Roberto Coppini -Poesie- Biblioteca DEA SABINA
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Roberto Coppini -Poesie-
Roberto Coppini –La sua poesia si caratterizza per la religiosità che la attraversa e la permea, spiega il critico Francesco Dalessandro, mentre lo scrittore Mario Andrea Rigoni sottolinea che “l”ascetismo laico’ di Coppini, intellettuale dotato di una acuta e ferma coscienza metafisica, rifugge dalle Chiese, ma non dal sacro.Mentre lo scrittore Mario Andrea Rigoni sottolinea che “l”ascetismo laico’ di Coppini, intellettuale dotato di una acuta e ferma coscienza metafisica, rifugge dalle Chiese, ma non dal sacro.
MA LE PAROLE
Ma le parole non sono persone
né cose. Nemmeno ti nomino amore
perché tutto di te è a dismisura,
incomprensibile agli altri,
effimero per me che parlo-ascolto,
maestro-discepolo, che sa
la sua vita un cono di luce
sempre più stretto.
A DISTANZA DI TEMPO
Non falsi amici né stelle di carta
compaiono nelle mie veglie.
I rari coi quali spartisco
un’esistenza residua
hanno lo sguardo turbato
di chi si dà respiro nella fuga
e sente avvicinarsi la cattura
sebbene all’orecchio
giunga soltanto un brusìo
di sillabe divise.
La mischia dalla quale immaginavo sottrarmi
è il dolore degli altri. Un male
che accieca e non rigenera
se non un male più acuto
o la cattività che uguaglia impietosa
la perdita e l’acquisto.
La parte di ognuno è il caso
che l’assegna. Un autista ubriaco
confuse il re con la regina,
non sapendo che il fante tuttofare
fu il solo ad essermi compagno.
Anche se l’uno, il portatore di picca,
allunga la sua ombra
via via che il gioco passa di mano
e il cerchio stringendosi destina
l’ultima carta, l’onnipresente.
Roberto Coppini (Firenze, 1927 – Firenze, 2013).-“La sua poesia si caratterizza per la religiosità che la attraversa e la permea”, spiega il critico Francesco Dalessandro, Poeta dunque eminentemente ‘religioso’, trascurato in vita e rivalutato dopo la morte, l’autore toscano era sprovvisto di una vera cultura letteraria, poichè aveva conseguito il diploma in un istituto tecnico, e fu sostanzialmente un autodidatta.
La sfortuna in ambito editoriale lo indusse a sospendere l’attività creativa per più di trent’anni, dedicandosi con successo al lavoro di industriale metalmeccanico.
Riuscì comunque a raggiungere esiti poetici ammirati da Mario Luzi, che definì le sue liriche “parabole asciutte incalzanti verso l’intimazione e l’ultimatum”, dall’amico pittore Pietro Annigoni, che lo incoraggiò a scrivere, e da studiosi insigni come Stefano Agosti, che considerava le sue opere fra le espressioni più nuove e più alte della poesia italiana dell’ultimo secolo.
In una lettera al succitato Annigoni, lo stesso Coppini così commentava lo smarrimento dell’umanità causato dalla perdita del senso del sacro: “La morte di Dio -scriveva- è divenuta una remota notizia. Ciò che questo evento provoca non è angoscia esistenziale, che alla fin fine è individuale, ma senso, più allucinato che nitido se vuoi, di una tragedia globale.”
Fonte Facebook -Maledetti Poeti