L’introspezione poetica di Francesco Scarabicchi |Blog L’Altrove-
Francesco SCARABICCHI
Francesco SCARABICCHI (Ancona, 10 febbraio 1951 – Ancona, 22 aprile 2021),ha pubblicato, in versi: La porta murata (Residenza, 1982), Il viale d’inverno (L’obliquo, 1989), Il prato bianco (L’obliquo, 1997), l’auto-antologia Il cancello (Pequod, 2001), con una nota di Pier Vincenzo Mengaldo, che raccoglie una scelta dai tre libri precedenti e copre un arco di tempo dal 1980 al 1999. In collaborazione con il pittore bresciano Giorgio Bertelli ha realizzato, fra l’altro, Via Crucis (Sestante, 1994) e Diario di Càlena (Stamperia dell’Arancio, 1995). Ha tradotto da Machado e da Lorca raccogliendo una selezione di brani in Taccuino spagnolo (L’obliquo, 2000). Si occupava di arti figurative. Alcune delle sue cronache d’arte (1974-2006) sono state edite in L’attimo terrestre (Affinità elettive, 2006). Ha ideato e coordinato la rivista semestrale di scritture, immagini e voci «nostro lunedì». Per i tipi della Donzelli ha pubblicato nel 2003 L’esperienza della neve, con cui ha vinto il Premio Crati e il Premio Metauro nel 2004.
Francesco Scarabicchi è stato un poeta la cui opera merita sicuramente un’analisi. La sua poesia si distingue per una profonda introspezione e una raffinata ricerca stilistica, elementi che riflettono una sensibilità unica nel panorama della letteratura italiana contemporanea.
Nato nel 1951 ad Ancona, Scarabicchi ha iniziato la sua carriera letteraria in un contesto culturale ricco e complesso, che ha influenzato notevolmente il suo sviluppo artistico. La sua produzione poetica si caratterizza per l’uso di un linguaggio preciso e evocativo, in grado di trasmettere emozioni e riflessioni profonde. Le sue opere esplorano temi universali come l’identità, la memoria e il rapporto tra l’individuo e il mondo circostante.
Un aspetto distintivo della poesia di Scarabicchi è la sua capacità di fondere elementi autobiografici con riferimenti culturali e storici. Questa fusione conferisce alle sue poesie una dimensione di universalità, permettendo al lettore di identificarsi con le esperienze e le emozioni espresse. La sua scrittura, pur mantenendo una forte personalità, si apre a una pluralità di significati, invitando a una lettura critica e riflessiva.
Scarabicchi ha pubblicato numerose raccolte di poesia, ognuna delle quali contribuisce a delineare il suo percorso artistico. Tra le opere più significative si possono citare Il prato bianco (Einaudi), L’esperienza della neve (Donzelli) e La figlia che non piange (Einaudi), le quali esplorano temi di memoria, perdita e identità.
Nella sua opera, La figlia che non piange, la poesia di Francesco Scarabicchi riflette sulla fugacità del tempo e sull’esperienza umana, utilizzando immagini evocative di luoghi e momenti significativi. Attraverso dediche e riferimenti a figure letterarie, Scarabicchi esprime una sensibilità profonda verso il passato e l’assenza, evidenziando la fragilità della vita e l’importanza delle parole come unico legame con ciò che è stato. La sua scrittura, caratterizzata da una sobrietà lirica, si confronta con la fine della vita, offrendo uno sguardo contemplativo e malinconico sul mondo e sulle generazioni future. La raccolta, pubblicata postuma, rappresenta un testamento poetico che invita alla riflessione sulla condizione umana e sulla ricerca di significato in un’esistenza transitoria. Le poesie si caratterizzano per un lirismo essenziale e sobrio, riflettendo una profonda introspezione e una meditazione sulla condizione umana, il tempo e la memoria con una sensibilità acuta, evidenziando come il passato influisca sull’identità presente.
Francesco SCARABICCHI
La casa
Chissà chi era quella luce bassa che illuminava appena il tavolino, bagliore calmo tra la sponda e il libro, chissà se si chiamava come allora o dalle vele degli anni trasformava la voce in lume dell’inverno bianco?
La figura della “figlia che non piange”, (ripresa da un verso di Vittorio Sereni) simboleggia una perdita silenziosa, un’assenza che pesa sull’anima e sulla scrittura. La memoria diventa un luogo di rifugio, ma anche di dolore, poiché porta con sé il peso di ciò che è andato perduto. Versi come “Si decida il contabile del tempo a restituirci gli anni non vissuti” mettono in evidenza il desiderio di recuperare il passato, un’aspirazione che si scontra con la realtà dell’esistenza. L’epilogo e le dediche rappresentano una sorta di chiusura, ma anche un’apertura verso il dialogo con altre voci poetiche e letterarie, sottolineando l’importanza della comunità e dell’amicizia nella vita dell’autore.
Nel civile umanesimo
in memoria di Paolo Volponi
Cos’è l’Italia di questi anni e adesso, nell’ardere colpevole del niente? Un sogno infranto, un’utopia perduta e sempre la tua voce che pronuncia, nel civile umanesimo, la vita, i fiori sulla strada a illuminare.
«Porca – vociferando – porca» recita il Saba di Sereni e ancora è contro la Nazione il grido; il male non è in lei, ma in noi, nel disumano conquistarci la quotidiana miseria del dolore.
Il volume Il prato bianco, si caratterizza per un’atmosfera invernale e malinconica, in cui la natura e i suoi elementi diventano metafore di cura e accudimento. Le immagini di prati, serre e fiori riflettono una realtà coltivata, simbolo di un’umanità che si prende cura di ciò che è destinato a svanire. La scrittura di Scarabicchi è segnata da una malinconia composta, che affronta con intensità il tema della morte, rendendo le sue poesie tra le più toccanti del libro. Il prato bianco rappresenta una riflessione profonda sul tempo, la memoria e la solitudine, con un linguaggio che invita alla contemplazione e alla serenità, anche di fronte alla perdita.
