Teresa Mattei-Portava un nome che pochi ricordavano, ma una forza che pochi possedevano-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Teresa Mattei-Portava un nome che pochi ricordavano, ma una forza che pochi possedevano
Teresa Mattei-Nata a Genova il 1° febbraio 1921, insegnante, dirigente dell’UDI, parlamentare comunista, la più giovane dei costituenti, Cavaliere di Gran croce. Morta a Usigliano (Pisa) il 12 marzo 2013.

Sorella di Gianfranco (morto suicida in via Tasso, per non parlare dopo essere stato catturato a Roma dai fascisti repubblichini), Teresa aveva partecipato alla Resistenza a Firenze, come comandante di una Compagnia del Fronte della Gioventù.
Fu lei ad organizzare (col futuro marito, Bruno Sanguinetti), l’attentato a Giovanni Gentile (dirigente fascista dell’Accademia d’Italia della RSI), che conosceva personalmente perché aveva studiato con lui per laurearsi in Filosofia.
Dopo la Liberazione fu Teresa Mattei a proporre che, in occasione dell’8 marzo, alle donne venisse regalata la mimosa, un fiore povero ma molto diffuso nelle campagne. Fu sempre lei (la più giovane tra le donne elette all’Assemblea Costituente) a fondare nel 1947, con la democristiana Maria Federici, l’Ente per la tutela morale del fanciullo.
È ancora lei che, negli anni Sessanta del secolo XX, fonda a Milano un Centro studi per la progettazione di servizi e prodotti per l’infanzia.
Segretaria dal 1946 agli inizi del 1948 dell’ufficio di presidenza della Costituente, nel 1955 rifiuta la candidatura alle elezioni per la Camera dei deputati e, in dissenso con Palmiro Togliatti, è espulsa dal PCI.
Continuerà però sempre ad impegnarsi per la tutela dei bambini e, quando si trasferisce definitivamente in Toscana (a Lari) fonda la “Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione”. È il 1998 quando, alla Conferenza nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza tenutasi a Firenze, propone che all’articolo 3 della Costituzione si precisi anche l’età quando si dice della “pari dignità dei cittadini”.
Nel 2005, di iniziativa di Carlo Azeglio Ciampi, Teresa Mattei è stata insignita del titolo di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Fonte ANPI- Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

Teresa Mattei
Genova 1921 – Liri (PI) 2013
DI Giancarla Codrignani
“Chicchi” è un nome che suggerisce giochi infantili, coccole materne, un fumetto per bambine: evoca tutto fuorché la guerra. Invece questo è stato il nome di battaglia di Teresa Mattei, “capitana di compagnia” nella Resistenza eletta all’Assemblea Costituente, che le cronache tramandano come la “cocchetta” di Terracini, la “signorina tanto perbene” che sembrava una democristiana, la “ragazzina di Montecitorio” che fece contento Togliatti perché la prima segretaria d’aula era una comunista. Quando si è saputo della sua scomparsa, il 12 marzo 2013, la stampa ha rievocato quasi solo la sua invenzione della mimosa come simbolo per la festa delle donne…In realtà fu una donna determinata, sempre in conflitto con le istituzioni, forse anche con se stessa, e si spese per dare senso a politiche che valorizzassero la soggettività della vita quotidiana anche nelle istituzioni.
Chicchi era stata una “dura”: educata all’antifascismo, già al Liceo si fece conoscere per aver protestato contro l’insegnante che aveva elogiato le leggi razziali. Ancora adolescente, andò a Nizza per portare a casa Rosselli un contributo degli amici fiorentini. A Mantova, dove si era recata per incontrare don Mazzolari, venne arrestata: in cella, a contatto con le prostitute, scoprì la piaga sociale che Lina Merlinavrebbe affrontato nel nuovo Parlamento.
“Ardita come un uomo”, divenne insieme comunista e partigiana. Ardita come una donna, dopo la morte del fratello (suicida in carcere per non tradire sotto tortura), a Perugia fu imprigionata dai nazisti e subì le violenze che i guerrieri impongono alle donne. Quando Firenze fu liberata raccontò di essere stata lei a indicare ai gappisti la figura del filosofo – e suo professore – Giovanni Gentile: la violenza del fascismo aveva insegnato la crudeltà della logica amico/nemico ad una donna conosciuta non solo per il rigore dei principi, ma per la dolcezza degli affetti.
Da “costituente” imparò che anche per i compagni le donne “stanno al loro posto”. Non fu una femminista ante litteram: per la sua generazione la lotta di liberazione (“nessuna Resistenza sarebbe potuta essere senza le donne”) era stato il trampolino per una parità rimasta incompiuta. Le donne non erano ancora cittadine, perché non potevano “acquisire una parte di quella sovranità che spettava a tutti”: anche se “in guerra avevano guidato treni, fatto le postine, finita la guerra erano state rimandate a casa”.
Divenne scomoda al suo stesso partito per essersi rifiutata di adeguare la propria vita di donna agli ordini di un Pci moralista e bigotto: nell’inverno del 1947 era rimasta incinta dalla relazione con un uomo sposato e Togliatti aveva deciso che l’impudente doveva abortire (e non fu la sola donna a cui impose quella scelta). Teresa reagì: «le ragazze madri in Parlamento non sono rappresentate, dunque le rappresento io». La situazione fu poi regolarizzata all’estero con un espediente, ma Teresa non perdonò.
La “maledetta anarchica” (come la chiamava Togliatti) ubbidì, ma non accettò passivamente l’imposizione del voto a favore dell’inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione (art. 7); per questo rifiutò di candidarsi alle elezioni del 18 aprile 1948. Per Teresa era diventato impossibile mantenere la fiducia nel comunismo sovietico soltanto perché i compagni italiani erano fedeli alla democrazia.
Che Stalin fosse un dittatore lo pensavano in molti; ma «sono stata io una delle prima dall’interno del Pci a denunciarne le degenerazioni». Così venne poi anche l’espulsione dal Pci e la più giovane delle “madri della Costituzione” scomparve dall’ufficialità della scena politica italiana. La sua vita è stata sempre quella, libera, dalla coscienza, che l’ha accompagnata, dalla politica istituzionale all’attenzione per i problemi dell’infanzia, nel convincimento che già ai piccoli si debba insegnare come «cercare insieme le vie giuste e capire gli altri».
Restata vedova si risposò ed ebbe altri figli. Visse con discrezione la sua vita privata, naturalmente ma con riserbo, anche quando affrontò gravi lutti familiari.
Attenta all’impatto dei linguaggi audiovisivi sulle giovani generazioni, si impegnò in progetti che mettevano insieme cinema e scuola, attività visuali (anche con Bruno Munari) e una idea ampia di comunicazione culturale, dando vita al progetto “Radio Bambina”.
Continuò l’impegno politico come “indipendente” per le donne, a difesa della Costituzione (propose di integrare l’art. 3 con la “pari dignità di tutti, bimbi compresi”). La sua attenzione ai bambini – e a quelli che restano bambini nello spirito – per quella tensione utopistica che i suoi compagni non riuscivano a sentire come componente determinante del futuro. “Fare politica”, infatti, significa anche affidarla alla generazione che cresce, portatrice delle potenzialità umane che non abbiamo quasi mai il coraggio di far sviluppare.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Teresa Mattei
Referenze iconografiche: Bruno Sanguinetti, antifascista italiano, con la compagna Teresa Mattei, antifascista e politica, membro della Costituente. Immagine n pubblico dominio.

