News Ticker

LA MORA

LA MORA- 1907
LA MORA- 1907
LA MORA- 1907
LA MORA- 1907

Si gioca alla Mora soltanto dagli adulti, in due, in quattro ed anche in più.

Per mezzo della conta si scelgono o si fanno i compagni.

Questo gioco tiene gli avversari all’erta e in Roma specialmente li appassiona all’eccesso.

Esso consiste nel gettare subitamente davanti al compagno di gioco la propria destra, tenendo piegati uno o più diti, e nell’annunziare allo stesso tempo il numero di quelli che (fra la destra dell’uno e dell’altro giocatore )si lasciano distesi.

L’altra mano segna i punti guadagnati.

Bisogna che l’avversario colga l’intenzione con destrezza per formulare lo stesso numero delle dita distese, come il suo compagno e con la stessa prestezza. Questa forzata precipitazione, l’estrema attenzione che esige per non sbagliare, la rapidità dei giri fanno sì che tutti e due slancino le loro voci in un tono molto vibrato. I volti degli interessati , come quelli degli spettatori, si fanno estremamente ardenti e concitati, finché le voci ansanti e rauche pronunciano, con secchezza gutturale, i numeri compendiati in grida monosillabe: Du’! Quatr’!

Un’! tre! S’! Cinq’!

Animati da questo trastullo, che spesse volte finisce con litigi, tanto è facile e disputabile l’errore, i romani si atteggiano a pose ed espressioni d’una bellezza feroce.

Ho voluto far menzione di questo gioco, perché si vuole che i nostri antenati giocassero alla Mora assediando Siracusa, come pretende Francis Wey, da cui lo trascrivo.

Si parla anzi di un bassorilievo greco in cui il petulante Ajace è vinto dal saggio Ulisse, alla presenza del vecchio Nestore.

 

Giggi Zanazzo

 

 

Estratto da: G. Zanazzo, Tradizioni popolari romane. Vol. 3.STET Torino 1907-10.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*