Mompeo (Rieti)- Sabato 10 maggio sarà in scena al castello Orsini Naro Il MEO PATACCA di Renato Giordano
A Mompeo sarà in scena al castello Orsini Naro Il MEO PATACCA di Renato Giordanoche si ispira ad un grande classico della tradizione romana, il poema scritto da Giuseppe Berneri alla fine del 600. Da allora Meo Patacca è diventato la maschera della commedia dell’Arte Romana al quale si sono ispirati tutti quelli che hanno voluto occuparsi della romanità e della figura del bullo spaccone di buon cuore trasteverino da Rugantino a Ghetanaccio. Della storia di Meo Patacca si è occupato anche il cinema col film omonimo che aveva come protagonisti Gigi Proietti e Mario Scaccia. La commedia di Giordano è ambientata nel 1683 quando arriva in città la notizia che i Turchi dopo aver conquistato mezza Europa hanno messo sotto assedio Vienna. Se Vienna dovesse cadere i Turchi troverebbero la via spalancata per invadere l’Italia e arrivare a Roma. Il Papa Innocenzo XI organizza e supporta un corpo d’armata al comando del re polacco Sobiesky che dia aiuto a Vienna. In questo clima di preoccupazione un bullo trasteverino Meo Patacca decide di creare una compagnia di soldati-romani de Roma “pronti a dajele di santa ragione a li turchi”. Mentre lui ed i suoi “amichi” Spaccamonti , Cencio e Favaccia si preparano a partire, Nuccia la fidanzata cerca di convincerlo in tutti i modi a non fare questa azione pericolosa, e a peggiorare le cose ci si mette Marco Pepe detto la capra che fa la corte alla fidanzata di Meo. Il finale sarà a sorpresa!. La commedia scritta e diretta da Renato Giordano, che sembra uscita da una stampa ottocentesca del Pinelli, è nata da un progetto laboratorio del Comune di Roma con il coordinamento dell’artista Francesca Antonaci in arte Gegia. In scena un cast nutrito : Ettore De Luca, Francesco De Silvestris ,Emanuela Fantozzi , Francesca Foglia, Letizia Frezza, Roberto Gagliardi, Elvira Gigante, Pirjetta Iannone ,Alessandro Lotrionte, Gianni Mancuso , Alessandra Paganelli, Nunzia Plastino.
Mompeo (Rieti)- Il MEO PATACCA di Renato Giordano
Mompeo (Rieti)- Il MEO PATACCA di Renato Giordano
Mompeo (Rieti)- Il MEO PATACCA di Renato Giordano
Sabato 10 maggio, nell’ambito della rassegna A Porte Aperte, sala Fabrizio Naro del castello Orsini Naro, Mompeo ore 18,30 . Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.
Biblioteca DEA SABINA- SALISANO (Rieti) nel Fotoreportage di Paolo GENOVESI-
SALISANO (Rieti) nel Fotoreportage di Paolo GENOVESI-Brevissimi cenni storici –La sua origine risale alla prima metà dell’XI secolo. Ben presto passò dai suoi più antichi feudatari, i Baronisci, all’Abbazia di Farfa, della quale seguì le vicende storiche fino al XVIII secolo; all’atto pratico fu comunque amministrata dalle potenti famiglie che avevano la commenda dell’abbazia (gli Orsini, i Farnese, i Barberini e i Lante Della Rovere). Sotto gli Orsini, venne ceduta a un loro protetto, il barone Galeotto Ferreoli, il quale mostrò subito una natura violenta e arrogante e sottopose la popolazione a ogni tipo di sopruso: gli abitanti, stanchi di sopportare le sue violenze, lo uccisero insieme ai familiari e alla servitù. Il toponimo si configura come una formazione prediale con il suffisso -ANUS, ma non è chiaro l’eventuale antroponimo latino da cui si sarebbe originato. Conserva i resti delle mura medievali e di un’antica fortezza, dagli storici identificata con il palazzo fatto erigere dal barone Ferreoli e poi distrutto dalla popolazione dopo l’assassinio del tirannico signore. Tra gli edifici religiosi spicca la parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo: edificata nel XVIII secolo, a pianta ellittica, è caratterizzata da due eleganti campanili simmetrici sulla facciata e all’interno custodisce una pregevole tela bizantineggiante del Quattrocento, raffigurante la Madonna con il Bambino; interessanti sono anche la chiesa di San Diego e l’attiguo convento francescano, risalenti alla fine del Cinquecento.
Biblioteca DEA SABINA- SALISANO (Rieti) nel Fotoreportage di Paolo GENOVESI-
Comune di Salisano
Salisano è uno dei paesi piu caratteristici della Sabina, si affaccia sulla valle del Farfa, la sua origine risale alla prima metà del XI secolo.
Questo borgo è situato a 460 m s.l.m. sulle propaggini dei monti sabini e viene attraversato dal torrente Farfa.
Fa da cornice a questo meraviglioso borgo la catena montuosa del Tancia, molto suggestiva è la contrapposizione geografica al colle vicino dove c’è Mompeo, altrettanto belli e suggestivi sono i piani di Salisano che si trovano più in alto verso Tancia.
Il nome Salisano sembra avere origine a causa del fatto che l’unica via d’accesso al paese metteva a dura prova la resistenza fisica delle persone che intendevano raggiungerlo e secondo la tradizione poteva essere percorsa esclusivamente da chi era fisicamente sano, da qui salisano, ovvero Sali solo se sei sano.