La poesia che dà il titolo alla raccolta è dedicata a Franco Scataglini ed evoca un senso di protezione e cura nei confronti delle parole e dei ricordi. L’immagine del “prato bianco” diventa simbolo di un luogo di rifugio, dove il poeta conserva il nome di una persona amata, come un lume per affrontare l’inverno della vita. La luce notturna e l’ombra dell’erba suggeriscono un contrasto tra vita e morte, presenza e assenza. La cura per la natura e i ricordi si intrecciano, creando un’atmosfera di malinconia e speranza. La poesia trasmette una sensazione di attesa, suggerendo che, anche nei momenti più bui, ci sia sempre un barlume di luce che può guidarci.
In Primo preludio l’autore esplora il tema della solitudine e dell’assenza. L’assenza di musica e la descrizione di un’inferno che non brucia evocano un senso di vuoto e di silenzio. La neve che copre la collina rappresenta un paesaggio inerte, ma al tempo stesso, la luce e il sguardo del poeta cercano di risvegliare una realtà che sembra distante. La riflessione sul tempo, sul sogno e sulla vita dei vivi si combina con immagini di un mondo che sembra trasparente e lontano. La poesia si chiude su un sentimento di eternità e di desolazione, dove il “nulla muto” diventa una presenza opprimente, ma anche una condizione inevitabile della vita.
Primo preludio
a Massimo Recalcati
Non la musica, non la sua rovina, ma un’assenza di niente che declina
come di neve bianca una collina senza il gelo del mese, senza inverno;
cosí è stato l’inferno che non brucia di anni votati al vetro che traspare
tutto il mondo di là che, in lontananza, è dato di vedere e non toccare,
vuoto di voce voce di sembianza persa nell’aria che non sa tornare.
Anni di fiume fermo, acqua nel sonno della pena che tace e che si insinua
dove il sogno finisce e in lui cammina la luce dello sguardo, il suo ritardo
sulla vita dei vivi che continua dominata dai passi del riguardo.
Seduto a lume spento, ho visitato il mondo senza me, quel nulla intero
nel mistero del nome che si stanca fino alla fine che non ha sentiero.
Il tempo chiede il tempo che gli manca nel perdono dei giorni, la distanza
che separa il dolore e lo cancella come gesso sul nero di lavagna.
Ecco cos’è, ogni volta, la vacanza nel lontano da sé, la strada bianca
su cui l’ombra di un’ombra un’ombra affianca al nulla muto che non ha speranza,
quel povero deserto d’ore insonni in cui tutto, per sempre, è eterno e niente.
Francesco Scarabicchi ha rappresentato un’importante voce nel panorama della letteratura italiana contemporanea. La sua opera, caratterizzata da una profonda introspezione e da un linguaggio ricercato, offre un contributo significativo alla comprensione delle complessità dell’esperienza umana. Una sua analisi non solo arricchisce il dibattito letterario, ma invita anche a una riflessione più ampia sulle questioni che ci riguardano come individui e come società.
La sua era definita una poesia realistica[7][8] e le sue tematiche furono concentrate sui temi del ricordo, del tempo e della morte[9]. Si occupò sempre di arti figurative. Una scelta delle sue Cronache d’arte 1974-2006 è in L’attimo terrestre (Affinità elettive, Ancona 2006). Per Donzelli, nella collezione di poesia, pubblicò L’esperienza della neve (2003) e L’ora felice (2010). Per Liberilibri nel 2010 curò lo scritto del libro di Fabian Negrin La via dell’acqua.
Ideò, diresse e coordinò con Francesca Di Giorgio, dal febbraio del 2002, la rivista periodica di scritture, immagini e voci “nostro lunedì“[10], dopo altre esperienze[11].
Tradusse da Federico García Lorca e da Antonio Machado[12].
Nel 2013 pubblicò Con ogni mio saper e diligentia. Stanze per Lorenzo Lotto (Liberilibri, Macerata 2013). Scrive Massimo Raffaeli nella nota introduttiva dell’opera: «Questi non sono versi di illustrazione a Lorenzo Lotto, un pittore a lungo vulnerato da incomprensione e oblìo, ma piuttosto sono i versi, legati in stanze e alla maniera di un poemetto, in cui Francesco Scarabicchi assume su di sé il destino di un artista “solitario e febbrile”, come lo definì una volta. Dunque non è tanto la voce del Lotto a parlare nei versi quanto, viceversa, è la parola della integrità esistenziale e della compiutezza artistica a manifestarsi per tramite loro»[13]. L’amore di Scarabicchi per Lorenzo Lotto parte da lontano, dall’adolescenza, e da almeno trent’anni si insinua nella sua scrittura. Ma l’esigenza di dare voce, attraverso la poesia, a quell’esistenza alquanto misteriosa (tranne quanto si legge nel Libro di spese diverse e in alcune lettere) nasce tra il 2008 e il 2011.
Morì ad Ancona, dove era ricoverato, il 22 aprile 2021.[14][15]
Opere
La porta murata, Introduzione di Franco Scataglini, Ancona, Residenza, 1982.
Il viale d’inverno, postfazione di Massimo Raffaeli, Brescia, L’Obliquo, 1989.
Frammenti dei dodici mesi, con quattordici fotografie di Giorgio Cutini, con uno scritto di Goffredo Fofi, Brescia, L’Obliquo, 2010.
L’ora felice, Roma, Donzelli, 2010.
Nevicata, con incisioni di Nicola Montanari, Macerata, Liberilibri, 2013.
