Laura Terracina, poetessa napoletana del Rinascimento -Biblioteca DEA SABINA
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Laura Terracina, poetessa napoletana del Rinascimento
Laura Terracina, poetessa napoletana del Rinascimento (1519-1577), abitava in una casa campestre; apprezzata da molti suoi contemporanei, viene menzionata nel “Nobiltà delle Donne” di Ludovico Domenichi (1551)

Diceva, di sé, alla sorella:
“Un solo potrà ben farmi voltare
da l’esser mio, e tutta havermi seco:
quando il ciel mi vorrà sposo donare
ch’abbia quel fior, ch’or porto intatto meco;
ma, s’altrimenti volesse operare,
ogni ardito pensier sarebbe cieco…”
Tansillo lodò Laura Terracina con queste parole:
“Giovane bella, a cui le sacre chiome
degnamente ‘l gradito arbor d’Apollo
dovria corona dar, come dié nome…”
Vittoria Colonna le esprimeva ammirazione:
“Per esser donna anch’io, donna gentile,
s’io leggo i vostri versi
così leggiadri e tersi,
spiegati in vive carte e ‘n puro inchiostro
con che indorate il ferreo secol nostro,
tanto stupore io piglio…”
Si fece conoscere all’Accademia Napoletana degli Incogniti, col nome di “Febea”, Accademia soppressa nel 1548.

Il Domenichi ebbe cura di mettere in luce le prime Rime della Terracina, in un elegante volumetto pubblicato nel 1548.
L’anno dopo uscirono le “Rime seconde” e “La prima parte dei discorsi sopra le prime stanze de’ canti d’Orlando Furioso”, 46 componimenti di tema morale, i cui versi finali erano tratti dalle prime ottave di ciascun canto del Furioso; la Terracina lo considerò il suo “Terze Rime” e nel 1550-1558 uscirono “Quarte Rime”, “Quinte Rime”, “Seste Rime”, “Settime Rime” (conosciuto anche come “Settime rime sovra tutte le donne vedove di questa nostra città di Napoli titolate et non titolate”), “Ottave Rime” e “None Rime” (conosciuto come “Seconda Parte dei discorsi sopra le seconde stanze de’ canti d’Orlando Furioso”).

Parecchi volumi ebbero molte ristampe (ché ovviamente solo gli idolatri maschilisti di aristotele NON li hanno mai letti e ancora insistono col mantra del “le donne non hanno mai scritto niente, solo il nostro aristotele ha scritto, eh eh!” e devono recuperarsi tipo 2000 anni di bibliografia di altri autori e autrici… poveri trottolini, a volte mi fanno tenerezza, quando sono REALMENTE CONVINTI che solo aristotele, Dante e Manzoni abbiano scritto, e poi, temerari, vengono a sfidarmi in Storia della Letteratura, LOL. Nota di Lunaria)

La Terracina si vantava che non le mancavano mai editori, anche perché i suoi Discorsi andavano a ruba.
(i commenti striminziti che gli idolatri di aristotele lasciano su youtube mica tanto. Nota di Lunaria)

Nel 1572 Laura lasciò la torretta di Chiaia e si recò a Roma; scrisse rime per i cardinali, in occasione del conclave da cui uscì eletto Gregorio XIII
“Mi sono condotta qui, monsignor mio,
solo per veder del mondo anco io un poco,
forse, cangiando hor questo er hor quel luoco,
mutasse la Fortuna il fier desio…
Questa nostra cittade è bella et bona,
ripiena assai di principi et signori;
ma son dispregiator di virtuosi.
Io, che veggio ch’ogn’hor dispensa et dona
a sciocchi, a vili, a latri, a traditori,
indi partirmi al fin lieta disposi”
In un altro si rivolge al cardinal di Chiesa:
“Son vissa, monsignor mio, e vivo ancora
con la penna, con l’aco e con la rocca,
sperando di scacciar mie pene fuora…”
Si sente che la giovinezza era, per lei, passata.
La poetessa, alla morte di parenti e amici, intonava il Cupio Dissolvi in un sonetto composto dopo il 1568 (vi si accenna alla morte del Tansillo, ma in tono cinico):
“Voglio morire anco io: a che son viva?
a che seguo più Apollo? A che soi rai?
poich’ornar non mi posso il capo mai
né di bel lauro né di verde oliva.