Biblioteca DEA SABINA- SALISANO (Rieti) nel Fotoreportage di Paolo GENOVESI-Biblioteca DEA SABINA- SALISANO (Rieti) nel Fotoreportage di Paolo GENOVESI-
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Comune di Salisano
Sede: Salisano (Rieti) Date di esistenza: sec. IX –
Intestazioni:
Comune di Salisano, Salisano (Rieti), sec. IX -, SIUSA
Già insediamento romano, dove sorgevano numerose ville di età imperiale, Salisano compare in epoca medievale nell’ 840 quando è citato in un diploma di Lotario I tra i possedimenti dell’Abbazia di Farfa. Attorno alla prima metà dell’XI sec. fu feudo dei Baronisci dai quali lo recuperò l’abate Berardo nel 1052; nel corso del secolo la proprietà si arricchì di diverse donazioni di cui l’Abazia ebbe in seguito ratifica dall’imperatore Enrico V nel 1118, da Urbano VI nel 1262 e da Benedetto XII nel 1339. [espandi/riduci]
Condizione giuridica:
pubblico
Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale
Bibliografia:
TARQUINIUS, Villeggiature Sabine: Salisano, in “Terra Sabina”, 8, 1924
Salisano: nascita e sviluppo di un Castello Sabino, Roma, Fornasiero editore, 2003
AA.VV., Città e paesi del Lazio, Roma, Editrice Romana s.p.a, 1997
Grappa, C., Storia dei paesi della provincia di Rieti, Poggibonsi, Lalli, 1994
Palmegiani, F., Rieti e la regione Sabina. Storia arte, vita usi e costumi del secolare popolo sabino, Roma, Secit, 1988
Gurisatti, g., Picchi, D., Salisano: formazione e sviluppo del centro antico, Salisano, Comune di Salisano, stampa 1988
Redazione e revisione:
Barbafieri Adriana, 2007/11/03, revisione
Biblioteca DEA SABINA- SALISANO (Rieti) nel Fotoreportage di Paolo GENOVESI-Biblioteca DEA SABINA- SALISANO (Rieti) nel Fotoreportage di Paolo GENOVESI-Biblioteca DEA SABINA- SALISANO (Rieti) nel Fotoreportage di Paolo GENOVESI-Comune di Salisano Il popolo sabino, giunto dalle coste adriatiche, si stanziò intorno al secolo X-IX a.c. nella regione laziale a Nord Est di Roma, in centri quali: Reate (Rieti), Amiternum (presso l’Aquila), Nursia (Norcia), Fidenae, Cures, Nomentum (Mentana). Numerosi sono i riferimenti nella tradizione storica della partecipazione sabina alla fondazione di Roma, quale l’episodio famoso del ratto delle sabine, parzialmente confermato da elementi linguistici, per i quali non è possibile dubitare della partecipazione dei sabini al sinecismo iniziale di Roma. Nel 290 a.c. Curio Dentato conquistò tutto il territorio sabino, riducendo la popolazione a cives sine suffragio, fino a quando nel 268 a.c. ottennero piena cittadinanza essendo gradualmente assorbiti dallo stato romano. Allo stesso console romano si deve, alcuni anni dopo, il primo prosciugamento della paludosa piana reatina con l’apertura della “cava curiana” che dette luogo alla “Cascata delle Marmore”. Dopo un forte terremoto nel 174 a.c., il sorgere di numerose ville romane nella Sabina testimoniano un cambiamento nella riorganizzazione del territorio e dell’agricoltura. Furono chiamate villae rusticae, come ad esempio “i Casoni”, una villa romana attribuita a Varrone, sorta vicino all’odierno Poggio Mirteto. Intorno al II secolo a.c., il propagarsi del cristianesimo fu marcato da una serie di segni importanti: catacombe, chiese, cappelle. Testimonianze di ciò nella Sabina si ritrovano nelle rovine dell’antico municipio romano di Forum Novum, in località Vescovio, nel territorio di Torri in Sabina, costruito all’incrocio di due strade secondarie che collegavano il nuovo centro con la via Flaminia e la via Salaria. Di particolare interesse è anche la cattedrale edificata nelle vicinanze del Forum risalente allo stesso periodo di costruzione di questo. Notevole è il ciclo pittorico realizzato che scandisce i muri laterali. Sulla parte destra sono raffigurate scene dell’antico testamento, alcune delle quali divenute oggi quasi illeggibili. Sulla parete sinistra sono invece rappresentati momenti del nuovo testamento. L’interno, ad una sola navata, non è stato stravolto da rifacimenti in età moderna per la perdita di importanza della stessa sede diocesana traslata a Magliano Sabina. Livio e Dionigi d’Alicarnasso ricordano, nel periodo regio e repubblicano, guerre tra sabini e romani, fino a quando, nel 449, Roma riportando una vittoria definitiva, occupò Cures, Nomentum e Fidenae. In età longobarda, la Sabina fu invece divisa tra i ducati di Roma e Spoleto. Risale al VI secolo, con il diffondersi del cristianesimo e del monachesimo, la fondazione dell’Abbazia di Farfa la quale, insieme ai contigui edifici monastici, furono completamente distrutti dall’invasione longobarda. Sotto l’abate Ugo I° l’abbazia attraversò un fulgido periodo storico protetta dai Carolingi, in primis da Carlo Magno. Intorno all’abbazia, in virtù dell’opera dei monaci seguaci della regola di S. Benedetto, si sviluppò un borgo attivo di artigiani e di contadini in modo da vendere i loro prodotti nelle frequenti fiere che si svolgevano a Roma. Nel XII secolo la Sabina, con il declino del potere dell’Abbazia e il continuo affermarsi del dominio dello Stato pontificio, vide potenti famiglie feudatarie quali i Savelli, gli Orsini e i Colonna insediarsi in questa zona. Nel 1861 venne unificata all’Umbria e soltanto nel 1923 fu nuovamente aggregata al Lazio, costituendo poi, nel 1927 gran parte della nuova provincia di Rieti.
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Mompeo (Rieti)- Concerto “Emisferi” di Barbara Eramo -Voci di Donne in Musica, dai mari freddi ai mari caldi del mondo-
Mompeo (Rieti)- Concerto di BARBARA ERAMO dal titolo “EMISFERI”-Sabato 15 febbraio 2025 all’Auditorium S. Carlo, h 17.00 di Mompeo per la stagione di spettacoli dal vivo “ A porte aperte” diretta da Renato Giordano nell’alternanza di prose e musica d’autore è di scena la musica con il concerto di BARBARA ERAMO dal titolo “EMISFERI”.
Barbara Eramo e Andrea D’Apolito in Concerto
Barbara Eramo presenta un live intimo, spogliato di sovrastrutture e portato all’essenza delle composizioni col supporto della chitarra acustica e dell’harmonium di Andrea D’Apolito. La scaletta proporrà brani presenti nelle tracce del suo ultimo disco “Emisferi” e all’interno del suo progetto artistico precedente “Emily”, un concept album sulle poesie di Emily Dickinson. La scaletta della performance dell’artista tarantina proporrà omaggi ad autori ed interpreti del folk d’autore, soprattutto femminile, dai mari freddi e ai mari caldi del mondo e di poeti e poetesse da Ildegarda ad Al Mawakib. Tante sono le collaborazioni professionali di Barbara Eramo nel tempo, anche compositrice oltre che interprete, ed alcuni di questi artisti con cui ha lavorato sono presenti come autori dei suoi brani da Giordano a Saletti a Hector Zazou, a Pejman Tadajan .