Con ogni mio saper e diligentia. Stanze per Lorenzo Lotto, con una nota di Massimo Raffaelie postfazione di Michele Polverari, Macerata, Liberilibri, 2013.
La figlia che non piange, Einaudi, Torino, Collezione di poesia, 2021, ISBN 978-88-06247997.
Traduzioni
Federico García Lorca, Gli istanti feriti, Ancona, Università degli Studi, 2000.
Francesco Scarabicchi, Taccuino spagnolo, Brescia, L’Obliquo, 2000.[16].
Ancona- 25 agoto 2025– Adriatico Mediterraneo Festival 2025 con i suoi ventiquattro eventi diffusi in dieci location della città, dall’alba a notte inoltrata, un programma che spazia dai concerti a talk, presentazioni di libri, degustazioni, laboratori, collaborazioni con enti ed associazioni nazionali ed internazionali, si conferma uno dei festival multidisciplinari più interessanti e variegati d’Italia. Un’edizione più lunga quella di quest’anno, la 19esima, in scena da lunedì 25 agosto a sabato 30 agosto ad Ancona, con un’anticipazione domenica 24 agosto. Un fitto cartellone costruito con la consueta abilità e professionalità dal direttore artistico, Giovanni Seneca, per esplorare i nuovi confini della World music e che accoglie grandi artisti del genere e talenti emergenti, accostando alle sonorità tradizionali e popolari dell’Adriatico e del Mediterraneo, interpretate sempre in chiave innovativa, a ritmi caraibici, africani e sudamericani, alla scoperta dei “Sud del mondo”.
Ancona-Adriatico Mediterraneo Festival 2025-
Tra i nomi già annunciati, Alborosie. Il cantante e musicista reggae, nato a Marsala e naturalizzato giamaicano, si esibirà nella serata inaugurale della manifestazione, lunedì 25 agosto, alle 22, alla Corte della Mole Vanvitelliana di Ancona. Nella stessa serata, ma alle 20 all’Anfiteatro Romano, sarà il duo napoletano, nato come fenomeno del web e televisivo, capace di imporsi al pubblico dal vivo, Ebbanesis ad incantare gli spettatori con le loro rivisitazioni in dialetto dei grandi successi rock. Il 26 agosto alle 21.30 all’Anfiteatro Romano sarà la volta di Seun Kuti & Egypt 80, con il loro Heavier Yet Tour. Musicista, cantante e cantautore nigeriano, Seun Kuti – che ha raccolto l’eredità musicale e politica del padre Fela, pioniere dell’Afrobeat – è noto per le sue performance accattivanti e per la sua musica socialmente consapevole, suonata insieme agli Egypt 80, gruppo che guida dal 1997, anno della morte del padre e di cui fa parte come sassofonista e percussionista da prima dei 12 anni.
Serata conclusiva del Festival, sabato 30 agosto, affidata ad un altro nome di calibro, quello di Anastasio. Il rapper napoletano porta sul palco della Corte della Mole (21:30) il suo nuovo lavoro Le macchine non possono pregare, che segna l’attesissimo ritorno sulle scene del vincitore della 12esima edizione di X Factor e con all’attivo la partecipazione al Festival di Sanremo nel 2019. Un live carico di energia, rime potenti e atmosfere uniche per ripercorrere tutti i successi più amati ed i brani del nuovo disco di questo artista inconfondibile per la sua potenza lirica, la sua penna affilata, la sua voce ed il suo flow, uno dei più innovativi del panorama rap italiano.
E non è ancora tutto. Un’imperdibile anteprima nazionale con la Džambo Aguševi Orchestra ed il suo live The Beat of Brass-Heart, giovedì 28 agosto alle 21:30 alla Corte della Mole. Dalle umili origini nella piccola città della Macedonia del Nord di Strumica ai palcoscenici conquistati in tutto il mondo, la Džambo Aguševi Orchestra è salita fino al vertice della scena musicale internazionale. Džambo Aguševi è noto anche con il soprannome “la tigre funky” è il musicista della Macedonia del Nord più conosciuto in ambito internazionale, il più grande trombettista dei Balcani, con le orecchie aperte alla musica sia da ovest che da est. Uno spettacolo unico per quest’edizione numero diciannove del Festival dedicata proprio alla Macedonia del Nord, Paese che attualemente detiene la presidenza di turno dell’Iniziativa Adriatico Ionica partner storico della kermesse. Paese dalla storia e cultura millenaria, anche in ambito musicale, passato attraverso i più grandi imperi dell’Antichità, quello macedone, l’Impero romano e bizantino e in età moderna dall’Impero ottomano fino alle vicissitudini del secolo scorso, dalle Guerre mondiali ai conflitti dei Balcani, per arrivare alla denominazione ed organizzazione politica attuale tra il 2018 ed il 2019.
Come ogni anno non mancheranno gli attesissimi concerti all’alba al Passetto, gli incontri di approfondimento e la novità dell’anticipazione del Festival in collaborazione con Marina Dorica, tra gli spazi del porto turistico.
IL PROGRAMMA DETTAGLIATO DEL FESTIVAL
L’anticipazione del Festival, domenica 24 agosto a Marina dorica e poi un “fuori Festival” sabato 20 settembre
Si parte con tre eventi gratuiti al porto turistico, alle 18 alla Terrazza del porto turistico con la dimostrazione di preparazione del cous cous con assaggio (ingresso gratuito fino a esaurimento posti). Si prosegue alle 19.30 con il concerto per oud, ṭār, tamburo a calice darbouka, chitarran, ney e zukra Maluf System di Mejri & Morra (ingresso gratuito fino a esaurimento posti). Alle 21.30 al Triangolone di Marina Dorica Oneiric Folk (ingresso gratuito fino a esaurimento posti).
