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Herbarie, tradizione millenaria

“Che cos’è un’erbaccia? Una pianta di cui non sono state ancora scoperte le virtù” Ralph Waldo Emerson

La scoperta e l’utilizzo delle erbe ha origini molto lontane.

“Che cos’è un’erbaccia? Una pianta di cui non sono state ancora scoperte le virtù” Ralph Waldo Emerson
“Che cos’è un’erbaccia? Una pianta di cui non sono state ancora scoperte le virtù”
Ralph Waldo Emerson

Pensate che il Grande Erbario Cinese, Pen Tsao, è fatto risalire al III millennio a. C., mentre in Egitto, alla fine del 1800, fu rinvenuto un trattato medico su papiro risalente al 500 a. C., intitolato “Libro per la preparazione dei rimedi per tutte le parti del corpo umano”, nel quale sono elencati oltre settecento medicamenti, tra cui mirra, scilla, edera, artemisia e maggiorana.

Anche la letteratura parla di rimedi naturali: Omero nell’Iliade, racconta che Achille ha curato l’amico Telefo ferito in battaglia tamponando la sua ferita con foglie e fiori di Achillea.

La vera svolta nello studio delle erbe e nel loro impiego nella vita quotidiana, si verifica con Ippocrate, padre della medicina occidentale, il quale con i suoli allievi, scopre numerosi rimedi vegetali per curare le malattie più disparate.

Erbe

Si deve aspettare però ancora molto tempo e l’opera di Plinio Gaio Secondo, per avere un’enciclopedia in 37 volumi, “Storia Naturale – Osservazione della natura”, che raccolga tutti i rimedi terapeutici, di origine naturale o animale fino ad allora conosciuti, oltre a numerosi altri argomenti. Il primo di questi libri comprende una prefazione e un indice, nonché una lista di fonti. La principale per la botanica è Giuba II di Mauretania, Re di Numidia, uomo dotto, artista e autore di numerosi trattati sulla letteratura, la pittura, il teatro, la storia e la medicina. A lui si deve la scoperta dell’Euforbia, che prende il nome dal suo medico personale e da cui si ricavano potenti prodotti emetici e catartici. Il suo trattato su questa pianta ispira successivamente diversi medici greci.

Le prime soluzioni a base di acqua o aceto ed erbe, in cui sono concentrati tutti i principi attivi estratti dalle piante, arrivano nel II secolo d. C., con i preparati galenici, inventati dal medico greco Galeno di Pergamo.

Oggi i farmaci galenici sono preparazioni farmaceutiche, spesso non conosciute, ma che fanno parte a pieno titolo del mondo della farmacia. I farmaci galenici sono realizzati in autonomia dal farmacista in un apposito laboratorio e per questa loro caratteristica si differenziano dai prodotti industriali, che ormai li hanno quasi completamente sostituiti.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e fino all’anno mille circa, lo studio delle erbe non fa grandi passi avanti. La fitoterapia, come viene definito nei tempi moderni l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere psicofisico, diventa una pratica ad esclusivo appannaggio degli ordini monastici, che diventano i custodi dell’antico sapere.

I monasteri diventano centri di cura, hospitalia. Le erbe somministrate sotto forma di medicamento sono coltivate direttamente dai monaci negli orti dei semplici, dove i “semplici” sono quelle erbe da cui si traggono i principi attivi curativi offerti dalla natura. Nel mondo cristiano medioevale l’orto e il giardino rivestono un ruolo fondamentale: sono associati al Paradiso inteso come luogo di delizie e tendono a imitare i modelli dettati dalle Sacre Scritture.

Le piante officinali raccolte vengono essiccate nell’armarium pigmentariorum, spazio destinato all’essicazione e conservazione. Dalle foglie, cortecce, radici e fiori i medici-monaci ricavano i primi farmaci sotto forma di cataplasmi, tisane, unguenti.

Il monaco addetto a questo compito e alla preparazione e somministrazione delle medicine è chiamato monachus infirmarius.