Concerto “Emisferi” di Barbara Eramo –
Il concerto di Mompeo si concluderà con una interpretazione speciale collegata al direttore artistico Renato Giordano e all’ etichetta Rosso di Sera con la quale hanno entrambi lavorato negli anni novanta del brano “Senza Confini” (musica di Bungaro) con il quale il duo Eramo e Passavanti vinse il premio della critica del Festival di Sanremo 1998 e il “Premio Volare” per la migliore esibizione del Festival assegnato da Michael Nyman, presidente della giuria di qualità, dopo aver trionfato l’anno precedente a Sanremo giovani. Una perfetta chiusura del concerto che avrà luogo proprio nella giornata in cui quest’anno si conclude il Festival di Sanremo!. Barbara Eramo, voce, ukulele, santur, eletronics, chitarra. Andrea D’Apolito ,chitarra, harmonium, voce.
Auditorium S. Carlo, h 17.00. Ingresso Gratuito.
Articolo di Giulia Mininni-Giornalista
Giulia Mininni-Giornalista
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Mompeo (Rieti)-“BUSTER KEATON CONCERTO” di Alessandro Gwis, una musica magica per il grande comico del cinema muto-
locandina “BUSTER KEATON CONCERTO” di Alessandro Gwis,
Mompeo -BUSTER KEATON CONCERTO”all’Auditorium S. Carlo sabato 1 febbraio per la stagione di spettacoli dal vivo “ A porte aperte” diretta da Renato Giordano è di scena la musica con il BUSTER KEATON CONCERT uno spettacolo musicale di interazione tra musica dal vivo e cinema proposto dal pianista e compositore Alessandro Gwis. Il Concerto si sposa con la sonorizzazione di tre cortometraggi del grande comico Buster Keaton che verranno proiettati in contemporanea all’esecuzione musicale. Buster Keaton è universamente considerato uno dei più grandi registi dell’era del cinema muto.
Pierpaolo Ranieri (chitarra)
Alessandro Gwis (piano e tastiere)
Marco Rovinelli (batteria).
Il trio di Gwis sonorizza tre tra i suoi migliori cortometraggi, “Cops tje” , “Playhause” e “One week” girati tra il 1920 ed il 1922. La musica del trio con la unione di un’ anima tradizionale e un suono più contemporaneo aiuta lo spettatore a rileggere il cinema di Keaton con la sensibilità del nostro tempo pur rispettandone lo straordinario equilibrio formale e a cogliere l’universalità del suo messaggio artistico. Alessandro Gwis dialoga con le immagini ketoniane puntando a metterne in risalto da un lato la comicità esplosiva basata sulla fisicità e sulla straordinaria mimica di Keaton dall’ altro la vena surreale onirica e profondamente poetica del grande regista. Le composizioni che Gwis ha creato per l’occasione si muovono tra la musica latina, gli echi della tradizione musicale europea, il jazz e l’ elettronica, usata in modo sottile e molto personale. Caratteristica del concerto sono anche le improvvisazioni: a volte malinconiche, a volte ironiche, sempre imprevedibili. Un progetto dinamico, aperto, coraggioso, una musica stilisticamente non ortodossa, ma che invece si offre come strumento perfetto per l’immaginazione di chi ascolta. In scena oltre ad Alessandro Gwis (piano e tastiere) anche Pierpaolo Ranieri (chitarra) e Marco Rovinelli (batteria). Lo spettacolo avrà luogo all’Auditorium S. Carlo di Mompeo con orario di inizio 17,00. L’ingresso è gratuito.
Giulia Mininni-Giornalista
Articolo di Giulia Mininni
Buster Keaton Il silenzioso acrobata della risata
Considerato uno dei più importanti comici del cinema muto, Buster Keaton riuscì a imporsi creando un personaggio unico, commovente ma al tempo stesso irresistibile. Definito «il comico che non ride mai» per la sua espressione impenetrabile e lo sguardo triste, riusciva a suscitare ilarità proprio per la sua capacità di rimanere imperturbabile anche nelle situazioni più assurde
Nato sul palcoscenico
Joseph Francis Keaton, che era nato a Pickway, nel Kansas, nel 1895, già all’età di tre anni iniziò a calcare le scene insieme ai genitori e ai due fratelli, che si esibivano in teatro in numeri comici arricchiti da complicate acrobazie. Sembra che fu Harry Houdini, celebre artista dell’illusionismo con il quale spesso i genitori collaboravano, a soprannominare Buster (in inglese «ruzzolone») il piccolo Joseph Francis quando a sei mesi lo vide rotolare dalle scale senza riportare alcun danno. Pur provocando le proteste delle organizzazioni che cercavano di applicare le leggi contro il lavoro dei bambini, il piccolo Buster continuò a esibirsi e a ottenere grande successo.
Divenuto adulto, nel 1917 si trasferì a New York dove esordì nel cinema al fianco di Roscoe Arbuckle, famoso comico dell’epoca, che lo diresse in numerosi cortometraggi. Il contrasto tra il grasso e ingombrante Arbuckle e l’esile e impassibile Keaton contribuì al successo delle comiche interpretate dalla coppia, basate su inseguimenti a perdifiato e sulle classiche torte in faccia.
Dieci anni di gloria
Nel 1920, resosi indipendente da Arbuckle, Keaton creò una sua compagnia di produzione, la Buster Keaton comedies, e cominciò a realizzare cortometraggi in proprio, di solito diretti insieme al regista Eddie Cline. La comicità di questi cortometraggi nasce non solo dall’efficacia delle gag, ma anche da un più complesso contrasto tra il protagonista e un mondo fatto di oggetti e situazioni che si rivelano ostili. In questo senso Keaton si distingue dall’altro grande eroe della comicità, il sentimentale Charlie Chaplin, facendosi interprete di un cinema in cui le invenzioni comiche, spesso legate a circostanze paradossali, sono strettamente legate allo scontro dell’uomo con una società sempre più tecnologica. L’effetto comico è pertanto inevitabile, come in One week (1920), in cui Keaton è un giovane alle prese con una casa prefabbricata, ricevuta in dono di nozze, e s’impegna in una lotta estenuante nel tentativo di montarla seguendo indicazioni che si riveleranno sbagliate.
