Poesie di Valeria Serofilli-Poetessa emiliana-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Poesie di Valeria Serofilli-Poetessa emiliana-
Valeria Serofilli è nata a Parma nel 1964 e vive a Pisa. Le sue raccolte di poesia: Acini d’Anima (Pisangrafica, 2000, Premio Astrolabio), Tela di Eràto (Sovera Multimedia, 2002, nota critica di Giorgio Bàrberi Squarotti), Fedro rivisitato (Bastogi, 2004, prefazione di Dino Carlesi e nota critica di Giorgio Bárberi Squarotti), Nel senso del verso (ETS, 2006, con audiolibro), Chiedo i cerchi (puntoacapo, 2008), Nel senso del verso – Nuovo Volume (Leonida Edizioni, 2009, Premio Gaetano Cingari), Amalgama in La parola e la cura (puntoacapo Editrice, 2010), I Quaderni dell’Ussero (puntoacapo, 2013), Resoconto e senso (LaRecherche, 2013, e-book antologico), Vestali ( Ibiskos Ulivieri, 2015), Taranta d’inchiostro (Oèdipus Edizioni, 2020, prefazione di Antonio Spagnuolo). È autrice di racconti, apparsi in varie antologie e raccolti in Ulisse (LaRecherche, 2013, e-book antologico) e Ulisse (Ibiskos Ulivieri, 2015, versione cartacea). Numerosi i suoi interventi critici in riviste, rassegne, antologie. Sue liriche sono state tradotte in inglese, francese, spagnolo, giapponese. È presidente di AstrolabioCultura, del Premio Nazionale di Poesia “Astrolabio” e degli Incontri Letterari presso il Caffè storico dell’Ussero di Pisa, presso la libreria Blu Book di Palazzo Blu e il Relais dell’Ussero di Villa di Corliano.

POESIE
Resoconto
(in morte di Mario Luzi)
L’eredità non so del mio strano / rapporto
con la vita o meglio / il suo diporto
Ora / altro poco conta, caro
né più né meno di come ti ricordo
Col vivere si versa / al vivere un acconto
ma sempre infine ti si riversa il conto
in scomodo ritardo, prolisso contrattempo
Fili di carrucola dipanano
strane circostanze / meccanismi
ricordi a branchi / brancolano il buio
ed io qui in attesa di dire, cosa? –
Quello che è stato, o quel ch’essere poteva?
Qui con i miei fantasmi (a) tracimare
sciogliendo il giusto, il vero dal superfluo
scandagliandone il ritmo ed il meandro
scindendo l’essere dal non
l’ora dal quando
Lo strano riversarsi / lo strasogno
tra annichilimento e resoconto, catarsi
a summa del percorso,
quel tuo darsi – strano a dirsi – in fogli sparsi
aspersi di consenso, di non detto
Discorsi – quanti, (ricordi?) – sui corsi
e sui ricorsi:
il pessimismo / bicchiere mezzo vuoto
l’ottimismo, se è bicchiere mezzo pieno
l’altra metà è fine del sentiero
Ed ora qui a riflettere se è vero
se esista un senso al verso del pensiero
o se tutto è già scritto falso e vero
Se è nel libro che ti addossi contro
in quel palmo riverso, nascita e mescita
rimescolìo d’intenti / fraintendimenti
E noi assuefatti (ad) ossigeno e certezze
in bilico tra un se stessi e il niente…
Ah, se potessi, al vivere
non dover mai / dare un resoconto.
da NEL SENSO DEL VERSO
Flusso
Oltre il niente
fluidificato fluire
di passato e presente
Rinascere ad oltranza
se stessi e gente:
flusso interminabile
dalla foce / al suo risorto
di sorgente.
Nel senso del verso
Ricordo cominciare un tempo alterno
e dal fulcro sgorgarne il riassumibile
Scandivan le parole / il loro senso
ed ecco a questi loro sensi aprirsi:
io ore a rovistarne gli interstizi
Parole stese al sole / ad essiccare
magma di come, quando
magma di parole
per farne uscire il senso il verso il canto
Arresta il perfetto / l’ansia
di superamento / ma noi
la cui misura è l’imperfetto
la ricerca intraprendiamo di quel senso
per rivestire larve di non detto!
