Mariannina Coffa Caruso- Poetessa siciliana, la “Capinera di Noto”-Biblioteca DEA SABINA

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Mariannina Coffa Caruso- Poetessa siciliana, la “Capinera di Noto”

Mariannina Coffa Caruso nacque a Noto ( SR ) -A soli 17 anni, faceva già parte di diverse accademie prestigiose, come quelle degli Zelanti di Catania e dei Trasformati di Noto. Il padre, stimato avvocato, fu un patriota attivo nelle rivoluzioni del 1848 e 1860: da lui, Mariannina mutuò quel profondo e acceso “amor di patria” di cui sono pervasi tanti suoi componimenti.

Mariannina Coffa Caruso- Poetessa siciliana, la “Capinera di Noto”

Poesie-

La potenza della donna

A te la voce dell’ amor fu data,
A te la gloria, l’ armonia, l’ affetto,-Poetessa siciliana
Quando d’arcana speme inebriata,
Più sublime ti fai d’ ogni altro obietto.

E allor che di splendore irradiata
La bella chioma ti discende al petto
E di virtù favelli… oh, in te traslata
Veggio la possa dell’ eterno Detto!

E nei rai, nella voce, e nel sorriso
Fulge il gaudio di Dio che ti feconda,
Che congiunge la terra al paradiso!

Donna, che sei tu dunque?.. e Vita, e Morte. . .
E spesso adduci alla beata sponda,
E sovente del Ciel chiudi le porte!

*

Una sera d’està

L’aura che spira tra le verdi fronde
Pare un sospir di Dio;
Il pensiero si svolge, e si confonde
Di vita nell’ oblio;
Di speme un canto che le pene ammuta
Va lieve in sulla terra, e la saluta.

Il mormorio del fresco ruscelletto
Par l’ eco de la speme;
Ahi, la campagna, la foresta ha un tetto
Pel misero che geme,
Solo la terra più crudel, più dura
Nega un asilo ai giusti, alla sventura.

E il raggio della luna incerto e mesto,
Che imbianca i firmamenti,
Che vede? . . il mondo di sciagure infèsto,
E danni, e tradimenti,
E sotto il vago innamorato aspetto
Scopre in cor dei mortali, odio, e sospetto.

Qual dolcezza nell’ animo trabocca
Al mormorio del fonte!. .
Como l’ arpa che cessa d’ esser tòcca
Risponde amico il monte . . .
E dei mesti pensier l’ incerto volo
Si fa sublime nel pensier di un Solo.

*

I sogni

Tremante immago d’ un affetto estinto,
Ombra della speranza e dell‘ oblio,
Vieni al mio cor da tanti strazi avvinto,
Cui solo è guida… e l’ avvenire è Dio!

Vieni bell’ angiol mio!.. d’un lauro è cinto
Il tuo vergine capo… oh almen sei mio
Sei mio nei sogni.. . allor che a te sospinto
Si fa dolce e sublime ogni desio!!

Lieve come il sospir della speranza
Sì soave ti veggio in sulla sera,
Che tetra in sul mattino è la membranza

Forse disceso dall’ eterna sfera
Tu a me ti volgi… cui niun bene avanza…
Che la tua luce immaculata e vera!

*

Amore

Datemi un cor che all’alito
Dell’amor mio s’ispiri,
Che i suoi più dolci palpiti
Confonda ai miei sospiri,
Un cor che la sua vita
Senta al mio core unita,
Che ai miei segreti spasimi
Conceda il suo dolor!
Datemi un cor che intendere
Possa il mio spirto anelo,
Ch’abbia il candor degli angeli
Ch’ami qual s’ama in cielo.
Oh! Solo allor potrei
Credere ai sogni miei,
Viver potrei nell’estasi
Del canto e dell’amor.