La sua popolarità crebbe a ogni nuova apparizione, ma la definitiva consacrazione giunse con il passaggio ai lungometraggi. Fu questo il periodo di film celeberrimi, da Keaton anche diretti, come Senti, amore mio (1923) – divertente parodia di un classico del cinema statunitense come Intolerance (1916) di David W. Griffith, di cui ripropone la struttura costituita da episodi ambientati in diversi momenti storici – o La palla n. 13 (1924), nel quale il comico interpreta un proiezionista che in sogno si ritrova a vivere in un film. Ricordiamo anche altri straordinari successi, quali Come vinsi la guerra (1926) – codiretto con Clyde Bruckman, dove è un macchinista che alla guida della sua locomotiva, chiamata il Generale, durante la guerra di Secessione riesce a salvare la fidanzata dai nordisti –, Io… e il ciclone (1928) di Charles F. Reisner e Il cameraman (1928) di Edward Sedgwick, in cui è un operatore cinematografico talmente maldestro da dimenticarsi di inserire la pellicola nella macchina da presa.
Viale del tramonto
Alla fine degli anni Venti, con la nascita del cinema sonoro, che provocò enormi cambiamenti nello stile della recitazione, alcune grandi stelle del muto entrarono in crisi. Anche Keaton pagò le conseguenze di questa rivoluzionaria innovazione: si aprì per lui un periodo difficile dal punto di vista artistico e personale, e fu costretto a recitare in cortometraggi di livello non eccelso.
Tornò alla ribalta molti anni più tardi grazie a Charlie Chaplin, che lo volle accanto a lui, nella parte di un vecchio pianista, in Luci della ribalta (1952). Degna di nota era stata anche la sua apparizione in Viale del tramonto (1950) di Billy Wilder, nel ruolo del giocatore di poker. Nel 1959 gli venne assegnato un meritato Oscar alla carriera.
L’ultima, intensa prova d’attore Keaton la offrì in Film (1965), cortometraggio muto diretto da Alan Schneider e scritto da Samuel Beckett, in cui, inquadrato di spalle o di tre quarti, cerca di sfuggire continuamente allo sguardo di chi è intento a osservarlo. Morì poco tempo dopo, a Woodland Hills, in California, nel 1966.
Sabato 13 aprile, a Mompeo, nell’ambito della rassegna di spettacolo dal vivo “A porte Aperte 2024” del Comune di Mompeo con la direzione artistica di Renato Giordano, presso la Sala Fabrizio Naro del Castello Orsini Naro alle ore 18.00 avrà luogo lo spettacolo “E’ solo un buco nell’acqua” scritto e diretto da Simone Corbisiero con Antonio Monsellato e Nicolas Zappa.
La commedia è una pièce sull’amicizia, sul dolore di due personaggi che dialogando grottescamente mettono a nudo ognuno le proprie fragilità, i propri traumi in un viaggio dentro le loro esistenze. Un non vedente e il suo accompagnatore sembrano parlare di massimi sistemi passeggiando, ai margini della civiltà, in quella che sembrerebbe essere una discarica, ma dietro c’è dell’altro. Tra i due in realtà a parlare è perlopiù il non vedente, un “poeta” dai modi burberi il quale in maniera scanzonata e pazzoide mette duramente alla prova la pazienza dell’accompagnatore, un uomo all’apparenza schivo e impenetrabile. Quella che sembra una quotidiana seppur buffa e stravagante “ora d’aria” si trasformerà in un viaggio introspettivo in cui i ruoli si confondono e cambiano di significato fino ad arrivare al nocciolo, al segreto che lega i due in maniera indissolubile. Uno spettacolo poetico e davvero divertente che viaggia tra l’assurdo e il grottesco. Ispirato ad un evento realmente accaduto.
Il territorio di Mompeo era in antichità abitato certamente dai Sabini, collegati con la città di Curi (Cures), che doveva sorgere nei pressi di Corese Terra. Poi attraverso varie vicende i Sabini si fusero coi Romani formando un unico popolo.
Anche sulle colline di Mompeo, relativamente vicine all’Urbe e già ben note, sorsero con il tempo le dimore campestri di Romani abbienti. Gli avanzi dei monumenti che ancora si vedono testimoniano l’antica esistenza di ville più o meno importanti delle quali non altro resta se non quella parte cui i Romani annettevano la maggiore importanza, cioè le conserve d’acqua, gli acquedotti e i locali da bagno.
A chi appartenessero queste ville è oscuro. Una vecchia tradizione vuole che qui Fabio Massimo (275-203 a.C.) “cunctando restituit rem”, avesse una villa, cui si riconnetterebbe il vocabolo “Massaccio” ancora conservato da alcuni terreni di Mompeo e alla quale alluderebbe, secondo il Sestili, Cicerone là ove dice “Villa Fabii Maximi in agro sabino”. Veramente questa ipotesi non è avvalorata da prove.
L’antica credenza, poi, che nel comune di Mompeo, in località Palombara, sorgesse la villa di Gneo Pompeo ha prove molto più sicure, tra le quali principale quella di natura linguistico fonetica. Del resto valore probatorio ha l’interpretazione fatta dal Barbiellini-Amidei delle lettere “P.L.” che figurano nella lapide che il Marocco vide sulla facciata nord della grande tomba della Palombara.
Non senza ragione però i Romani illustri scelsero a loro dimora questa parte della Sabina. Oltre la vicinanza di Roma, il clima salubre, il suolo fertile, le acque abbondanti, parlava loro il ricordo di un’antichissima città sabina, la quale dopo la vicina Curi era la più viva e palpitante alla loro memoria: era il ricordo dell’antica Regillo, la patria di Atto Clauso (310 a.C. “per i Romani Appio Claudio”) per la cui venuta a Roma “Claudia nunc diffunditur et tribus et gens per Latium, postquam in partem data Roma sabinis”.
È tradizione che nel territorio di Mompeo sorgesse l’antica città di Regillo e infatti la principale via del paese era denominata Corso Regillo. Ora porta questo nome la piazza dinanzi alla chiesa e la circonvallazione.
