Poesie di Marco Ercolani – Per la mano sinistra-

 

Marco Ercolani

Poesie di Marco Ercolani – Per la mano sinistra-

Per la mano sinistra

La forma è limpida – per esprimere cose e opache.

Ma se, dalla porta in cui appaio, fossi già scomparso?

Certi giorni, che trascorrono senza di me.

Scrivere è un atto di violenza, un magico errore, una gioia senza nome.

La poesia non nasconde e non svela.

La forma della poesia confluisce in suoni che ne cancellano l’architettura.

Prima di scrivere, maturo la gioia di tacere.

Sciolse la scena del disastro con parole che risuonarono armoniose.

Somigliando a qualcuno mi scopro inimitabile.

Lo spostamento di un avverbio è più eversivo di una rivoluzione vittoriosa.

Le opere inessenziali hanno una grazia particolare.

I fiumi si differenziano per i detriti che trascinano.

***

La pertinenza del testo: modulare una passione.

Le perfezioni sono attimi.

La poesia è abitare desideri impossibili.

Il fulmine frantuma lo specchio che riflette il lampo.

Lo scrittore ha un solo dovere: essere cosciente delle proprie visioni.

Perché la mia lingua sia vera, deve averla nutrita il buio.

L’immobilità: limite estremo del rallentamento del moto.

Lo scoglio non esaurisce il flusso delle onde.

Scrivo per prepararmi a scrivere in qualche impossibile giorno

Siamo perduti, solo se siamo stati ingiusti.

Disimpari lo stupore e cominci a morire.

Disorientare il presente: sopravvivere.

***

Allo scrittore accade di anticipare se stesso senza conoscersi ancora.

La parola è indicibile. Ma occorre scrivere per saperlo.

Morirò per non essere sopraffatto dalla morte.

Maldestri e inutili, stupidi e balordi. Eletti.

Qualcuno si crede originale per eccesso d’ignoranza.

Il linguaggio può trasformare, ma bisogna esserne all’altezza.

Non c’è nulla di conforme: mi aiuta la scienza del deforme.

Nascere sempre nel tempo sbagliato.

Scrivo per ripetere ciò che non sono. Per allontanarmi da me

Non avendo più nessun desiderio, come posso desiderare la morte?

Solo quando la casa va a fuoco, è visibile la sua architettura.

***

Chi è cieco grida di non vedere. Non scrive aforismi sulla cecità.

Distruggere quel suono solo per aprire le orecchie a un altro suono.

L’arte, consumando opere, non si annulla ma cambia forma.

La parola è trasparenza dell’io all’esperienza dell’abisso.

Non si crea verità ma la si dissotterra.

Prima necessità: esprimersi. Prima necessità: ammutolire. Da dove si inizia?

Un uomo che guardi se stesso da lontananze estreme e trovi un linguaggio possibile.

La forma dell’io, alla radice, è visione del non-io: vertigine dello specchio.

Un dio – ma simile al fumo che sale dalle macerie.

La forma più primitiva del sapere è un soffio di vento.

Il passato non è mai certo della sua estinzione.

***

La follia, come l’arte, presume di sconfiggere la morte.

La scrittura è spartito per la voce.

Troppe parole, nella pagina, e pochissimi ricordi, nella mente.

Uccidermi sarebbe perdere il flusso vivente di cui solo io sono occhio e orecchio.

Avvicinarsi alla mancanza di maschere è la via maestra per togliersi la vita.

Scrivere è parlare di un vento di cui non ricordiamo il suono.

Nessuna interiorità è personale.

Tutte le idee vengono dal sonno.

Solo chi si sveglia può osservare dormire.

Dormire è appartenere al segreto di un altro.

All’interno del sonno c’è un risveglio di cui la scrittura è complice.

Il testo è il risveglio ma il fondo della parola è il sonno.

Stile: gioco di equilibri attorno a un precipizio.

***

La scrittura è il sogno illegittimo ma reale della resurrezione.

Il sonno rende la veglia un territorio misterioso.

La vita: progressivo misconoscimento del mondo.

Ci sono fantasmi che devono esistere per noi e oltre di noi.

Farsi sopraffare dalle voci è la volontà di creare un non-luogo della letteratura.

Il punto più in ombra corrisponde al centro della luce più intensa.

Disegni fatti di fuliggine e cenere, di ciò che è esistito ed è bruciato.

