Elisabetta Destasio Vettori-Omaggio alla poetessa romana-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Elisabetta Destasio Vettori-Omaggio alla poetessa romana-
Giudizio della critica Tullia Bartolini sulla poetessa Elisabetta Destasio Vettori<Profonda, tagliente e netta era la sua voce poetica, capace di lasciare segni, di vincere la fragilità e l’impermanenza delle cose umane. Forte e dolente, la sua parola resterà a lungo.>>

SE QUALCOSA SIAMO STATI
(Elisabetta Destasio Vettori)
Se qualcosa siamo stati
eravamo niente
mare bianco marmo
come l’aria si sposta
dai pesci rossi
ma l’acqua cade obliqua
bagna e semina
– azzurro, azzurro
sopra tutte le macerie
da qualche parte
nasco senza ferita
AUTUNNO
La schiena di Roma
nell’incurvarsi dei platani,
sul lungotevere
in autunno rifiorisce
il gelsomino
ci arrendiamo
agli dei degli stracci
e alle cose abbandonate
C’ERANO DEI ROSETI SFIORITI
C’erano dei roseti sfioriti
nelle cose che dicevi
voci
uscite da finestre
con gli scuri accostati
il tuo corpo all’ombra
negli anfratti fradici
fra i lungofiume,
i lampioni balenanti
lo smarrimento
ora
mi dispongo a mani giunte
ora
lascio aperta la porta e
la luce accesa
che tu possa entrare
bandire il vuoto attorno
come un grillo
una falena
un gigante piccolo
– addormentato sui gomiti

C’È UN PUNTO ESATTO
C’è un punto esatto in cui
i corpi si riconoscono
come le edere
aderiscono uno all’altro
– senza penetrarsi
seguono la linea che giunge
alla prima sillaba del nome:
la linfa è pronta,
si dice cielo
ENTRA
Entra – piano
vieni,
stenditi accanto:
restami nel tempo
di questa nascita
fatti pioggia che non batte,
entra
PROMETTE PIOGGIA
La conseguenza
delle ossa che non si toccano
non sapere più l’insieme,
il battito, la cruna di piacere:
promette pioggia
mio corpo andiamo

Giudizio della critica Tullia Bartolini
<Profonda, tagliente e netta era la sua voce poetica, capace di lasciare segni, di vincere la fragilità e l’impermanenza delle cose umane. Forte e dolente, la sua parola resterà a lungo.>>
*Giudizio della critica Tullia Bartolini sulla poetessa Elisabetta Destasio Vettori (Roma, 1968 – Roma, 2025), scomparsa lo scorso 24 settembre a soli 57 anni, dopo una lunga malattia.
Organizzatrice di eventi culturali, l’autrice romana ha lavorato come consulente editoriale ed editor ed ha coaudiuvato importanti produzioni teatrali e musicali della capitale, collaborando tra gli altri con grandi attori come Carmelo Bene, Lina Sastri e Monica Guerritore e musicisti di fama mondiale quali Ennio Morricone, Luciano Berio e Keith Jarrett.
Alla poesia si era accostata da adolescente perchè influenzata dalla conoscenza infantile di Pier Paolo Pasolini, che frequentava casa sua in qualità di amico del padre. E, come da insegnamento del compianto intellettuale e regista assassinato ad Ostia, anche lei era convinta che la letteratura dovesse avere una missione civile: “la poesia -ribadiva spesso- è un atto politico, oggi più che mai”.
Dalla Rivista L’Altrove
Le seguenti liriche sono tratte dalla sua ultima raccolta, ‘Da luoghi profani’, pubblicata nel 2024 da Les Flâneurs Edizioni, un’opera più intimista ed ermetica rispetto alle sue precedenti, di cui dice il poeta Roberto Deidier nella prefazione: “Non si avverte fragilità in questo libro che si attesta come l’opera di una maturità ormai raggiunta; ogni frase è come scolpita, ogni singola immagine è un distillato finanche feroce.”