Ebbra
Ora tu qui / alchemica mistura
ed il pallore si farà dunque rubino
fecondo di ebrezza e dolci attese
paghe di amplessi e di sorprese
Nata appena / come d’uva il mosto
Appena sorta / com’alba da tramonto
Schiusa / pistillo da corolla:
liquida / com’acqua di sorgente
Tempo è di berci / chimerico piacere
tempo è di sorsi, aliti ed essenze:
il tuo fiato da noi trasfonde
e si alimenta
e ne accresce l’orlo e lo trabocca
Vendemmia di pelle / occhi negli occhi.
Se è tutto inganno
inganno sia
perché è questo
il più dolce annegamento!
Acqua d’Arno
(Omaggio a Vittorio Vettori)
Lento l’Arno scorre
il suo elemento / nel senso
che del verso in sé condensa
l’azzurro dell’intero firmamento
Non più d’argento ma bello lo stesso/ d’oro
semmai / che indora
dall’Orologio al Corso
il bel passeggio
E del contesto / di riflesso
il resto / nel tratto che sancisce
sotto al Ponte
il suo passaggio
ché in Arno si specchia
e d’Arno si bagna
l’anima di Pisa!
da TARANTA D’INCHIOSTRO
Lettera al figlio
Vorrei vedere nel film dei tuoi occhi
scorrere le favole di una volta
Riccioli d’oro/ nel bosco del tuo disincanto
Risuscitare elfi/ vorrei, per guardia a castelli
e draghi per assalti fuori porta
Raccogliere gocce per farne stagno
e ogni filo d’erba intrecciarlo a parco
perché non siano stanche le fate
mentre mi scuso per il dolore che ti darò
Il destino/ figlio è cosi:
siam tutti condannati ad essere estratti a sorte
ma tu e non io/ mi hai dato la vita.
Iª SEZIONE: LA TARANTA
La notte della taranta
(22 agosto 2015)
Quale ragno mi ha morso?
Prova col nastrino colorato/ amore
ma tanto già ne conosco il nome
come già ne so l’antitodo:
tu il veleno / il contro veleno
la mia terapia coreutica
E abbracciati balliamo
in pizzica lenta
ad uccidere un ragno che non c’è.
Conoscenza
È questa verità, tardiva
o il raggiungimento
di essa / mio malgrado?
La ragnatela non serve
più / me ne distacco:
ingombrante scaleo
di sapienza cui
ogni gradino ha acuito conoscenza.
IIª SEZIONE: RAGNATELA DEL MONDO
Africa
Vorrei farmi Africa
per scacciare insetti
dagli occhi dei bambini
e recargli tra il fango
aliti di fresco
Delle capanne / fare castelli
ma in solida zolla
e non in aria
Finché una nuova aurora sorgerà
da poterla rivivere
con occhi nuovi
senza mosche.
III SEZIONE: LUZIANE
Per sua significazione
Per sua significazione
la non parola
chiese al Poeta
e si fece Poesia e significanza.
Forse che il cielo ci ha salvato entrambi
Forse che il cielo ci ha salvato
entrambi / da una inutile vecchiezza
preservandoci
senza dubbio uguali
e quant’altro donandoci
ad uno ad uno e insieme
un paio d’ali?
Si cristallizza nel momento della recisione
Il fluire di sempre
si cristallizza nel momento della recisione
dal sé / dall’altro, dal resto
Questo da sempre temeva/ questo ormai sapeva
per sempre impresso/ acquisito
nel momento in cui
non seppe più.
VI SEZIONE: PAGANELLIANE
Funzione religiosa
Gremita era la Chiesa:
non mancava nemmeno / la sua migliore amica
con quel cappellino
accessorio integrante / di quell’ultimo acquisto di Mo-
schino
La chiesa era gremita:
il prete che tesseva / le lodi di una vita.
Più pregi o più difetti?