Mariannina Coffa Caruso- Poetessa siciliana, la “Capinera di Noto”

*

A Luisa……
In un momento d’estasi magnetica

Bella, che il guardo appunti
Oltre il confin della mortale idea,
Che in un solo desio mostri congiunti
Il cor che piange e il core che si bea,
Dell’occhio onniveggente
Raggio disceso nell’argilla muta,
Miracol novo d’armonia tu sei!
D’un’armonia dolente
Che parla a’ mesti e l’anima trasmuta
In un sogno di luce a’ sogni miei.
Farfalla innamorata
Ch’ergi le penne oltre le vie del sole
Pel tuo foco medesmo inebrïata,
Sibilla arcana per le tue parole,
Se il mistico pensiero
Che di cielo ti veste opra è del Nume,
Anch’io piango… ti adoro… e grido anch’io:
Ecco un baleno dell’eterno vero,
Ecco una fiamma dell’etereo lume,
Ecco la creta che sospira a un Dio!
Se l’anima potesse
Varcar la meta che le diè natura,
E gir soletta a quelle plaghe istesse
Da cui ne venne immacolata e pura,
Per gli occhi onde riveli
Fiamma cotanta io la vedrei rapita
Peregrinante a le commosse sfere,
E direbbe al pietoso astro de’ cieli:
Deh riprendi i miei sogni e la mia vita,
Ma non torni a la terra il mio pensiere!
No, non fuggir… consenti
Che teco io sugga l’armonie passate,
E l’ebrezza dell’alma e i voli ardenti
Che mi fero in un gaudio amante e vate.
Lascia ch’io beva il riso
Di tue movenze allor che ti favella
Lo spirto accenso per virtù del core:
Lascia ch’io m’erga al sospirato eliso,
Ch’io voli in grembo a la perduta stella,
E gridi al mondo — l’anima non more!

*

Ombra adorata

Che mi valse l’ingegno,il core e l’arte
Se te perdendo ogni Ciel perdei?
Se il nume che fu vita ai sogni miei
Mi condanna tacendo e si diparte?
Oh se vedrai queste dolenti carte
Che d’un alito ignoto accendi e bei
Saprai ch’ove sospiri,e piangi e sei
Ivi piange il mio core a parte a parte.
Saprai ch’io t’amo,ed è miracol novo
La vita mia….perchè son morta e vivo,
E là dove non sei non ritrovo!
Saprai, ch’ombra adorata,a me d’accanto
Ti riveggio pur sempre o sogno o scrivo
E più che il labro tuo trovo il tuo pianto.

Da “San Luigi”
Fior solitario che in se stesso ha vita,
Astro gentil che la sua luce ignora,
Rondine senza posa, arpa ferita,
Cigno che fuor dell’onda incurvo plora,
Ghirlanda in su la tomba illanguidita,
Che perde il primo incanto e olezza ancora…
È desso!… è l’innocente peregrino,
È il vago raggio d’un pensier divino.
Bello come il fulgor dei firmamenti,
Chinato il volto all’ombra del mistero,
È l’angiol della speme e dei portenti
Che novi patti indice al mondo intero:
E fermo il vol su le smarrite genti
Ricongiunge ogni voto, ogni pensiero,
E meschini e pusilli e grandi e prodi
Tragge a l’amor con più possenti nodi…
Chè amor soltanto riconforta e sprona
E chiude in un accento e fede e speme;
E coi forti e coi deboli ragiona,
E la possanza e l’avvenir non teme.
Oh che vale lo scettro e la corona
Senza quei gaudî armonizzati insieme?!
All’ombra della croce e del dolore
È altare, è fiamma, è sacerdote, amore.

*

All’angelo mio

Angelo mio, che i sogni innamorati
Soavemente riconforti e bei,
Che sorridi pietoso a’ lagni miei
E ridesti la mente ai dì beati,

Nume che i miei pensier distruggi o crei
Sol che mi volga i lumi addolorati,
O mi fuggi, o t’involi… e tempi e fati
Mio ti disser nascendo, e mio tu sei!

Amarti!… Oh se potessi, angelo mio,
Un istante seguirti oltre le sfere
Che mi contende questa fral natura,

Perennemente assorta in tuo pensiere,
Ritornerei l’eletta creatura
Inebrïata all’alito di Dio!