Hora esca fuor chi per me canti et scriva,
ch’io non bramo cantar poco, né assai;
perché mi veggio in tanti affanni e guai,
che del mio proprio cor mi veggio priva.
Chi mi darà più odenza come suole,
poiché s’ha tolto al tempo che viveva
Ottinello, Terminio et Tarcagnota?
Di Tancillo non curo, né mi duole
de la sua morte, perché si credea
tener de la Fortuna in man la rota!”
Vedi anche: http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/10/riassunto-e-commento-dellaminta-di.html
http://deisepolcriecimiteri.blogspot.it/2017/10/commento-qual-rugiada-o-qual-pianto-di.html
Pubblicato da Lunaria
(Napoli, 1519 – 1577 circa) è stata una celebre poetessa rinascimentale italiana, membro dell’Accademia degli Incogniti col nome di Febea. Nobile napoletana, autrice di rime petrarchesche e del Discorso sopra tutti li primi canti di Orlando Furioso (1549), ha espresso una sensibilità moderna, difendendo le donne e criticando la cultura patriarcale.
Principali aspetti della sua vita e opera:
- Produzione Letteraria: Esordì nel 1548 con le Rime, seguite da numerose opere, incluse liriche encomiastiche e sonetti religiosi.
- Tematiche: Oltre alla poesia lirica, si distinse per il Discorso su Ariosto, considerato un manifesto femminista ante litteram, e per componimenti che riflettevano sul senso dell’esistenza.
- Contesto culturale: Apprezzata dai contemporanei, ebbe rapporti con figure come Luigi Tansillo e Vittoria Colonna.
- Ultimi anni: Nel 1570-1572 si recò a Roma, dove indirizzò componimenti ai cardinali del conclave di papa Gregorio XIII.
La sua opera, spesso lodata per la modernità del pensiero, è testimonianza del ruolo intellettuale delle donne nel XVI secolo

Bacio Terracina, Laura
Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS
Laura Bacio Terracina è stata una poetessa italiana del Rinascimento, particolarmente nota e stimata nella società del tempo.
| Sommario |
Biografia
Laura Terracina visse a Napoli fra il 1519 e il 1577. La sua famiglia, di origini bresciane e da un passato illustre, emigró a Roma nel XIII Secolo, ma, ben presto, a causa dei continui attacchi del papa al potere nobiliare, fu costretta a trasferirsi definitivamente a Napoli. Pur restando al di fuori dalla rappresentanza politica dell’aristocrazia napoletana, la famiglia Terracina riuscì, grazie alla protezione dei regnanti spagnoli, a garantirsi una posizione di tutto rispetto nella città. Questo permise a Laura di ricevere una discreta istruzione (sebbene non ricevette mai una buona formazione classica), di coltivare le proprie doti letterarie e di intrattenere rapporti con i più illustri intellettuali dell’epoca. Prese parte, con il nome di Phebea, a una delle accademie culturali più vive e feconde del tempo: L’accademia degli incogniti e le sue opere conquistarono il mondo dell’editoria (notevole successo riscosse, in particolare, il suo capolavoro il Discorso sopra tutti li primi canti d’Orlando Furioso). I suoi successi letterari non tardarono a suscitare invidia e pettegolezzi che contribuirono a creare intorno alla giovane donna fantasiose leggende. «La più radicata – scrive Lina Maroi – è quella che la vede protagonista di una scandalosa passione pel vescovo di Ariano, Diomede Carafa […] in Diomede Carafa, degno prelato, santificato dalla fama, la Terracina non vede, come narra la leggenda, una guida, un sostegno all’anima inferma, bensì un dolce strumento d’amore». (Maroi, p. 54). Terracina fu legata al vescovo esclusivamente da una devota amicizia, come quella che ella strinse con altri personaggi illustri, fra i quali Pietro di Toledo. Fra il 1560 e il 1561, all’età di circa quarant’anni, Laura decise di sposare Polidoro Terracina, suo fedele corteggiatore e lontano parente. Con il passare del tempo, la sua fama iniziò a vacillare e a legarsi sempre più strettamente alle rime encomiastiche e d’occasione. La Seconda parte de’discorsi sopra le seconde Stanze de’canti d’Orlando furioso (1567 e 1584) non ottenne il successo delle opere precedenti e il libro di quelle che sarebbero dovute essere le None rime rimase manoscritto. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella quasi completa solitudine fino alla morte, che la colse nel 1577.