Difettava semmai, la necessaria volontà di elencazione
non trattandosi, stavolta, di confetti
E tanti fiocchi
– Ma non rovinavano le panche? –
– Se al Matrimonio no, almeno adesso
le è concesso, anche se neri e non bianchi
Qualche pianto, più che altro rimpianto:
sensi di colpa per non averle più telefonato
o non averla invitata a quel concerto
Ormai non usciva che di rado, del resto
Tanti i convitati al lugubre banchetto:
chi si batte a croce il petto,
chi ricerca / disperato, un fazzoletto
Amava scrivere, soprattutto accanto al caminetto
– Una pura, direi, –
– ma la pigrizia, poi, dove la metti? –
Sì/ perché c’era anche quella
in sapida componente con l’ingegno
La Chiesa era gremita. C’è chi pensava,
tra un pianto ed una rosa
che forse, in fondo, era più pazza che estrosa
inadatta alla vita, al contingente
C’era anche il Sindaco: non poteva mancare
In quanto pisana, se non una strada
almeno questa presenza
se la meritava
C’era il Prefetto,
dispiaciuto per non averle concesso
il patrocinio
a quel suo ultimo progetto
– Se n’era andata così, mentre scriveva – Leggeva? –
– No, scriveva. A leggere le cose altrui non ci teneva.
Ma aveva il Premio… –
– si, ma la Giuria leggeva anche per lei –
Tanti i discorsi
sommessi
in fondo all’androne
C’era anche il ladro
col sacchetto vuoto / del suo ultimo misfatto
C’era anche il gatto / col fiocco nero d’organza:
non si è mai capito se l’amava
certo la seguiva ovunque
anche se a debita distanza
C’era la zia, più vecchia di lei
– L’avevo sognato: perdita di dente
morte di parente –
E c’era lui, assenza / presenza
che di lei sapeva tutto e non aveva niente
vestito a lutto impeccabilmente
ma un lutto artistico, con quella penna all’occhiello
ed il suo piccolo, immancabile ombrello
che forse pioveva e
nero per fortuna, che si addiceva
La Messa è finita: andate in pace
No, aspettate, c’è una postilla
o forse un refuso:
“Da leggersi al momento opportuno: istruzioni per l’uso”.

TRADUZIONI
Eclipse
You dress and undress yourself in colours
sun, give your rays as a gift, and
in a second make yourself moon as well,
to be in the meantime night also, as they tell.
Fairy tale in which,
changed
in daytime, she in a bird of prey
an in a wolf, he, by night
only one was the moment that clasped
one to the other:
when the sun married the moon and kissed,
at midday, to blend with her forever in
eclipse!
(Traduzione in inglese di Ivano Mugnaini)
Letter to my Father
(in skies more serene)
Now that you are more missed/you are not missed
And the memory of you at this hour
Is steeped in light
Even here, amidst the crowd/drunk with life
Shouts cries applause
You keep me company
More present than when/in the morning
You arose tired already and stilled
Your mind, before starting the day
Who knows what your day is like now
May it not be a leaving without a return
A dream without waking
A strange sweetness here in the air
And certainly it is not all that remains
And while the calm water of the River continues to frame Pisa
I have your embrace in me/abstract but not less warm because of it
Is it you who no longer suffers/dear
Or is it the memory of you/that re-flowers inside me
Without a goodbye?
Now that I know you quiet/at ease on that part of me
That belong to you
I once again become a child, fresh and agile
To write, “My Father, I love you.”
(Traduzione in inglese di Emanuel Di Pasquale)
Eclipse
Tu t’habilles et déshabilles de couleur
soleil
qui offre le cadeau de ses rayons et
en un instant
se fait lune aussi
pour etre en meme temps
jour nuit
Conte de fées où,
transformés
en rapace, elle, de jour,
et en loup, lui, la nuit,
un moment seulement serra
l’une a l’autre dans les bras:
quand soleil a midi
épousa lune
pour se fondre en
éclipse!
(Traduzione in francese di Ivano Mugnaini)
Eclipse
11 de Agosto del ’99
Te vistes y te desvistes de colores.
Sol / que regala sus rayos y
en un instante también hay luna,
para volverse al mismo tiempo día y noche.
Como la fábula en que,
mutan
de día, ella en ave de rapiña
y de noche él en lobo,
uno sólo fue el momento en que se unieron
el uno con la otra:
cuando el sol al mediodía desposó a la luna
para fundirse en un eclipse!