La scomparsa di Elisabetta Destasio Vettori, avvenuta a Roma il 24 settembre 2025, segna la perdita di una voce che aveva costruito con rigore e coerenza una posizione riconoscibile all’interno del panorama poetico contemporaneo italiano. Le notizie recenti ne attestano la dipartita e ricordano il suo impegno culturale, il ruolo nell’organizzazione di rassegne e la pratica editoriale che fece da contrappeso alla sua attività di autrice.
Nata a Roma nel 1968, Elisabetta Destasio Vettori è stata figura poliedrica: editor, consulente editoriale, organizzatrice culturale e autrice di più sillogi poetiche. Dal 1995 operò nel campo delle produzioni teatrali e musicali; in tale ambito instaurò collaborazioni di rilievo con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e, a partire dagli anni 2010, avviò una significativa attività di curatela e direzione artistica, fra cui la rassegna “Poeti in itinere”. Negli ultimi anni fu inoltre attiva nel coordinamento di iniziative culturali presso istituzioni come la Casa delle Letterature di Roma.
Il profilo professionale di Destasio Vettori testimonia una pratica culturale che univa produzione poetica e cura istituzionale: non tanto una separazione tra scrittura e prassi curatoriale, quanto piuttosto un intreccio in cui la responsabilità pubblica (organizzazione di rassegne, coordinamento di progetti) costituiva l’altra faccia del lavoro di poeta. Questo doppio ruolo ha reso la sua esperienza particolarmente significativa per le comunità poetiche locali e nazionali, contribuendo a dare voce e visibilità ad autori emergenti e a nutrire un confronto critico fra pratiche diverse.
Opere
La produzione stampata di Destasio Vettori si articola in almeno tre raccolte principali riconosciute dalla critica: Sogno d’acciaio, Corpo in animae (entrambi pubblicati da Annales Edizioni) e Da luoghi profani (Les Flâneurs, collana Icone, 2023). Questa sequenza editoriale offre un percorso riconoscibile in cui si percepisce una progressiva tensione verso un linguaggio più compresso e una maggiore densità ermeneutica, pur mantenendo radici nette in un impianto lirico di matrice personale e civile.
La presenza di sue poesie anche in raccolte e agende poetiche (LietoColle, per l’Agenda Poetica) e la traduzione di alcuni inediti in arabo e in inglese – la cui circolazione avvenne anche per mezzo della rivista Alaraby Aljadeed – documentano la dimensione transnazionale, seppure limitata, di alcune sue scelte testuali. Inoltre, la sua opera è stata segnalata in “Atlanti” e portali accademici dedicati alla poesia contemporanea, a indicare una ricezione che supera la sfera locale.
Temi ricorrenti
Il nucleo tematico centrale dell’opera di Destasio Vettori ruota attorno alla tessitura di una memoria individuale che si fa topografia: Roma, la città-madre, emerge come corpo-matrice, luogo di ritorni, ferite e rescissioni. La raccolta Da luoghi profani concentra questa tensione, lavorando su uno slittamento semantico del sacro e del profano che attraversa relazioni famigliari, la dimensione affettiva e l’esperienza della malattia e del lutto. Il titolo stesso consegna una chiave interpretativa: «luoghi profani» intesi come spazi della vita quotidiana profanati dalla perdita o, al contrario, risignificati tramite la pratica poetica come luoghi di custodia e cura.
Parimenti, il corpo — nei suoi aspetti di ferita, resistenza e deposito di memoria — assume una funzione epistemica: è attraverso la scansione del corpo che la parola poetica si confronta con la realtà del dolore, con la necessità di una «scarnificazione» della lingua per poter essere testimone senza retorica. Critici e recensori hanno letto questa dinamica come una scelta stilistica di stringimento espressivo, una tensione fra lirismo e ermetismo che nel suo ultimo libro tende a privilegiare la parola come strumento di disvelamento radicale.