Nel 1946, una giovane donna dai capelli scuri e dallo sguardo fiero varcò la soglia dell’Assemblea Costituente. Aveva appena 25 anni. Portava un nome che pochi ricordavano, ma una forza che pochi possedevano: Teresa Mattei.
Non c’era bisogno di una fascia tricolore per sentirne la grandezza.
C’erano già le sue cicatrici — invisibili, profonde, incise nella carne della storia italiana.
Teresa era nata a Genova nel 1921, in una famiglia colta e antifascista. Cresciuta tra libri, ideali e dignità, a soli 19 anni venne espulsa da tutte le scuole del Regno per essersi rifiutata di giurare fedeltà al fascismo.
Ma non abbassò mai la testa.
Durante la guerra, entrò nella Resistenza con il nome di battaglia Chicchi. Era una ragazza e già una combattente: staffetta, poi comandante partigiana nelle brigate Garibaldi. Coordinava azioni, trasmetteva messaggi, salvava vite. Una volta fu catturata e torturata. Ma non parlò. Non tradì.
Nel 1945 la guerra finì. Ma la sua battaglia continuava: quella per la libertà vera, quella che si scrive con le leggi, con la voce, con la presenza.
Nel giugno 1946, Teresa fu eletta all’Assemblea Costituente: fu una delle 21 donne italiane scelte per scrivere la nuova Costituzione della Repubblica. Aveva meno di 30 anni, ma portava sulle spalle il peso della Storia.
E quando arrivò l’8 marzo del 1946, per la prima volta si celebrava ufficialmente la Giornata Internazionale della Donna nella nuova Italia libera.
Ma c’era un problema: il garofano era troppo costoso, la violetta troppo borghese.
Fu allora che Teresa prese una decisione semplice e geniale: scelse la mimosa.
Umile, resistente, profumata. Fioriva a marzo, cresceva ovunque, e chiunque poteva regalarla. Era il fiore del popolo. Era il simbolo perfetto.
Disse:
“La mimosa era il fiore delle partigiane. Lo donavamo alle donne che avevano sofferto, lottato, vissuto. Era il nostro grazie.”
Non cercava medaglie. Non volle mai fama.
Anzi, pochi sanno che fu costretta ad abbandonare la politica nel 1948, per aver denunciato le violenze sessuali compiute da alcuni soldati alleati durante la guerra: un tema scomodo, rimosso, rifiutato da tutti. Ma lei parlò lo stesso.
Visse fino al 2013, continuando a educare, a scrivere, a combattere contro ogni forma di oppressione. Aprì scuole per bambini, promosse la pace, la memoria, la libertà. Fino all’ultimo respiro.
La sua eredità non si trova nei monumenti.
È in ogni mimosa che fiorisce a marzo.
In ogni donna che alza la testa.
In ogni giovane che si rifiuta di dire “obbedisco” quando obbedire significa accettare l’ingiustizia.
Quella ragazza dell’Assemblea Costituente, che aveva osato portare se stessa — giovane, donna, partigiana — nel cuore della politica italiana, ha scritto con il suo coraggio uno degli articoli più belli della nostra storia.
E se guardi una mimosa mentre danza nel vento, forse la sentirai sussurrare:
“Io c’ero. E non ho mai avuto paura di dire la verità.”