(Traduzione in spagnolo di Javier Tucat Moreno)
El color de la vida
He caminado la ciudad sin tí.
todo en blanco y negro
La ciudad he caminado
sin tus ojos y los negocios
espejo de mi soledad
El color de la vida
a tu regreso!
(Traduzione in spagnolo di Javier Tucat Moreno)
El Tiempo del Amor
No de es de reloj el tiempo del amor
Otros ritmos, otros latidos
No conosce el acero un corazon que late:
en dulces nudos envueltos tus cabellos
para recordarme nuestras citas
Y sobre la piel tengo los dias tatuados
No de almanaque
el papitante tiempo en que vivimos:
tiempo en el tiempo, tiempo de “te amo”
Los dias no son tales
ni tales los sitios
Qué edad tengo?
En què tiempo?
Nacita contigo
de ti me alimento,
muero en tu ausencia
Aureas la horas
contigo a mi lado;
eterna duration
de nuestro encanto!
Hace frio o calor?
Verano o inverno? Es de dia o de noche?
Flautilla sopla en tramontana
a susurrarme al oido
el nombre?
Cada ruido absorbe
respiro de amor
y da en silencio
el enceder de las horas…
Cuantas de nuestro encuentro? Y en el año?
Quedate / Para el latido
que deja eterno
este nuestro tiempo!
(Traduzione in spagnolo di Analuz Cisneros)
África
Quisiera viajar por África
para alejar a los insectos
de los ojos de los niños
y llevarlos entre el aroma a lodo
fresco de las cabañas
Hacer castillos/pero en tierra sólida
y no en el aire
hasta que una nueva aurora surja
para poderla revivir con ojos nuevos
sin moscas.
Carta al hijo
Quisiera ver pasar las fábulas de una vez
en la película de tus ojos.
Rizos de oro/en el bosque de tu desencanto
Resucitar elfos/para proteger castillos,
y dragones para asaltos fuera de la puerta
Recoger gotas para hacer estanques
y cada hilo de hierba/tejerlo en un parque
para que no se cansen las hadas mientras
me disculpo por el dolor que te causará
El destino hijo/es así: estamos todos
condenados a ser extraídos por suerte
pero tú -y no yo-/me has dado la vida!
(Traduzione di Sergio Serafin)
Valeria Serofilli È nata a Parma il 25 ottobre 1964, ma fin da bambina vive a Pisa presso la cui Università si è laueata in Lettere moderne nel 1990 (Dip.to di Storia delle Arti).
Ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento di Storia dell’Arte nel 2001.
Nell’agosto del 2001 ha conseguito l’abilitaz
ione all’insegnamento di materie letterarie alle Scuole Medie e Secondarie a seguito dell’esame di Stato finale della SSIS dell’Università di Pisa.
Ha pubblicato il libro “I gigli di Nola”. 1 Vol., pp. 254, Rotary Club, Nola – Pomigliano d’Arco, 1993.
Ha pubblicato “Acini d’anima” nella Collana la Pagina d’oro (diretta da Renata Giambene), Pisangrafica Snc – Pisa 2000 e le è stato assegnato il premio nazionale “Astrolabio 2000”, con l’opera prima “Acini d’Anima”.
Fa parte del Gruppo Internazionale di Lettura, fondato dalla scrittrice Renata Giambene e partecipa a varie attività culturali, fra cui incontri tenuti presso librerie pisane.
È stata premiata nella sezione poesia singola al XXI premio nazionale di poesia e prosa “Il Portone” e nella sezione Silloge edita al XXII.
Ha conseguito il 1° premio internazionale di poesia “Litorale pisano” per la sezione libro di poesia; per la sezione volumi di poesia, le è stato assegnato il 4° premio “Rivalto”, come anche il 4° Premio “Gronchi” sempre per la stessa sezione.
Le è stata conferita per l’opera poetica la medaglia d’argento della Provincia di Pisa e la Targa d’argento della 46° Brigata aerea di Pisa.
