Joan Dalmases- Dones que mengen el cor de l’amant-Viella Libreria Editrice-
SINOSSI
La llegenda del cor menjat va gaudir d’una gran popularitat durant la Baixa Edat Mitjana, concretament a partir de les primeres dècades del segle XII. L’expansió d’aquest relat per Europa va propiciar l’aparició de múltiples versions en els territoris occità, francès, italià i alemany, que donaren lloc a reelaboracions que es nodrien de la idiosincràsia cultural de cada zona.
Tot i l’interès que aquesta llegenda ha desvetllat des de fa segles en filòlegs i historiadors, sovint no s’ha remarcat prou que alguns dels seus protagonistes fossin personatges reals, concretament poetes, entre els quals destaquen l’occità Guillem de Cabestany, el francès Châtelain de Coucy i l’alemany Reinmar von Brennenberg. ¿Què tenien en comú aquests tres autors, tan distants geogràficament i cronològica, per acabar esdevenint protagonistes de les versions més conegudes de la llegenda del cor menjat? Hi ha alguna relació entre les seves vides i el relat?
Dones que mengen el cor de l’amant proposa una anàlisi de les dades històriques i del corpus líric d’aquests tres poetes, per tal de contrastar el tractament metafòric que cada territori fa de la llegenda i reconèixer el procés segons el qual cada autor n’acaba esdevenint objecte i protagonista, fusionant-se, així, realitat i ficció.
INDICE
Introducció
1. El cor a l’Edat Mitjana
1. Cor, símbol d’amor: els antecedents
2. El cor en la medicina
3. La simbologia del cor en la mística i en la religió
4. El cor i la fin’amors
2. Guillem de Cabestany
1. Estat de la qüestió
2. Dades històriques
3. Obra lírica
4. La Vida de Guillem de Cabestany
3. Châtelain de Coucy
1. Estat de la qüestió
2. Dades històriques
3. Obra lírica
4. Le roman du Châtelain de Coucy et de la dame de Fayel
4. Reinmar von Brennenberg
1. Lírica trobadoresca amorosa alemanya: el Minnesang
2. Estat de la qüestió
3. Dades històriques
4. Obra lírica
5. De Minnesänger a màrtir: el Bremberger Ton
6. La Bremberger-Ballade
Conclusions
Apèndix
1. Guillem de Cabestany
1. Obra lírica
2. La Vida de Guillem de Cabestany
2. Châtelain de Coucy
1. Obra lírica
3. Reinmar von Brennenberg
1. Obra lírica
2. Meistersang
3. Bremberger-Ballade
Bibliografia
Índex de noms
L’AUTORE-
Joan Dalmases és Doctor en Cultures Medievals per la Universitat de Barcelona i membre de l’Institut de Recerca en Cultures Medievals (IRCVM). La seva recerca se centra en les relacions literàries entre Occitània, França i Alemanya durant l’Edat Mitjana, sobretot pel que fa a la lírica trobadoresca.
NOTE
Fotografies de la coberta: 1- Suetoni, Vida de Cèsar, 1433, Princeton University Library, MS Kane 44, f. 113r. 2 – Roman d’Alexandre, 1338-1344, Bodleian Library, Ms. 264, f. 59r. 3 – Boccaccio, Décaméron, 1414-1418, Biblioteca Apostolica Vaticana, Pal. Lat. 1989, f. 144r. 4 – Her Reinmar von Brennenberg, 1340, Universitätsbibliothek Heidelberg, Pal. germ. 848, f. 188r.
Il patrimonio manoscritto della Biblioteca assomma attualmente a circa 450 volumi (secc. X-XX), circa 200 dei quali di carattere archivistico; a questi si aggiungono circa 270 pergamene datate tra i secoli XII e XVIII.
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I Codici e i Manoscritti
Origine del manoscritto
L’Italia e l’Impero Romano d’Oriente sono i luoghi che tra il 400 e il 600 d.C. hanno visto nascere l’arte dei codici miniati. La natura di questi primi testi era prevalentemente religiosa, la maggior produzione è riscontrabile tra il Medioevo e il Rinascimento; dal IX secolo crebbe la loro diffusione tanto che ci rimangono circa settemila manoscritti di questo periodo. Sebbene con l’invenzione della stampa nel 1455 la produzione di queste piccole opere d’arte ebbe un repentino calo, ancora nel XVI secolo ricchi signori pagavano i monasteri affinché producessero codici miniati da inserire nelle loro collezioni.