Dopo l’età imperiale, si rinvengono notizie di Mompeo nell’817 dal Regesto Farfense, dove si parla del Fundum Pompeianum quale territorio di pertinenza dell’abbazia benedettina, confermato in una nota dell’825, e nell’840 in un diploma dell’imperatore Lotario. Di lì a poco, nell’875, l’abate Giovanni conferisce l’investitura feudale dei suoi domini a un tale Francone, che fa edificare la sua fortezza su un colle, cioè l’attuale zona del centro storico. Dalla metà del X secolo, dopo le invasioni saracene che avevano sconvolto anche la terra sabina, fino alla distruzione dell’abbazia di Farfa, si sa che il feudo di Mompeo passò ai fratelli Gaderisio e Ottaviano di Buza.
Nel XII secolo divenne signore feudatario di Mompeo Simeotto Orsini, capostipite di una lunga dinastia che diede lustro e prestigio a questa terra per cinque secoli. Il feudo rimase in possesso degli Orsini almeno fino al 1559, quando gli abitanti restaurano la chiesa parrocchiale dedicata alla natività durante la signoria di Alessandro e Virginia Orsini.
Mompeo, eretto in marchesato, fu poi venduto ai marchesi Capponi di Firenze, che a loro volta lo cedettero, il 15 maggio del 1646, alla nobile famiglia romana dei Naro, che lo possedette fino agli inizi dell’Ottocento. Sotto i Naro furono edificati e valorizzati i complessi monumentali più importanti che oggi possiamo ammirare. La vecchia fortezza degli Orsini venne quasi del tutto ristrutturata e soltanto due torri rimasero indenni. Al suo posto venne edificato un palazzo baronale di notevole rilevanza dal punto di vista monumentale, circondato da giardini, fontane e attraversato da viali del quale esiste una descrizione del Piazza che lo paragona al castello incantato di Armida. Nello stesso periodo il marchese Naro fece costruire una maestosa porta d’accesso in travertino, ristrutturando e riorganizzando urbanisticamente l’abitato, le cui vie furono lastricate e articolate al servizio del nuovo palazzo baronale che divenne il polo unico e unificatore di Mompeo.
Nel 1663 fu riedificata completamente la chiesa parrocchiale, nella quale fu costruita una cappella gentilizia. Anche il figlio Fabrizio proseguì l’opera paterna, abbellendo la nuova chiesa. L’attività di Fabrizio e di Bernardino Naro, amici di papa Urbano VIII, contribuì al progresso civile e culturale della comunità di Mompeo. A testimoniare il profondo legame affettivo che univa Fabrizio e Bernardino Naro a Mompeo, vi è anche il fatto che entrambi vollero che il loro cuore fosse sepolto nella cappella gentilizia della chiesa parrocchiale di Mompeo. Le rispettive tombe invece si trovano nella cappella gentilizia di famiglia nella basilica di Santa Maria sopra Minerva in Roma. Dopo questo periodo di particolare splendore, si ricorda ancora la famiglia Naro fino alla metà del XVIII secolo, cui fecero seguito fino al Novecento, quali proprietari del palazzo baronale, i Patrizi, i Luciani, i Ciufici, nonché i Baranello e i Di Salvo. Dal 1995 il palazzo baronale è proprietà del Comune di Mompeo.
I VINCITORI DEL PRIMO MOMPEO INTERNATIONAL SHORT FILM FESTIVAL
MOMPEO-Sabato 22 luglio 2023-nella cornice di piazza Regillo a Mompeo si è conclusa la prima edizione del nuovo Mompeo International Short Film Festival “Ri-generazioni” realizzato nell’ambito delle attività del PNRR – Attrattività dei borghi.
Di fronte a un pubblico attento e numeroso la due giorni del festival ha visto la proiezione di 13 corti, scelti tra 60 partecipanti provenienti da tutto il mondo. La giuria composta da Laurent Petitgrand, Luc Merenda, Marita D’Elia, Paolo Franchi e dalla Direttrice artistica del Festival Mariolina Venezia ha designato due vincitori: uno per la sezione Panorama Italiano e il primo premio del MSFF.
L’Ospite d’Onore del Festival Donatella Finocchiaro, dopo un momento di incontro con il pubblico, ha proclamato i vincitori. Per la sezione “Panorama italiano” ha ricevuto la menzione speciale il film della giovane regista Angelica Gallo La notte brucia “per l’accuratezza della realizzazione dove emerge un’interpretazione molto credibile dei giovani protagonisti” . Angelica Gallo presente la Festival ha ricevuto il premio dall’attore Luc Merenda che si è congratulato con lei per la qualità della regia e l’ha invitata continuare il suo cammino. Da questo primo corto è in programma la realizzazione di un film sullo stesso tema.
Vincitore del Primo MISFF è stato il film indiano “The Silent Echo” scritto e diretto da Suman Sen, che ha incontrato l’unanime entusiasmo di tutti i giurati. “Il piccolo film racconta con grande afflato poetico l’innocenza e i sogni perduti e poi ritrovati attraverso il tenero sguardo della giovanissima protagonista e del suo suadente canto che echeggia in una suggestiva e astratta atmosfera delle montagne del Nepal.” Il regista con un video messaggio ha ringraziato tutti per essere stato scelto come miglior corto da questo nuovo festival e ha ringraziato il suo staff che ha supportato la realizzazione delle riprese nelle impervie montagne himalayane con paesaggi mozzafiato in una atmosfera magica . Ha ricevuto il premio da Marita D’Elia, Casting Director, Cristiano Anania della Associak distributore italiano del film, società specializzata nei corti, un campo molto specifico nella distribuzione a cui si dedicano con passione.
Il nuovo Festival di quest’anno, fortemente voluto e sostenuto dall’amministrazione in collaborazione con Solidando ODV che ne ha curato l’edizione, nasce dopo dieci anni dalla fine del precedente Festival del Corto in Sabina. Quasi come fil rouge tra i due, abbiamo avuto sul palco due premiati nelle precedenti edizioni : Marita D’Elia e Cristiano Anania che si sono ritrovati a Mompeo dopo tanti anni, un auspicio di continuità nella diversità dei tempi. Arrivederci alla Prossima edizione 2024!
