Poesie di Zinaida Gippius ,Poetessa, romanziera e saggista russa-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Poesie di Zinaida Gippius ,Poetessa, romanziera, saggista.russa
Poesie di Zinaida Gippius Poetessa, romanziera, saggista. Per almeno tre decenni, dal 1889 al 1919, lei e il marito Merežkovskij furono al centro della vita intellettuale di Pietroburgo. Nel gennaio 1920 emigrarono stabilendosi prima a Varsavia e poi a Parigi, dove la coppia diventò il punto di riferimento dell’emigrazione russa. Morirono in povertà a Parigi.

Poesie di Zinaida Gippius Poetessa, romanziera, saggista russa
UN FILO DI RAGNO
(Zinaida Nikolaevna Gippius)
Attraverso un sentiero del bosco, in un comodo cantuccio,
un elastico e lindo filo di ragno,
asperso di allegria solare e di ombra,
è sospeso nei cieli; e con tremito impercettibile
il vento lo fa vibrare, tentando invano di strapparlo;
il filo è saldo, sottile, diafano e semplice.
È tagliata la viva cavità dei cieli
da una linea sfavillante, da una corda policroma.
Noi siamo avvezzi a stimare solo ciò che è confuso.
Con falsa passione nei nodi ingarbugliati
cerchiamo sottigliezze, ritenendo impossibile
congiungere nell’anima semplicità e grandezza.
Ma sono meschine, ruvide e smorte le cose complesse;
e l’anima sottile è semplice come questo filo.
Nella sua spudorata e meschina viltà,
Lei è polvere, zolfo, cenere.
E io sto morendo per la sua vicinanza,
per il legame indissolubile che ci unisce.
Lei è ruvida, è pungente,
Lei è fredda, è una serpe.
Mi infligge ferite brucianti
con le sue squame taglienti.
Oh, quel pungiglione appuntito!
È maldestra, ottusa, silenziosa.
Così pesante, così inerte,
che è impenetrabile – lei è impassibile.
Con le sue spire lei, implacabile,
mi accarezza, mi stritola.
Lei è morta, lei è nera,
lei è terribile – è la mia anima.
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Splendore
Lo splendore delle parole… esiste una cosa simile?
Lo splendore delle stelle, lo splendore delle nuvole –
Tutto ho adorato e adoro… Ma se
Mi dicessero: ecco, lo splendore delle parole –
Risponderei, senza timore di rivelarmi,
Che persino il beato splendore della santità
Sarei pronto a sacrificare per esso…
Tutto per uno sfavillio di parole!
Lo splendore delle parole? Oh, ripetilo ancora
Mio fragile essere umano – poeta,
Cosa posso dire io dello splendore della Parola?
Che sulla terra non esistono altri splendori.
(1937)
La sarta
È già il terzo giorno che non parlo con nessuno…
E i pensieri si fanno avidi e cattivi.
Mi fa male la schiena; ovunque io guardi –
Dappertutto macchie blu.
La campana della chiesa tace;
Io sono sola con me stessa.
Scricchiola e si piega la seta scarlatta
Sotto l’ago maldestro.
Su tutte le cose è impresso un sigillo
L’una con l’altra fuse insieme.
Ne prendo una – provo a indovinare
Cosa c’è oltre – nascosto.
E questa seta mi sembra – Fuoco.
Ed ecco, non più fuoco ma – Sangue.
E il sangue – solo segno di ciò che chiamiamo
Nella nostra umile lingua – Amore.
Amore – solo un suono…ma in questa ora tarda
Ciò che significa – non so spiegarlo.
No, non è fuoco, né sangue – ma solo seta
Che scricchiola sotto il mio timido ago.
(1901)
Lei
Nella sua spudorata e meschina viltà,
Lei è polvere, zolfo, cenere.
E io sto morendo per la sua vicinanza,
Per il legame indissolubile che ci unisce.
Lei è ruvida, è pungente,
Lei è fredda, è una serpe.
Mi infligge ferite brucianti
Con le sue squame taglienti.
Oh, quel pungiglione appuntito!
È maldestra, ottusa, silenziosa.
Così pesante, così inerte,
Che è impenetrabile – lei è impassibile.
Con le sue spire lei, implacabile,
mi accarezza, mi stritola.
Lei è morta, lei è nera,
lei è terribile – è la mia anima.
(1905)
Elettricità
Due fili sono intrecciati insieme,
Nude le loro estremità.
I “sì” e i “no” – opposti,
Opposti – ma intrecciati.
Scura è la loro trama
E fitta, e inerte.
Ma la resurrezione li attende
E loro l’aspettano.