Definizione di codice miniato
Un codice miniato è un manoscritto che ha al suo interno delle illustrazioni che potevano essere figure o anche semplicemente capolettera decorati con motivi floreali o religiosi. La maggior parte di questi codici furono realizzati su pergamena, derivante dalla lavorazione della pelle di animali come pecora, vitello o capra. La più preziosa qualità di questo materiale era il vellum, chiamato anche pergamena uterina, poiché erano spesso utilizzati feti o animali nati morti.
Con l’avvento del Tardo Medioevo la pergamena venne sostituita con la carta. I fogli venivano poi rilegati inserendoli in copertine chiamate piatti, costituite da cartoni rigidi, che potevano essere di legno o cartone. Venivano poi essi stessi rivestiti di una coperta, spesso in pelle. La rilegatura nell’Alto Medioevo aveva un profondo significato: doveva rispecchiare le parole dei testi miniati, la loro natura ultraterrena, ricordare la bellezza della verità divina contenuta in essi. Il lavoro era eseguito con grande precisione e perizia, sia perché la creazione di un codice era vista come un’azione ricca di sacralità, sia perché spesse volte erano lavori commissionati da ricchi committenti che desideravano poter esibire opere dall’alta fattura artistica.
Come già precedentemente accennato le prime produzioni di codici miniati erano soprattutto di carattere religioso, i Vangeli erano fra i testi più riprodotti, ma anche storie di Santi e i famosi Libri d’Ore.
I Libri d’Ore
Erano libri in cui venivano raccolte oltre che alle preghiere da recitare nella giornata, anche un calendario e spesso un salmerio, annotazioni musicali del canto liturgico; erano quindi raccolte delle giornate liturgiche che dovevano accompagnare il fedele nella sua quotidiana professione di Fede. Questi manoscritti erano decorati da miniature ed impreziositi da decori in oro ed argento. La loro diffusione fu dovuta soprattutto alla loro grande bellezza, tanto che venivano spesso regalati a familiari ed amici nelle occasioni più importanti.
A partire dal Basso Medioevo la riproduzione di testi sacri vide una lenta diminuzione, e a farla da padrone erano i gusti e le scelte personali dei committenti che utilizzavano spesso i manoscritti per evocare la loro grandezza personale e soddisfare il loro protagonismo. Questa secolarizzazione del libro portò ad una domanda sempre crescente di codici miniati e i monasteri, luoghi che fino a quel momento erano stati i soli detentori dell’arte della miniatura, dovettero assumere manovalanza esterna, amanuensi laici che lavoravano all’interno del convento senza consacrarsi alla vita religiosa.
Prima del XII secolo d.C. comunque erano soprattutto monaci ad occuparsi della scrittura e dell’illustrazione di questi piccoli capolavori. All’interno dei monasteri vi erano luoghi preposti esclusivamente per il lavoro degli amanuensi, gli Scriptoria, in cui i monaci, fino anche ad un numero di trenta, sedevano in piccole postazioni poste davanti alle finestre che generalmente davano sul chiostro.
Essendo in un’epoca in cui l’elettricità non esisteva, la luce naturale era preziosa e gli amanuensi scandivano le loro giornate fra le preghiere e il lavoro di copiatura e trascrittura evitando di lavorare con la luce artificiale delle candele per il timore di poter danneggiare il manoscritto. La copiatura di questi testi rivestiva un’importanza fondamentale non solo per la cultura religiosa, ma anche per la trasmissione e la salvaguardia di molte opere del periodo greco e romano.
Per dare vita ad un manoscritto miniato erano utilizzati diversi strumenti: penne, inchiostro, temperini, righelli, punteruoli ed ovviamente il leggio erano gli attrezzi del lavoro di ogni amanuense. Tradizionalmente si pensa che per ogni manoscritto a lavorare fosse un solo monaco, ma in realtà per la sua realizzazione il codice aveva bisogno di più figure preposte a diverse lavorazioni.