Poi a settembre, un “fuori Festival”, sempre gratuito, sabato 20, con un programma che sarà tutto da scoprire.
I concerti al Passetto: la musica all’alba di Adriatico Mediterraneo
Non sarebbe Adriatico Mediterraneo Festival senza i concerti al sorgere del sole (ingresso 5 euro). Cinque gli appuntamenti alla Terrazza Unicorn, alle 6. Si parte il 25 agosto con gli Enebria ne La ragazza marinaio. Un omaggio alla tradizione popolare e al legame tra musica colta e radici attraverso le antiche musiche di quattro province (Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte). Un repertorio ricco di canti, danze e ballate, con una particolare attenzione alle storie femminili di amore, viaggio e indipendenza. Dal cuore dell’Appennino al Mediterraneo e all’Atlantico, con le suggestive sonorità di questo straordinario gruppo. Un appuntamento imperdibile che celebra la musica e le sue connessioni con la letteratura e l’immagine.
Martedì 26 agosto, sempre alle 6, sarà la volta di Gianmarco D’Emilio, giovane chitarrista nato a Senigallia, appassionato e talentuoso. Proporrà un programma che spazia alla musica romantica dell’800 per arrivare al linguaggio più contemporaneo di metà Novecento, esplorando le varie sfaccettature del repertorio chitarristico classico.
Dopo un breve stop di mercoledì, si riparte all’alba, giovedì 28 agosto con Pietrafonie di Savoretti-Mina-Moramarco, un progetto musicale che unisce la ricerca sonora di Maria Moramarco, rinomata interprete della musica popolare italiana e ricercatrice del repertorio tradizionale dell’Alta Murgia, con lo stile compositivo del duo Savoretti-Mina (Francesco Savoretti alle percussioni e Fabio Mina ai flauti). Questa collaborazione in Pietrafonie dà vita a un viaggio musicale che trascende i generi, fondendo tradizione e innovazione, passato e contemporaneità, in un’esperienza sonora avvolgente e imprevedibile.
Venerdì 29 agosto alle 6 sarà la volta di Soul con Andrea Vettoretti. Un viaggio musicale nell’anima, dove le note delicate e i testi evocativi del chitarrista esplorano il legame profondo tra la natura e le emozioni umane.
L’ultima giornata da accogliere al Passetto, alle 6, sempre alla Terrazza Unicorn, sabato 30 agosto, con il pianoforte di Francesco Mazzonetto. Il talentuoso musicista, vincitore di numerosi concorsi internazionali e con un CD all’attivo per SONY Classical, è capace di regalare un’esperienza musicale indimenticabile. Magistrali le sue interpretazioni che spaziano da Marco Sollini a Ezio Bosso.
Ancona-Adriatico Mediterraneo Festival 2025-
I concerti al tramonto con Banda del Sud, Ebbanesis, Alkantara, Hiram Salsano & Marcello De Carolis, Sarita Schena con Giuseppe De Trizio e Claudio Carboni
Lunedì 25 agosto alle 19, prima dell’esibizione delle ebbanesis (ore 20, ingresso 10 euro), sempre all’Anfiteatro Romano, nell’ambito della rassegna Echi. Voci dal passato, suoni del presente Banda del Sud. Un progetto che mette insieme in un’unica esperienza artistica 9 talenti selezionati dalle 6 regioni del Sud Italia (Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna) per la costituzione di un’orchestra di musica popolare. Sensibilità personali e musicali di ciascuno si incontrano e si mettono al servizio del gruppo per un accrescimento al contempo individuale e collettivo. L’obiettivo è quello di comporre facendo emergere la capacità di trarre ispirazione dalla memoria fissata nei documenti sonori e di combinare quella di cui sono portatrici le personalità artistiche contemporanee. (Ingresso 10 euro).
Martedì 26 agosto, alle 19.30 alla Corte della Mole sarà la volta di Alkantara, un viaggio sonoro unico che attraversa il Mediterraneo e oltre, combinando la ricchezza della musica orientale e il jazz contemporaneo. Composta da nove strumentisti da Italia, Irlanda e Bulgaria, con ospiti internazionali da Grecia e Giordania, l’Alkantara MediOrkestra è un ponte culturale che unisce mondi attraverso il linguaggio universale del jazz. Questo ensemble esplora i diversi paesaggi musicali, dal Mediterraneo al subcontinente indiano. (Ingresso euro 10).
Giovedì 28 agosto alle 19.30, sempre alla Corte della Mole, Fronni d’Alia. Il duo Hiram Salsano (voce arcaica) e Marcello De Carolis (chitarra battente) presentano questa loro potente interpretazione, una ballata popolare del Sud Italia che esplora i temi dell’amore, della ribellione e del destino. Questo progetto affonda le radici nella tradizione, ma con un tocco profondamente personale. Fronni D’Alia è pensato sia per gli amanti della musica tradizionale che per chi cerca nuove sonorità world. (Ingresso euro 10).
Prima del gran finale, alla Mole, sabato 30 agosto, alle 19.30, il concerto al tramonto alla Corte della Mole, A Flor de piel, un itinerario emozionante tra musica e parole che racconta i “Sud del mondo”, unendo l’Italia alla tradizione del Tango e del Sud America. Il progetto vede la voce intensa dell’attrice-cantante italo-argentina Sarita Schena, accompagnata dalle corde di Giuseppe De Trizio (chitarra classica e arrangiamenti) e dal sax soprano di Claudio Carboni. Un omaggio potente a generi di frontiera, epopee sonore legate a doppio filo dalla storia e da una poetica intensa. A flor de piel celebra la memoria, la nostalgia e la ricchezza delle contaminazioni culturali e delle influenze migratorie, unendo passato e futuro in un’unica, appassionante esperienza musicale. (Ingresso euro 10).