Le estremità si sfioreranno –
I “sì” e i “no” si toccheranno,
E gli altri “sì” e “no” risorgeranno,
Gli intrecci si stringeranno in uno,
E la loro morte sarà – Luce.
(1905)
Disamore
A Z. Vengerova
Come il vento del mare, fai sbattere le finestre,
Come il vento del deserto, canti: sei mio!
Io sono il caos primordiale, tuo vecchio amico,
Tuo solo amico, – Apri, apri!
Tengo chiuse le imposte, non oso aprirle,
Mi aggrappo alle finestre, tremo di paura,
Proteggo con tenerezza, proteggo con rimpianto,
Il mio ultimo raggio di sole – il mio amore.
Il caos ride, mi dice furioso:
Morirai in catene, spezzale se ci riesci!
Conosci la felicità, ma ora sei sola,
La felicità risiede nella libertà – e nel Disamore.
Mentre divento gelida inizio a bisbigliare
la preghiera dell’amore che ricordo a malapena …
Le mani si indeboliscono, la battaglia giunge al termine,
Le mani si indeboliscono, e io apro le finestre.
(1907)
GIPPIUS, Zinaida NikolaevnaPoetessa simbolista russa, nata a Belev nel governatorato di Tula l’8 novembre del 1869 e morta a Parigi il 9 settembre 1945; moglie del romanziere e poeta D. S. Merežkovskij. Temperamento polemico e attivo, era già nota in Russia prima della rivoluzione avendo cominciato a poetare a diciannove anni e avendo partecipato alle polemiche letterarie e all’intensa vita culturale che animò gli intellettuali russi prima della rivoluzione, collaborando alle riviste Severnyj vestnik (“Il messaggero nordico”) e Zolotoe runo (“Il vello d’oro”), esponenti del movimento simbolista e decadente. Fu anche animatrice di riunioni di carattere religioso-filosofico e fondatrice e redattrice della rivista Novyj put′ (“La via nuova”, 1903-1909); firmava gli articoli di critica letteraria con lo pseudonimo Anton Krajnij. Di questa intensa vita culturale ella diede in seguito un quadro, vivo e interessante come un romanzo, sebbene a volte tendenzioso – dato il temperamento passionale dell’autrice, inasprito ancora dalla rivoluzione – nella sua autobiografia (Peterburgskij dnevnik “Diario pietroburghese”) e nei due volumetti sui poeti che le furono amici (Živye lica, “Volti vivi”, Praga 1925). Nel 1919 lasciò la Russia insieme a Merežkovskij, di cui fu fedele e intelligente collaboratrice durante tutta la vita e su cui lasciò interes Come scrittrice in prosa ha lasciato numerosi romanzi e racconti (Rasskazy, 6 voll., 1906-12) oggi quasi dimenticati, mentre come poetessa ha trovato un linguaggio suo proprio, sincero, vivo, ricco di esperienze artistiche e sentimentali, degno di stare accanto a quello dei migliori poeti russi dell’emigrazione. Le principali raccolte di sue poesie sono uscite in Russia (Stichotvorenija, “Poesie”, 1904 e 1910, Poslednie stichi–
Bibl.: A. Belyj, in Arabeski, Mosca 1911; V. Brjusov, Z. N. G., in Ruskaja literatura XX veka (1890-1910), a cura di S. A. Vengerov, I, Mosca 1914; Vl. Zlobin, Z. N. Gippius (Eë sud′ba), in Novyi Žurnal, XXXI, New York 1952; A. M. Ripellino, Poesia russa del Novecento, 2ª ed., Milano 1960.Istituto della Enciclopedia Italiana

Poesie di Zinaida Gippius Poetessa, romanziera, saggista russa
Zinaida Gippius<<Se mi dicessero, “ecco, lo splendore delle parole!”, risponderei, senza timore di rivelarmi, che persino il beato splendore della Santità sarei pronto a sacrificare per esso. Tutto per uno sfavillio di parole!>>
*Versi della poetessa e scritttice Zinaida Gippius (Belëv, 1869 – Parigi, 1945), originale esponente del Simbolismo russo.
Discendente della nobile famiglia tedesca dei von Hippius, giunta in Russia nel XVI secolo, Zinaida sposò all’età di 19 anni il famoso scrittore e filosofo Dmitrij Merežkovskij, autore della trilogia di romanzi storici ‘Cristo e Anticristo’, stabilendosi con lui a San Pietroburgo.
