Roma-Santa Cecilia, martire, patrona dei musicisti-
Roma (ACI Stampa). Articolo di Antonio Tarallo–Roma, quartiere Trastevere, uno dei più famosi della Città Eterna. Un porticato, bellissimo e grande, apre alla basilica dedicata alla santa di cui oggi ricorre la memoria liturgica, santa Cecilia. Entriamo. La basilica è elegante, sobria. Qui riposa il corpo della martire romana. Nel mosaico dell’XI secolo dell’abside non c’è solamente Cristo benidecente, i santi Pietro e Paolo. C’è anche una figura femminile: è santa Cecilia che per tutti i fedeli è conoscita come la patrona della musica. E poi, c’è anche san Valeriano, marito di santa Cecilia. Uniti lì, sopra l’abside, così come uniti nella terra.
Santa Cecilia
Cecilia, un nome che dietro cela una biografia affascinante. una nobildonna romana era santa Cecilia, benefattrice di molti pontefici e fondatrice di una delle prime chiese di Roma, visse fra il II e III secolo. Cecilia sposò il nobile Valeriano.Nella sua “Passio” si racconta che alle nozze la santa cantava (da questo episodio, il titolo di patrona dei musicisti) dei versi che indicano purezza d’animo: “Conserva oh Signore immacolati il mio cuore e il mio corpo, affinché non resti confusa”. Aveva fatto, infatti, voto di castità Cecilia. Lo confidò a Valeriano che si convertì al Cristianesimo e la prima notte di nozze ricevette il Battesimo da papa Urbano I. Ma la Roma “dei Cesari” non permetteva che un nobile potesse convertirsi al Cristianesimo, e fu così che Valeriano venne imprigionato per essere poi ucciso decapitato.
Altra sorte, non meno cruenta, per la giovane: doveva essere bruciata. Ma, dopo un giorno e una notte il fuoco non la uccise. Da questo passaggio della Passio si fa risalire (secondo altra interpretazione) al titolo di patrona dei musicisti. Cantava Cecilia mentre le fiamme avvolgevano il suo corpo. Venne allora decapitata anche lei, visto che le autorità non riuscivano a ucciderla con il fuco.
Quando Santa Cecilia morì, papa Urbano I, raccolse di nascosto il corpo della giovane.Lo seppellì e fece della casa della martire una chiesa: subito viva nei romani la sua memoria. Arriviamo, allora, all’anno 821: le sue spoglie furono traslate da papa Pasquale I nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Per poi, nel 1599, durante i restauri della chiesa, lo stesso corpo venne ritrovato in un ottimo stato di conservazione. E’ ora in un sarcofago ai piedi dell’altare maggiore. Sotto all’altare una statua di fine bellezza, opera del Maderno. Sembra viva santa Cecilia. Sembra ancora “danzare” e “cantare” il suo martirio, le sue nozze con il Signore.
Santa Teresa d’Avila e la poesia mistica-Articolo di Antonio Tarallo
Santa Teresa d’Avila
Santa Teresa d’Avila e la poesia mistica-Non solo una grande santa, dottore della Chiesa, ma anche una sublime poetessa-“Il poeta comincia dove finisce l’uomo”, così sentenziava il filosofo spagnolo José Ortega Y Gasset. Santa Teresa d’Avila Dottore della Chiesa, nella sua profonda esperienza mistica, si è servita anche della poesia, oltreppassando così con i suoi componimenti quel guado che divide l’uomo dall’infinito.
Eppure troppe volte sono stati dimenticati i suoi versi in cui è possibile trovare un vero e proprio scrigno di bellezza e di spiritualità. Al loro interno, infatti, è possibile persino scovare quella che sarà poi conosciuta comunemente la “trasverberazione del cuore”, una delle grazie mistiche di cui santa Teresa spiegherà nella sua Vita, l’autobiografia della santa: il dardo, la “freccia” dell’Amore di Dio colpisce il suo cuore, lo tramuta e lo sublima facendolo avvicinare al Cuore di Dio in nozze mistiche. Nozze che, in molte occasioni, sembrano essere celebrate dalla santa nei suoi componimenti poetici: santa Teresa ascende a Dio così come discende nelle profondità della poesia.