*

Ricordi fantastici

Allor che al pallido — raggio di luna
Vagando immemori — per la laguna,
Di arcani tremiti — sommosso il core,
Mi offristi un candido — soave fiore…
Non ho più gaudii — non ho più speme,
Tutti i miei palpiti — svaniro insieme.
Verace imagine — del nostro amor
Quello sol restami — arido fior!
Or se ti veggio — pur da lontano
Mi trema il core — mi struggo invano;
Non so rivolgerti — amico un riso,
L’occulto foco — m’arde nel viso:
Vorrei fuggirti — ma piango e gemo,
Se a me ti appressi — deliro e temo;
Se mi favelli — del tuo dolor
Mi struggo invano — mi trema il cor!
Beata l’aura — dei tuoi sospiri,
Beato il raggio — cui sempre aspiri!
Quel vergin fiore — beato appieno
Che dolcemente — ti langue in seno,
Che mentre estatico — sorridi e pensi
Ti manda l’alito — dei brevi incensi,
E fra i tuoi baci — si curva e muor…
Beata l’aura — beato il fior!
Tu sei pur misero?… — Potessi almeno
L’anima affranta — versarti in seno,
Svelarti i gemiti — l’ansie, gli affanni,
Chiamarti l’angelo — de’ miei prim’anni!…
Ahi! ma quel povero — fiore appassito
Di caste lacrime — oggi è nutrito…
Nel petto lasso — lo serbo ancor,
Ultimo premio — del nostro amor!

Mariannina Coffa Caruso- Poetessa siciliana, la “Capinera di Noto”

*

A…

Chi… chi mi nega il sovrumano incanto
Onde ignota mi struggo, e m’innamoro?
È mia quest’arte, e me l’ha data il pianto,
Nè può comprarla ogni mondan tesoro.
Ma tu venduto alla malia dell’oro,
Ogni alto affetto ogni alto gaudio infranto,
Non sai che donna può levarsi al canto,
E ornar la fronte per sudato alloro!
Non sai che Amor favella al mio pensiero;
E sì l’alma sublima e sì la schiara,
Che i cieli abbraccia e l’universo intero!
Io ti compiango, ti perdono… e oblio —
È misero, non reo, chi non impara
Ch’arte è natura, e che natura è Dio.

Mariannina Coffa Caruso- Poetessa siciliana, la “Capinera di Noto”

Biografia di Mariannina Coffa Caruso

COFFA (Coffa Caruso), Mariannina Nacque a Noto (Siracusa) il 30 sett. 1841, dall’avvocato Salvatore e da Celestina Caruso. Dopo una sommaria, rudimentale scolarizzazione nella natia cittadina, all’età di dieci anni fu affidata al collegio “Peratoner” di Siracusa, ove sotto la guida di un tale Francesco Serra Caracciolo cominciò a comporre le prime “improvvisate”. Nel settembre del ’52 la giovanissima poetessa (cui già parenti ed amici guardavano come ad un vero portento) fu presentata dal padre al sacerdote letterato Corrado Sbano, il quale si assunse spontaneamente il compito di vigilare sulle sue letture e sui suoi esercizi di versificazione, e che poi sempre sarebbe stato per lei un affettuoso e sollecito confidente. Fu appunto per iniziativa dello Sbano che la C. pubblicò nel ’55 le Poesie in differenti metri, silloge delle sue primizie liriche, in gran parte dettate improvvisando su tema assegnato, e talora anche con rime prestabilite. Seguirono nel ’59 i Nuovi canti, ove (come sottolinea una nota probabilmente dello stesso Sbano) ad un certo punto gli exploits estemporanei cedono il posto a più meditati componimenti, pur non cessando l’abitudine di scrivere spesso su argomento suggerito o richiesto da altri. Quali fossero le direttive seguite nell’educare la prodigiosa pupilla, ce lo dice lo Sbano in persona nel suo Memorie e giudizj intorno alla poetessa M. C. in Morana, ragguaglio pubblicato nel ’79 a scopo fondamentalmente autoapologetico: e cioè per rintuzzare l’accusa di non aver saputo sostenere adeguatamente, anzi di aver addirittura fuorviato il naturale “genio” della fanciulla. Sennonché le Memorie dello Sbano in realtà finiscono per dar ragione ai suoi detrattori: la chiusa ortodossia religiosa e la miope intransigenza purista del pio sacerdote, che alla sua allieva consegnava come livre de chevet l’Imitazione di Cristo nella traduzione dell’abate Cesari e che badava a metterla in guardia da un lato contro il pessimismo ateo di Leopardi, dall’altro contro tutti “gli autori esagerati e intemperanti” (p. 10), non costituivano certo uno stimolo efficace ai fini di una profonda maturazione intellettuale ed artistica. Pur contravvenendo sovente ai divieti del maestro, la C. ne era comunque profondamente influenzata: sicché le sue trasgressioni si limitavano a disordinate incursioni nella terra proibita dell’eccesso passionale e sentimentale (in cui Shakespeare, Byron, Sue, Dumas, Guerrazzi avevano per lei uguale diritto di cittadinanza), senza ch’ella mai si sognasse di mettere in discussione i principi basilari impartitile dallo Sbano. In un linguaggio poetico infarcito di reminiscenze dantesche, foscoliane, leopardiane, e al contempo svagante verso una evasività di marca tipicamente tardoromantica, la C. si sforzava di coniugare il classicismo cattolico dello Sbano con la propria inclinazione al dolorismo effusivo: peraltro senza troppi conflitti, se tutti e due, l’alunna e il maestro (e insieme con loro l’avvocato Coffa), potevano riconoscersi nella netina Accademia dei Trasformati, allora unita in indissolubile gemellaggio all’Arcadia romana. Si aggiunga l’impressione suscitata dalla venuta in Noto di improvvisatori famosi come Giannina Milli e Eliodoro Lombardi; si pensi altresì alla corrispondenza poetica ed epistolare col giarrese Giuseppe Macherione, tipico vate di provincia e patriota magniloquente e fumoso: e si avrà un quadro abbastanza perspicuo dei punti di riferimento allora disponibili per l’ispirazione della giovane poetessa, nei cui componimenti la vena cantabile profusa nel gioco dei settenari sdruccioli piani e tronchi e nelle strofe di quinari o senari doppi si associa talvolta all’impegno tirtaico e gnomico della canzone e dell’endecasillabo sciolto.