Da allora, la sua casa divenne un vero e proprio cenacolo culturale in cui si riunivano gli artisti ed i letterati più celebri dell’epoca per dibattere argomenti politici e religiosi. La giovane ed anticonformista autrice, che indossava spesso abiti da uomo e si firmava con uno pseudonimo maschile, ‘Anton Krajnij’, ovvero ‘Antonio l’Estremista’, suscitava grande scandalo presso i benpensanti per le sue idee eccentriche sulla religione e sulla fluidità sessuale, venendo apostrofata dai detrattori come ‘Zarina della doppiezza’, ‘Madonna indecente’ e ‘petulante androgina’.
Così la rievocava il piu importante slavista italiano, Angelo Maria Ripellino: “A leggere i libri di questa poetessa, che parla di sé sempre al maschile, ci par di vederla nel suo salotto di Pietroburgo, così come la descrivono le cronache letterarie del primo Novecento. Accovacciata su un divano, fumando raffinatamente le sigarette odorose che le stavano dinanzi in una scatola laccata di rosso, affascinava i suoi ospiti con paradossi ed enigmi filosofici. Non dissimile spunta ancor oggi la Gippius dalle quinte delle sue liriche, immerse in un clima infuocato di allucinazioni e di sortilegi”.
Convinta antibolscevica, alla fine della Rivoluzione d’ottobre fuggì col marito all’estero, vivendo prima a Varsavia, poi a Wiesbaden ed infine a Parigi, dove morì in povertà.
Zinaida Gippius
<<Se mi dicessero, “ecco, lo splendore delle parole!”, risponderei, senza timore di rivelarmi, che persino il beato splendore della Santità sarei pronto a sacrificare per esso. Tutto per uno sfavillio di parole!>>
*Versi della poetessa e scritttice Zinaida Gippius (Belëv, 1869 – Parigi, 1945), originale esponente del Simbolismo russo.
Discendente della nobile famiglia tedesca dei von Hippius, giunta in Russia nel XVI secolo, Zinaida sposò all’età di 19 anni il famoso scrittore e filosofo Dmitrij Merežkovskij, autore della trilogia di romanzi storici ‘Cristo e Anticristo’, stabilendosi con lui a San Pietroburgo.
Da allora, la sua casa divenne un vero e proprio cenacolo culturale in cui si riunivano gli artisti ed i letterati più celebri dell’epoca per dibattere argomenti politici e religiosi. La giovane ed anticonformista autrice, che indossava spesso abiti da uomo e si firmava con uno pseudonimo maschile, ‘Anton Krajnij’, ovvero ‘Antonio l’Estremista’, suscitava grande scandalo presso i benpensanti per le sue idee eccentriche sulla religione e sulla fluidità sessuale, venendo apostrofata dai detrattori come ‘Zarina della doppiezza’, ‘Madonna indecente’ e ‘petulante androgina’.
Così la rievocava il piu importante slavista italiano, Angelo Maria Ripellino: “A leggere i libri di questa poetessa, che parla di sé sempre al maschile, ci par di vederla nel suo salotto di Pietroburgo, così come la descrivono le cronache letterarie del primo Novecento. Accovacciata su un divano, fumando raffinatamente le sigarette odorose che le stavano dinanzi in una scatola laccata di rosso, affascinava i suoi ospiti con paradossi ed enigmi filosofici. Non dissimile spunta ancor oggi la Gippius dalle quinte delle sue liriche, immerse in un clima infuocato di allucinazioni e di sortilegi”.
Convinta antibolscevica, alla fine della Rivoluzione d’ottobre fuggì col marito all’estero, vivendo prima a Varsavia, poi a Wiesbaden ed infine a Parigi, dove morì in povertà.
Zinaida Nikolaevna Gippius
Z. Gippius all’inizio del XX secolo
http://feb-web.ru/feb/esenin/chronics/el1/El1-641-.htm
Pubblicazioni (relative al periodo dell’emigrazione)
Stichi. Dnevnik. 1911-1921, Berlin 1922.
Živye lica, Praga 1925.
Sijanie, Paris 1939.
Dmitrij Merežkovskij, Paris 1951.
Vospominanija, Tbilisi 1991.
Poet i Tarpejskaja skala, in L. Ivanova, Vospominanija, Moskva 1992, pp. 371-373.
Ital’janskij dnevnik, a cura di A. I. Serkov, «Novoe Literaturnoe Obozrenie», 1997, n. 27, pp. 237-251.
Avtobiografičeskaja zametka, in Russkaja literatura ХХ veka 1890-1910, a cura di S. A. Vengerov, t. I, Мoskva 2000, pp. 171-175.
Opere tradotte in italiano
Diari pietroburghesi 1914-1919: (dal 1914 al 1917), a cura di D. Di Sora, Roma, Biblioteca del vascello, 1993.
L’eterno femminino, a cura di D. Di Sora, Roma, Biblioteca del Vascello, 1993.