I calligrafi e i copisti
Erano coloro che si dedicavano alla trascrizione dei testi. Inizialmente veniva impostato il foglio di lavoro tracciando linee sottili con uno strumento in legno, successivamente l’amanuense procedeva con la trascrizione delle parole usando una piuma d’oca dal fine pennino e dell’inchiostro nero.
I correttori
Si occupavano poi di confrontare il testo copiato con l’originale in modo da evidenziare eventuali errori o dimenticanze. Entrava poi in gioco il rubricatore, colui che realizzava primariamente titoli e capolettera con colore rosso. L’azione del rubricare deriva proprio il suo nome dall’originaria usanza di utilizzare il colore rosso per queste decorazioni.
Alluminatori
Infine, lavoravano sul codice gli alluminatori, addetti all’applicazione delle foglie d’oro e gli illustratori che realizzavano le immagini necessarie a completare e a chiarire il testo. Le illustrazioni, inserite in spazi precedentemente lasciati vuoti, non solo fornivano un valore aggiunto al lavoro, ma erano anche utili a chiarire la narrazione agli analfabeti. Un primo disegno preparatorio veniva prodotto su tavolette di cera per poi essere trasferito sulla pergamena. Erano poi aggiunti i colori e le decorazioni dei bordi.
Se in una prima fase del medioevo i testi erano solo decorati nelle loro iniziali e le illustrazioni erano poche, con il periodo romanico le decorazioni subirono un aumento, i capilettera venivano istoriati fino ad arrivare al periodo gotico in cui i motivi floreali la facevano da padroni e le immagini superavano in quantità il testo.
L’uso dei colori
L’uso dei colori aveva precisi scopi: da un lato donavano all’immagine un’apparenza più realistica e meno bidimensionale, dall’altro la vivacità che donavano alle immagini potevano affascinare maggiormente i lettori. Questi pigmenti erano realizzati con sostanze primariamente naturali: per i rossi, l’ocra e il marrone erano utilizzate terre; per il verde, il blu e l’azzurro venivano polverizzate pietre dure e minerali, ma anche vegetali; per il bianco cenere o calce spenta; il giallo derivava dallo zafferano o da metalli. I colori in polvere erano così sciolti in una soluzione di acqua, miele, e una sostanza che facesse incollare il pigmento alla pergamena, molto spesso utilizzati chiara d’uovo o gomma arabica.
Sicuramente la parte però più importante era la doratura del manoscritto. Un codice infatti non si può ritenere miniato se almeno una o più miniature non sono decorate con foglia d’oro o spennellato con scaglie d’oro. Nei primi secoli del Cristianesimo alcuni manoscritti erano realizzati interamente in oro, questo perché la presenza di un così prezioso materiale celebrava il significato del testo.
Con le decorazioni in oro si lodava così Dio, mettendo in risalto anche la ricchezza del mecenate. La foglia d’oro derivava da piastre e monete martellate per ridurle allo spessore di meno di un millimetro. Poteva essere oro a 22 carati, ma anche leghe che ne riproducevano l’aspetto.
Con la foglia d’oro erano decorate le superfici su cui precedentemente erano stati stesi del gesso e della colla e della terra particolare, detta bolo, che essendo molto grassa permetteva alla foglia di aderire meglio e donava sfumature rossastre all’oro.
Per permettere una maggiore tenuta erano aggiunti anche delle sostanze aggrappanti come uovo, miele o zucchero candito. Infine, vi era il passaggio della brunitura, ossia la lucidatura dell’oro che avveniva con un dente di lupo o di vitello o diversamente con dell’ematite ed utilizzando utensili come punzoni per creare decorazioni e motivi floreali.
Come già raccontato con l’invenzione della Stampa la produzione di manoscritti subì una lenta discesa, poiché furono messi in commercio testi stampati che riproducevano però delle caratteriste dei codici miniati. Erano chiamati incunaboli ed erano testi stampati a caratteri mobili, più economici e quindi più apprezzati.
Erano imitati i caratteri amanuensi e il tipografo lasciava lo spazio del capolettera in bianco con una piccolissima lettera stampata che veniva poi riprodotta successivamente a mano da un rubricatore o copista. Questi esemplari si differenziano dai manoscritti poiché al loro interno è presente il colophon, con le note tipografiche e la disposizione del testo è su colonne. Inoltre sono spesso utilizzate abbreviazioni e contrazioni e sono inserite note a margine.