Mariannina Coffa Caruso- Poetessa siciliana, la “Capinera di Noto”Lettere Coffa Caruso

Il `59 fu anche l’anno del fatale idillio con lo squattrinato Ascenso (all’anagrafe Ascenzio) Mauceri, galeotti il Corsaro di Byron e il pianoforte (Ascenso era stato maestro di musica della Coffa). I Coffa dapprima acconsentirono, sia pure a malincuore; poi invece intervennero bruscamente, inducendo la figlia a sposare un facoltoso possidente di Ragusa, Giorgio Morana (aprile 1860). Naufragavano così i sogni di gloria della poetessa, costretta a convivere con un suocero villano e ignorante, contristata dalla grettezza e malignità dell’ambiente ragusano, spossata da cinque parti e da continui malanni, afflitta dalla perdita di due figliolette e di alcuni tra i più cari amici e parenti.

In queste condizioni la scrittura diveniva una forma di compensazione, quasi una seconda vita “ideale” contrapposta alle miserie della realtà quotidiana: mentre l’amato Ascenso, al seguito di Matteo Raeli, si impegnava nell’azione politica, la C. si illudeva di partecipare in qualche modo ai nuovi eventi italiani con alcuni componimenti patriottici, saturi di retorica unanimista ma pure notevoli per la recisa presa di posizione contro la Roma papalina; le frustrazioni affettive e intellettuali le dettavano liriche ridondanti, ove le oscillazioni tra i toni flebili dell’autocompatimento e quegli aspri dell’impennata polemica tendevano a ricomporsi in una personale mitologia a sfondo religioso, talora addirittura criptica nella sua indecifrabile allusività, al punto da autorizzare – nonostante il crisma di ortodossia impressole dall’approvazione del cattolicissinio Tommaseo – qualche peregrina (ma forse non del tutto sballata) interpretazione in chiave misteriosofica e massonica; e ancora le era di sollievo la libera gestione (conquistata a prezzo di duri scontri col suocero) di un intenso carteggio, nel quale appunto si riscontrano i dati salienti di una cocente insoddisfazione vissuta nelle forme ipertrofiche del vittimismo e dell’antifilisteismo romantici.

Nell’estate del ’75 si manifestarono i primi sintomi di quel male (certamente una neoginoplasia), che avrebbe finito col portare alla tomba l’infelice poetessa dopo lunghe sofferenze. Infatuatasi per le dottrine omeopatiche professate a Catania dal dottor Migneco e a Noto dal dottor Bonfanti, la C. rifiutò drasticamente qualsiasi proposta di intervento chirurgico, ostinandosi a seguire la terapia dei due medici, che le avevano diagnosticato un disturbo cardiaco. Si trasferì allora a Noto per essere seguita da vicino dal Bonfanti, suscitando così un vespaio di pettegolezzi che finirono col metterla in urto perfino con i genitori. Nelle lettere e nei versi di questi ultimi anni lievita un’esasperazione sempre crescente, che talora giunge a toccare i vertici della ribellione blasfema. A Noto la C. si spense il 6 genn. 1878.