Linguaggio, forma e tecnica poetica
Sul piano formale, la poesia di Destasio Vettori si caratterizza per un equilibrio tra ritmo melodico e frattura sintattica: si alternano versi che richiamano l’intonazione lirica tradizionale e sezioni più fratte, dove la punteggiatura e l’ellissi costruiscono una scansione che costringe il lettore a una lettura attiva. Tale alternanza produce un effetto di tensione interna — un ascolto della parola che è al contempo memoria e rimozione — e rappresenta una cifra stilistica che la distingue in un panorama contemporaneo nel quale la tendenza può oscillare fra l’oralità performativa e la radicale frammentazione sperimentale. Le recensioni contemporanee individuano questa doppia polarità come punto di forza: la lingua conserva un respiro lirico, ma ne contorce la sintassi per ottenere prendimenti etici e metaforici più consoni al dolore che descrive.
Un altro elemento tecnico significativo è l’uso delle immagini tratte dalla natura — terra, radice, arboreità — come simboli di tradimento e di nutrimento: l’amore, nelle sue poesie, è spesso rappresentato come «elemento terra/natura», humus tradito e insieme condizione di possibile rinascita. Tale topos consente di leggere le poesie non solo come confessione, ma come pratica di ri-costituzione, dove la parola poetica assume funzione terapeutica, rituale e insieme analitica.
La tua voce batte qui
nell’`irriverente calura
– la febbre del glicine
ha partorito grappoli
d’ombra
scuoti senza tempo
l’abisso chiuso tra le viscere
e il vento di levante

Ricezione critica e posizionamento nella poesia contemporanea
La ricezione critica di Destasio Vettori è stata fino ad oggi caratterizzata da toni di stima e da riconoscimenti locali e specialistici: recensioni sulle riviste di settore, partecipazioni a festival letterari (Bologna in Lettere, fra gli altri), e la cura di rassegne che ne hanno amplificato la visibilità come curatrice e mediatrice culturale. I commenti alla pubblicazione di Da luoghi profani sottolineano l’audacia di una poeta che, dopo anni di apparente silenzio editoriale, ritorna con una raccolta che «rompe» la propria cifra poetica pur mantenendone il filo lirico di fondo.
Da un punto di vista più ampio, il suo lavoro si colloca in un campo di attrito produttivo con alcune tendenze contemporanee: da un lato, la valorizzazione della performatività della voce poetica; dall’altro, la riaffermazione di una pratica della pagina come luogo di lavoro introspettivo e laboratoriale. In questo senso, la sua poesia può essere letta come proposta di mediazione fra partecipazione pubblica e riflessione privata, fra responsabilità civile e introspezione lirica.
Al di là delle sillogi, Destasio Vettori ha svolto attività di coordinamento e sensibilizzazione su temi quali la violenza di genere e la cura del dolore, collaborando con strutture sanitarie e centri di ricerca legati al Policlinico di Tor Vergata e partecipando a progetti di approfondimento sul tema della malattia. Questa dimensione del suo lavoro — meno visibile ma non meno significativa — conferma la centralità di una poesia che non si limita a testimoniare ma che intende intervenire nella scena pubblica con pratiche di cura e ascolto.
Elisabetta Destasio Vettori lascia una produzione poetica che, pur non essendo ampia in termini di volumi, è densa di implicazioni etiche e formali. Il suo percorso, caratterizzato dall’intreccio fra scrittura, curatela e impegno civile, costituisce un modello di lavoro intellettuale sapiente e coerente: la poesia come forma di conoscenza che non rinuncia al rischio della parola. È auspicabile che la comunità critica e le istituzioni culturali colgano ora l’opportunità per mettere a sistema le testimonianze, i testi e le pratiche curatorie che ella ha promosso, garantendo così che la sua voce continui a essere letta, discussa e messa in relazione con le linee necessarie alla storia della poesia contemporanea.
Se qualcosa siamo stati
eravamo niente
mare bianco marmo
come l’aria si sposta
dai pesci rossi
ma l’acqua cade obliqua
bagna e semina
– azzurro, azzurro
sopra tutte le macerie
da qualche parte
nasco senza ferita
Se poggio la bocca
dove non sei
lecco il tuo nome
bianco vento
corpo minotauro
bianco fragile
– bianco il tempo
della tua attesa
Poesie tratte dalla raccolta Da Luoghi profani, Les Flaneurs Edizioni