Steve McCurry- Una vita per immagini-Editore Mondadori Electa -Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Steve McCurry- Una vita per immagini-
Descrizione-Steve McCurry- Una vita per immagini-E’ scritta dalla sorella Bonnie, presidente degli Studios, legata al fratello Steve McCurry da uno stretto rapporto affettivo e professionale, non ché custode dell’archivio delle immagini di Steve. Il racconto parte dall’infanzia, continua con il viaggio in Europa e la decisione irrevocabile di intraprendere la carriera di fotografo, e poi ripercorre i 40 anni di attività di McCurry, trascorsi tra luoghi di guerra (la Cambogia, il Medio Oriente, l’Afghanistan), disastri naturali (i monsoni in India) e luoghi dello spirito (le grandi vette himalayane e i templi). Il volume raccoglie 600 scatti del fotografo, di cui oltre 200 inediti, e una serie di documenti e memorabilia dei suoi avventurosi viaggi.





Steve McCurry
Biografia
Membro della Magnum, Steve McCurry si e’ laureato nel 1974 in Cinematografia e Teatro presso l’Universita’ della Pennsilvanya.
Inizia a lavorare come freelance alla fine degli anni ‘70, realizzando reportage dall’ India e dall’ Afghanistan, i paesi con cui maggiormente si identifica il suo lavoro.
La svolta nella sua carriera avviene nel 1979, quando entra nelle zone Afaghane controllate dai mujahiddin, appena prima dell’invasione russa. Quando tornò indietro, per attraversare il confine portò con sé rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti.
Le sue immagini a colori, che combinano al meglio l’arte del reportage, dellla fotografia di viaggio e dell’indagine sociale, sono state pubblicate in numerose pubblicazioni in tutto il mondo, ma il nome di Steve McCurry rimane in particolarmente legato al National Geographic, di cui ha realizzato la copertina piu’ famosa di tutti i tempi.
Il Fotografo
C’e’ una sorta di paradosso nella fotografia di Steve McCurry. Sul piano tecnico, le sue foto risultano praticamente perfette, serene, caratterizzate dalla forza e dalla vivacita’ del colore, ma raccontano di storie inquietanti di poverta’ e sradicamento, di fame e disperazione. Potrebbe sembrare mancanza di empatia con i soggetti fotografati, ma in realta’ e’ il contrario. Le sue immagini sono frutto di una scrupolosa ricerca, realizzata attraverso lunghissimi viaggi ed estenuanti attese del momento perfetto. Cosi’ racconta come e’ riuscito scattare la famosa foto in cui ritrae dei pescatori dello Sri Lanka in equilibrio su canne di bambu’ : “ Prima ho studiato i luoghi e le tecniche di pesca, poi ho trovato il posto giusto ed un punto di vista convincente e prima di scattare ci sono tornato tre volte : nel tardo pomeriggio, al mattino presto e dopo il tramonto. Alla fine ho scelto la luce delle 7 del mattino con il cielo completamente coperto”.
L’approccio di McCurry e’ prevalentemente antropologico, nelle sue immagini sono presenti cultura, religione e tradizioni. McCurry non ricerca lo scatto folgorante ed esplicito, le sue fotografie raccontano gli eventi collocandoli in un ampio contesto.
Come racconta al giornalista italiano Mario Calabresi, per fare il fotografo bisogna “immergersi” nella realta’ che si vuole rappresentare. Cosi’ racconta la sua esperienza durante i monsoni in India, durante i quali realizzo’ un reportage che gli avrebbe dato fama mondiale: “ Quell’anno ho capito che, per farcela, dovevo entrare nell’acqua lurida, coperta di melma, piena di rifiuti e animali morti : per compiere il mio progetto, dovevo accettare tutti i rischi, compreso quello di ammalarmi e morire”
Come emerge chiaramente dalle sue foto e dai libri di McCurry, il fotografo americano ama rivolgere pa propria attenzione all’essere umano: “La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente. Cerco il momento in cui si affaccia l’anima più genuina, in cui l’esperienza s’imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità”.
Il fotografo americano e’ stato uno dei primi a raccontare l’India e l’Asia utilizzando la fotografia a colori. Prima di lui il subcontinente era stato raccontato praticamente solo in bianco e nero. L’ India di Mccurry invece costituita da un’ infinita varieta’ di visioni luminose e contrastanti, odori e sapori a cui solo il colore puo’ rendere giustizia.
Da qui derivano anche alcune critiche, soprattutto da coloro che ritengono che il bianco e nero abbia indiscutibilmente una ‘’profondita’’’ e ‘’sostanza’’ che la fotografia a colori non potra’ mai raggiungere. Ma una delle caratteristiche dei grandi fotografi, e’ quella di sapere andare oltre i limiti di un medium e, facendolo, creare un nuovo standard.
Steve McCurry, indubbiamente, ha questa caratteristica e la sua fotografia e’ universalmente apprezzata per la sua bellezza ed umanita’.