Opere
Nel 1548, giovanissima, Terracina pubblicò, per il prestigioso editore Giolito, il suo primo volume di poesie: le Rime, ristampato ben otto volte nel giro di diciassette anni. Le Rime constano di numerose edizioni e furono stampate progressivamente come prime, seconde, terze (rime) fino alle none, rimaste manoscritte e parzialmente pubblicate in un’edizione moderna solo in tempi recenti (Montella 1993).
Il volume delle Rime include, tra gli altri componimenti, quattro lamenti pronunciati da altrettanti personaggi del Furioso: Sacripante, Rodomonte, Isabella e Bradamante, che mostrano l’interesse per le tematiche e i personaggi del Furioso e anticipano la tendenza all’impiego dell’ottava in chiave lirica piuttosto che narrativa. A differenza di ciò che sostiene Shemek, nel commento ai testi editi nell’antologia Liriche del Cinquecento, nei lamenti l’autrice sperimenta le tecniche compositive del centone e della glosa spagnola che troveranno ampia realizzazione nella struttura più articolata e complessa della sua opera principale: il Discorso sopra tutti li primi canti d’Orlando Furioso. A ben vedere infatti, il Lamento di Sacripante è scritto sull’ottava 41 del I Canto del Furioso, quello di Isabella sull’ottava 81 del XXIV Canto, quello di Rodomonte sull’ottava 117 del XXVII Canto e quello di Bradamante sull’ottava 34 del XXXVI Canto del Furioso. Ogni lamento è composto di sette ottave; la prima ottava di ciascuno si conclude con il primo verso dell’ottava ariostesca corrispondente; la seconda ottava finisce con il verso secondo, la terza ottava finisce con il verso terzo, e così via. La rima baciata di Ariosto risulta ininterrotta e chiude la settima ottava.
I Lamenti di Laura Terracina assumono particolare rilievo anche perchè si inseriscono a pieno titolo all’interno del fenomeno di contaminazione del modello di Ariosto con quello ovidiano. Nello specifico, mi riferisco soprattutto alla pratica del riutilizzo della materia del Furioso entro la forma epistolare in versi, fondata sul modello delle Heroides di Ovidio. È proprio sullo sfondo di questo episodio di contaminazione che si colloca il genere dei lamenti in ottava rima tanto diffuso a Napoli e che contribuisce «a radicare una propensione elegiaca di lunga durata nella tradizione letteraria della città, come dimostra la linea che dal Lamento di Bradamante di Laura Terracina […] giunge fino al Pianto di Ruggiero di Tommaso Costo» (Ruggiero 2010, pp. 360-361).
Il Discorso sopra tutti li primi canti d’Orlando Furioso
Il Discorso sopra tutti li primi canti d’Orlando Furioso, pubblicato, attraverso la mediazione di Lodovico Dolce e Marcantonio Passero, dall’editore Giolito nel 1549, riscosse un successo a dir poco strepitoso: fu ristampato in almeno ventiquattro edizioni tra l’editio princeps e il 1638, assumendo un ruolo di primo piano nel complesso panorama di ricezione dell’Orlando furioso nel XVI secolo. L’opera si compone di quarantasei canti in ottave, costruiti ognuno sulla prima ottava del corrispettivo canto di Ariosto secondo il procedimento della trasmutazione, già applicato nei Lamenti, con i versi del modello prelevati e incastonati in chiusura delle nuove stanze.
Il Discorso si inserisce nella più ampia operazione di canonizzazione dell’Orlando furioso portata avanti dagli intellettuali del tempo, primi fra tutti Lodovico Dolce e Giolito. Se da una parte i due intellettuali potevano, in questo modo, sfruttare il Discorso della Terracina come riprova della validità di Ariosto quale modello cui attingere per generare nuova scrittura, dall’altra, come ha osservato Deanna Shemek, Laura Terracina «riesce a collegare intimamente la sua opera a quella dell’autore più popolare del XVI secolo e a sfruttarne a proprio favore il prestigio». (Shemek 2014, p. 175) .