Patrimoni d’Arte e la riproduzione dei codici miniati
La nostra azienda nasce dalla volontà di recuperare la memoria umanistica e storica di antichi testi, realizzandone accurate edizioni in facsimile.
Per garantire al cliente repliche di prestigio dei migliori capolavori, lungo è il periodo di ricerca: un intervallo id tempo che va dai 2 ai 10 anni; vengono selezionati codici fra i più belli e rari tra le biblioteche e le fondazioni d’Europa.
Il primo passaggio fondamentale per la riproduzione è reperire fotografie che riproducano fedelmente ogni pagina del manoscritto, essendo spesso impossibile spostarli dalla loro sede originaria, poiché delicatissimi dal punto di vista strutturale, tanto che anche un semplice sbalzo termico di pochi gradi potrebbe rovinarli in modo irreparabile. Parallelamente a questo fattore, preminente è la figura di studiosi in grado di realizzare libri studio che accompagnino i clienti nella fruizione dell’opera, dando spiegazioni circa la natura storica e religiosa della stessa, insieme a notizie e curiosità che aiutino a meglio collocarla nel periodo storico di appartenenza.
La carta per realizzare i codici miniati è di assoluto pregio: viene prodotta in Italia solamente tre volte l’anno e per il trasporto sono necessarie misure straordinarie affinché mantengano la stessa temperatura e non subiscano bruschi sbalzi termici che ne possono rovinare la qualità.
La stampa è un altro delicato e particolare passaggio della produzione. I colori originari sono particolarmente difficili da riprodurre, numerose prove di stampa vengono effettuate prima di essere certi che il risultato finale riproduca fedelmente la bellezza dell’originale. Dei fogli è prima stampato il fronte e una volta asciutto il retro. L’applicazione dell’oro è particolarmente difficoltosa in quanto le parti dorate originali sono spesso molto piccole e i dettagli minuziosi.
L’ultimo passaggio è quello della rilegatura: un esperto di questa tecnica lega artigianalmente le pagine con fili di canapa e le inserisce nella copertina; tutti questi passaggi sono realizzati a mano affinché il codice possa essere una perfetta replica dell’originale. Sono poi aggiunti i dettagli, i fregi e le decorazioni che impreziosiscono l’esterno dell’opera e ne arricchiscono il valore.
Terminata la riproduzione dopo il lungo periodo di realizzazione ci troviamo davanti vere e proprie opere d’arte che trasmettono tutta la passione e la dedizione di chi ha lavorato alla loro produzione, ma anche e soprattutto permettono di vivere l’emozione di un’opera che racconta una storia che ha attraversato i secoli per arrivare fino al nostro tempo.
Fonte-Patrimoni d’Arte s.r.l
Sede Legale: Via Sebastiano Beato Valfré, 4 – 10121 Torino
Alla Biblioteca Apostolica Vaticana, Maria Grazia Chiuri, Karishma Swali e la Chanakya School of Craft celebrano la loro umanità condivisa.