MOMPEO(Rieti)-Scavi archeologici nella Villa Romana in “Località Monte”
COMUNE DI MOMPEO(Rieti)
-Scavi archeologici nella Villa Romana in “Località Monte”-
MOMPEO- 22 maggio 2023-Iniziano nuovi scavi archeologici presso la villa romana di Località Monte a Mompeo grazie a una campagna di indagini promossa dal Comune di Mompeo in collaborazione con l’Università della Lorena.
L’équipe coinvolta è composta da studenti e laureandi dell’Université de Lorraine- HisCAnt-MA -Nancy-France, guidati dalla Professoressa Elisabetta Interdonato, esperta di Archeologia Mediterranea, e dal dott. Federico Giletti. Questa sinergia internazionale offre un’opportunità di formazione accademica e di scambio culturale tra Italia e Francia e contribuisce a promuovere la collaborazione scientifica e a creare una rete di conoscenze che arricchisce entrambe le parti coinvolte.
La partecipazione di specialisti dell’Istituto di Scienze per il Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche sottolinea l’importanza e il valore attribuiti a questa ricerca anche a livello nazionale.
MOMPEO(Rieti)-Scavi archeologici nella Villa Romana in “Località Monte”
La Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti ha autorizzato e sostenuto attivamente queste indagini, riconoscendo l’importanza di proteggere e valorizzare le vestigia presenti.
Va sottolineato che il rinvenimento dei resti dell’antico acquedotto scorso anno ha già offerto preziose informazioni sulla struttura e la funzionalità di questa sontuosa villa rustica. Questi nuovi scavi promettono di rivelare ulteriori dettagli sulla vita quotidiana degli antichi romani e sulle loro pratiche architettoniche e culturali.
Non possiamo che lodare la visione e l’impegno di Stefano Fassone, il proprietario del terreno su cui si trova il sito archeologico, che ha dimostrato una straordinaria sensibilità verso la conservazione del patrimonio storico-culturale.
La scoperta e la valorizzazione di siti archeologici come la villa romana di Località Monte a Mompeo non solo arricchiscono la nostra comprensione del passato, ma offrono anche opportunità di sviluppo turistico e culturale per la comunità locale. È un motivo di orgoglio poter essere protagonisti di un progetto che contribuisce in modo significativo alla conservazione e alla diffusione della nostra eredità storica e culturale.
MOMPEO(Rieti)-Scavi archeologici nella Villa Romana in “Località Monte”MOMPEO(Rieti)-Scavi archeologici nella Villa Romana in “Località Monte”
MOMPEO in SABINA (Rieti) –Brevissimi Cenni storici
Mompeo in Sabina (Rieti)
La prima documentazione storica che testimonia l’esistenza del Borgo risale alIX secolo: si tratta del permesso concesso nell’877 dall’Abate di FARFA, Giovanni, a un certo Francone di edificare un Castello nel territorio di “POMPEJ”.
Il Borgo di Mompeo divenne “Castrum” di proprietà farfense e passò poi agli Orsini, ai Capponie, nel XVII secolo, ai Naro, nobile famiglia di Roma che operò una serie di interventi sul Borgo. L’Ingresso al centro abitato è segnato da una Porta che immette sulla via Romae conduce, tramite questa , alla piazza principale dove sorge la chiesa parrocchiale. L’edificio ristruttutato nel 1569 e conserva al suo interno una “Madonna del Rosario” del XVIII secolo e una “Madonna con Bambini”, una pregevole tela cinquecentesca che si trova collocata sull’Altare Maggiore del chiesa.
Il palazzo baronale, eretto sui resti dell’antico castello, presenta una pianta quadrangolare con due torrioni circolari e si apre lungo le mura perimetrali con una serie di finestre cinquecentesche e settecentesche. Fuori dal Centro Storico si trova la piccola chiesa dedicata a Sant’Egidio, edificio che conserva la struttura medievale .
Mompeo ha circa 600 abitanti residenti. Il Santo Patrono è Sant’Egidio-
MOMPEO (Ri)
MOMPEO in SABINA (Rieti)- Azienda Agricola di Laura PETROCCHI-
Marianna Marangoni -Poetessa sabina (Mompeo -RI)
Che sia a mano, co la forbice o co lu rastrellu
coje la lia è sempre bellu.
Se poi lo fai in compagnia
diventa pure pura allegria.
Quanno a matina co a quazza è tuttu fracicato;
quanno a metà giornata stai già tuttu sudato;
quanno a sera biastimi che te dolu i reni
preché si statu tutti u tempu a mette li teli.
Quanno in un piantone ce vidi giustu du vaga
e mammeta te dice: “passa a vell’ara!”
poi paritu te gnuria: “ma che sta a fa?”
che na vaga vale tanto, non o sa?
Allora te ncolli la panara e la recoji arrampicata
rampazzo pe frasca, recali tutta scorticata.
Poi la porti alla mola pe falla macinà
15, 20 o 30… chissà quanto me farà?
E intanto aspetti pe fatte la bruschetta co l’olio novo
aggustatela e esclama: “però se quanto è bono!”.
Poi come quiss’anno che è bella e sincera
recojela te pare quasi na cosa leggera.
Che non è tanto commatte a novembre e dicembre
più che altro è tribolacce fino a settembre.
Scacchià, stortureà e potà
da l’acqua ramata e arà.
Poi a vennelo te dicu: “quant’è caro, me cojoni!”
e tu je responni: “comprate sagrà, monini o farchioni!”.
Che non è pe tutti sta prelibatezza
e lo capimo noi, gente de macchia, gente grezza.
Che poi a lia non è solo oio pe a bruschettata
prova a falla sotto u camino, seccata
oppure sott’oio co l’alici
falla, dai, poi me dici.
Che a lia è un sentimento, un valore
sacrificio, lavoro e tanto ardore.
E te fa pure capì se quanto è importante na cosa
che è l’attesa, poi, a rendetela preziosa.
Aspetti tutto l’anno e te sgrini tanto al terreno
ma poi alzi l’occhi al cielo: “oh se che sereno!”.
E se pure il cielo cor sole te ride, che voi fa?
Ariridije che non c’è cosa più bella che campà qua!