Alborosie, Seun Kuti, Anastasio, Stefano Saletti & Banda Ikona, Džambo Aguševi Orchestra, Brigan, i protagonisti dei live serali di Adriatico Mediterraneo Festival 2025, tra Mole e Anfiteatro Romano
Oltre ai nomi già annunciati di Alborosie & Shengen Clan che apriranno i live serali del Festival (lunedì 25 agosto alle 22 alla Corte della Mole, ingresso 20 euro), Seun Kuti & Egypt 80 (martedì 26 alle 21.30 all’Anfiteatro Romano, ingresso 15 euro, nell’ambito della rassegna Echi. Voci dal passato, suoni del presente), la Džambo Aguševi Orchestra (giovedì 28 agosto alle 21.30 all’Anfiteatro Romano, 10 euro, nell’ambito della rassegna Echi. Voci dal passato, suoni del presente) ed il gran finale con Anastasio (sabato 30 agosto alle 21.30 alla Corte della Mole, ingresso 15 euro), il cartellone si compone di altri importanti artisti in concerto.
Mercoledì 27 agosto alle 21.30, la serata in collaborazione con il Museo Omero, alla Corte della Mole con Stefano Saletti & Banda Ikona in Mediterranima (ingresso gratuito fino a esaurimento posti). Un canto corale per il Mediterraneo, alla ricerca dell’anima comune. Polistrumentista, compositore e fondatore dei Novalia e di Banda Ikona, Saletti esplora le influenze e le connessioni delle musiche e culture dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Nel concerto, risuonano strumenti come il bouzouki greco, l’oud arabo, il saz baglama turco, la chitarra battente e le chitarre, accompagnati dai musicisti di Banda Ikona, che quest’anno celebrano 20 anni di attività.
Venerdì 29 agosto alle 21.30, sempre alla Corte della Mole, Luna, cera e vino live con una produzione Italia/Spagna dei Brigan. Un viaggio onirico e un flusso di coscienza tra sacro e profano, ombra e notte, che esplora temi cari al trio come la ricerca delle radici, l’Inquisizione, la Terra dei Fuochi, la devozione popolare e le memorie legate alla coltivazione della canapa. Un sound ibrido che fonde elettronica, voci e strumenti della tradizione, portando un mondo antico e rurale nel presente. Formazione: Francesco Di Cristofaro – Voce, bansuri, dvojanka, bouzouki, baglamas, overtone flute, whistle, punteiro, marranzano; Andrea Laudante – Elettronica, chitarra elettrica, synth, cori, field recordings; Ramon Rodriguez Gomez – Tammorra, pandero cuadrado, pandero de Peñaparda, frame drum, tamburello, pandereta, falce, campanacci, campanelli, morching, cori.
Il focus sulla Macedonia del Nord, tra passato e presente. Ospiti d’eccezione il giovane youtuber e fumettista Boban Pesov e Marcello Veneziani a dialogo con Marco Ansaldo
Spazio come ogni anno anche agli approfondimenti geopolitici di attualità in relazione al Paese a cui la XIX edizione di Adriatico Mediterraneo Festival è dedicata. È la Macedonia del Nord il protagonista del 2025 in omaggio alla presidenza di turno dell’Iniziativa Adriatico Ionica, partner storico della kermesse dei due mari. L’organizzazione internazionale il cui Segretariato permanente ha sede ad Ancona, alla Cittadella, ha compiuto proprio quest’anno i suoi primi 25 anni. Il forum intergovernativo dal 2000, anno della sigla della Carta di Ancona, è impegnato per la cooperazione regionale nella Euroregione adriatico-ionica. Repubblica giovane, nella sua attuale denominazione ed organizzazione politica, nata tra il 2018 ed il 2019, la Macedonia del Nord è un Paese che vanta una storia e cultura millenaria, passato attraverso i più grandi imperi dell’Antichità, quello macedone, l’Impero romano e bizantino e in età moderna dall’Impero ottomano fino alle vicissitudini del secolo scorso, dalle Guerre mondiali ai conflitti dei Balcani. Se ne parlerà giovedì 28 agosto alla Sala Boxe della Mole, alle 18, con Boban Pesov “illustratore, fumettista, cinefilo, accumulatore seriale di lavori e padre”, come egli stesso si definisce sul suo seguitissimo canale YouTube, che presenterà la sua primissima graphic novel C’era una volta l’est. Ne dialogherà con il giornalista e consulente scientifico per Limes, Marco Ansaldo. (Ingresso gratuito fino a esaurimento posti).
Mercoledì 27 sarà ospite di Ansaldo, alle 18.30, all’Auditorium della Mole, lo scrittore, giornalista e filosofo, Marcello Veneziani. Pensare il Mediterraneo al tempo del disordine globale è il titolo dell’incontro. Al centro gli scenari geoculturali, legati al Mar Mediterraneo e al suo versante Adriatico, fra storia e nostro tempo. Rimarcando, nelle intenzioni di Veneziani, una linea più europea che occidentale, e più mediterranea che europea. (Ingresso 10 euro).