L’opera dei monaci viene consolidata e diffusa dalla creazione della prima vera scuola medica autorizzata nata in Europa: la Scuola Medica di Salerno, probabilmente anch’essa legata ad un convento e dalla nascita di grandi Orti botanici come quelli di Firenze, Pisa, Padova e Bologna.

erbe

La catalogazione ordinata di tutte le erbe utilizzate avviene in libri chiamati Hortuli. Oltre a questi manoscritti, i monaci scrivono anche i Tacuina sanitatis, che riportano con precisione la descrizione delle proprietà delle piante officinali e la raffigurazione delle stesse in tutte le loro parti, i concetti di medicina tradizionale, i periodi migliori per la raccolta, ma anche stagioni, eventi naturali, moti dell’animo.

Un ruolo molto importante in quell’epoca è svolto Ildegarda di Bingen, monaca benedettina vissuta fra il 1098 e il 1179.

Ildegarda è stata una religiosa tedesca, ultima di dieci figli. Entrata in convento giovanissima a causa della sua cagionevole salute, prende i voti fra il 1112 e il 1115.  Tutta la sua vita è accompagnata da visioni.

Studia sui testi dell’enciclopedismo medievale e si interessa di molte cose, ma noi la ricordiamo in questo frangente per le sue doti di guaritrice e naturalista. Durante la vita monastica, oltre a mantenere un contatto epistolare costante con Bernardo da Chiaravalle, redige importanti opere di medicina e scienze naturali.

Utilizza direttamente le erbe, ne studia gli effetti e le applicazioni. Tra le piante che preferisce troviamo la ruta, l’assenzio, la melissa, l’esotico zenzero che consiglia contro la peste e l’achillea, ottima per l’epilessia e il sangue dal naso.

I monasteri diventano centri di studio e sviluppo della farmaceutica officinale. Nell’abbazia di Montefiascone, nei pressi di Viterbo, le monache benedettine organizzano una delle piú importanti spezierie del tempo.

Hildegard von Bingen
Hildegard von Bingen

Ma al di fuori dei monasteri come vengono utilizzate le piante officinali? E soprattutto, da chi?

All’esterno le erbe sono considerate come una risorsa alimentare e terapeutica.

La loro gestione è affidata alle donne, definite Herbarie, cioè coloro che conoscono le proprietà curative delle piante.

Il sapere è tramandato di generazione in generazione, da tempi anteriori all’avvento del Cristianesimo, di madre in figlia, da donna a donna. Erbe per nutrire, per curare ma anche per uccidere.

Questa conoscenza spaventa gli uomini che vedono le donne con sospetto. Paura e superstizione. Da virtutes herbarum a strega il passo è breve.

Le guaritrici utilizzano analgesici, calmanti e medicine digestive, così come altri preparati per lenire le sofferenze di coloro che le interpellano. La Chiesa invita alla preghiera, all’accettazione del dolore.

Hildegard von Bingen
Hildegard von Bingen

Possono coesistere queste due visioni?

Il Concilio di Trento e la conseguente Controriforma, pone molti limiti alla medicina popolare e all’utilizzo dei medicamenti a base di erbe per curare le malattie. Le constitutiones regolano l’uso di tutte le piante officinali e dei loro derivati.

A partire dalla fine del XV secolo, in corrispondenza con la pubblicazione le Malleus Maleficarum, gli uomini seguono alla lettera le regole prescritte all’interno del libro. Da guaritrici benevole a sacerdotesse di satana.

Herbarie, levatrici, guaritrici e sage – femmes sono perseguitate, accusate e processate anche a causa delle loro millenarie conoscenze.
L’antico sapere da amico diventa nemico, strumento del Demonio.

Il rinascimento, periodo di grande luce, non arriva nelle vallate alpine dove il buio della Santa inquisizione perseguita tutte queste donne fino alle soglie del XVIII secolo.

 

Dott.ssa Rosella Reali
Dott.ssa Rosella Reali

Articolo della Dott.ssa Rosella Reali

Bibliografia

 Rangoni Laura – Le erbe delle donne – Piazza editore,2002

Damiano Daniela – La mia magia – Youcanprint editore, 2015

Paolini A. e Pavesi M. – Tisane e rimedi naturali – Edizioni Del Balbo, 2013

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