea di abbattere il Teatro del Genio e le abitazioni vicine per costruirvi il nuovo edificio. La Deputazione propose inoltre di dare all’Unione la forma del Teatro Argentina di Roma.[14]
Il 20 Giugno 1845 fu bandito l’appalto concorso per la costruzione del Teatro, l’incarico di valutare i progetti fu attribuito all’Accademia Nazionale di San Luca e la scelta ricadde sull’architetto Virginio Vespignani, esponente di spicco del tardo “classicismo eclettico”.[5]
Inaugurato nel 1855 con una stagione lirica che durò dal 4 agosto al 25 settembre e che comprendeva ben tre melodrammi e un balletto, la prima stagione si rivelò un vero e proprio successo. Negli anni successivi andò aumentando l’interesse del pubblico, sia con melodrammi che con lavori di prosa del repertorio dell’epoca e dai primi del ‘900 il teatro ospitò anche alcuni spettacoli cinematografici. Durante la seconda Guerra mondiale il teatro fu gravemente danneggiato e a causa della necessità di reperire ingenti somme per la ricostruzione il comune ne diventò unico proprietario.[5]
Facciata del Teatro dell’Unione di Viterbo
La sua conformazione architettonica propria dei teatri all’italiana è caratterizzata dalla separazione tra sala e scena, dalla simmetria e dalla prospettiva dell’impianto, il palco in declivio, la divisione “classistica” o “gerarchica” dei posti nonché le raffinate decorazioni fanno del Teatro dell’Unione un vero e proprio gioiello tra i teatri storici italiani.[5]
Il Teatro dell’Unione oggi
Viterbo -Teatro dell’Unione “Italian Dire Straits Tribute Band”
La capienza del teatro è di 574 posti, di cui 188 in platea a cui vanno aggiunti 4 posti per disabili e altrettanti per i relativi accompagnatori. I palchetti sono in totale 97 e sono disposti su 4 ordini. Il loggione non è agibile per motivi di sicurezza.
Dopo i lavori di restauro la graticcia è stata completamente rinnovata, così come la quadratura nera ed il sipario. Il palco ha 3 americane motorizzate.
Note
Clementina Barucci, Virginio Vespignani, architetto tra Stato Pontificio e Regno d’Italia, Argos, p. 296.
^ Clementina Barucci, Enzo Bentivoglio, Vincenzo Fontana., Vespignani a Viterbo. Il teatro dell’Unione e le opere progettate nel viterbese dall’architetto Virginio Vespignani., a cura di Simonetta Valtieri, GBE / Ginevra Bentivoglio Editore.
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