Redazione DEA SABINA
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Valeria Serofilli, I Quaderni dell’Ussero- nota di lettura di Ivano Mugnaini
La raccolta inedita “Dai tempi” di Valeria Serofilli pubblicata all’interno del volume appartenente alla collana “I Quaderni dell’Ussero” da lei curata, è un ulteriore e coerente tessera del mosaico espressivo dell’autrice.Il termine mutuato dalle arti figurative appare consono e coerente nel contesto specifico del libro per varie ragioni. In primo luogo per la natura composita del volume, costituito da differenti componenti: poesia, narrativa, testi con traduzione a fronte, note critiche e varianti di uno stesso testo, proposto nelle diverse redazioni, in un mutamento progressivo che conduce alla versione definitiva.

Il riferimento al mosaico è tuttavia funzionale anche al rafforzamento di quella immediatezza fotografica che rappresenta il primo impulso del poieo dell’autrice. Quella sua aderenza al motto “ut pictura poesis” già ampiamente messa in pratica in altre sue raccolte edite nel corso degli anni, in particolare “Tela di Erato”, ma anche altre, sia più recenti che distanti nel tempo.
Anche nelle liriche della raccolta “Dai tempi” la Serofilli fa subentrare a questo input iniziale una seconda fase, puntuale, seppure proposta in maniera differente, in alcuni casi in modo esplicito, in altri allusivo, ironico, indiretto. Questa fase ulteriore è quella del ragionamento, della riflessione. Il raziocinio comunque non annienta la sorpresa, l’emozione. La incanala, semmai, la fa fluire in un alveo che è costituito anche dalla terra e dalle pietre del reale. È fatto anche di tempo e di verità. Per sintetizzare il tutto potremmo utilizzare due versi tratti dalla lirica “Lettera a mio padre”: “Qui nell’aria una strana dolcezza/ non è certo tutto quel che resta”. Il prima e il dopo, l’innocenza e la scoperta della ferita del vero. Ma il ragionamento non annienta mai del tutto il sentire: “Ho in me il tuo abbraccio/ astratto, ma non per questo meno caldo”.
In questo volume agile ma multiforme e in qualche modo antologico la Serofilli riassume il suo percorso. Sia nelle liriche della raccolta sopra citata sia nei brevi racconti di cui è autrice ripercorre passato e presente, sogno e memoria. Chiama in causa uno a uno gli istanti, gli incontri, le persone del suo mondo sia di donna che di autrice. Le radici familiari, innanzitutto, i genitori, con l’affetto profondo, le contraddizioni, i dolori ma anche la tenacia di un legame che resta vivido a dispetto di tutto. Vivido come l’immaginazione, vera protagonista del racconto “Qui c’è il sole”, in cui il personaggio che rappresenta la madre pur non potendo uscire dalla casa per problemi di salute riesce a percepire il mondo esterno tramite la memoria e in tal modo riesce a trasmettere il calore di un sole solo sognato ma nitido e tenace.
Questa stessa nitidezza è possibile percepirla nelle liriche e nei racconti dedicati al figlio, i rami dell’affetto che crescono rapidi esplorando l’aria e nuovi tempi. Lo stesso vale per le liriche il cui cardine è l’amore, attrazione che, spesso espressa partendo da modelli classici o riferimenti letterari, acquista poi una propria impronta personale tramite un verso, un dettaglio.
Come già annotato in precedenza questo volume contiene una sezione a parte riservata alla varie stesure di alcune liriche particolarmente care all’autrice e già pubblicate in altre raccolte tra cui “Eclisse” e “Preghiera per la pace”, depositate al Centro di documentazione sulla poesia contemporanea Lorenzo Montano di Verona. Ciò conferma l’impronta attribuita dalla Serofilli al percorso della genesi poetica, e ribadisce, in un’ottica più ampia, il carattere multiforme del volume in oggetto.
Una raccolta interessante, così come interessante è il Quaderno nel suo complesso, anche per la sua natura non definitiva: proprio per la capacità di far presagire nuovi sviluppi e ulteriori varianti e traiettorie differenti che partono dai sentieri già percorsi. Così come, facendo riferimento alla lirica “Ab ovo”, da un antico guscio può nascere nuova vita, espressioni fresche in grado di rifarsi ai tempi andati, generandone di nuovi.
Ivano Mugnaini
I Quaderni dell’Ussero – Valeria Serofilli, Collezione Letteraria di puntoacapo, Novi Li