Anna Maria Ortese -Poesie-Biblioteca DEA SABINA
Biblioteca DEA SABINA
Anna Maria Ortese -Poesie-
-spiega l’italianista Alessandra Trevisan- fu un’autrice in polemica con la realtà del suo tempo, spinta da un estremo bisogno di sincerità, profondamente ancorata al quotidiano nella propria narrativa oltre che nell’inchiesta giornalistica, nella scrittura di viaggio e nella poesia, genere, quest’ultimo, in cui fu stimata da Amelia Rosselli e Attilio Bertolucci, per la «pazzia stilistica.

CASA DI ALTRI
Ingannarci
non dovevi, vita, Casa di Altri.
Quale tristezza nascere stranieri.
CIRCO EQUESTRE
Il mio paese è la notte.
Del giorno so appena
un rosso dolore che evade
da muri di pena.
Datemi scale sottili
che al mio paese riportino,
oscillando dolcemente.
Circo equestre il mondo,
baraccone di zingari,
d’ombre incendio e di maschere,
mai s’addorme.
Da questo circo sinistro,
con le scale dell’acrobata,
ragno sensibile,
fuggo luci e ottoni.
Dove il clamore muore,
nel soffitto sosto,
osservo i cavalli meccanici,
le danzatrici automatiche,
i pagliacci lividi,
le scimmie i nani i cappelli
a cono, di carta dorata.
Il clamore ascolto,
e l’afrore m’addorme.
IL DIVERSO
Il diverso da questi si allontana
che urlando vanno il nome per le vie,
frenetici di nome.
Ignora il nome che ebbe, il diverso;
se ne sta guardando dentro di sé
i giardini che non vide,
senza nome, e le viole che disperse.
Se ne sta senza nome voce gridando,
rotto dalla stanchezza della sera,
della casa lontana; e tutto ride
a lui intorno, e lo strazia. E non è vero.

Considerazioni di Anna Maria Ortese (Roma, 1914 – Rapallo, 1998), una delle più importanti narratrici del ventesimo secolo, tratte da un’intervista del 1977.
Nata da padre siciliano e madre napoletana, la tormentata scrittrice e poetessa visse in diverse località del sud e del nord Italia, oltre che in Libia, soggiornando in particolare per due lunghi periodi a Napoli. Nel 1953 si trovava proprio nel capoluogo campano, quando ottenne un riconoscimento speciale dalla giuria del Premio Viareggio-Rèpaci grazie alla raccolta di novelle ‘Il mare non bagna Napoli’.
Quel libro, però, suscitò l’ostracismo nei suoi confronti da parte dell’ambiente letterario partenopeo, da lei peraltro messo alla berlina in uno dei racconti, per la crudezza di alcune rappresentazioni della loro città.

La feroce polemica che ne seguì indusse la Ortese a trasferirsi ancora in altre regioni, fino a scegliere Rapallo come ultima residenza, seguendo quella vocazione al nomadismo che aveva così fortemente marcato la sua insofferenza intellettuale, e che aveva suggerito al famoso critico Pietro Citati di evocare l’inquieta personalità dell’autrice con la romantica definizione de “la zingara sognante”.
Nel 1967 riceverà ancora un importante riconoscimento, il Premio Strega, per il romanzo ‘Poveri e semplici’.
“Anna Maria Ortese -spiega l’italianista Alessandra Trevisan- fu un’autrice in polemica con la realtà del suo tempo, spinta da un estremo bisogno di sincerità, profondamente ancorata al quotidiano nella propria narrativa oltre che nell’inchiesta giornalistica, nella scrittura di viaggio e nella poesia, genere, quest’ultimo in cui fu stimata da Amelia Rosselli e Attilio Bertolucci, per la «pazzia stilistica»”.
Fonte Facebook Maledetti Poeti