COMUNE DI MOMPEO
Mompeo in Sabina (Rieti)
Articolo riprodotto, per intero, dalla Bibilografia Comune di Mompeo
Il territorio, come vuole la tradizione, sorge nel luogo in cui un generale romano, Gneo Pompeo, edificò la sua villa residenziale e diede probabilmente il nome a questa terra. Tuttavia non solo la tradizione rievoca gli antichi fasti della civiltà romana: in questa ridente zona della Vallata del Farfa sono ancora evidenti numerose testimonianze di siti archeologici di notevole interesse, tra cui spiccano monumenti funerari, resti di ville ed il caratteristico ponte sul Farfa.
Il territorio di Mompeo era in antichità abitato certamente dai sabini, collegati con la città di Curi (Cures), che doveva sorgere nei pressi di Corese Terra. Poi, come noto, attraverso varie vicende i sabini si fusero coi romani formando un unico popolo. Anche sulle colline di Mompeo, relativamente vicine all’Urbe e già ben note, sorsero con il tempo le dimore campestri di romani abbienti. Gli avanzi dei monumenti che ancora si vedono testimoniano l’antica esistenza di ville più o meno importanti delle quali non altro resta se non quella parte cui i romani annettevano la maggiore importanza, cioè le conserve d’acqua, gli acquedotti e i locali da bagno. A chi appartenessero queste ville è oscuro. Una vecchia tradizione vuole che qui Fabio Massimo (275-203 a.C.) “cunctando restituit rem”, avesse una villa, cui si riconnetterebbe il vocabolo “Massaccio” ancora conservato da alcuni terreni di Mompeo ed alla quale alluderebbe, secondo il Sestili, Cicerone là ove dice “Villa Fabii Maximi in agro sabino”. Veramente questa ipotesi non è avvalorata da prove inoppugnabili. L’antica credenza poi che il comune di Mompeo, in località Palombara, sorgesse la villa di Gneo Pompeo ha prove molto più sicure, tra le quali quella maggiore linguistico fonetica. Del resto valore probatorio ha l’interpretazione fatta dal Barbiellini-Amidei delle lettere P.L. che figurano nella lapide che il Marocco vide sulla facciata nord della grande tomba della Palombara. Non senza ragione però i romani illustri scelsero a loro dimora questa parte della Sabina. Oltre la vicinanza di Roma, il clima salubre, il suolo fertile, le acque abbondanti, parlava loro il ricordo di un’antichissima città sabina, la quale dopo la vicina Curi era la più viva e palpitante alla loro memoria : era il ricordo dell’antica Regillo, la patria di Atto Clauso (310 a.C. “per i romani Appio Claudio”) per la cui venuta a Roma “Claudia nunc diffunditur et tribus et gens per Latium, postquam in partem data Roma sabinis”. I quali sabini contribuirono non solo materialmente ma più moralmente alla fortuna e gloria di Roma. Sempre religiosi, probi, frugali, conservatori ed aristocratici di fronte ai latini innovatori e democratici. È tradizione che nel territorio di Mompeo sorgesse l’antica città di Regillo e infatti la principale via del paese era denominata Corso Regillo. Ora porta questo nome la piazza dinanzi alla Chiesa e la circonvallazione.
Tuttavia non solo la tradizione rievoca gli antichi fasti della civiltà romana: in questa ridente zona della Vallata del Farfa sono ancora evidenti numerose testimonianze di siti archeologici di notevole interesse, tra cui spiccano monumenti funerari, resti di ville ed il caratteristico ponte sul Farfa. I ruderi, le conserve d’acqua, le tre tombe a torre, testimoniano che nella zona esistevano ville e insediamenti Romani databili in epoca imperiale, nel sec. II d.C. Tali costruzioni costeggiano la via che univa Roma a Rieti. Il ritrovamento di un cippo miliare, nel 1956 nel terreno voc. Campo, ha confermato l’esistenza di una via romana tagliata nella viva roccia, lastricata allo stesso modo delle altre grandi consolari ed è certo che la Via si innestava nella Salaria a Passo Corese e inerpicandosi sulle colline raggiungeva la vallata dove ora sorge l’Abbazia di Farfa. Sorpassato il torrente del Farfa, prima toccava le “Ferriere” e “Valle Basselli” si inerpicava sino alla “Passerignola” raggiungeva le valli e dopo aver superato la collina di Mompeo sboccava nella Palombara per poi inerpicarsi nuovamente verso i “Campi”, “Maialino”, Monte S.Giovanni, per giungere a Rieti. Non conosciamo il nome della Via , ma era di certo usata principalmente per rifornire di sale i Centri della Sabina. Dopo l’età imperiale, si rinvengono notizie di Mompeo nell’817 d.C. dal Regesto Farfense, dove si parla del Fundum Pompeianum quale territorio di pertinenza dell’Abbazia Benedettina, confermato in una nota dell’825, e nell’840 in un diploma dell’imperatore Lotario. Di lì a poco, nell’875, l’Abate Giovanni conferisce l’investitura feudale dei suoi domini ad un tale Francone, che fa edificare la sua fortezza su di un colle, ovvero l’attuale zona del centro storico. Fino al 1870 Mompeo fu territorio dello Stato Pontificio, Provincia della Sabina, Distretto di Poggio Mirteto; durante il Regno d’Italia fu aggregato alla provincia di Perugia, Circondario di Rieti, fino a diventare nel 1927 Comune della nuova Provincia di Rieti. Durante la parentesi del dominio francese il comune fu ascritto dapprima al dipartimento del Clitunno, cantone di Poggio Mirteto (1798-1799) per passare poi al dipartimento di Roma, circondario di Rieti, cantone di Poggio Mirteto, come comunità dipendente da Salisano (1810-1814). Con la Restaurazione e la riforma del 1816 Mompeo tornò inizialmente luogo baronale dei Patrizi, ma già 1817 divenne governo di secondo ordine dipendente dal governo di Fara, delegazione di Rieti e distretto di Poggio Mirteto, con le comunità appodiate di Casaprota e Salisano. Nel riparto territoriale del 1827 Mompeo risulta comunità dipendete dalla podesteria di Salisano, mentre in quello del 1831, è di nuovo ente autonomo nell’ambito del distretto di Fara. Dopo l’annessione al Regno d’Italia, avvenuta nel 1860, il comune entrò a far parte della provincia di Perugia, dal 1923 appartenne alla provincia di Roma finché nel 1927 fu incluso nella neoistituita provincia di Rieti.