Cultura classica, poesia ed arte tra Pinacoteca e Museo Archeologico Nazionale delle Marche
Tornano anche quest’anno gli attesissimi incontri organizzati in collaborazione con l’Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC). Primo appuntamento mercoledì 27 alle 17.30 al Museo Archeologico Nazionale delle Marche MAN, con Enzo di Nuoscio ne I geni invisibili della democrazia. La cultura umanistica come presidio di libertà. Capacità critica, autonomia di giudizio, difesa della persona umana e consapevolezza della fallibilità della conoscenza, della relatività dei valori e dell’inviolabilità della coscienza. Sono questi i «geni invisibili» della democrazia, in mancanza dei quali si materializzano i «demoni visibili» dei suoi nemici. Senza una sufficiente scorta di tali risorse culturali sarebbe impossibile quella «rivoluzione democratica» che sostituisce allo scontro tra le persone il confronto tra le idee, all’uso della forza il ricorso al dialogo, trasformando le istituzioni nel luogo in cui facciamo morire le idee al nostro posto. La cultura umanistica è la sentinella della nostra libertà perché difende e arricchisce questi «geni invisibili», formando menti critiche vaccinate contro il fanatismo, la violenza e contro le più subdole minacce alla «società aperta». Il volume che dà il titolo all’incontro ha vinto la 10a edizione del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2022-Giancarlo Dosi. Oltre al premio assoluto, al volume è stato assegnato il riconoscimento nella sezione “Scienze dell’uomo, storiche e letterarie”. (Ingresso gratuito fino a esaurimento posti).
Ancora cultura classica, sabato 30 agosto, sempre alle 17.30 e sempre al MAN, con Lucia Floridi ne Una donna in guerra. Voci e silenzi di Briseide, schiava di Achille, da Omero a oggi. Briseide, la schiava di Achille, svolge un’importante funzione narrativa nell’Iliade, anche se le è riservato un numero limitato di versi. Dopo Omero la presenza di Briseide nella letteratura e nell’arte, nel teatro e nel cinema, non è massiccia, ed è sempre subordinata ad Achille. In tempi recenti, tuttavia, qualcosa è cambiato: complice il fenomeno del retelling femminile del mito, Briseide compare in uno dei più eclatanti casi editoriali degli ultimi anni, La canzone di Achille di Madeline Miller, e in numerosi altri romanzi, come Il silenzio delle ragazze di Pat Barker. Grazie a queste riscritture, di Briseide sentiamo oggi la voce: una voce che grida il prezzo altissimo pagato dalle donne, nelle guerre di ieri e di oggi, perché gli uomini possano inseguire il loro miraggio di gloria. Passando in rassegna un’ampia varietà di fonti, si tenterà di tracciare la storia di Briseide e delle sue metamorfosi nel tempo, da Omero a oggi.
Si cambia location e si indaga il rapporto tra poesia, cinema e arte, venerdì 29 agosto, alle 17:30, nel cortile Pinacoteca civica “Francesco Podesti” con Gabriele Simongini, storico dell’arte e ordinario all’Accademia di Belle Arti di Roma con Valeriano Trubbiani. Racconti di terra e di mare, fra echi leopardiani e sogni felliniani. Introduce l’assessore alla Cultura del Comune di Ancona, Marta Paraventi. Un’iniziativa nell’ambito di Ancona cultura aperta. Visioni, viaggi e identità per raccontare Ancona nel mondo a cura dell’assessorato alla Cultura del Comune di Ancona. (Ingresso gratuito fino a esaurimento posti).
Il laboratorio sulle musiche e sugli strumenti del Mediterraneo con due musicisti d’eccezione, Francesco Savoretti e Anissa Gouizi
È il laboratorio a cura di Francesco Savoretti e Anissa Gouizi sulle musiche e gli strumenti del Mediterraneo a completare il programma di Adriatico Mediterraneo Festival 2025. Mercoledì 27 agosto dalle 17.00 alle 20.30 alla Mole Vanvitelliana-Sala Polveri e Sala Boxe, in collaborazione con Suoni Erranti, dipartimento di world music e di musiche tradizionali della Scuola Civica Di Musica Beniamino Gigli di Recanati. (Iscrizioni Savorettiftancesco19@gmail.com o anissagouizi@gmail.com. Costo euro 40). Altermine del laboratorio ci sarà un momento di restituzione dei risultati dei lavori, alle 20 al The Mole, all’interno della Mole.
Tutti i biglietti del festival su Vivaticket https://www.vivaticket.com/it/tour/adriatico-mediterraneo/2535?culture=it-it
Il FESTIVAL INTERNAZIONALE ADRIATICO MEDITERRANEO 2025 è un progetto di Associazione Adriatico Mediterraneo
DIREZIONE ARTISTICA: M° Giovanni Seneca
CON IL CONTRIBUTO DI: MIC – Ministero dello Cultura, Regione Marche, Comune di Ancona, Adriatic and Ionian Initiative, AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrli – Marina Dorica, Museo Tattile Omero, Nuovo IMAIE, Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori, Estra, Viva Energia
CON IL PATROCINIO: Rai Marche
PARTNER: MAN – Museo Archeologico Nazionale delle Marche, AICC Associazione Italiana di Cultura Classica, Todo Mundo – World Music Festival Belgrado, Appennino Festival, IOM – Istituto Oncologico Marchigiano
SPONSOR TECNICI: UnipolSai Assicurazioni, Sala Eventi Unicorn, MyWay al Passetto, Tombolini Moter Company, Feltrinelli
MEDIA PARTNER: TgR Marche, Il Resto del Carlino
Ad Ancona c’è la mostra con le opere restaurate dopo il terremoto nelle Marche -Articolo di Andrea Carnevali-
Da alcune settimane, la Mole Vanvitelliana di Ancona ospita una mostra che celebra la resilienza delle comunità marchigiane colpite dal terremoto del 2016 attraverso il linguaggio universale della bellezza artistica. Rinascimento marchigiano. Opere restaurate dai luoghi del sisma lungo i cammini della fede, che resterà aperta al pubblico fino al 15 giugno. Curata dagli studiosi Stefano Papetti e Pierluigi Moriconi, l’esposizione si configura come la seconda tappa di un progetto di ampio respiro volto al recupero del patrimonio culturale ferito dal sisma. Si stima che oltre 14mila beni culturali siano stati danneggiati, ma grazie a un meticoloso lavoro di restauro, molte opere sono oggi restituite alla collettività. La mostra si presenta come un itinerario ideale lungo le vie della fede, dal sapore antico e profondamente radicato nel territorio. Non solo una rassegna di diciotto opere restaurate di altissimo pregio, ma un cammino spirituale in cui l’arte si fa ponte fra passato e futuro, fra identità dei luoghi e speranza delle comunità. Determinante è stato il contributo del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri, il quale ha garantito la salvaguardia delle opere, insieme all’intervento delle amministrazioni locali e delle università, in particolare l’Università di Camerino, che ha supportato le indagini diagnostiche rivelando, sotto le superfici pittoriche, i pentimenti e le modifiche apportate nel tempo dagli artisti. Le opere, provenienti da chiese e musei del territorio, sono state restaurate presso il Forte Malatestiano di Ascoli Piceno, in un laboratorio appositamente allestito, grazie anche all’impegno del Senatore Guido Castelli, Commissario straordinario per la ricostruzione delle Marche.
