Poesie Inedite di Marisa Faioni | L’Altrove-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Poesie Inedite di Marisa Faioni | L’Altrove-
Marisa Faioni ci offre tre composizioni inedite che rivelano una poetica matura e personale, capace di trasformare l’anatomia del corpo e i paesaggi naturali in territori dell’anima. La sua formazione psicoanalitica emerge non come sovrastruttura intellettuale, ma come sensibilità profonda verso le oscillazioni emotive, i flussi vitali, le presenze parasitarie che abitano la psiche. In Oscillazioni, il cuore diventa paesaggio mobile di un’instabilità esistenziale resa con linguaggio tecnico-medico fuso a metafore marine. Scorrere trasforma il movimento dell’acqua in riflessione sul tempo e il destino, mentre L’inquilina mia abusiva incarna con forza visionaria la voce interiore persecutoria. Faioni dimostra coraggio nel confrontarsi con la materialità corporea e psichica, costruendo immagini potenti attraverso una lingua che non teme la sperimentazione lessicale e sintattica. Una voce poetica autentica, che merita attenzione.

OSCILLAZIONI
Il cuore disassato oscilla. Di qua. Di là. Accelera.
Ritmo di tamburo impaurito. Bum bum bum.
Scuffia.
Immersa in gelide acque mascoline morirò di morte intirizzita.
Con forza disperata al ventricolo destro mi aggrappo.
La valvola tricuspide s’affanna.
Tiro – spingo – tiro.
Mi isso in bilico precario: un piede sull’atrio sinistro, l’altro sull’opposto.
Afferro l’albero maestro dell’amaranta aorta che, assecondando,
si raddrizza.
Il peso tra una coscia e l’altra alterno. Boccheggio beccheggiando.
Come gondoliere mi consolo dondolando.
La canoa del mio cuore ora scivola leggera
sulle onde del destino.
Ma… coccolando dondolando
slitto su sangue sdrucciolevole, all’indietro, sanguinando.
Trascinato da sorte ondivaga è il ventricolo sinistro che se ne va
sprofondando in acque tiepide. Uterine.
S’inzuppa. Si gonfia. Come morto affogato.
Lo sforzo è respirare. Rinascere all’ossigeno.
Spaurita, brancolando, cerco: dov’è la vena cava inferiore?,
l’ultimo degli appigli.
Un colpo d’anche decentra
e sfianca il baricentro
a latere. Mi salvo.
Sopravvissuta.
Fino alla prossima giravolta.
Troverò mai — circense — un asse di equilibrio
nella mia arteria polmonare?
SCORRERE
Corre l’acqua scorre
sulle levigate pietre
fluttua
la tenera verzura di torrente
sotto la forza maggiore
del trascorrere in avanti in avanti
dell’acqua da un ciuffo all’altro
da un sasso a un ghirigoro
di un ingorgo
dove l’ostinazione dell’andare
si inceppa
si sorprende
a guardarsi intorno
in tondo.
in pozze che si slargano
in cui girini rigirano
vorticando
incapaci di un perché
finché
da una scanalatura tra due rocce
ritorna a scivolare – l’acqua – a scendere
a precipitare
per cascatelle gorgoglianti
in giù in giù
per la pura necessità dell’andare.
Possibile che accada solo per una roccia che si sbalza?
Non c’è tempo per risposte e
nemmeno per domande
che già riprende l’acqua
seppure ad arrancare
a sospingersi fiacca nella piana
che laggiù si slunga
striscia scintillante
serpeggiante a stento
fino a che — sgomento —
l’occhio più nulla può
scorgere
al di là.
L’INQUILINA MIA ABUSIVA
Mi sta appresso
mi si stringe contro
e mentre spinge mi costringe
a camminare
rasentando i muri
che la città mi affolla addosso.
Lamento lavico le cola intanto
da labbra raggrinzite come di vecchia
prostrata dalla vita
e pigola piagnucola
già troppo ha patito
— miserella —
così mi guata con i suoi occhi cisposi
sguardo puntuto di spillo
vittima che incolpa.
E mentre stilla dai pori resina di delusione
mi tocca tutta dappertutto con le sue ditine
appiccicose
e mi si avvinghia
che ciò che tocco mi si incolla addosso
tutti i mali del mondo.
Implora petulante insistente
mi grida “non ti crederai per caso”
di saperla colmare sino all’orlo — intende:
vaso senza fondo
se le parlo la voce si fa eco che rimbomba
da lontananze di abisso. Invero
è proprio quello che pretende
esige questuante
e mentre mi rimprovera che non le sono mai abbastanza
mi respinge mi allontana,
ma ancora mi reclama.
Le porgo mani viscere giunture purché
per carità!
la smetta di gridare strillare squarciare il mio silenzio
nulla però la placa la sazia la fa quieta
anche se — parassita —
circola nel mio sangue
respira dai miei alveoli
consuma il mio ossigeno
e l’anima prosciuga
l’inquilina mia abusiva.
L’AUTRICE

Marisa Faioni (1964) è psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico relazionale. Ha pubblicato numerosi articoli di psicoanalisi su riviste specialistiche e coltiva da sempre una passione per la lettura e la scrittura. Si avvicina alla poesia come spazio di esplorazione del corpo, delle emozioni e delle dinamiche interiori, con uno sguardo attento alla dimensione relazionale e al linguaggio delle immagini. Ha completato un romanzo inedito.
Rivista L’Altrove
La poesia non cerca seguaci, cerca amanti. (Federico García Lorca).
L’Altrove è una rivista digitale indipendente dedicata alla poesia contemporanea e alle sue molteplici declinazioni. Fondata e diretta da Daniela Leone, la rivista nasce con l’intento di offrire uno spazio critico, plurale e interdisciplinare, in cui la poesia dialoghi con il pensiero, l’arte, la memoria, il corpo e le trasformazioni del presente.
Accoglie testi poetici, interviste, recensioni e rubriche tematiche, con particolare attenzione alle scritture femminili, migranti e marginali. Crede in una poesia capace di interrogare la realtà, di attraversare i confini, di generare riflessione e consapevolezza.
L’Altrove promuove un lavoro di ricerca e di ascolto radicale, valorizzando voci emergenti e consolidate, pratiche di traduzione, contaminazioni formali e linguistiche. Attraverso gli articoli pubblicati il progetto si propone come laboratorio di lettura e di pensiero poetico aperto e accessibile.
Ogni numero è curato con attenzione, passione, nella convinzione che la poesia sia una forma di conoscenza e di presenza nel mondo.
Per informazioni: laltrovepoet@outlook.it