Sfogliando queste pagine poetiche, è possibile dividere la produzione in versi in tre determinati gruppi: prima di tutto troviamo le poesie mistiche nelle quali si respira tutta la spiritualità della santa; il secondo gruppo comprende le poesie che hanno come oggetto le feste liturgiche come il Natale, l’Epifania o l’Esaltazione della Croce; e, infine, il terzo gruppo, scritte – come lei stessa le definisce – con “stile di fratellanza e di ricreazione”: sono versi che celebrano avvenimenti interni alla comunità religiosa per allietare le consorelle della comunità monastica.
Tre diverse situazioni poetiche, ma con un elemento in comune ben preciso: la Bellezza. Santa Teresa è stata sempre affascinata – fin dalla fanciullezza – dalla bellezza artistica, nelle sue diverse espressioni, ma specialmente era attratta dall’arte pittorica e scultorea. Più volte, nel libro della sua Vita, si sofferma sul piacere che prova per l’armonia scaturita dalla musica del fruscio della campagna che la circonda. Più volte si sofferma sulle note di una canzone che ha ascoltato. E’ proprio questo, infondo, l’humus dell’anima da cui nasceranno i suoi versi, frammenti poi di una Bellezza ancora più vasta, quella del Signore. Un riassunto della sua visione poetica è possibile trovarlo in questi suoi versi che delineano, tratteggiano con efficacia il suo animo poetico dedicato a Dio: “Bellezza che trascendi/ ogni bellezza!/ Senza ferire, fate soffrire;/ senza dolore, voi fate morire”. Passare in rassegna tutte le poesie che ha composto santa Teresa sarebbe impresa alquanto ardua visto la molteplicità di temi affrontati. Cercheremo, allora, di fare una breve selezione.
Vivo sin vivir en mi (Vivo ma non vivo in me) è questo il nome di una delle poesie-canzoni più importanti della sua produzione. I versi racchiudono ossimori e altre figure retoriche assai care ai poeti, di ogni epoca: “Vivo ma non vivo in me/e attendo una tal vita/ da morirne se non muoio”.
E ancora “Questa divina prigione/ dell’amore in cui vivo,/ ha reso Dio, mio prigioniero/ e libero il mio cuore;/ e causa in me tanta passione/ da morirne se non muoio”. Del tutto particolare, rimane la seconda tipologia di produzione, quella legata alle feste liturgiche. Il loro maggior merito è quello di aver introdotto nei monasteri carmelitani il ricorso alla poesia come componente festiva della vita religiosa. Un tema fondamentale – e non poteva essere altrimenti – per l’ordine carmelitano è quello della Croce che santa Teresa canta in diversi componimenti da condividere con le proprie consorelle. E’ il caso di En la Cruz está la vida (Nella Croce risiede la vita), composta per le religiose del monastero di Soria, in occasione della festa dell’Esaltazione della Santa Croce: “Le religiose la cantano durante la processione che fanno in detto giorno per i corridoi del monastero, recandosi al luogo della sepoltura comune, sotto il coro inferiore. E’ una funzione commovente: si procede a croce alzata, e le religiose tengono in mano rami di palma e di olivo”, così si legge in un antico manoscritto.
I versi che santa Teresa compone per quest’occasione sono versi dal ritmo serrato, scandito da sillabe che vengono cadenzate in rima. Bisogna ricordare che questi componimenti vivevano poi dell’improvvisazione delle consorelle. Si può, dunque, solo immaginare l’effetto vero e proprio che potevano avere. Altra occasione, il Santo Natale: nei monasteri carmelitani si respirava un’aria di particolare gioia durante le feste natalizie; ogni comunità aveva le sue modalità di festeggiare e molte di queste sono state introdotte dalla stessa Santa Teresa e dall’altro poeta carmelitano, San Giovanni della Croce. E’ possibile trovare il tema della notte santa nelle seguenti poesie: Pastores que veláis (Pastori che vegliate), nel componimento Al nascimento de Jesús (Per la nascità di Gesù), e ancora nella graziosa canzone En la noche de Navidad (Nella notte di Natale).
L’entrata di una nuova sorella nel Carmelo era poi celebrata come una grande festa. Ed è così che nascono per queste occasioni speciali alcuni poemetti che riescono a offrirci una sorta di fotografia della vita nei monasteri del Carmelo: “Il leggiadro vostro velo/ dice a voi di stare in veglia/ di montar la sentinella, fino a che lo Sposo venga./ Nella vostra mano accesa/ sempre abbiate una candela;/ sotto il velo state in veglia”.
Santa Teresa, una voce poetica votata al Signore; un forziere di ricordi e immagini che andrebbe riscoperto perché la mistica passa anche per la poesia.