Apre le porte alla Biblioteca Apostolica Vaticana En Route, un’innovativa collaborazione artistica tra Maria Grazia Chiuri, Direttrice Artistica delle collezioni donna Dior,Karishma Swali, Direttrice artistica e Fondatrice della Chanakya Foundation, e gli artigiani della Chanakya School of Craft. Con questa nuova serie di teleri e sculture ricamate realizzate insieme, fortemente ispirate alla loro memoria culturale e alla loro condivisa umanità,
e volte a celebrare il linguaggio universale dell’artigianato e delle espressioni tessili, le due direttrici e gli artigiani della Chanakya School of Craft ridefiniscono i confini della creatività contemporanea. Nel corso delle loro diverse visite e ricerche nelle storiche collezioni della Biblioteca Apostolica Vaticana – istituzione che ospita una delle più grandi collezioni al mondo di manoscritti, mappe e manufatti – Maria Grazia Chiuri e Karishma Swali hanno scoperto storie di connessioni globali e scambi culturali tra diverse comunità, che si sono verificati anche grazie agli avventurosi viaggi in giro per il mondo che alcune donne rivoluzionarie hanno compiuto tra il XIX e il XX secolo. La mostra En Route rappresenta il culmine di questo scambio
artistico, e presenta una serie di opere e sculture tessili – cinque mappe e due mappamondi – che invitano a riflettere su come conoscenze e tradizioni locali, memorie culturali e tecniche di rappresentazione vengano trasmesse attraverso generazioni, generi e geografie diverse.A cura di Don Giacomo Cardinali, Simona De Crescenzo, Francesca Giannetto e Delio V. Proverbio, la mostra sarà aperta al pubblico per tutto il corso del 2025 ed è accompagnata da
un catalogo con testi critici, fra gli altri, di Maria Alicata, Paola Ugolini e Chiara Valerio. I viaggi delle donne, l’arte delle donne: un’umanità condivisa
En Route celebra le storie di sei viaggiatrici d’avanguardia le cui avventure sono custodite nei volumi della Biblioteca Apostolica Vaticana: Elizabeth Bisland Wetmore (1861-1929), Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky (1870-1947), Elizabeth Cochrane (nota con lo pseudonimo di Nellie Bly) (1864-1922), Gertrude Bell (1868-1926), Agnes Smith Lewis (1843-1926) e Margaret Dunlop Gibson (1843-1920). Queste donne, con i loro viaggi, il loro
amore per la conoscenza e le rappresentazioni creative umane, hanno sfidato apertamente le norme sociali e rimodellato le narrazioni culturali.
Le cinque mappe, intitolate In Viaggio (En Route), rappresentano i percorsi effettuati da queste donne nei loro viaggi. Realizzate con strati traslucidi di lino essiccato e filati di canapa e arricchite da punti ad ago contemporanei, le opere rievocano la fragilità tattile delle antiche pergamene sulle quali questi viaggi venivano rappresentati. L’opera centrale, Femininity, the Trap (Femminilità, la Trappola) prende il titolo da un articolo pubblicato nel 1947 dalla celebre
autrice femminista Simone de Beauvoir, e consiste in una mappa stratificata con il contorno di un corsetto che vuole offrire un omaggio ad Annie Kopchovsky, la prima donna che girò il mondo in bicicletta, smettendo di portare il corsetto e iniziando invece ad indossare i pantaloni: un gesto rivoluzionario che porterà nel corso degli anni moltissime altre donne ad affermare la propria autonomia nell’abbigliamento e in tante altre forme di auto-rappresentazione.
A completare i pannelli ricamati, due mappamondi realizzati a mano, insieme a un baule itinerante di Abiti stendardo selezionati da Maria Grazia Chiuri e ispirati alle trasformazioni che i vestiti hanno subito durante il processo di progressiva liberazione dalle costrizioni identitarie. Il primo mappamondo, intitolato Vasudhaiva Kutumbakam (in sanscrito “Il Mondo è un’unica famiglia”), celebra le tradizioni tessili del mondo, attraverso la rappresentazione fedele di 88 tecniche artigianali distinte, visibili anche mentre la scultura ruota.
Tra le tecniche più importanti qui rappresentate figurano: Tatreez (Medio Oriente), Batik (Sud-Est asiatico), Zardozi, Phulkari, Zari, Kantha (Subcontinente indiano), Shibori (Giappone), Quilting (Stati Uniti), Alençon (Francia), Xiang Xiu (Cina), Punto Catenella (Egitto) e Punto Antico (Italia).
Il secondo globo, intitolato Antrik Vishwa (in sanscrito “Universo interiore”), riflette i valori e l’etica della Chanakya School of Craft. Fondata da Karishma Swali nel 2016, la Chanakya School of Craft è nata dall’esigenza di istituzionalizzare l’artigianato e di implementare soluzioni olistiche.