Nel volgere il suo sguardo al modello, Terracina predilige attingere ai luoghi del Furioso in cui la narrazione delle vicende viene momentaneamente sospesa per dare spazio alle effusioni poetiche (nei lamenti) o alla riflessione morale (nei proemi). Nell’opera terraciniana queste dimensioni si dilatano fino a far scomparire quasi completamente la dimensione narrativa. L’ottava di Ariosto viene così snaturata su più livelli: da una parte viene sottoposta a un singolare processo di liricizzazione per soddisfare le esigenze espressive della poetessa e dall’altra viene impiegata per trattare i temi a lei più cari e per affermare il di lei punto di vista.
Nel suo Discorso, la poetessa non esita a sferrare violente critiche alla società del tempo, della quale mette in risalto la violenza e il declino dei valori morali. Terracina, inoltre, mostra un singolare interesse nei confronti di tematiche tipicamente maschili, dedicando varie pagine alla guerra, alla politica e al potere, ma l’argomento che più le sta a cuore e che prevale all’interno del poema è decisamente quello legato alla questione femminile. Notevoli sono le sue pagine dedicate alla difesa del femminile ingegno, alla condanna della misoginia e alla riflessione sul rapporto tra sessi. Tutta l’opera, nella sua struttura e nel suo significato ultimo, appare orientata, in questo senso, al sostanziale capovolgimento del modello ariostesco: l’Orlando furioso, opera destinata a veicolare valori cortigiani e cavallereschi e quindi in qualche modo deputata a perpetuare il dominio della cultura patriarcale, si trasforma in quello che potrebbe essere definito un manifesto femminista ante litteram.
Nella sua abilità di manipolare e rimodulare i propri modelli, Laura Terracina sottopone a revisione anche il genere della dedica. Le numerose dediche a vari intellettuali e a personaggi illustri del tempo dimostrano la funzione prevalentemente comunicativa della sua poesia, che diventa ottima sostituta dello scambio epistolare. Com’è noto, la prassi della dedica era tipica della letteratura cortigiana di quel periodo, Terracina, tuttavia, sottopone tale consolidato istituto a un singolare trattamento: se, da una parte ne riprende le norme consuete, utilizzando gli elementi tipici del genere (formule e topoi), dall’altro lo piega ai propri scopi comunicativi, intrecciandolo saldamente alla tessitura del suo discorso. Notevole rilevanza assume, a questo proposito, il particolare rapporto dialogico che la scrittrice instaura con i destinatari dei suoi canti, fra i quali spicca, senza dubbio, la larga presenza di figure femminili. Laura Terracina, stringendo amicizia intellettuale con altre letterate del periodo (Vittoria Colonna e Veronica Gambara sono significativamente destinatarie di due canti), costituisce una vera e propria repubblica femminile delle lettere e, pur utilizzando le forme e le norme della scrittura maschile, le svuota del loro significato originario e se ne serve per realizzare opere del tutto nuove.

Bibliografia di riferimento
Opere di Laura Terracina
- Discorsi sopra le prime stanze de’ canti d’Orlando furioso, a cura di Rotraud Von Kulessa e Daria Perocco, Firenze, Franco Cesati, 2017.
- Discorso sopra il Principio di tutti i canti d’Orlando furioso, Venezia, Giolito, 1549.
- La seconda parte de’ Discorsi sopra le seconde stanze de’ Canti d’Orlando Furioso, Venezia, Valvassori, 1567.
- Quarte rime, Venezia, Valvassori, 1550.
- Rime quinte, Venezia, Valvassori, 1552.
- Rime seconde, Venezia, 1549.
- Rime, Venezia, Giolito, 1548.
- Seste rime, Lucca, Busdrago, 1558.
- Sovra tutte le donne vedove di questa città di Napoli, Napoli, Cancer, 1561.
Opere di altri autori
- Ariosto, Orlando furioso, a cura di Bigi E., Zampese C., Milano, Rizzoli, 2012.
- Ovidio, Eroidi, a cura di Salvadori, Milano, Garzanti, 2006.