Articolo di Antonio Tarallo-Fonte ACI Stampa
Santa Teresa d’Avila e la poesia mistica
Roma , martedì, 15. ottobre, 2024 16:00 (ACI Stampa).Articolo di Antonio Tarallo Santa Teresa d’Avila, una delle più affascinanti figure della Chiesa.Teresa d’Avila e le sue Opere: pagine di una profondità spirituale inaudita. Leggere le sue parole è come percorrere un viaggio verso Dio. Basterebbe leggere solo alcune righe della sua “Vita”, opera autobiografica della santa, per rendersi conto di quanto la santa mistica spagnola sia importante per comprendere la storia della Chiesa; di quanto sia preziosa la testimonianza dei Santi per il cammino di ogni fedele: “Chi ha come amico Cristo Gesù e segue un capitano così magnanimo come lui, può certo sopportare ogni cosa; Gesù infatti aiuta e dà forza, non viene mai meno ed ama sinceramente. Infatti ho sempre riconosciuto e tuttora vedo chiaramente che non possiamo piacere a Dio e da lui ricevere grandi grazie, se non per le mani della sacratissima umanità di Cristo, nella quale egli ha detto di compiacersi. Ne ho fatto molte volte l’esperienza, e me l’ha detto il Signore stesso”.
La “Vita” è un’opera fondamentale per entrare nella biografia della Santa d’Avila. I primi 5 capitoli esprimono l’intento fondamentale della Santa e narrano alcuni fatti salienti della sua vita. Il capitolo 6 è dedicato a San Giuseppe e alla devozione a lui rivolta. Bisogna ricordare che su 18 case che Teresa fonderà ben 12 le intitolerà a San Giuseppe. Nei capitoli 7,8,9 e 10 Teresa dà consigli preziosi a coloro che, progressivamente si danno all’orazione. Dal capitolo 11, la Santa accenna ai vari metodi per praticare l’orazione. E per poter meglio spiegarsi farà uso di molte similitudini. Da questo momento in poi, il testo assume l’aspetto di un trattato sull’orazione. Il capitolo 23 è la descrizioni delle immense esperienze mistiche avute nella sua vita. L’ultima parte del libro, infine, racconterà di come si può parlare di una “nuova vita” per la Santa dopo l’incontro intimo con il Signore.
Bisogna poi ricordare un altro testo fondamentale, il “Cammino di perfezione”, testo composto da quarantadue capitoli, che riesce a distillare tutta la sostanza dell’insegnamento teresiano: l’orazione; le virtù evangeliche; la Chiesa e Cristo. E’ un’alternanza di confidenze e consigli personali. E’ appunto un “cammino” al quale il lettore è invitato: l’autrice, lo guida, lo consiglia, lo esorta nella strada che porta alla perfezione.
Ma, sicuramente, il testo più famoso della Santa rimane “Il Castello interiore”. Il testo è un approfondimento dei due libri precedentemente redatti: è uno sviluppo ancor più intenso. Si ispira a un castello con sette stanze, come immagine dell’interiorità dell’uomo, introducendo il simbolo del baco da seta che rinasce farfalla. Nelle pagine, l’eco del “Cantico dei Cantici”, libro del Vecchio Testamento. Troviamo, infatti, una delle figure-immagini più care a Santa Teresa d’Avila (e a San Giovanni della Croce, anche lui Carmelitano): il simbolo dei “due Sposi”. Bellissima l’immagine dell’Amato (Cristo) e dell’amata (Santa Teresa) che si snoda in un dialogo amoroso. Grande importanza è data alle virtù evangeliche che per Santa Teresa d’Avila rappresentano la base, le fondamenta di tutta la vita cristiana e umana: il distacco dai beni terreni, ossia la povertà evangelica; la fraternità del mondo; l’umiltà come amore alla verità; la determinazione e la perseveranza come frutti del coraggio cristiano; la speranza che viene descritta come “sete di acqua viva”.
Santa Teresa d’Avila -Scultura del Bernini
In tutto questo percorso è importante, ovviamente, la preghiera, l’orazione. Il fare silenzio dentro sé per poter esplorare le “sette stanze”dell’anima. Una preghiera che si amplia, si sviluppa con la crescita nella vita stessa. In sintesi, più si cresce nell’orazione, più si entra in sé stessi nel poter così dialogare con Dio e unisrsi spiritualmente con Lui.
Articolo di Antonio Tarallo-Fonte ACI Stampa
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