Dedicata a preservare l’artigianato e le tecniche di ricamo tradizionali indiane, e a promuovere l’emancipazione femminile attraverso la creatività, l’istituto no-profit consente ad artigiane e artigiani di esplorare la propria creatività e di esprimere il proprio mondo interiore attraverso il ricamo. Questo globo rappresenta l’espressione artistica di artigiane e artigiani della scuola di Mumbai, offrendo una prospettiva sul loro mondo interiore. Queste artigiane e
artigiani, che, pur essendosi diplomati presso la scuola, si sono raramente avventurati al di fuori delle loro comunità locali, hanno deciso di dare forma a paesaggi profondamente evocativi – ritratti intimi delle loro case, dei loro templi e dei loro fiumi – invitandoci così a una riflessione
profonda sulle loro vite, e sugli ambienti e le tradizioni che le hanno plasmate.
En Route è un progetto che abbraccia tutti i continenti, rivelando connessioni tra diverse tradizioni tessili e tecniche che parlano il linguaggio universale dell’artigianato. Le opere in mostra sono il frutto di una ricerca che ha portato alla luce sorprendenti parallelismi: tra le tecniche ikat tipiche dell’India e la tessitura kasuri del Giappone; tra le tradizioni indiane di. stampa a blocchi e la Toile de Jouy francese o i tessuti tradizionali turchi; tra le geometrie della
tessitura backstrap del Perù e la tessitura thags-cha del Ladakh.
Karishma Swali, Direttrice creativa di Chanakya International e Fondatrice e Presidente dellaChanakya School of Craft, ha dichiarato: “En Route vuole offrire un omaggio al linguaggio universale dell’artigianato, una vera e propria ode al coraggio, alla creatività e alle storie di queste donne straordinarie che trascendono ogni confine. Tutte le opere in mostra sono la manifestazione delle straordinarie abilità e della dedizione dei nostri artigiani, il cui lavoro dà vita a queste narrazioni, creando o riscoprendo connessioni che uniscono culture diverse attraverso il tempo e la storia.
Sono profondamente grata a Sua Santità Papa Francesco e a don Giacomo Cardinali per avermi dato l’opportunità di esplorare i magnifici archivi della Biblioteca Apostolica Vaticana, e a Maria Grazia Chiuri, la mia mentore, per la sua guida costante durante questo viaggio e per il suo essere sempre per me una continua fonte d’ispirazione”.Ricami musicali: una collaborazione con Jovanotti Espandendo i confini tradizionali dell’artigianato, gli studenti e le studentesse della Chanakya School of Craft hanno collaborato con l’artista italiano Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, nella creazione di tre imponenti Toran (tradizionali arazzi indiani). Esposti all’ingresso della Biblioteca Apostolica Vaticana, i Toran appaiono come veri e propri portali di benvenuto,
invitando il pubblico a entrare in uno spazio in cui convergono la monumentalità silenziosa degli archivi vaticani e le forme universali della musica e dell’artigianato. In particolare, il più grande dei tre Toran esposti celebra i viaggi che Jovanotti ha compiuto in giro per il mondo, attraverso
motivi ispirati dai suoi percorsi; gli altri due, invece, intitolati Taal I e Taal II, traggono ispirazione da antiche partiture musicali oggi conservate nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
Adornati con ghungroos – piccole campane e strumenti musicali indiani, in genere di ottone,usati per adornare abiti, bracciali o cavigliere –, questi Toran sono la manifestazione delle possibili nuove connessioni e armonie realizzabili attraverso la fusione dei linguaggi universali
della musica e dell’artigianato.
I lavori e i Toran creati dagli artigiani della Chanakya School of Craft per la mostra En Route saranno esposti presso la Biblioteca Apostolica Vaticana per un anno.
Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana-I libri alle radici dell’Europa
Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
Roma. Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana la mostra «I libri che hanno fatto l’Europa», 180 preziosi pezzi unici latini, romanzi, greci, arabi ed ebraici.
Fa bene, in questa Europa spaventata in cui viviamo, ogni segnale che sottolinea una volta di più la complessità, ricchezza ed eterogeneità delle nostre radici culturali. La mostra presenta opere, con moltissimi capolavori, che da Carlo Magno arrivano a Gutenberg, quindi dalla rinascita carolingia dell’VIII secolo all’invenzione della stampa, traghettando la classicità latino-cristiana dal Medioevo fino all’evo moderno, da cui nascerà l’Europa come la conosciamo.