Bibliografia critica
- Angelo Borzelli, Laura Terracina: poetessa del Cinquecento, Napoli, M. Marzano, 1924.
- Benedetto Croce, La casa di una poetessa, in Id., Storie e leggende napoletane, Bari, Laterza, 1976, pp. 270- 283.
- Claudio Mutini, Bacio Terracina, Laura, in Dizionario Biografico degli Italiani, 5, 1963.
- Daniel Javitch, Ariosto classico. La canonizzazione dell’Orlando Furioso [1991], Milano, Mondadori, 1999.
- Deanna Shemek, Dame erranti. Donne e trasgressione sociale nell’Italia del Rinascimento, trad. it. di Olivia Guaraldo, Mantova, Tre Lune, 2003, pp. 28-36 e 112-121.
- Deanna Shemek, Laura Terracina, in Monica Farnetti e Laura Fortini ( a cura di), Liriche del Cinquecento, Iacobelli, 2014, 170- 198.
- F. Cinti, G. Forni, D. Monda, Laura Terracina, in Lirica femminile, in Forni Giorgio (a cura di), Lirici europei del Cinquecento. Ripensando la poesia del Petrarca, Milano, Rizzoli, 2004, pp. 300- 303.
- G. Ferroni, A. Quondam, Laura Terracina, in La locuzione artificiosa. Teoria ed esperienza della lirica a Napoli nell’età del Manierismo, Roma, Bulzoni, 1973, 329-339.
- Gianluca Genovese, Ariosto a Napoli. Vicende della ricezione del Furioso negli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento, in Bolzoni Lina, Pezzini Serena, Rizzarelli Giovanna (a cura di), «Tra mille carte vive ancora». Ricezione del Furioso tra immagini e parole, Lucca, Pacini fazzi, 2010, pp. 339-355.
- Giulio Ferroni, Laura Terracina, in Poesia italiana. Il Cinquecento, Garzanti, 1978, pp. 255-258.
- Giuseppina Zappella, A proposito della donna nel Rinascimento meridionale, in “Nuovi Annali Della Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari”, vol. 25, 2011, pp. 29–41.
- Laura De Stefano, Ricerche su Laura Terracina, petrarchista napoletana, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Roma, 1975.
- Lina Maroi, Laura Terracina. Poetessa napoletana del secolo XVI, Napoli, Francesco Perrella e C., 1913.
- Luigi Montella, Una poetessa del Rinascimento: Laura Terracina. Con un’antologia delle None rime inedite, 2ª ed., Salerno, Edisud, 2001.
- Nunzio Ruggiero, Sulla transcodificazione di genere. Le Epistole heroiche tra Ariosto e Tasso, in Bolzoni Lina, Pezzini Serena, Rizzarelli Giovanna (a cura di), «Tra mille carte vive ancora». Ricezione del Furioso tra immagini e parole, Lucca, Pacini fazzi, 2010, pp. 357- 369.
- Paola Cosentino, Sulla fortuna dei proemi ariosteschi: il Discorso sopra al principio di tutti i canti d’Orlando Furioso di Laura Terracina, in Nardone J.L. (a cura di), Diffusion et Recéption du genre Chevaleresque, Université Toulouse, Le Mirail section italien, 2005, pp. 133-153.
- Rinaldina Russel, Greenwood Publishing Group, 1994.
- Rosa Casapullo, Contatti metrici fra Spagna e Italia: Laura Terracina e la tecnica della glosa, in Atti del XXI Congresso internazionale di linguistica e filologia romanza, a cura di Giovanni Ruffino, Tübingen, Neimeyer, 1998, pp. 18-24.
- Virginia Cox, (a cura di), Lyric poetry by women of the Italian Reinaissance, Baltimore, Johns Hopkins, University press, 2013.
- Virginia Cox, Womens Writings in Italy, 1400-1650, Baltimore and London, Johns Hopkins, University press, 2008.
Nota bene
Questa voce fa parte della sezione “Dominae fortunae suae”. La forza trasformatrice dell’ingegno femminile, che approfondisce il contributo offerto dalle donne alla nascita e allo sviluppo dei diversi campi del sapere.
Article written by Laura Antonella Piras | Ereticopedia.org © 2017