Opere: Poesie in differenti metri, Siracusa 1855; Nuovi canti, Noto 1859; Nuovi canti, Torino 1863. Vari componimenti furono pubblicati dalla C. o da amici in opuscolo o in rivista (v. la bibl. in G. Raya): di essi i più importanti sono stati inclusi nella postuma silloge di Poesie scelte, a cura del Municipio di Noto (con una prefazione di F. De Sanctis), Noto 1882 [ma in copertina 1885]. Quanto all’epistolario, alcune lettere sono riportate dai biografi della C.; raccolte più consistenti si trovano in: Lettere di M. C. C. a Mario Rapisardi, a cura di C. Sgroi, in Arch. stor. per la Sicilia orientale, s. 2, VII (1931), pp. 91-107; Lettere ad Ascenso, a cura di G. Raya, Roma 1957; G. Raya, Capuana e D’Annunzio, Catania 1970, pp. 35-100. Buona parte del carteggio comunque è ancora inedito: si veda in proposito T. Carpinteri, in La Fiera letteraria, XLVIII (1972), 15, pp. 14-18. Da segnalare la recente ristampa, a cura di B. Jacono, di una disperata lettera della C. al fratello Vincenzo (in Netum, II [1977], 13-14, pp. 6-10), a suo tempo pubblicata dal Bonfanti sotto lo pseudonimo “Man di Gelo” (Noto 1879).

Mariannina Coffa Caruso- Poetessa siciliana, la “Capinera di Noto”

Bibl.: In memoria della poetessa M. C. C. in Morana, Ragusa 1878; F. Pennavaria, Sullavita e sulle poesie di M. C. C. in Morana, Ragusa 1878; Id., Sopra un caso d’isterismo acuto con estasie sognazione spontanea accaduto in persona dellainsigne poetessa M. C. C. in Morana, ibid. 1878; C. Sbano, Memorie e giudizi intorno alla poetessaM. C. in Morana, Noto 1879; G. Cassone, Perl’inauguraz. del monumento alla poetessa M. C. C., Noto 1896; F. Guardione, M. C. C., in Scritti, II, Palermo 1897, pp. 76-107; C. Scribano, Notizie e considerazioni su M. C., Ragusa 1897; G. Navanteri, Di un nuovo studio su M. C., Noto 1898; G. Oliveri Montes, Di due poetesse siciliane del sec. XIX (G. Turrisi Colonna e M. C. C.), con una lettera di G. Pipitone Federico, Girgenti 1898; F. Genovesi Caruso, Storia d’unamartire (M. C. C.), con una pref. diG. Sergi, Napoli 1900; R. Mascardi, M. C. C., Roma 1907; G. Leanti, Una poetessa della patria e del dolore: M. C. C., Noto 1923; C. Sgroi, Cultura e movimenti d’idee in Noto nel sec. XIX, Catania 1930; Id., M. C. C. e G. Macherione, Siracusa 1934; F. Lombardo, M. C. e C. Sammartino in Filetied altri riflessi di vita,d’arte e d’ambiente dellapoetessa netina, Noto 1959; G. Raya, M. C., in Capuana e D’Annunzio, Catania 1910, pp. 5-116 (e cfr. P. M. Sipala, Da Carducci a Quasimodo, Padova 1970, pp. 143-46); T. Carpinteri, Un ritratto giovanile poco noto di M. C.: ilritrattodella fata“, in Netum, I (1976), 2-3, pp. 8 s.; G. Santocono Russo, ‘800 netino: nel primo centenario della morte di M. C., ibid., II (1977), 11-12, pp. 4-7; S. Martorana, M. C. nel giudizio di uncontemporaneo: due lettere inedite di GiuseppeBianca, in Laboratorio (Ragusa), I (1977), 1, pp. 32-39; T. Carpinteri, L’eringio, Palermo 1978 (e cfr. R. M. Monastra, in Corriere di Modica, 15 marzo 1979).

 

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