Il vero incendio è dove soffochi, non nel chiarore delle fiamme.

Ricordo impossibile: il sole sotto il cuscino.

L’opera deve restare segreta, se occorre, contro il suo stesso autore.

Annotare, ma lentamente.

***

Missione impossibile ma necessaria: trovare le frasi lucide dello stordimento.

E’ l’opera stessa a inventare l’io nel quale vuole esprimersi.

La scrittura può descrivere i colori, ma ogni descrizione è un’ombra.

La musica tradisce il corpo meno della parola.

Della musica attrae il silenzio suscitato dalle note.

Scrivere: emorragia che non può essere fermata.

Ci sono ferite che richiudere sarebbe un delitto.

Aveva molto buio, nelle dita.

Accettare il fallimento personale come la linfa necessaria.

***

Perseverare nel sogno: scegliere il delirio contro l’annientamento.

Alcuni intervalli, dentro il mio sonnambulismo: gli atti vitali.

Riposare dai miei folli. Non vivere più in loro ostaggio.

Ritrovare, sotto il torace, la gaia, palpitante oppressione di creare.

Letteralmente non togliere mai la penna dal foglio.

Stupirsi per chi ti chiede cosa stai scrivendo.

I libri: la propria ferita, inarrestabile, scesa a patto con delle cicatrici.

La «cifra del tappeto» di tutta la mia opera è la necessità di vivere nonostante.

Per chi esige una certa luce, l’ombra non sarà mai sufficiente.

Non vivere neppure un attimo senza le potenzialità della parola.

Pagina mai vuota – inesauribile esorcismo.

Marco Ercolani
Marco Ercolani

Marco Ercolani, quando uno psichiatra è anche scrittore.

Marco Ercolani, Psichiatra e scrittore. Opere di narrativa Col favore delle tenebre, Vite dettate, Lezioni di eresia, Il mese dopo l’’ultimo, Carte false, Il demone accanto, Taala, Il tempo di Perseo, Discorso contro la morte, A schermo nero, Camera fissa, Turno di guardia , Preferisco sparire, Atti di giustizia postuma, Destini minori. 

Opere di saggistica:  Fuoricanto, Vertigine e misura, L’opera non perfetta, Il poema ininterrotto, Fuochi complici. Per la poesia: Il diritto di essere opachi, Si minore, Nel fermo centro di polvere. Suoi testi aforistico-poetici in Sentinella e Nottario. In coppia con Lucetta Frisa dirige i “Libri dell’’Arca” per le edizioni Joker e scrive: L’atelier e altri racconti, Nodi del cuore, Anime strane, Sento le voci, Il muro dove volano gli uccelli, Diario doppio, Furto d’’anima.

 

 

Nota biobibliograficaMarco Ercolani è nato a Genova nel 1954, dove vive e lavora come psichiatra. Scrive racconti fantastici e vite immaginarie e indaga il rapporto arte/follia. Tra i suoi libri di narrativa: Col favore delle tenebre (Coliseum, 1987), Vite dettate (Liber, 1994), Lezioni di eresia (Graphos, 1996), Sindarusa (Tabula fati, 1997), Il mese dopo l’ultimo (Graphos, 1999) Carte false (Hestia, 1999), Il demone accanto (L’Obliquo, 2002), Taala (Greco & Greco, 2004) e Il tempo di Perseo (Joker, 2004.) È autore di due volumi di critica poetica, Fuoricanto (Campanotto, 2000) e Vertigine e misura (La vita felice, 2008). Ha curato il volume collettivo Tra follia e salute: l’arte come evento (Graphos, 2002) e il convegno L’arte della follia (Genova, Biblioteca Berio, 2004.) Suoi testi sono pubblicati in Riga, Poesia, Il gallo silvestre, Ipsofacto, Nuova Corrente, Anterem, La clessidra, Nuova Prosa, La mosca di Milano, Ciminiera. È stato redattore di Fanes, rivista di cultura psicoanalitica, e di Arca. Quaderni di scrittura. Con Luisella Carretta ha ideato la collezione di arte e scrittura Scriptions. In coppia con Lucetta Frisa ha scritto L’atelier e altri racconti (Pirella, 1987), Nodi del cuore (Greco & Greco, 2000) e Anime strane (ibidem, 2006) e dirige per le edizioni Joker «I libri dell’Arca».