Le tre sezioni della mostra “Rinascimento marchigiano”
La prima sezione, dedicata alle opere medievali, si apre con il grandioso Crocifisso ligneo del XIII Secolo proveniente dalla chiesa del Santissimo Salvatore di Ancona (oggi Santi Pellegrino e Teresa), restaurato da Maria Laura Passarini. L’opera, esemplare della tipologia del Christus Triumphans, testimonia la continuità iconografica medievale nell’Occidente cristiano. La seconda sezione è dedicata alla pittura rinascimentale, con opere di Carlo Crivelli, Antonio Vivarini, Pietro Alamanno e Cola dell’Amatrice. Tra i capolavori spicca la Madonna in trono col Bambino e sant’Anna, san Rocco e san Sebastiano di Lorenzo d’Alessandro, proveniente dalla scomparsa chiesa di San Michele Arcangelo di Matelica. La terza sezione conclude il percorso con opere del XVII Secolo, tra cui il maestoso San Carlo Borromeo in gloria e santi di Cesare Dandini, restaurato da Maria Veronica Soro e proveniente dalla chiesa del Santissimo Sacramento di Ancona. L’opera testimonia la fervente religiosità controriformistica e si ricollega all’antica devozione anconetana per San Lorenzo.
Tecnologia e conoscenza al servizio dell’arte
La mostra si avvale di tecnologie innovative: grazie a QR code apposti accanto alle opere, i visitatori possono accedere a contenuti multimediali che illustrano le fasi del restauro e le indagini scientifiche. Particolare rilievo assume l’indagine diagnostica realizzata dal Laboratorio A.R.T. & Co. Srl di Ascoli Piceno, che ha permesso di rivelare disegni preparatori e pigmenti preziosi, come il lapislazzuli impiegato da Antonio Vivarini.
Le tre sezioni della mostra “Rinascimento marchigiano”
La prima sezione, dedicata alle opere medievali, si apre con il grandioso Crocifisso ligneo del XIII Secolo proveniente dalla chiesa del Santissimo Salvatore di Ancona (oggi Santi Pellegrino e Teresa), restaurato da Maria Laura Passarini. L’opera, esemplare della tipologia del Christus Triumphans, testimonia la continuità iconografica medievale nell’Occidente cristiano. La seconda sezione è dedicata alla pittura rinascimentale, con opere di Carlo Crivelli, Antonio Vivarini, Pietro Alamanno e Cola dell’Amatrice. Tra i capolavori spicca la Madonna in trono col Bambino e sant’Anna, san Rocco e san Sebastiano di Lorenzo d’Alessandro, proveniente dalla scomparsa chiesa di San Michele Arcangelo di Matelica. La terza sezione conclude il percorso con opere del XVII Secolo, tra cui il maestoso San Carlo Borromeo in gloria e santi di Cesare Dandini, restaurato da Maria Veronica Soro e proveniente dalla chiesa del Santissimo Sacramento di Ancona. L’opera testimonia la fervente religiosità controriformistica e si ricollega all’antica devozione anconetana per San Lorenzo.
Tecnologia e conoscenza al servizio dell’arte
La mostra si avvale di tecnologie innovative: grazie a QR code apposti accanto alle opere, i visitatori possono accedere a contenuti multimediali che illustrano le fasi del restauro e le indagini scientifiche. Particolare rilievo assume l’indagine diagnostica realizzata dal Laboratorio A.R.T. & Co. Srl di Ascoli Piceno, che ha permesso di rivelare disegni preparatori e pigmenti preziosi, come il lapislazzuli impiegato da Antonio Vivarini.
Un’offerta culturale integrata e diffusa
In collaborazione con enti culturali, il Comune di Ancona ha ideato pacchetti turistici che abbinano la visita alla mostra all’esplorazione della Mole Vanvitelliana, promuovendo il connubio fra arte, architettura e paesaggio. Vada sé ricordare che dopo Ancona, la mostra sarà riallestita a San Severino Marche, ultima tappa del percorso espositivo iniziato a Roma e poi ad Ascoli Piceno. Dunque, il Rinascimento marchigiano non è solo una mostra: è un atto di rinascita, un invito a riscoprire l’identità culturale e spirituale delle Marche attraverso il segno indelebile dell’arte.