Mompeo in Sabina (Rieti)-Castello Orsini-NARO
LUOGHI DI INTERESSE
Palazzo Baronale Orsini Naro
Il primo nucleo del Castello fu edificato nell’anno 877 da un certo Francone con il consenso dell’Abate di Farfa. Dalla metà del X secolo, dopo le invasioni saracene, si sa che il feudo di Mompeo passò ai fratelli Gaderisio e Ottaviano di Buza. Dopo vari feudatari come i Crescenzi e i Savelli, nel XII secolo divenne signore feudatario di Mompeo Simeotto Orsini, capostipite di una lunga dinastia che diede lustro e prestigio a questa terra per cinque secoli e che eseguì importanti lavori di ampliamento del Castello. Il feudo rimase in possesso degli Orsini almeno fino al 1559, quando gli abitanti restaurarono la chiesa parrocchiale dedicata alla natività durante la signoria di Alessandro e Virginia Orsini. Mompeo, eretto in marchesato, nel 1635 il castello fu acquistato dai marchesi Capponi di Firenze, che a loro volta lo cedettero, il 15 maggio del 1646, alla nobile famiglia romana dei Naro. Durante il governo di Bernardino Naro, la vecchia fortezza degli Orsini venne quasi del tutto ristrutturata e soltanto due torri rimasero indenni. Al suo posto fu edificato un Palazzo Baronale di notevole rilevanza dal punto di vista monumentale, del quale esiste una descrizione del Piazza che lo paragona al castello incantato di Armida. Bernardino Naro e suo figlio Fabrizio non si limitarono ad abbellire solo il Castello, si occuparono anche dell’intero paese: vennero costruite fontane, aperti nuovi viali e creati giardini, abbelliti da basi di colonne sormontate da sfere marmoree che ancora oggi sono sparse per tutto Mompeo. Fecero costruire una maestosa porta d’accesso in travertino, sormontata dal grande stemma della famiglia e la bella balaustra antistante, ristrutturarono e riorganizzarono urbanisticamente l’abitato, le cui vie furono lastricate ed articolate al servizio del nuovo palazzo baronale che divenne il polo unico ed unificatore di Mompeo. L’attività di Fabrizio e di Bernardino Naro, amici di Papa Urbano VIII, contribuì al progresso civile e culturale della comunità di Mompeo. A testimoniare il profondo legame affettivo che univa Fabrizio e Bernardino Naro a Mompeo vi è anche il fatto che entrambi vollero che il loro cuore fosse sepolto nella cappella gentilizia della Chiesa Parrocchiale di Mompeo. Dopo questo periodo di particolare splendore, si ricorda ancora la famiglia Naro fino alla metà del XVIII secolo, cui fecero seguito fino al ‘900, quali proprietari del Palazzo Baronale, i Patrizi, i Luciani, i Ciufici, nonché i Baranello e i Di Salvo. Dal 1995 il Palazzo Baronale è proprietà del Comune di Mompeo ed ha ricevuto un completo recupero architettonico. L’interno è assai vasto con cortile e loggiato. Alcune sale sono affrescate dal pittore sabino Vincenzo Manenti e dal pittore aretino Salvi Castellucci. Le uniche due torri di difesa rimaste dell’antica fortezza sono sul lato sinistro della facciata e quella a destra dell’ingresso di campagna, detto “l’Asprona”
Chiesa “Natività di Maria Santissima”
La Chiesa “Natività di Maria SS” La Chiesa parrocchiale dedicata all’Immacolata è di origini antiche, restaurata dagli Orsini nel 1559, come ricorda un’iscrizione sul portale d’ingresso che reca le rose del loro stemma araldico, fu completamente riedificata nel 1663 pervolere di Bernardino Naro, la cui committenza è testimoniata da una seconda iscrizione anch’essa ospitata nella chiesa e non meno dalle fonti dell’epoca che unanimi celebravano la sontuosità dell’edificio dopo tale restauro. Tra gli interventi voluti dai Naro va annoverata la cappella dedicata al Santissimo Crocifisso per ospitare le tombe di famiglia: il nome scelto rievoca il crocifisso ligneo che il 17 Maggio del 1647 Fabrizio Naro fece qui traslare: le fonti ricordano questo avvenimento così solenne e importante tanto che il papa Clemente X volle concedere l’indulgenza plenaria a quanti vi avevano preso parte; nei sotterranei della cappella furono sepolti alcuni membri della nobile casata, Francesco, Anna Maria Teresa e Giovanni Battista, nonché i cuori custoditi in urne di Bernardino e Fabrizio che in vita tanto si prodigarono per Mompeo. L’Altare Maggiore in legno stuccato e dipinto porta i loro stemmi. Consistenti lavori interessarono anche la zona absidale: di grande valore artistico è la decorazione della cupola ellittica dovuta ancora al Manenti che presenta una colomba in stucco dalla quale si irradiano raggi dorati verso le immagini del quattro evangelisti; la firma del Manenti si deduce anche nei tondi che ornano la volta della cappelladel Crocifisso e nella tela raffigurante la Madonna del Rosario attorniata dai quindici misteri conservata nellaprima cappella sul lato sinistro della chiesa. Nella cappella che segue sullo stesso lato sono invece custodite alcune delle reliquie donate dai Naro, tra queste un prezioso busto in ottone ed argento raffigurante il santo patrono di Mompeo, Sant’Egidio, realizzato dall’Algardi, che Fabrizio Naro donò nel 1660. La semplice facciata della Chiesa è della prima metà del secolo scorso.
LE GOLE DEL FARFA
Il Farfa ha disegnato nei secoli un paesaggio unico. La paziente opera dell’uomo ha arricchito questi luoghi sorprendentemente selvaggi di testimonianze preziose. Oggi tutto questo è tutelato dalla Regione Lazio con il Monumento Naturale Gole del Farfa. Sono stati realizzati una rete di percorsi archeologico-naturalistici che consentono di scoprire questo straordinario patrimonio.
Bibliografia-COMUNE DI MOMPEO
Mompeo in Sabina (Rieti)MOMPEO in SABINA (Rieti)- Azienda Agricola di Laura PETROCCHI-MOMPEO in SABINA (Rieti)- Azienda Agricola di Laura PETROCCHI-MOMPEO in SABINA (Rieti)- Azienda Agricola di Laura PETROCCHI-
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