Curata da Roberto Antonelli, Michela Cecconi e Lorenzo Mainini, pensata anche in vista del XXVIII Congresso internazionale di Linguistica e Filologia romanza che si terrà a Roma dal 18 al 23 luglio, presenta manoscritti, incunaboli e cinquecentine di straordinaria importanza, in buona parte della Corsiniana ma con notevoli prestiti anche dalle altre grandi biblioteche romane, l’Angelica, la Casanatense, la Nazionale e la Vallicelliana, e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana.
Cinque le sezioni: La tradizione classico-cristiana, Verso la nuova cultura europea, La nuova cultura europea, Il primo canone e Verso la Modernità, con testi, video, mappe e supporti mediatici che aiuteranno a collocare le opere nel loro contesto e nel loro percorso storico. Si parte dai testi degli autori latini, dei padri della Chiesa e dalla Bibbia, riprodotti e miniati per secoli dagli amanuensi di un’incredibile rete di monasteri e istituzioni ecclesiastiche, si arriva al fatidico 1467 a Subiaco con la stampa dei primi libri italiani (sant’Agostino, Cicerone e Lattanzio) e all’immediata rivoluzionaria diffusione di questa tecnica in tutto il Paese, che presto troverà in Venezia la sua capitale mondiale. Ingresso gratuito. di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 30 marzo 2016
Accademia Nazionale dei Lincei
Ospitata all’interno del quattrocentesco Palazzo Corsini, l’Accademia Nazionale dei Lincei è la più antica accademia scientifica del mondo. Come recita il suo statuto: “Essa ha lo scopo di promuovere, coordinare, integrare e diffondere le conoscenze scientifiche nelle loro più elevate espressioni nel quadro dell’unità e universalità della cultura…” L’Accademia dei Lincei custodisce una ricca collezione di oltre 600.000 volumi a carattere scientifico, storico, letterario astronomico, fisico e botanico.
Il nome fa riferimento all’eccezionale acutezza di sguardo attribuita alla lince, il piccolo felino preso a simbolo della dotta compagnia di studiosi che fondarono la prestigiosa istituzione nel 1603: Federico Cesi, l’olandese Giovanni Heckius, il marchigiano Francesco Stelluti e l’umbro Anastasio de Filiis.
La grande novità che caratterizzò l’Accademia fu lo studio di tutte le scienze della natura indagate con libera osservazione sperimentale, ovvero oltrepassando ogni vincolo di tradizione e autorità.
Tra i soci più illustri possiamo citare Galileo Galilei che si unì al sodalizio dal 1611.
Le pubblicazioni di maggior rilievo includono lo studio sulle macchie solari, il Saggiatore di Galileo Galilei e il “Tesoro Messicano” sulla flora, fauna e farmacopea del Nuovo Mondo.
Alla morte del Cesi, nel 1630, l’Accademia rimase in balia degli eventi per circa due secoli, quando, nell’Ottocento, l’abate Scarpellini cercò di rinnovarla dandole un indirizzo fisico-matematico, rinominandola “dei Nuovi Lincei”. Nel 1847, papa Pio IX volle ricollegarsi ai Lincei cesiani ristabilendone l’antico nome come “Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei”.
Fu grazie allo scienziato Quintino Sella che, nel 1874, l’Accademia riprese finalmente vita. Venne ampliato l’ambito delle scienze da quelle fisiche, matematiche e naturali a quello delle scienze “morali” o umanistiche che comprendevano studi sulla storia, la filologia, l’archeologia, la filosofia, l’economia e il diritto.
Le sale e i corridoi dell’Accademia sono stati animati dall’Olimpo del pensiero scientifico italiano e mondiale: da Righi e Pacinotti a Fermi, da Pasteur a Rontgen e Einstein, da Mommsen e Wilamowitz a Comparetti, Croce e Gentile.
La sede di rappresentanza dell’Accademia Nazionale dei Lincei si trova all’interno della splendida Villa Farnesina.
Tra i premi che periodicamente vengono indetti dall’Accademia, citiamo il Premio Nazionale del Presidente della Repubblica istituito nel 1949. Il prestigioso riconoscimento viene attribuito, ad anni alterni, dalla Classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali e dalla Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche, a opere o scoperte di studiosi italiani ai quali non sia stato precedentemente conferito un Premio Nazionale.
Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana
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