Fonte – Artribune-Articolo di Andrea Carnevali
Articolo di Andrea Carnevali è nato e vive a Ancona. Si è laureato in Lettere moderne a Urbino e ha conseguito un Master in Nuove Metodiche Didattiche nello stesso ateneo. Ha conseguito il corso di specializzazione biennale in Storia delle tecniche artistiche: metodologia e didattica a Roma. Ѐ giornalista pubblicista, iscritto OdG Marche. È stato responsabile delle Arti e curatore di mostre per lo SpazioArte della Fondazione A.R.C.A.. dal 2017-18. Si è occupato per alcuni anni, in qualità di giornalista, dell’ufficio stampa del Festival Castelbellino Arte, che ha ospitato anche le celebrazioni in omaggio a Marino Piazzolla per la Fondazione di Roma. I suoi interessi critici si sono rivolti alla cultura figurativa europea tra Seicento e Settecento e ad artisti contemporanei tra Marche e Emilia Romagna. Ha, inoltre, affrontato criticamente ed ermeneuticamente la letteratura e la filosofia
Ancona-L’Anfiteatro romano entra nella rete dei Musei Italiani.- Soprintendenza Archeologia delle Marche-
Ancona-L’Anfiteatro romano
L’Anfiteatro romano di Ancona entra ufficialmente a far parte della rete nazionale dei Musei Italiani, sotto la gestione della Direzione regionale Musei delle Marche, guidata da Luigi Gallo. L’anfiteatro sarà aperto al pubblico a partire dalla metà di aprile, per offrire ai visitatori un’ulteriore opportunità di scoprire il patrimonio storico della città. Grazie alla possibilità di combinare la visita al Museo Archeologico Nazionale delle Marche con l’Anfiteatro, il pubblico potrà così vivere un’esperienza immersiva nel fascino del mondo antico.
La Direzione Musei ha l’obiettivo di garantire un programma di aperture settimanali all’anfiteatro a partire da metà aprile, per rendere accessibile l’area archeologica più significativa del capoluogo marchigiano.
“Nel corso degli ultimi anni”, ha dichiarato Luigi Gallo, “la Direzione Regionale Musei Nazionali Marche ha posto particolare cura nella valorizzazione delle sedi espositive e delle collezioni in esse contenute, intreccio di vicende e opere che contribuiscono in modo rilevante alla storia del patrimonio e dell’identità regionale. L’Anfiteatro romano è un importante tassello di questo percorso e restituisce ai cittadini e ai visitatori di Ancona lo spaccato di un periodo cruciale della storia della città Dorica; un lavoro che proseguirà nel corso dei prossimi mesi con l’elaborazione di un ampio progetto di restauro e valorizzazione del monumento antico, rendendo accessibili tutte le sue particelle, per offrire una visione quanto più completa e stratificata della città resa ulteriormente possibile dalla prossimità con il Museo Archeologico nazionale, dove poco più di un anno fa è tornata visibile una rinnovata sezione museale dedicata all’età romana”.
Anfiteatro romano di Ancona-
L’anfiteatro romano è stato realizzato nel periodo augusteo (fine I sec. a.C. – inizi I sec. d.C.) sulla sella collinare che sovrasta il porto e la città antica di Ancona; la morfologia del pendio ha condizionato la forma dell’ellisse non perfettamente regolare con asse maggiore che misura circa 93 metri (corrispondenti alla misura romana di mezzo stadio), l’asse minore di 74 metri (cento gradus) e l’arena di 52 metri (un actus e mezzo). La cavea, sviluppata su oltre venti gradinate disposte su tre ordini, poggiava in parte sulla roccia marnosa – tagliata per accogliere la struttura – e in parte su volte cementizie costruite in elevato.
Ancona-L’Anfiteatro romano
Si può calcolare che l’anfiteatro potesse accogliere fino a 10.000 spettatori e ciò suggerisce che l’edificio fosse destinato sia all’utenza cittadina sia a quella del contado, se non anche delle cittàromane più vicine. Le tecniche costruttive dell’anfiteatro di Ancona sono molteplici, spesso in mescolanza tra loro, a
testimoniare sia alcuni “ripensamenti” in corso d’opera, sia fasi edilizie successive. Dopo l’abbandono in età tardo antica (IV d.C.), venne utilizzato come cava di materiali e, a partire dal XIII secolo, come base per nuove costruzioni che ne hanno nascosto la struttura. L’arco di ingresso ingloba, probabilmente, la porta monumentale di accesso all’acropoli di epoca greca che, anche per la sua valenza culturale, fu gelosamente conservata dall’architetto di età augustea.
Adiacente all’anfiteatro è stato scavato parte di un complesso termale – un vasto ambiente (frigidario) con vasca rivestita di lastre di marmoree, pavimento a mosaico con iscrizione che menziona i duo viri della colonia augustea, da poco costituita, e pareti affrescate, e altri ambienti con resti del sistema di riscaldamento termale, eretti sopra un precedente lastricato stradale. Il rifugio Birarelli – rifugio antiaereo del carcere di santa Palazia (o “tunnel della morte “), fu costruito nei primi anni Quaranta dai detenuti del carcere. Concepito a protezione degli stessi detenuti, oltre che del personale del carcere, il rifugio fu un realtà aperto anche alla cittadinanza, e in particolare agli abitanti del quartiere Guasco – San Pietro; per questo era diviso in due parti da un piccola porta che separava i detenuti dalla popolazione. Durante il bombardamento della novembre 1943 il rifugio fu colpito da quattro bombe sganciate da bombardieri dell’Aviazione dell’esercito degli Sati Uniti, almeno due delle quali ebbero effetti sulle circa mille persone che in quel momento si trovavano all’interno, inclusi molti bambini e le orfànelle dell’Istituto Birarelli: i morti furono più di settecento (mai nella storia della guerra aerea si sono contate tante vittime civili in seguito a un bombardamento su un rifugio anti aereo). Il tunnel è stato riaperto nel novembre del 2013, a settanta anni da quei fatti, e al suo interno contiene anche preziose testimonianze di età romana.
ORARI: Segreteria Soprintendenza Archeologia delle Marche tel.071 50298202 -dal lunedi al venerdi ore 10.00-12.00 Prenotazioni per Gruppi superiori alle 20 unità
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